cultura barocca
ANGELICO APROSIO = AMARE I LIBRI AL PUNTO DI PROTEGGERLI CON IL PROPRIO CORPO, POI ANCORA CURARLI E RESTAURALI SIN QUASI ALLA FINE DELLA PROPRIA VITA ED INFINE VOLER ESSER SEPOLTO PRESSO LA BIBLIOTECA IN CUI ERANO CUSTODITI, CELEBRATO DAL PROPRIO DISCEPOLO DOMENICO ANTONIO GANDOLFO IN UNA DIMENTICATA QUANTO ESPLICATIVA LAPIDE COMMEMORATIVA (SOLO IN QUESTO LIBRO RARISSIMO RAMMENTATA E REGISTRATA) CLICCA QUI PER VISUALIZZARE IL FRONTESPIZIO A DIMENSIONE ORIGINALE (TESTO E INFORM. DI BARTOLOMEO DURANTE)

Non è facile precisare le cause e i tristi momenti che portarono alla
MORTE
di Aprosio,
[E' arduo anche indicarne la causa effettiva, forse per malaria stando ad alcune indicazioni epistolari, forse per l'insalubrità di un ambiente per nulla migliorato rispetto a quello che aveva visto nascere il futuro eruditissimo bibliotecario; in realtà sulla salute di Aprosio negli ultimi anni poco è dato sapere: è comunque importante studiare queste lettere che gli scrisse il predicatore domenicano Pio Mazza = sappiamo in particolare da questa lettera del 7 Ottobre 1673 che poco tempo prima Aprosio era stato colpito da una
sincope attribuita allo stress da fatica intellettuale e fisica
(anche se -date le competenze mediche epocali- arduo è dato saperne su queste basi l'eziologia reale); Aprosio dovette comunque recuperare da questo evento traumatico e solo diversi anni dopo segnalò al grande bibliotecario mediceo
Antonio Magliabechi l'arrivo (1678) nel convento di Ventimiglia -quale suo assistente alla Biblioteca- di Domenico Antonio Gandolfo e designato suo successore:
Aprosio doveva comunque esser vigoroso e comunque appassionato e partecipe nella
cura della sua Biblioteca se ancora il 6 gennaio 1681 trascorse -come si legge qui da una sua annotazione- la veglia notturna dell'Epifania a restaurare questo volume di Baptista Mantuanus].
La sua SCOMPARSA non fece grande scalpore anche per la lontananza dai centri culturali di rilievo ma soprattutto per la lentezza epocale in cui potevano divulgarsi le notizie attesa quella lentezza della posta nell'epoca, cosa di cui Aprosio stesso ebbe spesso a lamentarsi
Del resto da anni, a parte le PROBLEMATICHE PER L'EDIZIONE DI ALCUNE OPERE INEDITE e l'impegno assiduo sempre rispettato verso i suoi CORRISPONDENTI EPISTOLARI, il frate ventimigliese viveva tutto concentrato per la sua BIBLIOTECA, spesso impegnato anche in LAVORI PURAMENTE MANUALI date le esperienze di legatore e catalogatore.
Così la notizia della sua dipartita giunse mediata ai dotti lontani e chi ne parlò lo fece come di un dato privo di immediatezza e già risaputo: quindi senza notizie significative.
In merito alla MORTE DI ANGELICO APROSIO le sole notizie di prima mano giungono dal suo SUCCESSORE alla direzione della grande BIBLIOTECA INTEMELIA vale a dire il prediletto discepolo
DOMENICO ANTONIO GANDOLFO
che curò le
esequie funebri di Aprosio dopo abluzione del suo corpo nella fontana del Chiostro conventuale e quindi l'inumazione nel Cimitero dei frati retrostante la struttura monastica.
Il Gandolfo inoltre a p. 54 di una sua opera del 1682 intitolata i
FIORI POETICI...
registrò quello che doveva essere l'
LAPIDE COMMEMORATIVA
dell'Aprosio, pubblicamente esposto su quello che con alta probabilità fu il PRIMO MANIFESTO MORTUARIO A STAMPA esposto nell'agro intemelio e destinato ad esser trasferito su materiale non deperibile, cioè su un'ISCRIZIONE da apporsi all' INGRESSO DELLA BIBLIOTECA APROSIANA.
LA
LAPIDE COMMEMORATIVA PER ANGELICO APROSIO
[surrogato assai più idoneo e pertinente dello Scudo Araldico della Casata Aprosio, causa di tante polemiche, che si progettò di porre innanzi alla Biblioteca, pur tra vari pensamenti, per onorare tutta la famiglia = la LAPIDE non venne mai reperita e, alla luce dei dati attuali, resta ignoto se poi il proposito, per indecifrabili motivazioni, non venne mantenuto o se andò distrutto e mai più rifatto, data anche la decadenza del complesso, in occasione della guerra di successione austriaca, della strutturazione a fortilizio di Convento e Libraria e soprattutto a causa delle rovine causate sia all'esterno che all'interno dalla battaglia del gennaio 1748 tra gli assedianti francesi e gli austriaci appostati nel convento e nella Biblioteca]
così dettava
[traduzione dal latino ma vedasi qui anche l'ORIGINALE LATINO (fine nota 11) di un SAGGIO DEDICATO A D. A. GANDOLFO]:
"L'ASSAI REVERENDO PADRE ANGELICO APROSIO, CHE GIA' FU VICARIO GENERALE DELLA NOSTRA CONGREGAZIONE, TIRO' SU DALLE FONDAMENTA QUESTA GRAN OPERA.
FU UOMO DI CANDIDI COSTUMI, D'ALTISSIMO SAPERE, UN UOMO CHE PRESSO OGNI LETTERATO DEL SUO TEMPO GODETTE D'ONORE E STIMA.
IL SUO NOME VIVRA' NEI TEMPI FUTURI, MENZIONATO COME E' IN CENTINAIA DI OPERE, PARTE SCRITTE DA LUI, PARTE DA ALTRI.
MORI' NELL'ANNO 1681, AL DI' 23 FEBBRAIO VERSO LE ORE 23, QUAND'EGLI AVEVA 74 ANNI.
QUESTO SCRISSE E FECE PORRE IN MEMORIA DI SI' GRAN MERITI IL DI LUI DISCEPOLO DOMENICO ANTONIO GANDOLFO, SPINTO DA PROFONDISSIMO AFFETTO, QUAND'ERA PRIORE DEL CONVENTO INTEMELIO, NELLO STESSO 1681
".
IL GANDOLFO CITO' MOLTE ALTRE VOLTE IL MAESTRO MA NON INDUGIO' OLTRE SUI POSSIBILI ASPETTI DELLA MORTE DI APROSIO.
DA QUANTO SCRISSE SI DEDUCE CHE POSSA ESSER STATO STRONCATO DA UN ATTACCO DI "MALARIA" MA, A PRESCINDERE DALLA CITAZIONE DEI MANIFESTI MORTUARI, NULLA IL SUCCESSORE DI ANGELICO DICE A PROPOSITO DELLE ESEQUIE SE NON CHE SUSCITARONO LA COMMOZIONE POPOLARE.
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APROSIO VIDE IN QUESTO MODO REALIZZATA UNA PRECOGNIZIONE MEDIAMENTE SFUGGITA E CHE REGISTRO' IN UN DIMENTICATO MANOSCRITTO:
SEMPER APUD MEOS LIBROS ERO QUEMADOMODUM VIVUS ETIAM FUIT SUPER EOS
AVEVA LASCIATO SCRITTO E LA FRASE NON ERA APPARENTEMENTE DI FACILE COMPRENSIONE ANCHE TRADOTTA:
"PER SEMPRE STARO' ACCANTO AI MIEI LIBRI COME ANCHE DA VIVO FUI SOPRA DI LORO"
MA POI IL TUTTO HA UN SENSO COMPIUTO SE SI RIANALIZZA LA VITA DEL FRATE CHE SEMPRE FU ASSIEME AI SUOI AMATISSIMI VOLUMI, COME SCRISSE NEL SUO
REPERTORIO BIBLIOTECONOMICO, ANCHE A COSTO DI "STAR SDRAIATO SOPRA DI ESSI ALLO SCOPO PROTEGGERLI" (PAG. 120, VII RIGA DALL'ALTO).
UNA VOLTA MORTO (LA FINE TERRENA LO COLSE NEL 1681 E LE ONORANZE FUNEBRI VENNERO CURATE DAL DISCEPOLO DOMENICO ANTONIO GANDOLFO) NON AVREBBE PIU' POTUTO DIFENDERLI DAI DANNI DELLA NATURA O DELL'UOMO MA, DA BIBLIOMANE ANCOR PIU' CHE DA BIBLIOFILO, GIAMMAI AVREBBE DOVUTO SEPARARSENE TROVANDOSI LA SUA TOMBA IN UN CIMITERO ADIACENTE ALLA SEDE DELLA GRANDE BIBLIOTECA.
IL GANDOLFO NON CONCEDE NESSUNA OSSERVAZIONE SUL LUOGO DI TUMULAZIONE DI ANGELICO APROSIO PERCHE' ESSO ERA ASSOLUTAMENTE NOTO VISTE LE COSTUMANZE SEPOLCRALI DEL SUO TEMPO. LA REGOLAMENTAZIONE DI SEPOLTURE ED INUMAZIONI FRUIVA INFATTI NEL XVIII SECOLO DI UNA SUA CASISTICA PRECISA E NELL'EVENIENZA DELLA SCOMPARSA DI UN CIMITERO CONVENTUALE CHE RISULTAVA ANNESSO AL
CONVENTO AGOSTINIANO DI VENTIMIGLIA OVE L'ALA ORIENTALE OSPITAVA LA BIBLIOTECA APROSIANA TRAMITE UNA "SOPRAELEVAZIONE DEL BRACCIO" COME QUI SI VEDE.
IN EFFETTI APROSIO, DA SEMPRE DESIDEROSO DI SFUGGIRE ALL'ANNICHILIMENTO E SOPRAVVIVERE TRA GLI UOMINI IN QUALSIASI MODO POSSIBILE, DOVEVA NEGLI ULTIMI ANNI ESSERSI CONVINTO DI POTER INGANNARE LA MORTE E LE ALTALENANTI "SORTI UMANE".
ED A FRONTE DI QUESTO GIOCO, SOSPESO TRA REALTA' E LEGGENDA, IL FRATE NEMMENO ERA CARENTE DI PREPARAZIONE: BASTI RIVEDERE, AD ESEMPIO, LE SUE COMPETENZE PER NUMEROLOGIA, L' ALCHIMIA E PIU' ESTESAMENTE L' ESOTERISMO (PROPRIO PERCHE' VICARIO DELL'INQUISIZIONE) OPPURE VALUTARE COME SULLA SCIA DELLE ESPLORAZIONI GEOGRAFICHE NEL NUOVO MONDO FOSSE PARTICOLARMENTE AFFASCINATO DAL TEMA DELLA RICERCA DELLA FONTE DELL'ETERNA GIOVINEZZA ("IMMORTALITY'S SOURCE") ALL'EPOCA NON DATA ANCORA PER SEMPLICE MITO O "FAVOLA DA GONZI".
LE SUE SPERANZE -COME PREVEDIBILE CON LA SCIENZA DEL POI- DECADDERO IN RAPIDA SUCCESSIONE A FRONTE DEI FALLIMENTI DI TANTI: MA IL SUGGERIMENTO PER ELABORARE UNA SUA "PERSONALISSIMA VIA DI FUGA DALL'OBLIO" RIUSCI' AD ELABORARLO LO STESSO E QUASI DI CERTO LO EBBE SCRIVENDO IL SUO TARDO E GIA' INEDITO "SCUDO DI RINALDO - PARTE II [TRA LE CUI PAGINE FINALI, FRA NOTE E RESCRITTI VARI SI TROVA L'APPUNTO DI CUI SOPRA], SPECIE REDIGENDO IL CAPITOLO XV "AVVERSO I RELIGIOSI AVARI AVIDI DI RICCHEZZE" LADDOVE CITO' E ESEMPLIFICO' IL CASO -NON INUSUALE QUANTO POI DIVENUTO PROVERBIALE- DI CHI MORENDO CERCAVA CON VARI ESPEDIENTI DI PORTARSI I DENARI NELLA TOMBA.
APROSIO CONDANNO' SIFFATTA MESCHINA COSTUMANZA MA IN QUALCHE MANIERA SE NE LASCIO' COINVOLGERE PER LA SUA PASSIONE DI BIBLIOFILO GIUNGENDO AL PUNTO DI ASSUMERSI UNA SUA "PARTICOLARISSIMA COLPA DI UOMO AVIDO", NON DI RICCHEZZE, MA DI "LIBRI", AL SEGNO DI CERCARE L'ULTIMO ENIGMATICO ESPEDIENTE ONDE STAR VICINO AD ESSI ANCHE NELL'ALDILA'...GIACERE IN UN CIMITERO CHE COME QUELLO DEL SUO CONVENTO STAVA PRATICAMENTE AFFIANCATO ALLA "LIBRARIA": ED IN QUESTO SENSO L'APPUNTO CHE LASCIO' SCRITTO COSTITUIVA UNA SORTA DI CONSOLAZIONE ESOTERICA MOLTO SEMPLICE QUANTO EFFICACE = "PER SEMPRE STARO' ACCANTO AI MIEI LIBRI" [NELLA TOMBA DEL CIMITERO PROSSIMO ALLA LIBRARIA] "COME ANCHE DA VIVO FUI SOPRA DI LORO" [CIOE' A GUARDIA E PROTEZIONE LORO, NASCOSTI SOTTO IL LETTO, SOPRA CUI EGLI RIPOSAVA, INDIFFERENTE ALLA PIOGGIA CHE LO BAGNAVA SI' MA CHE NON POTEVA DANNEGGIARE I SUOI AMATISSIMI VOLUMI]
SOLUZIONE TANTO SEMPLICE QUANTO EFFICIENTE, SEMPRE CHE NON INTERVENISSERO -ALLA SUA EPOCA IMPREVEDIBILI E GIAMMAI PREVISTE- ALTERAZIONI: STARE PER LUNGHISSIMO TEMPO ACCANTO AI SUOI LIBRI IN UN'INTERAZIONE CONTINUA TRA AMBIENTI FINITIMI ERA PUR SEMPRE UNA CONSOLAZIONE PLAUSIBILE, SPECIE SE GARANTITA DALLA GRANITICA TRADIZIONE ECCLESIALE DIFFICILMENTE PROPENSA A MODIFICAZIONI IN GRADO DI ALTERARE LE STRUTTURE ARCHIETTONICHE RELIGIOSE.
ED INVECE... INVECE LA STORIA E LE "SORTI UMANE" L'AVREBBERO "GABBATO": "LUI SAREBBE RIMASTO NELLA SUA TOMBA" (POI DESTINATA ALLA DISPERSIONE COME TUTTO IL CIMITERO ERIGENDOSI LA STAZIONE INTERNAZIONALE DI VENTIMIGLIA NELLA SECONDA META' DELL' '800) ACCANTO ALLA BIBLIOTECA DEL CONVENTO, UNA BIBLIOTECA "MUTA E VUOTA", VISTO CHE PARTE DEI SUOI TESORI LIBRESCHI -CONSEGUENZE DEL NUOVO PENSIERO ILLUMINISTA E DELL'ARROGANZA DI NAPOLEONE I- VENNE IN SEGUITO PORTATA ALTROVE, PRESSO L'ERIGENDA MA MAI ERETTA "BIBLIOTECA NAZIONALE LIGURE", MENTRE IN SEGUITO -E NON SENZA TANTE DANNOSE TRAVERSIE- DALLA MORTIFICATA SEDE ANTICA LIBRI E MANOSCRITTI VENNERO TRASFERITI NELLA SEDE ATTUALE, FRA LE MURA DELLA CITTA' MEDIEVALE...CRUDA CONTINGENZA DI QUELLE "MAGNIFICHE SORTI UMANE" SU CUI TANTO GIUSTAMENTE AVREBBE SCRITTO UN GRANDISSIMO COME G. LEOPARDI, SU CUI GIUSEPPE MANITTA HA SCRITTO ( PER L' ACCADEMIA INTERNAZIONALE IL CONVIVIO") QUESTO STUPENDO ED UTILISSIMO VOLUME CHE APROSIO, DA BIBLIOFILO E BIBLIOMANE, AVREBBE CERTO VOLUTO FAR SUO....

























INNAMORATO verisimilmente Aprosio non lo fu mai, almeno questo si può desumere dalla sua condizione di religioso e da ciò che scrisse e disse, anche se è certo arduo leggere nell'animo di un uomo, specialmente di un uomo maestro nell'ONESTA DISSIMULAZIONE.
Però un qualche RAMMARICO sul non aver avuto, data la sua condizione di religioso, un FIGLIO trapela da una sua poco nota sarcina narrativa.
E' quando nello
SCUDO DI RINALDO II, precisamente nel CAPITOLO XX, vivendo il TRAGICO EVENTO DELLA PESTE DI GENOVA E DEI TANTI AMICI SCOMPARSI, Aprosio confronta la SITUAZIONE DI UN RELIGIOSO a quella di un LAICO CHE DAI FIGLI PUO' OTTENERE AFFETTO, MEMORIA E CURA DELLE OPERE DA LUI FATTE IN VITA.