cultura barocca
La sua immensa biblioteca e i libri rarissimi ed esoterici: i casi emblematici del Picatrix e del Sefer - Ha - Raziel [Ingrandisci da qui l'immagine] = La vita nel suo complesso svolgimento tra potere, cultura, biblioteche e stravaganze - gli interrogativi sulla sessualità sin dalla nascita - il suo ruolo politico dopo la morte del padre = i rapporti con la tradizione nazionalistica svedese del "goticismo" e della civiltà delle "Rune Nordiche" - i suoi dubbi sulla difficoltà per una donna di regnare pariteticamente ad un uomo sin a giungere ad una clamorosa quanto tuttora oggetto di studi e discussioni " abdicazione " [ di cui accanto all'interpretazione storica e ufficiale qui proposta convivono oggi altri giudizi tra cui quello di una scelta dettata da ragioni profetiche e millenaristiche -anche sotto l'influsso di calcoli astrologici- nel cui contesto la Cristina ambiva al ruolo di "Pacificatrice d'Europa" avverso il pericolo di un'aggressione dell'Impero Turco ] - l'importanza intellettuale ma anche formativa dei rapporti con il filosofo francese "Cartesio" - la sua passione per la cultura di varia estrazione e provenienza ma anche i rapporti con due emissari romani dell'Ordine dei Gesuiti - la conversione al Cattolicesimo e l'ingresso in Roma sotto Papa Alessandro VII: l'importanza degli anni romani - la basilare amicizia per l'inserimento in Roma con il potente cardinale Decio Azzolino / -i, "capo carismatico" dello "Squadrone Volante" - la stravaganza e l'eccentricità di un carattere ribelle ai formalismi epocali - la propensione nell'amore soprattutto per le donne = gli scandali connessi e le opportune coperture - la passione per il Teatro e l'erezione in Roma del Teatro di Tordinona aperto anche alle cantanti e attrici - Il clamoroso scontro con Innocenzo XI contrario alle "donne in scena" e l'offesa per questa ragione rivolta senza remore da Cristina al Papa = l'avversione del Papa per Cristina - Le "Pasquinate" facevano parte dei "Libelli Famosi" ed erano quindi come nel caso di questo documento originale forme anche violente ma sempre anonime di satire anche violente contro i potenti , nel caso avverso i Pontefici che venivano nascostamente esposte sulla "Statua di Pasquino": nascostamente perché dato l'uso terminologie spesso altamente caustiche ed offensive potevano comportare all'autore se scoperto non solo di aver scritto un "Libro Proibito" ma d'esser colpevole di calunnia o peggio ancora d'"infamia" donde l'appellativo di "infame" (donde pene come Gogna o Viola delle Comari o pure Berlina se non il terribile Marchio a fuoco di Infamia) o addirittura di Lesa Maestà con il rischio concreto del supplizio estremo sul patibolo = in un "reato del genere" correvano pericoli nonostante i vantaggi di casta determinati dalle diseguaglianze del diritto intermedio anche i nobili e gli ecclesiastici: cosa che tuttavia [ dati l' altissimo rango, le protezioni di cui godeva in Europa ma anche il significato pubblicistico che aveva per tutta la Chiesa di Roma e, volendo integrare con nuove postulazioni, in forza del senso della sua abdicazione e conversione "il ruolo cui ambiva, e che in un certo modo ebbe o cercò d'avere in siffatti tempi di turbolenze guerresche, qual ago della bilancia e pacificatrice d'Europa contro la minaccia turca" ] l'ex Regina di Svezia certo non correva nemmeno se osò pubblicamente attribuire ad Innocenzo XI l'appellativo spregiativo di Minchion - il suo influsso per l'istituzione dell'Accademia d'Arcadia - gli appassionati interessi per l'alchimia - la sua immensa biblioteca e i libri rarissimi ed esoterici: i casi emblematici del Picatrix e del Sefer - Ha - Raziel vedi qui anche il suo rapporto con il "Gruppo alchemico di Villa Palombara a Roma": il caso singolare de La Porta Magica e della sua simbologia (macro/microcosmo - magnetismo universale ecc.) con peculiare attenzione alla simbologia sugli stipiti (connessa a visualizzare le "interferenze planetarie sul microcosmo umano come sulla natura nei suoi molteplici aspetti) - l'angosciata quanto intensa ricerca di ampliare ad ogni costo con la conoscenza anche le proprie facoltà di percezione con il tutto (meditazione, estasi, sonno sacro, incubatio, aretalogia, cultura sciamanica, sostanze psicotrope) - Da qui l'interesse per sette segrete, gnosticismo, manicheismo, organizzazioni proibite, misteri - e nel caratteriale timore di invecchiamento e fine terrena, le investigazioni scientifiche ma anche esoteriche, il complesso rapporto con la veggente "Sibilla" = la fiducia nell'"alkaest" sino alla morte - Cristina e l'angoscia della morte (attraverso i secoli una sorprendente relazione con un altro grande svedese Alfredo Nobel) - Le letture su "Giovanni di Mandavilla" e la "Fonte dei Giovani" da lui individuata (il viaggiatore inglese del XIV sec. Johan de Mandeville era autore citato anche da A. Aprosio come "Gio: Mandavilla Cavaliere Inglese") per giungere alla Fonte dell'Eterna Giovinezza cercata in Florida dal "Conquistador" Juan Ponçe de Leon tenendo altresì conto sul tema delle preoccupate osservazioni del prestigioso teologo e demonologo Martin Del Rio - "Cose" ed emozioni che la indussero ad un peculiare interesse per l'opera di Paracelso e quindi la Medicina della Spagiria al contro di un dibattito epocale con la Medicina Ippocratico-galenica senza tuttavia sminuire le sue innate curiosità per tutta una serie di discipline "proibite" connesse in particolare all'arte di Divinazione e Chiaroveggenza (vedi) non eslusa nemmeno la Magia in tutte le sue forme conoscibili (vedi) = si applicò pure ad investigare su Chiromanzia ed Onicomanzia senza trascurare le interazioni tra Macrocosmo e Microcosmo nell'interpretatazione di Fludd: comprese l'analisi delle gerarchie dei demoni classificati tanto dall'esoterista inglese quanto dalla tradizione cristiana -..... eppure nonostante siffatte "curiosità", le indubbie stravaganze e la supposta sregolatezza Cristina ottenne l'eccezionalità di una sepoltura solenne a Roma nella Basilica di S. Pietro (vedi testi d'epoca sulle esequie digitalizzati) -.....e tuttavia alcuni interrogativi sulla sua morte "sopravvissero" ed uno strano incarico fu segretamente affidato in merito a ciò all'agostiniano di Ventimiglia Domenico Antonio Gandolfo






































"CRISTINA DI SVEZIA
Venni al mondo il 18 dicembre 1626, un'ora prima della mezzanotte. Regina di
Svezia, abdicò al regno. Di confessione luterana, si convertì al cattolicesimo. Destinata al matrimonio regale scelse di amare liberamente uomini quanto, contro non solo le costumanze ma una legge a volte terribile amare donne.
Finanziò artisti, scienziati e maghi cercando, disperatamente, tutta la vita, di trasformare i metalli in oro. E quando decise di vivere nella Città Eterna ebbe un solo soprannome: Cristina, la Padrona Di Roma. La sua storia emozionante ci riporta indietro di quattrocento anni: vogliamo capire quali segreti nascondeva la fedelissima corte che seguiva la Regina in giro per l'Europa, quali conoscenze Cristina era riuscita a riunire nella sua biblioteca segreta ove si custodivano volumi altrimenti introvabili e spesso proibitissimi.
E com'è possibile che una delle donne più sfrontate del Seicento o vagliando diversamente il giudizio più capace, anche per mezzi e postazione sociale, di ribellarsi con successo all'imperante maschilismo , morta leggendo una lettera di segreti alchemici, sia stata sepolta nella cripta della Basilica di San Pietro, accanto ai Papi: "Per l'eternità"? .

In linea di principio non si può certo negare a priori che se avesse avuto occasione di conoscerne le gesta sicuramente la seicentesca suora "femminista" Arcangela Tarabotti nella sua proibitissima opera La Semplicità Ingannata avrebbe certamente trovata una collocazione onorevole per Cristina di Svezia al pari di quelle donne dell'antichità che come qui si legge citò e la cui opera a giudizio della religiosa spesso eguagliò e valicò quella degli uomini con cui ebbero a che fare (anche per i tempi abbastanza prossimi in cui vissero e anche per una indubbia consonanza esistenziale da un'altra religiosa e poetessa comunque Cristina di Svezia -che per l'erudizione fu detta la "Minerva del Nord" ottenne enorme considerazione e gratificazioni: vale a dire la poetessa Suor Juana Inéz de la Cruz)].

Ma le cose invero meritano una valutazione molto attenta, che nulla trascuri.
Nel cuore dell'inverno ghiacciato di Stoccolma, una notte di quattrocento anni fa, l'intero castello reale delle 3 Corone era in apprensione in quanto la Regina di Svezia Eleonora di Brandeburgo stava per dare al glorioso sposo Gustavo Adolfo l'erede al trono = fatto estremamente importante anche dati i tempi permeati da terrificanti venti di guerra (vedi indici).
Gli astrologi avevano detto che "sarebbe stato un maschio, ma che la nascita sarebbe costata la vita al re, alla regina o al bambino stesso: mentre se invece fosse riuscito a sopravvivere 24 ore avrebbe compiuto qualcosa di grande".
E non solo: il quadro astrale di Cristina coincideva in modo incredibile con quello di suo padre, Gustavo Adolfo. Il che lasciava presagire un destino di gloria pari alla leggenda paterna.
Il nuovo nato invece era una femmina, ma i Re svedesi se ne accorsero solo il giorno dopo: un particolare che con altri segnali spinge molti storici a sostenere che Cristina avesse caratteri ermafroditi (cosa di per se stessa non impossibile ma dati i tempi pur sempre oggetto di atavici timori e al di fuori di potenti protezioni sempre a rischio di destini improbi = vedi sul tema = Daniela Pizzagalli, in La regina di Roma. Vita e misteri di Cristina di Svezia nell'Italia barocca (Rizzoli, 2002) che parla di "ipertrofia clitoridea" = fatto sta come scritto sopra amò liberamente uomini quanto e soprattutto talora con struggente passione e sensualità amò donne non disdegnando affato tra lo stupore epocale di indossare abiti di foggia maschile.

La sua tomba venne riaperta per ben due volte, nel 1943 e nel 1965, seppur per motivi distinti ma in maniera sufficiente che si alimentassero ulteriormente le discussioni sul sesso della regina) Ad ogni modo, Cristina divenne Regina a soli sei anni ed ereditò le gesta eroiche di suo padre Gustavo Adolfo.
In realtà fino alla maggiore età (18 anni) e quindi fino al 1644 le decisioni spettarono al "Consiglio di Reggenza" presieduto dal potente Cancelliere Axel Oxenstierna: di cui anche in tempi posteriori Cristina si avvalse proficuamente concludendo la Pace con la Danimarca (1645) in forza del trattato di Brombsebro che portò buoni vantaggi territoriali alla Svezia e come detto concorrendo in maniera importante alla pace di Westfalia del 1648 del 1648 che, concludendo la sanguinosa "Guerra dei Trenta Anni", consegnò alla Corona svedese i possessi di Brema e Rugen.

Sulle sue spalle si era però riversato il peso di quella potente ma pesante tradizione gotica o "goticismo" per cui gli svedesi si ritenevano i progenitori dell'Europa e si identificavano con il popolo di Atlantide descritto da Platone.
Le RUNE nordiche venivano orgogliosamente considerate la più antica forma di scrittura umana [il tema delle Rune era all'epoca sosì celebre da rientrare tra gli interessi di Thomas Bartholin esponente di illustri scienziati danesi legati ad A. Aprosio il quale ne scrisse specificatamente collegandole al tema del rinvenimento dei "Corni dei Re Danici" in questa sua opera oggi pressochè introvabile ed in cui, citando anche il Museo Aprosiano all'epoca ancora sito in area veneta, dissertò su collezionismo antiquario, ritrovamenti archeologici, scritture cifrate, epigrafi, reperti purtroppo andati col tempo perduti e, all'uso dell'epoca, cercando di dare del tutto una spiegazione scientifica od in alternativa connessa al magnetismo naturale se non all'astrologia e alla magia]
CRISTINA mentre, in un apparente apogeo, si circondava di artisti e studiosi, soprattutto francesi, portava però in se stessa i tormenti di un'indole inquieta che da un lato si manifestò (con l'appoggio dato da autentica Mecenate) ad artisti e attori (a Lei si deve l'introduzione a corte della passione per il teatro e gli spettacoli) con un primo serio errore (quello di intaccare il Tesoro della Corona suscitanto l'ostilità d'una parte del Senato) e che dall'altro, più intimamente, prese a tormentare il suo animo refrattario alla stabilità che poteva derivare dalla necessaria esigenza degli obbligi di governo quanto di un necessario di un matrimonio per ragioni dinastiche: cosa che vale la pena se non la necessità di approfondire leggendo qui le integrazioni documentarie superstiti.
Nell'auspicio forse di risolvere dubbi vieppiù angoscianti Cristina forse a molti si rivolse e certo -nella sua ottica- non potè far a meno la Regina di convocare il grande filosofo razionalista CARTESIO di cui aveva letto quasi solo il trattato Les Passions de l'Ame ("Le Passioni dell'Anima") sì da potersi ipotizzare che più che più che di metafisica e fisica Lei intendesse principalmente occuparsi di questioni morali contenute nell'opera: vedi anche E. Cassirer, Dhrottning Cristina och Cartesio, Stoccolma, 1940, pp. 7 - 56: e dello stesso Descartes. Lehere, Personlickeit, Wirkung, 1939 = e su quanto sopra affermato si veda l'utilissimo lavoro a più mani: W. Di Palma, T. Bovi, B. Lindberg, F. Abbri, M. L. Rodén, S. Rotta, G. Iacovelli, S. Akermann, F. Craaford, Cristina di Svezia, Scienza ed Alchimia nella Roma Barocca, Edizioni Dedalo, 1990.
Il dibattito sulle Passioni dell'Anima era estremamente in auge all'epoca ed a lungo sarebbe continuato come si vede da quest'opera molto rara, ferme le restanti postazioni: una retrostoria riporta a quanto già ne scrisse G. Fracastoro nel contesto di una vasta produzione di cui qui si propongono alcune opere digitalizzate:in merito alla specificità dell'argomento di matrice di filosofia morale (certo con implicazioni di varia natura non esclusa quella medica) nulla impedisce di credere che Cristina intendesse approfondire, con l'autorità di un filosofo famoso, quanto già aveva sentito almeno dibattere della questione, ferma restando la facoltà di dissertare sulla sua contrastata e attestata convinzione di quanto fosse possibile regnare, specialmente per una donna,
al segno di ipotizzare e quindi portare ad effetto
clamorosa quanto tuttora discussa
******** abdicazione ********

sia che la sia analizzi secondo la
linea tradizionale storico-politica
od in forza di un'
interpretazione che tenga anche conto di influenze profetico-millenaristiche.

Il pur fruttuoso e affascinante rapporto con Cartesio ebbe però una fine drammatica con la morte per polmonite del pensatore anche se in tempi posteriori si avanzò l'ipotesi che lo stesso fosse stato avvelenato per maneggi della Corte Papale di Roma timorosa che egli impedisse la conversione al cattolicesimo della Regina.

Cristina -curiosa di ogni forma di lettura non esclusa quella di testi proibitissimi in ambito non solo cattolico- spende una fortuna per ottenere una copia del libro all'Indice "I tre Arci-Impostori", un'opera contro Mose', Gesu' e Maometto.
La regina fonda anche un ordine cavalleresco: l'Ordine dell'Amaranta. Il suo simbolo è una pianta che nella tradizione ermetica cresceva nella Colchide, la leggendaria terra degli Argonauti.
Non solo: l'alchimista Johannes Franck, descrive il suo futuro regno come il compimento della profezia di Paracelso sul sorgere di una monarchia "metallica" nel Nord.
Ma non e' così: Cristina rifiuta il matrimonio a cui sarebbe obbligata come regina. E abdica alla corona. Con l'aiuto di due Gesuiti giunti da Roma in missione segreta Cristina spedisce tutta la sua biblioteca e le sue collezioni d'Arte = un insieme culturale che aveva invero altresì molte caratteristiche in comune con quei monuenti sinergici della cultura epocale che erano le "Camere delle Meraviglie" o Wunderkammer.
E si prepara a lasciare Stoccolma. Ma qual e' il vero motivo della sua rinuncia? Rifiuto del matrimonio, reale conversione cattolica, paura di governare o cos'altro?"

Il 19 dicembre 1655 CRISTINA DI SVEZIA, ufficialmente convertita al cattolicesimo, fa ingresso a Roma. Entra da Porta Pertusa, fatta riaprire per l'occasione da
PAPA ALESSANDRO VII
che la accoglie a braccia aperte ma che col tempo le instilla una sua certa
VISIONE CUPA DELLA VITA ED UN INDIRETTO TERRORE PER LA MORTE FISICA
di cui rimangono come qui si legge
TESTIMONIANZE IMPENSABILI ADDIRITTURA IN QUESTA RELAZIONE CURATA DA UN AMBASCIATORE DELLA REPUBBLICA DI VENEZIA
e comunque in sintonia con i
TEMPI TRAVAGLIATI DA UNA SOSTANZIALE PERDITA DI FIDUCIA NEI VALORI ISTITUZIONALI E DAL TERRORE DI UNA QUASI IMMINENTE APOCALISSE.
Quanto sembrava eclatante in un un Pontefice rientrava comunque, invece, in una sorta di costumanza epocale che molte ragioni avevano enfatizzato sin al punto che era frequente trovare in luoghi anche impensabili di molte persone
SIMBOLI VARI DELLA BREVITA' DELL'ESISTENZA O, IN PAROLE CONSONE ALL'USO DEL TEMPO, ATTESTATI DEL MEMENTO MORI (DELLA CONSAPEVOLEZZA, DA MAI PERDERE, DELL'INEVITABILITA' DELLA MORTE).
E se di questa postazione sono rimaste discussioni letterarie,
nemmeno estranee al contesto aprosiano atteso il rapporto con il Minozzi o la lettura del Giudici "che paragonava la brevità della vita al soffio d'aria fetida d'un petto celermente dispersosi in un pubblico cacatoio,
contestualmente specie fra i potenti, ché talora potenza e ricchezza fanno pensare di poter suggire alle inevitabili leggi di natura, non era rara l'opinione che, in virtù di rare, apparentemente introvabili sostanze ma da cercare disperatamente nel delirio di sopravvivere all'oblio, specialmente in forza di relazioni provenienti dall'ancora inesplorato "Nuovo Mondo", in quanto reputate -con tanto di fantasiose attestazioni documentarie di provenienza indigena- di far vivere oltre il concesso se non per sempre, era altrettanto forte la voglia di combattere la morte, cosa cui, nonostante i buoni rapporti con il Pontefice, Maria Cristina di Svezia, specialmente da quando cominciò a vedersi sfiorire, aderì con una incredibile tenacia sin a far lei sui libri ricerche reiterate, che influirono negativamente sul suo sistema nervoso quanto almeno le disillusioni che ricevava da coloro che -dietro lauti compensi- inviati a cercare materialmente le "portentose sostanze capaci di far sfidare lo scorrere del tempo" attraverso ogni contrada sempre tornavano per disilluderla = con rabbiosa sua disperazione poco se non nulla mai le fu concesso sapere a riguardo di siffatti prodotti tanto ambiti procedendo dal mito dell'
ALKAEST ONDE GIUNGERE CONTESTUALMENTE AL TEOREMA DELL'INDIVIDUAZIONE DELLA "FONTE DELLA GIOVINEZZA" SE NON ALLA SORGENTE DELL'IMMORTALITA'.
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Anticipata con questa digressione la duplicità caratteriale di CRISTINA e contestualmente la variabile di certi suoi atteggiamenti e di tanti suoi studi di cui poi si parlerà, giova ora riprendere l'assunto di partenza e precisare come entri di notte, in segreto, alla luce delle fiaccole, ma altresì in qual modo la voce del suo arrivo la preceda sì che ad accogliere l'ex Regina si trovino ALI DI FOLLA COSI'VASTE DA CHE INTASARE ROMA accompagnandola con applausi scroscianti.
Il giorno dopo, in un'atmosfera da tripudio,
CRISTINA viene presentata in Piazza del Popolo dove il BERNINI ha realizzato per lei, addirittura un ARCO DI TRIONFO.
A Cristina viene assegnato prima il
Palazzo Farnese, poi il Palazzo Riario, oggi sede dei Lincei e dell'orto botanico.

Il repentino ingresso nella non facile società romana fu agevolato all'ex Regina per volere del Pontefice dall'opera del potente Cardinale Decio Azzolini Juniore che non solo era capofazione entro il "Sacro Collegio" di quel gruppo di cardinali che era lo Squadrone Volante ma contestualmente, date le affinità culturali ed intellettuali e la paritetica passione per le arti, era destinato a diventare il più prezioso alleato di Cristina che finì per palesare per lui un'amicizia ed una fiducia in pratica estreme.
Proprio dal consorzio con l'Azzolino, maga Cristina ebbe l'ardire di incentivare l sua opera mecenatesca ed acuire le collaborazioni con letterati, artisti e scienziati partendo dalla decisione di fondare la sua
ACCADEMIA REALE PRESUPPOSTO DELLA FUTURA EREZIONE DELL'ARCADIA SOTTO LA SUA INFLUENZA SPIRITUALE.
In funzione di tutte queste sue munifiche ambizioni culturali si circonda di una cerchia di studiosi che spaziano dalla Poesia alla Scienza, fino all'Alchimia: la Scienza Segreta che Cristina pratica in prima persona.

Gli anni romani sono i più ALCHEMICI nella vita della Regina che fin da giovanissima non aveva nascosto il suo interesse per la "GRANDE SCIENZA" in generale e in dettaglio per la figura, diventata mitica, di NICOLA FLAMEL.
Interi patrimoni Cristina a Roma li spende per la sua Distilleria Alchemica, apprezzata così tanto che intorno ai suoi laboratori transita mezza Europa: Cristina non si cura di procedere su un sentiero ambiguo e palesemente non tiene conto della posizione in merito all'Alchimia della Chiesa di Roma che, pur attraverso il mutare delle interpretazioni e dei secoli, rimandava inevitabilmente alla condanna di questa Scienza Segreta sancita nel lontano XIII secolo dalla Costituzione "Spondent...." una ambigua Extravagans dei tempi della Cattività Avignonese redatta dal Pontefice Giovanni XXII: scienza dannata sì ma nel contempo lasciata nell'ambiguità delle interpretazioni al limite di concedere spazio a diversi giudizi degli interpreti - se "scienza diabolica" o "scienza senza concorso di forze malefiche- come qui si può leggere procedendo dal paragrafo 8 della stessa voce entro il basilare testo digitalizzato della monumentale Bibliotheca Canonica di Padre L. Ferraris.
Comunque sia l'ex Regina di Svezia fa delle sue investigazioni e soprattutto di quelle dei suoi prestigiosi collaboratori una fucina intellettuale di proposte e presunte scoperte: i nomi di chi operano accanto a lei, sppur casualmente, son spesso di enorme prestigio, dal medico danese Ole Borch [pubblicamente elogiato da Angelico Aprosio] al Gesuita Athanasius Kircher [ammirato e citato da Aprosio nella sua Grillaia] dall'agostinano Michelangelo Ricci, allievo di Torricelli [quest'ultimo fu tra l'altro protetto di G. Ciampoli amico di A. Aprosio] all'illustre astronomo Cassini, con il quale Cristina progetta un osservatorio astronomico per il suo giardino; la sua curiosità per l'alchimia come per ogni scienza pare non conoscere limiti risultando altresì attratta da ogni forma di macchina ed esperimentazione nemmeno esclusa quell'esperienza epocale, spesso vittima di tragedie, che va sotto il nome di
"Uomo Macchina / Uomini Macchina".
E' avida soprattutto di novità, che proiettino verso il futuro e verso esperienze sempre nuove magari enfatizzando la portata delle scoperte: non a caso si rallegrò in maniera persino eccessiva per lei quando anni prima Blaise Pascal le fece recapitare in omaggio la sua macchina calcolatrice [In tale epoca caratterizzata da una straordinaria passione per le MACCHINE un significato importante (sia sotto il profilo delle comunicazioni segrete -quanto mai utili specie in ambito diplomatico e politico) era andato anche contestualmente a creare una vera e propria civiltà delle MACCHINE DI PAROLE , parole cui eran attribuite anche valenze magiche, specie dopo la controversa affermazione della STEGANOGRAFIA DEL TRITEMIO] : ad ulteriore dimostrazione di questa sua varietà di interessi nemmeno è da obliare quanto Hennig Brandt la emozionò giungendo involontariamente nelle sue indagini alchemiche sulla "Pietra Filosofale" alla scoperta del fosforo.

La sua collezione di opere vantava migliaia di titoli, tra i quali le opere di Paracelso, la produzione di Johan Theurneisser e di Andrea Libavius [tra l'altro autore ben noto ad Aprosio come si legge nella Grillaia], una collezione personale dell'imperatore Rodolfo II di Boemia, intere parti del PICATRIX e una versione latina del SEFER - HA - RAZIEL, un testo di magia angelica (volumi cui indubbiamente attinse -pur apportande altre novità di rilievo- il filosofo tedesco RUDOLPH GOCKEL: LA CUI OPERA VIEN QUI PROPOSTA DIGITALIZZATA E TRADOTTA).
Per quanto colpita dalla nomea del WORM (WORMIUS) e della sua fama di "MAGO" non si può negare che nel contesto di questo patrimonio libresco il contributo principale che derivò alla biblioteca di Cristina di Svezia da un'opera alchemica che per certi aspetti finì per costituire la Summa del sapere in merito vale a dire il THEATRUM SYMPATHETICUM qui digitalizzato e consultabile in tutti i suoi molteplici aspetti quanto i variegati contributi in merito alla "Forza Universale che ogni cosa dell' Universo" permeerebbe di sè e che per GRAN PARTE DEI CONTENUTI -SU MOLTEPLICI ARGOMENTI MEDICO/SCIENTIFICI CHE RIMANDANO AL MAGNETISMO UNIVERSALE- PROPOSTI DAGLI INNUMEREVOLI AUTORI IN ESSO ACCOLTI CON LE LORO OPERE, OGGI SPESSO INTROVABILI procedono per buona misura dagli scritti qui del pari digitalizzati da quelli di "GEROLAMO FRACASTORO" A QUELLI DI "SYLVESTER RATTRAY" IN RAPPORTO ALLA "CLASSIFICAZIONE DI SIMPATIA ED ANTIPATIA INTERCORRENTI FRA ANIMALI, VEGETALI E MINERALI CON IL CONCORSO DELLE VARIE ENERGIE PLANETARIE (e nell'ambito di queste riflessioni lascia perplessi il fatto che non vengano menzionati dai ricercatori libri che non potevano non sfuggire agli interessi poliedrici della Regina a partire dai, dannati dalla Chiesa ma pertinenti ai di Lei interessi e quantomeno tuttora coinvolgenti, SCRITTI DI GIORDANO BRUNO, al proibitissimo ZODIACUS VITAE DI MARCELLO PALINGENIO STELLATO e quanto meno agli STUDI SE NON SPECIFICATAMENTE ALLA PANTOLOGIA DEL BURCHELATI senza escludere quella VASTA E POTENTE LETTERATURA SULLA CULTURA DEL SANGUE BENEFICO E/O MALEFICO ALQUANTO NOTA IN AREA CENTRO-NORD EUROPEA E POI CONNESSA VARIAMENTE E TALORA ANCHE IMPROPRIAMENTE ALLA STORIA/LEGGENDA DEL VAMPIRISMO)
L'argomento era molto importante, anche perché CRISTINA era stata colpita dalla morte di CARTESIO: alla cui versione ufficile (MORTE PER POLMONITE) si accostò una diversa interpretazione di MORTE PER AVVELENAMENTO = la teoria delle "SIMPATE/ANTIPATIE COSMICHE" era infatti strettamente connessa anche al discorso sui VELENI (eran questi i SECOLI DEI VELENI) e CRISTINA DI SVEZIA non ignorava un'opera di THOMAS BARTHOLIN oggi quasi introvabile, dedicata alla storia dell'UNICORNO, ALICORNO MA ANCHE DEI MITICI "CORNI DEI RE DANICI" - cui nel contesto di quello che per alcuni era OCCULTISMO/ASTROLOGIA/MAGIA/STREGONERIA ma che per altri era risultato del MAGNETISMO UNIVERSALE od alternativamente come sopra detto detto "TEORIA DELLE SIMPATIE/ANTIPATIE COSMICHE" erano attribuiti, non senza contrasti di opinione, POTERI TERAPEUTICI TRA CUI QUELLO DI ANTIDOTI CONTRO GLI AVVELENAMENTI e su cui si erano applicati molti più studiosi di quanto si creda compresi i medici italiani ANDREA BACCI e ANDREA MARINI le cui opere son qui digitalizzate: un argomento che peraltro fu ripreso sempre tra ipotesi diverse per tutto il secolo XVII con il contributo -sena però dimenticare quanto ne scrissero nelle loro opere qui proposte da altri illustri medici italiani di tradizione paracelsiana come ZEFIRIELE TOMASO BOVIO e LEONARDO FIORAVANTI di illustri scienziati e pensatori stranieri da JEAN BAPTISTE VAN HELMONT a geniali avventurieri e pirati come SIR KENELM DIGBY le cui opere son parimenti qui proposte nel contesto anche delle interazioni che la FORZA DELL'UNIVERSO ATTRAVERSO L'INTERFERENZA DELLO ZODIACO AVREBBE ESERCITATO SULLE VARIE PARTI DEL CORPO UMANO, NELL'AMBITO DI UN INTERSCAMBIO CONTINUO TRA MACROCOSMO E MICROCOSMO
I laboratori dell'EX REGINA DI SVEZIA MARIA CRISTINA oramai detta comunemente la BASILISSA sono gestiti dall'alchimista Antonio Bandiera (invero un modesto un alchimista pratico, Pietro Antonio Bandiera, che gestisce il suo laboratorio e cui, in sede testamentaria, Cristina lascia tutte le attrezzature): qui ella ospita spesso il Marchese di Palombara e Francesco Borri.
Francesco Borri nel contesto di una "leggenda nera" verrà processato dall'Inquisizione e rinchiuso a vita in Castel Sant'Angelo ma comunque il fascino dei luoghi rimase leggendario = la
"PORTA MAGICA"
di piazza Vittorio a Roma
è uno dei pochi monumenti alchemici giunti fino a noi e costituisce uno degli ingressi di Villa Palombara sull’Esquilino, dove il Marchese Massimiliano Palombara riuniva le persone più colte di quei tempi come Cristina di Svezia, Padre "Atanasio" Kircher, l’astronomo Domenico Cassini, il marchese Francesco Maria Santinelli, Giuseppe Francesco Borri, l'abate Domenico Federici ed altri ancora stando anche alle divagazioni dell'ottocentesco erudito Francesco Girolamo Cancellieri
.
La fede cattolica di Cristina risulta indiscutibile seppur alterata da comportamenti spesso ribelli al formalismo liturgico: ciò non toglie per esempio che il Bernini (convinto del suo potere di comunicare con Dio) sul letto di morte, le invia un busto in marmo di Cristo, chiedendo alla regina di pregare per lui.
Negli ultimi giorni di Cristina, nella sua corte entra una certa Giulia, esperta di Alchimia che nel contesto dell'antichissima tradizione oracolare avrebbe la dote particolare di prevedere il futuro.
Cristina se ne innamora e la ribattezza Sibilla.
La prima cosa che Cristina le chiede di indovinare sono i suoi pensieri (cosa che come si legge di seguito sarà poi condannata anche come pratica medica nel contesto del "Mesmerismo" e dalla donna le viene risposto che ha paura di morire: tutto ciò è vero (e probabilmente risaputo) ma a ciò l'ex Regina di Svezia accomuna terrore per invecchiamento e deperimento fisico con una volontà, non estranea alle costumanze epocali, di arrestarne il processo: cosa che fatte salve le proporzioni non orrorifiche della sua vicenda, ne accosta i tormenti a quelli vissuti dalla diabolica Contessa Bathory.
La fine della REGINA fu però dovuta all'abate Vaini, personaggio indegno che violentò un'ancella di Cristina: che lo scoprì e ne chiese la testa. Il prezzolato sicario non riuscì nell'opera e quando tornò a riferirlo alla regina, lei fu colta da ira violenta fin a mortale collasso.
Alle 6 del 19-IV-1689 Cristina si spense dormendo: nel suo letto fu trovata una lettera dell'alchimista Samuel Forberger, che le parlava dell' ALKAEST, il mai scoperto solvente universale dei corpi su cui si è
*******DISCUSSO E DISSERTATO DA PIU' POSTAZIONI INTELLETTUALI*******
e che contestualmente a nuove forme terapeutiche ma anche a soluzioni alternative ritenute recuperabili sia dalle
SPEZIE DEL NUOVO MONDO ED ANCORA DALLA TECNICA DELLA TRAPIANTAZIONE DEI MORBI
quanto soprattutto dalla scoperta di
FORME PER GARANTIRE L'ETERNA GIOVINEZZA: IN PARTICOLARE LA VANA SCOPERTA, SU CUI SI DISPERSERO VITE ED ENERGIA, DELLA "FONTE DELL'ETERNA GIOVINEZZA"
accesero in simultanea la voglia e la speranza di sfuggire all'inevitabilità della morte.
L'ultimo periodo di vita di Maria Cristina non fu comunque più segnato dagli stessi felici rapporti con il Soglio di Roma visto anche che il nuovo e conservatore Pontefice Innocenzo XI non "la sopportava" -anche se era difficile perseguire un personaggio di tale rilevanza e con alle spalle Potenze Europee che la proteggevano- per molteplici ragioni dai suoi enormi interessi per le Scienze Proibite compresa anche e soprattutto l'Alchimia al'indubbio comportamento stravagante e talora scandaloso allo stesso amore per il Teatro in cui s'era adoprata a far sostituire i cantanti castrati con le "vere cantanti" a certe indubbie mancanze di riguardo per i valori costituiti compreso la sua democratica passione per la "libertà di culto ma a quanto pare addirittura la "odiava" altresì per una ragione molto meno formale, in particolare perché l' irriverente ed anticonformista ex Regina, forte anche degli appoggi di cui godeva lo aveva appellato con un epiteto che solo Lei poteva permettersi esponendosi quello di
"Minchion"
di cui il Papa non riuscì mai a liberarsi
.
Visti questi attriti ma anche i contrasti avuti con altri personaggi data la sua indole indocile, tra le tante voci -vere e false- che si sparsero in merito alla morte di Cristina, specialmente tra i suoi sostenitori non mancarono di correre frasi sibilline, certamente anonime, spesso degne delle Pasquinate che presero a serpeggiare per Roma al punto che, in un'
ampia sarcina di epistola anonima
stranamente o curiosamente (a seconda dei punti di vista) alcuni fautori di Maria Cristina chiesero al ventimigliese discepolo di A. Aprosio
Domenico Antonio Gandolfo
destinato a diventare Arcade e reputato forse erroneamente sulla scia del maestro esperto di libri misterici non esclusi testi di investigazione, anche su piante, medicamenti e veleni
se veramente si fosse cercato di fare tutto il possibile per guarire la
*************salute di Maria Cristina definita come d'uso "la Basilissa" sì da salvarla da una fine apparsa troppo repentina*************
(l'interlocutore e propositore dell'impegno -quasi impossibile da espletare per il Gandolfo- non parla di azioni delittuose o di veleni: ma certo il suo modo di scrivere sembra sottintendere tante cose non dette esplicitamente e nonostante la pseudonimia se non l'anonimato stesso).

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Cristina come sopra scritto si spense nel sonno alle 6 del 19-IV-1689: e comunque, nonostante le stravaganze, le irriverenze ed anche i supposti scandali
-comprese la ben nota posizione anticonformista ma anche la "frenesia" della "Basilissa" come molti la chiamavano oramai
nel voler quasi paganamente sfuggire al Fato di tutti-
il Papa diede ordine di seppellirla nella basilica di San Pietro, nello stesso luogo in cui, ancora oggi riposano i Papi.
Una sepoltura incredibilmente in odore di santità...tanto che generale fu il cordoglio ed al punto che molti scrittori si soffermarono a descriverne la CERIMONIA FUNEBRE e l'INUMAZIONE come Bartolomeo Piazza in questa sua opera riservandole in questa sezione narrativa dedicata ai Principi che variamente presero dimora in Roma questa altamente
*********onorifica e specifica trattazione*********.
E senza dimenticarsi gli omaggi postumi fatti innanzi al suo sepolcro dai PASTORI D'ARCADIA come ad esempio da questo REPERTORIO ARCADICO è possibile anche
LEGGERE IN MODO DETTAGLIATO
[da "Voyager - on line" con ampie integrazioni multimediali]
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Concludendo questa riflessione si può anche dire che attraverso i secoli due celebri SVEDESI negli ultimi loro anni residenti in ITALIA furono uniti da aspetti pur diversi ma di una identica ossessione della FINE FISICA:
in modo clamoroso e consono agli aspetti della sua epoca
MARIA CRISTINA DI SVEZIA

fu in qualche modo schiava di un
SUPERSTIZIOSO TERRORE DELLA MORTE FINE A SE STESSA E CONSEGUENZA DI UN ORRORE FORSE PIU' GRANDE ANCORA QUELLO DELL'INVECCHIAMENTO
mentre molto dopo
ALFRED NOBEL
visse un altro terrore, epocale tra '800 e primi '900 quello della
CATALESSI O MORTE APPARENTE
SI' DA POTER ESSER SEPOLTO ANCORA VIVO


[recuperato da Voyager - on line con inserimento di collegamenti ipertestuali e di parte del testo]