cultura barocca
IL GIUDIZIO DI M. A. DEL RIO SUL PANTEISMO DELLO ZODIACUS VITAE DI M. PALINGENIO STELLATO NEL CAMPO DELLA SUPERSTIZIONE IL P. L. FERRARIS NELLA SUA BIBLIOTHECA CANONICA... DISTINGUE LA "SUPERSTIZIONE" IN VARI ASPETTI E VI INSERISCE L'"IDOLOLOLATRIA" NEI SUOI 3 ASPETTI (PARAGRAFI 8 - 9) CUI RIMANDA DA SPECIFICA VOCE DA LUI ALLESTITA = IL FERRARIS ASCRIVE PURE IL PANTEISMO (VEDI QUI GLI ATEI TEORETICI, GLI ATEI PRATICI E GLI SCETTICI) AL PECCATO DI ATEISMO (RIGUARDO AL PANTEISMO IL FERRARIS ANALIZZA, FRA CERTEZZE ED INTERROGATIVI, IL PANTESIMO MODERNO, SPECIE DI SPINOZA E QUELLO DEI FILOSOFI GRECI E ROMANI CHE AL MODO DELL'EPOCA CHIAMA PERLOPIU' ESPONENTI DEGLI ETNICI = NEL SENSO DI PAGANI = IN MERITO AL PANTEISMO MA PURE AD ATEISMO (ERESIA ED OCCULTISMO ETNICO O PAGANO, PER CUI FU CONDANNATO LO STELLATO, ED APOSTASIA) E ANCHE A DEISMO IL TESTO AFFRONTA POI DISCUSSIONI E CONFUTAZIONI NEL LUNGO ARTICOLO "RELIGIONE NATURALE E RIVELATA" GIUSTIFICATO DAL DIBATTITO ILLUMINISTA OVE UNA DELLE PIU' SEVERE POSTAZIONI CATTOLICHE FU ASSUNTA DA PADRE ANTONINO VALSECCHI NELL'OPERA SUA QUI DIGITALIZZATA = VEDI POI QUI DIGITALIZZAZIONE DE LO ZODIACUS VITAE... = EDIZ. XVIII SEC. CON INDICI E INEDITA RELAZIONE MANOSCRITTA, IN FRANCESE, SUI CONTENUTI E I SIGNIFICATI DELL'OPERA OLTRE CHE SULL'AUTORE - QUI CLICCA PER LA HOME PAGE DI CULTURA-BAROCCA


Sull'autore del "MALEDETTO" ZODIACUS VITAE vale a dire MARCELLO PALINGENIO STELLATO personaggio di certo straordinario (da ascrivere in assoluto alla cerchia degli autori dannati e proibiti per antonomasia), ma per quanto straordinario comunque più "parlato" che Aprosio nelle sue opere citò ufficialmente una sola volta ( pur avendone seguite le tracce per il tramite di un supposto continuatore ) e precisamente a p. 95 entro il Capitolo XIX (qui digitalizzato) del suo Scudo di Rinaldo (parte I) (qui del pari digitalizzato con indici moderni) = per quanto attratto dal fascino della figura di questo autore secondo Chiesa, Inquisizione e Index Librorum Prohibitorum da giudicarsi senza dubbio alcuno non meno dannato -a titolo d'esempio- di un Giordano Bruno (per citare un autore "maledetto" che del pari interessò Aprosio) "il Ventimiglia" celò con attenzione le investigazioni specialmente da quando il suo comportamento di "Poeta" (come fu definito ma nel senso di "spirito irrequieto e da controllare") gli attirò la sempre pericolosa attenzione dell'Inquisizione e soprattutto del potentissimo Legato Pontificio Francesco Vitelli.
Aprosio tuttavia non mancò di prestare pur prudente attenzione al personaggio ed a reiterarla sotto forma mascherata sia nella Grillaia quanto abbastanza tardi per quell' incupimento esistenziale esorcizzato da quella scoperta fragilità della condizione umana che lo condusse tanto a condividere con P. F. Minozzi una singolare, moderna riproposizione dell'Enigma della Sfinge Tebana sia ad accostarsi -sempre mascherando la propria postazione- agli interessi lucreziani e panteistici di Alessandro Marchetti.
Le ragioni del fascino eserciato dall'autore dello Zodiacus Vitae e nel contempo quello delle cautele usate da Aprosio e da altri, religiosi e non, sono variamente espresse in quanto scritto e contestualmente si evincono con facilità dalla lettura di alcuni rendiconti critici: seguendo di poco le riflessioni di Mario Pozzi scrive bene Paola Rocchi ne La Letteratura Italiana - Gli Autori 2. p. 1129 dell'Einaudi editrice: "MANZOLI" [ma alcuni scrivono anche Manzolli]"Pier Angelo (detto anche MARCELLO PALINGENIO STELLATO) (Stellata [Ferrara] 1500/1503 - ivi 1543). Di umili origini, svolse professione di medico a Rimini nel 1530 e pare fosse stato in precedenza a Roma, durante il pontificato di Leone X (1513 - 21). Oltre la medicina, lo attrassero le scienze occulte, l'astronomia, l'astrologia, nonché l'etica e la metafisica, come risulta dall'opera da lui pubblicata sotto lo pseudonimo di Marcello Palingenio Stellato col titolo di Zodiacus vitae; de hominibus vita studio ac moribus aptime instituendis (B. Vitale, Venezia, s. d. [ma 1535/36]) e dedicata a Ercole II d'Este" [leggi qui la Dedica]". Si tratta di un poema didascalico, scritto tra 1520 e 1534, in cui s'avvertono echi lucreziani e suggestioni panteistiche mutuate dal naturalismo filosofico del sec. XVI" = comunque mosso da uno straordinario anelito di conoscenza che si riscontra continuamente esplicitato sotto la simbologia dei dodici segni zodiacali che nominano i diversi canti: basti qui leggere l'incipit del lavoro cioè del canto dedicato all'Ariete [per oggettività scientifica giova riportare anche alcune varianti interpretative come questa più ortodossa rispetto alla tradizione ed una seconda qui di seguito riportata. Sul personaggio infatti attese le labili informazioni biografiche certe recuperabili dallo Zodiacus vitae ipotesi alternative non mancano. L'autore, secondo altri pareri, sarebbe vissuto a Roma durante il pontificato di Leone X (1513-1521), avrebbe visitato l'eremo di S. Silvestro sul monte Soratte e avrebbe letto il Libellus Aureus de lapide a vesica del medico Mariano Santo, stampato nel 1522; una sua composizione è contenuta nell'opera Parthenias liber in divae Mariae historiam di Marco Probo Mariano, pubblicata postuma a Napoli nel 1524. Nel maggio 1535 era insegnante di lettere umane a Forlì, città facente parte dello stato pontificio. L'ultima data che ne testimonia l'esistenza in vita è quella del 26 ottobre 1537, allorché ricevette un compenso per le lezioni tenute a Forlì. Per il teologo calvinista Abraham Scultetus (1566–1625), Marcello Stellato sarebbe stato un cortigiano di Ercole II d'Este che avrebbe assunto lo pseudonimo di "Palingenius" in omaggio alla duchessa filocalvinista Renata di Francia. Il primo ad aver attribuito all'autore dello Zodiacus il nome di Pier Angelo Manzoli fu il latinista Jacopo Facciolati il quale, in alcune lettere indirizzate a Johann Albert Fabricius, scrisse che "Marcello Palingenio" era l'anagramma di "Pier Angelo Manzolli" nativo di Stellata, una località del ducato estense (donde il nome "Stellato"). L'identificazione del Facciolati lasciò perplesso fra gli altri Girolamo Tiraboschi (che però comprese il moralismo dello Zodiacus avverso i monaci corrotti, ma in alcun modo il panteismo: cosa veramente temuta dalle gerarchie ecclesiastiche e conseguentemente dall'Inquisizione, come si legge nell'interpretazione sotto riportata di Martin Del Rio). E' da dire che Franco Bacchelli , in base alla licenza di stampa dello Zodiacus vitae, concessa dal Consiglio dei dieci di Venezia l'8 febbraio 1535 a "Marcellus Stellato Neapolitanus", ha concluso che l'autore dello Zodiacus si chiamasse effettivamente Marcello Stellato (o Stellati) e che fosse nato in Campania, mentre Pier Angelo Manzoli non sarebbe mai esistito: "Stellato" è peraltro un cognome ancora molto diffuso a Napoli e in Campania (Franco Bacchelli, Palingenio e la crisi dell'aristotelismo. In: "Sciences et religions. De Copernic à Galilée (1540-1610), Actes du colloque de Rome (déc. 1996), Collection de l'École française de Rome 260", pp. 357-374, ISBN 2-7283-0545-5)]
Il poema, in 12 canti, conobbe numerose ristampe, per lo più in paesi d'area protestante (la prima [sotto citata ed utilizzata] fu a Basilea nel 1537) verosimilmente per quella sorta di "guerra pubblicistica" -non priva di elementi orrorifici- reciprocamente intercorrente fra le due postazioni, e persino una riduzione in versi liberi ad opera di Bartolomeo Burchelati (col titolo di PANTOLOGIA)" [questa osservazione -documentata da recenti indagini ed assente nella recensione di M. Pozzi- è importante perchè comporta un interesse per Palingenio Stellato da parte appunto dell'erudito Bartolomeo Burchelati che a sua volta suscitò gli interessi di A. Aprosio].
Lo Zodiacus Vitae incorse nella censura ecclesiastica nel 1558 per la presenza in esso delle tematiche dell'occultismo e delle teorie epicuree e pitagoriche connesse ad eresia stregonesca e quindi, [ anche se sotto Paolo III (1534 - 49 = estensore della temuta BULLA COENAE DOMINI avverso l'Eresia e concernente le Scomuniche di pertinenza papale: leggila qui in traduzione) MARCELLO PALINGENIO STELLATO nel suo libro si era premunito di una sorta di captatio benevolentiae sottomettendosi con aperta dichiarazione ai dettati tutti della Santa Chiesa come qui si può già leggere nella dedicatoria e che in fine dell'opera classicamente aveva espresso i suoi voti perchè il libro girasse ben accetto fra la gente data la sua volontà di far del bene]
NULLA
potè evitare che fosse alla fine processato e quindi condannato qual colpevole di
Eresia : vedi anche gli Indici
(tenendo conto delle interazioni possibili ma anche delle differenze tra Eresia ed Apostasia = voce del pari trattata dal De Ferraris nella Bibliotheca Canonica.... di cui qui propone l'indice)
.
Quindi nonostante fosse già morto, il suo cadavere fu dissepolto e poi come segno estremo di pubblica sanzione e catarsi oltre che di dispersione dalle memorie i suoi resti furono
bruciati sul rogo assieme ad esemplari dei suoi scritti [la notizia fu per a prima volta divulgata da Lilio Gregorio Giraldi, Dialogi duo de poetis nostrorum temporum, Eiusdem epistola uersu conscripta, in qua agitur de incommodis, quae direptione urbana passus est, Eiusdem progymnasma ,& eiusdem quaedam carmina, & item quaedam Coelij, Florentiae: Calcagnini, 1551, p. 95 (secondo il Codice della Biblioteca Apostolica Vaticana Vat. lat., 6207, c. 232v egli sarebbe stato sepolto a Cesena)]
.
Di lui parlò in una sua celeberrima opera opera anche quel grande canonista che fu PADRE MARTIN ANTONIO DEL RIO che così ne scrisse nel Lib. II, Quaest. II - Disquisitionum Magicarum Libri Sex (p. 93 di questa edizione) soffermandosi però sull' empietà (vedi qui Indici) dell'autore non tanto per le accuse al clero (che comunque per altri furono alla base della condanna, vedi qui: la condanna dei monaci viziosi - il fatto che spesso, mascherando il proprio operato, violino il celibato - come spesso abusino del loro ruolo seducendo le altrui spose - la sanzione che ben pochi ecclesiastici meritano di assurgere alla salvezza eterna - la condanna dell'operato di papa Clemente per l'atteggiamento preso contro Lutero) quanto per i contenuti del canto VIII - Scorpio e per aver aderito - contro la cosmogonia riconosciuta (vedi qui Indici) e contro il creazionismo dei Sacri Testi (vedi qui Indici) - ad una visione panteistica dell'universo sull'asse Plotino - Porfirio - Giamblico - Lucrezio che procedeva sin sin a panteistiche sanzioni di una forza o magnetismo universale -fatto di "simpatie e antipatie cosmiche"- capace di animare e vivificare sia il microcosmo che il macrocosmo
ma che, alla fine di queste considerazione, finiva per esternarsi in quel giudizo teologico per cui il
PANTEISMO (VEDI ANCHE QUI GLI ATEI TEORETICI, GLI ATEI PRATICI E GLI SCETTICI) PARIMENTI POTEVA DEFINIRSI QUALE ESPRESSIONE DI BLASFEMO ATEISMO
sì da ritenersi in definitiva il PALINGENIO STELLATO quale
CRIMINALE SUPREMO AVVERSO CHIESA MA ANCHE STATO COME "BESTEMMIATORE ERETICALE" CIOE' QUALE "DESTABILIZZATORE DI OGNI SISTEMA RICONOSCIUTO" E QUINDI
DA PUNIRSI CON LA PIU' GRAVE FORMA DI ESTREMO SUPPLIZIO
.
Più variegata è forse la serie di riflessioni che nel "GDE" della UTET torinese (XV, 303) scrive: " "Poeta didascalico (La Stellata, Ferrara ca. - Ferrara ca. 1543). Solamente nel sec. XVIII si è scoperto che sotto questo pseudonimo si celava Pier Angelo Manzoli, sul quale peraltro ancor oggi si hanno pochissime notizie. Pare che esercitasse la medicina; durante il pontificato di Leone X era a Roma; più tardi ritornato a Ferrara fu sospettato di eterodossia, forse per aver frequentato i salotti calvinisti che si erano formati intorno a Renata d'Este. Paolo III nel 1545 circa fece intentare contro di lui un processo postumo, in seguito al quale le sue ossa furono dissepolte e arse sul rogo. La sua fama è legata allo Zodiacus Vitae, un poema filosofico-didascalico in esametri, scritto tra il 1528 e il 1536 e dedicato a Ercole II d'Este. E' costituito da dodici libri (qui digitalizzati), contraddistinti ciascuno con il nome di una costellazione dello zodiaco. I libri non hanno uno stretto nesso fra loro: sono dodici divagazioni didascaliche, morali, metafisiche, astronomiche, ricche di allegorie e di simboli, in cui l'autore concretizza le proprie idee. Lo stile è volutamente umile, senza ricercatezze e ornamenti esteriroi: Palingenio pur sapendo maneggiare il latino con eleganza, mirava ad altro che la poesia, di cui disrezzava le oziosità e le favole futili.
Pur ricco di richiami medievali il poema è tutto permeato da una fervida fede per la sapienza, da un appassionato desiderio di conoscere l'ordine dell'universo. Le stelle secondo la sua concezione, scandiscono il ritmo della vita, governano la Terra, mutano il volto della natura. L'insieme dei cieli è il volto della natura, e questa non è altro che l'imperitura legge imposta da Dio all'Universo. Nel cielo è collocata la sorgente archetipa di tutto. La vita beata è perfetta nelle città divine collocate negli spazi infiniti dell'etere: invece sulla Terra albergano solo le ombre delle cose, l'errore la guerra, la morte, il peccato. Per questo la fede nella pura razionalità di Palingenio prende un drammatico accento pessimistico. In non pochi punti poi la sua concezione, che mostra evidenti legami con il naturalismo e le correnti platoniche e neoplatoniche, si allontana dalla stretta ortodossia cattolica e talora sfocia nell'eresia, come nell' affermazione che Dio non si cura delle sue creature e quindi non è offeso dai loro peccati. Aspre sono le censure contro il clero, che sembrano connesse con un generale proposito di riforma dei costumi. Bibl. E. Troilo, Un poeta filosofo del '500, Roma, 1912 - G. Borgiani, M. P. e il suo poema, lo "Zodiacus vitae", Città di Castello, Perugia, 1913 - Benedetto Croce, Lo "Zodiacus vitae" del P., in Poeti e Scrittori del pieno e del tardo Rinascimento, III, Bari, 1952 = manca, anche per ragioni cronologiche, la citazione di contributi più recenti eppur importanti quali = E. Garin, Lo Zodiaco della vita. La polemica sull'astrologia dal Trecento al Cinquecento, Bari, Laterza, 1976].
Ecco l'elenco delle opere del Palingenio secondo i repertori dell'SBN:
Manzoli (Manzolli), Pietro Angelo (alias Marcello Palingenio Stellato) <1528fl.>, Marcelli Palingenii Stellati ... Zodiacus vitae, hoc est, De hominis vita, studio, ac moribus optime instituendis libri 12. ... opus mire eruditum, planeque philosophicum: nunc denuo longe quam antea cum emendatius, tum diligentius excusum. Cui supra priorem editionem accessit rerum ac uerborum toto opere memorabilium instructissimo index, Basileae, 1537. (Basileae : in officina Roberti Winter, 1537. Mense Septembri) - [88], 387, [5] p. ; 8o. - Cors. ; rom Iniziali xil. - Segn.: a-e8f4A-Z82A12 - Impronta - r,i- .3re est. QuVi (3) 1537 (A) - Localizzazioni: Biblioteca nazionale centrale Vittorio Emanuele II - Roma