cultura barocca
Angelico Aprosio e gli ordini cavallereschi: la sua ammirazione per Carlo della Lengueglia "Cavaliere Gerosolimitano" Commendatore di Savona = vedi poi qui Marie-Jean-Louis-Charles-André di Martine Tyrac Visconte di Marcellus Plenipoteziario di Francia contemplare a Rodi le tracce dei Gerosolimitani, ormai Cavalieri di Rodi prima di diventare Cavalieri di Malta, ed osservare con commozione l'insegna del proprio Casato materno che ebbe a Rodi illustri esponenti impegnati nella resistenza contro l'espansionismo turco VEDI QUI CON INDICI GUIDA MODERNI LA DIGITALIZZAZIONE INTEGRALE DEI CINQUECENTESCHI STATUTA ORDINIS DOMUS HOSPITALIS HIERUSALEM. DI CUI NELL'IMMAGINE COMPARE A GUISA DI ANTIPORTA LO STEMMA ( Informatizzazione e testo ad opera di Bartolomeo, Ezio Durante)

Il fenomeno monastico - cavalleresco
fu incredibilmente variegato e nel XIII sec. comparvero in val Nervia ed anche nell' agro intemelio gli esponenti di svariati "Ordini Religiosi Cavallereschi" specialmente in dipendenza della
Diramazione della Via Francigena "Ospedale del Cenisio - Novalesa - Mar Ligure - Luoghi Santi" (Spagne, Roma, Terrasanta).
Un cenno particolare spetta ai GEROSOLIMITANI (le cui mansioni viarie eran disposte sui vecchi percorsi che portavano da SUSA al mar ligure) e che costituirono una fra le emanazioni storiche del FENOMENO CAVALLERESCO RELIGIOSO sì che P. Lucio Ferraris, onde porre ordine in un campo sterminato e non scevro di incompletezze, ritenne utile questo fondamentale
ELENCO RAGIONATO DI TUTTI GLI ORDINI CAVALLERESCO RELIGIOSI.
La storia dei >GEROSOLIMITANI
fu grande quanto controversa e si può suddividere in alcuni periodi cui, sempre lo STESSO ORDINE, si collega assumendo nomi diversi sì da generare a volte una certa confusione essendo distinte definizioni per una realtà "cavalleresca" sostanzialmente unitaria e con una storia sufficientemente continuata.
La definizione antica e storica è quella di CAVALIERI GEROSOLIMITANI (od OSPEDALIERI) cui in successione cronologica seguono quelle di CAVALIERI DI RODI e quindi di CAVALIERI DELL'ISOLA DI MALTA.
Poco dopo l'INSEDIAMENTO DEI CAVALIERI A MALTA vennero redatti questi
*****************STATUTA ORDINIS DOMUS HOSPITALIS HIERUSALEM*****************
[qui integralmente digitalizzati con indici moderni].
Tuttavia la loro storia gloriosa continuò e in pieno settecento Padre L. Ferraris mentre nella sua "BIBLIOTHECA CANONICA..." elencava sotto un'unica voce tutte le "RELIGIONES REGULARES ET MILITARES" ritenne di riservare una VOCE AUTONOMA agli
"HIEROSOLYMITANI MILITES, SEU EQUITES SANCTI JOANNIS HIEROSOLYMITANI"
che però data l'evoluzione della loro secolare vicenda nel testo prese a definire modernamente
"EQUITES MELITENSES" cioè CAVALIERI DI MALTA.
la qui proposta
DIGITALIZZAZIONE DELLA VOCE DELLE "BIBLIOTHECA CANONICA"
non è affatto superflua: molto tempo è ormai trascroso dalla stesura dei sopra riprodotti Statuti cinquecenteschi dei Cavalieri e la settecentesca registrazione del Ferraris può esser utile per fornire altri dati più recenti legati all'evoluzione dell'Ordine ed ai suoi rapporti con la Chiesa di Roma alla fine destinati ad un aperto scontro che fu alla radice del settecentesco ridimensionamento dell'Ordine
[Ad integrazione di queste riflessioni e in attesa di riprendere il discorso occorre dire che sempre imparziali ed oneste sono le osservazioni di quel menzionato Marie-Jean-Louis-Charles-André di Martine Tyrac Visconte di Marcellus talora confuso con il padre del pari letterato ma non esploratore che fu gran studioso dell'Oriente e della Sublime Porta dell'Impero Ottomano ai primi del XIX secolo = a titolo di una documentazione non facilmente reperibile, giova rammentare che, nel contempo alla sua passione per l'Oriente e per il Mondo Turco, durante uno dei suoi soggiorni a Rodi avuto modo di vedere le tracce rispettate dai Turchi dell'insediamento dei Cavalieri e scoperta con commozione l'insegna del proprio Casato materno che vantò alcuni illustri esponenti di quei Cavalieri di Rodi che si batterono per frenare l'espansionismo turco, senza però alcun astio avverso l'antico nemico ma con giusto quanto misurato orgoglio celebrò le isole di Rodi e di Malta (di cui egli stesso era Cavaliere) quali ultimi baluardi dell'eroismo cristiano contro la possente flotta ottomana.
E così, sulla scia di una grande tradizione letteraria di cui il Marcellus costituisce un pur imponente momento gnoseologico, val la pena (prescindendo dai grandissimi come Ariosto o Tasso di cui tanto è noto) a dimostrazione dell'importanza che ebbero per secoli nelle coscienze quanto nella cultura i difficili rapporti tra Cristianità ed Impero Ottomano val la pena di di proporre a volte anche opere assai meno conosciute sul tema = da composizioni di avventurieri, commercianti ed esploratori che catturati dai Turchi redassero varie opere di conoscenza abbastanza inesplorate su un mondo spesso incompreso ma anche scritti di autori comunque noti e al loro tempo famosissimi come Carlo Innocenzo Frugoni che per esempio in questa sua raccolta di Rime inserì il sonetto Celebrandosi il Felicissimo Compleanno della M. C. di Filippo V Re delle Spagne, "si rammentano le sconfitte date a' Barbari in Affrica", la lirica Orano Espugnata come il sonetto Vestendo l'abito di Cavaliere di Santo Stefano il Signor Niccola Condulmari ma anche scritti di autori oggi sconosciuti o quasi come nel caso della Poetica Descrizione dell'ultima Guerra fra la Russia e la Porta Ottomanna di Padre Vincenzo Guasco od ancora de La Caduta di Oczakow di N. Grillo Cattaneo contenuti in quella ormai rarissima raccolta poetica settecentesca costituita dai Versi Scelti de' Poeti Liguri Viventi nell'anno 1789 raccolti da Ambrogio Balbi
. *********************

Originariamente essi ebbero nome di "ORDO MILITIAE SANCTI JOHANNIS BAPTISTAE HOSPITALIS HIEROSOLYMITANI" (traducendo :"Ordine della milizia di S. Giovanni Battista dell'Ospedale di Gerusalemme").
Si trattava di in ordine religioso cavalleresco le cui origini sono da collegare all'istituzione di un OSPEDALE a Gerusalemme ancora prima delle Crociate e finalizzato allo scopo di assistere i già tanti pellegrini che, sfruttando la tolleranza degli Arabi, già si recavano in Terrasanta dall'XI secolo.
L'OSPIZIO e la CHIESA connessa erano dedicati a S. GIOVANNI BATTISTA e la confraternita religiosa che li amministrava seguiva la regola agostiniana (nonostante varie ipotesi al momento attuale non è possibile dire se l'OSPEDALE sia da identificare con quello istituito nella stessa zona dai mercanti di Amalfi nel 1023) Durante la vittoriosa impresa della I Crociata a Gerusalemme era amministratore di questa STRUTTURA DI RICOVERO E CURA tale Gerardo, su cui non si hanno dati specifici.
Data l'euforia della vittoria cristiana l'OSPEDALE fu ingrandito con donazioni e successivamente papa Pasquale II con sua Bolla del 15-II-1113 approvando l'istituzione assistenziale la pose sotto la protezione della Santa Sede.
Morto Gerardo, si ebbe una trasformazione sotto il suo successore RAIMONDO DE PUY.
Ai componenti dell'istituto oltre le funzioni religiose e assistenziali furono allora attribuite PREROGATIVE MILITARI: ci si rese conto che, data la precarietà delle conquiste cristiane in Terrasanta, era necessario fornire a questi "religiosi" la capacità e il diritto di difendere sia la propria chiesa che il loro ospedale.
Così agli ordini religiosi tradizionali che essi dovevano assumere fu aggiunto quello "militare".
I componenti dell'istituto vennero così diversificati: i NOBILI divennero MONACI-CAVALIERI, mentre i NON NOBILI conservarono la fisionomia non guerresca di CAPPELLANI (per i servizi religiosi veri e propri oltre che per le cure assistenziali) e di SERVIENTI-ARMIGERI.
Agli OSPITALIERI o GEROSOLIMITANI (esisteva sostanziale interscambio nella denominazione) fu assegnato un ABITO ORIGINALE caratterizzato da un MANTELLO NERO con CROCE BIANCA SUL PETTO.
Già subito però con RAIMONDO DE PUY la croce bianca fu modificata e divenne la CROCE OTTAGONALE destinata a restare simbolo dell'Ordine.
Inoltre Innocenzo IV nel 1248 autorizzò questi cavalieri a indossare sull'armatura una SOPRAVVESTE NERA.
Sotto papa Alessandro VI, nel 1259, essa fu però ancora cambiata e divenne di COLORE ROSSO.
L'Ordine raggiunse successi e fama specie nella II Crociata partecipando alla spedizione contro Damasco e contribuendo alla conquista di Ascalona: anche in funzione di ciò ebbe particolari riconoscimenti e alla fine papa Anastasio IV nel 1154 concesse l'esenzione dall'autorità dell'ordinario diocesano compreso il patriarca di Gerusalemme.
L'Ordine, che non venne mai meno ai suoi impegni assistenziali, raggiunse notevole potenza e creò molte fondazioni anche in Europa già nel XII secolo.
Per dare un'idea della sua potenza basti dire che l'OSPEDALE DI GERUSALEMME già nell'XI secolo era in grado di dare ospitalità (per riposo ma anche per cura) ad almeno 2000 PERSONE.
Nel 1162, '68 e '69 il GRAN MAESTRO DEI GEROSOLIMITANI od OSPITALIERI (Gilberto d'Assaily) aiutò militarmente il re di Gerusalemme Amalrico in ripetute spedizioni contro l'Egitto islamico.
Il Saladino debellò tuttavia a Hittin il 14-VII-1187 le forze cristiane e quindi riuscì a conquistare anche Gerusalemme.
La causa dei Crociati risentì paurosamente della disfatta e anche l'ORDINE DEGLI OSPITALIERI o GEROSOLIMITANI pagò la sconfitta con un notevole ridimensionamento: aveva peraltro visto uccidere molti suoi valenti monaci-cavalieri mente altri erano stati fatti prigionieri.
L'ORDINE abbandonò quindi l'OSPEDALE DI GERUSALEMME e pose le sue basi in Siria a Marquab, organizzando una robusta resistenza alla riconquista araba.
Poichè la TERZA e a QUARTA CROCIATA erano state dei nobili fallimenti il nuovo GRAN MAESTRO DELL'ORDINE (Garin de Montaigu) si recò in Europa per ottenere una nuova spedizione militare: nel corso del suo impegno si curò di ampliare i possedimenti dell'Ordine, grazie a ulteriori donazioni, ed a costituire nuove BASI in Europa, specie CHIESE-OSPEDALI nelle aree portuali donde i Crociati avrebbero preso poi il mare per la Terrasanta (siamo a metà del XIII secolo, nel momento in cui si formò l' OSPEDALE GEROSOLIMITANO di PORTOMAURIZIO nel Ponente Ligure per non citare le varie ma fragili supposizioni di ulteriori insediamenti nel Ponente Ligure ad OSPEDALETTI, in COLDIRODI ed a SAN BARTOLOMEO D'ARZENO su una plausibile direttrice di spostamento dei "viandanti della Fede").
Naturalmente al di là di queste postulazioni in Liguria spiccava per fama ed importanza la COMMENDA DI S. GIOVANNI DI PRE', peraltro doviziosamente citata secoli dopo dall'erudito ventimigliese A. Aprosio nel suo repertorio biblioteconomico a pagina 575 (e seguenti = par. VI, quinta riga dall'inizio: tutte le voci evidenziate con sottolineatura in color rosso sono attive e multimediali) = chi vuole approfondire la documentazione, i siti e soprattutto i personaggi coinvolti può invece cliccare qui, avvalendosi dei link o collegamente evidenziati in rosso per ulteriori e ben più estese documentazioni [ a non molti è del resto noto come l'Aprosio fosse un convintissimo fautore degli Ordini Cavallereschi e specificatamente dei Cavalieri Gerosolimitani tra cui in particolare l'amico e corrispondente Carlo della Lengueglia "Cavaliere Gerosolimitano", Commendatore di Savona [pagina 574 e seguenti (par. VI, sesta riga dalla fine)] di nobile famiglia ligure che diede tanti eroi all'Ordine: da Filippo ad Anselmo, ad Aleramo e di seguito Jacopo e quindi Andrea e poi Marc'Antonio); Carlo, amico e corrispondente di Aprosio presso Malta affrontò con la sua Galea 7 vascelli del Corsaro Turchesco meritandosi pubblici encomi scritti del Capitano Generale di Venezia Francesco Morosini = quindi reiterati per le coraggiose gesta che fece a Candia e "alla Suda" come scrisse "Catterin Cornaro per la Sereniss. Repub. di Venetia Proved. Generala da Mar" = Aprosio, dalla salute non formidabile ma dall'animo di certo irruento, non potè per altre varie ragioni partecipare a siffatte imprese ma, a dimostrazione di questa sua stima per gli aderenti a Ordini Cavallereschi, si adoprò in ogni maniera per ottenere un titolo cavalleresco specificatamente quello di Cavaliere Aurato e Conte Palatino] .
La Crociata viene condotta sotto grandi auspici dal giovane imperatore FEDERICO II.
I GEROSOLIMITANI restano però prontamente disillusi in quanto il condottiero cristiano preferisce evitare l'uso delle armi e rifarsi alla diplonazia, facendo stendere un TRATTATO (1244) per cui Gerusalemme tornò sì ai Cristiani ma in un clima di perenne instabilità: ed infatti appena tre anni dopo la città fu presa dai TURCHI KHOVARESMI in piena espansione a danno degli ARABI.
La disfatta dei GEROSOLIMITANI fu notevole.
Il loro GRAN MAESTRO (Guillame de Chateaneuf) fu fatto prigioniero e anche la formidabile fortezza gerosolimitana di Ascalona cadde in mano dei conquistatori islamici.
Luigi IX il Santo Sovrano di Francia partì allora dalla Provenza nel 1250: ed è da notare come proprio in relazione a questo sforzo a metà dello stesso secolo nel territorio di Ventimiglia (notoriamente area di passaggio per la Provenza e nodo viario essenziale dei pellegrini sia per l'ad visitandum che per altri trafitti della Fede) proliferassero OSPEDALI e CAVALIERI, RELIGIOSI e NON.
L'impresa del re di Francia si concluse però nella nuova sconfitta di Mansura che ebbe grandi negative ripercussioni sul morale e la compattezza dell'ORDINE che in quell'impresa aveva riposto molte speranze per tornare alla primitiva potenza.
La crisi politico-militare dell'Ordine corrispondeva ad un allentamento dei valori originali susseguenti ad un indebolimento morale dei costumi e contro tutto ciò papa Gregorio IX si vide costretto ad emanare una Bolla nel 1238.
Peraltro gli Ospedalieri o Gerosolimitani erano spesso in contrasto coi Templari in relazione soprattutto al perenne stato di conflitto in Oriente tra Genova, di cui gli Ospedalieri erano alleati, e Venezia.
Poco dopo la metà del XIII secolo si cercò di conciliare queste pericolose divisioni in seno alla Cristianità ma la cosa non impedì a Bibars, sultano d'Egitto e comandante supremo dei Mamelucchi, di occupare la Siria nel 1261 e di mettere termine al principato di Antiochia.
Poco dopo, nel 1271, cadde addirittura il KRAK DEI CAVALIERI e nel 1285 cedette anche IL MARQUAB.
Tripoli si arrese nel 1289 e S.GIOVANNI D'ACRI si consegnò agli invasori musulmani nel 1291.

La sede dell'ORDINE fu allora trasferita nell'isola di Cipro a Limisso.
Poi grazie ai servigi del genovese Vignolo dei Vignoli gli OSPEDALIERI o GEROSOLIMITANI (1308) sottrassero ai Bizantini l'importante isola di RODI.
Qui il GRAN MAESTRO (nel caso Folco de Villaret) pose la nuova sede dell'Ordine e per due secoli i Cavalieri vi tennero una posizione di grande prestigio: in funzione di questo radicale cambiamento mutarono allora il nome originario di GEROSOLIMITANI o OSPEDALIERI in quello di CAVALIERI DI RODI su cui esiste in collezione privata un volume intitolato RHODIORUM HISTORIA... scritto da GUILLELMUS CAORSIN ed edito ad Ulm per Johann Reger nel 1496: si tratta di un'opera rarissima ed estremamente preziosa con nel testo 16 tavole silografiche, tra cui
***QUESTE***
effigianti vari aspetti della storia di Rodi e dei Cavalieri.
La posizione strategica dell'isola permise ai Cavalieri di assumere un ruolo egemonico in campo politico e mercantile visto che potevano essere l'ago della bilancia nel contesto di molti rapporti diplomatici ed economici.
In particolare furono stretti accordi commerciali con Genova, Venezia e Pisa oltre che con altre potenze marinare.
Inoltre i CAVALIERI strinsero relazioni mercantili addirittura coi potentati arabi e cercarono persino di addivenire a degli accordi coi Turchi Ottomani, cosa che sarebbe anche riuscita, nonostante la severa condanna del Soglio papale, se il Sultano non avesse preteso anche l'alta sovranità sull'isola di Rodi.
I CAVALIERI DI RODI mirarono, a differenza dei loro predecessori, a costituirsi un vero e proprio domini territoriale che si estendeva da Rodi a molte isole vicine.
Il GRAN MAESTRO DEI CAVALIERI DI RODI era nello stesso tempo PRINCIPE DI RODI mentre il CONSIGLIO DEI CAVALIERI, quasi fosse a capo di una sorta di repubblica aristocratica con proprie NORME STATUTARIE, si arrogava vere e proprie prerogative sovrane tra cui quelle di coniare moneta, di intrattenere rapporti diplomatici con altri Stati, di organizzare un esercito ed una flotta e di guidarli nel piano generale di una difesa della Cristianità.
Come si intende rispetto alla matrice originaria i CAVALIERI DI RODI andavano deprimendo gli impegni religiosi e assistenziali a vantaggio di interessi politici e socio-economici.
Non è vero però, come qualcuno ha suggerito, che abbiano da questo momento trascurato i primitivi fini assistenziali:
A RODI infatti essi avevano eretto un gigantesco OSPEDALE preposto all'assistenza degli indigenti e degli ammalati.
La secolarizzazione dell'ORDINE fu peraltro connessa al crollo dell'ORDINE DEI TEMPLARI molti beni dei quali pervennero appunto ai CAVALIERI DI RODI.
L'organizzazione definitiva dell'Ordine data a poco dopo questi eventi.
L'organismo base della loro struttura sociale era la COMMENDA (vedi per esempio la COMMENDA GENOVESEDI PRE').
Più COMMENDE, cioè più CASE, formavano un PRIORATO mentre più priorati, all'interno di distinte nazioni, formavano le PROVINCE o LINGUE.
Alla fine del '400 le LINGUE di CAVALIERI DI RODI corrispondevano a otto lingue o nazioni: Provenza, Alvernia, Francia, Italia, Aragona, Castiglia-Portogallo, Inghilterra, Germania (comprendente anche Ungheria, Boemia e Scandinavia).
Ogni LINGUA aveva un suo capo cui spettava una delle cariche supreme dell'Ordine come GRAN COMMENDATORE, MARESCIALLO, OSPEDALIERE, GRANDE AMMIRAGLIO, DRAPPIERE, GRAN CONSERVATORE, GRAN CANCELLIERE, TURCOPILIERO, GRAN BALI', CAPITANO GENERALE DELLE FORZE ARMATE, CASTELLANO DI EMPOSTA.
Siffatta struttura garantiva l'internazionalità dell'Ordine al cui vertice stava sempre il GRAN MAESTRO che era eletto a vita dal parlamento o CAPITOLO GENERALE DEI CAVALIERI.
Per quanto riguarda i servigi svolti per la cristianità è da menzionare che fra tutti prevaleva ormai la funzione militare svolta contro le forze egiziane e turche.
Appoggiati da Venezia e Cipro i CAVALIERI DI RODI occuparono Smirne nel 1344 e la mantennero sino al 1402 quando fu conquistata dai MONGOLI DI TAMERLANO: i CAVALIERI non si diedero però a fuga dissennata ma anzi resero ardua ogni nuova conquista ai Mongoli e di fatto minacciarono sempre la penisola anatolica fondando nel 1408 il castello di S. Pietro dirimpetto all'isola di Cos.
Soprattutto esperti nelle gesta marinare i CAVALIERI impeganarono i Turchi anche in imprese di terra e per esempio nel 1396 parteciparono alla sfortunata impresa di Nicopoli contro Bayazid I.

Dopo la conquista turca di COSTANTINOPOLI i CAVALIERI si trovarono circondati da gravi pericoli.
MAOMETTO II, che li riteneva un grande pericolo, organizzò una spedizione contro Rodi: l'attacco fu tuttavia respinto per la formidabile resistenza organizzata dal GRAN MAESTRO Pietro d'Aubusson.
Nella stessa impresa non riuscì però il MAESTRO Filippo de Velliers de l'Isle Adam quando l'isola, nel 1522, fu assalita dal novo signore dei turchi SOLIMANO IL MAGNIFICO.
Ritiratisi dall'isola di Rodi i CAVALIERI ottennero nel 1530 il possesso dell'ISOLA DI MALTA dall'imperatore Carlo V: essi furono peraltro penalizzati oltre che dalla sconfitta militare e dalla perdita dei possessi orientali da una notevole crisi di valori interni dipendenti dalla spaccatura della cristianità come conseguenza della RIFORMA PROTESTANTE.
Dando però prova ancora una volta di grandi capacità organizzative essi si riorganizzarono a Malta continuando il loro storico programma di lotta all'espansionismo islamico: ancora una volta cambiarono però il loro nome, mutandolo dal luogo in cui avevano la loro base principale e pertanto divennero il SOVRANO MILITARE OSPEDALIERO ORDINE DI MALTA più sveltamente detto poi ORDINE DEI CAVALIERI DI MALTA.
L'isola fu splendidamente fortificata e nel 1565 fu in grado di resistere a un'aggressione della FLOTTA IMPERIALE TURCHESCA D'OCCIDENTE
.
Nell'isola fu poi fondata la cittadella de LA VALLETTA così nominata dal GRAN MAESTRO DELL'ORDINE che fortificò e valorosamente difese l'isola, Jean Parisot de La Valette.
E proprio ai CAVALIERI DI MALTA l'erudito Aprosio dedicò pagine significative del suo repertorio bibliografico.
I CAVALIERI DI MALTA parteciparono poi alla battaglia di Lepanto, alla difesa di Candia (1645-1669), alle campagne d'Ungheria con Sobieski e di Morea coi Veneziani.
Proprio nel XVII secolo essi conseguirono ulteriore rinomanza per queste gesta e al loro GRAN MAESTRO fu conferito il titolo di PRINCIPE DEL SACRO ROMANO IMPERO e nel 1630 un grado ecclesiastico equivalente a quello di cardinale.
Nel XVIII secolo si spense però il governo autocratico del GRAN MAESTRO Emanuele Pinto de Fonseca che, inimicandosi la Santa Sede, aveva cacciato dall'isola i Gesuiti.
Con la Rivoluzione Francese l'Ordine fu spoliato dei suoi beni in area transalpina e Malta divenne terra di nobili francesi in fuga.
Nel 1792, conquistata l'isola, Napoleone ottenne la cessione dell'isola che non tornò più ai CAVALIERI DI MALTA.
Molti CAVALIERI DI MALTA si rifugiarono presso lo ZAR DI RUSSIA PAOLO loro protettore che fu eletto "gran maestro" anche se la Santa Sede non riconobbe l'ATTO essendo lo ZAR DI RELIGIONE ORTODOSSA E CONIUGATO.
Dopo la morte di Paolo I un CAPITOLO DELL'ORDINE attribuì la carica di GRAN MAESTRO DELL'ORDINE ai PONTEFICI ROMANI: usanza che da allora mai più venne meno.
Dopo le sedi provvisorie di Catania e di Ferrara da 1834 l'ORDINE DEI CAVALIERI DI MALTA si stabilì in ROMA (nel 1961 Papa Giovanni XXIII ne approvò la carta costituzionale).
L'ORDINE è oggi retto dal GRAN MAESTRO che regge un CONSIGLIO di quattro rappresentanti dei PRIORATI ed è costituito da tre LINGUE (Italiana, Spagnola e tedesca) oltre che da 13 ASSOCIAZIONI dei diversi Stati.
I suoi membri cui viene richiesta una specifica patente di nobiltà sono a loro volta distinti in: CAVALIERI DI GIUSTIZIA (che pronunciano gli ordini religiosi), CAVALIERI DI OBBEDIENZA (che formulano voto di obbedienza ai superiori) ed infine CAVALIERI E DAME DI ONORE EDI DEVOZIONE (accanto a questi si citano poi categorie minori e cappellani per le funzioni religiose: l'attività dell'ORDINE si esplica nella gestione di ospedali, ambulatori, in opere di assistenza e beneficenza: vedi sotto voce "MALTA, ORDINE DI", il G.D.E. della U.T.E.T. di Torino: anche per i riferimenti bibliografici).