cultura barocca
Informatizzazione e testo a cura di Bartolomeo Ezio Durante

Nicola Orengo fu un grande bibliotecario, per passione forse il più prossimo ai maestri del '600, e basilare resta questa sua poco nota considerazione:
La Biblioteca Aprosiana, se vuole sopravvivere e rimanere un motivo di attrazione per studiosi e turisti, deve ritornare alla sua primitiva sede di fondazione, nei locali dell'antico Convento Agostiniano. Così soltanto il vecchio fondo di Padre Angelico Aprosio potrebbe essere affiancato utilmente da una dipendente biblioteca moderna, con libri contemporanei, pubblicazioni e riviste di letteratura e di storia rispondenti alle esigenze intellettuali della Città, e in modo particolare degli studenti
[vedi = Nicola Orengo, la Civica Biblioteca Aprosiana di Ventimiglia, in "Giornale della Comunità", n. 1, gennaio 1980 = consulta Nicola Orengo, Padre Angelico Aprosio e la "Biblioteca Aprosiana" di Ventimiglia (memoria custodita presso la Civica Biblioteca Aprosiana)].
L'Orengo nel corso di tutta la sua vita ebbe modo, direttamente e/o indirettamente, di prendersi cura della Biblioteca pur non potendo fare a meno -riprendendo una espressione divenuta proverbiale a riguardo della Roma Pontificia di Urbano VIII e del suo nepotismo, di annotare già nel lontano 1927 la frase Quod non fecerunt barbari fecerunto Barberini [sì che nel passato] poco scrupolosi successivi bibliotecari lasciarono asportare bellissime opere e miniature, frontespizi ed alluminature in oro, pergamene ecc.: del resto quando lui assunse la reggenza della Biblioteca questa, come scritto nel testo generale, era stata ancora un volta sfrattata onde far posto a "quattro studenti" del locale Ginnasio per esser accatastata in una cameretta dell'asilo infantile. Proprio l'Orengo, previo ricorsi vari alla Soprintendenza Bibliografica e al Ministero della Pubblica Istruzione, riuscì a far in modo che tutto il progetto decadesse ed i libri ritornassero nella decorosa sede realizzata grazie alla munificenza di T. Hanbury. Ancora l'Orengo riferendosi all'opera di salvataggio di molti libri, incunaboli e testi pregiati soprattutto fatti riparare dai furti a Castelletto d'Orba, speditivi entro due casse, portata avanti da Nino Lamboglia nel corso della II Guerra Mondiale dovette comunque annotare Ma il grosso de volumi rimase a Ventimiglia incustodito e trascurato e il Comune lo sistemò alla rinfusa nella sacrestia della Chiesa di S. Francesco. A chiosa di queste considerazioni vale la pena di riferire un'ulteriore testimonianza dell'Orengo registrata entro il Catalogo Celebrativo del Tricentenario della Morte di Aprosio - edito 1981 (art. di Serena Leone Vatta (curatrice anche del Catalogo Miscellaneo), L'intellettuale Angelico e la sua Biblioteca, pp. 25 - 26 ove si legge "Il 24 ottobre 1945 [cioè a guerra finita, essendo sempre il materiale librario nella citata chiesa] due individui, che l'Orengo non esita a definire loschi, rubano indisturbati parte del fondo e ne vendono per 222 chilogrammi a rigattieri di Vallecrosia e di Arma di Taggia. Se ne riesce a ricuperare una piccol parte"[ dell'affermazione dell'Orengo si potrebbe aver conforto - a titolo esemplificativo- dalle vicissitudini di quello che, custodito all'Aprosiana e da non molto recuperato grazie ad un lascito testamentale, va sotto la denominazione di Fondo Bono ].

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