cultura barocca
Inf. di B. E. D. Vedi anche = alla scoperta di Donne Guerriere od Amazzoni della Terra Onzonea nelle Americhe, nel 1557, tornato dal Brasile, A. Thevet scrisse che "ai tre tipi di Amazzoni descritti nell'antichità (Amazzoni di Scizia, d'Asia e di Libia) si venivano ad aggiungere così le Amazzoni del "Nuovo Mondo" di maniera che ciascun continente aveva le sue Amazzoni".

Prescindendo dalla valenza erotica di uno spettacolo da sempre sessualmente "pruriginoso" per il pubblico maschile di donne fra loro combattenti (vedi) (e pur in forme diverse reiterato, più o meno scopertamente sin alla nostra quotidianità: si pensi alle moderne lottatrici sexy del wrestling U.S.A., che sono ormai fenomeno planetario per quanto la finzione prevalga spesso sulla realtà: fatto non isolato ma coniugato con altre espressioni di varie forme di lotta fra donne, pubbliche e private, oggettivamente sportive e ben regolate quanto affidate all'estemporaneità spettacolare ma non sempre priva di violenza) i Romani, come tutti i Pagani, erano pur sempre coinvolti dal
mito guerresco delle Amazzoni
(e delle sue molteplici correlazioni epiche e non, colte e letterarie o solo favolistiche quanto sempre coinvolgenti) che
nella pratica, per quanto relativamente attestata come qui si vede, era in qualche modo recuperato dalle prestazioni delle Gladiatrici.
Nella più svariata oggettistica, anche con propositi artistico-estetici, 'iconografia delle Amazzoni e dell'Amazzanomachia era frequente, come per esempio si vede in questa lampada, non è detto nel testo antiquario se sepolcrale o no, riprodotta da Fortunio Liceti nella sua opera De Lucernis.... e realizzata in terracotta (evidentemente avvalendosi delle terre idonee a questo genere di realizzazioni artistiche (vedi indice) oculatamente distinte dalle terre tipologicamente diverse e variamente utilizzate per altri scopi (vedi indice): tutte quante con scrupolo e meticolosità descritte dallo scienziato napoletano Ferrante Imperato nella sua celebre Historia naturale) = oggetto antiquario peraltro assai ben descritto e definito dal Liceti di pregevole fattura e sempre per sua ammissione già posseduto da Cassiano Del Pozzo che l'avrebbe poi trasmesso al Museo personale del pittore romano Filippo Ventura.
Il mito delle Amazzoni (vedi qui), per quanto demonizzato dal Cristianesimo
sopravvisse attraverso i secoli pur senza attestazioni storico-documentarie anche se nel '600 una eruditissima
suora "ribelle" Arcangela Tarabotti, indirettamente e parzialmente ed anche sulla scia della scrittrice francese Christine de Pizan,
lo riprese proponendosi di storicizzarlo, sì da valorizzare nella sua pubblicazione
La Semplicità Ingannata secondo titolo conferito alla pubblicazione provocatoriamente prima nominata La Tirannia Paterna e qui digitalizzata in edizione critica,
[opera destinata ad esser aggredita -con altri- anche dall'ex amico A. Aprosio prima di alcuni futuri ripensamenti dell' erudito maturato e reso prudente dai rischi di varie polemiche]
il ruolo di
donne di potere, capaci di gestire, con gli uomini a loro subordinati, le armi, al limite prendendo in loro vece a reggere, e spesso con polso, grandi potentati.
In relazione a "Donne Guerriere" ed "Amazzoni" si parlò comunque mediamente in epoca cristiana di casi eccezionali, irregolari e negativi secondo le nuove costumanze epocali e soprattutto religiose: quindi di "finte donne" praticanti la milizia sotto foggia di soldati = in pratica ermafroditi se non presunte tali (coincidenti nel complesso tema della condizione femminile, della sua subordinazione all'uomo e della sua sessualità anche col mai veramente discusso teorema del Tribadismo) o "donne che si fingevano maschi"
come nell'assai controverso e supposto evento della "Papessa Giovanna"
fin a quando in dipendenza della
scoperta del "Nuovo Mondo"poi Americhe con un patrimonio impensabile di evolute civiltà
(ed in merito ai tanti esotismi sorprendenti per Chiesa e Scienza di quelle terre meritano, con altre, d'esser citate le osservazioni contenute nelle opere di Tommaso Porcacchi e quanto lo stesso autore li approfondì, anche dal lato narrativo-iconografico pure in relazione alle isole scoperte)
non
vennero descritte come realmente colà esistenti e dominanti da Fernando Consalvo D' Oviedo le "Donne Guerriere" dette quasi subito "Amazzoni" -sì che tale nome passò anche al Fiume sudamericano presso cui si estendeva il loro Dominio- della "Terra Onzonea".
Il D' Oviedo storico ufficiale della Spagna
descrivendo le drammatiche avventure che ebbe il "Conquistador" Francesco d'Orellana inviato dal capitano Gonzalo Pizzarro a cercar rifornimenti
narrò come il d'Orellana avesse avuto un
durissimo scontro con quelle che gli Spagnoli chiamarono subito Amazzoni: donne arciere soggette ad un ricchissima regina che vivevano senza uomini, catturandoli solo per farsi ingravidare, uccidendo i neonati nel caso fossero stati maschi.
Per un utile approfondimento, anche iconografico, sulle Donne Guerriere od Amazzoni della Terra Onzonea vedi qui una cartografia antiquaria delle contrade parzialmente occupate dalla Amazzoni ai limiti esterni del potente "Regno di Quito" nella descrizione di Giovanni di Velasco) e per un ulteriore approfondimento leggi digitalizzata La Navigazione del Grandissimo Fiume di Orellana detto anche Maragnon e Rio delle Amazzoni / Lettera di Consalvo Fernando d'Oviedo Storico della Maestà Cesarea nelle Indie Occidentali al reverendissimo ed Illustrissimo Signore il Cardinal Bembo.
La sensazionale scoperta suscitò in Europa tale scalpore che molti ne scrissero: non molto dopo questi eventi nel 1557, al ritorno da un viaggio in Brasile, l'esploratore André Thevet nel saggio Les singularitez de la France antarctique riprese il tema delle donne guerriere incontrate dagli Spagnoli: le Amazzoni del Sudamerica furono a volte rappresentate con la pelle bianca. Secondo Thevet, esse trattavano crudelmente i prigionieri che catturavano: li appendevano per una gamba al ramo di un albero, li uccidevano trafiggendoli con le frecce e bruciavano i loro corpi.
A chiosa della sua narrazione Thevet affermò che ai tre tipi di Amazzoni descritti nell'antichità (Amazzoni di Scizia, d'Asia e di Libia) si venivano ad aggiungere così le Amazzoni del "Nuovo Mondo" di maniera che ciascun continente aveva le sue Amazzoni.
Queste notazioni non mancarono di esser riprese dagli eruditi italiani tra cui merita una segnalazione particolare quanto ne scrisse Monsignor Geraldini che senza dubbio influenzò come qui si legge Angelico Aprosio "il Ventimiglia": nello Scudo di Rinaldo, I del 1646 (vedi Indice) l' ancor giovane e misogino quanto ambizioso Aprosio affrontò queste tematiche dimostrandosi informato sulle "Amazzoni della Terra Onzonea" appunto da lui conosciute o forse approfondite attraverso l'opera del Geraldini" e da controriformista affrontò in vari capitoli dell'opera le tematiche collegabili alla scoperta: - 1 - Se le donne siano atte a gli esercitij delle Armi... - 2 - Qual sia la cagione, che poche Donne attendono all'esercitio delle Armi, e delle Lettere - 3 - Se gli huomini in Donne, e le Donne in huomini possano trasformarsi
sin a criticare apertamente, in conclusione,
ogni alterazione della natura e del comportamento in qualsiasi modo destabilizzante il sistema egemonico patriarcale, maschilista, sessuofobo ed omofobo in essere,
ed a guisa di catarsi predicatoria biasimando e riprovando
[ con le esemplificazioni dell' episodio di tal Ventura da Portogruaro che, uso a vestirsi da donna, fu arrestato come transessuale ed ermafrodita venendo, una volta condannato, costretto a raggiungere sulla "carretta d'infamia", tra la folla, il pubblico patibolo dove gli si amputarono naso ed orecchie comminandogli la relegazione ai lavori forzati (Scudo di Rinaldo I, p. 62) e del caso di una fanciulla olandese che avrebbe prestato servizio militare e si sarebbe sposata con altra donna ad Amsterdam prima di esser scoperta e duramente punita (Scudo di Rinaldo I, p. 63) ]
il fatto che nella sua epoca
Le Donne ancora nel vestire spoglia virile si son date ad intender con l'habito haver mutato natura,
aggirando, verosimilmente per una prudenza non dissimile da quella sopra descritta del Casali, le postulazioni su "Giovanna d'Arco, combattente a cavallo vestita da guerriero di sesso maschile" ed anche su Maria Cristina di Svezia al tempo ancora Regina di Svezia ma sulle cui abitudini esistenziali e sessuali già s' erano accesi parecchi interrogativi, non escluso quello di non disdegnare affatto l' indossare abiti maschili e militareschi = vedi qui Cristina effigiata da soldato a cavallo: quasi ad avallare provocatoriamente, come da sua indole, certe, già avanzate e non prive di fondamento, osservazioni cortigiane sulle sue "ambigue" predilezioni sessuali.
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A questo proposito una chiosa risulta opportuna = può oggi sembrare strano ma nel contesto delle varie forme di spettacolo dell'antica Roma il Teatro sarebbe divenuto oggetto di riprovazione inferiore solo ai giochi gladiatori sì che mentre le corse dei carri erano sarebbero risultate quantomeno tollerate e comunque praticate a riguardo delle manifestazioni sceniche sarebbero divenute oggetto di estrema riprovazione e celere soppressione soprattutto quelle meno impegnate dai mimi ai pantomimi, in pratica l'avanspattacolo del tempo, in cui accanto agli attori agivano personaggi bizzari se non mostruosi, ma atti a suscitare riso e non paura, e soprattutto le donne che, spesso discinte, sarebbero state giudicate sin dal Cristianesimo delle origini provocatrici di libidine al segno di far definire il Teatro "Sentina di Impurità".

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