cultura barocca
Angelico Aprosio "il Ventimiglia" (vita e opere digitalizzate) La Biblioteca Aprosiana = come proteggere i libri (ed il materiale museale) da furti e devastazioni

Libri Proibiti - Libri Interdetti = Dalle antiche scritture alle crittografie per messaggi segreti onde come si vede nel caso che segue scambiarsi notizie su libri proibiti di autori posti all'Indice = ma anche per ottenere e leggere oltre che stampare e poi diffondere con relativa propaganda occulta (e poterli detenere) dei libri proibiti da Chiesa e Stato - Pseudonimia, crittografia, scritture cifrate: lo "scrivere in maschera" e la "Maschera e il Volto = Una Maschera per godere, una per uccidere, una per vivere = Vedi Interazioni tra Censura Ecclesiastica e Censura degli Stati: studia qui da p. 105 della Biblioteca Aprosiana "Aprosio e le stamperie veneziane: una grande esperienza ed ancora Aprosio e la stampa a Genova tra Censura Ecclesiastica e i destini di una biblioteca solo formalmente "fratesca" e pure Censura degli Inquisitori di Stato ( = i doveri degli stampatori a Genova a fronte dello Stato) vedi la decrittazione delle scritture cifrate aprosiane per evitare Censura della Chiesa e Censura dello Stato: ed analizza il caso dello chiave interpretativa nello pseudonimo Cornelio Aspasio Antivigilmi sulla base dell'analisi critica de l' Occasione dello Scrivere/Al Sig. Lorenzo Legati Dottor medico Cremonese, figliulo di Apolline, ed allievo delle Muse : ovvero gli equilibrismi di un Vicario della Santa Inquisizione sospeso tra i doveri di censore e la nascosta passione per leggere e detenere "libri proibiti" = non esclusi i rischi di scrivere -nello specifico a pro della cultura- "parole di fuoco" contro i potenti sia nel grande che nel piccolo ed in merito a tanti argomenti dalla gestione del patrimonio pubblico e dell'ambiente non esclusa sua la salvaguardia dei reperti archeologici della città romana di Ventimiglia di cui scrisse nelle composte ma mai pubblicate e per varie ragioni redatte anche in criptografia Antichità di Ventimiglia meritando a posteriori da Girolamo Rossi il titolo di primo scopritore della topografia a Nervia di Ventimiglia del centro demico principale del ben più vasto municipio imperiale di Albintimilium ( nell'imm. un Ritratto d' Aprosio del "Catalogo Rolando" - e che qui si può vedere nella sua grandezza- il quale guida alla "Storia Moderna" dell' "Aprosiana" legata a quella del Convento che la ospitava oltre a quella dei suoi bibliotecari e conservatori).

Sin a questo punto l'attenzione basilare è stata conferita alla BIBLIOTECA DI VENTIMIGLIA NEL '600: I BIBLIOTECA PUBBLICA IN LIGURIA soprattutto in merito alla sua TORMENTATA EREZIONE AD OPERA DI ANGELICO APROSIO DETTO "IL VENTIMIGLIA" MA ANCHE IN RELAZIONE AI TRIONFI DEL SUO CREATORE E ALL'ECCELLENZA CHE EBBE SIA IN ITALIA CHE IN EUROPA (pur avendo stampato sotto pseudonimo pressoché tutte le sue opere ferma restanda l'eccezione assai complessa del "Cornelio Aspasio Antivigilmi" del repertorio del 1673, in definitiva la sua ultima e massima opera, rispondente a peculiari esigenze che svelano, volendo giustificarli, alcuni aspetti ignoti della sua produzione sia in merito a possibili errori che ad opere dichiarate ma mai finalizzate) e quindi, in altri tempi ed opere se ne è discusso, in merito all' OPERA SPESSO INGIUSTAMENTE MISCONOSCIUTA DEL GRANDE DISCEPOLO DI APROSIO, IL SECONDO BIBLIOTECARIO DELLA STESSA: DOMENICO ANTONIO GANDOLFO DETTO "IL CONCIONATOR" ( anche per la temperie culturale cui appartenne Girolamo Rossi archeologo di grande portata ma filologo spesso abbastanza frettoloso specie in merito al Gandolfo su cui oltre a non intendere la valenza quale agitatore culturale nell'agro ventimigliese di fermenti letterari di ambito locale e non solo fornì informazioni errate, che purtroppo misero radici, sia in merito alla progettata ma mai esistita Accademia degli Oscuri di Ventimiglia che ancor più sulla sull' ascrizione del Gandolfo all'Accademia d'Arcadia con il nome di Arcanio Gentile anziché quello esatto di Arcanio Caraceo e soprattutto sul fatto assolutamente non vero che ne avrebbe dedotta una colonia in Ventimiglia).
Della grande
BIBLIOTECA CHE ILLUSTRO' VENTIMIGLIA A LIVELLO INTERNAZIONALE IL FUTURO NON FU COSI' FAVOREVOLE A CAUSA DI VARI EVENTI: DALL'ASSENZA DI BIBLIOTECARI DI PARI VALORE AI SOPRACITATI E SOPRATTUTTO IN FORZA DELLE VICENDE BELLICHE CHE A PARTIRE DA META' XVIII SECOLO NE TORMENTARONO L'ESISTENZA.
Iniziando in effetti il DEGRADO DEL CONVENTO E DELLA LIBRARIA CON LA "GUERRA DI SUCCESSIONE AL TRONO IMPERIALE" CHE EBBE NELL'AGRO INTEMELIO UNO DEI SUOI FRONTI, proseguendo quindi in forza delle FORTIFICAZIONI AUSTRO-SARDE VOLUTE DAL GENERALISSIMO BARONE DI LEUTRUM CHE FECE DEL CONVENTO UN CAPOSALDO FORTIFICATO CONTRO LA CITTA' MEDIEVALE TENUTA DAI FRANCO-ISPANI al punto che venne assalito e fieramente difeso ma contestualmente saccheggiato nel corso della
***********BATTAGLIA DEL CONVENTO DI S. AGOSTINO DEL 13 E 14 GENNAIO 1748"***********
e tutto in un contesto di estrema drammaticità per Ventimiglia come per tutta la Liguria ed in particolare il Ponente Ligustico
come si evince da relazioni settecentesche sopravvissute e qui proposte in forma digitalizzata ed integralmente leggibile: vale a dire =
1 - "Racconto dei fatti avvenuti in Ventimiglia negli anni 1745/46/47/48/49", 28 cc., manoscritto del M.co Don Vincenzo Orengo conservato a Bordighera in Istituto Internazionale di Studi Liguri entro "Biblioteca G. Rossi", Ms. VI, 84m. (trascrizione moderna di Roberto Capaccio)
e quindi
2 - "Relazione sulle fortificazioni di Dolceacqua 1747 - 1748", 72 cc., manoscritto del notaio Pietro Noaro conservato a Bordighera in Istituto Internazionale di Studi Liguri entro "Biblioteca G. Rossi", I, 8. (trascrizione moderna di Roberto Capaccio)
opere edite nell'"Appendice Bibliografica" del volume di R. Capaccio - B. Durante, Marciando per le Alpi / Il ponente italiano durante la guerra di successione austriaca (1742 - 1748), già Gribaudo, Cavallermaggire, poi Paravia-Gribaudo, Torino.
Le gesta di Napoleone Bonaparte e nello specifico la sinergie fra le sue postazioni anticlericali e le sue opzioni centraliste (in questo caso caratterizzate dall'operazione Prospero Semino/Semini) aggravarono la crisi del complesso monastico e della struttura culturale sin a separarne come qui si può leggere la
COESISTENZA ENTRO IL QUATTOCENTESCO CONVENTO DI AGOSTINIANI AL CUI INTERNO LA "LIBRARIA" ERA STATA ERETTA =
"Libraria" di cui si presero cura semplici cittadini come un tal
**************************************SCIPIONE PRIMO SE NON TRA I PRIMI SUOI "CONSERVATORI" LAICI**************************************
Le vicissitudini "moderne" del Convento e della "Libraria" coi volumi variamente trasferiti, e con la sede addirittura trasformata in CARCERE si legge qui di seguito, variamente presero a procedere in maniera sempre più distinta sì da parere necessario qui
cercare, contestualmente, di tracciarne compiutamente la vicenda terrena sulla scia di ottocenteschi visitatori e scrittori come lo Spotorno ed il Navone che ne analizzarono la crisi dovuta alle contingenze della storia e dell'umana violenza ma soprattutto studiandone i possibili recuperi sulla linea di pensiero di quel grande bibliotecaro moderno che fu Nicola Orengo convinto alla maniera aprosiana che non potesse esservi autentica rinascita senza il risorgere contestuale del contenuto (vale a dire del fondo storico aprosiano arricchito da un adeguato fondo moderno) nel pur restaurato contenitore (la "Libraria" del Convento, fiore scelto dall'ideatore qual sublime macchina di promozione sapienziale).
Riprendendo quindi ed ampliando il mai abbastanza noto tema delle vicissitudini di convento, chiesa, chiostro e soprattutto "Aprosiana Libraria" vale la pena di arricchire la documentazione con nuove acquisizioni parallelamente distinguendo le vicende in due grandi e fondamentali filoni narrativi:
ossia tanto la
( 1 ) - STORIA MODERNA DEL CONVENTO SINO ALLA CONTEMPORANEITA' COME ANCHE LA TORMENTATA VICENDA DELLA CHIESA CONVENTUALE O DI N. S. DELLA CONSOLAZIONE POI "PARROCCHIA DI S. AGOSTINO" CONGIUNTA CON QUELLA DI TANTI PARROCI IN FUNZIONE DI EVENTI VARI E DRAMMATICI (VEDI ANCHE L'OPERA DI G. B. ZUNINI IL "PARROCO SCRITTORE", TESTIMONE E DESCRITTORE DEL TERREMOTO DEL 1887)
quanto, del pari, la non meno complessa
( 2 ) - STORIA MODERNA DELLA "LIBRARIA" O BIBLIOTECA APROSIANA SINO ALLA CONTEMPORANEITA'
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Il momento cruciale del degrado è comunque quello in cui
sottratta la "LIBRARIA" al controllo monastico degli AGOSTINIANI, venne variamente trasformato il
CONVENTO SIN ALLA SUA DISMISSIONE - IN FORZA DELLE SCELTE ANTICLERICALI DEL GOVERNO RICASOLI (LUGLIO 1866) DEL NEONATO REGNO D'ITALIA - PER FARE POI DELLA CHIESA UNA PARROCCHIA MODIFICANDO LA STRUTTURA DELLE ANTICHE VARIE PARTI MONASTICHE.
E' infatti doveroso rammentare - e qui sotto ne viene riassunta la storia- che la
( A ) - RACCOLTA LIBRARIA SUPERSTITE CON IL PARIMENTI SUPERSTITE, DA GUERRE, SPOLIAZIONI NAPOLEONICHE NELLA PROGETTAZIONE DI UNA BIBLIOTECA CENTRALE DI LIGURIA E SACCHEGGI OLTRE CHE FURTI ED OPERAZIONI CONNESSE AL MERCATO ANTIQUARIO, PATRIMONIO DI QUADRI E RACCOLTE ANTIQUARIE
dovette abbandonare la sede originaria compreso naturalmente il materiale librario ad essa accorpato proveniente dalla
( B ) - BIBLIOTECA TIPICAMENTE FRATESCA DEI MINORI CONVENTUALI INGRESSATA AD INTEGRAZIONE DELL'APROSIANA DOPO LA SOPPRESSIONE DEL CONVENTO DEI MINORI OSSERVANTI DESTINATO AD OSPITARE LA RIDOTTA O FORTE DELL'ANNUNZIATA.
Con le moderne trasformazioni (o se vogliamo con le moderne violenze apportate dalle guerre) l'antica "Biblioteca Aprosiana" venne smantellata e libri tanto antichi quanto preziosi, con altro materiale di gran valore, vennero in un primo momento accatastati -dopo il periodo di transizione tra l'Epoca Napoleonica e gli anni immediatamente posteriori alla Restaurazione di cui il Navone parla tramite la voce di tal "Scipione di Ventimiglia" conservatore della Libraria quando essa era ancora sistemata nel Convento agostiniano- in un grigio corridoio presso la Chiesa di S. Francesco nella città alta o medievale, sull'altura a levante del Roia: un bibliotecario nominato dal Municipio intemelio, tal Antonio Ferrari, tentò di redigere un inventario delle preziose opere ma non potè del tutto impedire che, per la precaria sistemazione, vari volumi venissero manomessi o rubati.
Un passo lieve nel recupero di questa grande ricchezza culturale di Ventimiglia si fece molti anni dopo quando furono nominati bibliotecari prima il notaio G.B. Amalberti e quindi (1842) un altro notaio Antonio Laura cui spetta il merito di aver fatto portare via i volumi da quell'angosciante sistemazione per farli collocare più dignitosamente in un areato locale prossimo alla stessa Chiesa di S. Francesco.
Altri importanti contributi alla tutela dell'Aprosiana furono poi dati dal
bibliotecario nominato nel 1857, canonico Andrea Rolando che ne stese un abbozzo importante di catalogo (tuttora custodito nella biblioteca ed ornato del RITRATTO APROSIANO di cui fu verosimilmente autore lo stesso Rolando come cliccando qui si può approfondire) ed ancor più dai successivi bibliotecari Callisto Amalberti e Girolamo Rossi che, tuttavia, dovettero dispiegare le loro prime energie per salvare materialmente i libri dopo che la Liguria ponentina era stata colpita dal devastante terremoto del 1887.
I volumi subirono quindi un ulteriore trasferimento e vennero, rinchiusi entro casse, deposti nei locali del Civico Teatro di Ventimiglia (ove attualmente -dopo una sistemazione posteriore con in atto un progetto di moderna ristrutturazione- si trova tuttora il Fondo Antico Aprosiano ), in Via Garibaldi di Ventimiglia Alta: poi le casse dei libri furono sistemate in una grande camera della Scuola Tecnica del tempo destinata a divenire la Scuola Media "Cavour".
Un mecenate inglese, Sir Thomas Hanbury preso da autentico amore per Ventimiglia e per le sue ricchezze culturali, mise però in seguito a disposizione una somma cospicua per realizzare, su progetto di un tal geometra Zanolli, una sede degna dell'Aprosiana: cosa che fu finalizzata con l'edificazione di un locale adeguato attiguo al Ginnasio cittadino opera della cui memoria detta anche questa lapide già apposta nel 1900 ad inaugurazione della novella sede e poi custodita presso la Scuola media statale "C. Cavour" di Ventimiglia
Contestualmente lo stesso Hanbury fornì all'Amalberti e al Rossi le risorse economiche necessarie per portare a compimento una moderna "catalogazione": la nuova sede dell'Aprosiana fu inaugurata il 30 luglio 1901 mentre la catalogazione durò per tre anni ancora (alla fine ne rimase unico autore lo storico Girolamo Rossi il cui prezioso "catalogo" per oltre una settantina d'anni fu il solo punto di riferimento attendibile per "navigare" nel grande mare dei libri della biblioteca).
Al Rossi seguirono poi altri bibliotecari di prestigio dai professori Nereo Cortellini e Luigi Palmero (che ebbe il gran merito di recuperare molti libri ritenuti persi) sino a
NICOLA ORENGO
che, tra il 1931 e il 1933 salvando la "Libraria Aprosiana" da un ulteriore "trasferimento"

diede grande impulso alla rinascita dell'Aprosiana "salvandola" da un ulteriore "infelice" trasferimento e che recuperò tanti libri antichi ritenuti smarriti aumentando il patrimonio librario sin a 9169 unità avendo ottenuto dal Ministero della Pubblica Istruzione un contributo per, finalmente, aggiornare anche con libri moderni una biblioteca praticamente rimasta ferma alle acquisizioni del XVIII secolo: egli infatti alla maniera aprosiana per cui la conservazione della sede istituzionale della "Libraria" e la sua difesa contro varie possibili "violenze" sia naturali che purtroppo umane (a fronte della vasta documentazione sul collezionismo antiquario e sulla dispersione di varie raccolte già l'Aprosio aveva esperimentato quanto spostamenti, rifacimenti, morte dei fondatori e nuove scelte compreso l'accorpamento con altre strutture museali potesse esser nocivo alla sovravvivenza = un caso emblematico -ma certo non isolato come qui si può leggere- può esser giudicato quello della Biblioteca e del Museo di Ovidio Montalbani), l'irrinunciabile salvaguardia delle alchimie con cui fu realizzata nella costante interazione fra spazio esterno, spazio interno, libri, pinacoteca e materiale antiquario ed ancora il suo arricchimento per via di quel costante aggiornamento che Aprosio aveva segnalato come indispensabile per il fiorire della Biblioteca scrisse emblematicamente " La Biblioteca Aprosiana, se vuole sopravvivere e rimanere un motivo di attrazione per studiosi e turisti, deve ritornare alla sua primitiva sede di fondazione, nei locali dell'antico Convento Agostiniano. Così soltanto il vecchio fondo di Padre Angelico Aprosio potrebbe essere affiancato utilmente da una dipendente biblioteca moderna, con libri contemporanei, pubblicazioni e riviste di letteratura e di storia rispondenti alle esigenze intellettuali della Città, e in modo particolare degli studenti ".[ Le postulazioni dell'Orengo furono recepite nel 1981 quando in occsione del tricentenario della morte di Angelico Aprosio si editò questo volume (di cui qui si legono i nomi dei curatori con quelli di quanti allestirono la Mostra) ove nella Presentazione, celere quanto dotta e documentata, il Sindaco (con il Consigliere incaricato alla Cultura) diedero notizia del trasferimento imminente del Fondo Antico dell'Aprosiana nella sede originaria presso l'ex Convento Agostiniano cosa che venne sottolineata in questa nota di pagina 28 del citato volume dall'allora Bibliotecaria della "Libraria di Aprosio": un secondo volume, sponsorizzato dal Casinò di Sanremo/San Remo, raccolse quindi le conferenze poi tenute sulla vita e opere di Aprosio tenute da studiosi di prestigio del Barocco = le due pubblicazioni raggiunsero molti centri di cultura in Italia, Europa e resto del mondo offrendo l'impressione, cosa che spesso viene chiesta a Cultura-Barocca, delle ragioni del mancato trasferimento = e per quanto concerne sedi universitarie prestigiose degli Stati Uniti d'America il fatto che relazionando a Providence su un unicum manoscritto concernente Gongora il celebre ispanista Mario Damonte tra altre notizie, e diffondendo alcune di queste pubblicazioni, diede rendiconto di un plausibile prossimo spostamento del Fondo Antico alla sede primigenia. Logicamente molte cose sono mutate nel corso degli anni nonostante la progressione delle pubblicazioni intemelie su Aprosio e la cultura barocca che parimenti ottennero riscontro italiano ed europeo (vedi = "Italinemo, Riviste di Italianistica nel Mondo" - on line) ma è indubbio che la mancata notizia dell'avvenuto spostamento ha creato non poca confusione tra i ricercatori, alcuni lamentandosi per ragioni storico-culturali altri, ispirandosi a motivazioni meramente pratiche, per la superiore facilità di frequentazione della Biblioteca Aprosiana nella Sede Antica nella città bassa e moderna data la vicinanza alla staione ferroviaria e ad altri servizi]
All'Orengo, cui spetta anche il merito di aver lasciato una vera e propria cronistoria delle vicissitudini della "Libraria", succedettero altri importanti e laboriosi bibliotecari come gli storici Filippo Rostan (anni 1933 - 1937) e Nicolò Peitavino che amministrò la biblioteca fino all'inizio del II conflitto mondiale.
Il suo successore Nino Lamboglia (emerito fondatore dell'Istituto Internazionale di Studi Liguri di Bordighera) succedette al Peitavino salvando con vari espedienti da furti e scorribande, durante la II guerra mondiale, la biblioteca.
Essa fu poi sistemata nella ex sede del Liceo Classico intitolato a G. Rossi e poi, verso i primi anni '50 del 1900, l'intera raccolta trovò la sede definitiva (coi volumi disposti in eleganti armadi lignei in stile proposti da E.Azaretti, illustre dialettologo) dove ora si trova -almeno per quanto riguarda la sua parte più preziosa cioè il "Fondo Antico"- cioè nella ristrutturata e adattata sede del Civico Teatro (ove come detto era già stata custodita) in via Garibaldi nel sestiere Piazza della città alta o medievale di Ventimiglia.
Dopo le dimissioni del Lamboglia, impegnato soprattutto nelle sue ricerche archeologiche, si ebbero altri bibliotecari di prestigio come Natale Giraldi (fratello del filosofo e docente universitario Giovanni Giraldi), il prof. Giuseppe Laura ed ancora Francesco Biamonti, anni dopo destinato ad assurgere a propria spiccata gloria letteraria coi suoi romanzi di ambiente ligustico.
Sino al 1982 la Biblioteca Aprosiana fu quindi diretta dalla dott. Serena Leone Vatta che, accogliendo l'invito dell'ex Soprintendenza Bibliografica di Genova, con l'ausilio di vari laureati e laurendi (Giuliana Bucci, Bruno Bergamini, Aldo Calmarini, Franca Guglielmi, Maria Teresa Marenco, Clotilde Masera, Renata Rebaudo, Giulio Rigotti) provvide alla schedatura scientifica manuale delle 7094 opere che individuò nell'inventariazione del fondo storico (i lavori si protrassero dal I-XII-1972 al 25-VII-1975).
Sotto la direzione della Leone Vatta si tennero quindi le celebrazioni aprosiane per il tricentenario della scomparsa del fondatore (1981) caratterizzate da tante inziative di cui si può avere solo una pallida idea dal Catalogo della Mostra (Miscellaneo, curato oltre che dalla bibliotecaria, per la parte iconografica da Erino Viola) e quindi dal volume AA.VV., Il Gran Secolo di Angelico Aprosio - Atti dellle Conversazioni Aprosiane: 29 agosto - 29 ottobre 1981 (curato oltre che dalla bibliotecaria anche dal giornalista Alberto Naso) = l'impressione era quella di grandi trasformazioni, tali da cancellare per sempre il degrado in merito alla "Libraria" nel XIX sec. e con desolazione segnalato da illustri visitatori come Bertolotti, Navone e Spotorno e di eventi oramai prossimi, sia sul lato strutturale che patrimoniale quanto scientifico, in grado di dare alla Biblioteca la meritata seicentesca nomea sì da dar l' impressione che stesse contestualmente avverandosi il pronostico fausto di quel gran bibliotecario che fu Nicola Orengo
Fu un momento di spessore culturale con pubblicazioni, cicli di conferenze, mostre e manifestazioni importanti (in tale contesto è da menzionare l'aiuto di un moderno "estimatore" dell'Aprosiana il Sig. Erino Viola).
Dopo il pensionamento della dott. Leone Vatta la Biblioteca, con delibera di giunta comunale su indicazione del delegato comunale alla cultura Gaspare Caramello, venne assegnata alla tutela, come
consulente scientifico come qui si legge in documento ufficiale del 2004 -partendo dall'anno 1982- del prof. Bartolomeo Durante, già attivo partecipe e conferenziere alle "Celebrazioni del 1981", che si valse della proficua collaborazione dell'illustre ispanista Mario Damonte e della sua assistente dott. A.M. Mignone che stavano studiando l'importantissimo materiale in lingua spagnola dell'Aprosiana, fin a redigerne un sontuoso catalogo.
A colmare il vuoto amministrativo e dirigenziale lasciato dalla Leone Vatta il comune di Ventimiglia, conservando ad interim al Durante la carica di consulente scientifico, distaccò quindi all'Aprosiana il rag. Carlo Canzone che assunse di fatto le veci di Bibliotecario e che, dando prova di efficienza, ebbe la capacità, in cooperazione col Durante, di recuperare il "fondo manoscritto e non" del giallista di origini ventimigliesi Alessandro Varaldo [di cui nella prolusione critica di questa bella opera recente edita nel 2011 l'autore della documentatissima introduzione critica (pp. IX - XXXIII) Alessandro Ferraro ha descritto il rinvenimento del materiale mano e dattiloscritto rinvenuto da Canzone e Durante nel 1982 e catalogato tra il novembre del 1982 e il marzo 1983 ad opera di Denise Avvantaggiati) e soprattutto l'importante "fondo di documenti antichi e non", denominato "fondo Bono" dallo studioso che lo lasciò postumo, in cui è possibile leggere ex novo parte della storia intemelia dell'età intermedia = contestualmente nel 1983 la vedova dello scrittore e critico d'arte siciliano di nascita e di adozione ventimigliese Antonio Aniante lasciò dopo la scomparsa di questo nel 1983 alla Biblioteca ventimigliesa la raccolta libraria del marito nota come "Fondo Aniante".
Non è peraltro da dimenticare che proprio sotto la gestione di Carlo Canzone (con l'impulso di Gaspare Caramello e Bartolomeo Durante) -che ne fu anche curatore- prese il via la prima importante serie di pubblicazioni seriali note oggi sotto la denominazione di "Quaderni dell'Aprosiana - Vecchia Serie" (di cui qui si riproduce il I numero del 1984).
Dopo che il Canzone venne assegnato ad altro incarico, assunse per concorso la reggenza dell’Aprosiana l’attuale bibliotecario Ruggero Marro che si sforzò, dopo un breve periodo di ambientamento, di migliorarne ulteriormente la valenza culturale, la funzionalità e la dotazione sia libraria che strumentale e tecnologica non trascurando certo di attivarne con crescente rilevanza le notevoli qualità di polo intellettuale ed editoriale.
Essa , con vari contributi (comunali e regionali) fu restaurata, informatizzata, protetta dal punto di vista climatologico e conservativo, fornita di centro stampa e diffusione automatica di dati, armata di strumenti di difesa ed antifurto, suddivisa organicamente in due strutture funzionali, di modo che mentre il grande fondo storico si trovava al piano elevato in ambiente confortevolissimo il fondo moderno -frequentato da un pubblico assiduo ma meno specialistico- era comodamente posto al I piano dove stavano gli uffici, in positura ideale per il controllo ed il servizio dell’utenza = a corollario dell'iniziativa riprese la momentaneamente interrotta pubbilcazione dei "Quaderni dell'Aprosiana" segnata dalla denominazione di "Nuova Serie" che poi, potenziandosi l'organico previo l'impegno a fianco di Bartolomeo Durante di Girolamo de Miranda (ma quanto importante e purtroppo spesso dimenticata nonostante la grande competenza è stata l'opera di Antonio Zencovich!) e di un valido Comitato Scientifico assunse la denominazione di "Aprosiana" di cui qui si propone la copertina del numero del 2007 volto come qui si legge alla celebrazione della ricorrenza del quattrocentesimo anno della nascita di A. Aprosio.
Concludendo un ciclo di lavori B. Durante dopo questo numero commemorativo del 400° della nascita di Aprosio e le parallele commemorazioni di cui qui si offre contezza interruppe il pressoché trentennale rapporto di collaborazione con la Biblioteca Aprosiana (di cui oltre che consulente scientifico era stato curatore e/o direttore editoriale della Rivista in molteplici occasioni) auspicando egli stesso nel numero del 2007 nuove forze e nuove progettazioni che ridessero altre energie - magari raggiungendo mete che si era prefissato ma che risultarono irraggiungibili per varie motivazioni: egli comunque aveva avuto l'onore di partecipare da protagonista ad una serie di commemorazioni aprosiane il cui culmine cartaceo ( con il numero del 2007 e le varie mostre organizzate in città dal Museo Archeologico al Chiostro degli Agostiniani) era stato forse raggiunto la ristampa anastatica de La Biblioteca Aprosiana del 1673 in attesa della finalizzazione dell'adeguamento del Chiostro degli Agostiniani, l'adeguamento e la modernizzazione del come si disse "sopraelevamento del Braccio" e la proposizione monumentale di quella che oggi si chiama "Nuova Biblioteca Aprosiana" (lato est dell'ex Convento, fronte piazza, via Cavour) nucleo importante per quanto ancor da finalizzare quale Polo culturale nelle interazioni tra Fondo Moderno della seicentesca Biblioteca di Angelico Aprosio e Fondo Antico rimasto nella sede di Ventimiglia Medievale per quanto in corso di corposi lavori di ristrutturazione e ammodernamento ferma restando però la validità anche storica e in linea con i desiderata aprosiani dell'asserzione che fu di un moderno Bibliotecario vale a dire Nicola Orengo).
Ritornando al tema di partenza è da dire che dai "Quaderni dell'Aprosiana" all'"Aprosiana Nuova Serie" si era fatta molta strada segnata da richieste ed apprezzamenti nazionali ed internazionali oltre che dall'inserimento dell'"Aprosiana" in Italinemo la Banca delle più prestigiose Riviste di Italianistica e, come si legge nel numero della Rivista del 1984 con l'assegnazione del prestigioso Premio Letterario Anthia - Amici dei Libri di Peagna. Purtroppo, date varie contingenze e verosimilmente la crisi economica con i discutibili tagli alla cultura, dopo il numero commemorativo del 2007 si stampò solo il fascicolo di Aprosiana 2008 (di cui si propone qui l'indice dei saggi pubblicativi) indicando sui siti informatici on line -appunto come Italinemo- la cessazione delle pubblicazioni. Per utilità di studiosi ed appassionati si propone invece qui l'
indice dei saggi contenuti in tutti i numeri della rivista sia sotto nome di "Quaderni dell'Aprosiana" sia sotto quelli di "Aprosiana".
Come appena detto in tempi recenti, con gli eventi commemorativi del quattrocentenario della nascita di Aprosio, sotto l' amminstrazione comunale, che semplificando chimiamo "Giunta Scullino", si procedette ad una completa rivisitazione del tutto: come appena sopra si è detto si procedette ad una totale e moderna ristrutturazione dell'antica sede dela Libraria dandovi il nome di "Nuova Bibloteca Aprosiana" trasferendovi tutto il "Fondo Moderno" dalla sede di Ventimiglia Alta nell'ideazione di creare -come detto- un Polo di Attrazione culturale atto anche alla gestone di incontri culturali e conferenze, con presentazione di libri ppena editi. Contestualmente il "Fondo Antico" rimase a Ventimiglia Alta nella progettazione e realizzazione di un ulteriore adeguamento della struttura alle moderne tecnologie sì da farne un polo specialistico di attrazione parauniversitaria il cui optimum certo si raggiungerebbe con la non facile assimilazione, quantomeno in microfilmatura, del materiale manoscritto, assai prezioso specie per gli studiosi, ora come detto giacente nel "Fondo Aprosio" della B.U.G. cioè la Biblioteca Universitaria di Genova: la vicinanza di una tale portata di documentazione -anche se già di per se stesso basterebbe il materiale libresco antico già custodito in Ventimiglia- sarebbe l'occasione di attuare, parzialmente purtroppo e magari sfruttando un'appendice ventimigliese del DAMS di Imperia, di far di Ventimiglia quello che avrebbe potuto e forse dovuto divenire cioè una "cittadella universitaria e non solo per discipline umanistiche data la dotazione poliedrica che Aprosio le conferì" con vantaggio di tutti non esclusi i centri vicini = basti pensare allo splendido borgo di Perinaldo al terminale della Val Crosa e soprattutto a quel suo figlio e grande astronomo Gian Domenico Cassini che da studente il suo maestro condusse a visitare l'Aprosiana ed a conoscere l'Aprosio per rendersi conto di quanto grande potessero essere i contenitori del sapere vario cui il giovinetto dimostrava predisposizione rara.
Queste ultime postulazioni non sono casuali ma nemmeno vogliono costituire alcuna forma di polemica e tantomeno motivare il mio già programmato -come sopra detto- allontanamento: probabilmente sbaglierò ma ritengo che la Rivista " Aprosiana " non subito ma con gli anni e via via gli ultimi numeri si sia troppo staccata da quello che era lo spirito dei "Quaderni dell'Aprosiana" e dallo spirito dei primi numeri dell'"Aprosiana - Nuova Serie". Sicuramente la pubblicazione si è evoluta, tecnicamente e scientificamente, ma anche per la perdita di alcuni collaboratori espertissimi della letteratura seicentesca del Ponente Ligure, ha finito per divenire un clone, validissimo ma pur sempre un clone, di Riviste già affermate come "Studi Seicenteschi" finendo per trattare il Barocco a tutto tondo con saggi anche prestigiosi ma che non hanno costituito che assai raramente negli ultimi numeri un approfondimento su prodotti librari esclusivamente custoditi all'Aprosiana e vanamente cercati sì da essere richiesti poi piuttosto che da accademici italiani da autori stranieri specie statunitensi come nel caso di Isabella Sori la scrittrice alessandrina della cui opera un rarissimo esemplare si trova proprio nella Biblioteca di Ventimiglia, naturalmente nel Fondo Antico. L'indugio delle ultime copie di "Aprosiana" su tematiche fluorescenti ma trattate anche in altre sedi ha finito per demotivare la pubblicazione di rarità assolute custodite all'Aprosiana come nel caso del misterioso scrittore siciliano Antonino Merello Mora di cui solo all'Aprosiana si conserva l'Opera Omnia e che mi posso vantare di aver riscattato dall'oblio ( sia su "Aprosiana" che su questo sito informatico di Cultura-Barocca). Ma nemmeno questo è il punto = come ho cercato di scrivere in questa mia ultima opera, ritengo importante, a stampa L'Aprosiana Sconosciuta del 2008 il senso originario dei "Quaderni dell'Aprosiana" ideati da me con Gaspare Caramello, Carlo Canzone, Mario Damonte era di recuperare quello che G. Rossi male e frettolosamente aveva interpretato in merito sia ai Fermenti Letterari del '600 in Ventimiglia e dintorni che come qui si vede in rapporto all'opera di Domenico Antonio Gandolfo -di cui la "Letteratura Italiana" dell' Einaudi curata da A. Asor Rosa recepì in forza dei miei studi la portata - come qui si vede - di grande bibliotecario ma anche autore agostiniano di prim'ordine e cosa basilare catalizzatore dei dispersi letterati liguri ponentini del '600 intorno alla Biblioteca Aprosiana = e non si dica che furono solo personaggi secondari, tra tanti nomi basti citare un autore discusso all'epoca ma esaltato giustamente da quel colosso della cultura che fu Ludovico Antonio Muratori vale a dire "Teofilo Rainaudo, Raynaud di Sospello"




RITORNA ALLE VICENDE MODERNE DELLA BIBLIOTECA APROSIANA