cultura barocca
Lo Scudo Araldico della I Biblioteca Aprosiana, le opposizioni e la reazione vera in scrittura criptata del "Ventimiglia" L'autentica ragione dello pseudonimo anagramma puro CORNELIO ASPASIO ANTIVIGILMI (dopo tanti altri variamente utilizzati ma meno significanti) usato da Angelico (Luigi/Ludovico) Aprosio (detto anche "il Ventimiglia" dalla città natale, pag. 74, 7 righe finali = Aprosio come plausibile testimonianza -che lo indusse alla stesura delle Antichità di Ventimiglia- di discendenza da una romana Gens Apronia diffusa nel Municipio Romano di Albintimilium al cui principale complesso demico restò -previo modifiche varie- il toponimo "Ventimiglia") = analizza quindi qui la significanza a latere del già inedito quanto sorprendente Scudo di Rinaldo II = nell'ambito delle complesse e reiterate riflessioni intercorse negli anni sull'araldica di Aprosio, della sua Casata e della sua Biblioteca vedi anche qui l'icona-emblema [sulla banda che nella ricostruzione moderna dell'insieme all'uso dell'emblematica e dell'iconografia sovrasta (tra i due ritratti proposti, relativi a tempi distinti dell'età e quindi della fisiognomica aprosiana, scoperti nella parte terminale, su foglio bianco, di un volume di Antonio Muscettola) quello da me scelto come qui si vede, in base ad una motivata ragione) in effetti si legge APPROSI (segno cruciforme seguito da lettere poco decifrabili) ICONEM (segno cruciforme) FECIT (segno cruciforme) APPROSIANAM] della II Biblioteca Aprosiana ed ancora la lapide preparata, esposta in linea cartacea nel 1681 ma mai sistemata a coronamento del fondatore e della Libraria.

La diffusione delle opere scritte, poi della stampa e delle biblioteche ha una storia e spesso non facile ed anche poco nota che si intreccia tra grandezze ma anche "timore e tremore" = si veda qui la particolare significanza, nel contesto di
crittoscritture o scritture segrete e cifrate di cui Aprosio ha peraltro lasciate tracce sorprendenti (finalizzate sia alla fruizione di comunicazioni e giudizi proibiti come pure ad assimilazione e conservazione di libri dannati dall'Indice all'interno della sua Biblioteca formalmente "Fratesca" ma di fatto "non solo Fratesca")
quanto anche
pseudonimia e pure iconologia-emblematica ed altresì
alchimie architettoniche nel rapporto ideato tra contenuto (libri, quadri, reperti) - contenente (l'edificio della Libraria) - ed ambiente esterno,
in modo che ai diversi visitatori venissero proposte in relazione alle diverse, personali qualità, competenze e sensibilita
modalità distinte d'accesso al sapere della libraria ora come fruizione del singolo dettaglio ora -e su un piano diverso- del dettaglio (libro, oggetto antiquario, quadro ecc.) secondo una "comprensione trascendente" in grado di coinvolgere l'accesso al singolo particolare all'esistenza di questo in relazione all'insieme e alla sussistenza dell'insieme cioè della "Libraria" come contenuto e contenente in relazione all'esterno onde suggerire contestualmente l'informazione particolare e, per chi ne avesse le proprietà -mediamente i Fautori- la significanza globale quale contesto sia sapienziale che esistenziale
Le tecniche aprosiane utilizzate erano per molteplici aspetti in consonanza con quelle di altri ma atteso che la loro sinergia aveva finalità più complesse, dal mero
custodire libri proibiti, che per ricevervi e leggervi quanto ancora per produrre comunicazioni segrete decrittabili e del pari riceverle
quanto e soprattutto per deprimere contro la
nomea declassatoria della sua scelta per la biblioteca, onde erigerla in un'area culturalmente decentrata ai livelli di struttura polifunzionale atta a molteplici valenze, non ultima la conservazione della memoria del cratore in forza della sua capacità di conservare e tramandare oggetti sapienziali coi conseguenti produttori altrimenti destinati all'oblio sì da esse riconosciuto il frate alla maniera che scrisse
Tromba delle altrui Glorie
:
cosa sottolineata con cura nella giustificazione non tanto di Ventimiglia quanto della sistemazione scelta quale sito ottimale per il classico
Otium Negotiosum reso possibile dal Locus Amoenus isolato nel generale dalle intemperie della storia che nel particolare cioè il complesso demico di "Ventimiglia medievale" dalle confusioni socio-esistenziali:
ed il tutto organizzato con cura meticolosa e disponendo le cautelative in maniera quasi alchemica
per sancire l'intangibilità, l'immutabilità e l'indivisibilità della Biblioteca attraverso lo scorrere del tempo =
principio in un certo modo intuito nel secolo scorso da un moderno bibliotecario e per la precisione l'ottimo Nicola Orengo: che ne scrisse quasi profeticamente
ma la cui chiave interpretativa risiedeva da secoli ormai nello pseudonimo per ultimo elaborato dal frate cioè quello di
Cornelio Aspasio Antivigilmi
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Per questo ad integrazione di tutto quanto detto è irrinunciabile visualizzare la vera significanza del nome fittizio da lui utilizzato o pseudonimo anagramma puro -vale a dire Cornelio Aspasio Antivigilmi- utilizzato per "firmare" il repertorio "La Biblioteca Aprosiana stampato nel 1673 facendo interagire pseudonimie, sfasature linguistiche, esposizione in terza persona quasi non fosse lui -pur riconoscibile da vari segnali- ma altri a comporre l'opera e tutto ciò anche per avallare vari aspetti della sua "Libraria in Ventimiglia" eretta fra diverse difficoltà e la stesura del Repertorio del 1673 non carente di osservazioni pepate a scapito dei potenti locali ma anche di certi esponenti del clero
ma su un piano più esteso pseudonimo elaborato allo scopo di risolvere assieme a tutto questo
varie problematiche, non esclusa la giustificazione di Aprosio in merito ad errori, dimenticanze, sfasature concettuali ecc. ecc.: insomma una non petita sed utilis captatio benevolentiae avvalendosi proprio dello pseudonimo anagramma puro
di
CORNELIO ASPASIO ANTIVIGILMI

che nell'enigmaticità della sua essenza, pur rafforzata da altre soluzioni metalinguistiche e di scrittura criptica di cui lo
pseudonimo resta comunque la chiave di decrittazione,
procedendo per via mediata ma in maniera indubbiamente astuta e di seguito quindi integrando il metalinguismo con la criptoscrittura,
gli diede il verso di usare
espressioni mordaci e mediamente indecifrabili dai non iniziati avverso rivali letterari e nemici personali come qui si esemplarmente legge
nell'ambito ben più recente della sua esperienza ventimigliese, procedendo Aprosio come sopra, per scrivere
(prescindendo dalla questione del frate nominato "Tragopogono" fieramente ostile all'erezione della Libraria)
nel contesto di delicate seppur localistiche questioni di priorità ed egemonia ben ratificate e indiscusse fin all'epoca aprosiana
SIA AVVERSO MOLTI RELIGIOSI TANTO IN GENERALE QUANTO IN PARTICOLARE SU QUELLI A LUI CONTRARI = FATTO SU CUI INSISTETTE NEL GIA' INEDITO SCUDO DI RINALDO II
[Aprosio ne accusò diversi di esser avarissimi al punto di praticare spesso l'usura giudicandone addirittura alcuni tanto desiderosi di tenersi il proprio da farsi dopo morti cucire i denari sotto la pelle del cadavere da seppellire nella tomba destinatagli nemmeno mancando di aver attaccato alcuni religiosi per la loro lussuria in questo capitolo rimasto inedito perché censurato -ma qui pubblicato in moderna edizione critica- predisposto per Grillaia del 1668: poi ripreso tramite una citazione da Giano Nicio Eritreo in questo capitolo contenuto nello Scudo di Rinaldo II del pari comunque rimasto inedito per effetto della Censura]
ma nel contesto di questa disanima insistendo soprattutto sulla poca cura dei reperti di antichità romana e non e quindi ancora sul loro disinteresse dei libri stessi sì a tutelare le raccolte con regolamenti e cautelative come questi
[ ostili però altresì per una più generale serie di ragioni compreso, ma non solo come qui si può vedere per ragioni teologiche e comportamentali ( bensì pure in dipendenza della sua nomea di "Poeta" qual polemico, ribelle e stravagante associata a personale e provinciale gelosia per il suo reale successo nel mondo letterario e pure -cosa questa più velenosa specie detta da parte di preti e religiosi di una "Diocesi di Frontiera" come quella di Ventimiglia- qual impudente lettore e possessore di "libri dannati" ), per aver l'esuberante Aprosio messo in discussione con le sue ipotesi corrette sulla topografia della città romana e che avrebbe voluto editare nelle Antichità di Ventimiglia, ipotesi e scoperte che poi l'archeologo G. Rossi confortò con le sue scoperte ottocentesche esaltando proprio l'Aprosio in una lettera al Mommsen, il riconosciuto carisma dell'epoca dello "storico in qualche modo ufficiale" di Ventimiglia il sacerdote G. G. Lanteri che giudicava, erroneamente, la città medievale calco del principale complesso demico = non si può comunque far a meno di considerare che Aprosio sia stato al centro di critiche da parte di altri religiosi anche per le posizioni assunte verso certo clero in merito alla predicazione religiosa di per se stessa remunerativa se fatta non dai parroci locali ma dai predicatori di gran nome che, come lui, eran pagati specie nei periodi di Quaresima (Prediche Quaresimali) dalle comunità per fruire di quelle che a giudizio di Aprosio i più avidi trasformavano in rappresentazioni pseudoteatrali pur di esser richiamati a suon di fruttuosi accordi economici: in merito ai comportamenti dei predicatori religiosi Aprosio che come il discepolo Gandolfo fu un grande predicatore sacro che da religioso eruditissimo fece del moralismo predicatorio letterario una ragione di successo colse alla fine gli eccessi delle nuove forme di predica religiosa messe in atto da molti religiosi pur di garantirsi guadagni considerevoli e ne scrisse nelle sue opere criticamente biasimando le ragioni di tanto gigioneggiare dai pulpiti contro i dettami della tradizione: non mancando con ciò di farsi dei nemici = egli ritenne sempre in grande considerazione come modello di predicatore sacro il Padre Gesuita Luigi Albricio da Piacenza detto il Demostene Cristiano ed al contrario derise apertamente i predicatori "buffoni ed incolti" come colui che trasformò il Gazophilacium nel volgare Cazophilacium. Tornato a Ventimiglia presso il locale Convento continuò i suoi viaggi quale predicatore sacro e non mancò di recarsi a predicare a Genova anche se molti eventi finirono col turbarlo ed indurlo gradualmente a dimensionare le sue peregrinazioni per la considerazione del degrado dall'arte predicatoria, per i rishi dei viaggi, la salute ed ancor più per un certo incupimento esistenziale che lo tormentò conoscendo il dramma dalla grande Peste]
Per quanto poi qui paiano meno modulate -ma cosa questa di non minor pericolo- le critiche aprosiane sia a parole che negli scritti contro i Potenti non gli furono meno perniciose:
EGLI INFATTI ATTACCO' PUBBLICAMENTE LA SINE CURA DI AMMINISTRATORI LOCALI E CENTRALI DEFINENDOLI ASSAI MENO INTERESSATI AL BENE PUBBLICO CHE AL PROPRIO VANTAGGIO ECONOMICO ED ASSAI INDULGENTI A FAVORE DELLE LICENZE DI MOLTI RICCHI, NEPPURE ESCLUDENDO I POPOLANI SE CIO' POTEVA TORNARE A LORO VANTAGGIO = E QUI IL PERICOLO SE DIVERSO POTEVA ANCHE ESSER DUPLICE DAL MOMENTO CHE MOLTI NOBILI E POTENTI ERANO LEGATI PER FAMIGLIA AD IMPORTANTI ECCLESIASTICI QUANDO NON ERANO ESSI STESSI ECCLESIASTICI
[in effetti i ceti magnatizi di Ventimiglia, la nobiltà locale ma la stessa Repubblica di Genova erano attratti da ben più gravi problemi che l'erezione o meno di una Biblioteca: e tra questi nel "Capitanato di Ventimiglia" predominava, l'ormai quasi giunta alla conclusione, richiesta di separazione per l'economico da ventimiglia delle Otto Ville orientali che si sarebbero organizzate in Magnifica Comunità degli Otto Luoghi = tuttavia alcuni oppositori laici ad Aproso erano attivi benché sempre meno numerosi quanto partecipi ma quanto meno in linea oramai più teorica che pratica, date anche le ragioni appena dette, la sinergia tra Potenti ed Ecclesiastici locali poteva altresì esser avallata da non dimenticate o rinfrescate notizie sul suo passato di polemista e sui suoi problemi con il Sant'Uffizio = nemmeno escludendo considerazioni, non tanto sui Plagi e veri e propri Furti di Libri contro cui si era apertamente espresso, ma su una sua storia di appropriazioni indebite di libri e/o manoscritti altrui additati come suo acquisto ed ingressati alla "Libraria" di Ventimiglia. Questo spiega come giammai il frate si sia dimenticato di esprimersi in terza persona e sempre abbia fatto parlare per sè il fantomatico "Cornelio Aspasio Antivigilmi" laddove -per esempio- parlandosi della ricca raccolta di libri del quasi Antonio Maria Aprosio omonimo agostiniano ventimigliese Antonio Maria Aprosio -che gli lasciò la sua Biblioteca (correndo poi voci maligne che Angelico con qualche raggiro se ne fosse appropriato)- scrisse a p. 499 del repertorio biblioteconomico del 1673 dopo aver elencato tanti volumi donatigli appunto da Antonio Maria Aprosio = "(Da metà p. 499 in fine) Facilmente ce ne potranno esser degli altri, ma non [come detto scrive "Cornelio Aspasio Antivigilmi"] mi si porge otio di rivoltare i libri ad uno ad uno. Se non saranno notati qui, non però ne medesimi mi lassarà di leggersi il nome de' dnatori. Chi non hà familiarità con F. Angelico, non può esser informato del di lui genio: mà io, che mangio, bevo, e dormo con lui, e perciò posso dire con Persio di conoscerlo intus, & in cute: Non seppe mai far l'amor con la roba del prossimo, ne vestirsi delle altrui spoglie....].
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Furono tutte cose che -attese le ostilità o comunque le contrapposizioni oppostegli-lo amareggiarono al punto nei momenti di maggior delusione da
metter in discussione l'assunto di Monsignor B. Bonifacio Nusquam bene nisi in Patria e cioè dubitare che la città natia fosse la sede ottimale per la sua "Libraria"
ed al limite di ripensare sia alle scelte fatte che ai rifiutati da lui dati alle pressanti richieste onde
dar sistemazione alla "Libraria" o presso quello del Convento Agostiniano di N. S. della Consolazione in Genova o, soprattutto,
non aver accettato le offerte di ospitalità per la sua raccolta di libri e antichità varie da parte della prestigiosa biblioteca Angelica di Roma


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