cultura barocca
Nell'immagine un seicentesco LIBRO DI CONTABILITA'.appartenuto nel '600 al MONTE DI PIETA' DI GENOVA IL DRAMMA DELLA TERRIBILE PANDEMIA DELLA PESTE (E POI DEL COLERA) PRIMIERAMENTE CONSISTEVA NELLE STRAGI CHE DETERMINAVA MA LA SUA GRAVITA'PERSISTEVA NEGLI ANNI ANCHE FINITO IL CONTAGIO ATTESA L'ESPANSIONE DEL DRAMMA DEL PAUPERISMO (PER GIUNTA SPESSO AGGRAVATO COME QUI SI VEDE DA SFUTTATORI E PROFITTATORI DI OGNI SORTA) SUA COSTANTE CONSEGUENZA SPECIE PER LA CARESTIA QUASI SEMPRE SUSSEGUENTE OLTRE CHE PER L'ABBANDONO DELLE ATTIVITA' ECONOMICHE E COMMERCIALI = DA QUESTI FATTORI DERIVO' (CONTESTUALMENTE A PROVVEDIMENTI ISTITUZIONALI SIA STATALI CHE RELIGIOSI DI CUI I "MONTI DI PIETA'" COSTITUIRONO UN PUR TORMENTATO APICE) ANCHE UN CULTO PARTICOLARE PER SANTI PROTETTORI CONTRO LA MALATTIA E FAUTORI DI UNA ASUSPICABILE RIPRESA SOCIO-ECONOMICA = SAN ROCCO EBBE UNA VASTA NOMEA COME PROTETTORE CONTRO LA PESTE MA DOMENICO ANTONIO GANDOLFO II BIBLIOTECARIO DELL'APROSIANA E DISCEPOLO DELL'APROSIO POI DIVENUTO CELEBRE, PER I SUOI STUDI ERUDITI E SOPRATTUTTO PER LA SUA SILLOGE DELLA DISSERTATIO ERUDITA... TANTO DA ESSER ASCRITTO ALL'ACCADEMIA ROMANA DELL'ARCADIA IN UNA SUA PREDICA DEL 1679 NELLA CATTEDRALE INTEMELIA POI AMPLIATA NEL CONTESTO DEL LIBRO QUI DIGITALIZZATO IL BENEFICATO BENEFICANTE... CITO' PURE SAN SECONDO MARTIRE DELLA LEGIONE TEBEA E PATRONO DI VENTIMIGLIA OPERANTE A SUO GIUDIZIO NEL SALVAGUARDARE, IN SINERGIA CON LE ANIME DEL PURGATORIO, LA CITTA' DI FRONTIERA RIMASTA IMMUNE DAL GRANDE MALE CONTESTUALMENTE ANCHE, E SOPRATTUTTO, IN FORZA DI SAGGI PUBBLICI PROVVEDIMENTI PROFILATTICI QUI ELENCATI (ANCHE SE, DATA L'EPOCA, NON MANCARONO QUI, COME OVUNQUE IN SIMILI EMERGENZE SIA IN ITALIA CHE IN EUROPA, QUANTI RICORSERO COME PROFILATTICI SIA AI RIMEDI LECITI CHE AI RIMEDI ILLECITI DETTATI DALLA SUPERSTIZIONE QUI PRECISATI NEL GIUDIZIO DI CHIESA E STATO).

QUASI PREANNUNCIATA DA GRAVI SEGNALI AMBIENTALI E DALLA COMPARSA D'UN MORBO INDECIFRABILE LA LETALE PANDEMIA DEL 1348, QUELLA CHE FUNGE DA TRAGICA CORNICE NEL DECAMERONE DEL BOCCACCIO, GIUNSE NEL 1347 E SQUASSO' VENTIMIGLIA PER TUTTO IL '48 POI RISALI' LA VALLE DEL NERVIA E PROCEDENDO VERSO IL PIEMONTE NE AGGREDI' TUTTI I BORGHI ANCHE SE I DATI PIU' PROBANTI GIUNGONO DALLA FALCIDIATA DOLCEACQUA OVE PER LA CRISI DELL'ECONOMIA RURALE LA MISERIA SERPEGGIO' PER 10 ANNI SI' CHE IL DISINFORMATO VESCOVO RUFINO SCAGLIO' L'INTERDETTO CONTRO IL PAESE, SALVO POI RITIRARLO ATTESA UNA RELAZIONE DEL NOTAIO VIVALDO RUBIA SULLA DRAMMATICA SITUAZIONE DEL BORGO = LA PANDEMIA ERA IL GRANDE MALE, L'OLOCAUSTO MA LE CONSEGUENZE NON ERANO DA MENO CON LA CARESTIA, CAUSA DI MALI DUREVOLI, A SUA VOLTA SOSTENUTA DA ATAVICHE, APOCALITTICHE PAURE ED INCREMENTO DELLA SUPERSTIZIONE "CORREDATA" DAL TIMORE DI MALATTIE, RITENUTE ANCHE DI ORIGINI MALEFICHE, OLTRE CHE DI UOMINI DI ANIMALI DA ALLEVAMENTO DI MANIERA CHE UNA QUALCHE DIFFUSIONE EBBE ADDIRITTURA IL CULTO DI SANTA NOTBURGA DI EBEN PATRONA CONTRO I MORBI DI GREGGI ED ARMENTI ANCHE SE IN LIGURIA OCCIDENTALE CI SI APPELLO' CONTRO LA PESTE SPECIE DAL XVII SECOLO SOPRATTUTTO A S. ROCCO, RIPRENDENDO UNA COSTUMANZA DEVOZIONALE FRANCESE SUL SANTO REPUTATO TAUMATURGO E PROTETTORE DAI CONTAGI DI CUI UN ESEMPIO E' LA CHIESA DI S. VINCENZO AI PIANI DI VALLECROSIA POI INTITOLATA A S. ROCCO E LA CUI FORTUNA ( GIA' ABBASTANZA CONSOLIDATA DA JACOPO DA VARAGINE NEL SUO "LEGGENDARIO" POI VOLGARIZZATO DAL MANERBI (MANERBIO) IN MERITO, TRA TANTE ALTRE "GUARIGIONI", ALL'OPERA DI S. ROCCO NEL SALVARE DALLA PESTE, CON LA POPOLAZIONE DI COSTANZA, I PADRI CONCILIARI ALLORA IN TAL CITTA' RIUNITISI ) APPUNTO, SOTTO TITOLO DI S. ROCCO IN LUOGO DI S. VINCENZO, ESPLOSE PROPRIO NEL '600 AL TEMPO DEI GRANDI CONTAGI ANCHE SE COME SI LEGGE IN UN PREZIOSO LIBRETTO DI ANONIMO INTITOLATO MEMORIE E FIORI - BREVI CENNI SULLA CHIESA DI S. ROCCO NEI PIANI DI VALLECROSIA E SULLA VITA DEI SS. VINCENZO E ROCCO, VENTIMIGLIA, TIPOGRAFIA VIALE, 1907, PP. 3 - 33 PER L'INCREMENTO DEMOGRAFICO DEL SITO IL SACRO EDIFICIO SI RIVELO' PRESTO TROPPO PICCOLO DI MANIERA CHE NEI GIORNI DI MAGGIOR AFFLUSSO DI FEDELI COME ALLA DOMENICA QUANDO TANTI DOVEVANO ASCOLTARE LA MESSA ALL'APERTO TRA ULIVI SECOLARI E LIMONI ED ARANCI E MANDORLI NON MANCANDO TRA XIX E XX SECOLO FESTE E DANZE IN OCCASIONE DI VARIE RICORRENZE NON ESCLUSE QUELLO DI ORDINE SACRO E PATRONALE.
AL PARI DI ALTRI STATI E DATA L'INCOMPRENSIBILITA' DEL MALE LA REPUBBLICA DI GENOVA CORSE AI RIPARI CHE LE ERANO POSSIBILI A LIVELLO DI PREVENZIONE E CHE DIVENNERO VIEPPIU' POTENZIATI NEI SECOLI E STANTE ALTRI CONTAGI DI PESTE BUBBONICA (ED IN ASSENZA DI CURE CERTE ANCORA NEL XIX SECOLO SCOMPARSA LA PESTE SI PROVVIDE, IN BASE PURE A NUOVE COMPETENZE, NEL POTENZIARE LE FORME DI PROFILASSI CON L'AVVENTO DELLA "MORTE ALGIDA" O "MORTE AZZURRA" COME ANCHE SI CHIAMAVA IL COLERA, SOPRAGGIUNTO IN MANIERA CATASTROFICA).
[DOCUMENTAZIONE CARTOGRAFICA = NOTE INFORMATIVE SU ATLANTE DEL DOMINIO DI GENOVA DI MATTEO VINZONI QUINDI SUL SUO ATLANTE DI SANITA' FATTO STENDERE DALLA REPUBBLICA DI GENOVA PER L' AVVENTO DELLA PESTE DEL 1720 A MARSIGLIA = VEDI LA CARTOGRAFIA DELLA RIVIERA DI PONENTE DEL DOMINIO DI GENOVA DALL'ATLANTE DI SANITA' DEL VINZONI CON COLORI DISTINTI CHE EVIDENZIANO ALTRI STATI, CONFINI, POSSESSI DI ALTRE POTENZE = VISUALIZZA ORA IL COMMISSARIATO DI SANITA' DI VENTIMIGLIA (PARTE I DAL FIUME NERVIA ALLA SPIAGGIA DI LATTE E PARTE II "DALLA SPIAGGETTA DI BEGLIAMINO" AI BALZI ROSSI" (VEDI UOMINI, STRUTTURE E DOTAZIONI SETTORE VENTIMIGLIA - NERVIA E QUINDI VEDI UOMINI, STRUTTURE E DOTAZIONI SETTORE CONFINE - VENTIMIGLIA = VEDI QUI LA BARRIERA DEI BALZI ROSSI ED IN PARTICOLARE I PROVVEDIMENTI PRESI AI BALZI ROSSI PRESI IN OCCASIONE DELLA PESTE DI MARSIGLIA) - COMMISSARIATO DI SANITA' DELLA BORDIGHERA = VEDI PARTE I E QUINDI PARTE II E POI ANCORA SUE STRUTTURE E MILITI DI SERVIZIO = ENFATIZZAZIONE DELLE STRUTTURE A NERVIA E INTEGRALE CARTA DELL'AREALE TRATTA DALL'ATLANTE DI SANITA' DEL VINZONI.
SULLA LINEA DA QUESTA CARTOGRAFIA E VAGLIANDO I TEMPI DURISSIMI SPECIE DELLA GUERRA DI SUCCESSIONE IMPERIALE IN CUI IL VINZONI STESE L'ATLANTE DI SANITA' E IL SUO VEROSIMILE CAPOLAVORO CIOE' L'ATLANTE DEL DOMINIO DI GENOVA NON SI PUO' FAR A MENO DI VISUALIZZARE LE TRASFORMAZIONI CHE EBBE IL PALAZZO ORENGO -PERALTRO NEL '700 SOGGETTO A GRANDI TRASFORMAZIONI PER L'ACQUISIZIONE DI BENI DELLA PREBENDA EPISCOPALE DI NERVIA
PARTENDO DALL'ANALISI DI
QUESTA MAPPA DEL 1746 CON DIDASCALIA A FONDO IMMAGINE (CON PARTICOLARI ENFATIZZATI DI NERVIA E DEL CENOBIO DI S. AGOSTINO SINO A VENTIMIGLIA)
PROCEDENDO POI NELL'ANALISI,
IN RAPPORTO ALLA REALIZZAZIONE DEL SITO CENTRALE DELLE FORTIFICAZIONI AUSTRO-SARDE DEL 1748.
PER UN QUADRO NON SOLO GUERRESCO MA ANCHE SOCIO ECONOMICO,
E' ASSAI UTILE BASTA CONFRONTARE
QUESTA CARTA (PARTICOLARE ENFATIZZATO) DEL 1745 OVE SI INDIVIDUA TRA CAMPOROSSO E NERVIA UN AUTENTICO RIGOGLIO DI COLTURE, ARBORICOLE E NON
CON QUESTA ALTRA
CARTA (PARTICOLARE ENFATIZZATO) DEL 1748 OVE IN FORZA DEI BOMBARDAMENTI E DELL'ALTERAZIONE DEI SITI PER IMPIANTARE BATTERIE, SCAVARE TRINCEE, ERIGERE FORTIFICAZIONI SI' CHE GRAN PARTE DEL PATRIMONIO AGRONOMICO ANDO' VARIAMENTE DISPERSA.
A TITOLO DI ULTERIORE DOCUMENTAZIONE VISUALIZZA QUESTA ALTRA
CARTA (1747) CONDUCENTE AI QUARTIERI AUSTRIACI COL SUPERAMENTO DEL NERVIA PRESSO IL BORGO DI CAMPOROSSO DA MAPPA DEL DOMINIO DI GENOVA.
INTEGRATA DA ALTRE CARTA ED ULTERIORI CONSIDERAZIONI SULLA
"STRADA DI CAMPOROSSO PER BORDIGHERA"
ED ANCORA LE GROSSE TRASFORMAZIONI DELL'AREA DI NERVIA
CON UN SISTEMA DI FORTIFICAZIONI IN VARII CASAMENTI IL CUI CENTRO ERA IL "PALAZZO DEL SIG. ROCCO ORENGO" DI CUI FU ALTERATO E FORTIFICATO ANCHE IL GIARDINO
QUINDI ANALIZZA
REITERATI INTERVENTI DI REGOLARIZZARE, CON LA STRADA LITORANEA, IL CORSO DEL NERVIA DOTANDOLO DI ARGINI E DI UN PONTE ALLA FOCE
e dopo le considerazioni di
Luigi Ricca nel suo "Viaggio da Genova a Mentone" (viaggio del 1865 ma editato nel 1871)sull'importante areale di Nervia e sulla ristrutturazione di alcuni tragitti in Ventimiglia oltre che sulla situazione d'Italia rispetto alla Francia con nuova frontiera per la cessione di Nizza e alla Francia di Napoleone III per gli accordi di Plombiers sull'intervento dell'Imperatore dei Francesi a fianco di Vittorio Emanuele II nella II Guerra di Indipendenza contro l'Austria
VEDI
FINALMENTE REALIZZATA ANCHE PER I CONTINUI INTERVENTI PARLAMENTARI DEL DEPUTATO DI CAMPOROSSO FRUTTUOSO BIANCHERI COI PONTI PRINCIPALI LA STRADA LITORANEA
OSSIA IL TRAGITTO LITORANEO "STRADA DELLA CORNICE" OGGI "AURELIA"
(LINEA BIANCA NELLA CARTA SOTTOSTANTE DELL'HAMILTON) MA ANCHE ATTIVATA LA LINEA FERROVIARIA (LINEA NERA SULLA STESSA CARTA) DA
D.D. HAMILTON,BORDIGHERA ET LA LIGURIA OCCIDENTALE, BORDIGHERA 1883 (CARTA GENERALE)
CON ENFATIZZATI I TRATTI
DA CAMPOROSSO AL MARE ED ANCORA DALLA TORRE ORENGO DI NERVIA A S. ROCCO DEI PIANI DI VALLECROSIA E ALLA TORRE DEI FRATI
(CON UNA DELLE ULTIME IMMAGINI DAL VIVO DELLA TORRE ORENGO)
.
vedi ulteriori integrazioni cartografiche e fotografiche =
La storica guardiana in altura di Nervia già in epoca preromana = "Colla Sgarba - Colla Sgarba - Colla Sgarva" alle cui basi, presso i crocevia viari, sorgeva il Castello di Portiloria poi Portiola e quindi Porziola
Cosa vide di romanità a Nervia nel XVII secolo Angelico Aprosio dal Rossi in una lettera al Mommsen giudicato vero primo scopritore del principale complesso demico di Albintimilium
Dal '500 al '700 = area di Nervia e del territorio tra Ventimiglia e Bordighera - il sistema della case fortificate anche detto delle case torri con cinta muraria a protezione contro la criminalità organizzata assai diffusa in tutto il Dominio di Genova
Piana di Nervia = XIX secolo = prime investigazioni archeologiche
Piana di Nervia = la via dei sepolcri (necropoli occidentale): una basilare lettera di Aprosio a Teodoro Mommsenn
Una delle prime immagini fotografiche relative alla scoperta e all'esumazione del Teatro romano
Nella sezione dell'Archivio di Stato di Ventimiglia entro questo particolare della pianta della città risalente al 1915 si può constatare come al numero 36 sia indicata la casella del Dazio Comunale di Nervia ed al 65 la Stazione dell’Officina tranviaria Ventimiglia-Bordighera
Piana di Nervia da immagine archivio fotografico di Ezio Corte (che qui si ringrazia sentitamente per la disponibilità) con in evidenza il I Cavalcavia (fotografia presa dalle alture inziali di Collasgarba/ Colla Sgarba = in primo piano, sulla destra di chi osserva, strutture obsolete indecifrabili (da collegare a vecchi complessi rustici o a relitti di fortificazioni antiche come quelle della guerra di successione imperiale?)
Nervia con in evidenza il I cavalcavia = i lavori per riportare alla luce il Teatro Romano sui "resti della cui scena" si vede troneggiare un ormai scomparso caseggiato/a>
Piana di Nervia = devastata dai bombardamenti della II guerra mondiale
Particolare della Chiesa di Cristo Re a Nervia devastata dai sopracitati bombardamenti

E' PERO' DOVEROSO PRECISARE CHE LE TRASFORMAZIONI DELLA GUERRA DI SUCCESSIONE AL TRONO IMPERIALE NON POSSONO ESSERE VISUALIZZATE NELL' "ATLANTE DI SANITA'" = COME SCRIVE M. QUAINI NELLA PIANTA DELLE DUE RIVIERE DELLA SERENISSIMA REPUBBLICA DI GENOVA DIVISE NE' COMMISSARIATI DI SANITA', EDIZIONE SPECIALE PATROCINATA DAL BANCO DI CHIAVARI E DELLA RIVIERA LIGURE, GENOVA, SAGEP EDITRICE, 1983 :"...ALLA GRANDE EPIDEMIA DEL 1656-'57 SI DEVE PROBABILMENTE L'INTERRUZIONE DELLA PRIMA SISTEMATICA RILEVAZIONE DEI CONFINI DELLA REPUBBLICA, CHE IL GOVERNO AVEVA DELIBERATO NEL 1643 E CHE DURO' PER L'APPUNTO FINO AL 1656, QUANDO MANCAVA GRAN PARTE DELLA RILEVAZIONE DEI CONFINI DELLA RIVIERA DI LEVANTE. AL PERICOLO DI UN NUOVO CONTAGIO IN CONSEGUENZA DELLA PESTE DI MARSIGLIA (1720 - '22) SI DEVE INVECE LA FORMAZIONE DEL COSIDETTO ATLANTE DI SANITA', AFFIDATO A MATTEO VINZONI E DA QUESTO PORTATO A TERMINE A OLTRE VENT'ANNI DALLA DELIBERA DEL MAGISTRATO DELLA SANITA', QUANDO IL PERICOLO DI NUOVO FOCOLAI SI ANDAVA SENSIBILMENTE ATTENUANDO (ARCHIVIO DI STATO DI GENOVA, MAGISTRATO DI SANITA', 1893, 27 SETTEMBRE 1720. RELAZIONE DEL CANCELLIERE DEL MAGISTRATO, GIO. BATTA CAREGA CIRCA I PROVVEDIMENTI PRESI IN RELAZIONE AL MORBO CONTAGIOSO DI MARSIGLIA= SEMPRE NELLA STESSA SEDE CIOE' IN A. S.G., MAGISTRATO COMUNITA', FILZE VINZONI, 112. DIARIO DEL VIAGGIO PER LE RIVIERE A CAUSA DE' COMMISSARIATI DELLA SANITA' (1722 - 1723)ENTRO IL DIARIO DEL VIAGGIO PER LA RIVIERA DI PONENTE SI EVINCE CHE MATTEO VINZONI "GIUNTO A SANREMO IL 28 OTTOBRE 1722, SI RECO' A VENTIMIGLIA IL 29 DELLO STESSO MESE, INIZIANDO LE MISURAZIONI DAL 30 DAL CONFINE SINO AI BALZI ROSSI PER PROCEDERE A RIGUARDO DEL COMMISSARIATO DI SANITA' DI VENTIMIGLIA, INIZIANDO POI DAL 7 OTTOBRE QUELLE PER IL COMMISSARIATO DI SANITA' DI BORDIGHERA: IL LAVORO PROCEDETTE SINO AL 9 DI OTTOBRE GIUNGENDOSI AI CONFINI CON IL COMMISSARIATO DI SANITA' DI SANREMO" = IN ALTRI INTERVENTI SI RIPRODURRA' IL DIARIO CON INTEGRAZIONI CARTOGRAFICHE DERIVATE DALL'ATLANTE DEL DOMINIO]

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MA COME SI VEDE DALLA SETTECENTESCA
PESTE DI MARSIGLIA
IL DRAMMA DELLA TERRIBILE PANDEMIA
NON SI ARRESTO' PUR NON AVENDOSI PIU' GRANDI MANIFESTAZIONI PROSSIME ALL'OLOCAUSTO =
TUTTAVIA PERMASE COME REFLUSSO DI TANTE SVENTURE
IL DRAMMA DEL PAUPERISMO
CON IL PROLIFERARE DI UNA DISPERATA
MENDICITA' AGGRAVATA E ULTERIORMENTE COLPITA DA IMBROGLIONI DI VARIA SORTE NON ESCLUSA NEMMENO DALLA PIAGA DEI FALSI POVERI ED INVALIDI SU CUI VARIAMENTE SI SOFFERMO' A MEDITARE ANCHE ANGELICO APROSIO.
ALLA RADICE DI TANTA DISPERAZIONE STAVA IN GRAN PARTE, A CAUSA DELLA PESTE, L'ABBANDONO DELLE ATTIVITA' ECONOMICHE E DEI COMMERCI, DI MANIERA CHE UNA LENTA SOLUZIONE SI DOVETTE TENTARE ATTRAVERSO IL MECCANISMO DEI "MONTI DI PIETA'" COME RISPOSTA ALLA MISERIA E AL RICORSO AD USURAI CUI SEGUI' LA CRISI DEGLI STESSI MONTI DI PIETA' PER EFFETTO DI GRAVI CONTINGENZE ED, IN PRIMIS, LA PESTE BUBBONICA DEL 1579/'80 (CHE COME SI EVINCE DA QUESTO CARTEGGIO ASSAI DETTAGLIATO ACCERCHIO' MA NON AGGREDI' IL CAPITANATO DI VENTIMIGLIA IN FORZA DEI PROVVEDIMENTI PRESI E DELLA COLLABORAZIONE CON GLI STATI CIRCONVICINI TANTO CHE LA CITTA' PONENTINA POTE' INVIARE SOCCORSI ALLA FUNESTATA GENOVA) .
A PROPOSITO DI GENOVA - OVE D' UN NUOVO DRAMMA EPOCALE -NEL 1656/'57- FU TESTIMONE ANGELICO APROSIO CHE ANCHE NE SCRISSE (ED ANCORA UNA VOLTA IL CAPITANATO INTEMELIO PER QUANTO NUOVAMENTE ACCERCHIATO E MINACCIATO NON SUBI' LA DEVASTAZIONE PESTILENZIALE UN ARGOMENTO CHE, SEPPUR CON ARGOMENTI PIU' SPIRITUALI CHE DI RIFERIMENTI PROFILATTICI, COME QUI SI LEGGE FU TRATTATO IN UNA PREDICA IN CATTEDRALE DA DOMENICO ANTONIO GANDOLFO, DISCEPOLO DI APROSIO E II GRANDE BIBLIOTECARIO INTEMELIO, E POI EDITATO NELLA SUA OPERA IL BENEFICATO BENEFICANTE) E' PURTROPPO DA RIFERIRE CHE, DOPO UNA LENTA E FATICOSA RIPRESA, IL MONTE DI PIETA' ENTRO' IN ANCOR PIU' GRAVE CRISI PER L'INSOLVENZA DATI I TANTI DECESSI CAUSATI DI SIFFATTA SECONDA E ANCOR PIU' TERRIBILE ONDATA DI "MORTE NERA" A META' XVII SEC. E PER LE CONTINUE RICHIESTE DI MOLTISSIMI SVENTURATI.
POI, AVVALENDOSI QUI DELLA TRAGICA SORTE DI
GENOVA MA ANCHE DI MASSIMA PARTE DEL SUO DOMINIO, ESEMPIO COMUNQUE ESTENSIBILE AD ALTRI STATI IN ANALOGHE TERRIFICANTI EMERGENZE, SI VISUALIZZI QUANTO LE PANDEMIE -MASSIME LA PESTE- FOSSERO CAUSA OLTRE CHE DI MORTALITA' DI CONSEGUENZE GRAVI CONTRO OGNI RIPRESA ECONOMICA PROCEDENDOSI DA CARESTIA ED IMMOBILISMO COMMERCIALE COME ESPRESSO DA P. SEGNERI
E DI RIMPETTO A TANTE SCIAGURE VEDI IL SEGNERI
STUPEFATTO INTORNO AI SEGNALI FUNESTI DI UNA COMETA PUR ESSENDO LUI ASSOLUTAMENTE OSTILE ALL'ASTROLOGIA GIUDIZIARIA CONNESSA ALL'INTERPRETAZIONE DEI DESTINI UMANI IN FORZA DELLE DIVERSE MANIFESTAZIONI ASTRALI E NEL CONTEMPO RISULTANDO UN AMMIRATORE PER IL PROGESSO INVESTIGATIVO SEGNATO DALL'INVENZIONE DEL CANNOCCHIALE, SENZA ESCLUDERE LA SUA STRINGATA MA ELOGIATIVA CITAZIONE DI GALILEO DEFINITO ...PRIMO DISCOPRITORE, NON DI UNA TERRA INCOGNITA, MA DI UN CIELO...") = VEDI PURE QUI ALCUNE CONVERGENZE DEL SEGNERI CON IL GESUITA "TEOPHILO RAYNAUDO DI SOSPELLO" LA CUI OPERA, COMPORTANTE PER I RELIGIOSI ANCHE IL MARTIRIO PER IL CANTAGIO PUR DI SOCCORRERE GLI APPESTATI, FU DAPPRIMA MESSA ALL'INDICE DEI LIBRI PROBITI MA POI RIABILITATA E RICONOSCIUTA LIBERA DI CIRCOLARE COME SCRISSE IN QUESTA LETTERA AD ANGELICO APROSIO IL GRANDE INQUISITORE DI GENOVA MICHELE PIO PASSI DAL BOSCO).
Già la pandemia del 1348 generò un globale impoverimento = poi dal XV secolo per soccorrere specialmente i POVERI e sulla scia della condanna ecclesiastica dell' USURA, grazie all'attivismo dei FRANCESCANI, sorgono in tutta Italia i MONTI DI PIETA': nell'immagine, ripresa dall'inserto G8 / GENOVA 20 - 22 LUGLIO 2001 del quotidiano genovese IL SECOLO XIX (17 luglio 2001), si vede un seicentesco LIBRO DI CONTABILITA' già appartenuto nel '600 al MONTE DI PIETA' DI GENOVA detto anche LA CASANA (e molto tempo dopo altre forme di impoverimento, seppur non in sì grave maniera, si verificarono con la comparsa di una nuova pandemia, quella del colera)
Nel DOMINIO DI GENOVA [ nel contesto governativo genovese, come in altri Stati, seppur con nominazioni specifiche, esisteva pure il MAGISTRATO DEI POVERI organismo importante nel contesto delle varie MAGISTRATURE PREPOSTE A SCOPI ASSISTENZIALI] nel 1479 vede per primo la luce il MONTE DI PIETA' DI SAVONA (realizzato su impulso di papa Sisto IV), poi quello di GENOVA (istituito come detto dal BEATO ANGELO DA CHIVASSO nel 1483: alla maniera astese l'istituzione fu anche detta CASANA) cui seguono i "MONTI" di CHIAVARI (1520), SPEZIA (1596), SANREMO (su cui il manoscritto Borea fornisce importanti DATI ma che al pari di consimili iniziative non ebbe vita lunga), in particolare il MONTE DI PIETA' DI DOLCEDO (che fu molto longevo: "visse" per circa due secoli) e via dicendo.
Il MONTE DI PIETA' DI GENOVA, sorto per le sinergie di tre istituzioni quali il BANCO DI SAN GIORGIO, l'UFFICIO DI MISERICORDIA e l'OSPEDALE DI PAMMATONE assurge presto a grande prestigio: si distingue inoltre per la particolarità di accettare depositi fiduciari fruttiferi sulla base di una disposizione che anticipa quanto poi concesso agli altri MONTI DI PIETA' circa cento anni dopo. Un grave momento di crisi, dopo un rapido fiorire, per il MONTE DI PIETA' DI GENOVA cadde nel 1522 quando le truppe lanzichenecche, e quindi RIFORMATE di CARLO V in lotta col re francese FRANCESCO I saccheggiarono GENOVA il 30 e 31 maggio depredando, assieme a proprietà private ed edifici di culto, anche il MONTE DI PIETA' di cui distrussero sede e magazzini impadronendosi, oltre che di denaro e preziosi, anche dei PEGNI più umili tra cui le MASSERIZIE soltamente lasciate in deposito dai ceti più umili. Il MONTE conosce una crisi gravissima e per potersi ristrutturare deve provvedere, anche per compensare una carente raccolta di fondi, ad un RIALZO DEI TASSI DI INTERESSE SINO AL DIECI PER CENTO. La ripresa avviene ma troppo lentamente mentre la POVERTA' continua a tormentare GENOVA così che nel 1569 l'ARCIVESCOVO PALLAVICINO, col concorso dei MAGNIFICI FILIPPO SAULI, OBERTO GIUSTINIANO, AMBROGIO DI NEGRO e FRANCESCO LERCARI, si rivolge ai potentissimi PROTETTORI DELLE COMPERE DI SAN GIORGIO per ottenere un prestito di 5.000 lire onde realizzare un capitale idoneo alla totale ripresa della CASANA o MONTE DI PIETA'[ lo Stato genovese tra le Magistrature assistenziali sviluppò anche l'esistenza di un MAGISTRATO DEL MONTE DI PIETA'].
Il 2 maggio 1569 il MONTE DI PIETA' risorge con un solido bene patrimoniale e soprattutto nuovi regolamenti distinti in 18 punti: a riguardo del tasso di interesse il pontefice Leone X, che accetta la visione francescana della modica usura, con una sua BOLLA INTER MULTIPLICES acconsente alla riscossione di una cifra eccedente il capitale per la sola copertura delle spese (Inter multiplices è una bolla pontificia di papa Leone X pubblicata il 4 maggio 1515, per promulgare il decreto della X sessione del Concilio Lateranense V relativo alla legittimità dei Monti di pietà. Il testo afferma la legittimità dei Monti di pietà, che non cadono nella condanna propria dell'usura: così dacendosi regolarizza quest'istituzione, sorta nel XV secolo ad opera dei Francescani, ne vengono lodati gli scopi “buoni e necessari alla società”, si fa la raccomandazione che i prestiti siano completamente gratuiti, anche se si sancisce la liceità del modesto onere richiesto per le spese di gestione) ). Il prestito viene concesso per una durata massima di 6 mesi che può essere prorogata sino ad 8 onde consentire la soluzione debitoria ed evitare le PROCEDURE DI PIGNORAMENTO con conseguente vendita ALL'INCANTO dei BENI CONFISCATI.
Il decennio successivo potrebbe determinare un'ulteriore e irrisolvibile crisi per il MONTE DI PIETA' DI GENOVA: inizia infatti un periodo durissimo per la città e per tutto il suo Dominio atteso che la REPUBBLICA sarà presto (1579-1580) flagellata da una grande ondata di PESTE o MORTE NERA.
Al periodo della grande epidemia seguono anni non facili. La RIFONDAZIONE del MONTE è comunque supportata dall'istituzione di una CONFRATERNITA ispirata alla cultura caritatevole della tradizione religiosa e popolare di Genova. Finalmente i PROTETTORI DEL MONTE (cioè i suoi amministratori), stipulato un accordo sia con la CHIESA GENOVESE che con CAMERA e SENATO (cioè i COLLEGI DELLO STATO), promuovo un PRESTITO GRATUITO che viene reso di pubblica ragione attraverso l'opera del PUBBLICO CINTRACO Geronimo Bavastro il 29 gennaio 1582. Nel 1596 si provvede quindi all'abolizione del prestito sulle "pietre preziose". Poi papa Paolo V, con sua BOLLA del 26-VIII-1605 richiama nuovamente i genovesi alle opere di carità: l'appello viene reso di pubblica ragione dal CINTRACO Scipione Bavastro. La raccolta delle elemosine si concentra nella CHIESA DI SAN SIRO sede dal 1612 della CONFRATERNITA che collabora strettamente con LA CASANA.
Nonostante i lasciti il MONTE DI PIETA' nel XVII secolo non esce a sganciarsi da una certa endemica debolezza, per uscire dalla quale deve giocoforza ricorrere al mercato.
Ci si rifà conseguentemente alla RACCOLTA DEL RISPARMIO DEI CITTADINI, compensandoli con un MODICO INTERESSE, prima di PRESTARE SOMME DI DANARO a beneficio dei CITTADINI MAGGIORMENTE BISOGNOSI.
Questa forma di lotta alla povertà è resa necessaria dall'urgenza di affrontare il drammatico problema delle PRESTIERE.
Lentamente, grazie ai provvedimenti di cui sopra si è scritto e a controlli più rigorosi, il MONTE DI PIETA conosce un accenno di ripresa che, per sciagurata e collettiva sventura, viene bruscamente interrotto da una seconda e ancora più micidiale
ONDATA DI PESTE BUBBONICA DA CUI RISULTAVA ANCOR PIU' ARDUO TROVARE SCAMPO, ANCHE PER I CETI ABBIENTI USI IN OCCASIONE DI TALI EVENTI A TRASFERIRSI IN VILLE AMENE E BEN GUARDATE CONTRO INTRUSIONI SOSPETTE DI POSSIBILI CONTAGIATI.
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[ Grande predicatore contrario alle esasperazioni buffonesche di altri oratori sacri PADRE SEGNERI nella PREDICA XV del suo QUARESIMALE qui DIGITALIZZATO CON INDICI MODERNI riprende "TEMI APOCALITTICI QUAL PUNIZIONE DIVINA PER I PECCATI DEGLI UOMINI" su cui la Chiesa epocale ed anche posteriore [vedi quanto scrisse G. B. Zunini in merito al terremoto ligure del 1887 menzionando gli eccessi della gioventù e degli uomini colpiti da divine punizioni non lesinando dal menzionare le conseguenze, in terre già non ricche (con la miseria legata anche alla crisi delle colture) della scelta tristissima di fuggire in cerca di miglior sorte tramite l'emigrazione] ma, al di fuori di questo topos predicatorio per tanti versi esacerbato contro le sue consuetudini, non può negarsi come il SEGNERI recuperi, con pathos sia espositivo che verosimilmente espressivo, la realtà di un tempo, quello del '600, percorso da eventi terribili quali le GUERRE SIA CIVILI CHE RELIGIOSE TRA GLI EUROPEI, l' ESPANSIONISMO DELL'IMPERO TURCO, le CARESTIA, LA FAME, IL PAUPERISMO E LA MENDICITA', le EPIDEMIE DEVASTANTI E NEL CASO LA PESTE (in grado di colpire i PLEBEI al pari se non peggio, contro una credenza serpeggiante, che i POTENTI), i CATACLISMI ED IN PARTICOLARE LE ALLUVIONI I TERREMOTI = PADRE SEGNERI era uno spirito superiore e, nonostante fosse ancorato a certi luoghi retorici e fideistici in cui compariva l'idea di una punizione divina, si adoprò in questo sforzo nel suggestionare le masse dei fedeli per renderle edotte di quanto, in un'epoca tanto terribile, fosse necessaria la solidarietà, "spaventare" per indurre anche a non svegliarsi come "belve inferocite l'una contro l'altra" ma "cooperare per il bene comune" e per questo tra le sue ultime ideazioni comparve quella "PRATICA DELLE MISSIONI" QUI ANALIZZATA CRITICAMENTE E DIGITALIZZATA ed affidata a religiosi capaci di affrontare molteplici rischi pur di portare conforto e pace laddove si viveva in un quasi perenne conflitto, compresi i piccoli centri isolati dove le contrapposizioni spesso travalicavano ogni buon senso.
Ritornando all'ASSIOMA CATASTROFICO (e in dettaglio alla PESTILENZIALE CATASTROFE DI GENOVA E DELLA LIGURIA DI CUI E' PERALTRO TESTIMONE DIRETTO ANGELICO APROSIO "IL VENTIMIGLIA", COME QUI SI PUO' LEGGERE, ALLA MANIERA DEI TEMPI, SEPPUR SENZA FANATISMO, NON ESTRANEO ALLE INVESTIGAZIONI ASTROLOGICHE E ALLA REGISTRAZIONE DEI FUNESTI PRESAGI) che serpeggia nell'orazione del SEGNERI [ che, da uomo più sgomento dalla gravità di fatti spesso inspiegabili, moltepici e letali, più che da figlio del suo tempo come tanti altri sospeso dibattito epocale tra astronomia ed astrologia (pur dovendosi rammentare la sua ammirazione per l'invenzione del cannocchiale e l'investigazione scientifica degli astri e la stringata ma elogiativa citazione di Galileo definito "...primo discopritore, non di una terra incognita, ma di un Cielo..."), cita, è vero, una cometa ( per quanto tollerante nei riguardi dell' astrologia naturale al contrario contro l'astrologia giudiziaria condannata dalla Chiesa rivela - altrove come qui si legge ai capitoli XIII, XIV, XXV, XXVI de L' Incredulo senza Scusa... - la sua totale avversione reputandola qual forma di superstizione e di magia nera, in effetti anche per via della tardocinquecentesca "Congiura Centini" perpetrata, appunto col concorso di essa, contro Urbano VIII = leggi qui, in merito al suo pensiero, il capitolo XXIII - Se l'Astrologia vaglia punto ad invalidare la Provvidenza quindi il capitolo XXIV - L'Astrologia Giudiciale, non ha ragione, su cui si fondi poi ancora e specificatamente il capitolo XXV - L'Astrologia Giudiziale non si può né anche fondare su l'esperienza e finalmente - pur valendosi all'antica e in un modo oggi quasi incomprensibile del termine "Genetliaco" - il capitolo XXVI - Si difende al più, che arrechino i Genetliaci in difesa della loro Arte) assieme ad altri fenomeni celesti, manifestatisi e gravitanti sull'Europa e come altre comete, reputata qual segno di imminenti funeste vicende ( convinzioni del resto astrologicamente giudicate in maniera analoga presso altre culture ) ma senza mai, pur nell'iridescenza oratoria, citare forme di superstizione più consuete e terrifiche (alla guisa di tanti oratori sacri definiti "buffoni teatranti" anche da Aprosio) da malefici di streghe o avvelenamenti di diabolici untori = nemmeno del resto bisogna dimenticare che nel Parroco Istruito non evitando di muovere accuse ai curati, rettori e sacerdoti inerti, che alienavano i propri doveri e in dettaglio biasimando severamente i Parroci timorosi di esporsi a rischi nel soccorrere gli ammalati ed in questo avvicinadosi alle postulazioni di una grande ma pure da alcuni contestato gesuita come Tefilo Raynaudo di Sospello assiduo sostenitore della necessità da parte del vero uomo di Chiesa di esporsi senza esitare al rischio, anche, del grande male nel soccorrere gli appestati] occorre precisare che non si tratta all'epoca di una caratteristica esclusivamente cattolica ma anzi estesa anche al contesto riformato = pare strano, dato il personaggio decisamente "controcorrente", ma TEMI MILLENARISTICI ED APOCALITTICI, sublimati nel contesto della Chiesa romana da Annio da Viterbo anche se poi smentiti da Padre Pereira, caratterizzarono, specie in merito alle guerre contro i Turchi, la spregiudicata REGINA DI SVEZIA MARIA CRISTINA COME QUI SI LEGGE a testimonianza di convinzioni radicate pur se non sempre riconducibili alla stessa matrice ideologica].
Ritornando a discutere del dramma della PESTE A GENOVA occorre dire che la gravità della MORTE NERA fu tale che gli stessi magazzini del MONTE restano intasati da oltre 12.000 pegni mai più destinati ad essere riscossi vista la morte dei loro proprietari: solo l'intervento del SENATO concorre a porre un qualche rimedio alla paralisi in cui va sprofondando l'istituzione.
Nel 1684, atteso il conflitto in cui Genova è coinvolta, la città viene bombardata dalla flotta francese: molti e gravi sono i danni ad edifici sia pubblici che privati. Il MONTE DI PIETA' cerca di salvare molti dei suoi beni e dei depositi trasferendoli, al pari delle COMPERE DI SAN GIORGIO, nella riparata sede dell'ALBERGO DEI POVERI: ma molto materiale va purtroppo disperso.
Ormai si va facendo avanti l'idea di una completa revisione della CASANA per rispondere modernamente alle nuove esigenze di tutti. Così nel 1706 i suoi quattro PROTETTORI (Antonio Da Passano, Giovanni Paolo Da Jugo, Lodisio Sauli e Gaetano Durazzo) conferiscono al notaio Giovanni Francesco Taricone il compito di stendere una più adeguata NORMATIVA DELL'ISTITUZIONE.
Secondo la RIFORMA INTEGRALE DEL 1707 si ribadisce la totale autonomia del MONTE DI PIETA a fronte del GOVERNO DI GENOVA: inoltre si dà licenza di prestare somme superiori ai limiti istituzionali e si riducono gli interessi per i pegni di grande valore. Per evitare ogni forma di ingiustizia le CALLEGHE, cioè le VENDITE ALL'ASTA vengono controllate e regolamentate con estrema cura e in particolare si instaura un rapporto di collaborazione con gli imprestieri autorizzati ad operare nelle zone più densamente popolate e ad alto tasso di povertà.
Genova purtroppo, ormai politicamente in declino, non conosce più la pace e a metà del XVIII secolo viene coinvolta, seppur neutrale, nella GUERRA DI SUCCESSIONE AL TRONO IMPERIALE: sarà questo il periodo divenuto celebre per l'INSURREZIONE POPOLARE CONTRO GLI AUSTRIACI INAUGURATA DAL BALILLA.
Un periodo fausto per Genova comincia però verso il 1760 quando la sua finanza torna a primeggiare sui mercati internazionali.
Grazie a ciò il MONTE DI PIETA', tra il 1785 ed il 1789, progredisce considerevolmente e fa registrare la massima quantità di prestiti concessi. Nei magazzeni dell'istituzione accanto alle tradizionali masserizie compaiono depositi di gran pregio: è la prova che la CASANA va acquisendo una nuova e più ricca utenza, fatta soprattutto di nuovi ricchi come bottegai ed artigiani.
Si tratta però di una luce effimera per il MONTE: sopravvengono infatti dalla Francia EVENTI STRAORDINARI che determineranno persino la caduta della vecchia REPUBBLICA OLIGARCHICA.
La CASANA non cessa subito, sotto il vento furioso delle novità, la sua vicenda secolare: questa si esaurisce non di colpo ma gradualmente sino alla promulgazione, dal palazzo imperiale delle Tuileries, del DECRETO IMPERIALE DEL 4-XII-1809.


MISERIA E POVERTA' si trascinarono comunque nei secoli, pur assumendo variegate forme potendosi qui citare per esempio i MOLTEPLICI ASPETTI DELL'INFANZIA FEROCEMENTE SFRUTTATA IN VARI MODI ANCOR NEL XIX SECOLO
Cliccando sui collegamenti su può evidenziare l'estensione del fenomeno che trattare in questo contesto potrebbe risultare eccessivo: giunge pero quanto meno utile proporre quanto scritto in un altrui lavoro, qui arricchito di collegamenti multimediali su come i bambini e le fanciulle venissero sfruttati ancora nell'Ottocento.

"Charles Dickens è il poeta, il quale come nessun altro ha reso immortali la propria gioia e il proprio dolore infantili. Sempre e sempre ancora egli narra di quel fanciullo umiliato, spaurito, trasognato, orfano di padre e di madre; il suo accento patetico commuove fin quasi alle lacrime, la sua voce si fa armoniosa e piena come suono di campane.
Charles Dickens fu uno dei più grandi e famosi scrittori della letteratura inglese dell’800. Raccontò storie complesse, ricche di personaggi, luoghi e tematiche. Humor, autobiografismo e impegno sociale sono i tratti distintivi della sua opera; le lacrime e il riso, e la loro efficace fusione, i suoi strumenti essenziali. Gli aspetti negativi della società e la sua esperienza personale portarono Dickens a descrivere nelle sue opere soprattutto la povertà, il lavoro minorile, l’infanzia abbandonata.....,"
[trattando anche oltre i limiti delle bieche CORTI DEI MIRACOLI il tema più esteso dell'INFANZIA VIOLATA (SCORRI GLI INDICI DELLE VOCI SULLA "SEMPLICITA' INGANNATA" DI FANCIULLI E FANCIULLE) in ogni contesto, dalla famiglia quanto all' ambito giuridico = i link comportano integrazioni ipertestuali]
" Ogni scrittore, come ognuno di noi, è influenzato dalla realtà che lo circonda. Per capire l’opera di Dickens bisogna tener conto del periodo in cui visse, caratterizzato da rapidi cambiamenti. La Rivoluzione Industriale, infatti, portò delle grandi trasformazioni nelle città nelle quali nacquero agglomerati urbani senza controllo; miseria e povertà accompagnarono questi cambiamenti.
L’abbandono e lo sfruttamento infantile erano molto diffusi nell’età di Dickens e lo riguardano in prima persona. Secondo la legge e la società il bambino era considerato un adulto se aveva più di sette anni e quindi era responsabile delle proprie azioni. Fino al 1780 la punizione per aver commesso un numero superiore ai duecento crimini era la morte per impiccagione e molti bambini furono impiccati per reati banali:
In un solo giorno, nel febbraio 1841, il Tribunale di Londra condannò a morte cinque bambini; Fowler e Wolfe di dodici anni per il furto in un’abitazione; Morris, di otto anni, Solomons, di nove e Burrell, di undici, per aver rubato un paio di scarpe.
Il tribunale non soltanto condannava i bambini ma li trasportava anche oltremare se ritenuti colpevoli di crimini molto gravi. Gli estratti del Registro della prigione di Stafford del 1834, e dell’anno successivo, mostrano il tipo di crimine che portava alla deportazione:
William Biglen: di anni 14, per aver rubato un fazzoletto di seta - condannato alla deportazione per sette anni..., Matilda Seymour: di anni 10, per aver rubato uno scialle e una sottana - condannata alla deportazione per sette anni..., Thomas Bell. di anni 11, per aver rubato due fazzoletti di seta - condannato anche lui alla deportazione per sette anni.
La deportazione come metodo usato per combattere la delinquenza minorile era stata autorizzata da una legge del 1718. Le prigioni divennero molto popolate; uomini, donne e bambini erano rinchiusi in luoghi malsani senza strutture sanitarie e si contagiavano a vicenda sia moralmente che fisicamente.
Molti bambini poveri non solo venivano condannati e imprigionati come gli adulti ma erano anche costretti a lavorare nelle fabbriche tessili sfruttati e maltrattati; la situazione peggiore era vissuta da coloro che nel XIX secolo erano impiegati nelle miniere dello Staffordshire, Lancashire e West Riding e lavoravano duramente per dodici ore al giorno riempiendo i carrelli con il carbone e spingendoli lungo la miniera.
Il primo rapporto della Commissione sull’impiego dei bambini e dei giovani nelle miniere, presentato in Parlamento nel 1842, descrisse quei bambini come esseri totalmente in potere dei loro superiori.
Una bambina di otto anni, Sarah Gooder, descrisse ai commissari la sua giornata nella miniera:
Devo lavorare senza luce e ho paura. Vado a lavorare alle quattro e a volte alle tre e mezza del mattino e finisco alle cinque e mezza della sera. Non vado mai a dormire. Qualche volta canto quando c’è luce ma non al buio: non oso in quel caso.
Bambine come questa, che trascinavano i carrelli di carbone nelle miniere, furono descritte dai membri della Commissione sul Lavoro Minorile del 1842. Rivelazioni come questa ebbero come risultato immediato la proibizione del lavoro dei minori di dieci anni nelle miniere. Simili limitazioni sull’impiego dei bambini nei cotonifici erano già state imposte e si estesero successivamente con nuove leggi. Nonostante ciò fu necessario nel 1866 lottare per una ulteriore legge che proteggesse i bambini nelle altre industrie e anche dallo sfruttamento dei genitori. L’indifferenza dei genitori e della società nei confronti dello sfruttamento minorile fu uno degli ostacoli maggiori da superare per chi cercò di affermare il diritto di protezione per i bambini. Tra coloro che lottarono nel XIX secolo per diminuire l’orario di lavoro dei minori all’interno delle fabbriche e delle miniere, Lord Shaftesbury fu il più noto. Prima di lui Jonas Hanway aveva protestato contro l’impiego dei bambini come spazzacamini. Hanway rese noti gli infortuni che capitavano ogni anno ai bambini soffocati dal fumo o feriti alle gambe e alle braccia a causa degli spostamenti lungo i camini. Egli cercò di scuotere la coscienza pubblica raccontando la riluttanza dei bambini ad arrampicarsi nei labirinti pieni di fuliggine, riluttanza che veniva domata dai datori di lavoro accendendo il fuoco sotto di loro e obbligandoli a muoversi per fuggire dalle fiamme. La protesta di Hanway fu solitaria e senza risultato, infatti soltanto cento anni più tardi l’impiego degli spazzacamini fu proibito. Nel 1873 Lord Shaftesbury raccontò la stessa realtà ma con maggiori risultati visto che nel 1875 l’impiego di questi bambini fu proibito dalla legge.
Hanway aveva lottato da solo nel 1773; negli anni successivi le varie Commissioni parlamentari mostrarono il modo terribile in cui venivano trattati gli spazzacamini e di conseguenza molte leggi furono approvate per proteggere questi bambini ma nessun tentativo serio fu compiuto per renderle effettive. Buona parte della compiacenza nei confronti dello sfruttamento dei bambini derivava dalla convinzione che nella società ognuno avesse il suo posto e che dovesse conservarlo. Questa situazione era dovuta anche alla convinzione che i genitori avessero la responsabilità totale sui figli, lo stato riconosceva tale responsabilità ed evitava di intervenire attraverso una legislazione contro lo sfruttamento che avrebbe limitato i diritti dei genitori. Anche gli stessi riformatori, che volevano proteggere i bambini, non avevano intenzione di violare la stabilità familiare; di conseguenza furono pochi coloro che lottarono per un’azione legislativa. Proporre una limitazione dell’autorità dei genitori significava non solo diminuire i diritti dei genitori stabiliti dalla legge ma anche modificare un modello familiare considerato volere di Dio.
All’inizio del XIX secolo iniziarono a manifestarsi i primi segnali di un cambiamento, ad esempio nel 1814 fu introdotta una legge per prevenire il furto dei bambini, ritenendolo un crimine passibile di pena per la prima volta nella legge inglese. In un discorso a favore della legge contro il furto dei bambini, un parlamentare osservò alla Camera dei Comuni nel 1814:
E’ sorprendente che questo reato [...] non fosse affatto punito dalla legge esistente, tranne in quei casi in cui la persona che aveva rapito il bambino fosse accusata di voler rubare i suoi vestiti. Era sicuramente una grande colpa delle leggi del Parlamento [...] il fatto che un uomo fosse libero di rubare un bambino senza essere punito mentre non poteva rubare le scarpe di quel bambino senza essere condannato. E [...] il giudice, in casi di questo tipo, se esistevano dubbi sul fatto che la persona volesse semplicemente rubare il bambino, e non i suoi vestiti (cioè il reato considerato maggiore), allora poteva anche decidere di liberarla .
I bambini venivano rapiti per il valore dei loro vestiti o per essere venduti a mendicanti che li obbligavano a chiedere la carità, o a datori di lavoro che, generalmente, li facevano lavorare come spazzacamini. Secondo la legge esistente, soltanto coloro che venivano considerati colpevoli di furto dei bambini per appropriarsi dei loro vestiti venivano condannati. Il furto dei minori fu soggetto alle punizioni previste per i reati più gravi, lo scopo della legge era quello di offrire la protezione dello stato ai bambini rapiti che avevano genitori che non potevano proteggerli; successivamente la protezione da parte dello stato si estese ad altre sfere e fu stimolata dalla reinterpretazione dei diritti dei genitori sui propri figli e dalla nuova visione dell’infanzia che si diffuse in Inghilterra nel XIX secolo". [UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI ROMA “LA SAPIENZA” / Facoltà di Lettere e Filosofia / Corso di Laurea in Lingue e Letterature Straniere / Tesi di Laurea in Pedagogia generale CHARLES DICKENS E I “NEGLECTED CHILDREN” Lingua, Letteratura, Storia, Educazione / di Elisabetta Mariani/ Anno Accademico 2000/2001 / (Relatore Correlatore Prof.re Nicola Siciliani - de Cumis Prof.ssa Maria Stella)]"

Ma le riflessioni sui POVERI, ISTITUZIONALI E NON meritano ancora una considerazione = quella connessa al DRAMMA DELL'IMPOVERIMENTO = intendiamoci non si tratta in questo caso dell' IMPOVERIMENTO ORIGINATO DA CATACLISMI, CARESTIA, MALATTIE, DISOCCUPAZIONE, IMPREVISTI FALLIMENTI ECC. e nemmeno dell'IMPOVERIMENTO ORIGINATO DA VARIE SPECIFICHE RAGIONI, SIA LECITE CHE CRIMINOSE alla stregua del GIUOCO D'AZZARDO ESTESO AD OGNI FORMA IN MANIERA NON DI RADO PAROSSISTICA E SPESSO CAUSA DI ROVINE PER INTIERE FAMIGLIE DI CUI COME QUI SI LEGGE SCRISSERO TANTI AUTORI: BASTA SCORRERE LE PAGINE DEL SEGNERI, DI ANGELICO APROSIO, DEL CASALICCHIO anche se resta proprio il RAGIONAMENTO XXXII de IL CRISTIANO ISTRUITO di PAOLO SEGNERI lo scritto seicentesco forse più appassionato ed esaustivo contro il VIZIO DEL GIUOCO (vedi pure qui il RAGIONAMENTO XXVI, PARTE I, IN BIASIMO DELL'AVARITIA per il Segneri interagente con molteplici difetti tra cui oltre la Cupidigia di facile guadagno anche l'Avarizia e pure la pratica dell'Usura) che è trattatello da leggere integralmente data la vastità delle osservazioni anche se colpisce quanto l'autore redige in merito alla DRAMMATICA SITUAZIONE DELLE FAMIGLIE e quindi, pure avverso a quelli di casa, LA CRUDELTA' DEI GIUOCATORI D'AZZARDO CAPACI DI IMPOVERIRE CHIUNQUE PUR DI SODDISFARE IL LORO VIZIO.
Il VIZIO DEL GIOCO risulta da tutte queste fonti quale una perigliosa abitudine antica come il tempo bastando analizzare le vicende delle romane TABERNAE LUSORIAE per risalire alla contemporaneità e del resto su tale tema esiste una VASTISSIMA LETTERATURA TRA GIOCHI LECITI E PROIBITI , con testi qui del tutto digitalizzati, compresa un'opera esemplare nel titolo stesso ovvero l'anonimo TRATTATO DE' GIOCHI E DE' DIVERTIMENTI PERMESSI, O PROIBITI AI CRISTIANI (1768) di cui si possono consultare gli INDICI MODERNI ed eventualmente visualizzare subito il testo del Capitolo XIII emblematicamente intitolato DE' GIUOCHI DI FORTUNA, DETTI COMUNEMENTE GIOCHI DI RESTO. INVENZIONE DE' MEDESIMI. SENTIMENTO UNANIME DE' GENTILI NEL CONDANNARLI.
Qui ci si riferisce ad un IMPOVERIMENTO potremmo anche dire ISTITUZIONALE ma fenomeno non meno pernicioso cui pose rimedio NAPOLEONE BONAPARTE a riguardo di
VINCOLI TESTAMENTALI A PRO DI CHIESE OD ISTITUZIONI PUBBLICHE CAUSA COMUNQUE DI VERA E PROPRIA DISPERAZIONE PER CHI COI PROPRI DISCENDNTI, DA QUALCHE LONTANISSIMO CONGIUNTO, ERA STATO IN PERPETUO OBBLIGATO A VERSARE SOTTO FORMA DI BENEFICENZA SOMME GRADUALMENTE E PER VARIE RAGIONI DIVENUTE INSOSTENIBILI.
I tempi nuovi oggettivamente comportarono delle migliorie in merito alla risoluzione di vari aspetti di miseria e pauperismo ma la piaga non fu mai veramente risolta e del resto
Come qui si legge ancora dalla Francia vennero provvedimenti o comunque ipotesi per la risoluzione del dramma dei disagiati, quindi radicato e persistente.
Anche se a dimostrazione di quanto fosse persistente l'Idra della Miseria nella sua globalità e non in casi specifici come il precedente, si può qui leggere un
TESTO TRATTO DALLE OPERE DI NAPOLEONE III EMBLEMATICAMENTE INTITOLATO "ESTINZIONE DEL PAUPERISMO"

= si veda in dettaglio vedi in particolare il TEOREMA DELLE "COLONIE AGRICOLE" e le finalità delle COLONIE AGRICOLE A FAVORE DELLA LOTTA CONTRO IL PAUPERISMO in forza di una più razionale DISTRIBUZIONE DELLO SFRUTTAMENTO DELLE TERRE AGRICOLE LASCIATE INCOLTE ED INFRUTTUOSE (CAPITOLO II)
Visto che poco è noto di quanto è stato scritto, anche su altri argomenti, dal III imperatore dei Francesi si è ritenuto di proporne digitalizzate
TUTTE LE OPERE
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...Purtroppo la vicenda, anche recente ma qui gradualmente fuori tema anche perché non tanto oggetto di letterati e storici ma soprattutto di sociologi e politologi, del PAUPERISMO muta sì, ma si trasforma senza mai, come auspicabile, svanire...

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