Nella qui
integralmente digitalizzata Grillaia del 1668 (vedine il FRONTESPIZIO) il GRILLO (o capitolo) XIII il cui titolo detta "Della poca stima che si fa della buone lettere e de' letterati, e della cagion" . "Che mi giova di Lira armar la mano, Io la bella armonia negletta sento, A questa chiara quanto esemplare esternazione Aprosio fa quindi seguire quelle di Girolamo Preti e Claudio Achillini quindi quelle di Giuseppe Battista e di Francesco della Valle anche se sottolinea un'esternazione lirica assai pertinente di Francesco Baldacci che giudica "...degno di miglior fortuna per il suo letterario valore..." e che scrisse sul tema discusso "Che val penna d'ingegno alzarsi a volo/ Fin sovra il Ciel, se quindi avaro Nume/ Tarpata e vil la risospinge al suolo ? ". Sia pur pianta infeconda hoggi l'Alloro, Io pur, Sersale, infra l'Aonio Choro Qual piu' degna esser puote opra, e quiete, Altri gli heroi servir colmo di speme Sembra la vita, che da noi sen'fugge, Lieve vapor, ch'avidamente fugge Ma sol pagine verghi, e sparga inchiostro More colui, che le lusinghe infide La passo in Roma a' spasso passeggiando Urto in Parnaso, e do di naso in Pindo, Lodo Dio: content'io contento il Mondo,
Fra tante citazioni biblioteconomiche che da sole potrebbero costituire una spaccato
nuovo della cultura barocca merita un cenno particolare la rarissima satira NOS CANIMUS SURDIS di NICOLA (NICOLO') VILLANI ( detto il "Persio pistoiese " ed a questo collegamento spiegato per biografia ed opere a fronte di un certo oblio) atta ad indicare il lavoro improbo quanto spesso inascoltato dalla vacuita' umana di letterati, poeti e filosofi = citando l'amico Pier Francesco Minozzi a p. 175 del Grillo Aprosio emblematicamente ne riporta un'esternazione poetica sui "vizi regnanti" nel loro tempo = "...con vili oggetti/ son bassi i Grandi, e'l Principato e' Plebe;/ E sol volgono gli affetti/ Ai biondi rai [l'oro] di Messicane glebe;/ E sprezzano, devoti a i lor Tesori,/ con sacrilego core i Sacri Allori./...": in effetti pero' la "chiave di volta" della lunghissima dissertazione aprosiana non e' il Minozzi, dalla cui poesia, emerge solo una verita' valifa per ogni Stato e Contrada ma piuttosto l'enigmatica e latina Satira NOS CANIMUS SURDIS. Aprosio ne fa in effetti il "motore concettuale" intorno al quale ruotano tutte le sue asserzioni, sia concordanti che discordanti con la "Satira" stessa. A giudizio del suo autore il poco vantaggio che proviene dal sapere e in particolare dalle Lettere e dalla pratica della Poesia avrebbe il suo acme in Italia. Fatta una celere premessa con la registrazione di detti d'autori classici greci e latini (Aristofane, Partenio, Petronio, Marziale, Caio Plinio il Giovane (da p. 154 a pag. 155) Aprosio analizza pero' quasi subito la greve situazione dei letterati in Italia prendendo come primo testimone un autore celebre come Girolamo Fontanella di cui emblematicamente propone e riproduce un'Elegia (pag. 154, par. 3) di cui qui, per la significanza, vengono trascritte due strofe rimandando il lettore alla lettura integrale nel testo antico digitalizzato =
E con musico stral ferir la morte,
Se de l'orba tiranna esposto in mano,
Di me trionfa ingiuriosa sorte?
Il poetico honore miro schernito,
Veggio, ch'avido il Mondo a l'oro intento
A la cetera mia chiude l'udito".
Aprosio al par. 10 di pag. 160 scrive quindi "Non manco' chi si dasse a' credere, esser questo un male della nostra Italia: e tale fu' l'Anonimo scrittore della Satira Nos Canimus Surdis" di cui anche riproduce una sarcina narrativa salvo poi, come da sua consuetudine e Mutatis mutandis (ma non senza motivazione ne' prove documentarie) finisce con il sostenere, come suol dirsi che "...tutto il Mondo e' Paese..." alla fine di pagina 161 (par. 11) esplicitamente annotando "Parmi con tutto cio', che' l Mondo camini per una medesima strada. Gli Italiani sospirano, e gli altri non si stanno e cita in merito un verso emblematico latino (cui segue tutta la composizione) del poeta tedesco Lampert Alard che tradotto efficacemente suona "Miserevole e' oggi l'onore conferito agli studi" = Aprosio fa seguire a questo autore un ( da pagina 162 a pagina 174) buon numero di letterati stranieri in ambascie varie per i loro scritti e per le risultanze mai o quasi proporziali alle aspettative: sarebbe troppo lungo citarli tutti, specie con l'aggiunta dei brani poetici loro ripresi dal frate agostiniano, ma giova forse rammentare quanto scrisse Daniel Stolcius de Stolcenberg di cui alla VI riga dal basso di pagina 174 leggesi l' epigramma 73 della III Centuria delle sue opere e qui tradotto "Raro e' l'onore che si conferisce alle Muse, poco Amore/ si manifesta per l'Arte, sparsi qua e la' nell'abbandono son i bei dogmi/ Febo vien spregiato e cosi' le Grazie assieme a Pallade/ a mano Mercurio concede i suoi miseri doni ": e' a questo punto che "il Ventimiglia" riporta l'acuto sonetto del Minozzi sopra proposto e quindi si lascia andare ad altre e diverse considerazioni, come, e lo si ripete, gli capita sovente non avendo piu' materiale su cui discutere od intendendo porre un argine al fluire delle citazioni : ma l'Aprosio ha in essere lo sviluppo di un suo giudizio personale che lo porta a Ventimiglia od almeno a quella Ventimiglia che gli garantisce i piaceri dell' otium litterarium, otium negotiosum, ozio negozioso, ozio faticoso ecc. = o piu' pertinentemente ancora dell'ozio intellettuale in un ambiente salubre, e di qui la rivalutazione ambientale della citta' contro opinioni avverse, ma in un suo sito lontano dalle congestioni del mondo e quindi anche dalle problematiche della vita quotidiana a fronte, come in tanti altri luoghi del tempo, di guerre e calamita' naturali e per acclarare la scelta della residenza nella citta' natale, con l'erezione della sua splendida "Libraria", l'autore con la valorizzazione dell'habitat esistenziale procede in maniera consequenziale alla enfatizzazione dell'otium negotiosum proponendo tre modi diversi utilizzati da tre poeti per avvalorare la consolazione che puo' dare anche senza remunerazioni economiche, onori e fama la nobilta' della poesia coltivata in un ambiente ideale.
Il primo e meno famoso tra i poeti da "il Ventimiglia" menzionati risulta esser Federigo della Valle di cui egli riporta a p. 177 questo Sonetto indirizzato a Monsignor Diego Sersale Arcivescovo di Bari in cui si legge =
Sia lo stuolo de' Cigni anco negletto,
Solo perche non fassi ultimo obbietto
Con la turba volgar, la gola, e l'oro.
Ne l'otio faticoso havero' diletto,
Ne turberanno il mio tranquillo petto
Le Corti insidiose, e'l rauco Foro.
Che con sincera man, che nulla teme,
Toglier se stesso, e gli altri nomi a Lete?
Si vanti, a me saran glorie piu' liete,
Sciolto cantar dov'altri piange, e geme.
A questa lirica estremamente completa sia nel celebrare l'otium negotiosum quanto la sua valenza principale quella, peraltro estremamente sentita da Aprosio, di emancipare l'autore da quell'oblio che in un modo o nell'altro molti se non tutti travolge con lo scorrere del tempo Aprosio ne fa seguire una consimile di un autore certo assai piu' noto vale a dire il lirico marinista Giuseppe Battista ultima riga della stessa pagina; la lirica, che verra' ripresa da Aprosio anche nella II e gia' inedita parte dello Scudo di Rinaldo, a sua volta canta =
Onda del Nilo in su l'Egizia rena.
Sembra fiore Sabeo, che nato appena
Turbo lo schianta, o fulmine l'adugge.
Il Pianeta gentil, che'l di' rimena:
Vampa, che per lo Ciel striscia, e balena,
Nube, che su''l Pirene Euro distrugge.
Chi brama l'eternita'. Cosi' deride
Il velen della Morte il viver nostro.
Siegue de l'Ozio, e dell'Idalio Mostro.
Una Punta di Penna il Tempo uccide.
Questa terzina finale ed in particolare l'ultimo verso resteranno a lungo fissi nella memoria aprosiana sin a farne un motto per se stesso e per la sua Libraria, anche di fronte ad un graduale incupimento del religioso di rimpetto alle tante calamita' epocali e quale unica fuga plausibile dall'oblio: quindi, dopo una lirica dell'amico Muscettola qui digitalizzata ma non trascritta, quasi a chiudere con una vena scherzosa ed ottimistica la lunga dissertazione sul "destino dei poeti" l'eruditissimo agostiniano intemelio propone di Ludovico Luporeo questo -come scrive- leggiadrissimo Leporeambo che argutamente dice =
Ne in Dataria, cosa che sia pretendo,
E non so stocchi, e i miei baiocchi spendo,
Vesto modesto, e vado vivacchiando.
E di Canzoni, non dobloni abondo
Pur bevo freso, e da tedesco brindo.
Che non ho moglie, o doglie, e sto si' lindo
Che ancor per bell'hmor fo un salto tondo.
[Aprosio tralascia la II quartina che detta: Per dar conforto ai morti vo trottando/
a S. Gregorio, il Purgatorio aprendo/
con la messa, e con essa vo schermendo/
con un pavolo il diavolo scornando./].
In effetti Aprosio aveva gia' discusso con il Minozzi il tema della Fortuna e della mutevolezza dei destini umani in senso esteso e quindi nel contesto di queste riflessioni, poi autonomamente meditate e ripensate, un ruolo epocale e simbolico aveva per lui finito per raggiungere - anche nel complesso di quelle riflessioni aprosiane maturate abbastanza perigliosamente in merito all'astrologia, disciplina vista con crescente sospetto dalla Chiesa, specie in merito alla preconizione del futuro - Jacopo Gaufrido, un letterato francese di poco conto verosimilmente al servizio del cardinale Richelieu, che si infiltro' alla corte dell'ambizioso Odoardo Farnese duca di Parma e Piacenza ottenendo vari favori sin al punto di rivestire la carica di "segretario ducale", cosa che gli permise in un primo momento di avere una parte di rilievo nelle scelte militari e diplomatiche del ducato = celebrando nella sua Biblioteca Aprosiana
edita nel 1673 il romanziere Bernardo Morando e i doni dai lui fatti alla "Libraria di Ventimiglia" e tra questi una composizione del Morando o Venere Celeste (vedi qui p. 550, n. 3) l'erudito ventimiliese parla diffusamente di Jacopo Gaufrido (anche Giacomo Gaufrido) (alle cui sfarzose nozze appunto era stata dedicata la composizione del Morando) e da' prova di quanto la sua ricerca bibliografica non proceda staccata dalla cronaca e dalla storia: avendo anche occasione di soffermarsi a trattare del tema da lui sempre piu' colto attraverso gli anni della
INFORMATIZZAZIONE B. E. DURANTE
CLICCA E RITORNA ALLA HOME PAGE DI CULTURA-BAROCCA
RIPRODUZIONE DA RACCOLTA BIBLIOGRAFICA PRIVATA