cultura barocca
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LA ZONA MORTA - ZONA CAVA - ZONA DEL CREPUSCOLO DELLA RAGIONE = analizza qui Donne nel crepuscolo: procedendo dalla fascinazione attribuita a Sibille e Pitonesse -attraverso una condizione estatica poi demotivata dalla condanna cristiana a seduzione degli occhi e poteri delle Streghe- all'illusionismo ed alla mesmerizzazione (magnetismo animale e ipnosi) sin alla condanna scientifica ed ecclesiastica di quest'ultima : vedi anche in dettaglio = "Marginalità della donna e centralità dell'uomo" e nello specifico antiche postulazioni mediche sull'inferiorità femminile di rimpetto al male, sia esso fisico che psichico o magico, recuperate ed alterate nel contesto di misoginia ed antifemminismo

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Come ultima osservazione si fa ora cenno ad un particolarissimo ed autonomo genere di Diversità, molto meno discussa, molto meno pubblicizzata di quelle cui fino ad ora si è fatta menzione e che pure ha avuto una sua consolidata e lunghissima storia, sempre sospesa fra ipotesi alchemiche, arcaiche tradizioni di condizionamento psicologico e mentale, esasperazioni dell'esperienza fisiognomica e varie forme di persuasione occulta, interconnesse fra ascendenze psicologiche obbiettivamente documentabili ed ipotesi, non del tutto esenti di proponibilità, di stimolazioni parapsicologiche se non magiche: la DIVERSITA' fra MEDICI UFFICIALI e MEDICINA NATURALE.
Tutta la cultura scientifica e no dell'età intermedia passa sempre attraverso il principio di una sostanziale differenza costituzionale tra uomo e donna fatte salve, s'intende, le postazioni delle varie scuole mediche.
Proprio nell'età intermedia, finalmente, la disciplina medica ufficiale, abbastanza tardi rispetto ad una millenaria medicina naturale in massima parte gestita dalle donne, ebbe la sua pubblica sanzione: questo significativo evento, che disperdeva almeno in parte una pletora di settarismi e di sottigliezze prevalentemente filosofiche ed al limite deontologiche, viene in media datato dal momento in cui i medici laureati, per vanificare l'operato di tanti inetti praticoni, si organizzarono in una Corporazione cui era necessario essere ascritti per esercitare la professione, per avanzare diritti sui compensi, per essere tutelati nei tribunali o fori, per la prescrizione di ricette ed eventualmente per pubblicare prontuari e testi specifici.
Benché fossero in tal modo rivisti alcuni fondamentali rapporti fra il professionista , la sua clientela e le istituzioni, la figura del medico restava però ancora connessa a storiche interpretazioni: in simile conteso il MEDICO LAUREATO finì per contrapporsi alla figura della MEDICHESSA cui, alla fine si attribuirono, anche per gelosie professionali e contese per la clientela, la pratica "magica" della FASCINAZIONE sì da assumere in definitiva, davanti a Chiesa e Stato, la nomea di Praticanti di magismo terapeutico illecito.
La malattia, dal XII secolo a tutto il '600, fu in gran parte codificata sulla linea di canoni alquanto schematici che in gran parte rimandavano alla fondamentale teoria galenica delle coppie, secondo il tipo caldo/freddo, solido/liquido che lasciava trasparire ulteriori doppioni in chiave antitetica come secco/umido, dentro/fuori, uomo/donna: sistema interpretativo alle cui spalle risiedeva comunque il garantismo scientifico dei quattro elementi del pensiero di Aristotele: cioè fuoco/aria, terra/acqua.
La terapia di Galeno (II sec. d.C.), più prossima alla visione di Ippocrate che a quella degli anatomisti alessandrini, verteva sulla dottrina degli umori e dei temperamenti per cui ai quattro elementi-qualità avrebbero corrisposto quattro fondamentali liquidi organici, appunto gli umori sì che la prevalenza dell'uno sugli altri poteva determinare peculiarità patologiche del carattere e dell'organismo, da riequilibrare ad opera del medico con opportune terapie: l'umore flemmatico (il "flegma"), l'umore sanguigno (sangue) la bile nera (tipica dei temperamenti "melancolici"), la bile gialla (propria di quelli "collerici").
Nel sistema predominante di Galeno, certamente assai più che nella straordinaria visione alchemica di Paracelso e poi ancora nel grande rinnovamento teoretico della "Scienza Nuova", la marginalità continuava in definitiva a risultare lo stato fondamentale sia delle donne quanto degli umili che, in una sorta di bizzarra gnoseologia delle patologie e dell'anatomia umana, venivano rapportati alla parte "meno nobile" dell'organismo, il sistema ghiandolare, quello cioè più periferico e per conseguenza maggiormente esposto alla possibilità di contrarre qualche malattia.
La centralità costituiva invece lo status dell'uomo specie se di evoluta condizione (immaginato in questa sequenza di figurazioni come il cuore e tutti quegli organi più interni che si ritenevano meno esposti ai contagi, temutissimi dal XIV sec.).
In funzione di questo schema le donne rientravano, socialmente e biologicamente, nella categoria dei deboli e talora dei diversi; la malattia era peraltro descritta come assedio agli organi principali e la putredine degli umori si manifestava con la febbre prodotta dal loro "bollire" intorno al cuore: d'altronde le donne, in funzione della loro peculiare conformazione biologica ed anatomica oltre che della loro dipendenza da invalicabili bioritmi, a giudizio dell'interpretazione medico-scientifica galenica era costantemente esposta ad una superiore aggressione di forze patogene causa di varie malattie.
Alla stessa maniera per cui il suo organismo sarebbe stato meno resistente alle malattie , secondo il giudizio di teologi , filosofi ed appunto medici di tradizione galenica (rigidamente aggrappati alla teoria dei temperamenti) la donna avrebbe più facilmente ceduto alle tentazioni diaboliche con conseguente periglio di possessioni: e si è già fatto riferimento al fondamento biblico della Genesi per cui dopo la Creazione Satana avrebbe tentato proprio Eva, progenitrice di tutte le donne, approfittando della sua debolezza emotiva per farla cadere in peccato e servirsi quindi della sua sensualità onde coinvolgere Adamo, vale a dire l'uomo, nel Peccato originale.
Così l'influenzabilità emotiva della donna - dovuta ad una variabile serie di concause sociali e biologiche - ha sempre costituito un alibi a distinte forme di intervento contro il suo sesso, sino ai limiti della coercizione e della profanazione: sino al punto quindi di erigere la donna, anzi tutte le donne - "buone o cattive" -, ad un ulteriore, estremo livello di Diversità.
Una Diversità, quella della donna, anche strutturata su parametri pseudoscientifici e parapsicologici, nel convincimento, diffuso tra vari interpreti di teologia e parecchi esorcisti, che nel suo animo - o nella sua mente se si vuole parlare coi termini gradualmente in voga tra alcuni medici - esistesse uno spazio vuoto, una sorta di area condizionabile da forze distinte e diverse, a giudizio di pochi commentatori tra cui lo stesso DELRIO anche definita ZONA CAVA (nel senso di "inerte, permeabile, recettiva a suggerimenti subliminali"): uno spazio mentale, comunque, entro cui potevano filtrare, assai meglio che negli uomini per natura orientati verso il raziocinio, i condizionamenti del fantasioso e dell'incredibile, sia che esso vi fosse introdotto per vie malefiche che per suggestioni "poetiche", vale a dire col tramite di quelle semplici blandizie mondane cui la "femmina", come detto, nell'opinione generale sarebbe stata esposta in dipendenza della sua intrinseca costituzione emotiva.
E' inutile discutere ora una discutibilissima opinione: questo ero lo stato delle cose nell'età intermedia e, del resto, per lungo tempo tale convincimento sarebbe rimasto in auge, seppur con toni, volta per volta, meno o più energici.
E' invece fatto importante evidenziare come la matrice della postazione di un'inferiorità fisica e psicologica si sia sviluppata dal Medioevo sin a tutto il '600 e che poi, seppur in un contesto per vari aspetti sempre più scientifico e meditato, abbia conservato la propria vitalità lungo tutta l'epoca illuministica sin ad oltrepassare il XIX secolo e resistere, pur attraverso svariati cambiamenti gnoseologici, a metà dell'Ottocento.
In origine, secondo i testi di magia ed il loro naturale contraddittorio - vale a dire gli scritti esorcistici - la chiave d'accesso alla ZONA MORTA da MESMER anche detta ZONA DEL CREPUSCOLO (in certo qual modo tanto matrice quanto recipiente delle forze che generavano il sonnambulismo che, come visto, alcuni interpreti giudicavano caratteristica fondamentale delle potenti "VAMPIRE LAMIE" e conseguentemente all'asservimento di una mente (o di un'anima, specialmente, femminile "perché più debole") sarebbe stato l'artificio della FASCINAZIONE.
Col termine FASCINAZIONE (voce dotta dal latino fascinatio -onis, "ammaliare") i dottori di teologia ed i cacciatori di streghe indicavano uno fra gli attributi della MAGIA (ed a seconda delle interpretazioni, specificatamente della MAGIA ARTIFICIALE) val a dire la capacità di generare, per via d'IPNOSI, illusioni ed inganni nella mente o nella coscienza altrui come già scrisse I.PASSAVANTI nel suo Specchio di vera penitenza, p.243 .
In senso mediato la Fascinazione sarebbe abilità non diabolica ma umana, seppur negativa, prossima all'ipnosi, consistente in un procedimento capace, con lo sguardo o fissando un oggetto brillante, di provocare in un altro stati ipnotici [una forma riduttiva di fascinazione, connessa originariamente al mondo dell'intrattenimento e conseguentemente esente da valenze negative (pur se talora ascrivibile al discusso ambiente pseudocircense dei mercanti di meraviglie) è poi quella dell'ILLUSIONISMO : gli INTERPRETI ECCLESIATICI ancora nel XVIII secolo affrontarono questi problemi in TESTI SPECIFICI]
Contrariamente a quanto si può ritenere la tecnica dell'IPNOSI e dell'IPNOTISMO (nell'età intermedia sempre in bilico tra le ACCUSE DI PRATICA STREGONESCA e di ESERCIZIO CIRCENSE) prima di essere faticosamente riscatta dalla SCIENZA MODERNA) risale a tempi assai remoti: scomodando il complesso, e non sempre decifrato, patrimonio sacerdotale egizio o caldeo, si può per esempio affermare, senza tema di smentimenti, che per molti versi il sonnambulismo, una fra le principali conseguenze dell'ipnosi, era già stato intimamente connesso a pratiche rituali pagane, perseguite dal Cristianesimo primigenio, come le "arti proibite" della Profezia e/o Divinazione [storicamente proprie della cultura oracolare e della tradizione profetica delle SIBILLE (PROFETESSE - PITONESSE -PIZIE) antiche [celeberrimo in particolare l'ANTRO DELLA SIBILLA CUMANA] ormai equiparate dalla pubblicistica ecclesiastica ma anche da interessati medici al rango di a STREGHE]: un rarissimo esempio della sopravvivenza della cultura oracolare delle Sibille (sconosciuto alla cultura inerente ed alle bibliografie ufficiali e comqunque ascritto al settore dei "libri eretici" e quindi dei "libri proibiti") è il VOLUME (edito nel 1775 a Viterbo, per lo stampatore Domenico Antonio Zenti, formato in 8°, di pp.6-20-166 con il frontespizio interamente inciso) di Vincenzo Azzolini dal titolo Oracoli Sibillini, libri sei, Tradotti dal Greco in Versi Sciolti Toscani.
Sulle radici di una gloriosa tradizione letteraria il mito della SIBILLA CUMANA peraltro valicò la scomparsa del mondo antico e nel Medioevo si cercò di individuare, secondo la tradizione della poesia virgiliana letta attraverso il commento di Servio, la sede dell'oracolo sibillino: esercitò poi sempre un particolare fascino tra i dotti la leggenda virgiliana della discesa agli inferi di Enea, cioè della sua "missione" all'AVERNO destinata a forgiare e giustificare i destini di ROMA, sotto la guida della profetessa. Su tale direttrice culturale si cercò quindi di individuare l'antro della mitica discesa sulla sponda del LAGO D'AVERNO, localizzandolo presto negli ambienti tuttora caratterizzati dal toponimo GROTTA DELLA SIBILLA.
Per l'intiero Rinascimento non si discusse mai tale identificazione atteso che era stata sostenuta anche dal Petrarca e dal Boccaccio oltre che dagli antiquari locali e dai viaggiatori stranieri.
Scetticismo mostrarono ben pochi studiosi tra cui l'Alberti ed il Capaccio, che rigettarono siffatta localizzazione, in forza d'una analisi critica, esente da qualsiasi principio d'autorità, del testo virgiliano, che li portò ad individuare con giustezza nella GROTTA DELLA SIBILLA un arcaico camminamento tra il Lucrino e l'Averno: eppure nonostante la loro autorità da cui si evolsero i sempre maggiori dubbi degli eruditi, la visita all'
ANTRO DELL'AVERNO
costituì per molto tempo ancora una delle mete predilette del Grand Tour proprio mentre le rovine dell'Acropoli di Cuma erano degradate nell'indifferenza generale sino ad un secolare abbandono.
Si tratta probabilmente di leggende, connesse alla letteratura -in gran parte oracolare- fiorita intorno alle figure delle Sibille ma nello smisurato campo degli studi sull'aretalogia pagana si individuano vaghissime tracce su una casta sacerdotale femminile, per breve periodo di un certo peso culturale e sociale tra area Mesopotamica ed Oasi di Tineh in Egitto, la cui Sacerdotessa madre avrebbe detenuto il potere dell'Ingadurn, nome che è giunto solo oralmente e in vari esiti, tutti inspiegabili, che per quei pochi dati che è stato possibile mettere insieme parrebbe essere uno fra i tanti nomi dell'arte ipnotica, ma senza uso di filtri e specchi: sarebbe stato un modo d'entrare nelle menti dei più semplici e ricettivi sì da suggestionarli, creando immagini di varia natura, spesso terrificanti o consolatorie. Non si sa di più sulla tecnica dell'Ingadurn per alcuni si tratta solo d'una leggenda alimentata per rendere più temuta la figura della Sacerdotessa madre: per vie insondabili ed inspiegabili, già in epoca romana, alcune maghe di tradizione orientale avrebbero condotto nella capitale, più come un gioco da illusionisti, i rudimenti di tale "pseudoscienza" per far soldi alle fiere ed ai mercati.
Anche nella Grecia classica la condizione pseudonirica dell'estasi poi confusa facilmente con il discusso tema dell'ipnosi [cui peraltro non era estranea l'assunsione di sostanze allucinogene] era peraltro considerata - da una postazione sempre maschilista - più consona alla fragilità emotivo-costituzionale femminile (che si esaltava nel ruolo sacrale della PIZIA (PITONESSA) equivalente della "SIBILLA" O MEGLIO DELLE "SIBILLE" [DI CUI DA QUESTO RARO TESTO DEL '500 SI PUO' LEGGERE QUI LA CLASSIFICAZIONE CHE SE NE FORNIVA IN ANTICO]) e poco in sintonia con l'aristocratico decoro dei maschi egemoni) o come il "Sonno rituale" o "terapeutico" presso gli antichi templi, contro cui (come avverso il rituale delle "abluzioni curative" nelle Fonti sacre dei Luci o "Boschi sacri", spesso votati alla religione celto-romana delle Matres ed ancor più contro il tema di ascendenza ellenistica ma non ignaro in contesto romano dell'Aretalogia o Miracolistica Pagana nel Sonno Sacro presso i Santuari della Guarigione e comunque connesso alla potenza guaritrice di Apollo e del di lui figlio Esculapio di cui restano importanti attestati archeologici e documentari), in varie fasi dell'evoluzione del cristianesimo, si dovette intervenire, dall'autorità episcopale, per dissuadere fedeli, in cui sopravvivevano, in sinergia e sincretismo cogli elementi base del Cristianesimo, radicate convinzioni idolatriche.
Naturalmente - pur non potendo ignorare questi presupposti cultuali e la storica, soprannaturale fobia per Demoni Incubi e Succubi (in qualche maniera, nell'età intermedia, fobia od ossessione esorcizzata dal Sonno profondo sotto forme di parossistico terrore e spesso posta alla radice probatoria -come Maleficio- di procedimenti per Stregheria) - la storia recente dell'IPNOSI si rifà alle osservazioni parascientifiche di Mesmer da cui poi derivarono distinte interpretazioni, sino alla storica dicotomia tardo ottocentesca tra il pensiero di Charcot (spiegazione neurofisiologica dell'ipnosi) e di Bernheim (interpretazione psicologica), dicotomia alla fine superata da FREUD che rivalutò l'impegno diretto del paziente messo in grado di raggiungere da solo le conoscenze liberatorie.
In termini estesi si può definire l'ipnosi alla stregua di uno stato psicofisico di destabilizzazione della coscienza che viene evocato dall'ipnotizzatore e che decorre durante il rapporto con lo stesso.
In base alla tecnica seguita dall'ipnotizzatore ed in relazione alla particolare condizione emotiva dell'ipnotizzato, il processo di ipnosi è in grado di svilupparsi secondo distinti livelli (dalla vigilanza al sonnambulismo) e quindi assumere caratteristiche anche molto diverse.
Sulla linea delle considerazioni terapeutiche che le si attribuiscono l'ipnosi ha la proprietà di agire per linea diretta sulla persona psicofisica profonda del paziente. Lo stato ipnotico si reputa oggi principalmente quale condizione prevalentemente dinamica e risulta distinto dal predominio di funzioni rappresentativo-emotive in luogo di quelle critico-intellettive e da fenomeni di ideoplastia (cioè di uno stato ipnotico passivo per cui il paziente od il soggetto su cui vien fatto un particolare esperimento ipnotico può ricevere idee e suggestioni dell'ipnotizzatore) e condizioni di relativa dissociazione psichica.
Queste, come detto, sono le osservazioni sulla moderna scienza a riguardo dell'ipnosi, ma si è anche fatto riferimento alla vicenda antichissima di questa "tecnica", in forma elementare utilizzata a livello di alcune antichissime religioni pagane: proprio la capacità di "suggestionare una persona particolarmente predisposta e di inculcarle delle idee contrarie alla sua indole" ha finito per costituire nel passato uno dei pilastri ideologici della Fascinazione, matrice elementare quanto temuta dell'ipnosi vera e propria.
La FASCINAZIONE che si riteneva poter avvenire non solo attraverso la SEDUZIONE DEGLI OCCHI ma pure col concorso di particolari bevande e pozioni o sostanze capaci di modificare la psicologia di un individuo piegandola alla volontà, generalmente malefica, dell'eventuale operatore: anche per questa ragione M.DELRIO potè definire la Fascinazione come un Maleficio d'asservimento, ritenendo che per mezzo di forze distinte, principalmente col potere magnetico degli occhi ma pure servendosi di formule magiche e/o filtri vari, Streghe, Maghi e Vampiri potessero impadronirsi delle coscienze altrui e quindi delle loro stesse anime, inducendone peraltro i corpi, in forma di sonnambulismo (e quindi tramite la riproposizione di condannate esperienze idolatriche e pagane), ad operare in modi contrastanti alla loro stessa consuetudine esistenziale.
Sulla sottilissima linea che per secoli separò la giustezza dell'empirismo da vaghe esternazioni parapsicologiche, FRANZ ANTON MESMER, medico e filosofo tedesco (Iznang, lago di Costanza, 1734-Meersburg 1815) laureatosi in filosofia e in medicina a Vienna con la tesi Dissertatio physicomedica de planetarum influxum (1776), provò dapprima quali effetti potesse avere sull'organismo l'applicazione del ferro calamitato [su un piano diverso di ricerche ma comunque parimenti legato al tema antichissimo (altresì legato al teorema alchemico della FONTE DELL'ETERNA GIOVINEZZA di RINGIOVANIMENTO - IMMORTALITA' E/O ETERNA GIOVINEZZA) si può mettere SERGE VORONOFF scienziato che ebbe contatti non indifferenti col PONENTE LIGURE e con VENTIMIGLIA in particolare].
MESMER, col proseguire delle sue indagini, si persuase che non dalle calamite, o da altre sostanze calamitate, si sprigionava l'energia magnetica, bensì dal suo stesso organismo e dalle punte delle sue dita = donde le interazioni tra magnetismo animale e ipnosi.
Scrisse allora la sua opera fondamentale, pubblicata in francese con il titolo Mémoire sur la découverte du magnetisme animal (Memoria sulla scoperta del magnetismo animale, 1779). In base alle sue nuove teorie (mesmerismo), cominciò quindi a magnetizzare direttamente i suoi ammalati, passando lievemente le mani aperte dall'alto in basso sul loro corpo (passi o passaggi magnetici), oppure mettendoli in contatto con sostanze sulle quali aveva effettuato le stesse manovre (Mesmer procedette addirittura a magnetizzazioni collettive caricando del presunto fluido l'acqua contenuta in una tinozza donde uscivano aste di metallo cui si aggrappavano i pazienti sì da riceverne quegli stessi effetti che avrebbero dovuto procurare a loro le mani del magnetizzatore).
Così in tal modo si andò affermando il magnetismo animale, a sua volta in bilico fra giudizi entusiastici, interpretazioni parascientifiche e disquisizioni parapsicologiche: le osservazioni di Mesmer procedevano senza dubbio dalla buona fede, da particolari fondamenti di verità, a lui stesso forse neppur del tutto chiari, ma furono certamente demotivate dallo sviluppo di un'incontrollabile moda "scientifica" (al cui centro risedeva il controverso tema dell'IPNOSI) cui, per arricchirsi, presero ad ispirarsi guaritori sinceramente convinti, astuti imbonitori e personaggi non privi di carisma psicologico ma sempre operanti al limite del lecito, come lo stesso Giuseppe Balsamo, meglio noto qual Conte di Cagliostro.
Al giorno d'oggi è pressochè assodato che i vari fenomeni connessi al mesmerismo (tra cui si annoverarono crisi di vario genere, violenti stati emotivi - molto diffusi soprattutto fra le donne - e parimenti inspiegabili guarigioni) dipendevano da una concausa di interferenze tra cui l'ascendenza del magnetizzatore, la specificità delle tecniche usate ed ancora la peculiarità degli ambienti in cui avvenivano le sperimentazioni.
Mesmer osteggiato, anche per indubbia invidia avverso alcuni suoi "successi", dalle accademie scientifiche e in particolare dalla facoltà di medicina, nel 1778 si era già dovuto trasferire a Parigi, ove divenne rapidamente il centro dell'attenzione generale trovando numerosi seguaci non sempre onesti e convinti quanto era lui. Col tempo però anche a Parigi, come già a Vienna, la scienza ufficiale gli si schierò contro e le inchieste accademiche gli furono contrarie: decise quindi nel 1793 di abbandonare anche il suolo francese, finché dopo tante peregrinazioni cercò oblio e riposo nella terra natia, trascorrendovi operosamente, nell'aiuto disinteressato del prossimo, l'ultima parte della sua vita.
La "scuola di Mesmer" continuò tuttavia a far proseliti, nonostante le opposizioni accademiche, e purtroppo, come accennato già, nella sua pratica si alternarono ogni sorta di individui, da seguaci rigorosi a fantasiosi imbroglioni: mentre era oggetto di amori sviscerati e di feroci contestazioni, il mesmerismo, proprio per l'implcito fascino esoterico e magico, finì con influenzare il costume, le leggende, la stessa letteratura (basta ricordare, fra i Racconti di E.A.Poe il celebre "Caso del Signor Valdemar" tutto costruito su un'esasperazione paradossale e comunque ultraterrena, delle potenzialità estreme del mesmerismo: Giacomo Leopardi, peraltro, nel suo Zibaldone [4189, Bologna 28 Luglio 1826] fece cenno al mesmerismo senza alcuna ironia, ma come una nuova imperscrutabile frontiera della conoscenza, un ulteriore segnale di quanto ancora limitate fossero le conoscenze scientifiche dell'uomo:"....Oggi, con molta ragione, i veri filosofi, all'udir fatti incredibili, sospendono il loro giudizio, senza osar di pronunziare della loro impossibilità. Così accadde per esempio nel Mesmerismo, che tempo addietro ogni filosofo avrebbe rigettato come assurdo, senz'altro esame, come contrario alle leggi della natura. Oggi si sa abbastanza generalmente che le leggi della natura non si sanno...").
Il fatto più grave fu però dovuto al veloce passaggio di questa pratica "medica" nella sfera dell'occultismo e quindi, oltre le dimensioni della "medicina alternativa" o del tollerabile fenomeno salottiero, nel variegato campo dei "fenomeni di baraccone" gestiti dai mercanti di meraviglie cioè da quegli "pseudomaghi" (già perseguiti dall'Inquisizione ecclesiastica e laica) che a poco prezzo ostentavano ad un pubblico di "bocca buona" , in tendoni impiantati alla meglio sulle pubbliche piazze, esperimenti da saltimbanchi a volte anche molto pericolosi.
Mediamente questi squallidi seguaci del magnetismo animale si servivano della collaborazione di qualche poveraccia, a volte di qualche prostituta ammalata o vecchia ed ormai disposta a tutto pur di "sbarcare il lunario": poiché la suggestione non mancò di lasciare traccia su alcune collaboratrici lasciate sgomente e col cervello in rivolta da sperimentazioni prive d'alcun criterio, l'attenzione accademica e scientifica finì per ottenere la collaborazione della legge, allo scopo d'evitare certi incontrollati abusi.
Così nel 1840 le autorità mediche vennero chiamate a giudicare in maniera definitiva la legittimità del procedimento mesmerico e nel 1840 si pronunciarono in modo tanto chiaro quanto negativo, non riconoscendogli alcuna validità terapeutica nè scientifica, negando l'esistenza del presunto fluido e precisando piuttosto che su soggetti deboli ed ignari, come soprattutto erano le Donne "per costituzione biologica e psichica maggiormente suggestionabili", la pratica potesse avere conseguenze negative se non funeste (gli scritti di Mesmer si leggono comunque acora oggi, per esempio in Le magnetisme animal, Parigi 1971 ).
Contestualmente anche la Chiesa affrontò la questione riprendendo le energie sopite del Santo Ufficio e soprattutto, sulla scia delle conclusioni mediche, giustificando il suo intervento quale uno sforzo morale contro quegli "avvelenatori" della mente - come i magnetizzatori - che soprattutto operavano sulle Donne, specie se giovani e graziose, in modo da perpetrare - seppur in forma modernissima - ora la fascinazione ora un maleficio d'asservimento onde piegarle ai desideri della propria libidine (cosa imputata allo stesso Cagliostro, stanco epigono del mesmerismo) o che opravano, in guisa di ruffiani, per assoggettarle ad altrui voleri, non escluse le forze diaboliche.
Senza dubbio, col concorso della scienza, la Chiesa ottocentesca riaprì inaspettatamente una pagina inquisitoriale su argomenti stregoneschi e una volta di più richiamò, da una postazione sempre misogina ed antifemminista, la pubblica attenzione sulla fragilità storica della Donna, vittima facile delle persuasioni occulte e, quindi, in modo per certi aspetti nuovi, relegata ancora entro la sua dimensione storica di Diversa: una Diversità magari nascosta sotto l'ambiguità paternalistica della Tutela istituzionale ma comunque sempre e comunque una Diversità.
Fenomeno che costituiva un modo, diverso nella forma ma costante nella sostanza, di mantenere in vita il solito discorso capzioso sulla fragilità femminile e di conseguenza sulla necessità per ogni Donna d'essere difesa, e quindi controllata, dalle Istituzioni - di qualunque forma e tipo - per non cadere vittima di quelle forme di Diversità che nella morale del tempo erano sempre e comunque espressioni di Perversione.
Per intendere questo basta leggere la petizione ufficiale del consorzio ecclesiastico al Sacro Palazzo romano per avere una sanzione definitiva del Mesmerismo: in modo esplicito con le prime parole e, poi più nascostamente ma pur sempre abbastanza bene tra le righe, si individua la valutazione riduttiva della Donna, la sua facilità ad esser "preda" per intrinseca debolezza (ma questo lo si deve leggere fra le righe!) e quindi quel suo particolare stato di "Diversa".
La richiesta di un intervento apostolico ed inquisitoriale, quasi immediatamente concesso, venne pubblicata, adespota, col titolo Sul magnetismo animale in Roma nel 1841 ad opera della Tipografia della S.C. De Propaganda Fide (pp. non num.12).
E vi si legge:
"I fenomeni del magnetismo animale, alcuni evidentemente sovrannaturali, altri eccedenti senza meno il corso ordinario delle fisiche leggi conosciute , e le arti e i mezzi usati da certi magnetizzatori che pei loro esperimenti valgonsi quasi sempre di giovani donzelle, hanno dato luogo a sospettare, e della impura malefica sorgente del magnetismo, e della immoralità di molti, che malauguratamente lo esercitano.
Non ignorasi la risposta già emessa in proposito dalla Congregazione del Santo Ufficio: 'è permessa' dice essa 'di valersi di mezzi fisici innocenti per ottenere un fine naturale pure innocente'; ma intanto, benchè ne lasci trasparir il dubbio, non determina se il mezzo ossia l'agente solito produttore de' sorprendenti fenomeni sia naturale ovvero sovrannaturale; quindi se lecito, od illecito, mentre se sovrannaturale illecito sarebbe, poichè certo non proveniente da buono spirito (quantunque da Dio permesso), e ciò secondo che è stato ampiamente dimostrato con lunghi ragionamenti da valenti autori filosofi Cristiani. Ed infatti essi dimostrano:
1. Essere universale e continua la credenza di tutti i popoli all'intervento prodigioso de' genii del male negli avvenimenti della terra.
2.Contestano con irrefragabili testimonianze l'esistenza di straordinari del così detto magnetismo animale o di quegli affatto analoghi del giansenismo convulsionario.
L'accennata universale credenza e la ragionevolezza della medesima facilmente dimostrano non solo colla autorità delle Scritture Sacre, ma colle parole eziandio di rinomati profani autori, di Plutarco, per esempio, di Porfirio, Plinio, Bayle, Voltaire, Hoffman ecc. Comprovano poi la realtà dei succeduti fenomeni colle citazioni di tanti e sì svariati autori d'ogni opinione e testimoni oculari e molti tuttora viventi, e con esperimenti ancora replicati sotto gli occhi di commissioni speciali di rinomate accademie che non lasciano più luogo a menomamente dubitarne. Uno degli effetti più comuni del magnetismo animale è di colpire d'inerzia il corpo umano e in sì fatto modo di toglierli interamente l'uso dello spirito che lo anima. A produrre questo stato di sonnambulismo bastano il semplice comando, talvolta anche solo mentale del magnetizzatore anche non presente, e il consenso dell'individuo su cui si opera, quale consenso però è da notarsi essere necessario la prima volta soltanto. Durante tale stato il sonnambulo rimane a totale disposizione dell'addetto. Avviene che persone d'altronde delicate
[espressione usuale dagli ecclesiastici per indicare quasi sempre la componente femminile del genere umano] non dieno il minimo segno di accorgersi di quanto si fa intorno e sopra di loro, conservando un'immobilità perfetta di tutti i membri fin delle labbra e delle ciglia, malgrado spari repentini d'armi da fuoco, malgrado percosse, tagli e punture di ferro anche roventi, malgrado fin'anco le fulminee esalazioni di ammoniaco concentrato: mentre al comando dell'addetto divengono sensibilissime, rispondendo alle interrogazioni sue e degli astanti, talora in lingua dal sonnambulo ignorata. Avviene che vedano e leggano dietro corpi opachi che determinino coi proprii nomi (benchè ignari dell'arte medica) gl'interni malori di un astante, che gli predicano un morbo, una crisi o simili, fissandone il giorno e l'ora. Avviene fin anco che sentano e rivelino le altrui segrete intenzioni. Cessato poi lo stato di sonnambulismo, nulla, assolutamente nulla, rammenta di quanto gli è avvenuto. Quindi gli accennati Cristiani filosofi passano egualmente a dimostrare che non un fluido quantunque materiale ipotetico produr potrebbe un'insensibilità sì perfetta ed effetti così prodigiosi, anche per la considerazione che se un fluido bastasse non sarebbe necessario il semplice mentale consenso dell'individuo e, posta anche la necessità di tale consenso, sarebbe sempre necessario, e non la prima volta soltanto, come è di fatto: parimenti a produrre cotali fenomeni non sono sufficienti le facoltà intellettuali o fisiche dello stesso individuo, poichè il sonnambulismo di cui si parla vien sempre eccitato da forze esteriori, nè può cessare che per esse, ed inoltre si produce pure talvolta su persone dormenti un sonno naturale.
Non possono egualmente essere sufficienti le forze stesse del magnetizzatore, poichè, poste queste, come sarebbe egli d'uopo di un segreto impercettibile atto di consentimento nel magnetizzato? Nè poi potrebbesi ammettere che codeste forze agissero senza un materiale mezzo di comunicazione: eppure i fenomeni del sonnambulismo si operano eziandio da una stanza all'altra con grosse mura di separazione ed a maggiore distanza, ed all'insaputa del magnetizzato e fin'anco contro la sua volontà, quando già altra volta abbia consentito. Al dire dunque di essi scrittori, e di non pochi addetti massime in Germania la colossale potenza misteriosa del magnetismo animale non risiedendo nelle forze occulte dell'addetto, non nelle facoltà inerenti ai sonnambuli, e molto meno in quelle di altri uomini od animali o di esseri inanimati, è fuor di dubbio da conchiudere ch'essa sia sovrannaturale.
In un rapporto diretto a Luigi XVI dai membri dell'Accademia di medicina si legge ['Il Sig. di Montegre ha fatto stampare detto rapporto segreto nella sua opera intitolata Du magnétisme animal et de ses partisans']: 'Les sens s'allument, l'immagination qui agit en meme tems répand un certain désordre dans toute la machine (tout le corps). On sent pourquoi celui qui magnétise inspire tant d'attachement....Le traitement ne peut etre que dangereux pour les moeurs....il excite des émotions condamnables et d'autant plus dangereuses qu'il est plus facile d'en prendre une douce habitude. Exposées à ce danger les femmes fortes s'en éloignent, les faibles peuvent y perdre leurs forces et leur santé'. Anche nel Dictionnaire de Médicine art. 'Magnetisme animal', Monsig. Rostan vi scrive 'La sonnambule contracte envers son magnétiseur un attachement sans bornes: si la violence est facile, la séduction moins odieuse l'est bien davantage encore....Le magnétiseur agit avec d'autant plus de sécurité que le souvenir de ce qui s'est passé est au réveil complétement effacé! Le magnétisme, il faut le dire hautement, compromet au plus haut dégré l'honneur des familles'. Quale onore delle famiglie può anche venir compromesso dalle possibili rivelazione di segreti che importa soventi tener celati.
Provata così con queste e con molte altre autentiche testimonianze l'immoralità del sedicente magnetismo animale si prova del pari coi fatti che non di rado esso produce in chi n'è vittima de' dolori acutissimi, degli eccessivi prostramenti di forze, de' gravi incomodi e delle lunghe malattie.
E' da notare che, in molti casi per la presenza di certe persone e per causa di segni religiosi della Redenzione o simili, rimane senza effetto alcuno la straordinaria potenza del magnetizzatore.
I medesimi sullodati filosofi Cristiani contestavano poi per altra parte coll'attestazione dei più opposti partiti i fenomeni così detti 'giansenici' dei quali sono specialmente ripieni gli annali di Francia della metà del secolo scorso....
Nelle operazioni magnetiche scorgendosi una prossima occasione alla miscredenza ed al mal costume, si bramerebbe, per tranquillità delle coscienze, conoscere quale sia a tale riguardo la vera opinione della S.Sede.
Non si ignora la risposta già emessa dalla Congregazione del S.Officio, ma sarebbe a desiderarsi che si ottenesse dalla S. Sede una norma più determinata e più particolarizzata su questa materia.
Qualunque possa essere la convinzione individuale sopra i fatti accennati e tutti da gravi e religiosi autori, appartenendo però alla Santa Madre Chiesa il giudicare e decidere in simili cose che sono di tanta importanza per la religione e per la pubblica morale importerebbe estremamente conseguire se non formali decisioni, una norma almeno a cui possano attenersi i Governi Cattolici, chiamati quali Essi sono da Dio a tutelare la religione e a dar leggi per tenere in freno i pubblici costumi vegliando al loro eseguimento
".
Il giorno 21 aprile 1841 "Angiolo Argenti Notaio della Santa Romana Universale Inquisizione" redasse pubblico atto con cui dapprima il S.Ufficio sancì "non essere lecito e quindi da perseguire l'uso del magnetismo": lo stesso giorno, con successivo atto redatto dallo stesso Notaio, il Pontefice Gregorio XVI "approvò la sanzione del S.Ufficio".
La relazione ecclesiastica permette d'evidenziare alcune peculiarità (prescindendo dalle osservazioni sul sempre temuto "Giansenismo" e sul presunto uso di poteri mentali ad opera dei suoi adepti!) nella lotta al "Magnetismo animale": al fine di queste riflessioni la notazione più significativa (oltre la fondamentale esasperazione dell'interpretazione religiosa rispetto alla visione scientifica) resta sempre la postazione critica dell'intervento di fondo - più conservatore e maschilista che moralistico - secondo il quale la Donna - non si parla apertamente di "Diversità" ma la si intende con chiarezza - può certamente disonorare i parenti cedendo alla seduzione del "magnetizzatore" ma ancora di più è in grado di complicare l'equilibrio di quel microconsorzio etico-sociale che è la famiglia rivelando, sotto ipnosi o in stato di sonnambulismo, "segreti e verità proibite".
Giunti a questo punto è probabilmente inutile dimensionare ancora il discorso indirizzandolo verso ulteriori piani di polemica, specie se su temi contemporanei: molti e con giustezza hanno già scritto su varie forme di persuasioni occulte o di condizionamento indotto per via di ipnosi od ancora su quanto grande significato ebbe nei Caraibi, ad Haiti ancor più che a Santo Domingo, il rito Vudu, cui non è certo estranea la sublimazione di stati parossistici di condizionamento e pure d' autosuggestione, per la salvaguardia di certe feroci dittature: peraltro il temuto rito Vudu, anche entrato nei processi della magia nera europea da tempi neppure recentissimi, è in fondo un ritorno di pratiche di magia nera in cui si sono fuse e trasformate in negativo tanto tradizioni magiche pagane che esperienze limite di spiritualità cristiana (già elaborate tra XV e XVI sec. in europa nel contesto del Malefici ed in particolare del Maleficio omicida dei Sagittari) con interferenze cultuali africane ed amerindiane.
Già a fine del '500 il DELRIO parlava di rituali satanici in area caraibica ricordando l'orgia di Sabba praticati a Panama e, nello stesso tempo, proprio dai suoi tempi, ed importato dalle paure dei conquistatori delle Americhe, il mito orrorifico del VAMPIRO si acuiva in Europa dal fatto che proprio in ambiente caraibico si era concretamente individuato un pipistrello ematofago (cioé "succhiatore di sangue") che confortava l'idea sia delle "Trasformazioni in animali attribuite a Streghe e Vampiri" ed alimentava l'insorgere di superstizioni e magiche imitazioni, magari nel falso sabba della messa nera, la messa dei rovesciamenti, ove il sacro è profano e viceverse, a partire dalle semplici candele qui nere ed invece bianche nel contesto del sacro rito.
Due cose sono comunque sostanzialmente indiscutibili, oltre, ben si intende, l'inesistenza di certe arcane follie: ogni stregheria trae forza dall'Ignoranza ed al contrario subisce violente demotivazioni dall'approfondimento critico e culturale.
Sull'Ignoranza trova buon terreno, da sempre, la Superstizione che, al modo in cui si è detto, resta l'anima dannata di certe esclusive "Signorie": anche quando non ci si serve di spettri persecutori (come nel contesto di certe manifestazioni, anche moderne, di Magia Nera) o di Mostri ma addirittura si sostanzia - magari col subdolo concorso di qualche folle polizia segreta - l'"Uomo nero" in un individuo reale, in un Diverso per razza, religione, ideologia od altro ancora.
Non a caso molti olocausti e tante persecuzioni hanno trovato i loro basamenti sia nell'Ignoranza che nella Superstizione e spesso son state necessarie delle guerre devastanti per cancellare (e non sempre del tutto) vere e proprie vergogne "demoniache" della specie umana come il razzismo, autentica Idra, mostro multiforme e cangiante che può colpire la "razza", che sia di Ebrei, Mori o Neri, ma può anche cogliere di sorpresa, con inaudita violenza, pure la diversità maturata nell'ambito dello stesso contesto razziale, quella cagionata dalla malattia, dall'omosessualità, dalla tossicodipendenza, dallo stato d'emarginazione giudicato colpevole ed offensivo ad opera della stupidità collettiva, sempre ben disposta al servizio di qualche "Potere più o meno istituzionale" che, in varie occasioni, si è sollevato tramite espedienti di questo genere, per esempio col dirottamento sugli inermi di colpe esclusivamente sue, rifuggendo cioè dalle proprie responsabilità civili di tendere semmai al recupero dei meno fortunati o dei meno abbienti o addirittura alla tutela del garantismo e delle leggi. Ed a conclusione preoccupante di tutto ciò, val sempre la pena di ricordare come il coagulo delle sinergie, la maniera cioè per cui [ pur se nell'età intermedia certo tutto questo accadde con frequenza estrema rispetto alla contemporaneità ] intaragiscono violenze e superstizioni, emarginazione e diversità, mostruosità e satanismo, finisca ogni volta per riflettersi entro lo specchio solo in apparenza cangiante della Femminilità o meglio ancora della Donna, per atavici rigurgiti d'ignoranza (connessi, anche, ai mai veramente compresi "flussi umorali della sua sessualità ciclicamente esasperata dalla natura") in più di una circostanza, come visto sopra, degradata - per le comodità di un sistema gnoseologico maschilista supportato dalle fragilità morali di un particolare folklore o dalle interessate connivenze ideologiche di qualche teologia eletta a sostegno dello stesso meccanismo di potere - da potenziale Santa (cioè da "Creatura in qualche caso eccezionale" ma anche, e con più frequenza, da "innocua partecipe di una spiritualità soggiogata") a Catalizzatore del Male (preda facile, costituzionalmente indifesa, per debolezza fisica, socio-economica e culturale) alla cui sensualità, biblicamente riprovata, è abbastanza semplice addebitare le cause di flessione di una qualsiasi organizzazione socio-politica ed economica, giunta invece per autonome, e ben poco innaturali responsabilità, sul baratro di insormontabili problemi, sin ai confini del suo collasso critico ed ideologico. Senza andare lontano basta citare il caso di tardo '500 di Triora nell'imperiese ligure dove per spiegare una carestia - dovuta in realtà all'insipienza agronomica ligure della storica predilezione per le monocolture - si tirarono "in ballo" delle "donne maligne" e, per via d'antiche riaccese rivalità, di calunnie e delazioni segrete, le si incolpò poi di tutto, sin ad inquisirle e tormentarle a sangue quali Streghe: erano ormai i tempi in cui, un pò ovunque, la figura maschile del Mago era stata relegata a livelli di secondo piano,a tutto "favore"(sic!) di quella della Strega, prima di tutto Donna e quindi bersaglio prediletto del Maligno che in ogni cultura elementare è sempre e soltanto esaltazione del Mostro affamato di sesso anzi di sesso naturale od innaturale, e quindi anale, quindi connesso alla Sodomia ma sempre a danno di femmine, di femmine perdute e mai di uomini: un Satana quindi perfettamente peccaminoso ma entro i parametri delle "depravazioni ufficiali"(sic!), fra cui Chiesa e Stato avevano remore persino a citare l'omosessualità.
Per quanto invece riguarda la più potente arma contro Superstizione/ Stregheria, cioè l'approfondimento critico-culturale è necessario far cenno come proprio le grandi, antiche raccolte librarie - qual è l'Aprosiana - resistono al tempo e dal tempo passato ci portano tanti messaggi, di gioia e d'arte certo ma anche d'oscuro dolore e di terribili vergogne.
L'educatore, l'uomo di cultura, il pensatore non devono accedervi come in un solitario e prediletto tempio culturale di emarginazione dalle supposte miserie della quotidianità. Chi è in grado di farlo, senza indulgere ai facili piaceri del surreale o dell'iridescenza letteraria e funambolica, ha l'obbligo morale - direi istituzionale, coinvolgendo così anche le autorità preposte alla formazione delle future generazioni - di divulgare questo sapere tra i giovani e no, tra chi non sa e pretende magari di sapere, troppo fidandosi di libresche scolastiche ritualità, di chi soprattutto crede - e fin troppi praticoni maneggiano ancora ai giorni nostri pallide finzioni dei "Libri Magici" - che la manipolazione della Superstizione sia solo un gioco, un passatempo od al limite, come diceva Orazio e forse pensavano tante innocue Streghe del '500, costituisca un modo per far soldi a danno dei gonzi.
La Superstizione è un'arma potentissima, che si solleva quasi inavvertitamente ai livelli del coinvolgimento totale quando è affrontata con pressapochismo: troppi giovani - come si è detto in chiave di premessa - parlano oggi di razzismo ignorandone la vergogna implicita, troppi parlano di esecuzioni sommarie o di limiti da opporre al garantismo senza sapere cosa ciò possa in effetti rappresentare.
V'è sempre un tempo per vivere e per morire: esiste anche un tempo possibile ma non inderogabile, e che spero mai debba venire, in cui, come all'epoca degli scontri fra Lutero e Papato, nelle chiese d'entrambe le confessioni uomini mascherati, in complice silenzio, schiudevano, quasi con lo stesso maligno rituale, la cassa delatoria, la scatola segreta in cui di nascosto i vili di tanto tempo fa deponevano le loro denunzie anonime contro tanti poveri Cristi, macchiati per sempre come "Diversi" e quali "Diversi" o "Mostri" quasi sempre condotti alla tortura e non di rado al patibolo, tra una folla tanto plaudente quanto terrorizzata perché infarcita di pregiudizi.
Anche questo può insegnare l'Aprosiana - ad onta del conservatorismo del suo fondatore - che cioè i casi celebri e sventurati di un Bruno o di un Vanini non debbono ripetersi mai più e che lo stesso deve accadere per i fatti anonimi, ma non meno gravi, di tante vittime del Ku-Klux-Klan come della segregazione contro negri od ebrei, come di tutte le moderne cacce alle streghe (anche se queste son da identificare coi "comunisti" alla maniera che avvenne negli U.S.A. al tempo della guerra fredda), come del rigetto verso chi per sesso, idea, opinione o scelta di vita non agisce alla maniera che farebbe comodo a quanti troppe volte pensano, o pretendono di pensare, ancora oggi come ieri, pure per noi, cercando di non farcelo comprendere.
ARISTOTELE (Stagira 384 - Calcide 322 a.C.). Sommo filosofo già discepolo di Platone, fondatore della scuola peripatetica (dalla scuola che chiamò Liceo in onore di Apollo Liceo o Peripato = passeggiata, in nome d’un insegnamento svolto passeggiando cogli allievi per i parchi e portici che la circondavano). Il corpus delle opere aristoteliche (giuntoci incompleto anche per la vastità) comprende opere di logica od Organon, opere di fisica, storia naturale e psicologia, i 14 libri della Metafisica, lavori di poetica e retorica, scritti etico-politici. Dopo la crisi del mondo classico, dalla scuola di Bagdad, il pensiero di Aristotele influenzò in modo straordinario il Medio Evo (l’arabo cordovano Averroè nel XII sec. stese il più grandioso commento di Aristotele e in ambito cattolico il pensatore greco raggiunse il massimi della fama [XII-XIII secc.] nel contesto della tradizione filosofica della Scolastica -esaltata nelle opere di Tommaso Aquinate- attenta soprattutto ad una conciliazione del pensiero di Aristotele colle verità di fede). Nell’Umanesimo e quindi nel Rinascimento, la riscoperta di Platone fece di quest’ultimo il vessillo dei letterati contro gli scienziati fieramente legati alle verità mai discusse in campo naturalistico di Aristotele. Dopo un lungo oblio, dall’Ottocento ai giorni odierni il pensiero del filosofo di Stagira è stato analizzato secondo un’ottica filologica corretta e sulla linea di un esauriente inquadramento storico-filosofico.
GALENO, Claudio (Pergamo circa 130 - Roma o Pergamo circa 200). Studiò medicina in Grecia ed Alessandria poi raggiunse Roma divenendovi medico di corte. Ricercatore e pensatore poliedrico rappresentò il vertice massimo della medicina antica e nel Rinascimento rappresentò nelle scienze curative l’equivalente di ciò che Aristotele risultava in ambito filosofico. Legato a concezioni tradizionali, perfezionò il magistero del grande medico greco Ippocrate perfezionandone il principio sui quattro umori essenziali e facendo interagire queste riflessioni con quelle degli stoici sul pneuma. Perfezionò la diagnostica e diede incremento agli studi di anatomia, neurologia e fisiologia: fu un grande compilatore di proposte terapeutiche. Molte furono le sue opere tra cui il trattato di medicina notissimo nel Medio Evo come Ars parva o Microtechnum o Microtechne ed il trattato di terapia conosciuto invece quale Ars Magna o Macrotechnum o Macrotechne.
PARACELSO, pseudonimo di Filippo Teofrato Bombasto von Hohenheim (Einsiedeln, presso Zurigo 1493 - Salisburgo 1541) alchimista e filosofo tedesco, discepolo a Brema e dell’abate Tritemio. Studiò alchimia, chimica, mineralogia e coniò il suo nome dal medico latino Celso cui si ispirò in contraddizione a Galeno di cui pubblicamente bruciò le opere per testimoniare la sua discordanza dalla dominante linea tradizionalistica delle corporazioni mediche che da Ippocrate portava appunto a Galeno.
Secondo Paracelso (che pur essendo cattolico praticante si occupava di astrologia ed esoterismo al punto da esser ritenuto un mago) l’Universo tutto risuonava (secondo la teoria d’un confronto perenne tra macro e microcosmo come specchi reciproci) in forza dell’Archeus, lo spirito vitale che avrebbe plasmato forme e forze ad ogni livello possibile del reale. Tra gli innumerevoli scritti attribuitigli basti ricordare alcuni, estremamente profondi e rivoluzionari editi dopo la sua morte, quali l’Opus paramirum del 1562, il Paragranum del 1565 ed il Volumen paramirum del 1575.







"VORONOFF (VORONOV) SERGE - Chirurgo e biologo nato a Voronez il 10 luglio 1866, laureato a Parigi. Direttore del laboratorio di chirurgia sperimentale al Collège de France nel 1917. Attualmente abita e ha il suo laboratorio sperimentale [in una SPLENDIDA VILLA] a Grimaldi (Ventimiglia).
S'è occupato con particolare passione dei problemi del cosiddetto RINGIOVANIMENTO, oltre che di quelli degli innesti e dei trapianti in genere. Una grande eco ebbero i suoi lavori sperimentali e clinici intesi alla ricerca del modo di migliorare le energie vitali e prolungare la vita per mezzo dei trapianti di ghiandole genitali, dalla sciammia nell'uomo, con qualche innegabile successo temporaneo. Con gli stessi concetti egli usò trapianti testicolari nel bestiame per migliorare talune razze e taluni prodotti. Fra le sue pubblicazioni sono Manuel pratique d'opérations gynécologique, Parigi, 1916; Vivre, ivi, 1920; Greffes testiculaires, ivi, 1923; Quarante-trois greffes du singe à l'homme, ivi, 1924; Greffe animale, ivi, 1925; Studio clinico di endocrinologia, Milano, 1926; L'innesto testicolare della scimmia all'uomo, Milano, 1930 ecc." [così sotto voce "VORONOFF" si legge nell'Enciclopedia Italiana di Scienze, Lettere ed Arti - Istituto della Enciclopedia Italiana fondata di Giovanni Treccani, Roma, 1937].









Secondo l'opinione comune, le tecniche dell'Illusionismo avrebbero la loro arcana origine negli artifici adottati da talune forme di culto per suggestionare i fedeli attraverso piccoli portenti artificiali o atmosfere magiche indotte.
Da questo spazio religioso, comunque, l'illuminismo si evolse per raggiungere pure forme si spettacolarità già in epoche remote.
Si suppone che l'opera di illusionisti fosse particata nell'Egitto faraonico e si è certi che venisse comunemente esercitata in ambiti greco e romano.
Ateneo per esempio - tra le pagine dei Deipnosofistai- trascrisse un catalogo di prestidigitatori a lui contemporanei.
Inoltre
Plinio Seniore, nella Naturalis Historia, menziona certo Anassilao da Larissa, bandito da Roma in quanto i suoi giochi furono accusati di magia.
Il cristianesimo anatemizzò quindi tutte le manifestazioni di Illusionismo relegandole spesso (quando non semplicemente tacciate di esse arti fraudolente) nel campo degli artifici magici resi possibili dalla conivenza coi demoni.
Nell'arco del Medioevo quanti esercitavano queste abilità spettacolari vennero dimensionati nel discusso contesto dei giullari di infima estrazione.
Questi operavano quasi soltanto sulle piazze cittadine e paesane, nei giorni di mercato, talora a stretto contatto coi mercanti meraviglie.
Dopo esser stati a lungo perseguiti dalla legislazione penale avverso i vagabondi, gli Illusionisti acquisirono una più interessata e favorevole opinione pubblica iniziando dal XVI secolo.
Per esempio il Cardano, verso metà del Cinquecento, aveva preso a scrivere che i giochi di prestigio non comportavano relazioni con la magia nera e nel 1584 l'inglese Reginald Scott editò un'opera (The Discoverie of Witchcraft cioè "La scoperta della stregoneria), che sviluppava pensieri analoghi a quelle di Cardano ed anzi si proponeva di svelare ai lettori curiosi gli espedienti del mestiere.
Nel Seicento e nel Settecento l'Illuminismo prese addirittura ad essere ospitato, come forma di intrattenimento esotico, nell'ambiente esclusivo di Corti e prestigiosi salotti nobiliari.
Proprio da siffatta epoca l'arte illusionistica cominciò ad assumere i connotati che tuttora conserva, grazie soprattutto a una schiera di praticanti italiani tra cui spiccano i nomi di Biagio Manfrenetini, Antonio Carlotti, Angelo Romagnoli, i coniugi Cefalo, Luigi Pinetti ed altri ancora.
Al riguardo lo studioso Harry Price scrisse: "L'arte dell'Illusionismo o magia bianca deve molto ai prestigiatori italiani perché essi riuscirono a toglierla dalle mani dei giocolieri ambulanti e la trasformarono, facendone una professione onorevole".
Durante l'Ottocento ed il Novecento le attrazioni dell' ILLUSIONISMO [sempre più affermantesi come una forma spettacolarizzata di MAGIA BIANCA] finirono per costituire una costante del panorama dello spettacolo internazionale.
Esse però si diversificarono e assunsero nuove peculiarità in forza di una consistente compagine di celebri artisti.
Tra costoro un ruolo eminente deve essere attribuito all' italiano Bartolomeo Bosco (1793-1863), unanimemente giudicato dai ricercatori il più potente mago bianco del sec. XIX (ne fu discepolo l'ovadese BARTOLOMEO MARCHELLI, uomo dagli interessi polivalenti, che tra l'altro fu un garibaldino di primo piano, partecipe illustre alla spedizione de I Mille).
Illustri esponenti dell'arte illusionistica ottocentesca furono comunque anche altri artisti come il francese Robert Houdin (1805 - 1871), inventore degli esercizi di catalessi con levitazione; l'olandese Henri Donckell, soprannominato Robin ( 1805- 1874), che amava suscitare apparizioni di fantasmi proiettati sulla scena; i fratelli americani Ira Erasto (1839 - 1911) e William Henry Davemport (1843 - 1877), che si dichiaravano possessori di strepitose facoltà medianiche ed eseguivano un numero basato su impressionanti sembianze di telecinesi; l'inglese William Robertson (1861 - 1918), detto Chung-Ling-Soo; il tedesco Willeim Pickell (1818 - 1903), noto come Wiljalba Frikell; il polacco Samuel Berlach (1825 - 1885); l'inglese John Neville Maskelyne (1839 - 1917) ; l'ungherese Harry Houdini ( 1874 - 1926) ed altri ancora.








Nella sua recensione Referat: August Forel, Der Hypnotismus la prima volta pubblicata in Wiener mediziniche Wochenschrift, 39, 1889 SIGMUND FREUD scrisse:
"Per spiegare i fenomeni ipnotici sono state proposte tre teorie principali.
La prima, che ancora oggi prende il suo nome dal Mesmer, afferma che, quando s'ipnotizza, un fluido, un elemento imponderabile che il Mesmer chiamò magnetismo, passa dall'organismo dell'ipnotizzatore in quello dell'ipnotizzato.
Ma questa teoria è ormai così aliena dal nostro atteggiamento mentale, dalla nostra impostazione scientifica, che non se ne tiene più conto.
La seconda teoria, quella somatica, spiega i fenomeni ipnotici secondo lo schema dei riflessi spinali; l'ipnosi è considerata come una condizione ftsiologica alterata del sistema nervoso, che può essere provocata mediante stimoli esterni, come sfregamento, fissazione dell'attività sensoriale, con l'uso di magneti o di metalli, ecc.
Questa teoria afferma che tali stimoli possono indurre l'ipnosi solo se c'è una determinata predisposizione del sistema nervoso, e che perciò solo i nevropatici, e soprattutto gli isterici, possono essere ipnotizzati; essa non tiene conto dell'influsso delle idee nell'ipnosi e descrive tutta una serie di alterazioni tipiche esclusivamente somatiche che si possono osservare nello stato ipnotico.
Questa spiegazione dell'ipnosi su base puramente somatica è sostenuta dal gran prestigio di Charcot.
Invece il Forel si dimostra senz'altro favorevole ad una terza teoria, quella della suggestione, elaborata dal Liébeault e dai suoi allievi (Bernheim, Beaunis, Liegeois).
Questa teoria sostiene che tutti i fenomeni ipnotici sono effetti psichici, cioè effetti di idee che, più o meno di proposito, vengono ispirate all'ipnotizzato.
Lo stato ipnotico è provocato dalla suggestione e non da stimoli esterni, e non è proprio solo dei nevropatici, in quanto lo si può provocare abbastanza facilmente in buona parte dei soggetti sani.
Concludendo, bisogna dissolvere il concetto, tanto nebuloso, di ipnotismo, in quello di suggestione.
Spetterà poi ad un'indagine piu approfondita stabilire se il concetto di suggestione sia, a sua volta, meno nebuloso di quello d'ipnotismo.
Qui possiamo limitarci a dire che, d'ora in poi il medico che voglia capire l'ipnosi farà senz'altro bene a basarsi sulla suggestione...
" (altri furono poi gli scritti freudiani su IPNOSI e SUGGESTIONE leggibili in SIGMUND FREUD, Opere 1886 / 1905, Newton Compton, Roma. 1995, pp.67 - 108).