cultura barocca
VEDI "ALBERGO DEI POVERI" E PUBBLICO OSPEDALE DI VENTIMIGLIA LA POVERTA', IL PAUPERISMO, LA SALUTE PUBBLICA E LE PROVVIDENZE DELLO STATO (INDICI) E QUINDI QUELLE DELLA CHIESA [VEDI PURE: "I DOVERI DEL BUON MEDICO NELL'INTERPRETAZIONE DI CHIESA E STATO"] = IL DRAMMA DEL PAUPERISMO, SPECIE DI FRONTE ALLA PIAGA DELL'USURA, ED IL FREQUENTE RICORSO DEI PIU' DISPERATI AL SUICIDIO: VEDI ANCHE L'ASSOLUTA INCOMPRENSIONE DI STATO, CHIESA E LEGGE VERSO I SUICIDI RELEGATI IN ETA' CRISTIANA ALLA SEPOLTURA IN TERRA SCONSACRATA CON POSTURA ALTERATA E IL VOLTO SISTEMATO A GUARDARE VERSO IL BASSO CIOE' L'INFERNO (ANALIZZA PURE SENECA E LA DISTINTA POSTAZIONE DEI CLASSICI ENTRO ALCUNE LORO INTERPRETAZIONI DI PENSIERO)

Nel contesto del Capitanato di Ventimiglia e delle sue Ville operavano dunque vari medici (la cui professione di per se stessa non facile -date anche le competenze limitate quanto la farmacopea doveva anche urtare contro la superstizione e la credulità su cui, per avidità di guadagno, come qui si vede lucravano tanti "Medici" Ciarlatani che nelle Fiere proponevano la Panacea o "Cura contro tutti i mali").
Quello che potrebbe definirsi "medico al servizio della Comunità in quanto da essa retribuito" era -come qui si vede detto- il medico pubblico o medico condotto il cui lavoro se svolto seriamente era duro in quanto aveva a curare anche persone di umilissima condizione e così ignoranti da affidarsi a terapie quantomeno empiriche se non pericolose come per fare un esempio quella degli Alti Nomi Scritti.
Purtroppo non tutti questi "medici erano zelanti" ed Aprosio, sempre sanguigno quanto sincero nelle esternazioni, si lascia andare a qualche critica (p. 244), soprattutto per la scarsa cura nell'aggiornamento e nella formazione culturale, i medici comunali o "condotti" (che vanno in condotta con il compito, quali "impiegati comunali" di curare gratuitamente i malati poveri e di svolgere altre attività sanitarie nell'interesse della generalità dei cittadini) citando però con elogi il Giovanni Bartolomeo Aprosio (idem) che per testamento lasciò alla Biblioteca Aprosiana la sua ricca "Libraria"
In questo contesto si nota una critica strutturale per tutti gli amministratori pubblici laddove Aprosio dice che per la Città le cose andrebbero molto meglio se dalle autorità si ponesse rimedio ai difetti strutturali quanto alle manchevolezze dei cittadini privati, aggiungendo (p. 58) "A quello potrebbero porger rimedio li Capitani, li Commissari, o Governatori, che si appellino: o li Sindici, o siano Consoli della Città, e lo farebbero, se fussero così zelanti del publico, quanto del proprio interesse: Ma mi perdonino se non l'intendono. E che forse nel comune non c'entra l'interesse particolare?" = giova comunque qui precisare come non si possa negare a priori che questo intervento avverso gli amministratori [di cui un con un goccio di spregio Aprosio fa notare, anche, la pochezza intellettuale = "Ma non l'intendono"] congiunto alla sanzione che la "Libraria" -"pubblica" cosa da far rilevare- veniva realizzata a pro dei ceti meno ricchi per fornirli di libri (di medicina ma anche di legge) senza doversi appellare a costosi professionisti può anche aver avuto una valenza tattica, in quanto dati i tempi di contrasto tra villani e nobili che portarono alla scissione da Ventimiglia delle 8 Ville nella "Magnifica Comunità degli Otto Luoghi è ipotizzabile -interpretando Aprosio- che sia queste critiche quanto le attestazioni di filantropia sian state, nel tempo, una risposta al nemico dell'erezione della sua Biblioteca , quello che "Il Ventimiglia" chiama Frate Tragopogono (che s'appellò un poco a tutte le autorità dal "Generale dell'Ordine" financo alla Repubblica di Genova e alla Sacra Congregazione de' vescovi, e regolari) e che avrebbe anche eccitato i popolani e i villani
sostenendo che si facevano opere magari con sovvenzioni anche pubbliche come la "Libraria", ignorando i loro problemi di poveri figlioli della terra[ la condizione socio-economica era grave ovunque in Liguria come in Italia ed in Europa, già travagliate da eventi apocalittici come questi e non a caso nel "Capitanato di Ventimiglia al seguito di Genova in una I guerra con il Ducato Sabaudo" durante l'insurrezione del 1625 tanti poveri stracciarono invadendo la città i libri dei prestatori e degli usurai e tra questi erano soprattutto abitanti delle Ville = certo non si trattava di poveri accattoni come quelli effigiati in questa immagine coeva od in quest'altra ancora personaggi degni davvero di quelli di una "Corte dei Miracoli" (ritrovo di tutti i diseredati) ma di onesti sudditi di Genova che pagavano le tasse senza averne un tornaconto pari ai residenti di città data l'egemonia che i nobili locali esercitavano sul Parlamento = ed i più penalizzati erano verosimilmente gli abitanti dell'ottava e nuovissima villa orientale del Capitanato cioè Bordighera che erano soprattutto pescatori (cosa in qualche maniera sottolineata da Angelico Aprosio) penalizzati fortemente ad opera del Parlamento intemelio in forza della Gabella del Pescato e/o dei Pesci: per la cui violazione più di uno subì processi o finì in carcere ].
Prescindendo da queste integrazioni -che come accade da sempre in occasione di un determinato problema socio-economico come quello dello scontro tra Ventimiglia e le sue Ville Orientali innestano su di esso accuse e/o giustificazioni su temi collaterali, ma comunque in qualche maniera connessi al problema di fondo, specie se concernente l'uso o lo sperpero di denaro pubblico- è da rammentare che il Medico Pubblico o Medico Condotto -al pari del suo sottoposto pubblico barbiere- era strettamente collegato al
PUBBLICO OSPEDALE
(VEDI)

[qui si vedono alcuni Simboli aventi la funzione di "Caratteri Officinali" o "Caratteri Medici" usati cioè da questo Medico come dai suoi colleghi Medici privati, tra XVI e XVIII sec. per redigere le ricette come qui si può leggere ed approfondire: significativi e utili da conoscere tuttora sono i valori ponderali indicati e universalmente riconosciuti, andavano a indicare nelle Ricette da inoltrare ai Farmacisti sia la quantità dei farmaci sia la posologia = Aprosio era a tal punto legato sia alla simbologia che alla medicina da avere tra i suoi corrispondenti il medico e farmacista Rhode, Johann della cui competenza ci si avvalse per la stesura di questo classico di farmacopea; nel testo in esame si evidenziano i "Caratteri Semantici" o "Caratteri Significanti" propri della medicina ufficiale ma anche i "Caratteri Non Significanti" che l'autore della silloge attribuisce a Paracelso che li ascrisse all' "arte caratteristica" ma che, sempre l'autore di questa opera giudica, da non usarsi per la supposta ma a suo dire falsa energia (anche derivante nell'idea alternativa che siano "Sigilli" anche di possibile patto diabolico) conferita loro dalla convinzione che attivino particolari energie curative in rapporto a determinate congiunzioni astrali]
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A prescindere da siffatte precisazioni, indici dell'ancora sussistente scontro tra medicina ufficiale e medicine alternative, di questo Ospedale di Ventimiglia
il menzionato "Fautore dell' Aprosiana" Iacopo Gini era amministratore/governatore e di cui in questa mappa si può vedere la locazione = per avere un'idea di come erano a Genova gli Ospedali -con riferimenti a vita interna, cure, visite dei parenti ecc.- si può vedere cliccando qui anche se giunge interessante sul tema -fatte le debite proporzione- leggere l' Eusevologio del Piazza ove sono minutamente descritti, con una congerie di dati quasi ignorati ormai, tutti gli Ospedali pubblici e non, esistenti in Roma ai tempi dell'Aprosio).
Per varie e serie concause di ordine politico e sociale oltre che amministrativo a livello di locale Parlamento di Ventimiglia e Ville il cattivo funzionamento -nel contesto del "Capitanato intemelio"- di questo sistema sanitario come detto retribuito dalla Comunità fu una delle ragioni -a dire dei rappresentanti delle Ville (che in effetti ottennero la Revisione dei "Capitoli dell'Abbondanza" -che appunto trattavano anche la questione sanitaria- ma senza esserne realmente soddisfatti)- di maniera che il già lungo attrito con il Capoluogo (e soprattutto coi suoi ceti egemonici) giunse al punto dopo un'annosa lite di rendere inevitabile, anche a parere del Potere Centrale cioè di Genova, Separazione per l'Economico da Ventimiglia della "Magnifica Comunità degli Otto Luoghi".
In merito alla questione della sanità, attesa la scarsa presenza del "Medico Pubblico" a loro vantaggio, i residenti delle vecchie Ville protestavano non solo in quanto pur pagando il dovuto per l'Ospedale e il Medico non ne fruivano al pari dei Cittadini e a differenza dei Notabili di Ventimiglia anche perché continuava a sussistere, per assenza di pubblici provvedimenti, una concreta
difficoltà logistica di ricoverare i malati nell'ospedale in assenza di vie ben praticabili e torrenti mal arginati in determinati periodi dell'anno.
Del resto i "Villici o Villani" (a parte alcuni casi di benestanti) mediamente non si potevano permettere medici privati ed a pagamento (che pure -come già scritto- esistevano nella Città e nel comprensorio o più propriamente "Giurisdizione del Capitanato" e che Aprosio non mancò di criticare, per l'esosità ma non solo, assieme al medico Napoleone Giacobi richiamandosi sostanzialmente a quanto scrisse poi più in generale L. Ferraris in merito ai "DOVERI DEL BUON MEDICO" secondo la BIBLIOTHECA CANONICA ed in particolare sia in relazione alle "competenze che un medico deve avere e come è tenuto comportarsi nel somministrare i farmaci, specie nel caso di donne gravide" ed ancora se un "medico abbia o no diritto, senza esserne richiesto, ad indurre pazienti altrui a passare sotto le sue cure".
Tutti i medici (ed a maggior ragione i " medici pubblici " (vedi) che dovevano percorrere distanze anche considerevoli per visitare se necessario a casa loro i malati che contribuivano con le tasse al loro stipendio) procedevano con un determinato armamentario ma può essere interessante notare qui come era uno specifico "libro per medici" (di cui si propone qui la caratteristica copertina membranacea allestita per un comodo trasporto, quindi il Frontespizio con il nome del celebre autore e quindi ancora una Pagina -presa come esempio- con le glosse/commenti/ricette alternative del medico proprietario) adattato alla bisogna del viaggio a cavallo e del cavalcare [nell'uso dei Medici - e quindi spesso con la necessità di trasportare il necessario- esistevano oltre la strumentazione opportuna ed anche di tipo chirurgico e di conseguenza ingombrante molti repertori atti a destreggiarsi fra le molteplici malattie e possibili cure ma anche i meno noti Libri di Speziali cioè da Farmacisti come nel caso di questo esemplare manoscritto databile tra fine '700 e primi '800: in cui son registrate terapie, farmaci e notizie varie, comprese le emergenze da prendersi in caso di grandi epidemie, quale ad esempio il Colera = discorso diverso vale invece per le "Comari" e le "Ostetriche Ufficiali" (cui salvo complicanze si ricorreva assai più che ai medici ostetrici) = data però l'eccessiva presenza di improvvisati e ciarlatani si dovette regolare queste professioni con la richiesta di specifiche qualifiche professionali come si vede da questi provvedimenti ottocenteschi trascritti appunto da un "Libro di Speziali" vale a dire il Manoscritto Wenzel che presero a funzionare come sorta di "Gazzette mediche" via via aggiornate nelle farmacie o negli studi medici = come qui si vede per esempio in merito alla contestata quanto inevitabile rivisitazione dei Cimiteri e costruzione di Nuovi Cimiteri (passata anche alla storia, pure letteraria come Editto di Saint Cloud rientrante fra i molteplici e moderni provvedimenti imposti da Napoleone Bonaparte quasi a sanzionare la fine dell'Antico Regime)]

Ritornando al discorso di partenza risulta quasi scontato dire che la lunghezza e tortuosità del viaggio (magari in compagnia di qualche servente) rendeva vieppiù salata la parcella, stante non solo l'animale se non il mezzo da usarsi ma spesso anche il calcolo delle difficoltà da superare spesso a costo di pagare determinati pedaggi =
P. S. : la difficoltà logistica era peraltro una conseguenza delle politica della Serenissima Repubblica di Genova che, non curandosi dei percorsi stradali litoranei e quindi su grande raggio, incentivava traffici, commerci e spostamenti via mare nessuna curatela prendendosi del superstite tracciato della romana Via Iulia Augusta devastata dalle invasioni dei Barbari ed affidando per tratti della litoranea o per gli ardui percorsi verso l'interno e l'oltregiogo il compito di trasportare merci ai celebri mulattieri di Liguria ancor più che ai carrettieri; in merito al percorso della via romana nell'estremo Ponente le devastazioni eran state più severe che per esempio nel contesto dell'Ingaunia e nel territorio dell'attuale Savona e ancora parlando del Capitanato di Ventimiglia per la scarsa frequentabilità umana (di cui un riferimento fu fatto anche da Angelico Aprosio, p. 37 "in fine" e seguenti della Biblioteca Aprosiana) era attestata in vari siti: come l'area detta dei Paschei prossima alla foce del Roia ed ancora più a riguardo del sito di Nervia alterato più volte a causa delle tracimazioni del ribelle torrente Nervia in un luogo di grande importanza ove si intrecciava la "via litoranea" con la "via del Nervia" (come qui ben si vede) quella che portava a Pigna e ai limiti dell'oltregiogo = senza dimenticare la presenza di laghi salmastri e malarici (frutto di esondazioni anche gravissime del Nervia) formatisi ai Piani di Vallecrosia non lungi dalla chiesa di S. Rocco e quindi dal superstite guado romano del torrente Verbone (solo con la realizzazione napoleonica e soprattutto poi con la finalizzazione sabauda della "Strada della Cornice" quindi Statale Aurelia la litoranea acquisì i presupposti per diventare una strada comoda e sicura)]


riprod. da originale

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