cultura barocca
L' Aprosiana come "Tromba delle altrui Glorie" (p. 219, V r.) onde salvare tanti autori altrimenti destinati all'oblio perché fragile è la vita e solo una punta di penna il tempo uccide Un Breve contro i furti di libri e d' altri reperti simile a quello della Biblioteca del Convento di S. Martino a Segni

INCIPIT OD INIZIO DI COPIA ANTIQUARIA DEL PERDUTO BREVE DEL 1653 DI PAPA INNOCENZO X: QUESTA COPIA, CUSTODITA PRESSO LA BIBLIOTECA APROSIANA DI VENTIMIGLIA, ERA UNO DI QUEGLI ESEMPLARI CHE, STANDO GLI ORDINI PAPALI, DOVEVA ESSERE SEMPRE AFFISSO ALLA VISTA DELLA PUBBLICA UTENZA = CLICCANDO QUI SI PUO' VISUALIZZARE IL TESTO NELLA SUA INTEREZZA E LEGGERNE LA TRADUZIONE, CON OPPORTUNI INTERVENTI CRITICI
La considerazione sopra proposta è qui solo proemiale in merito ad un discorso molto ampio e qui approfondito il quale comportò vari motivi di attrito localistico = Angelico Aprosio era giustamente orgoglioso di aver messo insieme una grande biblioteca arricchita oltre naturalmente da libri anche presiosissimi da reperti antichi, collezioni varie, raccolte numismatiche, quadri che oggettivamente ne deprimeva la presunta caratura fratesca strutturandola piuttosto classicamente e alla moda del tempo quasi come una "Wunderkammer" [ma forse si è analizzato relativamente questo fatto ed a Ventimiglia la tipologia innovativa della Libraria o "Biblioteca Aprosiana", in onore anche alla cultura del collezionismo antiquario oltre che della biblioteconomia/bibliofilia, per certi versi più prossima ad una "Wunderkammer" o "Camera delle Meraviglie" che ad una convenzionale "Biblioteca Fratesca" poteva contro le aspettative d'entusiasmo ed ammirazione esser ragione di diffidenza, specie in tale contesto, decisamente provinciale e tradizionalista = anche per il fatto che, data la preziosità dei reperti, oltre che la struttura muraria di per se stessa già singolare e da tutti affatto condivisa (vedi), sussisteva l'esigenza difese in essere contro i furti dei libri. che dovevano rispondere ad esigenze peculiari ed inconsuete per una struttura monastica come qui si legge = " furti materiali di libri " (che a prescindere dal furto di altrui prodotti letterari e/o plagio di cui molto si occupò l'Aprosio ascrivendo tale costumanza al tema della frode) i quali, anche se ciò può sorprendere ed anche perpetratisu commissione, avvenivano spesso soprattutto presso biblioteche non fratesche divenute col tempo autentici reperti di tesori culturali e non solo cartacei ma che comunque risalivano già a tempi antichissimi sì che come qui si vede le stesse
*************BIBLIOTECHE GRECHE, QUEL MONUMENTO SAPIENZIALE CHE FU LA BIBLIOTECA DI ALESSANDRIA E LE TANTE BIBLIOTECHE OLTRE CHE GLI ARCHIVI DELL'IMPERO DI ROMA*************
ne erano soggette al punto di organizzare sorveglianze, controlli, sistemi sofisticati di chiusura, precisi regolamenti, anche opportunatamente affissi per estratti sin a ricorrere all'espediente estremo di cui è illustre documento il Codex Astensis cioè a quello di dotare di lucchetti e catene onde non libri molto importanti non potessero asportati senza procurare loro gravi danni rendendoli o invendibili o palesemente rubati, cioè il principio dei
" Libri Catenati o Libri Incatenati " (vedi qui l'immagine del "Catenato" Codex Astensis)
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