cultura barocca
Rivisitazione aprosiana -tra Stigliani, Marino e l'Adone- dei fiori del "Giardino del Piacere" di Venere e la polemica letteraria con la cautelativa del Marino nell'ipotizzarvi la presenza delle Granadiglia, Passiflora o Fior della Passione [ su questo in particolare e altre piante esotiche ma anche sui fiori in genere dell'habitat europeo = interazioni geopolitiche e religiose, fino alla supposta soglia d'un rimpianto paganeggiante di feste floreali, comportante sospetti di sensuale promozione ereticale sin al "teorema" controriformista, nel contesto d'una guerra religiosa rafforzata da mezzi propagandistici (impostati peraltro anche da Protestanti e Riformati seppur con una loro specifica promozione), della pubblicistica cattolica in merito alla puttana fattasi riformata per divenire "strega eretica suprema" a caccia di adepti seducibili per via di sesso, piaceri, fiori e profumi sì da renderli disposti all'abiura] talora aspra, quanto sottile, come appunto nel caso della Granadiglia, Passiflora, Fior della Passione (nell'immag. il fiore: vedi la pianta=leggi la Sferza Poetica, VI riga da fine p.54).

Le piante, i fiori, la floricoltura, i "Giardini del Piacere" nel Ponente Ligure (un discorso antico e complesso): vedi poi qui tutte le opere digitalizzate di Zefiriele Tomaso Bovio (1521-1609): medico empirico, alchimista e cabalista veronese, anche attivo tra Genova - Savona - Ponente Ligure ed ancora il Monte Baldo "Paradiso degli Aromatari"; alcune località di Liguria, Savona, Pontinvrea, Sassello, Ponente Ligure, Dolceacqua ecc., ritenute importanti per la ricerca degli erboristi e pure leggi sul viaggio tra Marsiglia, Genova e Livorno del celebre scienziato danese Heinrich Fuiren che al pari di Zefiriele T. Bovio apprezzò e stimò le qualità erboristiche e fitoterapeutiche della Liguria e del suo Ponente come leggesi in questo manoscritto = un peccato che entrambi non abbiano verosimilmente a differenza d'altri erboristi, alchimisti ed aromatarii esplorato il Bosco di Gouta che forse avrebbero trovato degno del veronese Monte Baldo (informat. e testo di B. E. Durante) .

Nella disputa tra lo Stigliani e il Marino in merito alla regolarità del poema Adone è a Siena che Aprosio prende le parti del Marino e del marinismo ortodosso e nel contempo si dedica alla lettura di opere varie connesse alla polemica letteraria = proprio a Siena Aprosio idea l'antistiglianea Sferza Poetica ma non riesce a pubblicarla: recatosi nei suoi vari spostamenti a Treviso successivamente edita il Vaglio Critico e dopo aver raggiunta l'agognata Venezia pubblica le parimenti antistiglianee opere Buratto e Occhiale Appannato
cui segue finalmente la stampa di quella che può esser ritenuta per diversi aspetti
la più elaborata opera aprosiana in merito all'Adone e alle polemiche connesse, vale a dire =
La Sferza Poetica.
Si analizzi quindi qui la stesura dell'importante opera in due parti
Veratro I e Veratro II
[con le considerazioni sul frontespizio e sul caso dei "poeti Sissa e Vannetti"]

Opera monumentale e curiosa il Veratro di cui per tempistica e motivazioni diverse
la Parte II vede la luce prima che sia editata la Parte I e dove il titolo è tutto un programma antistiglianeo essendo il Veratro o Elleboro pianta ritenuta curativa delle malattie mentali.
Nel
contesto del lunghissimo e controverso poema del Marino
il giovanissimo e bellissimo Adone vien fatto entrare da
Venere (figura sempre sospesa tra lascivia e splendore: specie dopo la contrapposizione tra le due Veneri come fra Eros ed Anteros)
anche nel
Giardino del Piacere di Venere ove Adone passeggia per esser iniziato ai vari aspetti della sensualità
e il fatto che vi si trovi la Granadiglia altrimenti detta Fior della Passione donde "Passiflora" dal nome che le conferirono i Gesuiti dopo averla scoperta nelle loro missioni nel contesto di quello che originariamente definito Indie Occidentale e Nuovo Mondo prese poi nome di "Americhe" le conferirono il nome di Fiore della Passione se suscitò la critica dello Stigliani per esservi ipotizzata la presenza di un fiore sconosciuto in epoca classica e per certi aspetti in un contesto coniugato in modo peculiare sì da oscillare tra sacro e profano in maniera sconveniente all'epoca (cosa fatta notare dal grande moderno studioso dell'Adone Padre Giovanni Pozzi) ma contestualmente fu caratterizzato da una specificazione cautelativa del Marino "Non so se v'era anche la granadiglia/ ch'a noi poscia mandò l'indica piaggia,/ di natura portento e meraviglia,/ e ceda ogni altra pur stirpe selvaggia./ Al no più tosto il mio pensier s'appiglia,/ né deve altro stimarne anima saggia,/ ché star non può, né dee puro e sincero/ tra l'ombre il sol, con le menzogne il vero" (Padre Pozzi giunse a queste conclusioni pure sulla scorta di altrui indagini e di un libro attestante non solo la descrizione e l'elogio della Granadiglia -prima della pubblicazione dell' Adone mariniano- ma anche la rappresentazione figurata della pianta, con considerazioni botaniche e la dichiarazione che già prima del 1610 un fiore vero, portato dalle Americhe (non è specificato se con la pianta o meno), fu mostrato a Papa Paolo V).
Aprosio, giovanilmente fervido marinista, nella sua
Sferza Poetica, pag. 54 da metà, accusa apertamente lo Stigliani -di cui estrapola un passo- di esagerare maliziosamente nell'attaccare il Marino come disdicevole al rispetto dell'aristotelismo nel suo uso delle digressioni poetiche".
Ma lo scritto aprosiano per quanto figlio dell'erudizione non è a ciò limitabile soltanto .
E' questa -di cui sopra si parla specificatamente in merito alla Passiflora - Granadiglia "ospite giudicata inopportuna dal regolismo aristotelico quanto dalla morale cristiana" del Giardino di Venere o meglio Giardino del Piacere a Cipro- un'epoca di feste spettacolari e grandiose in cui però talora i fiori coi loro iridescenti e lussureggianti colori (e per questo, specie nella Controriforma, guardati con sospetto dagli Inquisitori e dai teologi più intransigenti) richiamando con idee ornamentali fideistiche mai obliate quanto antiche celebrazioni floreali pagane (non necessariamente limitate a Roma antica, per es. ai Floralia ma intese in variegati aspetti di folklore, tradizioni, spiritualità e costumi -sia romani che preromani e variamente assimilati specie nel cristianesimo rurale, mai del tutto venuti meno e comportanti una formidabile interazione tra uomo e natura e per via di tutto cio' comportanti rimandi a sessualità e sensualità intese però senza stregonesche malie ma nell' accezione più totalizzante e panteistica, quella che coniuga l'individuo al piacere dell'esistenza per quanto poi tutto destinato ad esser deformato dalla pubblicistica cristiana avverso i Gentili ed in ultimo alla propaganda antipagana) a giudizio di non pochi risulterebbero in grado di attivare
altresì uno degli aspetti oggi meno noti
della
pubblicistica cattolica avverso i protestanti e riformati equiparati ai pagani in merito alla loro supposta immoralità e alla loro tolleranza verso prostitute convertite all'eresia per divenire streghe eretiche e perdere i cattolici con profluvio di fiori e profumi.
Propaganda cattolica, cui per loro verso, la risposta dei Riformati suole soffermarsi piuttosto alla maniera di
Gregorio Leti scrittore notoriamente all'Indice dei Libri proibiti
citando diversi aspetti dell'ipotizzata degenerazione del clero romano non esclusi
lo sfarzo ma anche l'avarizia ed il nepotismo papale e cardinalizio oggetto di critiche varie nelle anonime "Pasquinate"
ma anche supposte varie "lascivie" tra cui
sodomia ed omosessualità citate piuttosto come amori masculini ed ancora amori feminini
Cose queste che non solo nell'epoca inducono a
meditare alquanto e criticamente per parte cattolica anche su un fiore come la Passiflora ritenuto di esclusiva valenza mistico-religiosa ed impropriamente ascrivibile anche in un poema con qualsiasi paganeggiante "Giardino del Piacere" ma che comportano consequenzialmente un reciproco controllo sui libri (tanto di parte cattolica che riformata) in grado, partendo magari come detto anche solo da un umile fiore, di innescare -con molte altre riflessioni di contenuto teologico se non politico- altre ma parimenti discutibili considerazioni, alternativamente giudicate peccaminose in relazione agli abusi della sessualità eretta a sovvertitrice del sistema morale e quindi istituzionale:
fatto cui certo, su piani diversi contribuire per entrambe le fazioni contrapposte non mancano di intervenire a proposito dei
libri da proibire previa Censura nelle possibili diverse forme (per varie ragioni -non ultima la conservazione di una superiore documentazione superstite- ci si sofferma sempre più sull'areale cattolico ma mutatis mutandis il fenomeno risulta dimensionato pure in contesto riformato)
Certo in ritardo nella polemica -data anche l'età giovanile- Aprosio coglie in questo contesto della Granadiglia o Passiflora una qualche possibilità che -espressamente non cita ma che risulta implicita al lettore esperto- di inquisitoriale persecuzione dell'Adone peraltro oggetto poetico di un autore su cui una certa attenzione censoria, del Sant'Uffizio quanto degli Stati, pure è esistita = e la vita del Marino spirito mordace, polemico e non privo di lecenziosità nella produzione è del resto caratterizzata anche dalla diretta conoscenza qual condannato e recluso del Carcere (seppur Carcere di Stato)
Quello che stupisce in Aprosio e che alla fine ha giustamente contribuito a dimensionarne le qualità di polemista e critico letterario si ravvisa nel fatto che dopo le giustificazioni addotte per vanificare lo Stigliani ed acclarare le scelte del Marino non solo nel citare i fiori ma nel scriverne gli encomi è costituito dal fatto che nella stessa Sferza Poetica e nello stesso capitolo VI dedicato ad Anton Giulio Brignole Sale procede in maniera alquanto sbrigativa (e rozza si potrebbe aggiungere) riprendendo il dubbio del Marino, garbatamente ma non senza eleganti tentennamenti tendente al no lo trasformi in una asserzione assolutamente negativa dal Marino stesso espressa scrivendo (fine p. 56, VI riga dal basso) Non favello della digressione della Granadi, essendo spropositatissima: e tanto più che l'istesso Autore dice, che non v'era quasi a dimostrare di aver indugiato troppo e di temere le ragioni addotte dallo Stigliani nel negare la presenza di tal fiore nel "Giardino di Venere" a Cipro (sic!)


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