cultura barocca
Scrittura ma anche numerologia e cartografia degli Aztechi: la necessità di H. Cortés di un traduttore (l'importanza di "Marina, la "interprete/traduttrice"): Cortés ben sapeva che il suo esercito spagnolo di alcune centinaia di uomini, nonostante la superiorità tecnologica in campo bellico e l'artiglieria per quanto ancora bisognosa di evoluzioni che saranno assai considerevoli solo dal XVIII secolo, senza l'aiuto dei nemici storici degli Aztechi, in particolare degli abitanti della "Repubblica di Tlaxcala" (vedine la cartografia) che gli fornì un'armata di migliaia di combattenti rivelatisi basilari per la vittoria il suo destino a fronte dell'immenso esercito che Montezuma -peraltro, al pari dei suoi sacerdoti, sempre meno convinto della validità di una rovinosa profezia sulle sorti dell'Impero espressa da sua sorella- poteva mettere in campo sarebbe stato prima o poi segnato (non a caso vediamo in questa stampa la sua interprete-traduttrice Marina impegnata a mediare le mai facili trattative proprio con emissari della potente Tlaxcala con cui, dopo vari scontri, gli Spagnoli avevano stretto alleanza avverso il comune nemico cioè l'Impero Azteco). Vedi qui alcune MIRABILIA OVVERO LE MERAVIGLIA che rendevano favolosa (TEMISTAN COME ERRONEAMENTE CHIAMATA DA CORTES)) E/O TENOCHTITLAN CAPITALE DELL'ANAHUAC O MEGLIO DELL'IMPERO AZTECO METROPOLI PIU' GRANDE DI QUASI TUTTE LE CONTEMPORANEE CITTA' EUROPEE = Come si è conservata nell' INDICE la grafia del Marmocchi nella stesura del testo (p. es. "Cortes" = "Cortese") così si propone un'immagine dell'uso di bagni da parte degli Aztechi cosa che indurrà supponendo una certà affinità al costume islamico = il Cortes - giunto dopo lungo viaggio ma su strade comode e lastricate alla capitale dell'Impero prossima al lago di Texcoco cioè (Temistan come chiamata erroneamente da H. Cortés) o Tenochtitlán l'espressione "moschea per i loro templi" elaborando la maniera con cui gli perveniva il modo col quale indicavano le loro chiese o templi (vedi qui con l'elenco degli Dei del loro Pantheon) in una maniera prossima a quella dei turchi soliti parimenti usare i bagni (N.D.R. = informatizzazione e multimedializzazione a cura di Bartolomeo Ezio Durante)

LETTERE DI FERDINANDO CORTES AL SERENISSIMO ED INVITTISSIMO IMPERATORE CARLO V INTORNO AI FATTI DELLA NUOVA SPAGNA O MESSICO

I - Come nella Nuova Spagna vi sono assaissime cose notabili. - Della città di Vera Croce. scusa del Cortes al Re Cattolico di non averlo potuto minutamente informare delle cose ivi per lui ritrovate.

II - Del potente Signor Montezuma. - Della partenza del Cortese della città di Cimpual. - Della guardia per lui posta alla città di Vera Croce, e cura datali di fabbricarvi una fortezza. - La fedeltà degli uomini di Cimpual verso l'Imperatore. - De' fanciulli sacrificati agli idoli. - De' soldati che avevano deliberato ribellarsi al Cortese, delli congiurati, e quali furono puniti. - Come il Cortese fece tirar le navi in terra, e perchè.

[Cimpual in realtà Cempoala è capitale dei Totonachi, soggetti agli Aztechi, i primi alleati di Cortés ]

III - Della venuta delle navi di Francesco di Garai, le quali non vollero entrar in porto. - Dell'ambasciata de' nunzi d'esso Francesco al Cortese, e la risposta ed offerte per lui fatteli. - Dell'astuzia che egli usò per conoscere l'intenzione del detto Francesco, e della partita e del ritorno delle sue navi. - Come Panuco, Signore, manda un ambasciatore con presenti al Cortese.

IV - Della provincia chiamata Sienchimalen. - Di un monte alto e difficile da salire. - Come quelli indiani danno al Cortese le cose al viaggio necessarie. - Del monte chiamato da noi del nome d'Iddio. - Del castello Teyxnacan.

V - Come alcuni indiani morirono per il gran freddo. - Della cima di un monte, nella cui sommità v'è una torre con idoli. - Della valle chiamata Cartenai, e case di quella ottimamente fabbricate. - di un Signore che negò al Cortese di dargli oro.

VI - Come altri Signori andarono a visitar il Cortese. e doni per loro fattili. - Di una rocca fortissima della provincia Tascaltecal, e come quei popoli sono nemici del Signor Montezuma. - D'una muraglia mirabilmente fabbricata dagl'indiani. - Della guerra continua fra la provincia Tascaltecal e il Signor Montezuma. - Consiglio dato al Cortese dagli uomini di Cimpual. - L'entrata degli Spagnuoli nella provincia di Tascaltecal.

[ La grafia è spesso scorretta, sia quella del condottiero spagnolo che dei futuri cronisti = per Tascaltecal si intende qui Tlaxcala, la fiera confederazione ancora indipendente dei Tlaxcalteca ]

VII - Battaglia fra gli Spagnuoli e gl'indiani di Tascaltecal. Come gl'indiani mandano ambasciatori al Cortese, e la risposta per lui fatta. - E come un'altra volta in grandissimo numero vengono a battaglia cogli Spagnuoli. - Della uscita d'essi Spagnuoli dagli alloggiamenti a' danni de' nimici, e come centocinquanta mila indiani combatterono detti alloggiamenti.

VIII - Gli Spagnuoli escono un'altra volta a danno de' nimici. - I Signori di quelle province lor mandano ambasciadori dimandando pace. - Come a cinquanta indiani ch'erano andati per ispiar detti alloggiamenti il cortese fece tagliar le mani. - Della prudenza ch'egli usò prima che gl'indiani lo assaltassero. e come usciti solamente i cavalli di nuovo li sconfisse.

IX - Come il Cortese la terza volta esce dagli alloggiamenti a danno de' nimici; onde gl'indiani gli dimandarono pace. - Gli Spagnuoli sono di gran paura soprapresi, ma confortati dal Cortese concludono voler seguitarlo.

X - Come Sicutengal Capitano della provincia di Tascaltecal venne al Cortese domandandogli pace. - Come la contrada Tascaltecal per avanti sempre era stata libera, e da quali province sia circondata. - Come in quella non si usa sale, né vesti di seta. - E come fosse risposto al detto capitano dal Cortese.

XI - Come i Signori di Tascaltecal pregarono il Cortese che entrasse nella città, e come v'entrò con gli Spagnuoli. - Del bel sito e piazza maravigliosa. - Abbondanza in detta città, e come si governa a repubblica. - D'una dignità loro detta Magiscacin. - Del modo che osservano in punire i ladri. - Della provincia chiamata Gnasincango

[ L'importanza della potente confederazione indipendente di Tlaxcala - e dopo gli scontri- dell'alleanza con la stessa, al fine della vittoria spagonola sull'Impero azteco: i foraggiamenti e soprattutto le milizie ausiliarie, assai consistenti, fornite all'esercito spagnolo: il rilevante ruolo, anche quale intermediaria data la lunghezza e minuziosità delle contrattazioni, in questi accordi esercitato dall'interprete e traduttrice di Cortés "MARINA"]

XII - Ambasciadori e presenti mandati dal Signor Montezuma al Cortese. - Come quei di Tlascaltecal consigliano il Cortese a non fidarsi del detto Signore. - Della città di Rultecal.

XIII - Come i Signori di Tascaltecal parlano al Cortese circa l'andare al Signor Montezuma, e a lui manifestano il tradimento. - Venuta degli ambasciatori di Churultecal al Cortese e risposta e minacce ch'ei lor fece. - Come poi vennero li Signori istessi, e il Cortese delibera l'andare alla detta città.

XIV - Come quei di Tascaltecal disconfortarono il Cortese dell'andare a Churultecal. - Come centomila uomini l'accompagnarono fuori della città, e sei mila andorno con lui. - Come entrò in Churultecal, e trovò i segni che gli dissero quelli di Tascaltecal.

XV - Come alcuni ambasciatori del Signor Montezuma si partono dal Cortese e come scoperto il tradimento li Signori di Churultecal furono presi e legati mentre il Cortese s'impadronì della città di Churultecal. - Come quelli Signori si scusano con lui e promettono di ridurre il popolo nella città. - Descrizione della città di Churultecal.

XVI - Lamento del Cortese agli ambasciatori del Signor Montezuma, e risposta a lui data per essi ambasciatori. - Doni mandati dal detto Signore al Cortese. - Panicapap, che sorta di bevanda sia. - delle provincie Aganzigo ed Izuchan. - Come detti ambasciatori pregano il Cortese che non entri nella provincia del Signor Sopradetto, e la risposta del Cortese medesimo.

XVII - Di due monti freddissimi e d'una palla di fumo che esce dalla cima di uno di quelli. - Come il Cortese vi mandò uomini per investigare tal segreto, e quello che riportarono dalla provincia di Chalco.

XVIII - Del dono di quattromila pesi di oro fatto al Cortese in nome del Signor Montezuma con prece che non andasse alla sua città, e della risposta ch'ei gli fece

XIX - Della terra detta Amequeruca, e del dono di mille pesi d'oro e di molti schiavi fatto al Cortese per il Signore di quella. - In che luogo quelli del Signor Montezuma s'apparecchiarono a offendere gli Spagnuoli. - Come, le spie uccise, vennero dodici de' primari del detto Signore e delle parole che usarono al Cortese, e della risposta a loro fatta. D'una città posta nel lago, e d'una via con molto artificio fabbricata. - Delle città di Izapalapa e di Canualcan.

XX - Del sito della città d'Iztapalapa, e dei bellissimi palazzi e giardini, d'un maraviglioso belvedere di quelli. - Delle città di (Temistan come chiamata erroneamente da H. Cortés), di Messicaloingo, d'Hyciaca e di Huchilohuhico e come vi si faccia il sale. - Numero di baroni che bennero a visitare il Cortese e delle cerimonie che usarono

XXI - Con quanta pompa venne il Signor Montezuma a parlar al Cortese, ed il parlamento che ebbero insieme.

XXII - Dell'inganno che usò il Signore della città d'Almeria contra il governatore di Vera Croce, e come gli Spagnuoli presero per forza la detta città di Almeria.

XXIII - Con che buon modo il Cortese ritenesse il Signor Montezuma.

XXIV - Come Qualpopoca ed altri furono condotti prigioni e dati nelle mani del Cortese, e come furono abbruciati pubblicamente in piazza, mentre il Signor Montezuma fu posto in ceppi, i quali poco dipoi gli furono cavati.

XXV - Come il Signor Montezuma, così richiesto dal Cortese, manda alcuni suoi familiari in ciascuna provincia, dove si cava oro. - Delle province Cuzzala, Tamazalapa, Malinaltereque e tenis. - Del Signor di quella detta Coatelicamat. - Di molti fiumi dalli quali si cava oro. - Della provincia di Tuchitebeque .

XXVI - Come nella provincia di Malinaltebeque furono fabbricate a richiesta del Cortese due grandi abitazioni con una peschiera, e come il Signor Montezuma fece dipingere sopra un panno le marine ed i golfi di quel mare, con li fiumi che sboccano in quello. - Come il Cortese mandò dieci Spagnuoli ad esplorare quei liti, affine di trovarvi un golfo dove potessero entrare le navi. - Del porto Chalchilmera, detto Santivan. - Della provincia Quacaltalco. - Del Signore di quella, detto Tuchintecla, e dei doni e offerte sue.

XXVII - Come il Cortese avuta relazione dagli uomini per lui mandati della qualità della provincia, ordinò di fabbricarvi una fortezza, e quanto fosse a grado al Signor Tuchintecla che gli Spagnuoli si fermassero nel suo paese.

XXVIII - Della provincia Aculuacàn. - Delle città Tescucu, Acuhuma ed Otumpa. - Come Cacumacin, Signore di dette città, si ribellò; ed in che maniera fu fatto prigione e dato nelle mani del Cortese, il quale fece render l'ubbidienza a Cucuzcacim, fratello del detto Signore.

XXIX - Come il Signor Montezuma fece ragunar tutti li Signori delle sue province. - Parole ch'egli usò per rendere la ubbidienza all'imperatore. - Della gran quantità di oro e d'argento, e di diversi bellissimi e molto ricchi ornamenti di casa dati al Cortese per mandarli a Sua Maestà.

PIANTA DI (TEMISTAN COME ERRONEAMENTE DETTA DA H. CORTES) O TENOCHTITLAN UTILE A CORTES PER ORIENTARSI NELLA METROPOLI PIU' GRANDE DI QUALSIASI CITTA' EUROPEA DELL'EPOCA MA ANCHE NELL'IMPERO AZTECO (VEDI QUI MAPPA MODERNA DELL'ANAHUAC) - UN PALAZZO DI MONTEZUMA - LE SEGRETE PROFONDITA', DAGLI IMMENSI TESORI, OVE NEL "PALAZZO DEI SERRAGLI" MONTEZUMA SI RECAVA "A PREGARE OGNI NOTTE IL SUO DEMONE" SECONDO IL BUSTAMANTE: L'IRONIA DEI DESTINI "SULLE ROVINE DI QUESTO IMMENSO PALAZZO SORSE POI UN GIGANTESCO CONVENTO DEI FRANCESCANI - LA CAPITALE DELL'IMPERO IN UN'ALTRA IMMAGINE ED ANCORA LA STESSA METROPOLI AZTECA NELL'IMPORTANTE OPERA GEOGRAFICO ERUDITA DI T. PORCACCHI.

XXX - Della provincia dove è posta la città di Temistitan, e di essa città. - Delle varie e molte sorte di mercanzie che si vendono nelle piazze. - Come ciascuna specie di Mercanzia ha la sua strada propria, senza mescolamento d'altre merci. - D'un palazzo dove si rende ragione, e della diligenza che usano nel ricercare, che quello che si vende sia venduto con giuste misure

XXXI - Delle Moschee e dei religiosi della città di Temistitan, de' loro abiti e loro costumanze. - Del vestire de' figliuoli di quelli primari. - Come il Cortese fece levar via tutti gli idoli d'una grandissima e bellissima moschea, e porvi l'imagine della gloriosa Vergine e quelle di altri Santi; e quali argomenti usò per rimuover quelle genti dal culto e sacrifizio degl'idoli. - Del costume di quelle genti nel fare, adorare, e sacrificare ai loro idoli

[ Prescindendo dal sempre dibattuto teorema teologico del CULTO AZTECO DEL SACRIFICO UMANO, DEL SANGUE E DELLE OFFERTE AGLI DEI ma anche del GENOCIDIO DEGLI INDIGENI DENUNCIATO DA BARTOLOMEO DE LAS CASAS E FRA MARCO DA NIZZA resta basilare il manoscritto scoperto in un archivio ed edito da Carlo Maria de Bustamante ovvero ORRIBILI CRUDELTA' DEI CONQUISTATORI DEL MESSICO E DEGLI INDIANI CHE LI AIUTARONO A SOTTOMETTERE QUESTO IMPERO ALLA CORONA DI SPAGNA MEMORIA DI DON FERDINANDO D'ALVA CORTES IXTLILXOCHITIL PUBBLICATA E DEDICATA AL GOVERNO SUPREMO DELLA CONFEDERAZIONE MESSICANA DA CARLO MARIA DE BUSTAMANTE. La cautelativa del Marmocchi e le premesse del Bustamante non sono puro esercizio di erudizione ma, a parte che propongono talora un'alternativa all'interpretazione dell' Ixitlilxochiti, è da affermare che, in particolare, il Bustamante offre una "CONCLUSIONE CON APPENDICE" RICCA DI MOLTE INTEGRAZIONI A QUANTO SCRITTO DA CORTES NELLA SUA RELAZIONE ]

XXXII - Delle case della città. - Di due acquedotti. - Come conducono l'acqua dolce, e quella vendono per tutta la terra. - Del modo che tengono nella ubbidienza, nel vivere e nelle costituzioni loro.

XXXIII - Della magnificenza, ricchezza e gran dominio del Signor Montezuma. - Del fiume Putunchan, detto di Grigialva. - Della città Cumatan. Di molti gran palazzi, trai quali uno con dieci peschiere magnifiche piene di uccelli acquatici, alla custodia de' quali sono deputati trecento uomini; e di un altro palazzo dove sono animali tanto volatili quanto da quattro piedi, alla guardia de' quali stanno trecento uomini; e di un terzo con gran copia d'uomini e donne mostruose.

XXXIV - Del modo del vivere e vestire del Signor Montezuma. - Dell'ordine che teneva nell'uscir di palazzo, e con quante ceremonie era servito.

XXXV - Come il Cortese avvisato del giugnere di diciotto navi, spedì diversi nunzi per intendere chi fussero, e in che forma scrivesse al capitano di quelle. - Come intese poi che erano venute per ordine di Didaco Velasquez con mal animo contra di lui, e in che modo riscrivesse a Panfilo Narvaez capitano predetto, e come mandò il dottor Roderigo de Figueroa, giudice della presidenza di Villa Nuova, ad ammonire e comandare a Didaco sopradetto che non andasse a quella impresa.

XXXVI - Dell'avviso ch'ebbe il Cortese delle province che si erano ribellate e datesi al Narvaez, massimamente Cimpual; per il che deliberò andarsene al detto Narvaez. - Delle lettere che per viaggio gli furono presentate e quello che contenevano. - De' mezzi che tenne detto Narvaez per corrompere il Signor Montezuma. - Del patto ch'ei faceva al Cortese volendo egli partirsi, e la risposta che questo gli fece. - Dei salvacondotti per abboccarsi, e l'insidie che pose il Narvaez per uccidere il Cortese nel parlamento; del come il Cortese procurasse di far prigioniero il Narvaez e ciò conseguisse.

XXXVII - Come il Cortese andò a Cimpual, ed in qual modo combattendo [seppur in condizione di inferiorità numerica e bellica] fece prigione Narvaez.

XXXVIII - Come il Cortese, mancando la citta' di vettovaglie, spedì in due lochi due capitani con trecento uomini per ciascuno, e dugento ne mandò alla città di Vera Croce. - E come poi, inteso che in (Temistan come chiamata erroneamente da H. Cortés) gl'Indiani combattevano la fortezza e avevano bruciato i quattro brigantini che aveva fatto fare, li fece tornare indietro

[L'autore chiaramente si riferisce ai primi storici che trattarono la vicenda Francisco López de Gómara (Gómara, 1511 – Gómara, 1566) è stato un religioso e storico spagnolo. La sua fama è dovuta principalmente alla cronaca che scrisse sulla "Conquista del Messico", anche se non attraversò mai l'Atlantico. Pur non avendo mai visitato il Nuovo Mondo, produsse molte opere sulla conquista di quelle nuove terre. Assai apprezzata è la parte dedicata alla Conquista dell'impero Inca. Fu anche un umanista che conobbe Hernán Cortés e rimase nella sua casa come cappellano, ascoltando tutto quello che veniva raccontato, dai numerosi frequentatori. Scrisse vari libri sulle persone odiate e amate dal suo patrono. La sua cronaca sulla conquista del Messico fu la base per l'altra opera fondamentale, sulla conquista, scritta da Bernal Diaz del Castillo. Tra le sue opere si citano principalmente: La Historia general de las Indias y todo lo acaescido en ellas dende que se ganaron hasta agora y La conquista de Mexico, y de la nueua España (1553) - La segunda parte de la Historia general de las Indias que contiene La conquista de Mexico, y de la nueua España. (1553) - Cronaca dei Barbarossa Annali di Carlo V Vita di Hernán Cortés
Bernal Díaz del Castillo (Medina del Campo, 1492 – Guatemala, 1584) è stato un esploratore spagnolo e il principale cronista della Conquista del Messico. Bernal Díaz del Castillo accompagnò la spedizione di Hernán Cortés e divenne il cronista della spedizione, partecipò alla conquista dell'impero azteco e la raccontò nel suo libro Historia Verdadera de la Conquista de la Nueva España. La posizione di questi scrittori era chiaramente filospagnola
ma è chiaro che l'autore allude implicitamente anche ad altre opere, anche ricavate dai codici aztechi, e alla ben diversa postazione di B. De Las Casas e di Fra Marco di Nizza oltre che di Diego Duran (Codice Duran)].

[CASUS BELLI = PETRO ALVARADO - VIOLANDO LE DIRETTIVE NEGA LA CONCESSIONE DI CORTES (ASSENTE PER UNA SPEDIZIONE) DI CELEBRARE LA FESTA DI TOXCATL]

1 - L'"ECCIDIO DEL TEMPIO MAGGIORE O TEMPIO MAYOR"
PERPETRATO PER ORDINE DI PETRO ALVARADO - VIOLANDO LE DIRETTIVE E LA CONCESSIONE DI CORTES DI CELEBRARE LA FESTA DI TOXCATL - VIENE DATO PER SCONTATO NEL CONTESTO GENERALE DELLA VITTORIOSA RIVOLTA POPOLARE IN QUESTO VOLUME DI CUI SI PROPONGONO I CAPITOLI = L'IMMAGINE PROPOSTA CON IL TESTO ESPLICATIVO DERIVA DAL CODICE DURAN

[ - 2 - -LEGGI QUI LA DESCRIZIONE DELL'"ECCIDIO DEL TEMPIO MAGGIORE SINO ALLA RIBELLIONE DEL POPOLO E ALLA MORTE DI MONTEZUMA CHE CERCAVA DI QUIETARLO VERSO GLI SPAGNOLI" NEL MANOSCRITTO MEMORIA DI DON FERDINANDO D'ALVA CORTES IXTLILXOCHITIL EDITATO CRITICAMENTE SOTTO TITOLO PIU' ELABORATO QUALE LE ORRIBILI CRUDELTA' DEI CONQUISTATORI DEL MESSICO E DEGLI INDIANI CHE LI AIUTARONO A SOTTOMETTERE QUESTO IMPERO ALLA CORONA DI SPAGNA MEMORIA DI DON FERDINANDO D'ALVA CORTES IXTLILXOCHITIL PUBBLICATA E DEDICATA AL GOVERNO SUPREMO DELLA CONFEDERAZIONE MESSICANA DA CARLO MARIA DE BUSTAMANTE (VERSIONE DI FELICE SCIFONI) CON LA PRECAUZIONE DI LEGGERE PARIMENTI LA PREMESSA E CAUTELATIVA DI F. C. MARMOCCHI CURATORE DELL'OPERA MA IN PARTICOLARE IL PROEMIO DEL SIGNOR BUSTAMANTE E IN PARTICOLARE NELLO STESSO, DOPO IL RICONOSCIMENTO COME STORICO E LETTERATO DI DON FERDINANDO D'ALVA CORTES IXTLILXOCHITIL L' INVERO DURO GIUDIZIO A RIGUARDO DEL SUO ANTENATO IXTLILXOCHITIL RE DI TEZCOCO, GIUDIZIO ANCOR PIU' EMOTIVAMENTE REITERATO NELLA CONCLUSIONE NON TRASCURANDO DI PRESTARE ATTENZIONE AL FATTO CHE MORENDO, IL GRANDE MONARCA DI TEXCUCO NEZAHUALPILLI, FIGLIO DELL'ANCOR PIU' GRANDE NAZAHUALCOIOTL, COLUI CHE PREAVVISO' MONTEZUMA II DEL SEGNALE DI PRESAGI NEFASTI SULL'IMPERO LASCIATO DAL PASSAGGIO DI UNA COMETA, NON AVREBBE INDICATO IL SUO SUCCESSORE, CHE FU SCELTO DAI GRANDI DI TEXCUCO NELLA FIGURA DI
CACAMATZIN, LA CUI SUCCESSIONE FU TORMENTATA DALL'AMBIZIONE DEL FRATELLO IXTLILXOCHITIL RIVELATOSI POI QUAL CONDOTTIERO E RE ALLEATO DEGLI SPAGNOLI E PERPETRATORE DI NEFANDEZZE A DANNO DI TUTTI I PRECOLOMBIANI NONOSTANTE LA DIFESA, CONTRO IL PARERE DEL BUSTAMANTE, FATTANE DAL DISCENDENTE FERDINANDO D'ALVA CORTES IXTLILXOCHITIL NELLA SUA MEMORIA

GIUNGENDO ADDIRITTURA IXTLILXOCHITIL A CONTESTARE IL SECONDOGENITO DEL DEFUNTO RE, E DEL PARI PROPRIO FRATELLO, VALE A DIRE
COANATZIN PER LUI REO D'AVER DATO IL VOTO A FAVORE DI CACAMATZIN E MINACCIANDO RITORSIONI POI IN QUALCHE MANIERA MESSE IN ATTO
ATTESO CHE NEL GIORNO PRECEDENTE LA "NOTTE TRISTE"
EBBE FINE IL BREVE REGNO DI CACAMATZIN ACCUSATO DI TRADIMENTO ED UCCISO A PUGNALATE
MENTRE PRESE SEMPRE PIU' A CRESCERE, ESSENDOSI IN PRATICA "VENDUTO" A CORTES E AGLI SPAGNOLI, IL POTERE DI
IXTLILXOCHITIL, INDUBBIAMENTE TANTO AMBIZIOSO E INATTENDIBILE QUANTO GRAN SOLDATO, IL QUALE SFIDO' A SINGOLAR TENZONE MONTECUZOMA II CHE TEMENDO LA FORZA DEL POTENZIALE AVVERSARIO RIGETTO' IL DUELLO, DI SICURO MORTALE E CHE QUASI CERTAMENTE AVREBBE PERDUTO.

XXXIX - Come il Cortese giunse a (Temistan come chiamata erroneamente da H. Cortés) ed entrò nella fortezza, ove un'infinita gente venne ad assaltarlo. - Come i Cortese andò ad affrontare glIndiani, i quali combatterono gagliardamente, e posero il fuoco nella fortezza; ma gli Spagnuoli lo estinsero.

XL - Come i nemici diedero un altro terribile assalto alla fortezza, e uscito il Cortese uccise assai di loro ed abbruciò certe case, ma furono feriti cinquanta Spagnuoli. Delle macchine che gli Spagnuoli fabbricarono. - Come il Signor Montezuma fu crudelmente percosso con un sasso e morì
[ma contestualmente leggi anche le interpretazioni discordanti rispetto alla pubblicistica spagnola su questa morte, sempre più spesso oggi attribuita ai Conquistadores]

XLI - Come gli'Indiani chiamano il Cortese a parlamento, e quello che gli dissero, e la risposta loro fatta. - Come gli Spagnuoli uscirono con le macchine e combatterono lungamente. - Come i nemici presero una gran moschea, e fecero gran danno agli Spagnuoli. - Come il Cortese, uscito della fortezza, prese una torre e la moschea, e v'applicò il fuoco.

XLII - Come gl'Indiani avevano al tutto deliberato d'uccidere gli Spagnuoli. - Come gli Spagnuoli uscirono, ed abbruciarono assaissime case, terrazze e torri, presero quattro ponti e li riempirono. - E come molti Spagnuoli furono feriti.

XLIII- Come gli Spagnuoli pigliano altri ponti. - I nemici vengono a patti. I detti ponti per l'una e l'altra parte si pigliano e ripigliano. Del ponte che fece fabbricare il Cortese, e come per compiacere ai suoi soldati uscì dalla città, consegnato l'oro e le gioie della Sacra maestà alli giudici e reggenti. - Come nel passare combatterono fortemente, e gli Spagnuoli perdettero l'oro, le gioie, le vesti e l'artiglierie che avevano cavate, e andarono alla città di Catacuba sempre combattendo

La ritirata degli Spagnoli e dei loro alleati dalla capitale = la sconfitta e la notte triste ("noche tristes") del comandante spagnolo

XLIV - Del contrasto che ebbe il Cortese partendosi di Catacuba. - Fortificatosi in un colle fu lungamente combattuto. - Del numero degli Spagnuoli, e degli Indiani suoi alleati, e delle Indiane che si trovaron mancare alla rassegna. - Il figliuolo e figluole di Montezuma furono uccisi. - Come posti i soldati in'ordinanza camminarono tutto il giorno combattendo; ed arrivati ad un ottimo albergo si fortificarono.

XLV - Come il Cortese quindi partendosi fu perseguitato di giorno in giorno sempre combattendo, e come ogni dì più sempre accrescevasi la moltitudine di quelle genti. - Comecaduto in un agguato, e combattendo, fu ferito da due colpi di sasso. - Ma il seguente giorno, gli Spagnuoli, nuovamente assaltati da un'altra maggior moltitudine di nemici la sconfissero, uccidendone i capi ed il generalissimo.

XLVI - Come il Cortese arrivò alla città di Gualipan nella provincia di Tascaltecal, dove fu benignamente ricevuto e visitato da tutti li signori di quelle province, e fattoli molte offerte l'accompagnarono ad una città poco distante, acciò si ristorasse e riposasse; dove intese, che un suo familiare gli portava oro ed altre cose del valore di trentamila pesi d'oro, fu ucciso dagli Indiani di Culua, e che gli Spagnuoli che erano rimasi nella città di Vera Croce erano salvi.

XLVII - Come il Cortese, esortato dagli Spagnuoli di andre alla città di Vera Croce, non volle acconsentire, ma invece se n'andò nella provincia di Tepeaca, dove gli si vennero incontro assaissime genti armate; colle quali venuto alle mani, furono in gran parte uccise o fatte schiave, e in venti giorni soggiogò molte loro città e terre. - Come le navi di Francesco di Garai giunsero nel porto di Vera Cruce, e gli uomini di esse uccisi o feriti.

La fondamentale vittoria degli Spagnoli e dei loro alleati ad Otumba e la via per riuscire a conquistare la capitale dell'Impero azteco

XLVIII - Come il Cortese, fatto consiglio con gli ufficiali, per molte ragioni deliberò edificare una città nella provincia di Tepeaca a sicurezza de' confini; ed ordinò giudici, reggenti ed altri ufficiali: e dove la città fu cominciata procurò di fabbricarvi una rocca.

XLIX - Delle province di Guacachula e di Messico; e come i signori di quelle vennero a darsi al Cortese, e fargli intendere ch'erano in arme da trentamila uomini di Culua. - Come gli Spagnuoli che accompagnavano detti signori, avvertiti di certo inganno, li fecero prigioni e mandaronli al Cortese; e come furono rilasciati. - Il Cortese marcia lla volta di Culua, per impedir quella guerra.

L - Come avvicinandosi il Cortese a Guacachula, gli abitanti di questa città combatterono gli alloggiamenti, dove erano i capitani di Culua uccidendo quelli che erano alloggiati per la città. - Come venendo da trentamila uomini benissimo in ordine per aiutare i loro, cominciando a metter fuoco in quella banda da cui entravano nella città, furono assaltati dal Crtese con la cavalleria, e dagli alleati Indiani; e come ritiratisi sopra d'un monte, furono per la maggior parte uccisi. - I loro alberghi, ch'erano grandissimi. furono posti a sacco e a fuoco, e con questa vittoria gl'inimici furono totalmente scacciati.

LI - Come alcuni cittadini di Occupatuio, i quali ad istanza del loro signore avevano seguito la fazione di quelli di Culua, vennero ad offerirsi al Cortese, pregandoli che volesse perdonarli, e contentarsi che il fratello del signore tenesse lo stato; e la risposta a loro fatta. - sito della città di Guacachula .

LII - Dell'acquisto della città di Izzuacan. - Come le città circonvicine vennero d offerirsi al Cortese; e come essendo contesa circa la successione dello stato di Izzuacan, fu data l'ubbidienza ad un nipote del signor naturale del loco. - Del sito di essa città .

LIII - Come i signori di Guagucingo, e d'un'altra città dieci leghe lontana vennero ad offrirsi, insieme ad altre otto città delle province Caastraca e Tamacula. - E come gli abitatori di quelle città parimenti si offerirono .

LIV - Come il fratello di Montezuma ottenne lo stato di esso fratello suo. - Delle provvisioni che il Cortese faceva per la guerra .

LV - Venuta d'una piccola nave di Francesco De garai nel porto della Vera croce, donde il Cortese mandò a ricercare le due navi nel fiume di Panico, temendo non patissero quache danno. - Apparecchio del Signor di Temistitan contra gli Spagnuoli. - Necesità in che era il Cortese di aiutare gli amici e alleati suoi .

LVI - Il Cortese, per la similitudine del luogo, chiama le terre per lui scoperte nuova Spagna del Mare Oceano. - Supplica l'Imperatore che mandi un uomo a cui per nome di Sua Maestà si presti piena fede .

Dalla Città della Sicurezza dei Confini del Mare Oceano: addì 30 ottobre 1520 .



(vedi qui = Premessa)

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