cultura barocca
Rip.- inf. Durante

La Maschera Scoperta ( inedito manoscritto di Angelico Aprosio in Biblioteca Universitaria di Genova = MS. E.II.39) redatta nel 1644, appartiene alla celebre disputa, "pregna di colpi di scena" su femminismo ed antifemminismo di Angelico Aprosio con Arcangela Tarabotti = aspra fu la qui descritta polemica erudita sul tema tra "il Ventimiglia" soprannome di Aprosio con la dotta e combattiva suora veneziana ed il bibliotecario intemelio la riprese spesso anche dopo la morte della donna: in effetti siffato "erudito contenzioso" fu innescato dall' aprosiana difesa di una Satira dell'Amico Buoninsegni cui al modo che qui si può vedere la Tarabotti rispose con una superiore, più motivata e pungente Antisatira.
E' opportuno comunque precisare che, mutatis mutandis, l'ondivago bibliofilo in tempi più tardi entro la seconda parte del suo Scudo di Rinaldo rimasto manoscritto ma di recente proposto e riesaminato da "Cultura Barocca" sorprendentemente, come qui si legge, si accostò alle postulazioni della Tarabotti avverso la costumanze epocale delle "monacazioni forzate" proponendo,analizzando criticamente e soprattutto condividendo nei contenuti questa composizione poetica di B. Cingoli in cui si criticava siffatta patriarcale consuetudine di indurre, per interesse, alcune figlie a rinchiudersi, anche senza esplicita volontà e vocazione, in un convento di clausura.
Una copia microfilmata del MS. E.II.39 è in "Cultura-Barocca" di Seborga = questa copia della prima redazione de la Maschera Scoperta la cui stampa fu vanificata dalle potenti conoscenze della Tarabotti come si legge dalle righe finali di pagina 169 della qui proposta multimedializzata Biblioteca Aprosiana del 1673, seguita da una seconda stesura come sotto si vede solo recentemente editata da Emilia Biga, si è acquista grazie all'opera di “Michelangelo Durante” che in sinergia con il Prof. Mario Damonte, moderno Fautore della Biblioteca ventimigliese si occupò delle richieste di microfilmatura presso la Biblioteca Universitaria di Genova dell'intiero manoscritto : con la precisazione che una copia di questa microfilmatura fu poi donata da Bartolomeo Durante all' intemelia Biblioteca Aprosiana essendone Consulente Scientifico.
Una redazione modificata rispetto all'originale, del 1671, si trova alla Biblioteca Nazionale di Firenze in Codice VI 29, già affidata da Aprosio (per una stampa mai avvenuta) all’erudito Giovanni Cinelli Calvoli (in stretto rapporto col potentissimo bibliotecario fiorentino Antonio Magliabechi : figura intransigente ed autoraria la cui risolutezza induce a credere che entro la corrispondenza intercorsa con Aprosio certe opzioni culturali di cui con affettazione parla l'agostiniano intemelio sembrano piuttosto non una scelta autonoma ma una quasi servile seppur manierosa adesione a pregresse quanto decise richieste del bibliotecario mediceo per mutazioni da apporre rispetto al manoscritto del 1644. Esemplare, ma non unica, la richiesta di togliere dalla nuova Maschera gli elogi aprosiani del I manoscritto alla grande poetessa Schurmans per le ragioni qui esposte, surrogandola con altra letterata che fu, per scelta aprosiana, la misconosciuta poetessa romana romana Camilla Bertelli Martini residente a Nizza e solita trascorre la villeggiatura estiva nella frazione intemelia di Latte, contraendo solida amicizia con"il Ventimiglia", e visitandone spesso la prestigiosa "Libraria" .
Emilia (Emily) Biga, che ha individuato questa II redazione, l’ha quindi trascritta ed editata con notevole perizia critico-fiologica nel IV (1989) dei “Quaderni dell’Aprosiana”, Vecchia Serie, sotto titolo di: Una polemica antifemminista del ‘600.
L’esemplare genovese era stato dedicato all’erudito bolognese Andrea Barbazza (1582-1656) mentre quello fiorentino, cui Aprosio apportò migliorie e qualche modifica, venne dedicato a Gio.Nicolò Cavana, patrizio genovese, gran amico, formidabile corrispondente e mecenate d’ Aprosio oltre che assiduo diffusore per il "Ventimiglia" di sue opere tra i dotti come si legge ad esempio in questa missiva custodita alla "Libraria intemelia": Aprosio per così tanti favori reputò un dovere morale dedicargli molte pagine apologetiche in fine della sua "Biblioteca Aprosiana, Passatempo Autunnale di Cornelio Aspasio Antivigilmi.." con in più dedicandogli questo canzoniere encomiastico de " Biblioteca Aprosiana " scritto dal comune amico il bizzarro ma geniale e spesso polemico letterato Pier Francesco Minozzi di Monte San Savino.
Il Cavana si recò si recò a Ventimiglia per collaborare alla revisione dell'opera, come scritto dedicatagli al posto di quella del 1644 con dedica per il defunto Barbazza, e ne portò con sè una a Genova che poi Aprosio recuperò dalla sorella del Cavana con la quale pure ebbe corrispondenza a Pietra Ligure dopo la morte dell'amico e protettore
La scomparsa del Cavana avrebbe condizionato per sempre Aprosio, privo di adeguate risorse per pubblicare i suoi inediti: nutrì tuttavia la speranza di poterlo fare grazie , come sopra si è anticipato, al bibliotecario mediceo Antonio Magliabechi disponibile a soccorrelo nel rispetto però di condizioni da lui imposte ed alle quali Aprosio dovette piegarsi : tutte le procedure di stampa sarebbero però spettate al Cinelli Calvoli in buoni rapporti con entrambi.
Ma "il Ventimiglia", nonostante qualche ripensamento cui si è sopra fatto cenno sin dai lontani anni '40 sentiva quasi periodicamente riemergere l'antico rancore per Arcangela Tarabotti che nell'ambito di un'aspra polemica su femminismo ed antifemminismo era riuscita in forza dei suoi importanti appoggi ad impedire la stampa della Maschera Scoperta, viveva in un'incredibile ansia di poter editare questo suo inedito che reputava una sorta di rivincita contro la dotta suora per quanto ormai morta giungendo a tormentarsi sin ai suoi ultimi giorni per il fatto che le procedure per la pubblicazioni, non tanto in rapporto al comportamento del Magliabechi quanto a quello del Cinelli Calvoli, ben poco se non per nulla progredissero.
Fra il Cinelli ed Aprosio i rapporti finirono, di conseguenza, per raffreddarsi alquanto, specie perché Cinelli Calvoli non mantenne fede (o non potè mantenerla) alla sua promessa, forse un pò azzardata, di far pubblicare quanto prima la "Maschera Scoperta".
Le querele finali di Aprosio per una certa indifferenza di Cinelli Calvoli si riassumono in una lettera al Magliabechi (in “Biblioteca Nazionale di Firenze, Ms.141” del gennaio 1681, solo un mese quindi prima di morire) ove si legge “...E la Maschera Scoperta quanti anni sono che me la cavò [il Cinelli] dalle mani? V.S. Illustrissima ben lo sa...” (ma per onestà verso il Cinelli Calvoli v’è da precisare che il Magliabechi il quale custodiva il manoscritto aprosiano -per esempio già in una lettera del 5 marzo 1674 in “Fondo Aprosiano della Biblioteca Universitaria di Genova”- aveva informato "il Ventimiglia" che Cinelli Calvoli non riusciva a pubblicare per malavoglia ma “per mancanza di danaro”).
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Oltre i problemi per editare opere connesse a varie forme possibili di censura preventiva nel '600 nonostante l'esaltazione della stampa, persino sottolineata da Martin Lutero nel caso specifico del manoscritto del 1671 a prescindere dalle continue ed autoritarie intromissioni del potente bibliotecario mediceo Antonio Magliabechi e dallo scarso impegno, più volte sottolineato da Aprosio, del Cinelli Calvoli che, come scritto, avrebbe dovuto sovraintendere alla stampa è soprattutto da menzionare l'assenza di un potente mecenate quale fu il Cavana, purtroppo scomparso con profondo dolore del "Ventimiglia", che avrebbe verosimilmente potuto favorire, coi suoi mezzi e le sue conoscenze la pubblicazione della "Maschera Scoperta".
La morte nel 1675 del carissimo amico e fautore patrizio genovese Cavana (quasi presagita in questa sua lettera ad Aprosio sempre del 1675 ) e con la cui casata Aprosio fu in ottimi rapporti in pratica bloccò per il non agiato "Ventimiglia" la possibilità di editare altre opere non solo la "Maschera Scoperta" e soprattutto, con la perdita di tante informazioni sulla cultura seicentesca, la parimenti fallita stampa della II parte, pur tuttora custodita nel manoscritto originale, del repertorio La Biblioteca Aprosiana.
In merito a tutta questa complessa vicenda può anche giovare un cammino nella storia dell'editoria seicentesca, valendosi ancora dell'eccellente opera di Emilia Biga, Una polemica antifemminista del 600, La Maschera Scoperta di Angelico Aprosio integrata da altri dati contenuti in Ventimiglia nel '600: "Madre dei Saggi"..., di Bartolomeo Durante in "Riviera dei Fiori", 1992, 1 [ultimo di tre articoli (i primi due dell'anno 1991, nn. 5 e 6)] che qui viene parzialmente proposto digitalizzato (non poco debitore nei riguardi delle brillanti intuizioni critiche della studiosa) ove però le voci sottolineate non sono attive ma solo utili ad indicare personaggi e/o fatti vari di rilievo come già indicato a fondo della pagina iniziale

Come sopra accennato l'occasione per una stampa di questa seconda redazione de La Maschera Scoperta era anche coniugata con un'altra ed ancora più ambita proposizione di stampa, auspicata per lo sperato seppur capriccioso mecenatismo culturale del Magliabechi, quella di riuscire a pubblicare la parte II della Biblioteca Aprosiana.
I progetti però decaddero parimenti, il primo concernente La Maschera Scoperta forse perché superato e la pubblicazione della parte inedita del repertorio biblioteconomico della Biblioteca Aprosiana rimasto manoscritto e tuttora custodito a Genova presso la "raccolta Durazzo Pallavicini, verisimilmente, perché la stampa del'immane lavoro sarebbe risultata troppo onerosa ormai per chiunque, date anche certe contingenze storiche. Fatto sta che queste due delusioni, maturate ed alimentatesi contestualmente fra il 1671 e la fine del decennio, dovettero inasprire gli ultimi anni dell'esperienza terrena e culturale d'Aprosio: anche se andava parzialmente consolandosi per la Maschera affermando (cosa in parte vera) d'averne riprodotte "parti" nello Scudo di Rinaldo edito .

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