cultura barocca
Vedi qui JOHANN BOEHME (BOEMO) - G. B. MONTALBANO - GIACOMO MENOCHIO

Tra tante altre cose Angelico Aprosio ha scritto
QUESTE PAGINE FONDAMENTALI
all'interno di questa sua elaborata ma come subito sotto si può leggere non compiutamente pubblicata per inquisitoriali opposizioni
STORIA DELL'ADULTERIO (QUI INTEGRALMENTE DIGITALIZZATA ORA CON L'INSERIMENTO DELLE PARTI CENSURATE)
nel contesto della sua generalmente mal letta e quindi mal studiata Grillaia e per quanto atroce la parte più interessante del lavoro (in quanto ricca di osservazioni ben poco note) resta quella contenuta nel
"Grillo" o Capitolo XIX dal titolo "Degli Adulteri e delle pene contro loro appo diverse Nazioni"
Cui inevitabilmente funge da contraltare necessario quanto Aprosio esprime in merito alla pena agli Adulteri nel suo contesto sociale cattolico ed europeo.
Precisamente nel Grillo XXI "Delle disgratie accadute à gli Adulteri, ed alle Adultere, e perché con tutto ciò si proseguisca l'Adulterare" = a p.270 scrive esplicitamente in merito al comportamento distinto dei traditi che alcuni hanno agito punendo il delitto, altri acquetandosi con pigliar denari, ed altri più saggiamente rimettendo nelle mani del Signore Iddio, ò l'assolvere, ò l castigare. De primi, e degli ultimi s'addurrà qualche essempio tralassati i secondi come di condizione vilissima, non bastando tutto l'oro del Mondo à dar compiuta sodisfatione, ne tutti i sapori, che si fabricano in Loano, In Sestri di Ponente, in Piacenza, in Venetia, e sono artificiati in questa sua nobilissima Città di Bologna à purgare tal macchia (fatte le opportune distinzioni si evince che l'Aprosio non crede al valore, socialmente discriminante e quindi ingiusto- della Restitutio o Risarcimento dell'onore violato). Di seguito, da questo punto, elenca vari casi in cui cita soprattutto tradimenti di donne che attribuisce ad eccessi di lussuria: ciò non equivale ad una giustificazione dell'Amante, che nei casi esiziali viene comunque del pari ucciso ed in qualche caso con l' ostentazione pubblica dei resti scempiati esposti alla maniera di quanto sarebbe accaduto come qui si vede in caso di condanna ed esecuzione nel contesto di una Pubblica Esecuzione. Non cita specificatamente poi casi di Adulteri che abbiano preso l'ardire di sedurre (un pò per mancanza di dati in questo caso, occorre riconoscerlo, per una adesione strutturale alla serie culturale d'appartenenza cui in fondo onde pubblicare risulta obbligato stante la pregressa fama di "Poeta" cioè di "Imprevedibile" e quindi da controllare contestualmente connessa alla dichiarazione rilasciata onde poter pubblicare questa opera) ma semmai di Mariti che si valgono delle mogli obbligandole a prostituirsi (da pag. 290, par.28) per cui le pene parimenti non mancano = ma dopo tanto scrivere nel giustificare il titolo del "Grillo cioè perchè si continui a commettere adulterio nonostante la severità delle pene" Aprosio non trova altra soluzione che citare la frase d'una gentildonna in merito ad un adulterio scoperto e punito Veggio bene, che nelle cose del Mondo voi non sapete nulla. Per una nave, che dà sugli scogli, staremmo fresche, se non si dovesse più navigare (pag. 293) (magari pensando a quelle arguzie della moda che permettevano a Donne particolarmente sveglie di "gabbare" i mariti, spesso vecchi e rimbambiti seppur ricchi e scelti dalle famiglie, nel contesto della vita sociale).
Il fatto che "Il Ventimiglia", pur avendo iniziato menzionando pene e possibili perdoni, conchiuda poi blandamente con la citazione di una donna (ma che tipo di citazione!) suggerisce la sua convinzione dell' inefficacia dei provvedimenti per quanto severi che è come dire "predicare giova, ma poi gli uomini e le donne fanno e disfanno a talento", che non è rassegnazione ma magari pessimismo e accettazione del fato maturato con gli anni. Anche la superiore citazione di adulteri delle donne (ma in definitiva mutatis mutandis è paritetico il coinvolgimento degli uomini) se si adegua come detto alla postazione epocale antifemminista ed a esigenze personali non giunge in definitiva esageratamente misogina = analizzando l'Aprosio mai letto -se non inedito- si constata infatti che a fronte delle "debolezze della carne" reputa quasi certamente più gravi le "debolezze della cupidigia" (come nel caso dei mariti lenoni ma anche dei genitori che vendono le proprie figlie) e quelle contestuali dell'"avarizia" (anche dei religiosi su cui altrove segretamente scrive) avendo egli per Demoni più odiosi quello del Turpe Lucrum cioè del Guadagno Disonesto e in pari maniera il Demone della Frode
[queste pagine aprosiane, certo ricche di erudizione, affrontavano un problema reale ma furono ritenute eccessive quasi un abuso su fatti sgradevoli relegabili al diritto e alla magistratura: a dimostrare ancora una volta che con tutti i suoi limiti di prolissità Aprosio aveva la consapevolezza costante del nuovo e dell' esigenza di adeguarsi al mutamento dei mezzi di informazione come anche dei gusti letterari di lì a poco questa sua maniera di documentare (mai priva di squarci di cronaca reale) si sarebbe evoluta = l'adulterio come tema sarebbe entrato in quelle forme di cronaca pregiornalistica che sarebbero comparsi come "Fogli Volanti" nel '700 offrendo ad un pubblico certo più ampio di quello aprosiano squarci anche terribili di vita vissuta come questi tra cui proprio questo terrificante caso di adulterio combinato con violenza ed assassinio senza dimenticare , tra altre cose, un supposto caso di adulterio sfociato in un tentativo d'omicidio e conclusosi con processo e prigione che suscitò molto scandalo ma anche molta curiosità data la condizione sociale dei protagonisti tra cui un erudito della generazione successiva il nobile Alessandro Adimari (vedi)].
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Eppure questi discorsi aprosiani non concludono l'argomento che l'autore affronta e che comporta ulteriori acquisizioni anche sfruttando materiale che non gli fu concesso editare e che ha impedito a lungo la comprensione della sua postazione.
Nel più esteso complesso dell'aprosiana STORIA DELL'ADULTERIO quale una "cartina di tornasole" proprio il citato Grillo XIX si collega strettamente - quasi in una pregiornalistica continuità di informazione - al Grillo XX "se nell'Adulterio sia maggiore il peccato del Maschio, o della Femmina? che trae la sua radice emblematica e teologica dal Capitolo VI dello Scudo di Rinaldo I "Qual peccato fosse maggiore o quello di Adamo, o quello di Eva?" = e nell'ambito di siffatta volontà di recupero -pur nel rispetto della variabilità nell'informazione- tali tematiche avrebbero dovuto ancora esser integrate, nel programma di Aprosio, da Grilli cui non venne concessa l'concessa l'autorizzazione alla stampa od Imprimatur per il loro contenuto audace (scelta inquisitoriale come visto accettata da Aprosio sena obiezioni per non alimentare la sua menzionata fama di "Poeta") ma che qui sono ora proposti attraverso la trascrizione critica che A. I. Fontana ne fece per il "I Quaderno dell'Aprosiana" del 1884 sotto titolo de "Il P. Aprosio e la morale del '600: Note in margine a 4 grilli inediti": si tratta precisamente del Grillo che avrebbe dovuto esser il XVIII "Se sia più libidinoso il Maschile o 'l sesso Donnesco? e quindi del Grillo che avrebbe dovuto esser il XIX "Se dalle Vergini, o dalle Vedove gli abbracciamenti virili siano ambiti = a loro volta variamente integrati dal Grillo che avrebbe dovuto esser il XXVII "Se qualcuno ascritto nel rolo degli Agami (inciampasse (il che Dio non voglia) in qualche errore intorno al sesto precetto del Degalogo, qual rimedio per ovviare a gli scandali, e per slvare la riputatione?" e, in maniera molto pepata dal Grillo che avrebbe dovuto esser il XXX "Del nome Becco, e Cornuto, che si suole attribuire a coloro che hanno le mogli adultere, e del rimedio per non esserlo"].

A chiosa di quanto appena scritto giunge superfluo precisare che teologicamente e nella maggior parte degli autori stante l'imperante maschilismo il peccato più grave era sempre attribuito ad Eva anche per la presunta debolezza caratteriale delle donne = ma per dimensionare il personaggio entro parametri più corretti ed estranei a quelli oramai obsoleti di antifemminista incallito giunge necessario operare una preziosa distinzione e semmai dire che l'Aprosio che alla maniera che scrisse Antonietta Ida Fontana in un'epoca di aperta ed anche violenta misoginia fu invece sostanzialmente un moderato al punto da pensare che certe sue esaperazioni antidonnesche si siano generate in lui per un'avversione tutta personale per una singola donna - vale a dire con la suora "femminista" A. Tarabotti che, dopo un periodo che lasciava adito all' idea di proficue collaborazioni, in forza quasi di una spiacevole casualita in un crescendo di incomprensioni divenne da
amica sua nemica temendo, e forse non a torto, che l'eccessiva loquacità e disponibilità verso tutti dell'Aprosio uso però ad esporsi talora in questioni abbastanza pepate potesse crearle grossi problemi con i Superiori e la stessa Inquisizione atteso anche lo strano indizio, dovuto al fatto che tergiversava a restituirle della
documentazione che gli aveva affidato per un parere erudito ma che date le voci circolanti non andava invece tenendo celata
come promesso sì che il tutto poteva rivelarsi per Lei estremamente rischioso al modo che qui si legge
.
Un' avversione, reciproca, in definitiva mai dimenticata in effetti e poi caratterizzata a seconda delle contingenze da parte aprosiana in forza di
momenti e poi anche di rabbia variamente espressi anche per iscritto, e sublimati sin alla volgarità quasi per rimandare idealmente alla Tarabotti la di lei rabbia, caratterizzata anche dalla voglia di far male profondamente all'antagonista maschile
anche se nel contesto dell'aprosiana ira si può citare la connivenza momentanea della Tarabotti per non far editare dell'Aprosio la Maschera Scoperta: proprio di quel Brusoni con cui l'Aprosio era stato in perigliosa relazione e che forse aveva in qualche mai chiarita maniera aiutato a fronte dei rischi corsi nei confronti dell'implacabile legato Pontificio F. Vitelli.
E proprio per queste postulazioni avviene "il miracolo letterario" che nel complesso di tutte queste tortuose vicissitudini qualcosa si evince.
Il supposto "antifemminismo intergale aprosiano" pare più che odio per tutte le donne acidissimo rammarico, carico di impotenza e sfociato talora in espressioni sgradevoli contro tutti i difetti donneschi, per essersi inimicato la più talentuosa fra tutte quelle letterate di cui ebbe cura di stendere cataloghi mai privi di elogi sinceri sì da perdere i contatti con la colta suora veneziana che forse più di tutte e di tutti i filosofi e confidenti avrebbe potuto chiarirgli quella sua
soprendente e misteriosa attrazione carica di curiosità ma pure fascino ed anche di coinvolgimento emotivo -non di innamoramento come tenne a precisare- verso la Donna in quanto tale.
Ad ulteriore conforto di tutto questo giova dapprima notare come, cercando nel contesto tutto di non assumere la posizione di misogino in una lettera ai lettori nello Scudo di Rinaldo I del 1647 scrive della Tarabotti queste considerazioni anche se giunge soprattutto emblematico quanto nella stessa opera annota cercando ancora di prender distanza dall'accusa di essere un nemico delle donne e non piuttosto "nemico sia delle donne che degli uomini viziosi" = Potrei addurre in prova di ciò altre cose, le quali si tralasciano per non amareggiare la dolcezza, ch'haverà conceputa da questi versi: e per levar l'occasione alle Donne di lamentarsi, come già fece una (superfluo dire che alluda alla Tarabotti), che per non intender le mie parole s'andò per non poco tempo lamentando con i miei amici, che io havessi detto di lei quel, che mai dissi (ma che il rancore non sia mai stata dimenticato dall'Aprosio e che sia riemerso specie nei momenti più difficili della sua vita di "Poeta" nel senso di bizzarro e diciamo pure di "permaloso" lo si legge nell'opera sua più tarda la Biblioteca Aprosiana del 1673 laddove narrando finalmente la sua
versione dei fatti sull'intreccio che lo contrappose alla Tarabotti coinvolgendo altri, come il Pighetti e il Brusoni ma non solo e certo procurandogli danni in merito alle progettazioni di stampa della Maschera Scoperta
si lascia scappare un quanto siano bestiali le Donne, e vendicative che dal contesto si evince quale un' offesa sfuggita alla penna "verso la donna letterata Tarabotti", che lo slancio espressivo e i ricordi fanno poi sembrare espressione rivolta a tutte le donne, che è come dire il, pur non volendolo lucidamente, "fare di tutta un'erba un fascio") .
E se vogliamo ancora suffragare che l'origine del suo antifemminsimo nato come gioco moderato nel contesto misogino dell'Accademia dei Libertini di Venezia e poi inasprito oltre misura da una "querelle" avverso una donna sì da non mancare per conseguenza di spunti antidonneschi generalizzanti per quanto mai estremi è possibile addurre un'ulteriore concreta prova = Aprosio -specie dell'ultimo periodo dopo aver perso il suo Mecenate per eccellenza G. N. Cavana- deve talora piegarsi alle richieste dei letterati che possono garantirgli la pubblicazione di qualche opera e resta emblematico, in merito all'argomento appena esposto, come "Il Ventimiglia" per non perdere l'appoggio del potente bibliotecario mediceo Antonio Magliabechi si rassegni proprio nel caso della tormentata Maschera Scoperta a sostituire entro l'opera la sua, e ben motivata, ascrizione fra le grandi letterate del tempo della Poetessa Anna Maria Schurmanns "la Saffo di di Colonia"a lui estremamente gradita quanto per molteplici ragioni invisa al Magliabechi e si adatti o forse si pieghi a sostituirla con una poetessa italiana di ben minore caratura: la Camilla Bertelli Martini di Nizza).

Curiosità infinita quella aprosiana, curiosità che talora diventava ossessione di ricerca: ma che, di fronte al buio della ragione proprio d'alcuni aspetti del suo tempo, propone disanime che al di là dello stile spesso iridescente che genera l'idea della mera erudizione, non di rado denuncia una voglia quasi folgorante di capire e rispondersi alle domande, specie su quell'universo femminile di cui "Il Ventimiglia" non partecipava nell'intimità ma di cui tutto voleva sapere = una curiosità tale da indurlo a proporre il sempre tormentato Caso "Se mai una Donna possa diventare Sommo Pontefice entro il Cap.XVI dello Scudo di Rinaldo I e raccogliendovi in merito alla vicenda della supposta Papessa Giovanna -come qui di seguito si vede- una quantità di dati che lascia stupefatti (al fine della chiarezza occorre dire che su questo tema Aprosio riportò altri due casi cioè di uomo che si atteggiava da donna e di fanciulla che addirittura si fece soldato e che l'incomprensione di cui lui stesso partecipava era collegata a ragioni giuridiche severissime del diritto intermedio che inibivano assolutamente di indossare abiti, ma non solo, che potessero mascherare qualsiasi segno di identificazione sessuale e non) per poi estendersi, senza particolari esclamazioni di scandalo misogino alla moda del tempo (ma semmai riportando la vicenda della Papessa al contesto di mera favola creata da Martin Polono e molto dopo semmai amplificata e demonizzata dalla postazione antiromana delle Chiese Riformate) ai casi ben più reali delle "donne diverse" (omosessuali, lesbiche, transessuali ecc.) e sin al segno di citare apertamente contro le bigotte costumanze moraleggianti il Tribadismo di cui parla in questa sezione del Grillo XI = che era poi una strada per affrontare con conclusioni che sostanzialmente anticipavano i tempi il tema su eunuchi, castrati, evirati cantori ecc. in forza di una conclusione di riprovazione contro l'usanza che definisce "barbarie" e assumere posizione, a suo modo e coi suoi limiti (cioè intersecando le osservazioni morali con il gusto per l'erudizione e l'esibizione linguistica ai fini della "meraviglia") ma non al segno d'evitar di anticipare -a fronte d'un sostanziale silenzio di molti eruditi suoi contemporanei- il Parini per quanto certamente assai più esplicito e concreto quest'ultimo avverso le idee sulla necessità della castratura (sostituire nei Teatri le ritenute voci tentatrici di cantanti donne con voci "costruite dai chirurghi")]
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E comunque al di fuori di tutto ciò e di quanto altro ancora si potrebbe dire, di questa sua citata moderazione rispetto all'antifemminismo [ quasi scontato nel contesto parodistico di una moda epocale anche letteraria come pure entro una radicata struttura istituzionale interna alla famiglia quale base portante di Stato e Istituzioni ed in cui, specie tra le grandi casate specialmente, era sempre vivo il timore di prole illegittima] un esempio sostanziale appare nel Grillo XX "Se nell'Adulterio sia maggiore il peccato del Maschio, o della Femmina?" ove dopo aver analizzato sul tema, trattato in tre parti l'argomento, le più svariate conclusioni giunge alla sorprendente (per i tempi) sanzione, da non sottovalutare per una certa modernità, che peccano pariteticamente tanto gli uomini che le donneatteso il fatto espresso anche dalle Sacre Scritture che "(p267 fine) Chiunque commette adulterio, sia esso marito o moglie abbandona la legge divina e pecca in maniera gravissima così come tremendamente sarà poi punito, come dice l'Apostolo di maniera che nè i Fornicatori nè quanti si abbandonano alla mollezza della lussuria e tantomeno gli Adulteri giammai entreranno nel Regno di Dio" = ed invero nemmeno il Capitolo sesto dello Scudo di Rinaldo I ("Qual peccato fusse maggiore o quello di Adamo, o quello di Eva?") ha toni assolutamente acri e parla di peccato comunque senza particolari distinzioni, sia di donna che di uomo nel caso d'adulterio = riferendosi alle pene divine spettanti all'umanità per il Peccato Originale riconosce poi che le donne indubbiamente son fieramente colpite dai dolori del parto e che come seconda pena debbon pagare quella d'esser subordinate all'uomo, anche se in fine di discorso forse per uniformarsi bolla le donne sostenendo da parte maschile, in nome di una letteraria sete di potere delle donne estrapolata anche da Tacito, aggiunge "Staressimo freschi se ci havessero a dominare (p.24)"[ E senza indulgere in altre possibili citazioni a riprova di tutto questo -pur vagliando la maturazione ed una certa delusione esistenziale del perosnaggio- val la pena di segnalare come morta la Tarabotti e quietatesi certe giovanili passioni Aprosio a proposito delle donne sia giunto ad esprimere in maniera seppur solo manoscritta per quanto ora editata una postazione alquanto moderna avverso il tema delle Monacazioni Forzate argomento che necessitava di una buona dose di ardimento a fronte delle posizioni dominanti ed ancora,riprovando il patriarcato autoritario, come Aprosio abbia avuto l'ardire di contestare in uno scritto edito addirittura un giudizio di S. Tommaso d'Aquino propenso a giustificare un padre laddove per "il Ventimiglia" la gravidanza extraconiugale della figlia sarebbe stata da connettere proprio all'impudicizia di costui evolutosi sin all'incesto ].
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Ritornando sul tema dell'argomento che rimanda a questa aprosiana STORIA DELL'ADULTERIO e specificatamente al menzionato "Grillo" o Capitolo XIX dal titolo "Degli Adulteri e delle pene contro loro appo diverse Nazioni" si evince scorrendo il testo come erano spesso comminate le più terribili pene come si legge qui compresa la pena di morte: ma nella disanima di tutti i popoli e della loro postazione a riguardo di ADULTERIO, ADULTERO, ADULTERA l'erudito frate se elenca pene (comunque terribili) ma che inducono, come forse lui voleva, a stupirsi per la loro stranezza come quella di inserire -con le immaginabili conseguenze- il "Rafano" nelle parti intime dei "colpevoli" resta fuor di dubbio come la pena più terribile (per quanto sia arduo assegnare un qualsiasi primato in questa lugubre casistica dell' intolleranza in generale e della misoginia e/o antifemminismo in particolare) sia da reputarsi l'orrore quanto mai attuale della LAPIDAZIONE.
(a titolo documentario è utile rammentare che in contesto cristiano-europeo nell'ambito del diritto intermedio le pene erano spaventose non meno che altrove ma tra esse -per quanto eccezionalmente applicate- non erano le pene dell'impalatura (il caso di "Dracul, Conte Vlad "l'Impalatore") e della lapidazione (in genere avvenuta solo nel corso di moti popolari incontrollati: come in questo caso avverso un supposto "untore o propagatore di peste")).
In merito alla LAPIDAZIONE DELLE ADULTERE l'erudito e documentato Aprosio correttamente cita dapprima la LEGGE MOSAICA e propriamente gli estremi del Levitico e del Deutoronomio qui digitalizzati per passare quindi alla disanima delle costumanze in essere dei Turchi che alla maniera antica sorpendentemente nomina ancora erroneamente Saraceni.
A riguardo delle costumanze in tema durante la dominazione dell'Impero Turco nel XVI secolo molte notizie giungono oggi da due opere rare qui integralmente digitalizzate COSTUMI ET VITA DEE TURCHI ...CON UNA PROPHETIA & ALTRE COSE TURCHESCHE TRADOTTE PER M. LODOVICO DOMENICHI (con indici moderni) composta ad opera di ANTONIO MENAVINO GENOVESE DA VOLTRI e soprattutto LA MISERIA COSI' DE PRIGIONI, COME ANCHE DE CHRISTIANI, CHE VIVONO SOTTO IL TRIBUTO DEL TURCO, INSIEME CO COSTUMI, & CERIMONIE DI QUELLA NATIONE IN CASA, & ALLA GUERRA - TRADOTTI PER M. LODOVICO DOMENICHI ALLO INVITTISSIMO IMPERADORE DE ROMANI SEMPRE AUGUSTO CARLO QUINTO BARTHOLOMEO GIORGIEVITS HUMILE, & AFFETTIONATISSIMO SERVIDORE (parimenti con indici moderni).
Proprio nell'opera di BARTHOLOMEO GIORGIEVITS si legge una serie di considerazioni per cui la LAPIDAZIONE DELLE DONNE ADULTERE FOSSE ANCORA PRATICATA.
Aprosio per quanto riguardava il suo XVII secolo come si legge qui sopra a pagina 230 della sua Grallaia oscillava tra due postazioni diverse quella del tedesco Johann Boehme per cui la LAPIDAZIONE era ancora praticata nel '600 e quella di Giovanni Battista Montalbani fratello dell'allora più celebre Ovidio Montalbani, e per il quale la LAPIDAZIONE sarebbe stata surrogata dall'ANNEGAMENTO ed alla fine "il Ventimiglia" ed accetta (ma tra le righe si legge qualche perplessità) l'idea che probabilmente la LAPIDAZIONE sia stata sostituitta dallo SPROFONDAMENTO NELL'ACQUA (quasi a dar lustre credito al suo secondo informatore ma soprattutto per far un favore al di lui fratello e suo caro amico).
In realtà l' ANNEGAMENTO PUBBLICO era pratica altrettanto ignobile e questa non estranea all'ambiente cristiano-cattolico.
Sviluppatasi sulla base di un'equazione pregna di misoginia (e sostenuta infatti sulla linea della presunta identitificazione EQUAZIONE ANTICA: DONNA LUSSURIOSA = DONNA PAGANA = DONNA STREGA) questa feroce pratica punitiva venne dimensionata specie -ma non solo- in ambito centro-nordeuropeo nei MOMENTI PIU' OSCURI DELLA CACCIA ALLE STREGHE (e peraltro non si dimentichi che la STREGA ERETICALE E' SOSTANZIALMENTE L'"ADULTERA SOMMA" CHE NEL SABBA TRADISCE NON IL SINGOLO UOMO MA TUTTI GLI UOMINI E LE LEGGI DELLA NATURA ACCOPPIANDOSI CARNALMENTE CON IL DEMONIO IN VESTE DI CAPRONE).
Tutto ciò sulla linea del
PRINCIPIO QUI DESCRITTO DA GUGLIELMO ADOLFO SCRIBONIO PER CUI -AD OPERA DI REPULSIONE- LE "STREGHE AVREBBERO GALLEGGIATO" SE IMMERSE NELL'ACQUA.
La PRATICA AVREBBE COSTITUITO IN TEORIA L'APPLICAZIONE DI UNO FRA I TORMENTI/TORTURE POSSIBILI PER SCOVARE INDIZI DI STREGONERIAMA IN REALTA' DIVENIVA SEMPRE ESIZIALE E LETALE (FORMA DI ESECUZIONE CAPITALE) = visto che se la donna sospetta di stregheria, per assurdo, sopravviveva la si accusava come malefica e la si uccideva sul ROGO; mentre se ANNEGAVA -cosa che quasi sempre accadeva- era riconosciuta NON STREGA sì da fruire -tristissima consolazione- SEPOLTURA IN TERRA CONSACRATA (donde per tutti il giustificabilissimo ed estremo terrore della DENUNCIA E SOPRATTUTTO DELLA DENUNCIA SEGRETA AMMESSA SIA DALLA LEGGE DELLO STATO CHE DA QUELLA DELLA CHIESA).
Essa fu propria del CONTESTO CATTOLICO SPECIE DI AMBIENTE GERMANICO COME QUI SI VEDE ANCHE ICONOGRAFICAMENTE (pur non mancando TESTIMONIANZE DELLA SUA APPLICAZIONE ad opera anche dell'INQUISIZIONE SPAGNOLA).
Ma parimenti tale PROCEDIMENTO fu diffuso in area riformata come una sorta di ORDALIA DELL'ACQUA a sostituire quella antica od Ordalia del Ferro e del Fuoco o "Giudizio di Dio" e allo stesso modo di quanto prima si è scritto, come si vede qui, essa si concludeva quasi sempre con l' ANNEGAMENTO DELLA DONNA ACCUSATA DI STREGHERIA che vi veniva assoggettata sulla linea prima esposta del PRINCIPIO PER CUI LE "STREGHE AVREBBERO GALLEGGIATO" SE IMMERSE NELL'ACQUA (VEDI THE DISCOVERY OF WITCHES DI M. HOPKINS)


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