cultura barocca
ENFATIZZA LA CARTA E VEDILA NEI DETTAGLI COMPRESA LA "STRADA PER O DA CAMPOROSSO" E LA DIFFERENZA DI PERCORSO TRA "VECCHIA STRADA ROMANA" E MODERNA "STRADA DELLA CORNICE" (CALCO DELLA FUTURA AURELIA)
"Contadini sulla sponda orientale del Nervia": immagine di C. H. Brown tratta dal volume I "Graffiti" della Storia....(ante pag. 241) ma vedi anche qui lo scrittore Giacomo Navone, desideroso di visitare Ventimiglia e dintorni ma soprattutto la Biblioteca Aprosiana passata alla gestione laica e comunale, con la figura misconosciuta di Scipione o nome fittizio del primo Conservatore laico della Libraria che in compagnia dell' altro comune amico Torquato lo attende nel 1827 sulla riva occidentale del Nervia in attesa della barca del traghettatore che porti attraverso l'acqua del torrente/fiume il Navone dalla riva orientale raggiunta attraverso la "Strada della Cornice" (rappresentata dal rettilineo nella carta) a quella occidentale dove esiste ancora la "strada antica" (fai scorrere l'immagine per notare la differenza tra i due percorsi) = per visualizzare gli indici clicca rispetticamente sulle voci Generalia oppure Particularia: volendo visualizzare gli ardui problemi delle arginature del corso d'acqua e delle alluvioni e tracimazioni ripetutesi nel tempo spesso con notevoli danni clicca qui (data la rilevanza del tema vedi il tema di come il Foscolo fece superare al suo Jacopo Ortis con l'ipotesi della "strada di Camporosso" e del "ponte sul Nervia a Camporosso"] = NOTA BENE = LA CARTA PROPOSTA E' SOLO UN SETTORE DEL PROGETTO NOTARI - INTIERAMENTE PROPOSTO CLICCANDO QUI- PER LA RICOMPOSIZIONE DEGLI ARGINI DEL NERVIA CONTRO LE TRACIMAZIONI SPECIE NELL'AREA DELLE "BRAIE"

GENERALIA

NERVIA CARATTERISTICHE DI UN GRANDE "TORRENTE" SOSPESO DA SEMPRE TRA MITO E STORIA
- L' AREALE DEL NERVIA esaminato anche tra SACRALITA' PAGANA E SCONSACRAZIONI CRISTIANE = vedi pure qui RELIGIONI ARCANE, MONTI SACRI, SORGENTI SACRE, LUCI E BOSCHI SACRI ECC. ECC.

- I percorsi LIGURIA - PIEMONTE : IN DETTAGLIO LA "VIA ROMANA DEL NERVIA"
- Età medievale e i meccanismi intemeli di controllo sulla VIA DEL NERVIA = il CASTELLO DI PORTILORIA e l'altura poi detta COLLA SGARBA"
- Fra le ISOLE della foce, ove era il PORTO CANALE ROMANO IMPERIALE DEL NERVIA, si è formata un'OASI ove è ricomparso il Cigno, uccello-dio per i Liguri antichissimi.
- INFLUSSI E PRESENZE DEL MONACHESIMO PEDEMONTANO E SOPRATTUTTO NOVALICIENSE SUL PONENTE LIGURE E IN DETTAGLIO SULL'AREALE DEL NERVIA: LE VIE DEI PELLEGRINAGGI E DELLA FEDE
- Tracce documentarie di NAVIGAZIONE FLUVIALE - LA LOCALITA' PORTU E UN PLAUSIBILE ATTRACCO PER CHIATTE E COPANI DELLA NAVIGAZIONE DEI BENEDETTINI NOVALICIENSI vedi anche = una lunga PRATICA DELLA FLUITAZIONE
nei corsi fluviali e/o torrentizi liguri
- LA LOCALITA'
PORTU
ED IL
PRIORATO DI DOLCEACQUA DEL CONVENTO DI S. PIETRO DI NOVALESA
= VEDI DIPLOMI E SANZIONI IMPERIALI CON CUI AI BENEDETTINI DELLA NOVALESA SI CONCEDEVA LO
JUS DELLA NAVIGAZIONE FLUVIALE DA SITI CARATTERIZZATI DAL TOPONIMO "PORTUS/PORTO
- LA TOPOGRAFIA DUECENTESA DEL NODO VIARIO E FLUVIALE DI DOLCEACQUA E GLI JURA, ANCHE IN RELAZIONE AL TORRENTE NERVIA DELLA CASATA DORIA = EVOLUZIONE TOPOGRAFICA DEL SITO DEL PORTU ANCHE IN RELAZIONE ALLA NECESSITA' DI
ABBANDONARE PER I COMMERCI LA VIA CHE PORTAVA ALLO SCALO DI VENTIMIGLIA E OPTARE PER LA VIA CHE PORTAVA ALLO SCALO DI OSPEDALETTI
-"Un viaggio nei secoli dal mare, ai gioghi, fin a Tenda e al Basso Piemonte: la STRADA ROMEA del Nervia"
-Una DIRAMAZIONE OCCIDENTALE DELLA "VIA FRANCIGENA" = dall'Ospedale del Cenisio, all'Oltregiogo al Mar Ligure per la VIA ROMEA DEL NERVIA
- VIANDANTI, PELLEGRINI, CAVALIERI
che in tempi diversi percorsero le
*********DIRETTRICI VIARIE CHE FACEVANO CAPO AL NERVIA E A VENTIMIGLIA*********:
due casi esemplificativi
FRANCESCO PETRARCA
ed
UGO FOSCOLO
- Il degrado ambientale proprio dal periodo medievale ai secoli XVII/XVIII =
DIFFERENZE TRA CONCETTO ROMANO E MEDIEVALE DI IGIENE PUBBLICA, RIPASCIMENTI, CUSTODIA VIARIA (GLI INSEGNAMENTI GIURIDICI - LA POSTAZIONE DI ULPIANO)
- CARTOGRAFIA SEI-SETTECENTESCA MULTIMEDIALE E IPERATTIVA DEL NODO VIARIO E FLUVIALE DI DOLCEACQUA

************************

- II
PARTICULARIA

- DALLA ROMANITA' AL XIX SECOLO =
TRAGITTI DI COSTA,
GUADI ANTICHI, PONTI DUECENTESCHI DELLE CONFRATERNITE
SUL ROIA E SUL NERVIA

- IMPORTANZA VIARIA E STRATEGICA DEL QUADRIVIO DI NERVIA
- LA VIA DAL NERVIA A CAMPOROSSO E IL PONTE PER CAMPOROSSO

- UNA SERIE DI CARTE MILITARI SETTECENTESCHE PER INTENDERE LA VALENZA DI CAMPOROSSO MA ANCHE LA CARENZA DI UN PONTE ALA FOCE DEL NERVIA CAMPUS RUBEUS
originario insediamento rurale di origine romana [ il cui primigenio complesso demico nello straordinario areale topografico della CHIESA DI S.PIETRO ( inevitabilmente soggetta all'influsso delle case monastiche pedemontane e delle loro appendici sino al Convento dolceacquino di N.S. della Mota (Muta) e quindi all'influenza monastica dei Benedettini oltre che della loro vigorosa ripresa dell'agronomia in forza del sistema della Grangia ma anche, dopo la cacciata dei Saraceni del Frassineto e il ricontrollo cristiano dei tragitti, sito strategicamente eccezionale per i "Viaggi e i Pellegrinaggi della Fede" nei diversi Luoghi Santi), in epoche successive dimensionato quale contrata (contrada) = siti tutti, verosimilmente da tempi lontanissimi, raggiungibili per un ponte (guado? romano a pedate di tipo medievale?) sul Nervia imboccata, provenendo da est, una DEVIAZIONE DELLA STRATA ANTIQUA O "STRADA ANTICA" (GIA' DELLA STRADA ROMANA?) secondo la direttrice delle Braie ] dovette per qualche scelta demografica o rurale esser "scivolato", per quanto sappiamo dal XIII secolo, nell'attuale logistica.
per agevolare la lettura visualizza qui dalla
CARTA NOTARI UN DISCORSO SULLE POSSIBILI TAPPE
DI UNA
ANTICA VIA DEI PELLEGRINAGGI A SANTIAGO DI COMPOSTELA QUASI SULLA DIRETTRICE VIARIA SEGNATA IN QUESTA MAPPA DEL XVIII SEC.
PER QUANTO I SITI ABBIANO PATITO
L'INCURIA DEL TEMPO, DI TANTE QUERRE, PASSAGGIO E SOPRATTUTTO DANNOSI STANZIAMENTI DI TRUPPE DI VARI ESERCITI

seguendo questo tragitto
"chiesetta di San Rocco, a Vallecrosia, di San Giacomo di Camporosso, crinale di Ciaixe," [in questo contesto assume importanza a riguardo di Camporosso qual storico produttore di mandorle la moderna constatazione a riguardo della località Ruge, sotto il vallone di Ciaixe verosimilmente un Castellaro proprio della Civiltà ligure preromana, ove vasta è tuttora la presenza di mandorli, anche inselvatichiti e in pratica divenuti un endemismo] "rovine della grangia sottostante i Martinazzi, Santuario delle Virtù, San Rocco presso Bevera, Sant’Antonio sul crinale della valle di Latte e perduta chiesuola di San Gaetano sulla Spiaggia di Latte
[a proposito di questo auspicato approfondimento in merito allo spostamento di Pellegrini di Fede ma anche della conservazione di certi percorsi medievali colpisce questa
******************CARTA DEL '700******************
in cui si indica il recupero di un tragitto con sorprendenti analogie con quello descritto dall'autore di un articolo edito nel sito della Cumpagnia d’i Ventemigliusi sotto la Categoria: TRADIZIONI INTEMELIE (Pubblicato on line: 24 Novembre 2016).
(analizzata qui nel particolare del superamento del torrente/fiume Nervia in prossimità deI QUARTIERI DEL CAMPO BASE DELL'ARMATA AUSTRIACA)
Specificatamente per quanto concerne osservazioni più approfondite e anche cartografiche -che integrano assolutamente quanto scritto dal citato autore- redatte da
Cultura-Barocca
la
QUI PROPOSTA E BASILARE NOTA 10

in merito
alla specificità del superamento, tramite una deviazione, del Nervia, nell'areale di Camporosso per procedere verso ulteriori tragitti montani)]
-La terribile alluvione degli "Angeli Custodi" una marea d'acqua travolge Camporosso e l'area di Nervia a fine XVIII secolo ancora sprovvisto di un ponte efficiente capace di congiungere la litoranea e la sua evoluzione in epoca napoleonica (vedi documenti ufficiali sulla realizzazione di sifftto agognato ponte e del riparo all'arginatura) = "Una terribile piena alluvionale del Nervia va sotto il nome di Fiumara degli Angeli custodi (2-IX-1777): un diluvio inondò le terre causando alluvioni, frane e vittime. Il Nervia come altri torrenti fu ingrossato dalle piogge : trascinando detriti e ghiaia dagli argini spazzò via molte proprietà e, tra numerosi gravi danni, nel territorio di Camporosso abbatté una domus signorile appoggiata ad una vecchia torre in località le Braje e l'antica chiesuola di S.Pietro d'Alcantara. Da Camporosso s'avventò poi verso il mare trascinando i ruderi delle canalizzazioni dei mulini: purtroppo non son riportate notizie per l'ultimo tratto del fiume ma pare evidente che, assieme al ponte militare, abbia travolto i fortilizi ricavati nel suo letto "

***********************************
- Dallo SCUDO DI RINALDO, XXXI, DELL'ALTEZZA DEGLI ZOCCOLI = non solo per vanità le DONNE usavano quelle che furon dette SCARPE DEL DIAVOLO/SCARPE DELLE STREGHE: eran quasi necessarie contro IMPALUDAMENTI, SPORCIZIA ABBANDONATA NELLE VIE, ACQUE MORTE, FOGNE A CIELO APERTO ECC.
-IL MANOSCRITTO BOREA = UNA FONTE PREZIOSA DAL 1470 AL 1836 CON DIGITALIZZAZIONI INTERNE PER RICOSTRUIRE LA STORIA DEL PONENTE LIGURE COMPRESA CON LA VITA DI RELAZIONE PROBLEMI CONNESSI ANCHE AD EVENTI CALAMITOSI: EPIDEMIE, INFESTAZIONI DI ANIMALI SELVATICI, TERREMOTI, TRACIMAZIONI, ALLUVIONI, PIOGGE, GELATE LETALI PER LE COLTURE ECC. ECC.
(LEGGI INDICI - ANNO PER ANNO)

-Spostamenti dell'ALVEO: alluvioni, cedimento degli argini tra XVI e XVII secolo
- Le ragioni politiche offerte da un mal arginato torrente = la creazione della seicentesca
MAGNIFICA COMUNITA' DEGLI 8 LUOGHI in antitesi al capoluogo VENTIMIGLIA
ebbe anche tra le sue motivazioni secessionistiche i frequenti impaludamenti del NERVIA con la conseguenza per i villani di
NON POTERE PER LUNGHI PERIODI RECARSI NEL CAPOLUOGO, ANCHE A FAR PROVVIGIONE DI SCORTE ALIMENTARI CALMIERATE
-Tratto terminale del Nervia tra XVI e XIX secolo
-Strutture belliche costruite a metà XVIII sec. nel Nervia studiate sulla base delle "carte Guibert" e "Notari".
******************
LE GRANDI TRASFORMAZIONI TRA '700 E '800 = ILLUMINISMO, RIVOLUZIONE FRANCESE, REPUBBLICA RIVOLUZIONARIA LIGURE, TRIONFI E PROGETTI AMMINISTRATIVI, VIARI E CIVILISTICI DI NAPOLEONE I
Il tratto terminale del Nervia tra la guerra di successione austriaca e l'invasione napoleonica = il viaggio di Ugo Foscolo da Genova a Ventimiglia sin verso la Francia: il superamento di questo ostacolo fluviale studiato nelle sue diverse possibilità nella "Lettera da Ventimiglia" delle foscoliane "Ultime lettere di Jacopo Ortis"
[analizza qui le ipotesi sulla "Strada di Camporosso" e il plausibile "ponte di Camporosso"]
Dalla romano imperiale via Iulia Augusta sino al rifacimento di una litoranea o "Strada della Cornice" solo alla iniziativa napoleonica mai compiutamente finalizzata anche a causa del problema della realizzazione dei ponti vanificati soprattutto per mancanza di fondi [come si evince -per il tratto Bordighera, Piani di Vallecrosia, Camporosso Mare, Nervia di Ventimiglia- dalla carta proposta fermandosi la "Strada della Cornice" alla riva orientale del Nervia] a causa dalle ingenti spese delle tante guerre ma finalizzata dai Savoia una volta assimilata nel regno la Repubblica di Genova = vedi pure ponti lignei nel medioevo per i viandanti dei pellegrinaggi della fede e anche il sistema di superamento dei corsi d'acqua minori tramite guadi salva la differenza tra guado romano e guado da medioevo ad età intermedia = la tutela dei guadi a pedate dal medioevo al XIX secolo e i danneggiatori di questi guadi per fungere da "traghettatori" o "trasportatori" di merci e viandanti": il caso di Vallecrosia (Liguria, Im) e delle proteste comunali ottocentesche contro i danneggiatori dei guadi a pedate per offrirsi dietro compenso quali traghettatori a braccia di cose e persone
= visualizza pure l'
uso in altri casi di operatori con barca per valicare specie alla foce i corsi d'acqua più ampli.


******************
LA RESTAURAZIONE DEL CONGRESSO DI VIENNA = LA SOPPRESSIONE DELLA REPUBBLICA DI GENOVA E L'ANNESSIONE DELLA LIGURI AL PIEMONTE: CONTRASTI, TRASFORMAZIONI, ECC.: LA "GRANDE LIGURIA DELLE OTTO PROVINCE"
- *******Cartografia antica del corso del Nervia sin all'anno 1820*******

[ Dati vari demo-topografici su eventi e fatti connessi all'areale più prossimo al Nervia della Magnifica Comunità degli 8 Luoghi ]
L'area di Nervia, dei Piani, delle Braie analizzata in senso cartografico tra la metà del '700 e quindi il 1820 (vedi carta enfatizzata con rappresentazione del tratto Bordighera-Nervia della napoleonica "Strada della Cornice" calco della romana Iulia Augusta e presupposto della futura statale Aurelia) essendo stata compiuta per il tratto da Bordighera al Nervia la "strada aperta dal Governo Francese in qualche modo calco della romana Iulia Augusta = si nota l'assenza del ponte alla foce del Nervia e del tratto che porterà a Ventimiglia atteso che la "strada francese" in maniera rettilinea si ferma alla riva orientale del Nervia mentre specularmente il settore viario da Nervia a Ventimiglia risulta ancora minimizzato e rustico come in pregresse cartografie = come altri tratti e strutture integrative anche esso fu destinato ad essere finalizzato dal governo piemontese dopo l'assimilazione della Liguria nel Regno dei Savoia.
- "La Braia", "Le Braie" importante areale poi conteso tra Vallecrosia e Camporosso e noto qual sede di culture e strutture agicole, percorso dall'antica "strada per Camporosso" che superato il guado romano ancora esistente sul "Verbone" [ vedi qui Vallis Vernonis e, quindi, leggendo approfondisci il tema = consulta atti del duecentesco notaio G. di Amandolesio ove si scrive = in Valle Vervonis - ad buccam Vervonis ed ancora in valle Vervonis, a colla de Banchis, usque ad aquam Vervonis ] si raggiungeva dalla Chiesa di S. Rocco dei Piani di Vallecrosia (n. 5 della carta attivo) procedendo per questo modesto percorso tra gli ulivi ultima traccia della grande via romana Iulia Augusta: poi dal XIX sec., con lo scioglimento della Magnifica Comunità degli Otto Luoghi, seppur dopo lunghi e variegati dibattititi, assegnato a quest'ultimo borgo anche per la creazione di uno sbocco al mare poi nominato Camporosso Mare
- Strutture murarie nel Nervia in rapporto alla Braia = vedi alcune proprietà agricole della Braia compresa la "Casa dello Scarello" e con essa l'Orbasco I e l'Orbasco II
- "PROGETTO NOTARI" SUL RIFACIMENTO DEGLI ARGINI: LE DRAMMATICHE ALLUVIONI DELLE BRAIE E DI CAMPOROSSO MARE
- CARTA NOTARI DELLA FOCE DEL NERVIA: LE ESONDAZIONI, LO SPOSTAMENTO DI ALVEO, FOCE, SBOCCO NEL MARE
- CARTA NOTARI DELLA FOCE DEL NERVIA: TOPOGRAFIA DEI SITI DALLA BRAIA DI CAMPOROSSO ALLA RIVA DEL MARE = NELLO SPECIFICO DEI VARI SETTORI DEL GRANDE PROGETTO
VEDI QUI IN ENFATIZZAZIONE INFORMATICA =
I TRATTO DELLA CARTA - II TRATTO DELLA CARTA - III TRATTO DELLA CARTA (CON APPROFONDITA DIDASCALIA CRITICA) - IV TRATTO ED ULTIMO
DELLA CARTA A CORREDO DEL PROGETTO NOTARI (MODERNE DIDASCALIE GUIDA A PIEDE DEI SETTORI DELLA CARTA)
OSSERVA IN DETTAGLIO CON ALTRI ELEMENTI DELLA CARTA IL COMPLESSO DEL
"BASTIONE DI SAN PIETRO"

- LE RAGIONI DELLA MANCATA REALIZZAZIONE DEL PROGETTO NOTARI
- Vallecrosia (Vallecrosia alta o medievale e Piani di Vallecrosia: scorri voci varie sul borgo, poi città) = una indagine di microstoria nella vicenda della Magnifica Comunità degli Otto Luoghi assumendo Vallecrosia come esemplificazione del passaggio di una "Villa" (poi "Luogo") a Comune con tutte le problematiche amministrative connesse (vedi qui alcuni documenti relativi all'amministrazione comunale) ed ancora nel contesto di una così grande trasformazione quello che potrebbe definirsi il dibattito degli umili senza escludere dai proposti e qui trascritti documenti sia le cose belle che brutte proprie di ogni evoluzione storica
-Alluvioni e tracimazioni del Nervia studiate nel tempo.
- L' importanza viaria tra XIX e XX secolo nell'AREA DEL NERVIA
- VIAGGIARE TRA ITALIA E FRANCIA
prima della realizzazione della
*****************"VIA DELLA CORNICE" (AURELIA) AD OPERA DI NAPOLEONE I*****************

e delle successive
INTEGRAZIONI E RESTAURAZIONI SOTTO IL REGNO SABAUDO LUNGO TUTTO L'ARCO LIGURE NON ESSENDO STATA FINALIZZATA L'OPERA DAI FRANCESI
- Primi del XIX secolo - da antico testo integralmente digitalizzato: quanto il Nervia si superava con
DUE PONTI AL SUO CORSO INTERNO
[precisando che, originariamente, il Ponte rinascimentale di Dolceacqua ad uso dei patrizi portava al Giardino del Castello e quindi ala strada mentre l'accesso al borgo per il popolo, come qui si vede, avveniva dalla strada del Nervia e da due percorsi, presso la chiesa di S. Giorgio, che conducevano ad un guado nel fiume/torrente = leggi qui il necessario approfondimento critico]
ED ALLA FOCE CON L'AUSILIO DI VARIE FORME DI GUADI E IN CASO DI PENA DI UN
"TRAGHETTATORE E DELLA BARCHETTA"

nell'attenta e curata
NARRAZIONE DI D. BERTOLOTTI SCRITTORE VIAGGIATORE NELLA "LIGURIA MARITTIMA"

- Dal "VIAGGIARE NEL 1840" con
VETTURE, POSTIGLIONI, CARROZZE, DILIGENZE, IMBARCAZIONI (POSTE - COSTI - MERCI - ORARI - PERSONE TRASPORTABILI)
alla valenza viaria del "QUADRIVIO VIARIO DI NERVIA" tra fine XIX e primi XX secolo: vedi qui
LA "CASELLA DEL DAZIO A NERVIA" ED I PERCORSI COMMERCIALI TRA ITALIA E FRANCIA
- VALLECROSIA = la rovinosa ALLUVIONE DEL 1910 (testo ed immagini)
- Nella seconda metà del XIX secolo la realizzazione di un ponte alla foce del Nervia e in dettaglio L'intervento dell'onorevole F. Biancheri su restauri e finalizzazione della "Strada della Riviera"




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Il NERVIA costituisce uno dei due grossi corsi d'acqua del territorio di Ventimiglia, quello che per la precisione dà nome alla valle sino a Pigna: verso il IV-III sec. a.C. dalla Gallia Belgica gruppi di NERVII si sarebbero poi qui insediati senza contrasti colle genti autoctone ed avrebbero trasmesso al sito, al suo torrente e ad un pagus o villaggio sul tratto terminale di questo il loro etnico sotto forma di idronimo ( P.W.R.E., su Nervii - Holder, 726).
La Petracco Sicardi, scandagliando scientificamente il territorio, si è inoltre imbattuta in diversi voci galliche (celtiche) che testimoniano, contro le vecchie ipotesi su conflitti secolari, di ulteriori pacifiche infiltrazioni in siti agricoli e pastorali della val Nervia (cfr. Toponomastica di Pigna in Dizionario di Toponomastica Ligure, Bordighera, 1962, p. 105, n. 319).
In tempi recenti si è supposto che la via Julia Augusta nella romanità non superasse con ponti i fiumi e torrenti della Liguria Occidentale, ritenendo che questi fossero sempre stati di portata modesta rendendo inutili tali accorgimenti.(L.A.GERVASINI, I resti della viabilità romana nella Liguria occidentale in "Rivista Ingauna e Intemelia", XXXI-XXXIII, 1976-8, nn. 1-4 passim).
L'autrice di tale ipotesi era stata condizionata dall'opinione corrente, dall'esclusiva dipendenza da fonti archeologiche sostanzialmente vaghe ed da una mancata ricerca sui dati topografici ed archivistici.
Le documentazioni, addotte da tali scienze, l'avrebbero guidata diversamente visto che tombe e strutture romane, da non molto, si sono scoperte in luoghi giudicati paludosi da sempre, come la sponda sinistra del Nervia e l'insalubre limo (o *burdiga) donde prese nome nel Medioevo la villa di Bordighera (Albintimilium ..., cit.,cap II, 8).
Ai tempi di tale indagine già si sapeva che gli impaludamenti eran sempre dipesi dalla tracimazione di quei corsi fluviali, che fra I secolo avanti e IV dopo Cristo la loro buona arginatura ( purtroppo mai rifatta, dopo le invasioni gotiche del V secolo, se non nel tardo '700 e in pieno '800) era valsa all'amministrazione imperiale per bonificare le terre basse altrimenti ricettacolo di miasmi pestilenziali, per mantenere sicuri ed efficienti i vicini attracchi dei porti-canale ed allo scopo di impiantarvi alcuni edifici, del tipo a villa suburbana, con piccole necropoli qualche volta del genere a tombe monumentali (la scarsa attuale portata del Nervia è connessa a cause ignote ad un passato anche recente: la realizzazione di dighe a monte, il formidabile sfruttamento per scopi irrigui e per trarne acqua potabile, la lunga tradizione del sistema medievale "a grangia", per cui i muri a secco, costruiti per ricavare fasce di terreno coltivabile, trattengono l'acqua piovana impedendo un'alimentazione pluviale adeguata del fiume/torrente.
Basti per questo consultare il mappale Notari, di fine '800 a p. 208 nel volume: B.DURANTE-F.POGGI-E.TRIPODI, I graffiti della storia: "Vallecrosia e il suo retroterra", Vallecrosia-Pinerolo, 1984).


Tratto terminale del Nervia fra XVI e XIX secolo:
Sovrapponendo, pei 3 secoli che precedono l'attuale, le proiezioni topografiche si evincono situazioni di base: che poco più di 150 anni fa la portata del torrente era vigorosa, che il suo alveo non era costante, che, tutte le volte in cui fosse stato possibile, come peraltro accadeva nel Medioevo, si era sempre realizzato un ponte ligneo (gestito da una confraternita ma dalla logistica ardua da identificare), espressione indiretta che il guado fra le "isole", cioé i depositi alluvionali emergenti dalle acque, non era cosa affatto semplice.
Il Nervia, nella media e bassa valle, da sempre ha le peculiarità di un letto estremamente vasto e sgusciante: nel corso della sua vicenda millenaria il torrente, abbandonando a più riprese l'alveo precedente, si era aperto altri percorsi sul mare disegnando altri alvei , magari destinati ad essere, in seguito, a loro volta abbandonati.
Nel XVII sec., come narra Angelico Aprosio esso scorreva più a ponente rispetto ad oggi e, impropriamente arginato nell'area della foce, aveva finito per erodere molti spazi, anche agricoli (determinando l'individuazione di grossi reperti della città romana di Ventimiglia) della prebenda episcopale, sita immediatamente ad ovest rispetto ad esso.
Data la caratteristica di torrente, e quindi di una portata e di un regime connessi ad eventi atmosferici peculiari, il corso d'acqua aveva risentito delle stagioni alquanto piovose che caratterizzarono il Ponente ligure in quel secolo.
L'erosione della riva destra sottrasse terreno alle colture ma rese possibile l'individuazione dei primi reperti archeologici della città e del porto di Albintimilium (la conformazione geologica dei siti determinò spesso imponenti fenomeni alluvionali: nel II sec. d.C. l'Imperatore Adriano fu indotto (nel contesto della grande cura romano-imperiale di ponti, fiumi, ripascimenti, arginature, vie ecc. ecc.) a restaurare la Giulia Augusta dopo un lungo periodo piovoso, come evinse il Rossi da una pietra miliare scoperta nel secolo scorso a Garquier presso la Turbia; nel medievale Necrologium ecclesiae cathedralis vigintimiliensis si legge "1338 giorno XXI di settembre, vi fu un tal grande diluvio che devastò la città di Ventimiglia sin al porto...trascinò via il ponte e tutti i mulini così che fra tali luoghi restò solo il nulla...; 1340..giorno XVIII del mese di febbraio cadde tanta neve che...": all' Archivio di Stato di Milano - Potenze estere, Monaco si conserva quindi una carta del 19-II-1477 scritta dal Commissario Matteo de Arcimbaldi ai Duchi milanesi, Bianca e Galeazzo Maria Sforza Signori di Ventimiglia, ove si legge "In questa notte passata, per el maltempo qui occorso de terribili venti cum grandi acque è cascato un poco di muro de la Roca de questa citate di verso al mare al quale è contiguo, cum quello de la porta, de che bisogneria fosse reparato acciò non pesasse più oltre il rovinamento et similiter esser recoperta la torre porta di verso dicta cittade altramente vegnirà al basso la volta de dicta torre per lo continuo marcire che fa l'acqua..":vedi Storia della città di Ventimiglia..., cit., p. 308 e 403).
Dopo che si procedette ad una migliore arginatura della sponda occidentale del torrente e in dipendenza di alcuni processi geo-morfologici, il Nervia abbandonò questo alveo e se ne aprì nel XVIII secolo uno alternativo, che deviava in modo brusco, per il tramite di un braccio ad ansa, verso l'area delle BRAIE (BRAIA) (probabilmente la più importante ma non certo l'unica conformazione rurale col toponimo BRAIA nel Ponente ligure) per poi avvolgere, con due punti di impatto, la vecchia strada che attraverso tale località portava dall'area costiera a Camporosso Mare (oggi identificabile con la via comunale che congiunge questa grossa frazione, per il tramite del ponte dell'Amicizia e poi della provinciale, al borgo antico).
Nei periodi di piena e di alluvione, le proprietà agricole della contrada, subirono gravi danni sino al punto che parve inderogabile un grosso intervento di arginatura onde ricomporre il torrente entro un alveo più rettilineo e meno suscettibile di deflagrazioni alluvionali sulle proprietà.
Il programma correttivo venne ideato nei primi decenni del 1800 dopo che una serie di disastri climatici e di anormali perturbazioni atmosferiche aveva contribuito a trasformare il Nervia in un "proiettile idrico" capace di produrre ovunque reiterati disastri.
Questa politica venne promossa da tutte le comunità interessate al Nervia, che difronte a tale emergenza misero, provvisoriamente, da parte i reciproci campanilismi.
I lavori di progettazione furono affidati a due professionisti ventimigliesi, gli architetti STEFANO e PIETRO NOTARI, che il 19-V-1820 presentarono alle autorità municipali di
Vallecrosia una dettagliata proposta tecnica (Carta e relaz. Notari in Arch. Comunale di Camporosso).
Dalla RELAZIONE SCRITTOGRAFICA degli architetti Notari (tuttora estremamente utile per visionare le caratteristiche del torrente nel XVIII secolo) furono chiariti sia i fattori incidenti che le eventuali soluzioni.
Essi evidenziarono in primo luogo come l'antico Bastione di S.Pietro (nella carta segnato dalla lettera D) (un'opera muraria che non qualificarono, sita nell'alveo quasi all'altezza dell'attuale campo sportivo "R.Zaccari": un probabile retaggio delle fortificazioni austro-sarde di metà '700) fosse da demolire immediatamente poiché tagliava il corso d'acqua in due settori: "un braccio maestro che scorre con forte declivo e pendio" e un "braccio minore" [tutte queste strutture militari dovevano però aver subito terribili danni in concomitanza con altri edifici pubblici e privati nel 1777 a causa della gravissima "Alluvione degli Angeli Custodi" che alterò anche il corso fluviale verosimilmente spazzando via anche il ponte che si vede qui enfatizzato da una carta militare più ampia del periodo di metà '700 della Guerra di Successione al Trono Imperiale d'Austria e verosimilmente facente parte delle fortificazioni austro-sabaude]
Quest'ultimo si ricongiungeva col "maestro" dopo circa 260 metri di percorso autonomo, con un punto massimo di divergenza rispetto a quello di 70 metri in direzione Est.
Dopo che, per 50 metri scorreva nuovamente per il tramite di un unico braccio, il Nervia si imbatteva in una vasta conformazione di "Grava e Terra supperiore in livello ai terreni opposti" , uno di quei depositi alluvionali che, sotto il nome di Isole, nel medioevo erano state sedi di impianti rurali o di ricetto; dal punto di impatto si originava quindi, con direzione Sud-Est, un ulteriore braccio minore che si ricongiungeva solo dopo 750 metri col tronco "maestro".
Questo, a sua volta, frenato da una nuova conformazione di "Grava e Terra supperiore in livello ai terreni opposti una volta letto antico del fiume" aveva piegato lentamente in direzione Sud-Est.
Il punto di impatto dei due "bracci" era un'area che per 40 m. superava la "Strada da Camporosso in Bordighera" che quindi risultava coperta dal corso d'acqua.
Nel frattempo il "braccio minore", filiforme (massima larghezza = 10 metri), da cui a sua volta si ramificava un braccio minimo della larghezza di 4 metri, si ricongiungeva e si diversificava a più riprese in rapporto a questo ultimo creando sacche paludose o di ristagno e soprattutto, sfondata la strada citata, ne trasformava in acquitrino un tratto di 110 metri, sì da allagare le proprietà "Fratelli Biancheri fu Michele","Eredi del Sig. Augusto Bernardino Aprosio","Cauvin".
Ritornato unico, il Nervia, giunto ad una divergenza massima di 220 metri dalla linea (ben evidenziata dagli autori) del "letto antico", investiva le proprietà "Eredi Carlo Lanfredi","Gio.Battista Squarciafichi","Signor Sebastiano Biamonti Giudice di Bordighera","Pietro Paolo Rebaudo","Eredi del Sig, G.C.Rossi", sino al punto di minacciare con una grande ansa la strada già in questione e la "strada antica" (strada romana proveniente da S. Rocco) da cui tutte le proprietà sono genericamente nominate nel progetto "Terreni di prima qualità appartenenti a differenti particolari di Vallecrosia minacciati dal fiume".
Di questi ultimi vengono citati, poichè i loro terreni non sono solo minacciati ma ormai in parte letto del torrente impazzito, gli "Eredi del S. Angelo Benedetto Aprosio, Giuseppe Porro, Fenoglio Angelo".
Vengono altresì registrati, a circa 110 metri (direzione Sud-Est) dalla "Strada aperta dal Governo Francese" (verosimilmente costruita secondo le contingenze del Nervia), una "Batteria costrutta dagli Austriaci nel 1800 (di disegno quadrangolare, lato di 40 metri) ormai intaccata nell'angolo Sud-Ovest" e poi il "prato dei Sig.ri fratelli Aprosio fu Bartolomeo", sempre possidenti di Vallecrosia.
Prima di entrare nel "Mare Mediterraneo", il Nervia formava una falsa foce ad estuario della larghezza massima di 160 metri, da cui si staccava un braccio (larghezza massima 40 metri-minima 10) lungo 240 metri in linea d'aria (dir. Sud-Est) dal falso estuario.
Dall'oculatissima diagnosi si evidenziarono i gravissimi danni patiti dal territorio di Vallecrosia in parte stabilmente occupato dal fiume anche in periodo di normale regime.
La mancanza di qualsiasi difesa rendeva fattibile l'alluvione quasi sino all'area di S.Rocco, con l'investimento delle case "Amalberti, Biamonti, Aprosio, Curti" (oltre, è naturale, della "strada antica e di quella Aperta dal Governo Francese").
Ma anche prima del Bastione di S.Pietro il Nervia, pur scorrendo ad Est del "letto del fiume antico" originava diversi "bracci minimi" che potevano investire, ingrossati da eventuali piene, la "casa di Bartolomeo Rondelli", la "casa dello scarello", la "Casa di Luca Andrea Garzo" e soprattutto il "predio di Paulo Biancheri".
Procedendo sempre in direzione Sud-Est paiono relativamente esposte le proprietà in gran parte ad Est della strada "Camporosso-Bordighera" del "Conte Lingueglia" (con 3 case di cui 2 "distrutte"), di "L.Andrea Garzo", di tal "Ferreri", di una "Vedova Biamonti", di "Saverio Gibelli fu Sebastiano": molto esposti dovevano essere invece "l'orbasco I e II".


Oltre questa non si è trovata altra relazione scrittografica sul Nervia, a parte qualche cenno, (Fondo Bono Ms. 1 della Civica Biblioteca di Ventimiglia , atti vari del XVI secolo), sulle paludi malsane che andavano formandosi sempre più sulle sue rive.
Nel '600, come detto, si trovano solo rade notizie aprosiane, secondo cui il torrente avrebbe invaso una terra episcopale, dove ora sorgono le officine dell'Italgas e l'Ospedale intemelio. In tal luogo, sotto metri di sabbia, giacevano le fondamenta del foro romano, delle terme e di case popolari dell'Impero, in parte riesumate: se nel '600 il torrente era stato in grado di portare alla luce qualche vano di tali edifici se ne evince che non solo tracimava oltre le vecchie arginature ma che la sua portata era considerevole.
La rettificazione di queste arginature fu compiuta nei primi decenni del '700 sotto il Vescovo Clavarini ma, poichè venne realizzato il ripascimento della sola riva occidentale dopo non molto tempo il torrente, sfuggito ancora al suo alveo naturale, avrebbe preso ad erodere la riva orientale, coi disastri enunciati nel progetto Notari.
L' intervento del Clavarini non sembra tuttavia responsabile più di tanto: son piuttosto complicati invece i motivi per cui il torrente sfuggì una volta ancora all' alveo originario.
Le ragioni paiono da collegare in parte all' intensa piovosità del secolo, per cui il fiume raggiunse una portata anormale e in parte alle modificazioni geomorfologiche dipese dalle opere di fortificazione della guerra di Successione austriaca.
La lettura di una CARTA VERISIMILMENTE REDATTA NEL 1747 dall'area delle Maure/Maule ad opera di un agente rimasto anonimo (Piano dei trinceramenti fatti su la montagna in vista del castello di Ventimiglia 1747, Arch. Priv.) pare utile ad intendere sia la causa dello scivolamento del corso verso Est che il significato degli interventi umani sul torrente.
A metà del XVIII sec. esso scorreva ancora nell'alveo vecchio; il fortilizio austriaco della ridotta armata Guibert o Fortezza S.Ignazio, sulla sponda sinistra del Nervia, grossomodo all' altezza della località Piazza d'Armi ai Piani di Vallecrosia, risulta nella carta ancora ben lontano dalle acque: a lato Nord della fortificazione correva la Strada alla Bordighera che passava il torrente per un guado su un' isola naturale.
All' altezza della fortificazione procedevano in linea Nord Ovest una via al Ponte su la Nervia ed una strada a Camporosso che giungeva al borgo grazie al guado su un'altra isola.
Il ponte ligneo potrebbe essere un manufatto militare, specie pei carriaggi, che collegava il forte Guibert alla grossa fortificazione della
PREDIO (CASSINA ORENGO)
, identificabile non solo col sito dell' attuale chiesa nervina di Cristo Re ma coll' area dove eran stati il castello delle acque romano e poi il forte medioevale di Portiloria (le tecniche ottiche di esaltazione e sublimazione reticolare della carta ha evidenziato che il Bastione di S. Pietro venne eretto sia per sistemarvi pezzi d'artiglieria contro aggressioni dal mare o truppe discendenti per il fiume che, forse ancor più in particolare, per deprimere l'energia della massa idrica, al fine di convogliarla entro argini rinforzati sì che un'eventuale piena non spazzasse via il ponte).
In una carta sempre del 1747, con meno dettagli ma più precisa, la strada da Bordighera porta ancora al ponte ma dopo aver raggiunto per un guado l' isola della foce, donde quello avrebbe poi varcato le acque profonde e condotto alla fortezza Orengo (GUIBERT, Carta dei trinceramenti fatti sopra le altezze di Dolceacqua e Camporosso l'anno 1747, disegno a penna acquarellato mm. 485 x 350. Torino, Archivio di Stato, carte topografiche segrete, 9 A II Rosso, in Carte e Cartografi in Liguria, a cura di M.QUAINI, Genova, 1991, p. 113: in questa carta è ben riconoscibile il COMPLESSO DEI FORTI eretti dagli Austro-Piemontesi. A dimostrazione del ruolo strategico del CASTELLO DI DOLCEACQUA si ricava dallo studio di questo documento che, per aggirare la foce del Nervia, si poteva ascendere sin ad esso dai Piani di Vallecrosia raggiungendo Camporosso tramite le "isole" nel torrente oppure raggiungendolo direttamente da Bordighera o da prima ancora dalla CHIESA DI NOSTRA SIGNORA DELLA ROTA tra Bordighera e Ospedaletti. Nella CARTA DI ANONIMO prima citata è ben registrato il tragitto di sublitorale che da tempi immemorabili aveva costituito un' alternativa alla via costiera. Per mezzo di questo si poteva giungere in Dolceacqua dalla valle del Crosa, seguendo la deviazione già descritta in una pubblica relazione genovese del 1629: poi, superato facilmente per il robusto ponte il Nervia, si raggiungeva il BORGONUOVO di Dolceacqua (a ponente dell'attuale provinciale), quindi salire al CONVENTO DELLA MUTA/ MOTA e da qui, inerpicandosi per una mulattiera (peraltro indicata nella cartina), immettersi sulla STRADA DI ALTURA lungo la quale fu realizzato appunto nel XVIII sec., durante la Guerra di Successione -pure restaurando e potenziando antichi fortilizi medievali- un SISTEMA DI FORTIFICAZIONI procedenti, a forma di strumento d'offesa contro Ventimiglia, da CIMA TRAMONTINA, ARCAGNA (area del Convento), FORTE AURINO (Cima d' Aurin), FORTE LEUTRUM (quartiere generale, sede di concentramento di truppe), TESTA DE MAGAUDI, FORTE MONTE PATINO, FORTIFICAZIONI DI SIESTRO, SAN SECONDO DI VENTIMIGLIA, CONVENTO DI S.AGOSTINO: quest'ultimo sito era la testa di ponte che controllava quindi la STRADA PER VENTIMIGLIA e la ROTONDA SUL PONTE DEL ROIA fino alle PORTE DI VENTIMIGLIA MEDIEVALE. E' da notare che molti di questi luoghi risultano già citati nella relazione di DIVISIONE tra Ventimiglia e Otto Luoghi come SITI DI NOTEVOLE IMPORTANZA STRATEGICA E VIARIA).
Poiché i Notari parlano di parecchio materiale da scarico utilizzato verso la foce è giusto pensare che gli interventi dell' architettura militare abbiano contribuito in modo massiccio a favorire lo scivolamento ulteriore dell' alveo torrentizio verso Est. Benché oculatissimi gli architetti intemeli non indicarono alcun ponte sul torrente: atteso lo stravolgimento geomorfologico questo sarebbe comunque stato a tal punto fuori sede naturale da doverglisi preferirsi comunque un qualsiasi guado. Intesa l'enorme alterazione del corso d'acqua fra la metà del XVIII secolo ed i primi decenni dell' '800 si deduce che nel breve periodo intercorso si verificò un grave fenomeno naturale che travolse gli argini, il ponte militare e fece deviare verso levante corso e letto torrentizio.


Una terribile piena alluvionale del Nervia va sotto il nome di Fiumara degli Angeli custodi (2-IX-1777): un diluvio inondò le terre causando alluvioni, frane e vittime. Il Nervia come altri torrenti fu ingrossato dalle piogge : trascinando detriti e ghiaia dagli argini spazzò via molte proprietà e, tra numerosi gravi danni, nel territorio di Camporosso abbatté una domus signorile appoggiata ad una vecchia torre in località le Braje e l'antica chiesuola di S.Pietro d'Alcantara. Da Camporosso s'avventò poi verso il mare trascinando i ruderi delle canalizzazioni dei mulini: purtroppo non son riportate notizie per l'ultimo tratto del fiume ma pare evidente che, assieme al ponte militare, abbia travolto i fortilizi ricavati nel suo letto. La descrizione del Rossi, desunta dai libri parrocchiali, accenna più volte all'enorme massa di detriti portata al mare: non è irragionevole pensare che la massa d'acqua, fermata dai buoni argini della sponda Ovest, si sia aperta una via sin alla foce, che era sì ampia ma presso cui il letto si solleva tuttoggi pei detriti depositati dalle acque marine che vi penetrano. L' accumulo del materiale trasportato venne a formare una diga naturale, facilmente "saltata" dalla gran piena ma destinata a diventare invalicabile appena fosse scemata la portata idrica: le acque furono quindi deviate così da scavare gli argini sabbiosi della riva Est ed aprire al Nervia uno pseudoalveo sin quasi al Torrione vallecrosino, mentre il Bastione di S, Pietro, dividendo a monte le acque, aveva spinto un ramo del torrente, oltre la sponda Est, suii bassi terreni della Braia orientale ove stavan poderi e case, oltre alla strada per Camporosso che risultava interrotta ancora ai tempi della Relazione Notari (l'ipotesi è convalidata da un confronto con le grosse alluvioni del 1910-1 e del 1966. entrambe documentate fotograficamente).
Girolamo Rossi, Storia del marchesato di Dolceacqua e dei comuni di val Nervia Tip. di Pietro Gibelli, 1903 ma consulta anche del 2011 Progetti di Paesaggio per i luoghi Rifiutati,a cura di Annalisa Calcagno, Università degli Studi di Genova, Facoltà di Architettura - Dipartimento Polis - Sezione Paesaggio, Gangemi editore vedi Nella percezione dei paesaggi rifiutati dalla città diffusa: i "paesaggi sospesi" della bassa val Nervia, p. 196, nota 1 mentre nulla nonostante l'importanza del sito e specificatamente del ponte sul Nervia, si trova nel pur aggiornato scritto di Giorgio Casanova La guerra di Successione austriaca nell’estremo ponente ligure (1744-1748). La difesa del castello di Dolceacqua, n. 19 (2013) in "cultura e territorio Quaderno annuale di Studi Storici" a cura dell’Accademia di Cultura Intemelia".


Prescindendo dalle devastazioni apportate di Barbari ai ponti della romanità nella struttura ponentina della via Iulia Augusta e soprassedendo, anche per l'individuazione logistica, da ulteriori riflessioni in rapporto ai pur esistenti ponti medievali sul Roia e sul Nervia le considerazioni più eclatanti sulle problematiche dei percorsi nell'Estremo Ponente di Liguria risalgono alle secolari disquizioni connesse in merito alla fruizione dei percorsi ed ai tanti fatti di palese trascuratezza a danno dei villani che, non soddisfatti del Parlamento intemelio, si adoprarono reiteratamente per l' istituzione seicentesca della "Magnifica Comunità degli Otto Luoghi" come organismo autonomo per l'amministrativo -sì da utilizzare a proprio vantaggio il gettito fiscale prodotto dalle Ville stesse- entro il Capitanato di Ventimiglia nel contesto assai più esteso del Dominio di quella che fu la Serenissima Repubblica di Genova.
I nobili di Ventimiglia, ebbero sostanzialmente il controllo del locale
............PARLAMENTO............
(e contestualmente di tante strutture ad esso collegate come l'UFFICO DELL'ABBONDANZA)
a scapito degli OTTO LUOGHI, non adempirono probabilmente ai loro compiti: ma ben si intende che gli aristocratici intemeli amassero controllare un organismo che gestiva cifre considerevoli e del resto il Commissario genovese (di cui non sappiamo il nome ma certo un Magnifico, dalla titolatura usata) se fece redigere dei CAPITOLI per il buon funzionamento dell' UFFICIO DELL' ABBONDANZA, ne affidò la cura provvisoria al nobile di Piazza Paolo Geronimo Orengo, ne concesse il controllo al discusso Parlamento intemelio e dei sei funzionari preposti all'Abbondanza ne attribuì quattro alla città e due alle ville, quando queste ultime erano già demograficamente superiori alla città e con abitanti più bisognosi dei soccorsi dell'Abbondanza.
Il primo capitolo sanciva appunto, l'istituzionalizzazione di 6 ufficiali preposti eletti dal Parlamento di Ventimiglia e Ville che però conferiva alla Città una pratica superiorità elettorale elettorale dei due terzi: cosi che a due agenti delle Ville ne sarebbero stati affiancati quattro per parte di Ventimiglia.
Tuttavia, e questo permette di recuperare ancor più l'idea di un istituto manovrato dalla nobiltà, il Commissario genovese tenuto conto che le Ville erano lontane (sic!) e i loro agenti dell'Abbondanza non avrebbero potuto, in caso di necessità, rapidamente coadunarsi coi colleghi per prendere opportune decisioni aggregò ai sei ufficiali, in perpetuo, il Sindaco del quartiere di Piazza (il quartiere cioè della nobiltà, nell'area della Cattedrale dove sorgevano le belle case dei Magnifici) che, quale Presidente avrebbe legalizzato le adunanze disertate per vari accidenti dagli abbondantieri delle Ville.
Nel contesto dell'annosa LOTTA DI SEPARAZIONE PER L'ECONOMICO TRA VENTIMIGLIA E SUE VILLE ORIENTALI la redazione del PRIMO CAPITOLO delle NUOVE NORME o CAPITOLI DELL'UFFICIO DELLA ABBONDANZA sembrerebbe andare incontro alle richieste dei villani specie Bordigotti che nel XVIII secolo, almeno in due occasioni, protestarono per l'assenza di propri ufficiali presso un inefficiente ufficio dell'Abbondanza, per la lentezza del servizio e perché i loro panettieri, obbligatisi a valersi del grano del Magazzeno pubblico intemelio ma spesso impediti dal mal tempo e dalle alluvioni del Nervia e del Roia a recarvisi anche per la durata di dieci giorni, una volta giunti per il rifornimento si sarebbero sentiti rispondere che non vi erano più granaglie, con grave pregiudizio della popolazione distrettuale (senza calcolare la difficoltà d'accesso ad altri uffici presenti solo nella città tra cui IL LOCALE PUBBLICO OSPEDALE)
Tuttavia, a ben guardare, una petizione bordigotta del 1633 proprio coi riferimenti alle difficoltà di contatti con Ventimiglia se da un lato impose in pratica la stesura di capitoli e la concessione di Ufficiali dell'Abbondanza alle Ville dall'altro rese possibile riconoscere legittima la loro eventuale assenza dalle riunioni e concesse la facoltà legale di istituire una Presidenza che garantisse il numero e la valenza statutaria all'organismo sì che le riunioni, a fronte dei controlli delle Autorità genovesi, risultassero fattibili e legittime.
In effetti circa novanta anni prima (7 giugno 1543) due esponenti del COLLEGIO DEI PROTETTORI DI SAN GIORGIO Giovanni Imperiale e Antonio de Fornari con le loro ordinazioni e alla presenza dei rappresentanti delle Ville Antonio Rondelli e Giovanni Antonio Guglielmi e di Ventimiglia i "Magnifici" Battista Galeani e Luca Sperone, avevano tentato una
COMPOSIZIONE IN 36 CAPITOLI
dei rapporti socio economici tra la Città di confine e le sue dipendenze rurali.
In particolare preso atto della non corretta gestione di sanità si tentò anche di instaurare un più corretto rapporto sulla gestione del pubblico ospedale (punto 34) e di meglio controllare l'operato del medico pubblico (punto 27) ma l'unico vero e concreto risultato si sarebbe ottenuto, con molto altro, solo dal 1693 con l'
equiparazione dei diritti tra villani e cittadini nella fruizione dell'
OSPEDALE DI SANTO SPIRITO

essendosi ormai ratificata la Magnifica Comunità degli Otto Luoghi ed essendo in atto l'annosa procedura di
divisione tra le aree amministrative.
L'inghippo evidente, a scapito delle Ville, stava nel fatto che la Presidenza venne conferita al Sindaco rappresentante della aristocrazia intemelia: come nel caso del serpente che si morde la cosa o nel giuoco di "prestigio" delle tre tavolette i Nobili o Magnifici di Ventimiglia potevano continuare a gestire l'Abbondanza come cosa propria.
All'apparente democrazia dei nuovi capitoli "dicevano di no" gli intoppi della burocrazia elefantesca e la possibilità di tenere delle riunioni affrettate accusando il maltempo (anche quando ai villani non fosse possibile raggiungere per tempo la città).
E poi...in caso di vero maltempo, quando soprattutto il Nervia per lunghe piogge entrava in piena ed impaludava alla foce o addirittura, per mancanza di buoni argini, giungeva ad allagare un'ampia zona tra Vallecrosia, Camporosso Mare oltre tutta la vasta area nervina [e magari i danni si accentuavano in quanto si ingrossava persino il torrente Crosa o Verbone, quello quasi sempre asciutto che si usava valicare con un guado romano], l'Ufficio intemelio dell'Abbondanza poteva funzionare regolarmente, distribuire in città le sue riserve alimentare mentre gli isolati villani, trattenuti da piogge e paludi, finivano per sentirsi scornati ed ancor più impotenti coi loro due agenti dell'Abbondanza impossibilitati a raggiungere una Ventimiglia dove intanto, però, un Presidente nobile locale li sostituiva nell'Ufficio e faceva gli interessi del suo ceto, non certo quelli delle ville.
Così, specie nei periodi alluvionali e di carestie, la consapevolezza di essere stati gabbati si trasformava in sordo rancore ed i Villani eran sempre più convinti della necessità non di correttivi limitati e di piccole riforme ma di una loro completa emancipazione da Ventimiglia: ma questo lo sapevano anche i più astuti fra i Nobili di Piazza e parecchi di loro "tremavano" nell'attesa di qualche, improrogabile ormai, reazione dei popolani delle Ville, sempre più decisi, preparati e soprattutto finalmente uniti contro l'esosa città.

Durante l'alluvione del 1910-'11 le acque sfondarono ancora gli argini orientali per inondare tutta l' area costiera da Camporosso Mare alla Stazione ferroviaria di Vallecrosia sita davanti all' area dove nel '700 stavano alcune strutture, che appena si vedono di scorcio nella cartografia militare coeva, dipendenti dalla ridotta Guibert e adibite ad esercitazioni delle forze austro-sarde impegnate nella Guerra di successione al trono imperiale (da cui il tardivo nome locale di Piazza d'armi) e che tanto ebbero a che fare col territorio della Magnifica Comunità degli Otto Luoghi.
Nel II caso, in modo quasi identico a quanto accadde nel 1777, l'acqua del Nervia in piena travolse diverse strutture costruite sugli argini di tutto il suo corso vallivo, quindi, respinta dai grossi terrapieni alla foce, che proteggono il locale Deposito Ferroviario costrutto su un terrapieno, essa balzò entro il mare scaricando sulla linea ghiaiosa della foce detriti di ogni natura. Allorché dopo una settimana il fenomeno alluvionale regredì, si vide che una diga naturale bloccava la foce e che il torrente si era già aperto un subalveo verso l'area Camping della riva Est, coprendovi tutta la proprietà Rossi: gli immediati lavori di ripristino impedirono che si verificasse quanto, quasi sicuramente, era accaduto nel 1777. Il fiume peraltro, come evidenziato dalla Relazione Notari, all' altezza degli accumuli individuabili all'altezza del Bastione di S.Pietro si era ancora diviso ed un ramo impetuoso aveva allagata la zona delle BRAIE e la strada per Camporosso; in questa gli interventi furono tempestivi eppure per tre giorni la popolazione venne allertata nel caso di una evacuazione.

In effetti quando il Nervia supera una certa portata, come riferiscono tuttora operai e muratori, l'acqua filtra sotterranee dagli argini della riva orientale fin entro alcuni scantinati di palazzi antistanti la stazione Ferroviaria di Vallecrosia, dove a metà '700 i soldati austro-sardi impegnati a fortificare la casa di un tal Moro destinata a diventare il forte Guibert dovettero bonificare per igiene pubblica e per il transito diversi laghi salmastri di ristagno [n. 3 della carta], siti istituzionali di contagio malarico.

ANALIZZA QUI NEL PARTICOLARE DELLA DESCRIZIONE GIA' MANOSCRITTA DEL MAGNIFICO INTEMELIO VINCENZO ORENGO, IN MERITO ALLA FINE DEI TRINCERAMENTI DAI LAGHI SALMASTRI ALLA POSTAZIONE PRESSO LA CHIESA VALLECROSINA DI S. ROCCO






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Parlando dal lato topografico come scrive il Du Cange (I, 733) la definizione del termine è Braida [Brayda] Campus vel ager suburbanus: nella sua specificazione per Campus si intende un' "area pianeggiante" e per ager il relativo "terreno posto a coltura".
Nilo Calvini (75) annotò quindi:"-Brayda* si usava in significato di greto del torrente...che per il sedimento lasciatovi dalle alluvioni...si va trasformando in prato e orto.
Ubi dicitur in Braidis (Di Amandolesio 309) ha dato il toponimo ad una vasta area geografica di collegamento tra il borgo vero e proprio di Camporosso e la sua porzione marittima nota come Camporosso mare: l'area (che comunque ha conservato l'antico toponimo int'e Braie) è oggi attraversata da una strada che ne ricalca l'esito come via Braie).
Nell'agro intemelio tuttavia sono state registrate da Renzo Villa altri toponimi BRAYA: precisamente la BRAYA DE LA CONCHA (localizzata nel territorio di Bordighera - toponimo non più utilizzato), la BRAYA DELLI ORTI (come il precedente), la BRAYA DE LO GRAI (senza indicazione di areale - inattivo), la BRAYA DE LO POSSO (dove il dial. possu indica un "pozzo": inidentificabile), la BRAYA DE SANPIERO (si tratta della vaste area rurale presso S. Pietro di Camporosso: vedi anche N. Calvini, p. 367), la BRAYA DE SANTO AMPEGLO (il toponimo non è più usato, indicava l'area prativa a lato della chiesa abbaziale di S.Ampelio a Bordighera), la BRAYASSA (nell'agro di Camporosso: assa intensifica la portata semantica = "grande Braia"; si legga Calvini, p. 356), le BRAYE RONDE (nel Catasto intemelio di metà '500 [VC 373] queste BRAIE, di forma evidentemente circolare [ronde dialettale per "rotonde"] non risultano identificabili e il toponimo non è attivo), la BRAYETA nel quartiere Platea secondo il Catasto, p. 271, col. I (il toponimo non risulta più vitale: una "villa Braietta" è citata a Bordighera in via Roberto).







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