cultura barocca
Inf. B. E. Durante La Religione degli Etnici nell'interpretazione di G. B. Casali - Liguria storica, Piemonte, Alpi Marittime, Provenza tradizioni agro-pastorali (vedi persistenza di costumanze religiose e culturali pagane: indici) con attenzione a fenomeni esoterici come superstizione, I e II Caccia alle Streghe, Instructio, Congiura magica Centini avverso papa Urbano VIII specialmente a riguardo di una "Diocesi di Frontiera" o "Diocesi Usbergo" come quella di Ventimiglia sospesa tra Francia, Repubblica di Genova, Principato di Monaco, Stato Sabaudo e strutturalmente esposta a penetrazioni ereticali e stregonesche oltre che di libri proibiti = la Chiesa ed una sua particolare forma di lotta contro sopravvivenze pagane ritenute a scapito del bestiame tramite forme diverse di Magia ma nel contempo l'opera di diversi religiosi contro varie forme di superstizione e false credenze anche alimentate da altri ecclesiastici ma pure avvalorate dagli Stati a scapito dei così detti "Diversi" e utilizzate con freddo prgmatismo dai Conquistadores, in origine eminentemente spagnoli, per giustificare il genocidio da loro perpetrato a scapito delle popolazioni amerindiane e degli Imperi del Sole: vedi a fianco di B. De Las Casas detto "l'Apostolo delle Indie" l'opera coraggiosissima di Fra Marco da Nizza dell'Ordine di San Francesco che a costo della vita, come qui si legge, ufficialmente denunciò le violenze dei Conquistatori a scapito degli Inca [onde giustificare quello che fu un vero e proprio genocidio i Conquistatori accusarono questi nativi di nefandezze varie e superstizioni non di rado anche falsamente attribuite per colpevolizzarli come feroci pagani agli occhi del Mondo, pur di impadronirsi delle loro enormi ricchezze (pag. 542, riga 12 dall'alto)]

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DAL SARCOFAGO DI ETA' IMPERIALE SOPRA PROPOSTO IN IMMAGINE E DI PROVENIENZA IGNOTA SI APPRENDE LA TECNICA DEL "GREGGE MISTO" E DELLA MUNGITURA DELLE CAPRE DAL RETRO. UNO FRA I PRIMI STUDIOSI DELL'ALLEVAMENTO D' OVINI FU L'
AGRONOMO COLUMELLA (VEDINE LE OPERE DIGITALIZZATE ASSIEME A VARIE CONSIDERAZIONI DI ALTRI AUTORI): COLUMELLA IN PARTICOLARE HA LASCIATO ALCUNE FONDAMENTALI CONSIDERAZIONI SULL'ALLEVAMENTO. IMMAGINE E TESTO DAL VOLUME "ALBINTIMILIUM..." = ANGELICO APROSIO, SI INTERESSO' DI ZOOTECNIA E ALLEVAMENTO NELLA SUA TERRA DI ORIGINE (VEDI INDICE) ANCHE MA NON SOLO IN QUANTO STORICO, ERUDITO E FILOLOGO ANCHE INTERESSATO DI LETTERATURA ESCROLOGICA SVILUPPATASI SPECIE IN AMBITO RURALE MA ANCHE IN QUALITA' DI VICARIO DELL'INQUISIZIONE E DOVENDO AFFRONTARE TEMI GIURIDICO-TEOLOGICI IN MERITO NON SOLO RIGUARDO AD ERETICI, A STREGHE O A LIBRI PROIBITI COME QUI SI EVINCE DALLA SUA CORRISPONDENZA CON I GRANDI INQUISITORI DI GENOVA MA PARIMENTI IN RAPPORTO A MOLTEPLICI FATTI DELLA VITA QUOTIDIANA (VEDI) SPECIE A PROPOSITO DEL PRINCIPIO DI RESTITUTIO ED IN RIFERIMENTO A VARI CRIMINI TRA CUI I FURTI DI BESTIAME: CON LA CONSEGUENZA CHE CIO' LO INDUSSE ANCHE AD AFFRONTARE QUEL TEMA DELL'ARCHITETTURA RUSTICA E PASTORALE I CUI EDIFICI NELLA TRADIZIONE ORALE AVEVANO ASSUNTO VALENZE OSCURE (COME NEL CASO DELLA CABOTINA DELLE STREGHE DI TRIORA).
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A PROPOSITO DI TALE SETTORE APROSIO NON MANCO' PERALTRO DI STUDIARE IL SIGNIFICATO QUASI SACRALE CHE, NELLA SUA TERRA COME DEL RESTO OVUNQUE, SI ATTRIBUIVA ALLA SALVAGUARDIA DEL PATRIMONIO ZOOTECNICO E CIOE' ALLA TUTELA CON L'AGRONOMIA DEL BESTIAME E CIO' LO INDUSSE A PRESTARE GRANDE ATTENZIONE AL CULTO SEICENTESCO PER
SANTA NOTBURGA DI EBEN (DI CUI ANDO' A VISITARE LA TERRA NATIA)
PROTETTRICE DI GREGGI ED ARMENTI : QUI SONO DIGITALIZZATI GLI
ACTA EDITI NEL '700, RICCHI DI CONOGRAFIA E QUI INTEGRALMENTE DIGITALIZZATI, PER ONORARE LA SANTA, LA SUA PROTEZIONE DEGLI ARMENTI, SIA DA FURTI E CALAMITA' CHE FORZE MALEFICHE.
ERA RELIGIOSO SI' MA DEL PARI CONNESSO AL TEMA DEI ROVESCIAMENTI CULTUALI DAL PAGANESIMO AL CRISTIANESIMO QUANTO DELLA CONSERVAZIONE E DEI RITORNI DI CULTURA E RELIGIOSITA' PAGANA SPECIALMENTE NELLE AREE DI VITA RUSTICA E PASTORALE OVE IL FENOMENO ERA GIUDICATO PIU' CONSUETO E MENO CONTROLLABILE; COME INQUISITORE PERTANTO NON POTEVA NE' DOVEVA IGNORARE IL TEMA DEL SABBA DELLE STREGHE (SPECIE NELLA SUA EPOCA SEGNATA DALL'INSTRUCTIO QUANTO DAL PASSAGGIO DALLA "VECCHIA CACCIA" ALLA "NUOVA CACCIA" ALLE MALEFICHE): RITENUTE ANCORA USE AD ADUNARSI IN LUOGHI ISOLATI COME L'EMBLEMATICA "CABOTINA DELLE STREGHE" DI TRIORA E NEL CONTESTO DI SPECIFICI "RITUALI" GIUNGERE AL PRESUNTO ACCOPPIAMENTO CON UN
*******************CAPRONE SATANICO*******************.
[suggestionato da varie dicerie riguardanti streghe e soprattutto diaboliche streghe assassine -anche a riguardo di quanto si narrava a proposito del "Nuovo Mondo" in merito alle streghe vampiro di Panama- specialmente il giovane Aprosio (destinato però contro molte anche attuali quanto superficiali opinioni a rivedere in età matura molti aspetti di questa sua misoginia peraltro anche negli aspetti più "crudi" nemmeno esasperata a fronte di altrui postazioni e semmai alimentata come spesso accade dal deterioramento dei rapporti con una donna in particolare, magari poi amplificato avverso altre, vale a dire Arcangela Tarabotti) non mancò del resto di di far cenno esplicito a streghe antropofaghe].
DA QUESTO AMBIENTE FOLKLORISTICO E AGRESTE (VEDI) APROSIO COMUNQUE TRASSE ANCHE SPUNTI PER SODDISFARE LA SUA PASSIONE DI ERUDITO = COME QUI SI VEDE SCRISSE INFATTI UN DELLE VIRTU' DEL BECCO... ENTRO LA GRILLAIA CAPITOLO CAP. XXVIII ABBASTANZA GENERICO MA CHE SOSTITUI' QUESTO CENSURATISSIMO ALTRO "GRILLO" ORA EDITO:
DEL NOME BECCO, E CORNUTO, CHE SI SUOLE ATTRIBUIRE A COLORO CHE HANNO LE MOGLI ADULTERE, E DEL RIMEDIO PER NON ESSERLO**************

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Osservazioni e ricerche alimentate dall'erudizione e dalla bibliofilia che di necessità sorreggevano le sue investigazioni avverso i "ritorni di paganesmo" specialmente come sopra scritto in merito all'ambiente agreste, pastorale e rusticano perlatro fortificate da una passione tutta autonoma per filologia (II colonna dell'Indice) e collezionismo antiquario, sì da celare nei "Grilli" una marea di considerazioni tra cui la voglia d'approfondire l'etimologia di tante parole dialettali e specialmente di quelle dalla valenza denigratoria [cosa rimproverata, anche celiando, ad un personaggio citato nel repertorio della Biblioteca Aprosiana precisamente tal
Marco Lamberti spesso confuso (?) con
Antonio Lamberti di Vallecrosia, Pastore, Rettore, o Curato della Parrocchiale del Borghetto nella Diocesi di Ventimiglia
(p. 447)

giudicato da Aprosio autore di componimenti giocosi ma anche escrologici poco consoni ad un pievano ["ESCROLOGIA" indica un "Trattato o discorso di cose oscene"; dal greco aischros, osceno e logos, discorso, trattato: leggi in merito Enzo Degani Aristofane e la tradizione dell'invettiva ... (Bari 1984) (= Sí. Ipp.); Insulto ed escrologia in Aristofane, in Dioniso 57 (1987), 31-47 ... ] = Aprosio non voleva però identificare -pur potendolo quasi certamente- questo Marco Lamberti e lo si deduce da quanto scrisse a p. 640 della "Biblioteca Aprosiana" annotando Non sono Mancati, ne mancano degli sciocchi, li quali in proposito di questi "Cantici di Fidentio Glottachrysio", si siano persuasi, ed altresi (per mostrarsi eruditi) vogliono persudere altrui, essere produttioni d'Hippolito Aldobrandini, che fù poscia sotto'l nome di Clemente VIII, Santissimo Pontefice. Hanno que' tali pochi, anzi nissuna cognitione delle qualità d'un tant'huomo. Stimo pure que' componimenti d'Amori Socratici, e lontani da ogni pudicitia, che sarebbeno sempre poco degni della Penna d'un Marco Lamberti, Pievano di non so qual Villa...-.
A dire il vero Aprosio doveva aver letto alcune di queste proibitissime composizioni escrologiche nell'ambito della veneziana Accademia degli Incogniti di Venezia specialmente i casi particolari dell' Alcibiade fanciullo a Scola di Padre Rocco e soprattutto de la Puttana Errante e della Zaffetta ovvero il collegamento sostanziale del "Trentone" alias "Trentuno" con l'orribile costumanza dello stupro collettivo -stupro di gruppo = simili scritti non potevano certo rientrare nei parametri aprosiani per varie ragioni, religiose e caratteriali, ma certamente con un'indubbia barocca affettazione ed un certo ingegno una qualche strutturazione letteraria e figurativa di ordine escrologico a danno della Tarabotti la elaborò come qui si vede in uno dei "ricordi pieni di rabbia" verso la donna che a sua volta aveva saputo calcare la mano, con abile giro di parole ma maggior pubblica evidenza, gli diede definendolo predicatore delle glorie del vino, confessore dei bugiardi e mecenate degli ubriachi....]
Ma il tempo era passato e la storia consigliava prudenza e nonostante quei "ricordi" il frate aveva di molto dimensionato (a prescindere dai barlumi d'antiche memorie affioranti in momenti non facili in cui qualche traccia dell'antica "rabbia" ritornava da un apparente oblio) il suo antico atteggiamento esistenziale da "poeta" e su ciò doveva aver avuto un ruolo non da poco l'ormai antica e minacciosa ammonizione del potente Nunzio Apostolico Francesco Vitelli che avrebbe anche potuto sottoporlo alle sanzioni della Santa Inquisizione = pur senza dar prova palese di possederne l'opera o quantomeno di averla letta Aprosio sembrava talora aver fatti suoi i consigli comportamentali contenuti nel breve quanto discusso libro Della Dissimulazione Onesta di Torquato Accetto al segno di mitigare gradualmente ma vieppiù i suoi interventi in qualsiasi polemica ed anzi cercando più che di attestare la sua aggressività di dar prova di quel comportamento conciliatorio di cui aveva peraltro già data prova in territorio veneziano in merito alla vicenda amorosa e drammatica di Pietro Michiel: e spesso a fronte di interlocutori e corrispondenti si sforzava di dar l'impressione -abbandonando letture sospette su testi vari ed anche non cattolici (cosa che comunque non mancava segretamente di fare)- di optare principalmente, oltre che per i testi devozionali, per scritti d'evasione, a volte nemmeno privi di salacità, in particolare di Poesia giocosa, eroica od eroicomica ma anche di libri intrattenimento e di varia quanto erudita documentazione non mancando di menzionare scritti peculiari che ebbe in dono dal sacerdote di Ceriana Bastiano Diana come nel caso dell'opera l ' Opera nuova piacevole, e da ridere di un Villano Lavoratore nominato Grillo il qual volle diventar Medico. Istoria bellissima in Ottava Rima, nuovamente ristampata, e di figure adornata, Lucca, Benedini, s.d. (metà '600) che l'Aprosio citò volentieri nel suo repertorio offrendogli ciò il destro di menzionare, riportando una sarcina, il Malmantile di Lorenzo Lippi evidentemente fruendo di una trascrizione epistolare di parte di un'opera del Lippi la cui controversa ed enigmatica editio princeps comparve nel 1676 pubblicandone egli uno stralcio nella Grillaia nel 1668.
Inoltre alla fine -di fronte alla scoperta fragilità della vita e all'esigenza di deprimere anche per questo contese ormai inutili- era persin giunto magari reprimendo qualche ambiguità a stemperare parecchia parte del suo antifemminismo aveva rimosso molta della sua aggressività.
Ma la voglia di dire il non detto e di proporlo diversamente magari sfruttando il prestigio accumulato qualche volta si riaccendeva in lui e il "Marco Lamberti" (con tutta la distanza che l'Agostiniano garbatamente aveva preso da questo enigmatico "pievano") doveva averlo colpito! e contro quanto si pensa qualcosa è sopravvissuto anche di costui sì che può esser motivatamente richiesto a "CulturaBarocca" laddove in particolare cercando di strutturare giochi poetici e riflessioni su etimi volgari spesso usati per denigrare personaggi vari, si producono osservazioni che -spesso prendendo spunto dal contesto folkloristico, popolare e rurale più facilmente recepibile ad ogni livello - vanno dall' "uomo - bekko e cornuto" alla "donna - vacca" compresa una riflessione alquanto stravagante sulle ragioni filologiche del termine dialettale ligure belen / belin / belino pur sempre in realtà connesso al mondo pastorale quanto attualmente giudicato possibile relitto della tradizione religiosa e pastorale ligure classica parallela alla Religione statuale Romana (nelle composizioni escrologiche i riferimenti, talora non privi di utilità storica e filologica, sono però naturalmente anche estranei al mondo agreste: frequenti sono le allusioni allo stato della donna ora vergine ora puttana ora pagana e strega con l'uso di frequenti lessemi dialettali alludenti alla sessualità = nemmeno gli uomini sono risparmiati per esempio tramite epiteti variamente elaborati Becco, Beccone, Cornuto, Minchione, Coglione giungendo a costruire con le stesse composizioni, veri e propri emblemi escrologici per indicare i diversi aspetti della stupidità o della malvagità di un individuo: e penso sia emblematica questa composizione preceduta da un'icona Hic merdam cribrando movet - che pare superfluo tradurre anche a pro dei non latinisti - a prolusione dell' Ode XII del Nebulo Nebulonum di G. Flitner).

Aprosio come detto in qualche maniera colpito da questi scritti escrologici del conterraneo Marco Lamberti [ e del resto neppure si può dimenticare che -oltre agli scritti escrologici prima citati e a scritti misogeni non privi di slanci escrologici di "Ernando Tivega" e di Clemente Barrera peraltro utilizzati dal "Ventimiglia" sia nello Scudo di Rinaldo I che nella Grillaia, come l' eruditissimo ed intimo amico dell'Aprosio Antonio Muscettola avesse scritto questo poema escrologico La Carilda, Overo Bordello Sostenuto comunque letto con prudenza e segretezza dall'agostiniano ] se vogliamo da un suo certo punto di vista [ per via di momentanei rimpianti della giovinezza e dell'antico polemismo moralistico veneziano od ancora per la voglia anche lodevole d'uomo e religioso insoddisfatto della realtà del vivere epocale e desideroso di combattere il malcostume sociale ed anche religioso (ma vedi per un'indagine esuastiva tutta la II parte già inedita dello Scudo di Rinaldo)] reputati anche utilizzabili, con le doverose espurgazioni a seconda dei contesti, in un ambito predicatorio moralistico all'interno del Grillo censurato (che in definitiva governa queste riflessioni generato dall'ondivago rapporto aprosiano con la realtà del tempo) recuperò queste "scelte culturali di frontiera" e frugando nella sua sterminata erudizione finì per sovraccaricarlo di ulteriori considerazioni libidinose giungendo a porsi e porre una sostanziale affermazione = che cioè nessun Adultero in alcun tempo poteva e doveva chiamarsi Becco ma che anzi il Becco animale naturalmente libidinoso ed instancabile nelle prestazioni sessuali aveva in antico finito per dar forma nella tradizione e nel teatro ai Satiri di forma caprina volendosi alludere alla loro libidine e, vanificate le vanità del teatro pagano quanto abbattuta la religione degli idolatri, ecco che il Becco aveva finito in tempi più recenti per identificarsi con il Caprone entro cui nei Sabba (che il frate chiama "Diete" nel senso di "Assemblee") si celava il Demonio per possedere le donne le quali come peraltro recitava la letteratura in merito per esser assai più libidinose degli uomini e assai più di loro cedevoli sia a queste estreme tentazioni che ad estremi e sempre nuovi intrattenimenti erotici, giustamente meritavano piuttosto il titolo di Vacche = questa postulazione avrebbe poi dato ad Aprosio il destro per sviluppare altre tematiche in altri "Grilli", del pari censurati e se vogliamo a loro volta escrologici :Grillo XVIII = Se sia più libidinoso il Maschile o il sesso Donnesco? [qui a dimostrazione che l'esasperazione erotica sarebbe tipicamente femminile basta leggere questa ampia trattazione dedicata all'Imperatrice Romana Messalina ], quindi il Grillo XIX = Se dalle Vergini, o dalle Vedove gli abbracciamenti virili più sian ambiti e finalmente il Grillo XXVII = Se alcuno nel rolo degli AGAMI [cioè qualche religioso] inciampasse (il che Dio non voglia) in qualche errore intorno al sesto precetto del Decalogo, qual rimedio per ovviare a gli scandali, e per salvare la riputatione.
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A voler esser precisi questi tensioni di polemismo oramai eran soprattutto alimentate dalla "rabbia", di quando in quando emergente, per la mancata pubblicazione della Maschera Scoperta attesa l'opposizione di Arcangela Tarabotti e anche se il tempo trascorso era tanto, ormai, non era bastato a far passare ad Aprosio la voglia di pubblicare quell'opera pur modificandola dopo averne "recuperato il manoscritto originario" grazie alla magnanimità e protezione di una nobile famiglia genovese facente capo al suo "protettore e mecenate G. N. Cavana"= come si è già scritto oltre la volontà di editare un inedito (per lui il dramma peggiore per un letterato era non pubblicare quanto scritto sì da non lasciar memoria di sé se altri sempre che se ne stampino i "manoscritti lasciati nel cassetto" ad opera di benevoli eredi o bibliofili)
l'avversione per la Tarabotti da cui si era sentito tradito e profondamente ferito e causa di quel suo "dramma letterario" sì da fargli pubblicare ancora negli anni '70 del secolo =
"Quanto siano bestiali le donne e vendicative"

non era mai venuta meno e probabilmente -nonostante certi ridimensionamenti aprosiani in merito al giovanile antifemminismo- finiva per rodergli nell'animo come una vera e propria tortura e forse non tanto per esser stato "gabbato" da una donna ma per aver dovuto cedere ad una donna riconoscendole senza ammetterlo intelligenza ed astuzia.
Ma l'opera che comunque anche modificata non avrebbe vista la luce nonostante il "Ventimiglia" avesse cercato di demotivare la "vittoria della Tarabotti" dicendo (cosa vera ma solo per parti limitate) che la Maschera Scoperta fosse quasi tutta fluita entro lo Scudo di Rinaldo I parte = è semmai da dire che l'opera, per varie ragioni, è invece rimasta un inedito enigmatico sino a tempi a noi contemporanei e fper merito diinalmente editata criticamente da Emilia Biga stante che contro varie aprosiane certezze Cinelli Calvoli cui l'Agostiniano affidò l'onere e l'onore di curare una edizione tardava e per sempre tardò in ogni suo dovere, nonostante alle sue spalle attesa anche l'amicizia con il ventimigliese vi fosse il potente bibliotecario mediceo Antonio Magliabechi che comunque, per sua parte nemmeno mancò di creare intralci = ed a mio avviso non fu scelta aprosiana quanto piuttosto accondiscendimento alla volontà del Magliabechi quella di sostituire nel libro da stampare - viste le sue anticattoliche scelte religiose - la Anna Maria Schurmans al punto che Aprosio, non si saprà mai quanto per sua autonoma decisione o per rispettare alcuni "consigli" magliabechiani, la surrogò tra le "donne letterate celebri" con la nizzarda Camilla Bertelli Martini, peraltro sua buona amica oltre che poetessa di un certo valore che egli voleva inserire in un'opera che potesse veder presto stampata per quanto nel suo intimo, da uomo intelligente, non credo la potesse giudicare meritevole di sostituire, entro qualsiasi catalogo, la celebre "Saffo di Colonia".
Comunque, prescindendo da queste considerazioni
l'Agostiniano, ormai ben edotto per esperienza di quanto potessero gli impedimenti di personaggi importanti quanto come detto l'attività censoria e quindi il conseguimento dell'Imprimatur - dopo i tentativi fatti in merito ai "Grilli" censurati - conoscendo anche i problemi che gliene sarebbero potuti derivare
decise di soprassedere e diligentemente espurgare i "Grilli" sotto accusa con altri meno iridescenti =
non senza come si legge sotto cercare di giustificare, con le proprie opere polemiche, anche la ragione di certi scelte, a qualcuno giunte forse inaspettate se non poco opportune.
In effetti a ragione del tempo perso a difendersi da qualche "nemico" e per le tante revisioni la GRILLAIA ebbe bisogno di lunga lavorazione: di conseguenza l'Aprosiano temendo che i suoi amici e "Fautori" ritenessero che certi "Grilli" di cui aveva verosimilmente fatto cenno - come accaduto - non si fossero potuti stampare (nonostante il vanto che faceva nelle lettere e la sicurezza che ostentava sì da esser ritenuto un mendace) per molteplici ragioni, soprattutto connesse all' Inquisizione e all' impossibilità d'ottenere l' Imprimatur, sì da dover esser sostituiti con altri indubbiamente meno coinvolgenti (nell'elenco i 3 asterischi color rosso indicano i "Grilli" pubblicati, con a fondo pagina i collegamenti ai "Grilli" espurgati od escrologici) l'Agostiniano di Ventimiglia sentì l'esigenza di dare giustificazione di ritar di, delle revisioni e delle nuove scelte editoriali come qui si vede: - 1 - LETTERA DEDICATORIA DI SCIPIO GLAREANO AD ANTONIO MUSCETTOLA - 2 - A CHI LEGGERA' O VORRA' LEGGERE/ MADRIGALE/ DEL SIGNOR DOTTORE ANDREA VALFRE' DI BRA' IL VECCHIO - 3 - LIRICHE ENCOMIASTICHE E GIOCHI LINGUISTICI DI VARI AUTORI PER LA GRILLAIA ED ANTONIO MUSCETTOLA - 4 - PROCEDURE BUROCRATICHE NECESSARIE PER OTTENERE IL DIRITTO DI STAMPA: L'IMPRIMATUR - 5 - LA GRILLAIA CURIOSITA' ERUDITE DI SCIPIO GLAREANO / OCCASIONE DELLO SCRIVERE, E DICHIARATIONE DEL TITOLO DELL'OPERA = ed anzi o perché richiestone o perché insoddisfatto delle spiegazioni date Aprosio ritornò sul tema nel contesto della BIBLIOTHECA APROSIANA edita nel 1673 ed in particolare a a lungo e variamente tiene a precisare queste fondamentali questioni =
A - [Da p. 197 Aprosio passa a dissertare sulle vicende della pubblicazione del suo Scudo di Rinaldo]
* - Quanto siano bestiali le donne e vendicative" frase attribuita da Aprosio all' Accademico Incognito "Michele" in merito alla in merito all'opposizione di Suor Arcangela Tarabotti alla pubblicazione dell'aprosiana e misogina "Maschera Scoperta" = volendo dimostrare Aprosio che tutta la polemica aggiungendo per scornare la Tarabotti finì per tornare a scorno della donna : "Se quel libretto ("la Maschera Scoperta") si fusse stampata anco in testo d'Aldo non haverebbe empiuto nove fogli: e non istampandosi fu cagione se ne imbrattassero diciotto di Garamone. Il suo fine in quello non era altro, che d'abbatter le pompe ed il lusso: e perciò gli riuscì meglio nel comporre lo "Scudo di Rinaldo, ovvero Specchio del Disinganno". Quale fu stampato l'anno M.DC.XLVI nel quale [Angelico Aprosio] hebbe maggior campo di dire che non haverebbe havuto nella "Maschera Scoperta", la maggior parte della quale tutta in esso si legge.

B - [Da fine p. 199 Aprosio passa a discutere della Grillaia la sua principale opera moralistica: non passata inosservata dal S. Uffizio per certi eccessi, fatti poi espurgare dalla stampa]
** - [Lettera del 6 - X - 1668 di Carlo Antonio del Pozzo in cui si riporta un giudizio sulla Grillaia del Padre Giacinto Libelli "maestro del Sacro Palazzo ove leggesi: (p. 202) La Grillaja uscì di mano dal Maestro del Sacro Palazzo, quale altro non seppe dirmi, che materie così erudite potevano havere titolo superiore a quello la modestia sua gli ha dato
ed ancora di seguito
(p. 203) Lettera Apologetica da mettersi appresso alla Dedicatoria al Caval. Muscettola....(che) l'inurbanità dello Scultore che la fece stampare (la "Grillaia"), e finì il libro senza farne motto all' Autore, lassò fuori...]

C -
[Secondo Aprosio la Grillaia non è opera oscena, a detta d'alcuni prossima agli scritti del Franco e dell'Aretino, ma moralistica perché mostra la colpa e segnala la giusta punizione]
D -[Grillaia e Scudo di Rinaldo son opere moralistiche: e si sarebbe meglio inteso ciò se sifosse potuta leggere la II parte dello Scudo che da Venezia un falso, innominato "amico" s'offrì di portar a Messina a Giovanni Vintimiglia che la voleva lì stampare mentre poi se la condusse seco in Puglia a Lucera, donde sol dopo 13 mesi lo riebbe l'Aprosio senza poter più trovare però un editore]
E - [Titoli dei vari capitoli della II parte dello Scudo di Rinaldo]
F - [Relazione della Grillaia con i contenuti dello Scudo di Rinaldo II: del contenuto dei "Grilli", di alcuni "Grilli" andati dispersi ecc.]
Eppure Aprosio giova dire a chiosa di questa lunga discussione riuscì comunque a trattare, e forse con maggiore credibilità per la soppressione della veterocultura misogina che aveva recuperato forse anche da spunti oramai oboleti, il tema più drammatico del pensabile della qui proposta né mai banale
**************STORIA DELL'ADULTERIO**************
realizzata e data alle stampe nella Grillaia del 1668.
[Prescindendo dalle pene istituzionali della sua epoca Aprosio si sofferma -abbandonando per quasi senile voglia d'evitar problemi e poter pubblicare senza opposizioni grevi dell'autorità ecclesiastica ogni tentazione escrologica, che magari gli era per un attimo balzata a rammentare tempi di maggior giovinezza e di più decisa ambizione da polemista- a sviluppare una vera e propria
storia dell'adulterio presso i popoli più svariati e in via diacronica delle pene contro i "rei" di tal colpa giungendo a trattare anche del drammatico tema della Lapidazione]
sin a collezionare / comparare il tutto -magari con qualche cedimento all'improvvisazione stupefacente ma mai escrologica-con la
STORIA DELLA CASTRATURA E/O DELL'EVIRAZIONE
[dalla "Castrazione Sacra" all'evirazione per molteplici ragioni (custodi dell'harem - ottenere voci bianche per le cantorie ecc. ecc.) sin alla castrazione come mezzo estremo per sfuggire all'accusa d'aver perpetrato adulterio]

e seppur in maniera meno eclatante con una più frammentata ma sempre efficace
******************STORIA DELLA PROSTITUZIONE******************
Aprosio non mancava infatti nella sua smisurata erudizione di competenze sulla prostituzione sia di epoca romana o comunque antica sia di quella dei suoi tempi (in merito alla quale si propone qui una documentazione abbastanza variegata) in forza anche dei suoi viaggi -non privi di vicissitudini- per luoghi e contrade spesso malfamate sin al punto di scrivere per esperienza diretta questa breve quanto efficace sarcina =
[giunti a S. Miniato del Tedesco] Quegli se n'andò a casa sua, ed i carrozzanti smontarono all'Hostaria della Scala, al tramontar del sole, ove s'hebbe buona cena, mà si dormì vestiti, e malamente, per cagione di certa meretricola venuta col' drudo, per rispetto della quale s'hebbe a scannare con alcuni che pretendevano di passare la notte dietro alla sua giumenta e senza dubbio sarebbe seguito del male, se non fosse stato un vilissimo Marrano ("la Biblioteca Aprosiana...." p. 101 fine e p. 102 inizio)




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Un problema importante e costante della civiltà rustica fu sempre quello dell'ABIGEATO termine derivato dal latino tardo abigeatu(m), accusativo di abigeatus, -us, derivato di abigere = "spingere via" e quindi "furto di bestiame": furto che nel ponente ligustico non si limitava agli animali tipici come le capre o comunque gli ovini ma che poteva coinvolgere tanto le "bestie grosse" (bovini) che ancora suini, asini e persino cavalli.
Le tracce giuridiche per organizzare siffatta lotta all'ABIGEATO furono col tempo recuperate dal DIGESTO GIUSTINIANEO e specificatamente dalla RUBRICA 14 DEL LIBRO XLVII ove si minaccia per il rei la pena di morte, facendoli passare per filo di spada, di gladium per la precisione, una volta provatane la colpevolezza tramite regolare processo.
In epoca medievale non si mancò tuttavia di ricorrere alle ben più terribili norme delle leggi barbariche come si evince dalla lettura degli antichissimi STATUTI DI APRICALE.
Al riguardo basta leggerne la RUBRICA 13 che appunto affronta il caso del FURTO DI BESTIAME.
Con il tempo al fine di proteggere con la ZOOTECNIA tuuta quanta la SOCIETA' RURALE si andarono formulando dei REGOLAMENTI variamente collegati alle Norme basilari della giurisprudenza repubblicana genovese costituita, per i greati gravi o recidivi, dagli STATUTI CRIMINALI: nel contesto di questo sistema di salvaguardia territoriale una funzione sempre crescente andarono quindi assumendo i CAMPARI o GUARDIE CAMPESTRI.
E tuttavia ancora nel XIX secolo il problema non era arginato: al punto che insigni accademici si impeganorono nella stesura di varie dissertazioni sulla questione del FURTO CAMPESTRE nei suoi molteplici aspetti.