cultura barocca
Informatizzazione e collegamenti a c. di Bartolomeo Ezio Durante

NELL'IMMAGINE SOPRA PROPOSTA E TRATTA DA UNA SETTECENTESCA STAMPA DI SCUOLA FRANCESE SI VEDE IN VIA BALBI IL "COLLEGIO DEI GESUITI". DAL XVII SECOLO I GESUITI ERANO ANDATI A RICOPRIRE IN GENOVA , COME IN ALTRI CENTRI DEL MONDO CATTOLICO [per es. a Sanremo/San Remo = in età medievale invece gli studenti del Ponente Ligure, ma non solo, risalivano all'Alma Mater di Novalesa], UN RUOLO SOCIALE, CULTURALE ED EDUCATIVO CHE, PER QUANTO SOSTENUTO DA ILLUSTRI PATROCINATORI, IL FENOMENO ACCADEMICO NON ERA MAI RIUSCITO A SODDISFARE. LA CITTA' ERA PRIVA DI UNIVERSITA' E GLI STUDI SUPERIORI ERANO AMMINISTRATI SENZA PARTICOLARI APPROFONDIMENTI DA VARI ORDINI RELIGIOSI: LO STESSO ROMANZIERE BERNARDO MORANDO DOVETTE RECARSI A PARMA E PIACENZA = CASO NON ISOLATO DI QUELLO CHE POTREBBE OGGI DEFINIRSI UNA SORTA DI FUGA DEI CERVELLI CUI VENNE POSTO TERMINE CON LA PUR TORMENTATA ISTITUZIONE DI UNA
UNIVERSITA' NEL XIX SECOLO COME EFFETTO DEI "TEMPI NUOVI" =
[ Premesso che l'istruzione non fu trascurata in Liguria sin da tempi remoti e fatto doveroso cenno al rilievo di un progresso della scolarizzazione nella "Liguria Storica" specie dal '700 per una integrazione verosimilmente giovevole in merito a queste riflessioni sulla realizzazione di una Università a Genova non si può dimenticare tutta una serie di operazioni condotte da Napoleone I che nelle sue direttive rivelò pregi ma anche limiti, specie connessi a processi di centralizzazione troppo frettolosi = e tra le poliedriche scelte che se comportarono vantaggi a Genova causarono degrado ad altri centri minori son da segnalare gli smembramenti cui furono sottoposte molte fratesche biblioteche liguri, tra cui senza dubbio primeggiava l'Aprosiana di Ventimiglia, nell'idea non peregrina ma certamente premurosa, affrettata ed incompiuta di realizzare una Biblioteca Centrale a Genova destinata poi a fornire, seppur non in maniera totalizzante per la citata mancata finalizzazione del programma, comoda documentazione libresca per un futuribile Centro Universitario = tuttavia l'odiata soppressione, dopo la restaurazione del Congresso di Vienna, della Repubblica con sua annessione al Regno Sabaudo alimentò specialmente per le fiere manifestazioni e proteste studentesche un ritardo nella funzionalità accademica e non casualmente nel 1839 la presenza di Accademici liguri al Primo Congresso in Pisa -come qui si vede- fu alquanto limitata].
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SPECIALMENTE NEL XVII SECOLO FRA ALTRI CASI DI INDUBBIA RINOMANZA -QUI ELENCATI- "EMIGRATI" FUOR DEL " DOMINIO DI GENOVA " ONDE SODDISFARE I LORO INTERESSI LETTERARI ED ARTISTICI L'ESEMPIO MAGGIORMENTE RILEVANTE FU RAPPRESENTATO DA COLUI CHE DIVENNE L'"ASTRONOMO DEI RE DI FRANCIA" VALE A DIRE GIAN DOMENICO CASSINI DI PERINALDO FREQUENTATORE DELLA BIBLIOTECA APROSIANA DI VENTIMIGLIA E SODALE DI ANGELICO APROSIO ( ANCHE SE PERINALDO APPARTENENTE ALLA SIGNORIA DI DOLCECQUA DEI DORIA, LEGATA A GENOVA, IN FORZA D'UN CLAMOROSO CINQUECENTESCO DELITTO POLITICO CHE CONTRAPPOSE I DORIA AI GRIMALDI, CON TUTTA LA SIGNORIA DORIANA -ALLA RICERCA D'UNA QUALCHE FORMA DI SOPRAVVIVENZA ATTESA LA SCONFITTA POI PATITA- ERA PASSATO PER VASSALLAGGIO SOTTO LA CORONA SABAUDA LA SUA LIGUSTICITA' RISULTAVA INDISCUTIBILE).
PER LA SPLENDIDA GENOVA, "SUPERBA" E "DOMINANTE" E FINALMENTE " SERENISSIMA ", GLI STUDI NON CONNESSI ALL'ARTE DELLA MERCATURA ERANO RELEGATI IN SECONDO PIANO -ALLA MANIERA IN QUALCHE MODO DESCRITTA DAL MORANDO NEL SUO ROMANZO LA ROSALINDA- E MEDIAMENTE LA STESSA NOBILTA' DOVEVA ACCEDERE NEGLI STUDIA E NELLE UNIVERSITA' DI ALTRI CENTRI ITALIANI PER COMPLETARE LA PROPRIA FORMAZIONE INTELLETTUALE. DI QUESTO LIMITE DEL "DOMINIO GENOVESE" GIA' NEL '500 SI ERANO RESI CONSAPEVOLI ETTORE VERNAZZA E ANSALDO GRIMALDI CHE AVEVANO FATTO DEI LASCITI PER L'ISTITUZIONE DI QUATTRO CATTEDRE "UNIVERSITARIE" DI MEDICINA, DIRITTO, MATEMATICA E FILOSOFIA MORALE SI' DA IMPEDIRE QUELLA CHE OGGI SI CHIAMEREBBE LA "FUGA DEI CERVELLI" DA GENOVA E DALLA LIGURIA. I RISULTATI IMMEDIATI NON FURONO RILEVANTI MA IL LASCITO DEL GRIMALDI DIEDE FINALMENTE DEI FRUTTI A META' DEL SEICENTO. IL COLLEGIO DEI GESUITI, NONOSTANTE MOLTE PARTIGIANE RESISTENZE, ALMENO DAL 1604 ERA RIUSCITO AD AFFERMARSI COME UNA IMPORTANTE STRUTTURA CULTURALE, ATTIVANDO CORSI DI FILOSOFIA E MATEMATICA. PARECCHI SI PRONUNCIARONO NEL '600 SULL'ESIGENZA DI UN'UNIVERSITA' A GENOVA, DAPPRIMA ANSALDO CEBA' POI, NEL 1636, ANTON GIULIO BRIGNOLE SALE (VERSO IL 1620 ANDREA SPINOLA, UN PO' UTOPISTICAMENTE, AVEVA TEORIZZATO L'ISTITUZIONE ALMENO DI UNA CATTEDRA DI NAUTICA E DI UNA DI POLITICA, MA SENZA RISULTATI CONCRETI). IL "COLLEGIO DEI GESUITI" POTE' COMUNQUE AFFERMARSI PIENAMENTE TRA IL 1630 ED IL 1640 QUANDO EBBE L'APPOGGIO DEL GOVERNO (TRA CUI MOLTI ERANO GLI EX STUDENTI DEL COLLEGIO) CONTRO LE ULTIME E PALLIDE RESISTENZE CORPORATIVE DEL COLLEGIO DEI TEOLOGI E DI QUEI POCHI ORDINI CHE FIN AD ALLORA AVEVANO GESTITO L'ISTRUZIONE IN GENOVA. IL GOVERNO SPERAVA INFATTI CHE, DALLA COLLABORAZIONE CON LA COMPAGNIA, POTESSE DERIVARE UNA RINASCITA CULTURALE (PERALTRO GARANZIA IDEOLOGIA DI UNA STABILITA' ISTITUZIONALE): SI FACEVA PER CIO' GRAN CONTO SULL'OPERA DEGLI ORATORI GESUITI MA ANCHE SULLE CAPACITA' SCIENTIFICHE DEI SUOI TECNICI E DEI SUOI MATEMATICI (E DEL RESTO LA COMPAGNIA DEI GESUITI PAREVA AI PIU' LA NECESSARIA APERTURA CULTURALE PER LA REALIZZAZIONE, FINALMENTE, DI UN'UNIVERSITA' A GENOVA: E NON A CASO LA PRESTIGIOSA SEDE DEL COLLEGIO SAREBBE POI DIVENTATA SEDE DELL'UNIVERSITA' AGLI STUDI DI GENOVA). LA MATURAZIONE DEL MENZIONATO LASCITO GRIMALDI SI EBBE NEL 1650 ED IN BASE AD ESSA PARVE QUASI SCONTATO CHE LE QUATTRO CATTEDRE CHE SE NE SAREBBERO POTUTE ORGANIZZARE AVREBBERO DOVUTO ESSER AFFIDATE ALLA COMPAGNIA. IN EFFETTI UNA SERIE DI IMPREVISTI PERMISERO L'ISTITUZIONE DI UNA SOLA CATTEDRA QUELLA DI MATEMATICA MA CIO' COSTITUI' IL RICONOSCIMENTO DI UNA SORTA DI AFFIDAMENTO CULTURALE CHE LA REPUBBLICA FACEVA AI GESUITI DELLA SUA GIOVENTU' NELL'ATTESA DI POTENZIARE LE CATTEDRE ED ISTITUIRE UNA UNIVERSITA'.
PERALTRO NELL'AMBITO DEL COLLEGIO E NEL CONTESTO DELLA CATTEDRA DI MATEMATICA SI SEGNALARONO TALENTI ASSOLUTI TRA CUI GIOVA RICORDARE GIOVAN BATTISTA BALIANI/-O DESTINATO A RAGGIUNGERE GRANDE FAMA EUROPEA. COME DOCENTE AL COLLEGIO DEI GESUITI (VISTI I SUOI RIFIUTI TEORICI DELL'ATOMISMO E DELLE LEGGI GALILEIANE DEL MOTO) GIUNSE PRESTO AD UNA POSIZIONE DI ASSOLUTO RILIEVO COME SPERIMENTALISTA SI' MA DI MATRICE NON CONNESSA AL GALILEISMO SI' DA FAR TEORIZZARE UN'AGOGNATA CONCILIABILITA' DELLE DOTTRINE DELLA CHIESA CON LA SCIENZA EMPIRICA. EPPURE, NONOSTANTE QUESTI PROPOSITI DI PARTENZA, UNO DEI FATTI CHE MAGGIORMENTE CARATTERIZZANO IL BALIANI FU IL FATTO CHE ACCOLSE COME DISCEPOLO IL CASSINI E PRESTO LO SCOPRI' ANCHE PER INTERMEDIAZIONE DEL VENTIMIGLIESE ANGELICO APROSIO COME PROMETTENTISSIMO SCIENZIATO, INDUBBIAMENTE CONNESSO ALLE TEORIE DI GALILEO: TANTO CHE LO STESSO BALIANI SI IMPEGNA' A INVIARLO PRESSO IL POTENTE E DOTTO SENATORE BOLOGNESE CESARE MALVASIA, ASTRONOMO SPERIMENTALISTA APERTO AI TEOREMI DI GALILEO, CHE APRI A CASSINI LA VIA A QUEI TRIONFI SCIENTIFICI CHE PASSANDO PER L'ARCHIGINNASIO DI BOLOGNA E LA CORTE DI ROMA LO CONDUSSERO A PARIGI FACENDOLO DIVENTARE IL "RE DELL'OSSERVATORIO ASTRONOMICO DI QUELLA CITTA'".
PER QUANTO CONCERNE IL PONENTE LIGURE I PADRI GESUITI COMPARVERO, STANDO AL MANOSCRITTO BOREA IN SANREMO NEL XVII SECOLO: IVI ISTITUIRONO LORO COLLEGIO, CHIESA (CUI POSSESSO RISALE AL 1623) E CASA, INAUGURANDO CON SUCCESSO UNA APPREZZATA E MODERNA ATTIVITA' DI INSEGNAMENTO ANCHE SULLA SCIA DELL'APOSTOLATO DI PADRE POGGI
DIVENNERO SGRADITI NELL'OPINIONE CORRENTE DOPO CHE SI LASCIARONO COINVOLGERE A PRO DI GENOVA DURANTE L'INSURREZIONE DI SANREMO DI META' XVIII SECOLO ED IN MERITO A CIO' NON PARE CASUALE CHE ASSIEME ALLA SOPPRESSIONE LA STESSA CONFISCA DELLA LORO CHIESA IN SANREMO NON ABBIA SUSCITATO ALCUNA REAZIONE DI SDEGNO POPOLARE NELLA CITTA'







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DA : GIOVAMBATTISTA PALATINO
Libro nel qual s'insegna a scrivere ogni sorte lettera...
1540
DE GLI INSTRUMENTI
[1] Non è (come forsi parra à qualch'uno) superfluo ò inconveniente l'haver posto la tavola, & figura de tutti gli Instrumenti necessarii à un buono scrittore. Precioche, credo che nessuno negarà esser quasi impossibile far bene, & perfettamente qual si voglia essercitio senza l'instrumenti necessarii, & accomodati, & se ben par che siano cose note à ciascuno, noi non per questo devemo preterirle, essendo l'intento nostro in tutta questa opera (come credo che sia di ciascuno che compone in qual si voglia professione) insegnar, & giovare a quelli che non sanno, ne per questo crederei che si offendessero quei che sanno, ò ne devesi esser imputato.
[2] Dirò adunque trascorrendo brevemente sopra ciascuno instrumento quel poco che ci occorre, per satisfatione de i giovani, & principianti.
[3] Il Calamaro [strumento per antichissima costumanza simbolo dell'ATTIVITA' STUDENTESCA = COME SI PUO' VEDERE ANCHE DALLA NECROPOLI DI VENTIMIGLIA ROMANA NELL'OGGETTISTICA DEL CORREDO FUNEBRE DI LUCIUS AFRANIUS SEVERUS] si bene si può tenere di qualunque sorta, ò materia che non importa molto. Tuttavia quei di legno soglion sempre rasciugar l'inchiostro, & il meglio che si possa fare ê di piombo, perche lo conserva fresco & negro, Di forma vorria essere ne grande , ne piccolo, & con piede largo perche non si dibatta ogni volta che si piglia l'inchiostro, & il vaso che tiene l'inchiostro, tanto largo in bocca quanto in fondo, non molto alto.
[4] Devesi tenere coperto per la polvere che corrompe l'inchiostro, & con poca seta, ò scottone, avvertendo di non mettervi bambace, perche s'attacca sempre alla penna, & si corrompe, & marcisce troppo presto. [5] L'inchiostro vuol essere ben negro, & che non corra troppo ne sia troppo tenace, il che viene da la gomma, & secondo che si conosce esser bisogno, si può temperare, & assettare. Per cio che essendo troppo corrente che suol far la lettera rognosa, se gli agionge della gomma arabica. Et essendo tropo tenace che non corra per troppa gomma, ò per essere stantile, se gli mette un pochetto di lescia chiara tanto che veggiate star bene. Et devesi mettere nel calamaro posatamente, & non debattendolo come fanno molti, acciò sia puro, & senza feccie, & sopratutto non vouol' essere stantile. Et però quelli, che attendeno a scriver bene, usano farsello da loro istessi, che lo fanno buono à lor modo, & facendone poco per volta acciò sia sempre fresco, che si fà facilmente. Onde anchor che sia cosa notissima non mi par fuor di proposito, ponere il modo di farlo.
[6] A far l'Inchiostro,
Pigliasi adunque tre oncie di galla, qual sia minuta, greve, & crespa, & soppestaretela grossamente. Di poi la metterete à molle in un mezzo boccale di vino, ô vero di acqua piovana, che è assai meglio, & lasciaretela cosi in infussione al sole per uno, o doi giorni. Di poi habbiate due oncie de cuperossa, ò di vetriolo Romano ben colorito, & pesto sottilmente, & rimenando molto con un bastone di fico la detta galla, mettetevela dentro, & lasciatevelo cosi al Sole per uno o doi altri giorni. Di poi rimenando di nuovo ogni cosa, ponetevi una oncia di gomma Arabica che sia chiara, & lustra, & ben pista, & lasciatelo cosi tutto il di. Et per farlo lustro, & bello, aggiongetevi alquanti pezzi di scoze di mele granate, & dateli un bollo al fuoco lentissimo. Di poi colatelo, & servatelo in un vaso di vetro, ò di piombo ben coperto, che sara perfetto.
[7] Le penne [d'epoca rinascimentale, un'evoluzione rispetto al materiale scrittorio d'epoca classica romana] per scrivere lettera cancellaresca verebbono esser d'ocha domestica, dure, & lustre & piu presto piccole che grosse, perché s'adoprano piu facilmente et con più velocità. Ne importa de che ala siano anchor che alcuni ci faccino gran differentia, perche si rompeno, et storceno sopra il calomo che vengano dritte, accio non stiano torte in mano, che faria impedimento grende á lo scrivere veloce, et uguale. Et si vogliono tenere nette da lo inchiostro, che ci resta scrivendo, perche impedisce l'altro che non corra
[L’inchiostro simpatico (dal vocabolo greco che significa "che sente insieme") è un inchiostro che rimane invisibile finché non viene sottoposto a un trattamento particolare. Il più semplice è quello fatto di succo di limone e non è improbabile che Aprosio vivente in una zona che per prima in Europa grossomodo non molto prima della sua epoca conobba la coltura dei limoni non conoscesse questa alternativa chimica alla crittograia) che diventa visibile esponendo il foglio a una fonte di calore: questo provoca la parziale carbonizzazione del succo di limone, che compare quindi come una traccia marrone. La stessa cosa si può ottenere con acqua zuccherata. Altri inchiostri simpatici sono la soluzione acquosa di solfato rameico, che, esposto a vapori di ammoniaca, assume un colore azzurro e la soluzione acquosa di acetato di piombo che, esposta a vapori di acido solfidrico, si trasforma in solfuro di piombo (nero). Questi inchiostri simpatici dopo il trattamento rimangono visibili. Invece la soluzione acquosa di cloruro cobaltoso esaidrato, che è resa evidente col riscaldamento (per disidratazione del sale di cobalto, che diventa azzurro) ha la particolarità di poter scomparire di nuovo se raffreddata in atmosfera umida ]. Et lastate tenerle continuamente in un vasetto con acqua che cuopra solo la temperatura. Perche la penno non vuol haver del secco in modo alcuno che fà la lettera rognosa, & smorta, & è difficilissimo à scriverci. Et però si deve guardare di non fregarle con panno, ò sotto le cenere calde, come fanno molti per farle tonde. Del temprarle si dirà più avanti.
[8] Il Coltellino per temprarle hà da essere di buono acciaio, ben temprato, & ben arrotato, & affilato, & il manico vuol' essere grossetto & quadro, accio non si svolti in mano adoprandolo, & longo per trè volte il ferro & piu, et manco secondo la longhezza del ferro, pur che stia comodo, & fermo in mano, & il ferro vuol essere fermetto & non incavato, & che penda alquanto inante come qui è disegnato, con la costa non tonda, mà quadra, & alquanto tagliente per poterci rader le penne. Non tagliando con esso carta, ne cose agre, che li guastano il filo, ma tenendolo per questo effetto di temprar le penne.
[Quando il Palatino scriveva queste cose si era ormai definitivamente affermata la carta nella cui produzione si affermarono alcune casate genovesi come quella dei Doria (cartiera di Isolabona) e soprattutto quella dei Negrone (cartiere nell'agro di Voltri): le tavolette cerate (soprattutto in contesto pratico e nell'uso scolastico), il papiro e per ultima la pergamena erano state surrogati dalla carta infinitamente più idonea alle tecniche nuove della stampa: ma la cristianità continuava ad essere inferiore, e decisamente, al mondo classico per le strutture culturali di maggior rilievo, le "Biblioteche" che, come strutture pubbliche sarebbero comparse solo nel XVII secolo, cosa che rende importantissima per l'epoca l'istituzione a Ventimiglia di una grande Biblioteca Pubblica detta "Aprosiana" dal suo stesso fondatore l'erudito seicentesco Angelico Aprosio anche se giova rammentarne la specifica, originaria tipologia da identificarsi piuttosto in quel complesso sapienziale plurivalente ideato già dalla cultura rinascimentale che era la
Wunderkammer" o Camera delle Meraviglie = "Biblioteca interagente con altre strutture culturali: nel caso dell'intemelia Aprosiana un complesso museale, una pinacoteca, una nummoteca ecc. ecc..
Questa complessa struttura culturale, comunque non unica, rispondeva ad un'esigenza epocale propria di alcuni eruditi e comunque estranea sia alla cifra delle biblioteche classiche che delle biblioteche moderne.
In quest'epoca intermedia caratterizzata, come qui si può vedere in un'ampia casistica proposta, da una formidabile censura del pensiero e dal rogo di tanti libri proibiti (non esclusi i loro stessi autori) la multifattorialità e la cripticità di quegli organismi culturali -che come l'"Aprosiana" oggi sembrano ai più esser stati solo delle convenzionali "Librarie"- costituiva per alcuni eruditi come appunto Angelico Aprosio il più comodo e sicuro strumento per gestire, leggere ed anche custodire lecitamente, magari anche scrivendone a stampa o per via epistolare, libri e pure documenti, dipinti, sculture ed altri reperti impossibili solo da avvicinare per la quasi totalità degli esseri umani.
L'epocale onesta dissimulazione era un modo per mascherarsi, quantomeno dando delle motivazioni alternative alla vera ragione culturale di certe scelte esistenziali dipendenti, oltre che da smodata curiosità ed ambizione intellettuale, anche da oscuri presagi di una qualche imminente Apocalisse e, indice d'un crescente scetticismo, dalla contestuale disperata voglia d'eternarsi a qualunque prezzo e con qualsiasi modo contro la dispersione fisica e l'oblio che a questa spesso consegue dopo breve tempo anche, se privi di autentico ingegno creativo, come nel caso di Aprosio e di tanti altri eruditi, assurgendo al ruolo di estremi conservatori della conoscenza dopo aver eretto una Biblioteca o comunque una struttura sapienzale capace di tramandare verso l'eternità, con le disperdibili opere e la fama altrimenti transeunte di tanti autori, il nome e l'opera di chi eresse siffatti complessi culturali .
Ma per eternarsi da conservatore e bibliotecario divenendo noto per sempre qual "Tromba delle Glorie Altrui" Aprosio ben sapeva che si dovevano raccogliere nella propria Ideale Biblioteca le opere di tutti gli autori o comunque del maggior numero di autori possibile e comunque senza distinzione di ideologie, contenuti e scelte religiose.
Non era facile tale disegno ad un religioso già sospettato di esser poeta, nel senso di irrequieto e ingovernabile: ma ottenuta, non senza reiterate pressioni, la titolatura di Inquisitore del S. Ufficio tutto sarebbe, come di fatto avvenne, stato assai facile.
Fatta salva la forma risultarono infatti silentemente annichilite sia le possibili contestazioni quanto giustificati il possesso e la lettura di opere variamente sospette e temute dalle istituzioni sotto la contestuale motivazione di far ciò per censurare le pubblicazioni riprovevoli e dannate (ed ecco qui un elenco di opere lette, anche possedute ma censurate da A. Aprosio) e per, all'opposto, selezionare quelle meritevoli di esser, anche filantropicamente, date in lettura al pubblico (e parimenti qui un elenco di opere lette, possedute e consigliate da A. Aprosio per tutti i lettori).
Il tutto in un crescente anelito di ricerca e raccolta, quasi mosso da un cervello anelante di febbre...al punto che Angelico Aprosio volle presso la biblioteca ad ospitare i suoi poveri resti terreni anche il suo stesso sepolcro...e pure in questo riuscì = sognando di ingannare la mai ingannabile cioè la morte ed illudendosi di giammai lasciare la sua sublime Libraria per tutti i secoli a venire...: come a dire che contenente, contenuto e creatore si fondessero per sempre nelle sale, nei libri, nei reperti...divenendo un tutt'uno, un modo artificioso di esistere attraverso tutte le epoche a venire!

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A parte queste considerazioni integrative è comunque sempre da ricordare che nonostante l'invenzione della stampa, le biblioteche "moderne" in alcun modo potevano competere non solo con quei monumenti della conoscenza che furono la Biblioteca di Alessandria d'Egitto (con i suoi grandi bibliotecari) e la Biblioteca di Pergamo in Mesia ma neppure con le tante biblioteche pubbliche e private che a lungo furono vanto di Roma e del suo Impero [aperte al pubblico, provviste di ampie sale di conservazione e lettura oltre che di regolamenti interni, sempre ben esposti al pubblico dei fruitori un cui monumento è tuttora costituito dalla Biblioteca di Celso ad Efeso (e tutto questo senza vagliare la custodia riservate ai luoghi dove si conservavano documenti basilari per la vita sociale come gli Archivi Pubblici e in particolare l'Archivio di Stato, cuore di tutta la burocrazia imperiale].
[9] Il Ditale che si tiene nel dito grosso per tagliare le penne, anchor, che si possa far senza esso, tuttavia è molto commodo, à chi l'usa adoperarlo, & vuol esser negro, acciò comparisca meglia la bianchezza de la penna, & la tagliatura d'essa.
[10] La Vernice che s'adopra volendo scriver bene, & netto, vuol' esser data leggiermente, perche la troppa non lassaria correre l'inchiostro. Et in luochi dove non se trovasse, ò per altro effetto, volendola fare da se stesso, si pongano delle scorze d'ova nette dalla sua pellicula di dentro à seccare nel forno, & faccisene polvere, & due parti di questa polvere s'accompagnino con una parte di polvere d'incenso ben pista, & setacciata l'una & l'altra, che darà perfettissima, & molto meglio di quella che si vende. E di poi ch'è scritto, & secco, volendo levare della charta, la verniceche ci poneste per rispetto del l'odore, fregatevi sopra mollica di pane, che se la tira tutta, come se non vi fosse mai stata posta.
[11] Il pie di Lepore s'adopra solo per distendere la vernice per la charta, acciò stia leggiera & uguale. & vuolsi tenere che scrivete una charta, che lo cuopra, accio il braccio non levi la vernice, & imbratti il foglio. [12] La lucerna con quel suo cappelletto, serve per tener raccolto il lume, onde sia maggiore, & più chiaro, & non offenda la vista, & il lume vuol essere d'oglio, & non di sevo, ò cera perche non dibatta, & sia piu puro, ne bisogna cosi smoccarlo.
[13] Il Compasso, la Squadra, la Riga, il Rigatoio à uno & doe righe, le Molette par stringere la Riga falsa transprente sotto il foglio, serveno per scriver, misuratamente, & uguale, & per fermar la mano, come s'è detto in principio.
[14] Delle Forfice, Spago, Sugello &c. non accade dir cosa alcuna per esser notissima à quel che servono. [15] Lo Specchio si tiene per conservar la vista & confortarla ne lo scriver continuo. Et è assai megglio di vetro, che d'acciaio.
[16] Lo stilo ch'è disegnato nel calamaro, è usato da molti quando scriveno con diligentia, per tenere ferma la charta innante à la penna, acciò non pigli vento, & si dibatta.