cultura barocca
informatizzazione a c. di C.B.A.

Molti degli oltre 40 manoscritti custoditi all'Aprosiana (quelli conservati tuttora alla Biblioteca di Ventimiglia nonostante il suo degrado dalle devastazioni della Guerra di Successione al Trono Imperiale e soprattutto alla, fortunatamente parziale, dato il crollo dell'Impero, operazione Semino/-i per cui, secondo le direttive centralistiche di Napoleone I -contestualmente ad altre spoliazioni di "Librarie" in altri luoghi di Liguria- le Biblioteche degli Ordini Religiosi soppressi si sarebbero dovute smantellare a vantaggio di una Biblioteca Centrale a Genova: ove comunque molto materiale dell'Aprosiana pervenne e si conserva = per correttezza è da menzionare come sino a moderne ristrutturazioni, restauri e trasformazioni la Biblioteca non si riprese tanto che dal tempo dei dotti del XIX secolo prese a correre la melanconica espressione - nonostante l'amministrazione civica della Libraria- "La già celebre biblioteca Aprosiana in Ventimiglia è come una memoria di tempi migliori" ) sono da studiare e controllare ma, in merito alla cultura iberica a prescindere dalla variante delle Obras di Gongora o dalla Consolatoria del Rizo, non mancano piccoli gioielli che attestano come i bibliotecari dell'Aprosiana furono attenti ai fermenti che provenivano da ogni contrada del mondo conosciuto, comprese - in forza della Spagna principalmente e della gesta spesso riprovevoli e riprovate dei "conquistatori" - le terre del "Mondo Nuovo", quelle "Indie Occidentali", scoperte da Cristoforo Colombo (vedine qui i viaggi digitalizzati a fondo del ritratto) e poi "nominate" -nel senso di America o Americhe- da Amerigo Vespucci (vedine qui la digitalizzazione dei viaggi).
Si è parlato di "bibliotecari" in generale perché, se è certo che l'agostiniano AGOSTINO CARILLO DE OJEDA , attivo nel "Mondo Nuovo" ma detto all'uso del tempo non ancora "Americano" e bensì "Indiano" fornì ad Aprosio dei libri sull'operato dell'Ordine Agostiniano (La Biblioteca Aprosiana, p. 266) e fu ascritto da quest'ultimo tra i "Fautori della Libraria", non fu ANGELICO APROSIO, per quanto materialmente ricevette il documento in omaggio, ma piuttosto il suo successore
***********************DOMENICO ANTONIO GANDOLFO***********************
[cliccando qui analizza i vari aspetti della sua vita incredibile che lo portò, tra tante cose, ad esser Pastore Arcade e persino occuparsi della "strana" morte di Maria Cristina di Svezia]

a sviluppare il maggior interesse, nella Biblioteca di Ventimiglia, su quello che attualmente è classificato come "MANOSCRITTO N. 3" intitolato La vida del V. Juan de Castro e qui sopra proposto.
Nonostante la presunta difficoltà di analisi il MANOSCRITTO ha una sua precisa collocazione culturale ed è una testimonianza di quella straordinaria apertura che la BIBLIOTECA APROSIANA ebbe per la CULTURA MONDIALE, RELIGIOSA E NON (VEDI INDICI) e nella fattispecie per la CULTURA SPAGNOLA (VEDI INDICI) [ senza mai dimenticare opere connesse con il tormetato contesto mesoamericano come quelle qui digitalizzate di Fancisco Macedo, Vita Venerabilis P. Toribii Alfonsi Mogrovegii archiepiscopus Limensise gli scritti di Bartolomeo de las Casas (in particolare la qui digitalizzata "Distruzione delle Indie") ed i brevi ma pungenti interventi sul tema di Fra Marco Da Nizza = attesa la lunghissima dominazione della Corona di Spagna in queste contrade vedi qui, con integrazioni varie utilizzando documenti pregressi, digitalizzata, con indici moderni,l'opera = "VIAGGIO NELL'AMERICA SPAGNUOLA (MESSICO, GUATEMALA, N. GRANATA, PERU', CHILI EC.) IN TEMPO DELLE GUERRE DELL'INDIPENDENZA" DI GABRIELE LAFOND ].
APROSIO stesso a PAGINA 311 della sua Biblioteca Aprosiana annotò il nome del DONATORE DEL PREZIOSO MANOSCRITTO , parimenti ascritto tra i Fautori della Libraria: si trattò di ALBERTO CAREZZANO di Novi Ligure.
Bisogna riconoscere che, data una sostanziale genericità aprosiana, è stato, più di ogni altro, studioso di questo raro documento DOMENICO ANTONIO GANDOLFO nella sua DISSERTATIO, specificatamente alle PAGINE 373 (FINE) - 374, propone le considerazioni più importanti su questo REPERTO DELLA BIBLIOTECA APROSIANA.
Senza le precisazioni del GANDOLFO che non solo LAMENTA LA SCARSA ATTENZIONE DEGLI STUDIOSI SU QUESTI AUTORI ma contestualmente dichiara di AVER TRADOTTO IN ITALIANO "LA VIDA... NELLA SPERANZA DI POTERLA DARE ALLE STAMPE ben poco si saprebbe di ANTONIUS DE CASTILLO quanto soprattutto del personaggio oggetto della sua opera vale a dire JOANNES DE CASTRO VEL CASTILLO , che ricoprì il titolo di ARCIVESCOVO della NUOVA GRANATA, che si dilettò quale SCRITTORE [purtroppo ignorato anche dal celebre erudito NICOLAS ANTONIO (Vedi riga VI dall'alto di pagina 374) corrispondente di APROSIO], che svolse assidua attività caritatevole sempre ponendosi al servigio della CHIESA e quindi del suo Sovrano FILIPPO III DI SPAGNA e che, come dettava il suo ELOGIO SEPOLCRALE (Vedi in questo caso invece riga XIII dall'alto di pagina 374) si spense nel proprio ARCIVESCOVADO in NUOVA GRANATA a settanta anni d'età il primo del mese d'Agosto del 1611.
La figura di JOANNES DE CASTRO VEL CASTILLO aveva un'importanza che neppure all'APROSIO sarebbe dovuta sfuggire: essa infatti si collocava, proprio per l'ARCIVESCOVADO CHE REGGEVA, su una linea strategica per cui procedeva ,dopo la FEROCE IMPRESA DEI CONQUISTADORES, LE DEVASTAZIONI DELLE CIVILTA' AMERINDIANE E LE NON MENO SANGUINOSE LOTTE DI POTERE FRA GLI INVASORI, di un pur faticosissimo ESPANSIONISMO CULTURALE E MISSIONARIO, senza soluzione di continuità, attraverso l'"AMERICA MERIDIONALE", per un tragitto enorme che dall'IMPERO INCA e dalle sue due grandi PROVINCE, capeggiate dalle metropoli di QUITO e di CUZCO, risaliva sin verso la NUOVA GRANATA e quindi l'AREA CARAIBICA (non escluso l'affascinante DOMINIO DELLE AMAZZONI DELLA TERRA ONZONEA) e QUINDI LA CIVILIZZATA AREA MESOAMERICANA.
JOANNES FELIX OSSINGER in effetti nella sua settecentesca SILLOGE SUGLI SCRITTORI AGOSTINIANI scrivendo, sotto voce, dei due personaggi, non lascia trapelare altro che una, da lui peraltro citata, lettura del GANDOLFO:
"1 - de Castillo Antonius, natione Hispanus, Patria Toletanus, Alumnus Provinciae Castellae, vixit Saeculo 17. Erat Socius Reverendissimi D. D. Joannis de Castillo, vel Latine de Castro, Archi Episcopi novae Granatae in Indiis, cujus vitam in lingua Hispanica scripsit sub hoc titulo:
La vida del venerabile, y muy religioso P. Don Fray Guan de Castro. Opus hoc noster Dominicus Antonius Gandolfus in Idioma Italicum transtulit, ut prelo daret. Dominicus Antonius Gandolfus in dissertatione Historica de 200 Scriptoribus Augustinianis, pag. 373. Romae 1704.
2 - de Castro vel Castillo Joannes, natione Hispanus, Patria Toletanus, Alumnus Provinciae Castellae, Filius Coenobii Toletani, Saeculo 17 adhuc inter vivos degebat, nam die I Augusti anno 1611 primum res humanas deseruit. Vir eloquentia, eruditione, et dignitate clarissimus, ornatus enim erat infula Archi Episcopali novae Granatae in Indiis. Noster Basilius Pontius ei sequens elogium sepulchrale composuit: Augustiniani Luminis praeclara soboles / Dominus Frater Joannes de Castro Toletanus / Honore Praesul Granatae novae, timore coram Deo / subjectus omnibus. / Philippi tertii / Communi et insigni fructu vere Evangelicus / Ecclesiastes / vita, et sermone / in illa / diuturna status, Religionis custodia, / largae eleemosynae, vocatur quippe / ad opus, non ad opes / in hoc / [P. 221] Suavitas, nitor, eruditio, ignea vis / Divino in Deum, et proximos flagrante pectore, / meliore sui parte vivit coelo / at sub marmore / Apostolicae tubae spolia praeclarius intonant, / novissima iterum excitanda tuba. / Cum dormisset in Domino meritis centesimus, / aetate fere septuagenarius. / Anno Christi 1611 prima Aug. Mirum est, quod diligentissimus Scriptorum indagator, Nicolaus Antonius Hispalensis, eum in sua Bibliotheca Hispanica non posuerit inter Scriptores Hispanicos, scripsit enim: Vitam venerabilis servi Dei Alphonsi ab Orosco Oropesani 36 capitulis comprehensam
Librum suarum Meditationum, et soliloquiorum
Dominicus Antonius Gandolfus in dissertatione Historica de 200 Scriptoribus Augustinianis, pag. 374. Romae 1704
".
Il novecentesco PERINI invece nella sua SILLOGE SUGLI SCRITTORI AGOSTINIANI ITALIANI sviluppa qualche osservazione alternativa sulla figura del DONATORE vale a dire il "Fautore dell'Aprosiana" che ANGELICO APROSIO nominò quale ALBERTO CAREZZANO mentre il PERINI lo citò quale ALBERTO CARENZANO al modo che si legge nella sua opera:
"Carenzano Fr. Albertus, Provinciae Lombardiae clarus alumnus, eiusdemque Definitor, floruit saec. XVII, et coaevus extitit Lucae Assarino cuius opera adnotavit. Eius igitur extant: Annotazioni sopra i luoghi principali del libro 3° e 4° delle rivoluzioni di Catalogna descritta da Luca Assarino. Extant in iisdem libris. Genovae, 1647, in calce T. V. 9".
Tenendo conto delle investigazioni del SERVIZIO BIBLIOTECARIO NAZIONALE sembrerebbe però più probabile l'interpretazione onomastica aprosiana atteso che in merito al lavoro di LUCA ASSARINO, cioè, Delle riuolutioni di Catalogna si sono individuati questi due esemplari a stampa ove si legge:
1 Delle riuolutioni di Catalogna descritte da Luca Assarino libro terzo, e quarto. Con le anotationi sopra i luoghi principali del M. reu. P. Alberto Carezano, definitore della prouincia di Lombardia, In Bologna : per Carlo Zenero, 1648 - 8, 140, 4 p. ; 4° - Marca (Allegoria di Bologna: Bononia docet) in fine - Segn.: p4A-S4 - L'ultima c. bianca - Stemma del dedicatario Alfonso Gonzaga sul front. - Impronta - sido toea e-oi meiT (3) 1648 (A) - Fa parte di: Le riuolutioni di Catalogna diuise in quattro libri, descritti da Luca Assarino, doue pienamente si narrano le origini, e le cagioni di tutte le turbulenze in quella prouincia succedute dal principio del regnare di Filippo quarto monarca delle Spagne, la deditione de' Catalani al re christianissimo, & altri successi di quella prouincia fino all'anno 1642. Con vn'essatta notitia non solo del gouerno, ma anche del sito e delle qualita di quel paese - [Variante del titolo] Delle riuolutioni di Catalogna libro terzo, e quarto - Localizzazioni: Biblioteche e Archivi del Vittoriale degli italiani - Gardone Riviera - BS - Biblioteca nazionale centrale - Firenze - Biblioteca Estense Universitaria - Modena - Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III - Napoli - Biblioteca centrale della Regione siciliana - Palermo - Biblioteca comunale Giosue' Carducci - Città di Castello - Biblioteca di Area umanistica dell'Università degli studi di Urbino - Biblioteca nazionale centrale Vittorio Emanuele II - Roma - Biblioteca universitaria Alessandrina - Roma - Biblioteca della Fondazione Luigi Firpo. Centro di studi sul pensiero politico - Torino Codice identificativo: IT\ICCU\TO0E\003482 2 - Delle riuolutioni di Catalogna descritte da Luca Assarino libro terzo, e quarto. Oue accuratamente si descriuono tutt'i successi di guerra dall'anno 1640. sino al 42. Con le anotationi sopra i luoghi principali del M. Reu. P. Alberto Carezano , difinitore della Prouincia di Lombardia ..., In Genoua : per pier Giouanni Calenzani, 1647 - 8, 130, 2 p. ; 4° - Marca dell'ed. in fine - Segn.: 4 A-C8 D-M4 N6 - Iniz. e fregi xilogr. - Impronta - n-le e-i- o,in Mana (3) 1647 (A) - [Variante del titolo] Delle rivolutioni di Catalogna descritte da Luca Assarino libro terzo, e quarto ..., - Localizzazioni: Biblioteca Reale - Torino
A giudizio di APROSIO il donatore ALBERTO CAREZZANO (verismilmente morto nel 1658) sarebbe stato MAESTRO AGOSTINIANO dei CONVENTI DI GENOVA e di PAVIA: il PERINI gli attribuisce il titolo di DEFINITORE DELLA PROVINCIA DI LOMBARDIA (per DEFINITORE scrive il BATTAGLIA, sotto voce, n. 2: "Eccles. Il religioso che ricopre le funzioni di consigliere d'ufficio del superiore di un ordine regolare; a seconda che venga eletto nei capitoli generali o provinciali, può essere rispettivamente definitore generale o definitore provinciale)".
La morte prematura del Gandolfo nel 1707 impedì il progetto della stampa della VIDA... e cosa ancor più rilevante la REALIZZAZIONE DI UNA SILLOGE ANCORA PIU' AMPIA e che valicasse i LIMITI CRONOLOGICI CONFERITIGLI DALL'AUTORE, tenendo anche conto delle attese che il suo lavoro andava suscitando come si legge in questa lettera di Antonio Magliabechi; nel mio CITATO SAGGIO SUL GANDOLFO in effetti non HO INDIVIDUATO SEGNALI DI QUESTA IPOTETICA CONTINUAZIONE: anche se non occorre mai dimenticare rispetto alla TRASCRIZIONE QUI FATTA DEL LAVORO GANDOLFIANO che, esaurita l'analisi dei "200 scrittori agostiniani", il successore dell'Aprosio per circa 50 PAGINE REGISTRO' NOTIZIE VARIE SU AGOSTINIANI DEL SUO TEMPO tra cui appunto sono da annoverare i due DE CASTILLO accomunati nel MANOSCRITTO 3 ed entro cui possono trovarsi ancora oggi notizie di interesse considerevole.












"Sant' Alfonso de Orozco, nato il 17 ottobre 1500 a Oropesa nella provincia di Toledo (Spagna), Alfonso maturò la propria vocazione a seguire Cristo nell’Ordine Agostiniano grazie all’esempio di san Tommaso da Villanova, che conobbe a Salamanca dove il futuro santo si era recato per i suoi studi. Prese l’abito agostiniano assieme al fratello la vigilia di Pentecoste del 1522 e venne ordinato sacerdote intorno al 1527 per ordine dei suoi superiori, nonostante fosse stato duramente provato nello spirito e nel corpo. La sua profonda spiritualità e la capacità di annunciare la parola di Dio furono colte ben presto dai suoi superiori i quali lo destinarono al ministero della predicazione. Assunse ben presto cariche direttive all’interno dell’Ordine, diventando Priore in vari conventi. Assolse questo incarico mettendo al primo posto le sue doti caritative, ottenendo così l’ubbidienza dai suoi confratelli più con l’amore che con il timore. Nel 1533, desiderò far parte della prima spedizione di agostiniani che andavano a evangelizzare il “Nuovo Mondo”, vide frustrata quest’aspirazione a causa di una grave forma di gotta che lo costrinse a rimanere in patria. Nel 1549, trovandosi nel convento di Montilla (Córdoba), dopo una fervente preghiera alla Vergine, vide scomparire i dubbi che lo avevano tormentato per circa un trentennio. Nominato nel 1554 predicatore reale, dovette trasferire la propria residenza a Madrid, diventata in quegli anni per volere di Filippo II capitale di Spagna. Nonostante la sua alta posizione a corte, sant’Alfonso non venne mai meno ai suoi doveri di ubbidienza verso i superiori, di austerità di vita, di regolarità nella preghiera e di amore verso i poveri. Un’apparizione in sogno della beata Vergine segnò l’inizio della sua attività di scrittore. Pubblicò una cinquantina di volumi, in latino e in casigliano, e dopo la sua morte ne furono pubblicati altri trenta circa. La sollecitudine pastorale, il suo fervente amore per la vita religiosa e l’interesse per la storia e la spiritualità dell’Ordine agostiniano, furono i moventi che animarono la sua opera. In essa si distingue il libro delle “Confesiones”, scritte ispirandosi all’omonima opera di sant’Agostino. L’amore per l’Ordine a cui apparteneva lo portò anche ad assumersi il carico di fondatore. Diversi sono i conventi di frati e di monache da lui eretti, tra i quali meritano speciale menzione quello delle Agostiniane di Talavera de la Reina e i due conventi de“La Magdalena” e la “Visitación de la Virgen María” a Madrid, dove nel 1558 fondò anche il “Collegio de la Encarnación”. Nell’agosto del 1591 fu colpito da una forte febbre che lo condusse alla tomba il 19 settembre dello stesso anno. Durante la malattia non rinunciò mai a celebrare la Messa. Al suo capezzale si spiegò un’ininterrotta processione di alte personalità tra cui il re Filippo II, l’infanta Isabella e il Cardinale Arcivescovo di Toledo, Gaspar de Quiroga. Attualmente i suoi resti mortali riposano nella chiesa delle Agostiniane di Madrid dette del beato Orozco. Fu beatificato da Leone XIII nel 1882. Sant’Alfonzo De Orozco, nel Concistoro ordinario pubblico, tenutosi in Vaticano il giorno 26 febbraio 2002, dal Papa Giovanni Paolo II è stato proclamato Santo. La cerimonia di canonizzazione è stata celebrata in San Pietro il 19 maggio 2002". [Autore: P. Bruno Silvestrini O.S.A. da "Santi Beati on line"]