cultura barocca
INFORMATIZZAZIONE A CURA DI BARTOLOMEO EZIO DURANTE PER IL SITO DI CULTURA-BAROCCA

Non sempre vien dato il peso culturale doveroso all'AGRUMICOLTURA, ed in particolare all'AGRUMICOLTURA LIGURE (cui tra l'altro nelle Hesperides B. Ferrari dedicò un trattato basilare, da cui si è ricavata qui l'immagine del CELEBRE LIMONE LIGUSTICO QUI SOPRA PROPOSTO NELL'IMMAGINE): ANCHE SE FRA '600 E '700 SI EBBE UNA INTENSIFICAZIONE DI OPERE SUL TEMA TRA CUI VEDI QUI DI COSIMO TRINCI, "L'AGRICOLTORE SPERIMENTATO, OVVERO REGOLE GENERALI SOPRA L'AGRICOLTURA" vedine NOTIZIE VARIE E L'INIZIO DELL' INDICE GENERALE con in dettaglio il "TRATTATO DEGLI AGRUMI" [5 capitoli. da p. 207 a p. 219] ed ancora nel "MANUALE DE' GIARDINIERI DIVISO IN QUATTRO LIBRI DESCRITTO DA F. AGOSTINO MANDIROLA" in particolare il LIBRO TERZO - "TRATTATO DEGLI AGRUMI" [cap. XIII - da p. 426 a p. 437].
In effetti la LIGURIA OCCIDENTALE raggiunse tanta fama per questo tipo di colture da meritare nel passato, a partire dal '500, un RUOLO PRODUTTIVO E MERCANTILE primario di cui rimangono con studi recenti anche affascinanti TESTIMONIANZE CULTURALI partendo dal' 600 = vedi Altra incisione (dopo quella sopra proposta) nel volume di B. Ferrari Hesperides sive de Malorum Aureorum Cultura et usu, Libri Quattuor, Roma, 1646.
Questa attività colturale del Ponente, più di quella d'ogni altro paese dell'età delle grandi scoperte geografiche, incise sulle navigazioni oceaniche e quindi su esplorazioni e viaggi molto lunghi, altrimenti impossibili: infatti non tanto le carenze tecnologiche frenavano le grandi spedizioni navali quanto una lotta efficace contro le avitaminosi, da cui derivavano malattie come lo scorbuto .
Rilievo si è dato all'introduzione sulle navi dell'olio d'oliva quale conservante, merito è stato conferito all'intuizione di deporre, sotto l'albero di maestra, una o più botti piene di frutta colta acerba, da cui i marinai traessero vitamine ma si son sottovalutati gli agrumi che, per gli ultimi secoli della navigazione a vela, hanno costituito un antemurale contro le carenze vitaminiche.
I CEDRI furono acclimatati in Europa negli ultimi secoli dell'Impero Romano; limoni e aranci erano ancora sconosciuti nel X-XI secolo finché Siciliani, Provenzali e Genovesi trasportarono a Salerno, Sanremo, a Hyères il limone e l'arancio verso il 1096 e forse gli Arabi diffusero questa piante in Africa e Spagna.
Il clima del Ponente (quando naturalmente l'ambiente non era danneggiato da calamità varie con conseguente carestia)favorì la coltura di cedri, limoni ed aranci (fondamentali contro le carenze di vitamina C, di cui sono ricchissimi: da essi si prese presto a ricavare per scopi medicamentosi e non l'acido citrico) e da XV-XIX secc i frutti furono cespite di guadagno per coltivatori di Sanremo (MERCATO PRINCIPALE DEGLI AGRUMI),ma anche Ospedaletti, Bordighera, Borghetto S.Nicolò, Ventimiglia =SU QUESTI CENTRI ATTIVA CARTA MULTIMEDIALE.
Vedi carta attiva multimediale (interessante l'area agronomica di Nervia =VEDI QUI il "Piano Topografico dei Ruderi della Città degli Intemeli" steso su indicazione di G. Rossi dal geom. Arcadio Palmari nel 1877 ed edito entro la riedizione delle "Notizie degli Scavi" sempre del Rossi da N. Lamboglia sotto titolo de "Le Notizie degli Scavi da Ventimiglia di Girolamo Rossi (1876-1908)" in "R. I.I" ,XIX, tav. I ove ai lati e entro il disegno del Palmari si leggono a prova della tradizionale attività rurale del sito le diciture Giardini , campi di olivi, campi di limoni), Porto Maurizio, Dolceacqua, Nizza, Roccabruna, Mentone, Monaco)- [PARTICOLARISSIMO INDUBBIAMENTE IL CASO DI MENTONE IN TERRITORIO ITALIANO PRECISAMENTE A "LE CUSE" PRESSO I BALZI ROSSI=a proposito di Mentone Luigi Ricca da Civezza nel suo volume qui digitalizzato integralmrnte "Viaggio da Genova a Nizza ossia Descrizione Con notizie storiche,di statistica ed estetica e d'arti e di lettere, Scritta da un Ligure" nel 1865", Firenza a spese dell'Editore oltre che alle coltivazione di olivi a pagina 127 fa riferimento oltre che alla produzione di olio ,alla quantità di boschi di limoni ed alla loro spedizione paer motivi commerciali a Marsiglia, Parigi e nel NORD di Francia ed Europa]- ad integrazione bibliografica di queste riflessione sugli agrumi Nella "Sez. di Sanremo dell'Arch. di Stato" (Archives Departement de Nice, Serie M. 377) si leggono alcuni Capitoli della Frutta Limoni alla Todesca, ed alla Caravana, regolamentazione su coltura, raccolta e vendita sotto sorveglianza di un Magistrato dei Limoni e trattasi precisamente del Regolamento di Borghetto S. Nicolò, del Regolamento di Bordighera e infine del Regolamento di Sanremo .
I Magistrati dei Limoni, nominati ad Aprile stabilivano le Poste (tempi e modi di raccolta) con facoltà di multare i contravventori. Alla raccolta presiedevano i Collettori, annualmente eletti, che si servivano di ANELLI DI FERRO per misurare i frutti da commerciare o no, quindi per una SELEZIONE TIPOLOGICA, COMMERCIALE, STRUMENTALE E QUINDI FARMACOLOGICA (clicca e vedi)
[E.MUSSA Gli agrumi nell'estremo Ponente ligure (110 - 1843), in "Riv. Ing. Intem.", XXXIX, 1/2- ha fatto rimarcare la rarità ormai di queste misure fiscali e, sulla base di una collezione prinvata incompleta, ha menzionato: Anelu grossu di mm.54, Anelu de Mentun di mm. 51, Spezin di mm.47 e Anello Minuto di mm.35: una serie fiscale completa di è stata recentemente scoperta da Denise Avvantaggiati e quindi assimilata alle raccolte librarie e antiquarie della "Collezione M. e B. Durante" = la raccolta è custodita dal sito CULTURA-BAROCCA e per studio su motivata richiesta sarà messa a disposizione degli studiosi interessati).
Collettori e Proprietari procedevano alle operazioni, portandosi una scala ogni due unità e con l'obbligo di non prender denari, bevande od altro da terzi tranne la paga.
I Sensali, presiedevano ai Collettori, riscuotevano il dovuto, versavano la quota ai proprietari, trattenendo la tassa per la "Comunità".
Gli agrumi eran divisi per qualità: quelli da commercio si dicevano "alla Tedesca o Todesca" con rosetta verde ed "brotto" ma privi di picciolo (colti acerbi, per viaggi entro casse onde giungere maturi sui mercati) mentre "alla Caravana" ("
alla Baca" o "Bianchi") eran quelli per il commercio locale o comunque solo in Liguria, scelti già maturi ((il trasporto avveniva per via di mare, soluzione spesso inevitabile dato il degrado dell'antica via romana o Iulia Augusta e, oltre che dai mercanti, scelta per i loro spostamenti anche da personaggi di alto lignaggio come FRANCESCO PETRARCA oppure secondo il sistema tipicamente ligustico dei mulattieri)
I frutti minori, del tipico LIMONE LIGURE, che passavano per gli ANELLI
, erano spremuti per ottenere, tramite DISTILLAZIONE l' "AGRO" o acido citrico, venduto in Europa per bevande, tinture e come emostatico e diuretico in medicina.
Tra il 15 ed il 22 del mese ebraico di Tishri (settembre-ottobre), celebrandosi la "Festa dei tabernacoli o delle Capanne", detta "della Raccolta" per la fine dei lavori dei campi, molti EBREI erano nel Ponente per procurarsi cedri, rami di cedro, palma e salice da portare al tempio in processione nei 7 giorni della festa: per la richiesta, i commercianti di Bordighera guadagnavano molto dalla ricorrenza (l'a. ligure decadde in pieno '800 affermandosi il prodotto di Sicilia, Africa settentrionale e Spagna).
A proposito dei CEDRI bisogna tuttavia rammentare che, essendo abbinata la loro vendita a quella delle PALME, sia la RACCOLTA che la VENDITA seguiva linee alternative rispetto a quelle degli altri AGRUMI.
Il prodotto era quasi tutto indirizzato verso la Germania, sede di fortissime comunità ebraiche, ed i frutti che avevano anche grandi dimensioni (fino a 8-10 hg. cadauno) e che erano richiesti perfetti dai commercianti ebrei tedeschi, venivano valutati uno per uno od al massimo a dozzine.


































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Oltre, l' ANELU DE MENTUN e l'ANELU SPEZIN: E. Mussa cita un ANELLO MINUTO del diametro di 35 mm. che non è riscontrabile tra i 19 esemplari della RACCOLTA DURANTE in cui pure si trovano ANELLI DI CALIBRO DA 48 MM. A 61 MM.
Enzo Bernardini (E. BERNARDINI, San Remo, storia e anima di una città, De Agostini, Novara, 1988,p.151) oltre ai TRE ANELLI (parimenti citati da E. Mussa) nomina un ANELU VERGUN (detto anche VERGA o VERGHETTA) che sarebbe così nominato alludendosi alla FEDE MATRIMONIALE ed in effetti sarebbe un ANELLO PICCOLO del CALIBRO DI 45 MM.
Il calibro (uno solo introdotto dal 1584) aveva la funzione di dividere i LIMONI in DUE CATEGORIE: cioè i MERCANTILI o destinati al commercio (quelli che non passavano attraverso l'ANELLO ed erano di ottima qualità) e quelli MINUTI che, passando attraverso l'ANELLO o risultando difettosi, erano destinati alla SPREMITURA negli SCIACATORI per ricavare l'AGRO. Più rigido il Bernardini e, con giustezza, più possibilistico E. Mussa affermano che il numero di ANELLI nel XIX secolo aumentò (sin al NUMERO DI QUATTRO o forse ancora più) per rispondere alle diverse esigenze per specie o tipo di raccolta. Sono comunque interessanti le rilevazioni del Bernardini in merito alla valenza dei 4 ANELLI da lui menzionati.
L'ANELU GROSSU ("anello grosso") di 54 mm. corrispondeva a frutti di circa 100 grammi e quindi a 1000 frutti per un quintale.
L'ANELU DE MENTUN ("anello di Mentone") di 51 mm. corrispondeva a frutti di un peso medio di 80 grammi sì che un quintale ammontava pressapoco a 1250 limoni.
L'ANELU SPEZIN ("anello di La Spezia") di 48 mm. corrispondeva ad un frutto del peso medio di 55 grammi sì che occorrevano 1820 limoni per fare un quintale.
L'ANELU VERGUN di 45 mm. corrispondeva invece ad un frutto di 45 grammi circa di modo che ne occorrevano 2220 per fare un quintale.
Terminate le VALUTAZIONI FISCALI e l'OPERA DEI COLLETTORI i lavoranti radunavano in mucchi i limoni e poi le CUNTARRIXE ("Contarici") provvedevano al computo dei frutti prendendone DUE PER MANO (di conseguenza 4 IN TOTALE) e sospendendo i calcoli a 52 cioè in corrispondenza dei 200 FRUTTI COMPUTATI (con la tolleranza di 8).
Ogni MANO cioè ogni sequenza di computo veniva registrata su un legno apposito con una tacca di coltello. A lavori ultimati il SENSALE riscuoteva dal MERCANTE quanto pattuito dal PRODUTTORE, tratteneva la sua PROVVIGIONE e la QUOTA PER IL COMUNE.
Intanto le DONNE portavano i FRUTTI nei MAGAZZENI DI CITTA': qui venivano posti in CESTI (CAVAGNI) fasciati in tela per non danneggiare il prodotto: terminata la confezione le CASSE DI LIMONI O ARANCE erano condotte dal GROSSISTA che le aveva comperate o venivano caricate sulle navi.
Il citato Bernardini rammenta anche il periodo terminale della storia della RACCOLTA DEI LIMONI quando a Sanremo fu istituita una Società dei proprietari di orti di limoni che vendeva all'asta al miglior offerente tutti i limoni prodotti sul territorio comunale, fissando il prezzo ogni 1000 frutti con similari caratteristiche. Per via di siffatta evoluzione era scomparsa la figura del COLLETTORE rimanendo la squadra operativa costituita dal RAPPRESENTANTE DEL PROPRIETARIO, dal SENSALE, dal SEGRETARIO e da DUE DONNE (sempre il Bernardini rammenta che in quest'ultimo periodo i PREZZI DEI LIMONI subirono notevoli oscillazioni, raggiungendo anche prezzi altissimi in funzione della annate di gelo.
Il prodotto era quasi tutto indirizzato verso la Germania, sede di fortissime comunità ebraiche, ed i frutti che avevano anche grandi dimensioni (fino a 8-10 hg. cadauno) e che erano richiesti perfetti dai commercianti ebrei tedeschi, venivano valutati uno per uno od al massimo a dozzine.