cultura barocca
informatizzazione a c. B. Durante

La stampa qui sopra proposta tratta da originale di archivio privatoto non costituisce, come alcuni scrivono, riproduzione di una delle celebri stampe di GIACOMO FRANCO nato a Venezia nel 1550 ed ivi morto nel 1620 e che fu incisore, editore e calcografo allievo di Cornelis Cort: nella stampa è rappresentata uno dei GIOCHI STORICI precisamente di FESTE E GIOCHI POPOLARI NEL '500 cui GIACOMO FRANCO dedicò una serie di INCISIONI = quella che rapprenta il GIOCO DEL CALCIO ALL'ITALIANA come dice la didascalia Giuoco del calzo che si fa nel Brisaglio a S.to Alvise la Quaresima al quale non giocano se non li gentil' uomini viene talora confusa con quella qui sopra proposta che detta ludus quem itali appellat il calcio opera di Pietro Bertelli o del figlio Francesco (come peraltro ben si vede nella firma entro la stampa posta a destra di chi guarda in basso).
A prescindere dalle domande su questa immagine è invece opera di Giacomo Franco la Cazza del Toro o "Caccia del Toro, a suo modo relitto culturale di una forma di Tauromachia, stupisce oggi quanti animali fossero coinvolti cruentemente in questi giochi: spicca la stampa detta Arietans felem capite usq. Dum interficiant dove si rappresenta a Padova una grande pedana sopraelevata al centro di una piazza affollata e su cui, in una sorta alquanto grezza e feroce moderno del "baseball" o della "lippa" se vogliamo dire più propriamente, diversi giocatori utilizzano dei bastoni o mazze per colpire al volo sassi e biglie con cui centrare un GATTO sistemato legato e immobile sopra una tavola disposta verticalmente fin al segno di ucciderlo fracassandogli la testa).
L'immagine sopra proposta realizzata a Padova (a testimonianza di un gioco panitaliano) rappresenta secondo la tradizione ripresa da altri autori una scena dell'attività ludica poi divenuta celebre con il nome di "GIOCO DEL CALCIO PRATICATO A FIRENZE": di esso parla diffusamente questo volume (che si trova anche alla CBA) opera dell' erudito accademico GIOVANNI DE' BARDI [in effetti più noto per aver istituito con la CAMERATA DE' BARDI la nascita del MODERNO MELODRAMMA ITALIANO] descrisse in questo modo:"Il calcio è un gioco pubblico di due squadre di giovani a piedi e senz'armi, che si sforzano per divertimento e per onore, di portare nel campo avversario un pallone gonfiato d'aria" (la pratica risalirebbe al '500).
Come dice la didascalia della stampa (Ludus quem Itali appellant il Calcio = "gioco che gli Italici chiamano il Calcio") il CALCIO ITALIANO del XVI secolo si praticava su campo lungo 100 metri e largo 50: ogni squadra disponeva di ventisette giocatori distinti in quindici avanti, in cinque conciatori (posti circa 15 metri dietro gli attaccanti), in quattro datori innanzi (dieci metri indietro a questi ultimi) e finalmente tre datori addietro.
Il punto, detto gaccia (equivalente alla moderna segnatura di un goal) si aveva ogni volta che il pallone era proiettato, con un calcio od un pugno, nel campo avversario segnato da pali.
Si trattava di un gioco ambito tra gli esponenti della società aristocratica tanto che vi si distinsero in gioventù quei patrizi che divennero pontefici romani col nome di Clemente VII, Leone X ed ancora Urbano VII: il GIOCO DEL CALCIO era così celebre a Firenze da godere di una RIEVOCAZIONE STORICA in epoca moderna, ricorrente il 4 del mese di maggio ma verso il '700 prese a decadere per esser trasferito in Francia, quasi certamente ad opera di mercanti fiorentini. In particolare pare che le prime partite si siano giocate a Lione: tuttavia nel territorio transalpino varie regioni si contendono la palma di aver dato i natali al GIOCO DEL CALCIO: un posto di riguardo spetta alla Normandia ove sin da tempi remoti era praticato il GIOCO DELLA CHOULE che si svolgeva utilizzando una palla od un pallone di cuoio, talora riempito di paglia o in altri casi gonfiato d'aria. Era compito dei giocatori quello di indirizzare il PALLONE, con i pugni o con i piedi, verso la parte del campo presidiata dalla squadra avversaria sin a colpirne la parte terminale costituita da un muro o dalla porta di una chiesa.
La CHOULE veniva praticata tra formazioni che rappresentavano spesso le due diverse parrocchie di appartenenza e lo spirito di competizione era così elevato, anche tra i sostenitori, che le autorità furono obbligate a pubblicare delle ordinanze con le quali si proibiva l'esercizio del gioco rendendolo possibile solo nel periodo natalizio ed in quello del primo giorno della Quaresima.
Nella regione di Jumièges il gioco assunse più ampie proporzioni ed i giocatori (CHOULEURS) si rincorrevano per i campi onde impadronirsi del pallone: gli eccessi di violenza e le conseguenti proibizioni fecero però col tempo morire la CHOULE in Normandia come in tutta la Francia.
Il gioco passò quindi in Inghilterra ottenendo grande fortuna anche se pure qui non mancarono le manifestazioni di brutalità (citate anche da Shakespeare); soprattutto il giorno del giovedì grasso era dedicato alla pratica di questo gioco che, col passare degli anni, assunse toni sempre meno violenti sì che presero ad intervenirvi da spettatrici anche le donne: si giocava dovunque, sulle strade come sulle piazze, senza arbitro e regole.
Finalmente a metà Ottocento sempre in Inghilterra venne fondata la prima associazione di FOOT-BALL e fu tenuto il I congresso in cui si redasse l'originario regolamento del gioco.