Blondel, David ( Teologo: 25.9. 1590 in Châlons-sur-Marne, † 6.4. 1655 in Amsterdam) e la leggenda della Papessa Giovanna
.
Nel XIII secolo prese piede la leggenda della Papessa Giovanna, una donna, travestita da uomo, che sarebbe salita sul trono di Pietro tra l'855 e l'858, ma che sarebbe stata smascherata dal fatto di essere rimasta incinta e di aver partorito, morendone, in pubblico. In seguito a quest'episodio, la curia avrebbe predisposto una sedia papale, dotata di un'apertura inferiore per permettere ad un incaricato di……accertare, mediante palpazione, che il candidato Papa avesse, come si dice, tutti gli attributi maschili appropriati!
La leggenda fu pubblicata, per primo, dal cronista domenicano Giovanni di Metz nel 1240/50, e ripresa dal collega Martino di Troppau pochi anni dopo.
Oggigiorno la storia viene rifiutata come una leggenda: a parte il fatto che il periodo del presunto papato femminile coincide esattamente con il papato di Benedetto III, la leggenda andrebbe probabilmente letta come interpretazione simbolica dello strapotere delle vere padrone di Roma: le corrotte patrizie romane Teodora e (soprattutto) la figlia Marozia, amanti, madri e assassine di diversi papi. Marozia, per esempio, fu madre di Papa Giovanni XI (931-935), il cui padre era Papa Sergio III (904-911) (sic!): secondo Blondel (vedi sotto), la storia della Papessa Giovanna non era altro che una satira proprio su Giovanni XI. Il X secolo fu un'era veramente buia della storia del papato, e fu efficacemente denominato periodo della pornocrazia romana.
E' curioso comunque notare che, fino al XVII secolo, venne dato ampio credito alla leggenda, soprattutto in ambiente protestante per evidenti motivi propagandistici, e solo grazie al lavoro, pubblicato nel 1647 dal pastore protestante francese David Blondel, la diceria fu definitivamente scartata come priva di fondamento.
Lo storico ecclesiastico e pastore calvinista David Blondel nacque nel 1590/1 a Chalons-sur-Marne, in Francia e per la maggior parte della vita, pur essendo un profondo conoscitore di storia, svolse il mestiere di semplice pastore protestante di provincia.
B. mostrò una notevole facoltà critica, pubblicando lavori di confutazione storica di documenti e leggende della storia della Chiesa Cristiana.
Nel 1628, per esempio, confutò con la sua "Pseudo-Isidorus et Turrianus vapulantes" la veridicità dei cosiddetti "Falsi Decretali", una serie di documenti contraffatti del 850, ma fatti risalire, in mala fede, a Sant'Isidoro di Siviglia (560-636) in quanto strumentali per l'affermazione della supremazia papale già dai primi secoli del Cristianesimo.
Ma il lavoro che attirò le critiche maggiori, proprio dagli ambienti protestanti, fu la dissertazione del 1647 sulla leggenda della Papessa Giovanna, che B. rifiutò come figura storica ed interpretò come un mito o una satira, come già detto, sulla figura di Papa Giovanni XI. Purtroppo, avendo B. tolto una notevole arma di propaganda del protestantesimo contro il papato, egli fu fatto segno di pesanti ed indignate critiche proprio da parte del mondo riformista.
Nel 1650 egli subentrò a Gerhard Jan Voss (nome umanistico Vossius (1577-1649) come professore di storia all'università di Amsterdam, nella quale città morì il 6 aprile 1655. "Secondo la leggenda medievale , la PAPESSA GIOVANNA fu incredibilmente un PAPA DONNA, che regnò dall'853 all'855 [nel XVIII secolo Lucio Ferrari nella sua monumentale Biblioteca Canonica dedicata ad uno straordinario approfondimento della storia della Chiesa
nell'elenco dei Pontefici già come oggi proposto dagli elenchi ufficiali dei Pontefici dopo Papa Leone IV cita un Papa Benedetto III (nn. 106 - 107) = della vicenda della Papessa parla a lungo anche il grande storico ottocentesco Ferdinand Gregorovius facendo pure riferimento
alla questione dei suoi presunti ritratti o simulacri ]. Quello della Papessa Giovanna è generalmente considerata dagli storici come un mito, probabilmente originato dalla satira anti papale, che ottenne un qualche grado di plausibilità a causa di certi elementi genuini contenuti nella storia.
Secondo la leggenda, una donna inglese, educata a Magonza e vestita in abiti maschili , a causa della natura convincente del suo travestimento divenne un monaco con il nome di "Johannes Anglicus" [è arduo dire quanto tutto ciò abbia condizionato la Chiesa di Roma e contestualmente la vita dei vari Stati, comunque leggenda o no è assodato come attraverso i secoli
divenne intransigente il
controllo sull'abbigliamento sì che alle donne erano vietati gli abiti maschili ed il contrario accadeva per gli uomini = e molte restrizioni esistevano anche per il periodo di Carnevale quando il "mascherarsi" poteva dar credito alla liceità di qualche trasgressione
Come detto però la Papessa venne eletta dopo la morte di Papa Leone IV (17 luglio 855 ) in un epoca senza tutte queste cautelative ed in cui il metodo di selezione dei Papi era fortuito e cui si sarebbe posto riparo con tante minute regole atte a garantire la sacralità dell'evento: fatto sta che, stando alle voci correnti all'epoca, non ebbe problemi di sorta ad esser eletta ed a prendere nome di Papa Giovanni VIII. La Papessa sarebbe stata sessualmente promiscua e sarebbe quindi rimasta incinta da uno dei suoi amanti: siffatta promiscuità di una donna risultò una problematica non da poco per molti futuri interpreti: alcuni osarono ipotizzare
riflessioni diverse -con molti distinguo- diverse su una figura di VIRAGO - OMOSESSUALE - LESBICA - TRIBADE, altri, sempre in un contesto di timore
spostarono le loro considerazioni -più correttamente se si vuole- su un caso di ERMAFRODITISMO E/O DI TRANSESSUALITA', tutte comunque forme variamente riprovate e condannate e su cui mai era semplice dissertare e donde ben si intende, anche se non solo per la ragione summenzionata ma anche per motivi moralistico-religiosi, giuridici, penali, civilistici e pure di ordine notarile in merito alle successioni, derivò, ed in forma via via accentuata dal '600, il citato controllo sull'abbigliamento sì che alle donne erano vietati gli abiti maschili ed il contrario accadeva per gli uomini = e molte restrizioni esistevano anche per il periodo di Carnevale quando il "mascherarsi" poteva dar credito alla liceità di qualche trasgressione = resta comunque un fatto che il reiterato recupero erudito e non solo della vicenda della Papessa Giovanna sia stato fatto rientrare, più o meno palesemente, in una sorta di forma ammonitrice e catartica risiedente alla radice stessa delle epocali postazioni antifemministe e patriarcal-maschiliste sostanziate sulla debolezza caratteriale della donna, sulla sua vanità e lussuria e quindi sulla ragionevolezza del suo controllo sia in famiglia che nel contesto delle Istituzioni].
Durante la processione di Pasqua -secondo una variante della leggenda cui qui si fa cenno- nei pressi della Basilica di San Clemente , la folla entusiasta si strinse attorno al cavallo che portava il pontefice. Il cavallo reagì, quasi provocando un incidente. Il trauma dell'esperienza portò "Papa Giovanni" ad un parto prematuro.
Scopertone il segreto, la Papessa Giovanna venne trascinata per i piedi da un cavallo, attraverso le strade di Roma , e quindi lapidata a morte dalla folla inferocita (oggettivamente pare -anche nel contesto leggendario- più verosimile la versione di una morte naturale come data dal Gregorovius: la lapidazione non risulta in sintonia -a prescindere da una plausibile reazione inconsulta popolare o da una qualche biblica significanza conferitole dai narratori- con gli ancora vigenti elementi del diritto medievale del periodo connesso ancora alle leggi dei Barbari mentre all'opposto l'esser trascinata per via d'un cavallo tra le strade di Roma pare sanzione da connettere ad un io narrante appartenente ad epoche posteriori quando era usuale -con funzioni catartiche- la sanzione che "Per le vie della città il reo sia tratto al patibolo a coda d'una bestia" (legato vivo ad un animale, come specifico per i perpetratori di sacrilegi quali appunto sarebbe stata la supposta Donna Papa: e come qui si nota la successione temporale risulterebbe identica, "prima legata alla bestia" e poi "lapidata").
Secondo questa versione della leggenda la donna poi venne sepolta nella strada dove la sua vera identità era stata svelata, tra San Giovanni in Laterano e la Basilica di San Pietro. Questa strada venne (apparentemente) evitata dalle successive processioni papali - anche se quando quest'ultimo dettaglio divenne parte della leggenda popolare, nel XIV secolo , il papato era ad Avignone , e non c'erano processioni papali a Roma.
Sempre secondo la leggenda, a Giovanna successe Papa Benedetto III , che regnò per breve tempo, ma si assicurò che il suo predecessore venisse omesso dalle registrazioni storiche. Benedetto III si considera abbia regnato dall'855 al 7 aprile 858 . Il nome papale che Giovanna assunse venne in seguito assunto da un altro Papa Giovanni VIII (pontefice dal 14 dicembre 872 al 16 dicembre 882 ).
Apparentemente, sin dai tempi immediatamente successivi alla Papessa Giovanna, ogni candidato a Papa viene sottoposto a un accurato esame intimo per assicurarsi che non sia una donna (o un eunuco ) travestita. Questa verifica prevederebbe il sedersi su una sedia dotata di un foro. I diaconi più giovani presenti tastano quindi sotto la sedia per assicurarsi che il nuovo Papa sia maschio: "E allo scopo di dimostrare il suo valore, i suoi testicoli vengono tastati dai presenti più giovani, come testimonianza del suo sesso maschile. Quando questo viene determinato, la persona che li ha tastati urla a gran voce "testiculos habet" ("Ha i testicoli") E tutti gli ecclesiastici rispondono: "Deo Gratias "("Sia lode a Dio"). Quindi procedono alla gioiosa consacrazione del Papa eletto" = Felix Hamerlin , "De nobilitate et Rusticate Dialogus" (ca. 1490 ), citato in The Female Pope, di Rosemary & Darroll Pardoe (1988).
Come per tutti gli altri miti in generale, esiste una parte di verità, abbellita da uno strato di finzione. Una sedia simile esiste; quando un Papa prende possesso della sua cattedrale , San Giovanni in Laterano a Roma, si siede tradizionalmente su due sedie di porfido, dette "sedia stercoraria". Entrambe hanno un foro. Il motivo di questi fori è oggetto di discussione, ma poiché entrambe le sedie sono più vecchie di secoli della storia della Papessa Giovanna (e anche del Cattolicesimo ), esse chiaramente non hanno niente a che fare con una verifica del sesso del Papa. Si è ipotizzato che in origine fossero sorta di "bidet" romani o degli sgabelli imperiali per il parto, che a causa della loro età e origine , vennero usate dai papi intenti a mettere in evidenza le loro pretese imperiali (come fecero anche con il loro titolo latino di "Pontifex Maximus".
Il mito della Papessa Giovanna fu screditato da David Blondel storico e teologo protestante della metà del XVII secolo . Blondel, attraverso un'analisi dettagliata delle affermazioni e delle tempistiche suggerite, argomentò che nessun evento di questo tipo poteva essere avvenuto. Tra le prove che discreditano la storia della Papessa Giovanna troviamo:
La processione papale di Pasqua non passava nella strada dove la presunta nascita sarebbe avvenuta.
Non esiste nessun documento d'archivio di un tale evento.
La "sedia dei testicoli", su cui i Papi siederebbero per avere la propria mascolinità accertata, è di molto precedente all'epoca della Papessa Giovanna e non ha niente a che fare con il requisito che ai Papi vengano controllati i testicoli (come spiegato più sopra).
Papa San Leone IV regnò dall'847 fino alla sua morte nell'855 (e Papa Benedetto III gli successe nel giro di settimane), rendendo impossibile che Giovanna abbia regnato dall'853 all'855.
Il momento della prima comparsa della storia coincide con la morte di Federico II , che era stato in conflitto con il papato. Gli storici concordano in generale che la storia della Papessa Giovanna sia una satira anti-papale ideata per collegarsi allo scontro del papato con il Sacro Romano Impero , facendo leva su tre paure cattoliche medioevali:
un Papa sessualmente attivo;
una donna in posizione di autorità dominante sugli uomini;
l'inganno portato nel cuore stesso della Chiesa.
Comunque, ciò che potrebbe aver preso avvio come satira da presentare nei carnevali di tutta Europa, finì per essere una realtà accettata a tal punto che alla Papessa Giovanna, fanno riferimento personaggi come Guglielmo di Occam. La leggenda acquisì supporto dalla confusione sugli ordinali dati ai Papi di nome Giovanni; siccome Giovanni è il nome di Papa più usato, e alcuni Giovanni erano antipapi , ci fu confusione su quali numeri appartenessero a quali veri Papa Giovanni. A causa di ciò l'elenco ufficiale del Vaticano non comprende un Papa Giovanni XX .
A riprova della forte penetrazione nella cultura popolare di questa leggenda
alcuni suggeriscono che la carta della Papessa, nei Tarocchi , sia una rappresentazione della Papessa Giovanna.
Un film intitolato "La Papesa Giovanna" venne realizzato nel 1971, con Liv Ullmann nel ruolo di Giovanna, e con la partecipazione di Olivia de Havilland e Trevor Howard nel ruolo di Papa Leone.
Bibliografia
"Pope Joan" di Donna Woolfolk Cross, Ballantine Books, ISBN 0-345-41626-0
(EN "The Female Pope: The Mystery of Pope Joan. The First Complete Documentation of the Facts behind the Legend" di Rosemary and Darrell Pardoe, Crucible, 1988".
Testo qui ricavato da "wikipedia = Papessa Giovanna".
E' arduo dire chi si lo scrittore di nome dannato cui allude A. Aprosio. Per quanto possa sembrar discutibile si potrebbe pensare a Giraldi, Lilio Gregorio (od a qualche influenza esercitata dal suo magistero) e specificatamente all'opera qui sotto elencata anche perchè nel syntagma 4 si legge una sarcina alquanto simile a quella riportata dal frate intemelio e che detta: Cybele ergo Saturni uxor a gentibus existimata (de qua tamen uariae traduntur opiniones, quae suis locis hoc toto capite referentur) dicta est Cybele, a monte Phrygiae, ut Stephanus scribit: ut Strabo, a loco: ut Suidas, a montibus: ut uero Festus et Seruius apò tou kußesthai ten kephalèn, id est a capitis rotatione, quod proprium fuerat eius deae sacerdotum, qui per furorem motu capitis comam rotantes, ululatu futura praenunciabant. Hinc Lucanus: Crinemque rotantes Sanguinei populis ulularunt tristia Galli. tametsi in uulgatis Festi codicibus, dictam legamus apò tou kùßou, quam lectionem et ex doctis plerique secuti sunt. quin et eadem ratione kußos, id est cubus, ei ab antiquis dicabatur. Addit Seruius in tertio, Alios dicere Cybelum sacerdotem eius deae primum fuisse, et ab eo Cybelem dictam....". Non ho reperito sufficenti testimoni per chiarire l'espressione aprosiana sullo scrittore di nome dannato che non sembrerebbe ravvisarsi in quanto scritto da Antonio Palingenio Stellato, autore dannato, che comunque con Lilio Gregorio Giraldi, con i suoi amici Calcagnini e Ricci ebbe in comune il riparo della corte estense di Ercole II e soprattutto la protezione di Renata di Francia e dei suoi salotti letterari di matrice calvinista.
Ecco l'elenco dei volumi reperiti secondo l'SBN delle "genealogie degli dei pagani" di Giraldi, Lilio Gregorio: Giraldi, Lilio Gregorio,
De deis gentium uaria & multiplex historia, libris siue syntagmatibus 17 comprehensa: in qua simul de eorum imaginibus & cognominibus agitur, plurimaque etiam hactenus multis ignota explicantur, & pleraque clarius tractantur: Lilio Gregorio Gyraldo Ferrariensi auctore. Accessit locorum complurium in prima editione uel praetermissorum, uel breuius descriptorum, auctarium ac plenior tractatio, totiusque adeo operis recognitio postrema, eodem auctore. Omnium praeterea quae toto opere continentur nominum ac rerum locuples index. ... Basileae : per Ioannem Oporinum (Basileae: ex officina Iacobi Parci, sumptibus Ioannis Oporini, 1560 mense Augusto)
- 31, 5, 536, 28 p. ; 2o
- A cura di Giovanni Battista Giraldi Cinzio, il cui nome appare nella pref.
- Marca di J. Oporinus sul front
- Cors. ; gr. ; rom
- Segn.: pa-c6, A-Z6a-x6y4z62A8
- Iniziali e fregi xil
- Impronta - a-am ijij x.a- paFe (3) 1560 (R)
-Paese di pubblicazione: CH
-Lingua di pubblicazione: lat
- Localizzazioni: Biblioteca universitaria Alessandrina - Roma
- Biblioteca statale - Cremona
- Biblioteca nazionale centrale - Firenze
- Biblioteca nazionale centrale Vittorio Emanuele II - Roma
- Biblioteca Vallicelliana - Roma
- Biblioteca civica - Vittorio Veneto - TV
Giraldi, Lilio GregorioDe deis gentium uaria & multiplex historia, in qua simul de eorum imaginibus & cognominibus agitur, vbi plurima etiam hactenus multis ignota explicantur, & pleraque clarius tractantur ... Lilio Gregorio Gyraldo Ferrariensi auctore. ... Accessit quoque omnium quae toto opera continentur, nominum ac rerum locuples index ...
Basileae : Per Ioannem Oporinum (Basileae : ex officina Ioannis Oporini, 1548)
- 16, 764, 70 p. ; fol.
Marca e note tipografiche in colophon
- Segn.: a4 (-a4), a-h6 i2 k-n6 o4 p-z6, aa-nn6 oo8 pp6 qq8 rr6 ss8 tt-uu6 xx8 yy-zz6, AA-BB6 CC8 DD-EE6 FF4 GG6 HH4 II-ZZ6, Aaa4
- Impronta - u-ul a-s. nuMe dese (3) 1565 (R)
- CH
- lat.
- Biblioteca del Seminario vescovile - Alessandria
- Biblioteca Estense Universitaria - Modena
Giraldi, Lilio Gregorio,
De deis Gentium libri siue Syntagmata 17. Quibus varia ac multiplex deorum Gentium historia, imagine ac cognomina, plurimaque simul multis hactenus ignota explicantur, clarissimeque tractantur: Lilio Gregorio Gyraldo Ferrariensi auctore
... Postrema editio, ... Omnium praeterea, quae toto opere continentur, nominum ac rerum index locupletissimus,
Lugduni : apud haeredes Iacobi Iunctae, 1565 (Lugduni : excudebat Iacobus Faurus)
- 470, 2 p. ; 2o
- A cura di Giovanni Battista Giraldi il cui nome appare nella pref
- Marca sul front.
- Segn.: a-z6 A-P6 Q8
- Iniziali e fregi xil
- Impronta - V.r- m.um usvt coru (3) 1565 (R)
- Paese di pubblicazione: FR
- Lingua di pubblicazione: lat
- Localizzazioni: Biblioteca comunale Planettiana - Jesi - AN
Giraldi, Lilio Gregorio
De deis Gentium libri siue Syntagmata 17. Quibus varia ac multiplex deorum Gentium historia, imagine ac cognomina, plurimaque simul multis hactenus ignota explicantur, clarissimeque tractantur: Lilio Gregorio Gyraldo Ferrariensi auctore
... Postrema editio, ... Omnium praeterea, quae toto opere continentur, nominum ac rerum index locupletissimus,
Lugduni : apud haeredes Iacobi Iunctae, 1565
- 470, 26 p. ; 2o
- A cura di Giovanni Battista Giraldi Cinzio, il cui nome appare nella pref.
- Marca sul front.
- Cors. ; gr. ; rom.
- Segn.: a-z6A-P6Q8a62a6
- Iniziali e fregi xil
- Impronta - V.r- m.um usvt coru (3) 1565 (R)
- Paese di pubblicazione: FR
- Lingua di pubblicazione: lat
- Localizzazioni: Biblioteca universitaria di Bologna - Bologna
- Biblioteca comunale dell'Archiginnasio - Bologna
- Biblioteca nazionale centrale - Firenze
- Biblioteca della Societa' napoletana di storia patria - Napoli - NA - 1 esemplare
- Biblioteca Palatina - Parma -
- Biblioteca nazionale centrale Vittorio Emanuele II - Roma Lilio Gregorio Giraldi
nato a nel 1479 a Ferrara, ove muore nel 1552. Umanista ferrarese, fu per breve tempo a Napoli ove conobbe il Pontano e il Sannazzaro; nel 1507 studiò greco a Milano sotto la guida di Demetrio Calcondila; a Modena divenne precettore di Ercole Rangone che accompagnò a Roma nel 1514 abitando con lui in Vaticano. Durante il Sacco del 1527 perse tutti i suoi beni e la biblioteca, alla morte del cardinal Rangone si rifugiò presso Pico della Mirandola (descrisse le opere perdute di Tura per la biblioteca di Pico nel suo Historiae poetarum...dialogi decem). Alla morte di Pico nel 1533, Giraldi tornò a Ferrara dove si riunì con i vecchi amici Calcagnini e Bartolomeo Ricci, vicino alla duchessa Renata.
Il De Deis Gentium, edito a Basilea nel 1548, venne iniziato dal Giraldi in tarda età - dopo il 1533 - , l’opera è suddivisa in capitoli, ciascuno dedicato ad una divinità e preceduta da una dedicatoria; delle divinità viene analizzata l’immagine, ma anche l’origine dei nomi, spesso sono introdotte digressioni erudite su etimologie, problemi di traduzione dal greco ecc., sporadicamente compaiono notazioni su reperti archeologici e collezioni di antichità di cui, a Roma, doveva aver avuto esperienza diretta. Per la sua vastissima erudizione l’opera ebbe un rilievo eccezionale per i mitografi successivi.
Nel 1545 aveva pubblicato a Basilea un’opera antologica intitolata Historiae poetarum dialogi decem, unita al De Poetis nostrorum temporum, vero e proprio parallelo tra il mondo letterario dell’antichità e gli autori dei suoi tempi; mentre la prima parte è una sorta di enciclopedia letteraria e fornisce utili indicazioni sulle fonti usate dal Giraldi per il suo trattato di mitologia, la seconda offre un panorama dell’ambiente umanistico del tempo e delle relazioni di Giraldi con esso: nella lista di amici compaiono Calcagnini, Bocchi, Valeriano, Ariosto, Cibo, Colocci, Egnazio, Amaseo, Giovio, Grana, Sadoleto, Mellino e Blosio Palladio.
Per comprendere la varietà degli interessi culturali aprosiani giunge utile riprendere una lettera, seppur di non facile decrittazione per la grafia e l'usura, del 22 gennaio 1674 scrittagli dal padre inquisitore di Genova il domenicanoTommaso Mazza [su cui vedi la pagina 89 dell'aprosiana "Visiera Alzata"] custodita alla Biblioteca Universitaria di Genova nel "Fondo Aprosio - Epistolario dei corrispondenti di A." (MS. E V 28, c. 191) in cui si legge:
"[Molto Reverendo Padre in Cristo?] Illustrissimo mio Signore sempre Osservandissimo
Essendomi convenuto stare alcuni giorni fora alla nostra Badia per assistere a certe fabriche ivi ordinate, nel ritorno trovo sul mio tavolino il gradito regalo del suo libro, da me avidamente saggiato [?], non l'havendo all'ora potuto divorare [?] per l'incommodo della lettura essendo slegato lo fei portare dal libraro per la legatura, e comandatomi di novo portarmi alla Badia, e questa mattina ritornato [----] mi trovo regalato d'una sua cortessima lettera, ove leggo l'eroica sua applicatione ad arricchire di libri la sua Biblioteca Aprosiana, forse non inferiore, o solo tanto quanto è il poco [---] de' nomi, alla Biblioteca Ambrosiana. Se il Padre Macedo [ per cui il Mazza aveva palese simpatia attesi gli scritti del Macedo a lui favorevoli] l'havesse aggratiata di tutti i suoi libri, n'hvrebbe potuto di essi solo empire un'armadio, tre' ne hà stampati in Verona quest'anno passato. Ma adesso hà un litiggio col nostro Padre Noris [---]".
Il Mazza allude ad una severa polemica (in dettaglio sull'eresia pelagiana e semipelagiana) tra Enrico Noris [che godeva invece la stima del cardinale Girolamo Casanate e Francisco Macedo a S. Augustino che lui stesso invano, per quanto si intende dal prosieguio della missiva, cercò di conciliare].
Lotichius, Johann Peter (Tertius), "Nobile amantium par: id est amores Euryali et Lucretiae senensis: autore Aenea Sylvio. Nunc recens, ad Ovidianam imitationem, elegiaco carmine rapraesentati, per Jo. Petrum Lotichium ..", Marpurgi Hessorum : typis Nicolai Hampelii [Hampelius = Hampel], Academ. typogr; impensis autoris, 1641 8, 46 p. ; 8° Adam, Melchior [c. 1575 Grottkau, Slesia - 26 December 1622 storico tedesco della letteratura e biografo] nell'opera "
Vitae germanorum jureconsultorum et politicorum: qui superiori seculo, et quod excurrit, floruerunt : concinnatae a Melchiore Adamo. Cum indice triplici: personarum gemino, tertio rerum",
Haidelbergae : impensis heredum Jonae Rosae, excudit Johannes Georgius Geyder, 1620
(di cui si custodiscono esemplari in:
Biblioteca nazionale centrale - Firenze -
- Biblioteca dell'Istituto di storia, filosofia del diritto e diritto ecclesiastico della Facolta' di giurisprudenza. Universita' degli studi di Macerata ed in
Biblioteca dell'Istituto di storia del diritto medievale e moderno della Facoltà di giurisprudenza dell'Università degli studi di Milano) ricostruisce la storia sulla reale vicenda amorosa del tedesco Eurialo e della senese Lucrezia registrata dal futuro Pio II che coinvolse il giureconsulto e politico del XV secolo Caspar Sclick ("Sclickius")
].
Di questo rarissimo volume dell'Aprosiana stampato da un tipografo (Hampel) non di grido in una città non celeberrima per la stampa (benché sede di una importante Accademia culturale), al momento, si è trovata traccia solo nella ventimigliese Biblioteca Aprosiana: non sussistono dati su come Aprosio ne sia venuto in possesso ma la provenienza germanica è indicativa dei molteplici contatti di Angelico con il Nord-Europa. Ciò è alquanto significativo [l'appellativo di "Tertius" per quanto si è potuto riconoscere è tutto aprosiano e serve a distinguere questo personaggio dal suo predecessore ed avo oltre che quasi omonimo Petrus Secundus Lotichius]: Aprosio non si limita a citare più volte Lotichius, Johann Peter (Tertius) nella parte edita dello "Scudo di Rinaldo" (con una particolare attenzione alla pagina 43) ma lo riesamina nel contesto della II parte dello "Scudo" entro il capitolo VIII: ne fa peraltro una menzione, ma abbastanza classificatoria, entro la pagina 624 della sua "Biblioteca Aprosiana". Johann Peter (Tertius) Lotichius nato nel 1598 ebbe non solo in patria buona fama e scrisse opere di vario argomento che godettero di una discreta diffusione europea anche se nell'elenco SBN qui proposto spiccano alcune mancanze tra cui in dettaglio quella sopra menzionata: alla sua morte, nel 1669, Johann Georg Styrzel (1591-1668) borgomastro di Augsburg ne redasse un "epitaffio funebre" che qui viene riportato.
Resta comunque interessante il fatto che Aprosio non si limita a registrare nel citato passo dello "Scudo di Rinaldo" questa trasposizione poetica dell'autore tedesco in merito ad una composizione del futuro papa Pio II ma che invece di citare le ristampe e volgarizzazioni di tale lavoretto, pur senza menzionarne l'autore, rammenti nel passo di pagina 43, che la storia dei due amanti elaborata da Enea Silvio Piccolomini sia comparsa novellamente nel "romanzo" "Dolcezze Amare" la cui reperibilità è stata ardua ma non senza frutto sì che alla fine si è rinvenuto un esemplare de
"Le dolcezze amare. Descritte in quattro libri da Vito Canaldo. All'illustriss. ... Giuseppe Saluzzi ..." con la sorpresa non irrilevante che Vito Canaldo è pseudonimo/anagramma di un personaggio assai noto in ambito religioso ed agostiniano quale il bergamasco Fra Donato Calvi celebre per altri scritti, di ordine classificatorio e storico: forse anche per siffatta ragione l'Aprosio non lo cita (l'indice segue ancora la sequenza per via alfabetica dei nomi proprii e non dei cognomi) nello "Scudo di Rinaldo" nè sotto il nome autentico Donato nè sotto la forma dello pseudonimo Vito: e nonostante che il Calvi oltre che a diventare corrispondente di Aprosio e ad esser citato in tre passi del "La Biblioteca Aprosiana..." dall'agostiniano di Ventimiglia fu anche ascritto tra i "Fautori" della "Libraria intemelia": poichè Aprosio non poteva non conoscerlo sia perche agostiniano di prestigio sia perchè autore di opere venute alla luce prima del suo "Scudo di Rinaldo" e sufficientemente importanti da renderlo meritevole d'una citazione resta da credere che il frate ventimigliese non ancora sufficientemente conoscendo l'animo del Calvi per diretta, mediata od epistolare frequentazione abbia pensato -come di frequente era solito- di usare molta precauzione nell'uso di una citazione palese, sì da poter eventualmente suscitare una reazione di insoddisfazione.
Fuori di queste riflessioni, tornando specificatamente a parlare del "Lotichius", resta sintomatico il fatto che Johann Georg Styrzel nel citato epitaffio faccia cenno ad una "Lotichia gens" consacrata ad Apollo e dal dio favorita: con questo lo Styrzel implicitamente fa cenno agli avi di Johann Peter (Tertius) Lotichius resisi meritevoli in ambito letterario tra cui per primo è da ascrivere
Petrus Secundus Lotichius.
Onde riconoscere questa peculiarità vale la pena di soffermarsi ad esaminare un poco i portatori di questa onomastica.
Tra XVI e XVII oltre al personaggio menzionato da Aprosio, vale a dire Lotichius, Johann Peter (Tertius) troviamo infatti un "Lotichius, Secundus Petrus" e quindi ancora un "Lotichius, Christian" e finalmente un "Lotichius, Johann" che a fronte dei primi due qui menzionati costituiscono letterati assai minori ma dei quali vale la pena di citare almeno il nome e le opere al fine di dare un senso al già menzionato fatto che Johann Georg Styrzel nel citato epitaffio per Lotichius, Johann Peter (Tertius) abbia etichettata la "Lotichia gens" come una famiglia consacrata ad Apollo, cioè composta di intellettuali ed eruditi di vaglia.
Per comodità del lettore si fanno qui seguire i personaggi non direttamente coinvolti con l'operazione culturale aprosiana ma comunque rientranti nel merito della questione sollevata da Johann Georg Styrzel: non è escluso che degli stessi esistano altre opere ma per la tipologia della ricerca in questocaso ci si è avvalsi (oltre che di un controllo generale ad ampio respiro) del sistema informatico del Servizio Bibliotecario Nazionale onde mettere in evidenza le opere di loro reperibili nelle biblioteche pubbliche del nostro Paese. "Lotichius, Secundus Petrus" (Niederzell, Assia, 1528-Heidelberg 1560) scrittore tedesco, studiò medicina a Marburgo, Lipsia e Wittenberg, poi a Padova e a Bologna. Celebrato lirico neolatino, imitatore di Virgilio e Ovidio, pubblicò elegie, carmi ed ecloghe (1551 e 1563), originati da uno sfogo intimo e immediato che preannuncia la lirica individuale del barocco. Nome su edizioni: "Petrus Lotichius Secundus - Lotichius, Petrus Secundus/Lottich - Lotichius, Petrus Secundus - Lotichius, Petrus - Lotichius, Peter - Lotich, Peter/Lotichius" - Lotich, Pierre/Lotichius
Sue opere individuate in Italia secondo il sistema informatico dell'SBN:
Lotichius, Petrus Secundus <1528-1560>," In natalem Seruatoris nostri Jesu Christi, elegia Petri Lotichij Secundi, scripta ad nobilem & generosum dominum Fridericum a Folkersam Liuoniensem", VVitebergae - 1550
Lotichius, Petrus Secundus <1528-1560>," Poemata Petri Lotichii 2. Solitariensis. Cum praefatione Ioachimi Camerarii," Lipsia imprimebat Iohannes Steinman: Steinmann, HansVoegelin
Lotichius, Petrus Secundus <1528-1560>," Poemata omnia : recensuit, notis et prefatione instruxit / Petrus Burmannus Secundus", Amstelaedami - 1754
Lotichius, Petrus Secundus <1528-1560>," Petri Lotichii Secundi Opera omnia. Quibus accessit vita eiusdem, descripta per Ioannem Hagium Fr. poetae, dum vixit, aequalium primum & intimum", Lipsiae: Lantzenberger, Michael Voegelin, Valentin, 1594
Lotichius, Petrus Secundus<1528-1560>," P. Lotichij Secundi Elegiarum liber. Eiusdem carminum libellus, ad D. Danielem Stibarum equitem Francum", Lutetiae: Vascosan, Michel, 1551
Lotichius, Christian
"Epicedion scriptum reuerendo uiro d. Martino Bucero. Autore Christiano Lotichio",
[s. i. e.] , 1551
- [6] c. ; 40.
- Segn.: A6 (-c. A6, bianca?).
- Impronta - s.m, t.s, s:a, i.am (C) 1551 (A)
- Localizzazioni: Biblioteca nazionale centrale - Firenze
Lotichius, Christian ,
"Epithalamion de nuptiis doctissimi uiri d. magistri Iohannis Kittelij, et honestae uirginis Dorotheae, d. Andreae Stolpij, illustrissimi principis electoris Marchionis consiliarij filiae. Scriptum a Christiano Lotichio",
Vuitebergae : ex officina typographica Viti Creutzer, 1550
- [4] c. ; 40.
- Segn.: A4
- VD16 L2854.
- Impronta - s.s, m,*, ens. o,it (C) 1550 (R)
- Localizzazioni: Biblioteca nazionale centrale - Firenze
Lotichius, Christian ,"
Elegia gratulatoria in nuptiis m. Ludouici Vngermanni Gelhusensis, et Esther filiae d. Gasparis Zeuneri praepositi Ecclesiarum Fribergi Misniae ad 25. diem Maij. Scripta a Christiano Lotichio",
Vuitebergae, 1551
- [4] c. ; 40.
- Segn.: A4.
- Impronta - t.s, s.s. m.s: s.um (C) 1551 (R)
- Localizzazioni: Biblioteca nazionale centrale - Firenze Lotichius, Johann <1576-1650>, "Disputatio iuridica de restitutione in integrum, et eius speciebus seu caussis sex. Quam ... sub praesidio ... Iohannis Lotichii ... proponit Henricus Binnius VVulferbytan. ...", Helmaestadii : excudit Henningus Mullerus Acad. typogr., 1640 - 12 c. ; 4 - Segn.: A-C4 - Impronta - exum t,l* t.se doni (C) 1640 (R) - Localizzazioni: Biblioteca nazionale centrale Vittorio Emanuele II - Roma
Giovanni Heins (1585-1666), medico tedesco, particolarmente attivo nella cura della peste a Venezia. Medaglia 1631 in bronzo = "Opus Johann Jakob Kormann detto il Cormano" ( Ae ) 42,3 mm = "IO(HANNES) HENIS(IVS) D(OCTOR) COM(ES) PAL(ATINVS) EQ(VES) D(IVI) M(ARCI) LOIMIAT(ER) GER(MANICVS) ET ITAL(ICVS) P(OETA) C(ORONATVS)" = Busto volto a destra con le insegne di Cavaliere di San Marco sul petto; sotto, "CORMANO F(ECIT). R/ A W CADENT A LATERE TVO MILLE ET DECEM MILLIA A DEXTERIS TVIS AD TE AVTEM NON APPROPINQVABIT PS(ALMVS) XCI" Scritta in sette righe: Repertori = Voltolina 913; Rizzini II, p. 118, 830. Lorenzo Legati, il curatore della "Biblioteca Aprosiana", amico e corrispondente di Angelico Aprosio in questa sua lettera (conservata in B.U.G. = corrispondenti aprosiani) ne scrisse impropriamente il nome qual Gio. Heinsio (ma in effetti il Legati andava chiedendo informazioni all'Aprosio, che doveva esser la sua fucina di informazioni per le opere proprie cui andava, lentamente in verità, lavorando).
Lubin, Eilhard col nome latinizzato in "Lubinus" - "Lubino", filologo ed erudito tedesco oltre che docente di umanità a Rostock.
Numerosissime le sue opere filologiche rinvenute nelle biblioteche italiane secondo l'SBN: Lubin, Eilhard," Clauis Linguae graecae, duabus partibus distincta: quarum 1. vocabula latino-graeca. 2. Omnes totius linguae Graecae voces primogeniae, in vulgari lexico occurrentes ", Amstelodami: Jansson, Jan <1.>, 1647
"Epistolae Apollonii Tyanei, Anacharsidis, Euripidis, Theanus, aliorumque ad eosdem", [Heidelberg]: Commelin Jerome Erben <1597-1622>, 1601
"Epistolae Hippocratis, Democriti, Heracliti, Diogenis. Cratetis, aliorumque ad eosdem", [Heidelberg]: Commelin Jerome Erben <1597-1622>, 1601
"Iuvenalis, Decimus Iunius", D. Iunii Iuuenalis Satyrarum libri 5. Ex duobus manuscriptis exemplaribus, & vetustiss. manuscripto commentario plus quam ducentis locis correcti. Praeterea A. Flacci P ", Hanouiae: Wechel, Andreas Erben & Marne, Claude <1.> & Aubry, Johann <1.> Erben, 1603
Lubin, Eilhard," Eilhardi Lubini Fax poetica siue genealogiae et res praecipuae gestae deorum gentilium, illustrium virorum, regum graecorum, & caesarum romanorum, perpetuis tabulis ", Rostochii: Albrecht, LorenzReusner Christoph <1597-1613>, 1517 i.e. 1597
Iuvenalis, Decimus Iunius," D. Iunii Iuuenalis satyrarum libri 5. Ex duobus manuscriptis exemplaribus, & vetustiss. manuscripto commentario plusquam ducentis locis correcti. Praeterea A. Flacci Pe ", Hanoviae", 1619
Lubin, Eilhard," Eilhardi Lubini Antiquarius siue Priscorum, et minus vsitatorum vocabulorum, breuis ac dilucida interpretatio., ex optimis quibusque Latinae linguae auctoribus deprompt ", ColoniaeColoniae: Wolter, Bernhard <1598-1635>Hemmerden, Stephan, 1609
Gentili, Scipione <1563-1616>," Scipionis Gentilis ... In divi Pauli apostoli ad Philemonem epistolam commentarius. Opus posthumum ... Biographia auctoris ac paraphrastica explicatione ac corollariis ", Trajecti ad Rhenum: Schoonhoven, J. van, 17774
Lubin, Eilhard," Clavis et fundamenta Graecae linguae, duabus partibus distincta: quarum 1. Vocabula Latino-Graeca; 2. Omnes totius linguae Graecae voces primogeniae, in vulgari lexico ", Amstelodami: Elzevier, Daniel, 1664
Lubin, Eilhard," Clavis et fundamenta Graecae linguae, duabus partibus distincta: quarum 1. Vocabula Latino-Graeca. 2. Omnes totius linguae Graecae voces primogeniae, in vulgari lexico ", Amstelodami", 1651
Lubin, Eilhard," Eilhardi Lubini In Q. Horatii Flacci poemata quae exstant omnia paraphrasis scholastica nova ...", Rostochii: Reusner Christoph <1597-1613>, 1599
Lubin, Eilhard," Clavis graecae linguae, duabus partibus distincta : quarum 1. Vocabula latino-graeca. 2. Omnes totius linguae Graecae voces primogeniae, in vulgari lexico occurrentes ", Amsterodami: Jansson, Jan <1.>, 1647
Lubin, Eilhard," Eilnardi Lubini Phosphorus, de prima causa & natura mali, in quo multorum gravissimae, & dubitationes tolluntur, & errores deteguntur", Rostochij excudebat Cristoph. Reusnerus", 1601
Lubin, Eilhard," Clauis et fundamenta Graecae linguae, in duas partes tributa: quarum priori vocabula Latino-Graeca, posteriori Graeco-Latina ita explicantur, vt radicibus primogeniis p ", Francofurti", 1643
"Epistolae veterum Graecorum: nempe Hippocratis, Democriti, Heracliti, Diogenis, Cratetis, Phalaridis, Bruti, aliorumque ad eosdem : Editae Graece ac simul Latine; per E ", Heidelberg: Commelin Jerome Erben <1597-1622>, 1609
Persius Flaccus, Aulus," Auli Persi Flacci Satyricorum celeberrimi grauissimi, & difficilimi Satyrae 6. Ita illustrata ut a quouis facile intelligi possint, commentariis Eilhardi Lubini", Amstelredami: Heyns, Zacharias, 1595
Lubin, Eilhard," Clauis Graecae linguae, duabus partibus distincta: 1. Vocabula Latino-Graeca. 2. Omnes totius linguae Graecae voces primogeniae, in vulgari lexico occurrentes alpha ", Londini: Griffin, Edward <2.>Partridge, John, 1640
Lubin, Eilhard," Eilhardi Lubini Antiquarius, sive Priscorum, et minus vsitatorum vocabulorum, brevis ac dilucida interpretatio. Ex optimis quibusque Latinae linguae auctoribus depromta ", Francofurti: Latomus, Sigismund, 1601
Lubin, Eilhard," Eilhardi Lubini Antiquarius siue Priscorum, et minus vsitatorum vocabulorum, breuis ac dilucida interpretatio, ex optimis quibusque Latinae linguae auctoribus deprompta ", Amstelredami: Heyns, Zacharias, 1594
Lubin, Eilhard," Eilhardi Lubini In D. Junij Juvenalis Satyrarum libros ecphrasis succinta et perspicua", Rostochij: Mollemann, Stephan, 1602
Lubin, Eilhard," Eilhardi Lubini In Auli Persij Satyrarum librum ecphrasis nova, succinta & perspicua, qua poeta obscurissimus dilucide explicatur", Rostochij: Mollemann, Stephan, 1602
"Anthologia diaphoron epigrammaton palaion eis hepta biblia dieiremene. Florilegium omnium veterum Graecorum poetarum epigrammatum in septem libros diuisum interprete Ei ", [Heidelberg]: Commelinus, Hieronymus Erben, 1604
Johan van der Does
nato il 5 dicembre 1545 a Noordwijk, dominio spagnolo di Habsburg [ ora nei Paesi Bassi ],
morto l' 8 ottobre 1604, L'Aia: fu uomo politico a capo della resistenza antispagnola, umanista e docente universitario a Lovanio e Parigi, poeta e storico.
Non sempre è facile distinguerlo dall'omonimo figlio, umanista, erudito e bibliotecario, che gli premorì, con cui e di cui curò molte opere:
Tra le sue pubblicazioni si ricordano custodite in biblioteche italiane
Does, Johan : van der," Iani Dousae Nordouicis Praecidanea pro Albio Tibullo", Antuerpiae: Plantin, Christophe, 1582
Does, Johan : van der <1545-1604>," Iani Dousae Nordouicis Praecidanea pro Q. Valerio Catullo", Antuerpiae: Plantin, Christophe, 1581
Does, Johan : van der <1545-1604>," Iani Douzae Nordouicis Ad C. Sallustij Crispi historiarum libros, notae: cum luculenta fragmentorum aliquot accessione hactenus non editorum", Antuerpiae: Plantin, Christophe, 1580
Does, Johan : van der <1545-1604>," Iani Duzae Nordouicis nouorum poematum secunda Lugdunensis editio, plus dimidia parte, hoc est, nouem librorum accessione recens locupletata & aucta. Quorum omnium, imo singulorum indicem versa pagina explicabit", [Leida]: Academia Leydensis Batavorum, 1576
Does, Johan : van der <1545-1604>," Iani Dousae Nordouicis Ad superiorem commentariolum suum, septem capitum succidanea pro nouissima Horatij editione adpendix", Antuerpiae: Plantin, Christophe, 1582
Does, Johan : van der <1545-1604>," Iani Dousae ... In novam Q. Horatii Flacci editionem commentariolus", AntuerpiaeAntuerpiae: Plantin, Christophe, 1580
Does, Johan : van der <1545-1604>," Iani Dousae Nordouicis Annales rerum a priscis Hollandiae comitibus per 346. annos gestarum continuata serie memoriam complectentes. Nunc primitus in vnum metricae historiae corpus redacti, atque in 10. libros tributi ac dispartiti. ..", Hagae-Comitis: Hendricksz, Aelbrecht, 1599
Does, Johan : van der <1545-1604>," Iani Dousae Nordouicis Centurionatus, siue Plautinarum explanationum libri 4. In quibus praeter Plautum, multa veterum scriptorum loca, poetarum inprimis, varie corriguntur, illustrantur, explicantur", Lugduni Batauorum: Raphelengius, Franciscus <1.>Officina Plantiniana , 1587
Does, Johan : van der <1545-1604>," Iani Dousae Nordivicus ... Poemata pleraque selecta. Petrus Scriuerius, ex auctoris schedis & liturarijs magnam partem descripsit, sparsa collegit, ac iunctim edidit. Accedunt Iosephi Scaligeri, Justi Lipsii, aliorumque ad Douzam carmina", Lugduni Batavorum", 1609
Does, Johan : van der <1545-1604>," Iani Dousae Nordouicis Schediasma succidaneum nuperis ad Tibullum Praecidaneis addendum. Eiusdem ad familiarem quandam Gerardi Falkenburgii epistolam responsio ... Gerardi Falkenburgii epigrammata quaedam Graeca", Antuerpiae: Plantin, Christophe, 1582
Does, Johan : van der <1545-1604>," Iani Douse nordovicis Centurionatus sive Plautinarum explanationum libri 4 in quibus praeter Plautum, multa veterum scriptorum loca, poetarum inprimis, variae corriguntur, illustrantur, explicantur", Francofurti: Kopf, Peter Saur, Johann, 1602
Does, Johan : van der <1571-1597>," Batauiae Hollandiaeque annales: a Iano Dousa filio concepti atque inchoati iam olim; nunc vero a patre eidem cognomine ac superstite, Nordouici domino, ... recogniti, suppleti, nouaque octo librorum accessione ad integrae vsque decadis finem perducti & continuati. ... Cum locupletissimo rerum indice", Leida: Raphelingen, Cristoffel vanOfficina Plantiniana , 1601
Does, Johan : van der <1571-1597>," I. Dousae filii Rerum caelestium liber primus. In Laudem Vmbrae declamatio et carmen, vna cum aliquot poematiis ... Quibus additae sunt Orationes funebres in obitus aliquot animalium, interprete Gulielmo Cantero, numquam antheac editae", Lugduni Batauorum: Raphelengius, Franciscus <1.>Officina Plantiniana , 1591
Does, Johan : van der <1571-1597>," Clariss. v. Jani Dousae & Pauli Melissi Musae errantes. Accesserunt Hadriani Iunii Lugdunensia, necnon poetarum quorumdam praestantissimorum carmina varia. Justus Grisius ex fuga retraxit, collegit, ac junctim posteritati edidit", Francofurti: Voltz, Nicolaus Thieme, Johann, 1616
Bauhuis Bernard, gesuita e poeta neo latino tedesco vissuto tra il 1575 ed il 1629.
Scrisse tra l'altro:
Bauhuis, Bernard <1575-1619>, " Bernardi Bauhusii et Balduini Cabillaui e Soc. Iesu Epigrammata. Caroli Malapertii ex eadem Soc. Poemata", Antuerpiae: Officina Plantiniana Moretus, Balthasar <1.>, 1634
Bauhuis, Bernard <1575-1619>," Bernardi Bauhusij e Societate Iesu Epigrammaton selectorum libri 5", Antuerpiae: Officina Plantiniana , Moretus, Iohannes weduwe & erfgenamen., 1616
Bauhuis, Bernard <1575-1619>," Bernardi Bauhusij e Societate Iesu. Epigrammatum libri 5", Monachij: Segen, Melchior, 1634
Bauhuis, Bernard <1575-1619>," Bernardi Bauhusii Antuerpiani e Societate Iesu Epigrammatum libri 5. Editio altera, auctior", Antuerpiae: Officina Plantiniana Moretus, Balthasar <1.> & Moretus, Jean <2.> veuve & Meurs, Jean : van, 1620
Valens Acidalius
(Tedesco, "Havekenthal" ):
Filologo e poeta latino già riformato convertitosi alla chiesa cattolica, nato nel 1567 a Wittstock nel Brandenburgo morto il 25 maggio, 1595, a Neisse. Dopo la sua formazione alle università di Rostock, di Greifswald e di Helmstädt, ha cominciato lo studio sulla medicina, ma più successivamente ha dedicato la maggior parte del suo tempo ai classici latini sì da passare tre anni nelle università di Padova e di Bologna e visitando le città italiane principali. Dopo laurea in medicina a Bologna, si dedicò intieramente a letteratura latina: Aprosio lo cita in alcuni passi dell'"Scudo di Rinaldo" edito ed in particolare alle pp. 286 - 287 ne registra alcuni stralci di poesia.
Ritornato in Germania nel 1593 trovò mecenati in Johann Matthäus Wacke von Wackenfels e nel vescovo di Breslau, Andreas von Jerin.
Ecco qui l'elenco delle sue opere individuate nelle biblioteche italiane secondo l'SBN:
Velleius Paterculus," P. Vellei Paterculi Historiae Romanae ad M. Vinicium cos. libri 2. Post recentissimam Iac. Scheckij editionem Valentinus Acidalius recensuit. Additus eiusdem Velleianarum lectionum liber", Patauij: Meietti, Paolo, 1590
"1: Tomus primus continens adnotationes varias Laurentii Abstemii maceratensis, et Valentis Acidalii Divinationes, et Interpretationes in Plautii Comoedias: accessit his his Caroli Neapolis patricii panormitani Anaptyxsis ad P. Ovidii Nasonis Fastos, et horum omnium additamentum Joannis Felicis Palesii patavini ... Scriptae sunt praeterea singulorum criticorum vitae. Index vero locorum, & memorabilium in tomum secundum brevi proditurum justis de caussis erit conjiciendus ...", Florentiae", 1737
"2: Tomus secundus continens Valentis Acidalii divinationes, interpretationesque in Plauti comoedias, nec non Pii Antoni Bartolini in nonnullas juris civilis leges explanationes, postremo Philippi Beroaldi adnotationes in varios auctores accesserunt his Antonii Beccatelli vulgo panormitae patricii panormitani de dictis, et factis Alphonsi regis libri quatuor cum Eneae Sylvae commentariis, ac Jacobi Spiegelli scholiis", Florentiae", 1739
Lernutius, Janus <1545-1619>," Poematum Jani LernutI, Jani Gulielmi, Valentis Acidalii, noua editio", Lignicii, Lignicii: Schneider, Nikolaus Albertus, David, 1603
Acidalius, Valens <1567-1595>, Disputatio nova contra mulieres, qua probatur eas homines non esse", Anno 1195 i.e. 1595 - 20c. 1660
Curtius Rufus, Quintus," Q. Curtii Rufi De reb. gestis Alexandri Magni Macedonum regis historia. Triplice indice nunc primum annexo orationum sententiarum, & rerum insigniorium. Cui accesserunt Animaduersiones Valenti Accidalij selectiores. ... Deinde adiecti sunt, de vita, fortuna, ac virtute Alexandri libri tres ex Plutarcho: & ad finem tres epist.", Venetij: Gallina, Comino, 1615
Acidalius, Valens <1567-1595>," Valentis Acidalii In Q. Curtium Animaduersiones. Quibus superstites scriptoris eius omnes libri post accuratam Fr. Modij censuram plurimis etiam locis, alijque nonnulli quibusdam obiter, emendantur, illustrantur", Francofurti ad Moenum, Francofurti: Feyerabend, Johann <1573-1599> Osthausen, Heinrich <2.>, 1594
Acidalius, Valens <1567-1595>," Valentis AcidalI Epistolarum centuria 1. cui accesserunt 1. Epistola apologetica ad clariss. virum Iacobum Monauium. 2. Oratio de vera carminis elegiaci natura & constitutione. Edita cura Christiani Acidalii fratris", Hanouiae: Wechel, Andreas Erben & Marne, Claude <1.> & Aubry, Johann <1.> Erben, 1606 Acidalius, Valens <1567-1595>," Valentis Acidali, intercurrentibus & M. Ant. Mureti, Notae in C. Corn. Taciti opera quae extant. Collectae a Christiano Acidalio fratre. Cum indice duplice, vno auctorum veterum, altero verborum & phrasium", Hanouiae: Wechel, Andreas Erben & Marne, Claude <1.> & Aubry, Johann <1.> Erben, 1607
Tacitus, Publius Cornelius," C. Cornelii Taciti Opera quae exstant, integris Beati Rhenani, Fulvii Ursini, M. Antonii Mureti, Josiae Merceri, Justi Lipsii, Valentis Acidalii, Curtii Pichenae, Jani Gruteri, Hugonis Grotii, Joannis Freinshemii, Joannis Frederici Gronovii & selectis aliorum Commentariis illustrata. Ex recensione & cum notis Jacobi Gronouii", Traiecti Batauorum: Poolsum, Jacob van & Visch Joannes, 1721
Tacitus, Publius Cornelius," C. Cornelii Taciti Opera, quae exstant, integris I. Lipsii, Rhenani, Vrsini, Mureti, Pichenae, Merceri, Gruteri, Acidalii, Grotii, Freinshemii, & selectis aliorum commentariis illustrata. Ioh. Fred. Gronovius recensuit, & suas notas passim adjecit. Accedunt Iacobi Gronovii excerpta ex variis lectionibus ms. Oxoniensis", Amstelodami: Blaeu, Pieter & Blaeu Joan <2.>, 1685
Ausonius, Decimus Magnus," D. Magni Avsonii Bvrdigalensis opera, Iacobus Tollivs, M.D. recensuit, et integris Scaligeri, Mariang. Accvrsii, Freheri, Scriverii; selectis Vineti, Barthii, Acidalii, Gronovii, Graevii, aliorumque notis accuratissime digestis, nec non & suis adimadversionibus illustravit", Amstelodami: Blaeu, Joan <1. ; 1632-1673>, 1671
Acidalius, Valens <1567-1595>," In comoedias Plauti, quae extant, Diuinationes et interpretationes Valentis Acidalii, nunc primum lucem editae", Francofurti: Rosa, Jonas <1600-1620> Hempel, Samuel, 1607 Acidalius, Valens <1567-1595>," Disputatio perjucunda, qua anonymus probare nititur mulieres homines non esse: cui opposita est Simonis Gedicci ... Defensio sexus muliebris, qua singula anonymi argumenta, distinctis thesibus proposita, viriliter enervantur", Hagae-Comitis", 1644
Balde, Jakob: scrittore tedesco (Ensisheim, Alsazia, 1604-Neuburg 1668). Gesuita, fu professore di retorica a Monaco, Innsbruck e Ingolstadt, quindi storiografo alla corte bavarese e predicatore di corte a Neuburg. È il maggiore lirico latino dell'età barocca in Germania, tradotto in tedesco da Andreas Gryphius e altri e ammirato da Johann Herder. Scrisse anche una "Batracomiomachia" (1637), un Poema de vanitate mundi e alcuni drammi edificanti; la sua produzione lirica è raccolta in "Lyrica" (1643), "Silvae lyricae" (1643-46) e nelle "Odae partheniae" in lode di Maria (1648).
I "Lirici" cui allude in modo piuttosto generico Aprosio sono invece più esattamente di Balde, Jakob l'opera "Sylvarum Libri 7", Monachii : Apud Heredes Cornelii Leyserii, 1643 - 221 p. ; 13 cm. - Num. rom. nel tit - Impronta - usu- s.e, t:s, GRIp (3) 1643 (R) - Paese di pubblicazione: DE - Lingua di pubblicazione: lat. - Localizzazioni: Biblioteca comunale - Palazzo Sormani - Milano
- Biblioteca del Seminario Vescovile - Bedonia - PR
Nella C.B.A. si trova comunque questa bella OPERA del Balde (non è l'edizione originale, si tratta di una ristampa), dal titolo per esteso "De eclipsi solari anno MDCLIV die XII augusti in Europa a pluribus spectata tubo optico: nun iterum a Jacobo Balde e Societate Jesu tubo satirico perlustrata", Monaco 1662: l'eclissi del 12/VIII/1654 fu un fenomeno reale, variamente interpretato, ed il Balde ne analizzò l'apparizione non tanto da astronomo, cosa che per nulla era, ma da moralista e buon autore satirico.
VILLANI, NICCOLO' (anche NICCOLA/NICOLA): nato a Pistoia nel 1590, scomparso a Roma nel 1636.
Aristocratico, forgiato negli studi umanistico letterari a Firenze, Siena e Pisa si impiegò quindi alla corte del cardinale Tiberio Muti, prendendo momentanea residenza a Roma.
Viaggiò comunque molto, passando per la Grecia e Venezia prima di sistemarsi definitivamente a Roma quale protetto del cardinale Francesco Barberini.
Compose versi satirici in italiano e latino (da qui l'equiparazione al satirico latino Persio e quindi il soprannome di Persio pistoiese) ma realizzò anche un incompiuto poema eroico in ottave "Della Fiorenza Difesa" (Landini, Roma, 1641).
Si impegnò pure in commenti eruditi al Mussato ed al Loschi per quanto la sua fama letteraria, in questo campo di polemista, fu soprattutto connessa agli interventi critico-satirici in difesa dell' "Adone" di G.B. Marino.
Tra i suoi interventi troviamo "L'uccellatura di Vincenzo Foresi all' Occhiale del cavalier T. Stigliani" (Pinelli, Venezia, 1630) e le "Considerationi di messer Fagiano sopra la seconda parte dell'Occhiale del cavalier Stigliano" ("ibid.", 1631).
Più tardo è poi il suo "Ragionamento dello Accademico Aldeano sopra la poesia giocosa de' Greci, de' Latini e de' Toscani. Con alcune poesie piacevoli del medesimo autore" ("ibid.", 1634): negli opuscoli la critica moderna fa mediamente notare la rilevanza delle osservazioni del Villani sulla poesia di Dante. Alla C.B.A. di Nicola Villani sono reperibili le opere:
1 - "Considerazioni di Messer Fagiano sopra la seconda parte dell'occhiale del cavaliere Stigliano, contro allo Adone del cavaliere Marino, e sopra la seconda difesa di Girolamo Aleandro", In Venetia : appresso gio: Pietro Pinelli, 1631. - 752, [1] p. ; 12°
2 - "Della Fiorenza difesa, poema eroico del Sig.r Niccola Villani, canti diece", In Roma : appresso Antonio Landini, 1641. - [9], 437, [2] p. : 1 ill. ; 4°. (Front. inciso)
Ed ancora queste due enigmatiche Satire ufficialmente adespote:
"Satyra Dii vestram fidem" / [Niccolo' Villani]. - [1629?]. - 2 pt. (82 ; 31 p.) (La seconda parte e' intitolata "Satira. Nos canimus surdis" - La data e' ipotizzata dal repertorio delle seicentine italiane del "British Museum", cosi' come l'autore]
Presso la Biblioteca del Seminario maggiore di Padova si trova quindi la: "Satira Nos canimus surdis",
Descrizione fisica: 31, 1 p. ; 8o [adespota, senza data e luogo di stampa: le "note generali dell'SBN" però dettano: "
Autore: Nicola Villani, cfr. ABI"] -
Segn.: A-B8
- Impronta - m.ea m?pi i?m; DiQu (3) 0000 (Q)
- Paese di pubblicazione: UN
- Lingua di pubblicazione: lat
Non sapremo mai se, al momento in cui scriveva queste righe nella "Grillaia", Aprosio aveva consapevolezza di chi fosse l'autore e se con più probabilità, volutamente, ne manteneva l'anonimato: di certo ne era coinvolto atteso che della Satira in causa ne riprodusse ampi stralci come la sarcina in pp. 160 - 161 ed ancora quella alle pp. 500 - 501.
Tuttavia un sillogista a lui di poco posteriore Johann Jacob Hofmann (1635-1706) [nel suo "Lexicon Universale, Historiam Sacram Et Profanam Omnis aevi, omniumque Gentium; Chronologiam Ad Haec Usque Tempora; Geographiam Et Veteris Et Novi Orbis; Principum Per Omnes Terras Familiarum [...] Genealogiam; Tum Mythologiam, Ritus, Caerimonias, Omnemque Veterum Antiquitatem ...; Virorum ... Celebrium Enarrationem ...; Praeterea Animalium, Plantarum, Metallorum, Lapidum, Gemmarum, Nomina, Naturas, Vires Explanans. - Editio Absolutissima [...] Auctior [...]," Leiden: Jacob. Hackius, Cornel. Boutesteyn, Petr. Vander Aa, & Jord. Luchtmans, 1698. 2° - T. 1: Literas A, B, C, = [6] Bianche, 1072 pagine; - T. 2: Lettere D, E, F, G, H, I, K, L, = [1] Bianca, 900 pagine; - T. 3: Lettere M, N, O, P, Q, = [1] Bianca, 994 pagine - T. 4: Literas R, S, T, V, X, Y, Z, = [1] Bianca, CXXVI, 743, 116 pagine] registrava le due Satire indubitamente quali opere di N. Villani (p.319 del T. III, e facendo riferimento ad una bibliografia di autori notissimi ad Aprosio come l' Eritreo e Lorenzo Crasso)
ROSSOTTO (-I) ANDREA: di questo monregalese Aprosio ebbe grande considerazione e non solo ne fu assiduo corrispondente ma prima di dedicargli ampio spazio nel suo repertorio bibliografico lo onorò come dedicatario del capitolo XXX della "Grillaia".
Aprosio ne raccolse e registrò le molte opere anche se il nome del Rossotti è mediamente collegato alla sua silloge degli scrittori piemontesi:
Rossotti, Andrea, "Syllabus scriptorum Pedemontii, seu de scriptoribus Pedemontanis in quo breuis librorum, patriae, generis, & nonnumquam vite notitia traditur. Additi sunt scriptores Sabaudi, Monferratenses, & comitatus Niciensis. Opere, & studio d. Andreae Rossotti a Monteregali ... ", Monteregali : typis Francisci Mariae Gislandi, MDCLVXII [i.e. 1667 = Descrizione fisica: [28], 556, [112] p. ; 4o. Note Generali: Forme contratte nel titolo Fregi, cornici, vignette e iniziali incise Fregio xilografico sul frontespizio]
DELRIO, Martin Antoine, S.J., "Peniculus foriarum elenchi Scaligeriani pro Societate Iesu, Maldonato, Delrio. Auctore Liberio Sanga Verino Cantabro ad clarum Bonarscium Belgam",
Metelloburgi Mattiacorum (=Anversa), Apud Haeredes Matthianos, 1609. 12mo - (9), 10-203 pp.
Il volume (cui l'Aprosio dedicò un certo spazio nel suo repertorio bibliografico sul fine di p. 55 è estremamente raro in Italia come all'estero ma è opera di Martin Antoine Delrio (1551-1608), dotto gesuita e giurista nato ad Anversa da un nobile spagnolo. Fatti gli studi a Parigi e Salamanca ed entrato a far parte dell'Ordine dei Gesuiti a Valladolid, tornò in Olanda venendo ascritto fra i giudici dell'Inquisizione di quel paese soggetto alla Spagna. A Lovanio approfondì quindi i suoi studi di teologia e quindi dal 1589 al 1604 professò l'insegnamento in sedi universitarie di prestigio come Zurigo, Lovani, Graz e Salamanca. La fama gli derivò comunque da un libro più volte ristampato connesse all'Inquisizione ed alla caccia alle streghe il "Disquisitionem magicarum libri sex" giudicato il più poderoso prodotto giuridico della Controriforma per quanto ispirato ad una base di logicità estranea ad altri consimili testi.
Il volume sopra citato non ha nulla invece a vedere con la magia o le pratiche stregonesche: si tratta piuttosto di un formidabile attacco condotto dal M. Del Rio avverso
Joseph Justus Scaliger prestigioso docente a Leida dal 1593 fino alla morte 1609: l'attacco certamente era condotto in merito alla fede calvinista di Giuseppe Giusto Scaligero ma mirava a scardinarne l'onestà intellettuale, contestualmente a quella del padre Giulio Cesare Scaligero, atteso che entrambi vantavano una assai discussa origine dalla casata scaligera di Verona. Il risultato era dirompente: come credere alla professione di fede di chi aveva potuto manipolare i dati sulla sua reale nascita?: ed il titolo era sgradevole quanto efficiente nella sua complessità filologica e sostanziale, un titolo purtroppo, data anche la rarità del volume frainteso nelle parole iniziali (ed onestamente occorre notare come lo stesso Schoppe ad Aprosio scrisse "peniculus furiarum" che più civilmente rimanderebbe ad una immaginaria "scopa delle furie"): Peniculus" alla latina si può intendere "spazzola" ma "foriae" è da tradurre "latrine" sì che italianizzata la titolatura del volume può volgarizzarsi nella forma "Spazzola per pulire le latrine intasate dallo sterco ( "vergogne" = "falsi convincimenti e confutazioni scorrette") dello Scaligero a tutto vantaggio della Società di Gesù, di Maldonado e Martin del Rio [l'autore "Liberio Sanga" altri non è che pseudonimo di Martin Del Rio, vero autore dell'opera). Kaspar Schoppe aveva aderito alla polemica contro lo Scaligero componendo un'opera dal titolo relativamente più semplice "Gasp. Scioppii. Scaliger hypobolimaeus hoc est: elenchus epistolae Iosephi Burdonis Pseudoscaligeri de vetustate & splendore gentis Scaligerae...", Moguntiae : apud Iohannem Albinum, 1607 (Moguntiae : officina Ioannis Albini, 1607) - 10, 429 i.e. 430 c. : ill., c. geneal. ; 4o -: Segn.: a-b4 c" A-5P4 5Q" - La c. 5Q2v bianca - Ripetuta nella numerazione la c. 336 - Segue a c. 4Lr.: "Ioannis Fabri ... De nardo et epithymo. Aduersus Iosephum Scaligerum. ." Secondo il Brunet questa edizione fu pubblicata in Olanda, cfr. Brunet, v. 5, col. 233 - Impronta - s)es i-am e-c- reta (3) 1607 (R) - Localizzazioni: oltre che in C.B.A. pure in Biblioteca Trivulziana - Archivio storico civico - Milano - Biblioteca nazionale centrale Vittorio Emanuele II - Roma - Biblioteca della Fondazione Luigi Firpo. Centro di studi sul pensiero politico - Torino
Un apparente problema di decifrazione deriva qui dall'uso del termine "hypobolimaeus" tratto dal greco e che vuol dire "il Supposito" da una commedia del greco Menandro ricordata da Quintiliano: anche qui si intende una confutazione delle riflessioni dello Scaligero costruita sulla sua presunta inattendibilità: dapprima è detto "Scaligero il Supposito" ma poi, attraverso la critica implicita già nel titolo del suo pensiero, lo si rimanda al vero patronimico "Giuseppe Burdon il falso Scaligero". Logicamente lo Scaligero era circondato da allievi che lo veneravano e tra questi Daniel Heinsius che ne prese le parti redigendo
l' "Hercules tuam fidem, sive Munsterus Hypobolimaeus. id est, Satira Menippea, de vita, origine, & moribus Gasperi Scioppii ..." [By Daniel Heinsius.]" Editio secunda, altera parte auctior & emendata. Accessit huic accurata Fabulae Burdoniae" [ propriamente lo "Scaliger Hypobolimæus" dello Schoppe] "confutatio auctore I. R. Batavo, Iuris studioso "[Joannes Rutgers o più verisimilmente J. J. Scaliger]")",
Lugduni Batavorum: ex officina Ioannis Patii, 1608 -
pp. 411; ill. 8º.
Tra altre consimili edizioni si può per utilità citare: HEINSIUS, D., "Satirae duae Hercules tuam fidem, sive Munsterus Hypobolimaeus. Et Virgula Divina. Cum brevioribus annotatiunculis, quibus nonnulla in rudiorum gratiam illustrantur. Accessit his accurata Burdonum fabulae confutatio, quibus alia nonnulla hac
editione accedunt", Leiden, Lud. Elzevier, (typis Is. Elzevirii) 1617. 12mo. 12°, pp. 619 (i.e. 529), (20) p., : si tratta di due interventi satirici dello Heinsius in difesa dello Scaligero attaccato dallo Scioppius.
L'opera è così composta: "Praefatio" (dedicata allo Scaligero); "Judicia de Josepho Scaligero Gasperis Scioppii nondum parasiti" [quando cioè non s'era ancora convertito al cattolicesimo] quindi lo scritto "Hercules tuam fidem" (pp.1-103) editato in contrapposizione allo scritto dello Schppe del 1607 "Scaliger hypobolimaeus". Il termine "Munsterus" del titolo si riferisce allo "Scioppius" che un tempo si "firmava" "G. S. da Munster". Segue poi la seconda satira "Virgula divina, sive apotheosis Lucretii Vespilionis" (pp. 105-147) quindi compare la " Vita et parentes Gasp. Schoppii, a Germano quodam contubernali ejus conscripta" (pp. 149-176) Non meno acre dello Hensius anzi talora blasfemo avverso i detrattori dello Scaligero risulta invece un altro discepolo di quest'ultimo vale a dire Caspar von Barth (1587-1658). Nel suo "Amphitheatrum Seriorum Jocorum: Libris XXX Epigrammatum constructum",
Hanau: Biermann, 1613. - 396 i.e. 496 S. 8° non lesina espressioni violente (di cui vale la pena per l'introvabilità dell'opera riprodurne qui una breve sequenza) nei riguardi di alcuni personaggi coinvolti quali il Del Rio o "Sanga", lo Schoppe, Charles Scribani alias "Clarus Bonarscius" ed altri ancora.
Costituisce poi un'autentica rarità bibliografica lo scritto edito col titolo "Tres capellae, siue admonitio ad Iosephum Iustum Burdonem" [in effetti J. J. Scaliger]
( pp. 14. 1608, in 4°), al contrario un'operetta favorevole alle postulazioni dello Schoppe stesa, sotto pseudonimo, come si legge nell'aprosiana "Visiera Alzata" dal gesuita svizzero Rodolphe Matman. Parecchio tempo è ormai passato da siffatta polemica e scrivendo all'Aprosio lo Schoppe parla di una mancata reazione dello Hensius e della parte avversa al suo ultimo intervento: in effetti non dimostra di avere tutti i torti in quanto a siffatta opera non risulta esser corrisposta un'aggressività polemica pari a quella che aveva creato il suo primo intervento polemico
Il poligrafo tedesco, come purtroppo risulta solito, cita le opere italianizzandone i titoli sì da renderne difficile l'inquadramento, anche per gli effetti di una grafia non sempre chiara. In questo caso però allude senza dubbio al suo lavoro "Oporini Grubinii Amphotides Scioppianae. Hoc est: Responsio ad Satyram Menippaeam Iosephi Burdonis Pseudo Scaligeri [Giuseppe Giusto Scaligero] pro vita & moribus Gasp. Scioppii ... Item Responsio ad confutationem fabulae Burdoniae. Dolo Caluinistarum diu suppressa & nunc demum in lucem edita. Accesserunt Denunciatio & mantissa Amphotidum cum Tribus capellis secundum excusae", Parisiis, 1611 - 390 p. ; 8. - Impronta - ames iso- t.tu stte (3) 1611 (R) - Localizzazioni: Biblioteca nazionale centrale - Firenze. L'improbabile nome di titolo ed autore dell'opera certo complicano la vita al moderno esegeta. "Amphotides" è un grecismo, per giunta non d'uso consueto ma sportivo = per "Amphotides" derivato al nominativo plurale della terza declinazione greca da "Amphotis, -idos" (pronuncia sia ossitona che proparossitona in due lemmi sinomici ma distinti) si indicava una copertura o protezione per le orecchie appunto detta anfotide utilizzata dai lottatori: valutando la semplicità della lemma "Scippianae" ecco quindo che che il significato autentico di questo bizzarro titolo in italiano è: "Protezioni delle orecchie dello Scioppio redatte da Oporino Grubinio: quest'opera costituisce la risposta alla satira menippea scritta da tal Giuseppe Burdon o Bordon che si fa chiamare impropriamente lo Scaligero in difesa della vita e delle costumanze di Kaspar Schoppe...contestualmente l'opera costituisce una risposta alla leggenda sui Burdon o Bordon [discendenti dagli Scaligeri di Verona]: una invenzione che per non causare danno ai calvinisti venne perseguita a lungo e spesso eliminata ma che ora si ripropone nuovamente alle stampe. Sempre in questo libro si contengono di seguito un preannuncio ed una giunta delle protezioni od anfotidi dello Scioppio...". Oporini Grubinii non è meno improbabile come nome d'autore ma rientra nei parametri epocali:
Si tratta di uno tra gli pseudonimi usati dallo Schoppe: in verità si son trovati finora gli
anagrammi: "Aspasius Grocippus, Pascasius Grosippus" e gli pseudonimi: "Juniperus de Ancona, Augustinus Ardinghellus, Wilhelm Ferdinand von Efferen, Euphormio, Mariangelo a Fano Benedicti, Christian Gottlieb von Friedberg, Fortunius Galindus, Sanctius Galindus, Bernardinus Giraldus, Operinus Grubinius, Daniel Hospitalius, Holofernus Kriegsoederus (Kriegseder), Nicodemus Macer (Macrus), Eucharius Martini, Philoxenus Melander, Theophilus Sanctafidius, Christoph von Ungersdorff, Alphonsus de Vargas, Renatus Verdaeus" [la cosa dovette influenza non poco Aprosio atteso che a fronte del nome latinizzato del poligrafo tedesco "Gasparus Scioppius" ideò per sè uno pseudonimo molto prossimo nella forma, quello di "Oldauro Scioppio" che troviamo usato, al posto del suo nome rale, per indicare l'autore dell' "Annotazioni all’Arte degli Amanti di Pietro Michiele", della versione italiana dei "Sermoni di tutte le domeniche, festività e santi che occorrono nell’Avvento fino alla Purificazione della Vergine. Disposti in varie risoluzioni morali cavate dalla Sacra Scrittura, e da’ Santi Padri per opera del Molto Reverendo Padre-Maestro Agostino Osorio", dell'analisi critica ititolata I>Le Bellezze della Belisa, tragedia dell’illustrissimo signor D. Antonio Muscettola", ed infine dell'inedita opera dal titolo "La Spugna"].
SANGA VERINUS, Liberius, Cantaber, pseud. [i.e. M. A. Del Rio], "Peniculus Foriarum, Elenchi Scaligeriani pro Societate Jesu, Maldonato, Del Rio, auctore Liberio Sanga Verino Cantabro ", Metelloburgi Mattiacorum [Anversa], 1609. 12º (British Library)
Giulio Cesare Scaligero (1484 - 1556) è una particolare figura di umanista e di intellettuale della cultura rinascimentale europea.
Della vita di Giulio Cesare Scaligero (o Giulio Cesare Bordon, padovano), la parte iniziale rimane la più oscura. Ci troviamo tuttora davanti a ciò che lo stesso Scaligero ci ha detto e che è stato più dettagliatamente ripreso da suo figlio Giuseppe Giusto Scaligero (Joseph Juste Scaliger) filologo calvinista nato ad Agen nel 1540, morto a Leida nel 1609 dopo esser stato professore a Ginevra e a Leida.
Nonostante la fama acquisita
Giulio Cesare Scaligero ebbe comunque già in vita tanti detrattori che in particolare lo trascinarono in dispute sulla sua supposta genealogia, tanto da far originare una propria letteratura sulle supposte o inventate biografie.
Oggi, dopo i saggi di Bruno Nardi e di Myriam Billanovich degli anni ’60 che hanno portato alla luce legami ma anche contraddizione sulla parentela con il celebre miniaturista padovano Benedetto Bordon, tutta l’argomentazione poi sostenuta da Giuseppe Giusto Scaligero appare come un debole monumento celebrativo alla memoria paterna.
Proprio Giulio Cesare Scaligero nella biografia scritta dal figlio Giuseppe Giusto Scaligero sostiene infatti di essere nato a Riva del Garda da una famiglia ch'egli voleva far discendere dagli antichi signori di Verona, da Benedetto Bordon Scaligero (militare al servizio del Re d'Ungheria) e Berenice Lodron (come si desume dall'epigramma a lei dedicato nella raccolta "Heroes"), una delle più importanti famiglie nobiliari del Trentino.
Nel 1525 si trasferisce ad Agen nella Francia meridionale al seguito del cardinale Angelo Della Rovere.
Nel 1496 fu presentato all'imperatore Massimiliano d'Asburgo a Verona e viene ammesso al suo servizio. Partecipò nel 1512 alla battaglia di Ravenna, nel 1514 si trasferì a Bologna per studiare medicina e storia naturale e approfondire una cultura letteraria cui aveva atteso con assiduità dagli anni della prima giovinezza. Fu studioso delle opere botaniche del presunto Aristotele (In libros duos, qui inscribuntur de plantis, Aristotele autore, libri duo, Michel de Vascosan, Parigi, 1556), e di Teofrasto (Commentarii et animadversioness, in sex libros De causi plantarum Theoprasti , Jean Crespin, Ginevra, 1566).
Conseguì la laurea a Padova del 1519.
Dal 1525 ad Agen, dove si era stabilito come medico del vescovo Angelo Della Rovere e dove entra in contatto con Matteo Bandello, nel 1528 gli venne riconosciuta la cittadinanza francese. Iniziò nel 1531 la sua carriera di scittore con una violenta satira contro il Ciceronianus di Erasmo.
Contro le teorie erasminiane che eludevano il controllo sociale, scendono in campo direttamente, o per conto della Curia, umanisti e tra questi Giulio Cesare Scaligero. Si contrapponevano realmente due diverse concezioni del mondo e il pensiero umanistico tradizionale scendeva in campo a difesa della situazione sociale. Fu Rabelais ad avvertire Erasmo che dietro agli attacchi si celasse Scaligero.
L'attacco dello Scaligero colpiva il tentativo di Erasmo di ancorare il cristianesimo ad una base razionale (capace cioè di riconoscere una razionalità-socialità entro il mondo pazzo):
la pazzia del mondo, per Scaligero, è invece solo la ineliminabile ignoranza del volgo e approdava ad una diversa concezione filosofica e diversa collocazione sociale. Nel 1540 appare De causis linguae latine, primo tentativo di grammatica storica che lo rese famoso in tutta Europa. Il suo nome continuò ad essere al centro di polemiche prima con Etien Dolet poi con Girolamo Cardano (Exotericarum exercitationum liber quintus decimus, De subtilitate ad H. Cardanum, Michel de Vascosan, Parigi 1557).
L'opera dello Scaligero è la più completa sistemazione delle idee sull'arte poetica ed insieme la prima trattazione organica dei generi letterari, delle figure retoriche, classificati in un rigido ordinamento gerarchico, espressa dell'opera postuma Poetices libri septem, A. Vincent, Lione 1561).
n uno dei capitoli dei Poetices libri septem , Scaligero è l'unico trattatista che si dedica alla parodia, la sua ipotesi farà testo: la parodia sarebbe nata negli intervalli dele recitazioni dei rapsodi, nella forma di un rovesciamento comico del testo appena ascoltato.
I Poetices libri septem dello Scaligero erano conosciuti dal massimo teorico della parodia Henri Estienne, autore del Parodie morales in poetarum veretrum sententias celebriores (1575). Il canone degli autori classici è integralmente dedotto da Estienne, fonte non denunciata ma puntualmente tradotta, ripreso dallo Scaligero. Il rigore aristotelico di Giulio Cesare Scaligero opponeva apertamente la natura all'arte considerata una come il regno del disordine, l'altra come un principio di eleganza armoniosa e di disciplina intellettuale, ponendo però limiti al criterio dell'imitazione quando prescriveva che essa non fosse una copia meccanica e pedissequa, ma l'effettiva invenzione di un nuovo mondo poetico. La dottrina dello Scaligero classicista dell'estetica cinquecentesca era rivolta alla sostituzione del mondo dell'arte a quello della vita come oggetto di imitazione poetica.
Se studiatissima e universalmente conosciuta la sua produzione letteraria prodotta in Francia, oscuri sono i suoi esordi letterari, tali da far supporre una voluta cancellazione nella memoria delle esperienze italiane. Il per nulla irrilevante problema della nascita (e quindi della veridicità delle sue affermazioni) di Giulio Cesare Scaligero suscitò roventi polemiche tra ambienti calvinisti e gesuiti nel’600 francese, anche perchè era collegato alla esaltazione che del padre aveva fatto il calvinista e docente di fama Giuseppe Giusto Scaligero (Joseph Juste Scaliger) è stato oggetto di verifica da parte dei ricercatori locali e non cui è stata affidata l’indagine negli archivi locali. Una lettura dei Poemata dello stesso Scaligero ha permesso di individuare alcuni spunti che sono stati oggetto di verifica con le fonti storiche locali e con personaggi che vi troviamo citati. Emerge la centralità del medico letterato veronese Marco Antonio Della Torre.
Personaggio chiave per i suoi legami con Nicolò d’Arco presso lo studio di Pavia e iniziatore dello studio delle discipline scientifiche in Aristotele e allievo, anche lui come Scaligero e Girolamo Fracastoro, di Pietro Pomponazzi.
Quello che è emerso dall’analisi delle produzioni poetiche incrociate su Fracastorio Nicolò d’Arco e Scaligero, è la centralità dell’ambito culturale veronese del primo decennio del ‘500 incentrato sulla figura del medico e poeta Marco Antonio della Torre, morto in tragiche circostanze a Riva del Garda nel 1511.
Il compianto per sua morte é il filo che lega tutti questi intellettuali da Paolo Giovio, Nicolò d’Arco, Scaligero, Fracastoro e Valeriano Bolzanio. Da notare che a seguito dell’occupazione di Verona da parte dell’imperatore Massimiliano d’Asburgo, venne nominato quale legato imperiale il vescovo di Trento Giorgio Neideck. Si desume, quindi il ruolo di Riva quale ponte tra queste due aree politico- culturali, suffragato dalla documentazione conservata presso l’Archivio Storico Comunale.
Le uniche testimonianze della vita trascorsa in Italia, alla corte dei Gonzaga, le desumiamo da stralci delle opere di Mattia Bandello:
nell'introduzione alla Novella XXIX, parte III di Matteo Bandello, nella disputa sulla pazzia umana, sono presenti Costanza Rangona Fregoso, Giulio Cesare Scaligero: costui compare nel corso della stessa novella :.....Pensando, illustrissima madama che le nostre questioni abbiano in qualche parte attristato gli animi di tutti gli ascoltanti....e solveranno un poco le menti depresse: poi il caso avvenuto è molto a proposito di quello che abbiamo tenzionato il dottissimo e gentilissimo signor Giulio Cesare ed io...." (M. Bandello, op. cit., p. 407).
Compare ancora Scaligero come interlocutore preferenziale di Bandello nella Novella XXIV dedicata a Costanza Rangone Fregoso: ".....Onde essendo venuti alquanti gentiluomini e gentildonne a Bassens, ove voi fuggendo i caldi estivi in questa freschissima e assai agiata stanza vi diportate, udii raccontar un caso degno di compassione che il mio da me tanto amato e dai dotti riverito Giulio Cesare Scaligero, uomo di dottrina eminentissimo, narrò, e disse per quanto ne aveva contezza esser stato prima detto da madama Margarita di Francia, oggidì reina di Navarra......" (M. Bandello, "op.cit.", p. 890).
Le citazioni di Scaligero continuano nei Canti:"...........in ogni sorte di dottrina eminentissimo, il signor Giulio Cesare Scaligero, uomo nel vero tra li dottissimi nobilissimo e tra li nobilissimo dotissimo......" (Introduzione ai Canti XI , M. Bandello, "op. cit." p.835) ed ancora, nel corpo del Canto V della medesima serie:
"...Mi baste adunque dir in voce umile
si ch'egli il mio parlar non sdegni o schivi:
questo è 'l gran Giulio Cesare che la Scala
al ciel inalza e vera fama esala..."
"...Or dove i' manco in tant'eccelsa impresa,
veggio il nodritto de le Muse in seno,
che con la lingua al poetar accesa,
di lei le lodi canta in verso pieno:
e quella per soggietto già s'ha presa,
acciò per morte mai non venga meno:
lo Scaligero è questi, il cui bel stile
è chiaro al Gange, a Calpe, a l'Austro, a Tile..."
(Canto, V)
"Mentre il gran Giulio Scala in alto sale,
dolce cantando tanti eccelsi eroi,
è tra i poeti il primo oggi fra noi,
e rende il nome lor chiaro e immortale...."
(Fragmenti de le rime, CXCVII)
"Erra chi morta, Cesare, mi crede:
se ben al volgo par che morta sia, seno fatto è del ciel la forma mia..."
(Fragmenti de le rime, CXCIX) La 'Teoria delle imprese'
E’ una rappresentazione simbolica d’un proposito e di una linea di condotta che per mezzo di una linea di condotta che si vuole intraprendere, viene espressa per mezzo di un motto e di una figura che vicendevolmente si interpretano.
Nel suo Dialogo delle imprese militari e amorose (Roma 1555) Paolo Giovio, già fatta propria la letteratura degli emblemata fissa i requisiti dell’Impresa:
che fosse con giusta proporzione di corpo ( figura) e d’anima (il motto);
che non fosse si oscura da aver bisogno della Sibilla per interprete, né tanto chiara che ogni plebeo l’intendesse;
che soprattutto avesse bella vista, cioè rappresentasse cose gradevoli all’occhio, come astri, fuoco, acqua, alberi, strumenti;
che non vi comparisse figura umana;
che il motto che n’è l’anima fosse di una lingua diversa dall’idioma di colui che faceva l’impresa, perché il sentimento fosse alquanto più coperto, e che il motto fosse breve, ma non tanto da essere oscuro o dubbioso.
La moda delle imprese ha seguitato ad usarsi a tutt’oggi in alcune applicazioni pratiche, come nelle marche tipografiche degli editori, nelle medaglie commemorative, negli ex-libris. La poetica
Con Scaligero si afferma una poetica dell’espressione oscura, difficile ed occulta; ma è proprio l’oscurità della poesia che consente alla parola di generare e di illustrare le cose, poiché se l’enigma svela la parola che deve essere indovinata attraverso la descrizione delle proprietà della cosa, nel logogrifo termine creato dallo Scaligero stesso, nei Poetices Libri VII la descrizione delle proprietà della parola rende possibile il riconoscimento della parola da indovinare.
Si sottolinea il valore positivo dell’oscurità e ambiguità della poesia che, attraverso la meraviglia, svela nuovi significati e, quindi, "insegna dilettando".
Nei trattati di imprese, il genere dell'enigma, che come abbiamo visto è stato frequentato da Scaligero e toccato nella sua riflessione teorica, ritorna con una certa frequenza accostato alle definizioni di impresa, per chiarirne le differenze, pur riconoscendo come comune denominatore delle due forme poetiche l'ingegnosità; la parentela tra la forma dell'impresa e quella dell'enigma
La "Poetica" è da considerasi una delle più importanti opere di critica del Rinascimento con la formulazione l’autonomia della poesia da ogni forma di teologia, attraverso il recupero della Poetica di Aristotele che viene depurato da ogni interpretazione medievale recuperando il concetto poetica come imitazione e con la necessità della definizione dei parametri normativi e concettuali entro cui definire le varie forme di espressione letterari. Prende l’avvio la teoria del generi letterari e la trattatistica, motivo dominante della cultura letteraria barocca. La 'filosofia naturale'
E’ caratterizzante dell' aristotelismo naturalistico scaligeriano il primato accordato al metodo induttivo, con la capacità di formulare osservazioni isolate, talora notevolmente acute, a margine di singoli problemi.
Da qui nasce la polemica con Cardano, scienziato più rivolto all’indagine astrologica per spiegare i fenomeni delle scienze naturali
Al di là di questioni di metodo scaligeriano e di paternità filosofica delle linee di filosofia naturale, meriterebbe tuttavia approfondimento la duplice tradizione sulle basi empiriche della ricerca botanica di Scaligero, la raccolta di piante ed erbe e la pratica del disegno.
Nel 1531 iniziò una violenta satira contro il Ciceronianus di Erasmo da Rotterdam, nata come dovere, sosteneva Scaligero, di difendere Cicerone la cultura classica e l’eredità romana, contro
l’esigenza di una nuova forma di retorica e di lingua nazionale. La polemica si protasse a lungo. Erasmo non intervenne direttamente pensando che sotto il nome di Scaligero si celasse uno pseudonimo. Fu Rabelais che gli manifestò l’esatta identità.
Becmann, Christian, " Sylloge, an hostia sit verus, cibarius, et synonymos dictus panis: a fra t. Roseae Crucis donata Iohanni Conrado Rhumelio et Martino Piello vtrique medico: per de Pega", Hanoviae: Wechel, Andreas Erben & Aubry, Daniel & Aubry, David & Schleich, Clemens, 1618
Becmann, Christian, " Christiani Becmani Bornensis Exercitationes theologicae. In quibus de argumentis pro vera deitate Christi servatoris nostri contra Fausti Socini, Valentini Smalcii, Christophori Ostorodi, Iohannis Crellii ... Nec non de multis aliis, quae passim intercurrunt, scitu dignis thematibus, ... agitur", Amstelodami: Jansson, Jan <1. ; 1608-1665>, 1644
Becmann, Christian, " Christiani Becmani Bornensis Schediasma philologicum: Apologia pro eodem: De usu logices: Exegesis psalmi 91.: Orationes et dissertationes: poemata et epistolae. Partim antehac non edita, partim vero melius iam edita", Hanoviae - 1619
Becmann, Christian, " Christiani Becmani Pro schedismate philologico contra antischediasma apologeticus. In quo ... quaedam grammatices uberius declarantur Anno 1613. mense Julio ", Wittebergae: Helwig, Paul Meisner, Wolfgang, 1614
Becmann, Christian, " Orationes tres metricae 1. De magis, Matth.2. 2. De ieiunijs & sobrietate. 3. De cognatione artis & lauri. Recitatae Lipsiae M. Christiano Becmano Bornensi ... ", Lipsiae: Beyer, Johann ErbenAm Ende, Valentin, 1605
Becmann, Christian, " Christiani Becmani Bornensis De originibus Latinae linguae: quibus passim alia multa, philologiae propria, pro meliori vocum ac rerum cognitione, inserta. Editio innovata", Wittenberg: Helwig, Paul, 1613
Becmann, Christian, " Christiani Becmani Bornensis Manuductio ad Latinam linguam: nec non De originibus Latinae linguae: quibus passim alia multa philologiae propria, pro meliori vocum ac rerum cognitione inserta sunt. Ambo nunc quintum & quidem multo auctius, sed & melius atque correctius, edita", Francofurti & Lipsiae: Ellinger, Johann Heinrich, 1672
Crescenzi Romani, Giovanni Pietro : de <1615-1650>, "Presidio romano ouero Della milizia ecclesiastica et delle religioni si caualleresche, come claustrali libri 3. ... Aggiunteui le memorie di molte illustri famiglie, ... di Gio. Pietro de' Crescenzi Romani, nobile piacentino, accademico tra gli Adaggiati di Rimini il Solitario, ... Con l'Arsenale de' religiosi in fine ..", In Piacenza : Per Gio. Antonio Ardizzoni, stampatore camerale, 1648 (In Piacenza : per Gio. Antonio Ardizzone stampator camerale) - 2 pt. ([24], 530, 136; 69, [3] p.) ; 2o. - Contiene anche, a p. 407: "Lupo d'Olmeto il venerabile libri cinque" di don Pjo Rossi - Marca non controllata (leone su roccia: "Vias tuas domine") sui front. - Pt. 2: "Presidio romano libro terzo ... ouero Arsenale de' religiosi ." - . Segn.: a-c4 A-3X4, 2A-R4; A-I4. - Impronta - IOea o.ma lin- Or48 (3) 1648 (R) - O.uo nil- o-z' CoPi (3) 1647 (R) - Localizzazioni: Biblioteca Reale - Torino - Biblioteca dell'Opera pia collegio Nazareno - Roma - Biblioteca Giovardiana - Veroli - FR - Biblioteca statale del Monumento nazionale di Montecassino - Cassino - FR - Biblioteca comunale - Palazzo Sormani - Milano - Biblioteca Palatina - Parma - Biblioteca comunale Classense - Ravenna - Biblioteca nazionale centrale Vittorio Emanuele II - Roma
Del Crescenzi Romani per gli studiosi di araldica può altresì essere interessante il volume
"Il nobile romano, o' sia trattato di nobilta, libri due di Gio. Pietro de' Crescenzj Romani nobile piacentino, ampliato con molte aggionte dal conte di Guardamiglio fratello uterino del medesimo. ...",
In Bologna : per gli eredi d'Antonio Pisarri : Ad instanza di Lodovico Ruvinetti Libraro in Bologna al Mercurio, 1693 - [28], 334, [2] p. ; fol. - Titolo dell'occhietto : "Il nobile del Crescenzio" - Iniziali xilogr. - Localizzazioni: Biblioteca nazionale centrale - Firenze - Biblioteca della Fondazione Marco Besso - Roma - Biblioteca nazionale centrale Vittorio Emanuele II - Roma - Biblioteca dell'Accademia delle scienze - Torino [altre edizioni note: In Bologna : Per gli eredi di Pisarri, 1694 loc. in
Biblioteca della Societa' napoletana di storia patria - Napoli]. VEDI BIBLIOGRAFIA RAPPORTI G. P. CRESCENZI ROMANI - A. APROSIO Boissard, Jean-Jacques
(1528 - 30 ottobre, 1602), era un antiquario francese e un poeta latino: Aprosio lo cita tra l'altro in questo cap. XI dello Scudo di Rinaldo.
Vide la luce a Besancon ma fu istruito a Leuven: irrequito e refrattario alla severità dei metodi educativi fuggì tuttavia dal seminario cui era stato iscritto e viaggiò per la Germania e l'Italia, in cui rimase parecchi anni, spesso dovendo vivere in condizioni di notevole povertà. Il suo soggiorno in Italia gli sviluppò tuttavia un gusto sottile per le antichità e riuscì a mettere insieme una collezione di manufatti provenienti da Roma e dai territori circonvicini. In seguitò visitò le isole della Grecia, ma una grave malattia lo obbligò a rientrare a Roma. Qui riprese la sua opera di collezionista e completatala rientrò con essa in Francia; ma non essendo consentito in Francia di professare pubblicamente la religione protestante, che baveva abbracciato qualche tempo prima, si ritirò a Metz, in cui rimase a lavorare sino alla sua morte.
I suoi lavori più importanti sono:
Poemata (1574)
Emblemata (1584)
Icones Virorum Illustrium (1597) Vitae et Icones Sultanorum Turcicorum, ecc. (1597) Theatrum Vitae Humanae (1596)
Romanae Urbis Topogrephia (1597-1602), opera molto rara
De Divinatione et Magicis Praestigiis (1605)
Habitus Variarum Orbis Gentium (1581), ornato con settanta incisioni.
Secondo l'SBN in Italia si trovano le seguenti sue opere custodite nelle biblioteche pubbliche: Boissard, Jean-Jacques , " Bibliotheca chalcographica illustrium virtute atque eruditione in tota Europa, clarissimorum virorum theologorum, jurisconsultorum, medicorum, historicorum, geographorum, politicorum, philosophorum, poetarum, musicorum, aliorumque. Collectore Iano Iacobo Boissardo Ves. sculptore Jan. Theod. de Bry chalcogr ...", Ammon, Johann Boissard, Jean-Jacques , " Tractatus posthumus Jani Jacobi Boissardi Vesuntini de divinatione & magicis praestigiis quarum veritas ac vanitas solide exponitur per descriptionem deorum fatidicorum qui olim responsa dederunt; ... Adiunctis simul omnium effigiebus, ab ipso autore e gemmis, marmoribus, talibusque antiquis ad vivum delineatis; iam modo eleganter aeri incisis per Joh. Theodor. de Bry ...", Oppenheimii: Galler, Hieronymus
Boissard, Jean-Jacques , " Theatrum vitae humanae. A I.I. Boissardo vesuntino conscriptum, et a Theodoro Bryio artificiosissimis historiis illustratum", Francoforte sul Meno, Excussum typis Abrahami Fabri, ciuitatis Mediomatricorum typographi, impensis Theodori Bryi Leodiens: Bry, Theodor deFaber, Abraham
Boissard, Jean-Jacques , " 1. [-6.] pars Romanae vrbis topographiae & antiquitatum, qua succincte & breviter describuntur omnia quae tam publice quam privatim vedentur animadversione digna: Iano Iacobo Boissardo Vesuntino autore. Tabula chorografica totius Italiae: figurae aliquot eleganter in aere incisae: artifice Theodoro de Bry Leod. cive francdordiensi omnia foras recens edita", 1597-1602
Boissard, Jean-Jacques , " 6: 6. pars antiquitatum Romanarum siue 4 tomus, inscriptionum & monumentorum, quae Romae in saxis & marmoribus visuntur autore I.I. Boissardo Vesuntino omnia studiose conquisita & excepta, artificibus vero Theodori de Brij relictis filijs recens in aere efficta foras data", Francf. - 1602
Boissard, Jean-Jacques , " 5: 5. pars antiquitatum Romanarum siue 3. tomus, inscriptionum & monumentorum, quae Romae in saxis & marmoribus visuntur autore I.I. Boissardo Vesuntino omnia studiose conquisita & excepta, artificibus vero Theodori de Brij reloictis filijs recens in aere efficta foras data", Francf. - 1600
Boissard, Jean-Jacques , " 3: 3. pars antiquitatum seu inscriptionum & epithaphiorum quae in saxi & marmoribus Romanis videntur cum suis signis & imaginibus exacta descriptio auctore Iano Iacobo Boissardo Vesuntino omnia elegantissimis figuris in aere incisis illustrata, per Theodorum de Bry Leodiensem, civem Francfordien", [Francoforte s.M.[Metz Francoforte s.M.] excussum typis Abrahami Fabri, ciuitatis Mediomatricorum typographi: Bry, Theodor deFaber, Abraham, 1597
Boissard, Jean-Jacques , " 4: 4. pars antiquitatum Romanarum siue 2. tomus inscriptionum & monumentorum, quae Romae in saxis & marmoribus visuntur authore I.I. Boissardo Vesuntino omnia studioseconquisita & excepta, artifice vero Theodoro de Brij Leod. recens in aere efficta, et foras data", Francf. - 1598
Boissard, Jean-Jacques , " 2: 2. pars antiquitatum Romanarum seu topographia Romanae vrbis ... Marliani in-super et Onuphri Topographia eiusdem vrbis a I.I. Boissardo V. primum ad Theodorum de Bry missa, qui ad vivum ea in aere efficta, elegantissimo artificio illustravit", Francfordij: Bry, Theodor deSaur, Johann, 1597 Boissard, Jean-Jacques , "2: Vitae et icones sultanorum Turcicorum, principum Persarum aliorumque illustrium heroum heroinarumque ab Osmane usque ad Mahometem 2. Ad vivum ex antiquis metallis effictae, primum ex Constantinopoli D. Imp. Ferdinando oblata nunc descriptae & tetraschichis |! succinctis illustratae. A Ja. Jac. Boissardo Vesuntino. Omnia recens in aes artificiose incisa et demum foras data, per Theodorum de Bry Leod. civem Francoforti", Francf. ad Moen. - 1596 Boissard, Jean-Jacques , " 8. pars Bibliothecae chalcographicae id est. Continuatio teria. Iconum virorum illustrium, quorum alij quidem intervivos esse jam olim deseriunt, alij vero nunc quoque aura honorum suorum perfruuntur gloria. Sculptore Clemente Ammonio ...", Francofurti ad Moenum - 1652 Boissard, Jean-Jacques , " 9. Pars calcographicae Bibliothecae hoc est. Continuatio quarta iconum virorum illustrium, adjectis singulorum iconibus singulis distichis", Heidelbergae - 1654
Boissard, Jean-Jacques , " Vitae et icones sultanorum Turcicorum, principum Persarum aliorumque illustrium heroum heroinarumque ab Osmane usque ad Mahometem 2. Ad vivum ex antiquis mettallis effictae, primum ex Costantinopoli d. imp. Ferdinando oblatae nunc descriptae & tetrascichis succinctis illustratae, a Ja. Jac. Boissardo Vesuntino. Omnia recens in aes artifici", Francf. ad Moen. - 1596
"Inscriptiones antiquae totius orbis romani in absolutissimum corpus redactae olim auspiciis Iosephi Scaligeri et Marci Velseri industria autem et diligentia Iani Gruteri: nunc curis secundis ejusdem Gruteri et notis Marquandi Gudii emendatae et tabulis aeneis a Boissardo confectis illustratae, denuo cura viri summi Ioannis Georgii Graevii recensitae. Accedunt adnotationum appendix et indic", Amstelaedami: Halma, Francois, 1707
Boissard, Jean-Jacques , " 4.: Quarta pars iconum viros virtute atque eruditione illustres repraesentantium, quorum alij inter vivos esse jam olim desierunt, alij vero nunc quoque vitali lumine honorum et dignitatum suarum perfruuntur gloria ...", Franfordij ad Moenum: Becker, Matthaus <1. ; 1598-1612?> Bry, Johann Theodor de & Bry, Johann Israel de, 1599
Boissard, Jean-Jacques , " 3.: Tertia pars iconum virorum illustrium, quorum alii quidem inter vivos esse iam olim desierunt, alij vero nunc quoque vitali aura, honorumque suorum beati per fruuntur gloria ...", Becker, Matthaus <1. ; 1598-1612?> Bry, Johann Theodor de & Bry, Johann Israel de Boissard, Jean-Jacques , " Icones quinquaginta virorum illustrium doctrina & eruditione praestantium ad vivum effictae, cum eorum vitis descriptis a Ian Iac. Boisardo Vesunti", FrancofurtiImpressum Francfordii ad Moenum: Bry, Theodor deBry, Johann Theodor de & Bry, Johann Israel de, 1597-1599 Boissard, Jean-Jacques , " 2.: Secunda pars. Icones virorum illustrium doctrina & eruditione praestantium contines, quorum alii inter vivos esse desierunt, ... deseriptes a I.I. Boissardo Vesunt ...", Francfordii: Bry, Theodor de, 1598
Boissard, Jean-Jacques , " Iani Iacobi Boissardi Vesuntini Emblematum liber. Ipsa emblemata ab auctore delineata: a Theodoro de Bry sculpta, & nunc recens in lucem edita", Francofurti ad Moenum: Bry, Theodor de, 1593
Boissard, Jean-Jacques , " [1]: Onuphrii Panuinii, Bartholomaei Marliani, Petri Uictoris, Iani Iacobi Boissardi Topographia Romae cum tabulis geographicis, imaginibus antiquae et novae urbis, inscriptionibus, marmoribus, aedificiis sepulchris, et quicquid est a ueneranda antiquitate. Magna diligentia aeri incisis", Francofurti: Bry, Theodor de, 1627
Boissard, Jean-Jacques , " 2: 2. Pars antiquitatum Romanarum seu topographia Romanae vrbis iam inde ab V.C. ad nostra vsque tempore maxime quando in summo flore fuit, accuratissima: Plateae eiusdem cum aedificiis & magnificis structuris publicis, effigiate & ordine digestae, descriptio perspicua singulis figuris apposita a I.I. Boissardo V. primum ad Theodorum de Bry missa, qui ad viuum ea in aere efficta, elegantissimo artificio illustrauit. - Editio altera accuratior. - Studio sumtibusque Matthaei Meriani Basil. in lucem prodiens, anno 1628.", [6],1-18, [88],55-194, [8] p., : [3] c. di tav. ripieg. ; fol. - [ast.]-3[ast]4 A-D2 E-2N4. - Le c. segnate A-D2 E-N4 sono costituite da tav. calcogr. e testo.", Bry, Theodor deMerian, Matthaus <1. ; 1625-1>
Boissard, Jean-Jacques , " Iani Iacobi Boissardi Vesuntini Poemata. Elegiarum libri 2. Hendecasyllabor. lib. 2. Tumulorum et epitaphiorum lib. 1. Epigrammatum lib. 2", Metis: Le Fevre, Abraham, 1589
Boissard, Jean-Jacques , " 6. Pars Bibliothecae chalcographicae, id est Continuatio prima, iconum virorum virtute atque eruditione illustrium, quorum alij inter vivos esse jam olim desierunt, alij vero nunc quoque vitali lumine honorum & dignitatum suarum perfruuntur gloria. Sculptore Sebastiano Furckio ...", Francofurti - 1650
Boissard, Jean-Jacques , " 7. Pars Bibliothecae chalcographicae id est. Continuatio secunda iconum virorumillustrium, quorum alij quidem inter vivos esse jam olim desierunt, alij vero nunc quoque aura, honorum suorum perfruuntur gloria. Sculptore Clemens Ammonio ...", Francfordij ad Moenum - 1650 Boissard, Jean-Jacques , " Topographia Urbis Romae, das ist Eigentliche Beschreibung Der Stadt Rom, Sampt Allen Antiquitaten, Pallasten ... und in vier Tagen ordentlich beschauet und gesehen werden konnen. In Lateinischer Sprach beschrieben Durch Joannem Jacobum Boissardum ...", Franckfurt - 1681
Boissard, Jean-Jacques , " Onuphrii Panuinii, Bartholomaei Marliani, Petri Uictoris, Iani Iacobi Boissardi Topographia Romae cum tabulis geographicis, imaginibus antiquae et nouae urbis, inscriptionibus, marmoribus, aedificiis sepulchris, et quicquid est a veneranda antiquitate. Magna diligentia aeri incisis.", Francofurti : in Bibliopoleio Bryano apud Matthaeum Merianum, 1627-1628. - 6 v. : ill. ; fol.(Si tratta della sec. edizione. - Cfr. Brunet v. I, col. 1069 e COPAC. ed.descritta da Durham. - I volumi hanno i& epitaphiorum quae in saxi & marmoribus romanis videntur ... descriptio ... 1597 (1595); V. 4: IIII. pars Antiquitatum romanarum siue II. tomus Inscriptionum & monumentorum, quae Romae in saxis & marboribus visuntur ... ,1598; V. 5: V. pars Antiqvitatvm romanarvm siue III. tomus Inscriptionum ... 1600; V. 6: VI. pars Antiqvitatvm romanarvm siue IIII tomus Inscriptionum ... 1602.", Bry, Theodor de Boissard, Jean-Jacques , " Icones diversorum hominum fama & rebus gestis illustrium", Metis Mediomatric - 1591
Boissard, Jean-Jacques , " 4: 4. pars antiquitatum seu inscriptionum & epitaphiorum quae in saxi & marmoribus Romanis videntur cum suis signis & imaginibus exacta descriptio auctore Iono Iacobo Boissardo Vesuntino omnia elegantissimis figuris in aereincisis illustrata, per Theodorum de Bry Leodiensem, civem Francfordien.", [Francoforte sul Meno] : [Theodor de Bry], 1597", Bry, Theodor de
Wolfius, John la cui vita si legge nell'opera di
Adam, Melchior, "Vitae Germanorum iureconsultorum et politicorum, qui superiori seculo et quod excurrit floruerunt",
Frankfurt
, Hered. Jonae Rosae; Heidelberg: Johannes Georgius Geyder, Acad. Typogr., 1620 [30], 488, [31] S. 4° stese l'opera
"Lectionum Memorabilium et Reconditarum Centenarii XVI" (1671) in cui trattò le vicende della "Papessa Giovanna" e dove dissertò di due autori qui menzionati da Aprosio vale a dire Stephan Blanck (I, p.231) e "Baptista Mantuanus" (I, p.230).
Di Stephan Blanck oggi pressochè sconosciuto alla Biblioteca Nazionale di Berlino si trovano alcune testimenianze. Precisamente entro due edizioni dei
"Mirabilia Romae" (puoi qui leggerne anche il testo): titolo tradizionale di diverse raccolte (di varie epoche e autori, non sempre sicuramente identificati), contenenti notizie su monumenti, cerimonie e tradizioni di Roma, redatte nel Medioevo. I veri e propri "Mirabilia" si hanno nel secolo XII e seguono cronologicamente agli itinerari ad uso dei pellegrini usati prima del Mille.
I testi in questione sono:
1 - "Mirabilia Urbis Romae. Das ist. Die wundersame verwunderliche Wunder/ so inn der Statt Rom dem grossen Römischen Binnkorb zu finden ...",
/ Johann Fischart - Erstlich durch M. Steffan Blanck von Passaw [donde la latinizzazione "ex origine" di "Passavianus"]/ Anno 1500. zur zeit Alexandri 6. seiner regierung im Neundten Jahr/ im Binenkorb selbst in Truck verfertiget. Nun aber zu sonderer ergetzligkeit ... angehänckt obs schon die Pfaffen kränckt. - Rom : Planck, 1608.
2 - "Mirabilia urbis Romae : Das ist: Die wundersame verwunderliche Wunder, so in der Stat Rom dem grossen Römischen Binnkorb zufinden....", Erstlich durch Steffan Blanck von Passaw/ , Anno 1500 ... selbst in Truck verfertiget, Christlingen [vielm. Strassburg], 1594
Spagnoli, Giovanni Battista - "Baptista Mantuanus":
Poeta carmelitano, nato a Mantova nel 1448 e morto nel 1516. Nel 1513 divenne generale dell'ordine - Nome su edizioni: "Ioan Bap. Ma.; frater baptista Mantoanus; frater Baptista Mantuanus; Baptista Mantuanus".
Alla C.B.A. si conserva un suo incunabolo restaurato da Aprosio, evidentemente col soccorso di Domenico Antonio Gandolfo, neglli ultimi tempi della sua esistenza, come si apprende da una nota manoscritta dell'erudito ventimigliese.
Tommaso Porcacchi [autore peraltro noto all'Aprosio e da lui apprezzato e citato oltre il repertorio biblioteconomico: pur se Angelico non mancava di opere geografiche molto valide] fra quanti parteciparono all'iniziativa di editare i cinque ultimi canti del "Furioso" è da considerare l'autore più poledrico.
Nato a Castiglion Fiorentino [Arezzo] nel 1530 non ha lasciato di sè notizie probanti almeno sino al 1559 allorquando, dopo soggiorni a Firenze e Bologna, si trasferì a Venezia divenendo intimo dell'editore Giolito per il quale, fra molti altri prodotti culturale, editò le opere di G. Camillo ("Tutte le opere" del 1566), del Sannazzaro ("Arcadia" del 1566), del Guicciardini ("Storia d'Italia" del 1574: la sua versatilità si scopre nelle progettazioni che portò avanti con il Giolito come una collana di classici greci e latini ma anche in funzione di altri suoi scritti molto particolari come la "Prima parte delle prediche di diversi" (Cavalli, Venezia 1565), i "Funerali antichi di diversi popoli e nazioni" (Gambigliani, Venezia 1574), "Istoria dell'Origine et successione dell'illustrissima famiglia Malaspina" (Discepolo, Verona, 1585), "La nobiltà della città di Como" (Giolito, Venezia 1569).
Per quanto le sillogi letterarie moderne insistano, anche giustamente, su questi aspetti della sua produzione, la fama attuale in gran parte gli deriva da un'opera spesso non menzionata vale a dire
la pubblicazione a Venezia nel 1572 dell'opera "L'isole più famose del mondo" in tre volumi di 47 carte incise su rame da Gerolamo Porro, ampliato e riedito dopo quattro anni e ristampato più volte entro il 1686.
L'opera, tuttora estremamente ricercata specie da bibliofili ed antiquari, descrive posizioni e distanze , varianti dei nomi, descrizione del territorio, con una cartografia che propone una visione globale del mondo conosciuto insieme a varie osservazioni sull'arte di navigare ma che scende nei dettagli sin ad offrire visioni anche delle terre da non molto scoperte dall'antica Ispagnola ormai detta Isola di Cuba, alle vaste terre dell'America Settentrionale, all'isola di Giamaica, ad interessanti aspetti del Messico amerindiano e precolombiano per sondare contrade sempre poco conosciute come l'Isola di San Lorenzo, analizzare nella sua immensità l'Asia e di questa scoprire contrade variamente divenute crocevia di commerci come le Isole Molucche per poi riavvicinarsi all'Europa attraverso Costantinopoli e finalmente raggiungere quell'Arcipelago greco che sarà vanamente difeso dalla cristianità (in particolare dai Cavalieri Gerosolimitani) contro l'espansionismo turco che fagociterà isole importanti come Corfù sin ad aggredire Malta ultima roccaforte dei Cavalieri.
L'investigazione del Porcacchi non si ferma, si continua verso occidente e l'Isola di Maiorca ed oltre lo Stretto di Gibilterra "veleggiare" verso altre contrade poco note seppur proprie del Mondo Antico come la Scozia, l'Olanda, la Zelanda sin a raggiungere le lontane e fredde Isole Orcadi ed Ebridi
Alla civica Biblioteca Aprosiana si trova un'opera, altrimenti irreperibile, di un erudito giurista Filippo Mengarello, verisimilmente vissuto tra XVI e XVII secolo e di area veneta, che Aprosio cita una sola volta, riportandone tre versi, a pagina 119 della parte edita dello "Scudo di Rinaldo".: i tre versi appartengono ad una composizione poetica in italiano del Mengarello riportata a pagina 45 dell' opera "Delle rime et prose di Filippo Mengarello ..." In Venetia : appresso Gio:Batta Ciotti, 1614 [ 79 p. : ill. ; 12°= opera di cui , secondo il Servizio Bibliotecario Nazionale, sempre alla ventimigliese Biblioteca Aprosiana e parimente unica in Italia se ne ritrova una ristampa = "In Venetia : appresso Euangelista Deuchino, 1621"]].
[Si può cliccare qui per leggere l'intiero testo digitalizzato dell'opera]
Dell'erudito Mengarello (talora anche scritto Mangarello) il prodotto più noto è però verosimilmente la "Parinda fauola pastorale, di Filippo Mengarello con gl'intermedij. All'Iustriss. & Reuerendiss. Signor e Patron mio Colendiss. il Sig, Rinaldo Scarlichio vescouo".
In Venetia : per Euangelista Deuchino, 1622
- 118, 2 p. ; 12°
- Marca sul front.
- Segn.: A-Eoo
- Iniz. e fregi xilogr.
- Bianca l'ultima carta
- Impronta - lee- ++++ ++++ ++++ (C) 1622 (R) - di cui, per quanto concerne le biblioteche pubbliche, il Servizio Bibliotecario Nazionale segnala al momento 2 localizzazioni in:
Biblioteca della Accademia dei Filodrammatici - Milano
- Biblioteca centrale della Facoltà di lettere e filosofia dell'Università degli studi di Torino (Esemplare mancante delle c. A4-9)]
Lo stesso autore Filippo Mangarello risulta poi aver espletato attività di traduttore attesa l'individuazione dell'opera:
"Institutioni imperiali del sacratiss. prencipe Giustiniano Cesare Augusto. Tradotte in volgare in verso sciolto da Filippo Mengarello..",
In Venetia : per Euangelista Deuchino, 1618 [
[24], 490, [2] p. ; 12° -
- Vignetta sul front
- Iniz. xilogr
- Segn.: aaeae A-Vaeae X6
- Titolo uniforme: "Corpus Iuris Civilis. Institutiones"
- Impronta - lea` s.nt o,no DiQu (3) 1618 (R)
- di cui ancora l'SBN dà le seguenti localizzazioni esperite:
Biblioteca del Seminario vescovile - Acqui Terme - AL
- Biblioteca civica Romolo Spezioli - Fermo
- Biblioteca provinciale dei Frati Minori Cappuccini - Torino (Manca l'ultima c. X6, front. molto lacunoso nella parte inferiore: illeggibili i dati di edizione)]
Vopiscus Fortunatus Plemp (forse più noto con il cognome latinizzato in "Plempius") vide la luce ad Amsterdam, studiò nel collegio gesuita di Gand e nelle università di Lovanio, Leida e Padova ove seguì il magistero dell' anatomista Adrianus van den Spiegel.
Ritornato ad Amsterdam, fu nominato medico personale di Gaspar de Braccamonte y Guzmán: molto pubblicò e merita una menzione peculiare la sua traduzione del "Canone di Avicenna".
Godette di importanti amicizie intellettuali fra cui è da ascrivere quella del famoso orientalista Johannes Eylichmann che lo fece entrare nelle grazie di Descartes e dell'anatomista Nicolas Tulp.
Il Servizio Bibliotecario Nazionale annovera tra le sue pubblicazioni conservate nelle biblioteche italiane: Plemp, Vopiscus Fortunatus," Fundamenta medicinae"", Editio quarta
Avicenna," Clarissimi et praecellentissimi doctoris Abualj Ibn-tsina qui hactenus perperam dictus est Avicenna Canon medicinae interprete & scholiaste Volpisco Fortunato Plempio. ", Lovanii: Nempaeus, Hieronymus, 1658
Plemp, Vopiscus Fortunatus," Vopisci Fortunati Plempii, ab Amsterledamo, medicinae consulti, ... De togatorum valetudine tuenda commentatio: ad praelustrem ... Petrum Xylandrum, ...", Bruxellis: Foppens, Francois <1.>, 1670
Primerose, James," Destructio fundamentorom medicinae Vopisci Fortunati Plempii in Academia Lovaniensi medicinae professoris. Ubi breviter quatercentum ipsius errores demonstrantur a ", Roterodami: Leers, Arnout <1. ; Rotterdam ; 1644-1674>, 1657
Plemp, Vopiscus Fortunatus," Vopisci Fortunati Plempii ... Fundamenta medicinae ad scholae acribologiam aptata. Editio tertia iterum recognita, interpolata, aucta. Accedit Danielis Vermostij Breue ", Louanii: Nempaeus, Hieronymus, 1654
Blaes, Gerard," Impetus Jacobi Primirosii doctoris medici, in Vop. Fort. Plempium amstelodamensem, in academia lovaniensi medicinae professorem celeberrimum, retusus a Gerardo Leon. Bl ", Amstelodami: Ravesteyn, Johannes van <1.>, 1659
Plemp, Vopiscus Fortunatus," Vopisci Fortunati Plempii ... Ophthalmographia, sive Tractatio de oculi fabrica, actione, & usu praeter vulgatas hactenus philosophorum ac medicorum opiniones. Synopsin ", Amsterodami: Laurensz, Hendrick, 1632
Avicenna," Clarissimi et praecellentissimi doctoris Abvalj Ibn-Tsina ... Canon medicinae interprete et scholiaste Vopisco Fortunato Plempio", Lovanii: Nempaeus, Hieronymus, 1658
Cabrol, Barthelemy," Ontleedingh des menschelycken lichaems. Eertijts in't Latijn beschreven door Bartholomaeus Cabrolius. Nu verduytscht en met by-voechselen als oock figuren verrijckt. ", T'Amsterdam: Laurensz, HendrickSaeghman, Gillis Joosten <1643-1702>, 1648
Plemp, Vopiscus Fortunatus," Vopisci Fortunati Amstelredamensis ... Fundamenta medicinae ad scholae acribologia aptata. Editio altera recognita, interpolata aucta. Accessit Danielis Vermostii medic ", Lovanii: Zegers, Jacob Weduwe, 1644
Plemp, Franciscus," Munitio fundamentorum medicinae Vopisci Fortunati Plempii, adversus Jacobum Primirosium alterum Herostratum ea destruere conantem. Ubi breviter milleni ipsius errores ", Amstelodami: Metelen, Joachim von, 1659
Plemp, Vopiscus Fortunatus," Vopisci Fortunati Plempii Amsterodamensis ... De fundamentis medicinae libri sex acribologia scholastica accurati", Louanii: Zegers, Jacob, 1638
Plemp, Vopiscus Fortunatus," Vopisci Fortunati Plempii amstelredamensis, ... Ophthalmographia sive tractatio de oculo", Lovanii: Nempaeus, Hieronymus, 1659
Plemp, Vopiscus Fortunatus," Verhandeling der spieren. By de welcke aengewesen wort, wat in hun onnatuyrige toe-vallen en te voor-seggen en te Hant-wercken staet. Beleedt door Fortunatum Plempi ", Tot Dordrecht gedruckt by Hendrick van Esch: Esch, Hendrick vanLoymans, Pieter & Bot, Maerten de, 1645
Paolo Antonio Foscarini (Montalto Uffugo 1565 - Cosenza 1616):
padre carmelitano, fu professore a Napoli e a Messina. Nel 1615 pubblicò la Lettera sopra l'opinione de' Pittagorici e del Copernico, con la quale intese mostrare come la rotazione e la rivoluzione della Terra non contraddicessero le Sacre Scritture: cui poi rispose con sua MISSIVA il potente Cardinal Bellarmino Il 5 marzo 1616, con lo stesso decreto di sospensione "donec corrigantur" del De revolutionibus orbium coelestium di Copernico, l'opera venne condannata e proibita dalla Sacra Congregazione dell'Indice.
Una singolare cornice caratterizza il frontespizio dell'opera del Foscarini, Lettera del R. P. M. Paolo Antonio Foscarini Carmelitano sopra l'opinione de' Pittagorici, e del Copernico. Della mobilità della Terra, e stabilità del Sole, e del nuovo Pittagorico Sistema del Mondo, stampata a Napoli, nel 1615, presso la tipografia di Lazzaro Scoriggio. Fine dichiarato della Lettera, dedicata a Sebastiano Fantone, generale dell'Ordine Carmelitano, era quello di dimostrare quanto l'opinione copernicana non fosse in contrasto con la Bibbia e di sancire la perfetta conciliabilità della nuova scienza con le Sacre Scritture; infatti, il Foscarini raggruppava in sei "classi" le principali opposizioni al copernicanesimo, che si sarebbero potute trarre dalle Scritture, dai Padri della Chiesa e dai teologi, e a tali classi contrapponeva altrettanti "fondamenti" o principi che, applicati all'esegesi delle Scritture, le avrebbero rese perfettamente concordanti con la nuova teoria. Il carmelitano, dunque, guardava ai principi del sistema copernicano come agli unici capaci di una descrizione dell'universo armoniosa e ordinata. Con il decreto del 5 marzo 1616 la Congregazione dell'Indice condannò formalmente tutti i libri che esponessero tale opinione, tra i quali fu annoverata anche l'opera del Foscarini, il cui tentativo di conciliare i principi della teoria copernicana con i dogmi della tradizione provocò una condanna assoluta: "Librum …Pauli Antonii Foscarini Carmelitae omnimo prohibendumatque damnandum". In conseguenza del decreto, nel giugno 1616 si decise di procedere contro lo stampatore della Lettera, il già citato Lazzaro Scoriggio, accusato di aver pubblicato l'opuscolo senza l'imprimatur. Catturato ed interrogato dalla Corte Arcivescovile di Napoli, il tipografo raccontò come il Foscarini gli avesse consegnato un solo manoscritto, contenente insieme la Lettera ed il Trattato della divinatione naturale, e come l'unico imprimatur, che compariva alla fine del Trattato (come è riportato nel colophon della Lettera: Imprimatur P. Ant. Ghibert. Vic. Gen. Ioannes Longus Can. & Cur. Archiep.), fosse stato considerato valido per l'intero volume; le due opere erano state pubblicate, poi, separatamente soltanto per esplicita richiesta dell'autore. La Curia finì col credere alla buona fede di Scoriggio, condannandolo solo ad una multa di 100 ducati, ma intimandogli di non far parola dell'accaduto con nessuno. Nel frontespizio della Lettera, la metafora della sfera delle conoscenze umane trova posto in un tralcio abitato; l'intreccio vegetale, infatti, riceve una motivazione figurativa che affermerebbe l'utilità e la dignità delle scienze, delle arti e delle istituzioni umane, tutte vie che possono condurre alla conoscenza e all'amore di Dio (un principio di cui il Foscarini aveva già parlato precedentemente nelle sue Meditationes, preces, et exercitia quotidiana, una raccolta di preghiere di preghiere e riflessioni per ciascuna ricorrenza dell'anno liturgico; in essa il Foscarini descrive sommariamente l'universo secondo la tradizionale visione aristotelico-scolastica). Nella cornice incisa, che ci riporta alla mente l'antico motivo iconografico dell'Albero di Iesse, usato per la prima volta negli splendidi codici miniati del XII secolo (si vedano, per esempio, la Bibbia Lambeth, Canterbury, 1145 ca., ed il Salterio di Huntingfield, inglese, fine dodicesimo secolo), e le cornici istoriate del XV e del XVI secolo, trovano spazio figurazioni diverse: alcuni santi nella parte superiore, emblemi araldici e la rappresentazione della seconda fatica di Ercole, l'Idra di Lerna, in basso. Il riferimento ad una delle fatiche erculee può trovare una sua giustificazione se posto in rapporto con i due stemmi laterali; il noto semidio, infatti, viene spesso celebrato come fondatore di nobili stirpi e potenti casate. Tra i santi in alto, invece, si riconosce S. Antonio da Padova, accompagnato dai suoi attributi tradizionali, i gigli fra le mani e la folgore, collocata sulla cornice; le altre figure rappresentano probabilmente S. Girolamo, con in mano la pietra del martirio, S. Agostino, cui si riferisce tradizionalmente anche la fiamma, simbolo dell'ardore religioso, S. Longino o S. Giuda Taddeo, cui è di norma attribuita la lancia. Le due folgori e le due spade incrociate sul bordo superiore della cornice sono senza dubbio simboli del martirio. Di maggiore interesse sono le parti laterali della cornice; qui il sistema enciclopedico delle scienze e delle arti, disposte a formare una sorta di arbor scientiarum e contraddistinte ciascuna dal proprio simbolo, si lega ad una serie di immagini che alludono alla dimensione del Sacro. In tal modo, appaiono, da un lato, l'organo a canne per la musica, la sfera armillare per l'astronomia, la tavola numerica per l'aritmetica, il triangolo ed il compasso per la geometria, una tavoletta con alcune lettere dell'alfabeto latino, probabile allusione ai caratteri tipografici; dall'altro lato, una mano destra levata, con tre dita tese (pollice, indice e medio), che probabilmente allude all'antica consuetudine di ripetere tale gesto per invocare Dio come testimone, durante un giuramento; la Trinità; una figura triadica, forse riferita anch'essa alla Trinità; un occhio che irradia luce, simbolo universalmente riconosciuto, nell'iconografia cristiana, della divina Onnipresenza, e nuovamente, della Trinità; un libro aperto, illuminato da luce che giunge dall'alto, simbolo della cultura e della religione, custode della sapienza rivelata. Non è da escludere, anche in questo caso, la collaborazione del Foscarini con l'ideatore della cornice; scienza e Fede cristiana, infatti, sono idealmente legate qui da un unico filo conduttore, decorativo, ma soprattutto concettuale, a rappresentare una sintesi, anche se piuttosto approssimativa, della teoria esposta dall'autore nel testo.
Il Grillo XXXXV (" Se la Terra sia Mobile, o Stabile ") ad onta della trattazione moderata è di una delicatezza estrema in quanto coimplica il dibattuto problema dei MASSIMI SISTEMI e della condanna di COPERNICO e GALILEO a vantaggio delle postulazioni GEOCENTRICHE. Dopo parecchie tergiversazioni erudite Angelico Aprosio, conformemente alla sua postazione di "inquisitore", giunge ad una condanna dell'eliocentrismo ma la organizza senza l'acredine che ci si aspetterebbe [si veda qui quanto compare nella silloge di Lucio Ferraris sotto la voce mundus ]. La giustificazione del modus operandi aprosiano (cioè il rispetto delle postulazioni ufficiali della Chiesa e una non peregrina considerazione degli indagatori scientifici ] è da correlare alla posizione aprosiana di curioso interesse per la Scienza Nuova e di affidamento in certe sue conclusioni ed anche di personale stima per alcuni amici del Galilei tra cui, per quanto non sia qui menzionato, quel Giovanni Ciampoli cui l'agostiniano intemelio nello Scudo di Rinaldo I riserva un' ampia (ed intrinsecamente elogiativa) sarcina letteraria pregna di elogi e sostanziale veicolo di una sua vastissima lettera dedicata proprio a quella sorta di esilio patito per la dichiarata simpatia verso Galileo.