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Home Page di Cultura-Barocca (vedi le condizioni per la fruibilità del materiale) Dalla romanità al XVII secolo il dibattito sulla cura dei capelli, anche per esser effigiati in maniera ottimale

Il giudizio che Aprosio fosse "espertissimo sia di reperti sacri che profani" venne già utilizzato a riguardo delle raccolte aprosiane che il danese T. Bartholin citò in questo suo volume qui digitalizzato sull'Unicorno
(interessanti le considerazioni dello scienziato danese sulla
MONETA O MEDAGLIA EFFIGIANTE DIDONE POSSEDUTA DALL'APROSIO
).
Nel suo rarissimo, ormai, volume sull'Unicorno l'illustre T. Bartholin, appartenente ad una celebre famiglia di studiosi Danesi variamente collegati ad Angelico Aprosio (vedine i componenti), non collegò tuttavia la moneta o medaglia, posseduta dal "Ventimiglia", effigiante Didone alla tradizione, da lui esposta, sui monocorni, di cui ampiamente trattò come dei bicorni, tra cui citò casi celebri come quelli di Alessandro Bicorne (vedi moneta) ed anche Attila detto pure Canrac oltre che "Flagello di Dio" ma la coniugò piuttosto ad una antica, quanto a giudizio del Bartholin conservatasi nei secoli, tradizione di cosmesi dei capelli ereditata dai Veneti (propria specie delle neospose) e in particolare di Padovani ritenuti -come da mitologia- discendenti dei Troiani e successivamente ripresa dai Romani a cui riguardo oltre che trattazione T. Bartholin inserisce effigi di monete da lui studiate e per sua ammissione riprodotte dal Thesaurus di Jacopo Strada.
Il Bartholin non ebbe occasione di far stampare la "moneta effigiante Didone" che per sua ammissione solo vide tra le raccolte aprosiane ma editò altre immagini tra cui qui si propone, fra le tante proposte, l'immagine di Statilia Messalina ovvero della terza moglie di Nerone proponendosi qui ad integrazione da un testo antiquario, integralmente digitalizzato, le riflessioni su molte altre imperatrici di Roma.
Aprosio riprese anche nella Grillaja del 1668 temi moralistici avverso il lusso, donnesco ma anche maschile.
Stando tuttavia all'epoca in cui il Bartholin sviluppò queste sue osservazioni sull'acconciatura delle donne veneziane e padovane, è da citare un'opera pregressa, sempre moralistica contro la vanità e decisamente più misogina della Grillaja, vale a dire lo Scudo di Rinaldo I (1646) che sulla scia del libertinismo degli Incogniti di Venezia ma anche degli scritti antidonneschi del Barrera e del Tivega che, assieme ad altri aspetti dell'amore del lusso in ogni sua forma trattò anche della cosmesi, con particolare attenzione alle fogge dei capelli comprese riflessioni sulla loro lunghezza, colore, eventuale tintura, sul divieto di far scendere una frangia di capelli sulla fronte ecc. ecc. non escluso, sia per donne che per uomini un discorso sulla moda sempre più diffusa delle parrucche o comunque di capelli posticci per infoltire quelli aggrediti da calvizie = per esigenze di contenuti esastivi ma anche di erudizione Aprosio non poteva esimersi di far cenno alle costumanze cosmetiche degli antichi Greci e Romani (sulla cura dei capelli presso i Romani -con riferimenti anche a parrucche, capelli posticci, tinture ecc. ecc. - ha però notevole importanza un'opera recente di Emilia Nanni comparsa sui "Quaderni dell'Aprosiana"): ed ecco qui, di conseguenza, digitalizzati (le parole sottolineate in rosso sono attive e multimediali) i capitoli appunto dedicati alla "cura della chioma" =

CAPITOLO XVII AL SIGNOR HENRICO FUIRENIO DANO: Capelli lunghi. Se stiano bene alle Donne

CAPITOLO XVIII AL SIGNOR ALESSANDRO ADIMARI: Se stiano bene a gli Huomini

CAPITOLO XIX AL P. GIO: BATTISTA ANDRIANI GIESUITA: Quanto grande sia il lusso delle Donne ne' capelli. Che ecceda quello di Venere. Chiome posticcie se lecite à gli huomini. Se alle Donne

[INTEGRAZIONE DAL TESTO ANTICO DELL'APROSIO = oltre che parrucche e capelli posticci ottenuti da persone viventi = senza dimenticare gli scritti dello Strozzi e di Ciro di Pers avverso la costumanza di creare false chiome, per coprire la calvizie, con capelli sottratti a persone defunte]

CAPITOLO XX A MONSIGNOR GIO: BATTISTA VERO: Quanto s'ingannino quelli, che si tingono i capelli

CAPITOLO XXI AL SIGNOR DANIEL BLANCK DANTISCANO: Qual colore convenga a capelli per bellezza maggiore

CAPITOLO XXII AL SIGNOR ALVISE PISANI GORZONE: Che la fronte debba portarsi scoperta

CAPITOLO XXIII AL SIGNOR CAVALIER CASSIANO DAL POZZO: Degli orecchini. Loro uso. Se siano segno di libertà, ò di servitù. Peso di essi. Forza delle orecchie donnesce nel sostenerli. Se sturino le orecchie alle Donne. Fanno uffitio di campanelli

CAPITOLO XXIV AL PADRE DON PRESIDIO ROMANO DE CRESCENZI MONACO DI S. GIROLAMO: Dell'imbellettarsi. Quanto disdica

CAPITOLO XXV AL PADRE GABRIELLO FOSCHI: Della barba

CAPITOLO XXVI AL SIGNOR GIACOMO LIPSIO: Del tormento delli mostacchj

CAPITOLO XXVII AL SIGNOR FRANCESCO TONDI: Quanto disdica alli Religiosi, & alle Religiose la coltura del corpo

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In effetti del Thesaurus furono editate nel '500 queste due pubblicazioni ma il Bartholin non specifica di quale si sia valso =
PRIMA EDIZIONE = Epitome Thesauri antiquitatum, hoc est, Impp. Rom. orientalium & occidentalium iconum, ex antiquis numismatibus quàm fidelissimè deliniatarum. Ex musaeo Iacobi de Strada Mantuani antiquarij, Lugduni : apud Iacobum de Strada, et Thomam Guerinum, 1553 (Lugduni : excudebat Ioannes Tornaesius) Descrizione fisica \88!, 339, \5! p. : ill. ; 4º - Marca (S454) sul front - Cors. ; rom - Segn.: pA-L4, a-z4A-V4 - Stemma del dedicatario Jean Jacques Fugger, sul verso del front. - Impronta ren- asoc sq,& OcOc (3) 1553 (R) - Marca editoriale X (S454) Sul front. Nomi: - [Autore] Strada, Jacopo - - [Editore] Tournes, Jean de <1.> - - [Editore] Strada, Jacopo & Guarin, Thomas - - Codice identificativo IT\ICCU\BVEE\007926
SECONDA EDIZIONE = Epitome thesauri antiquitatum, hoc est, impp. Rom. orientalium et occidentalium iconum, ex antiquis numismatibus quam fidelissime deliniatarum. Ex musaeo Iacobi de Strada Mantuani antiquarij Tiguri (Svizzera) : apud Andream Gesnerum F., 1557 (Tiguri : per Andream Gesnerum, Calend. Martij 1557) Descrizione fisica \72!, 335, \1! p. : ill. ; 8o Note generali - Marca sul front - Colophon alla c. e4 r - Cors. ; rom. ; gr - Segn.: a-d8 e4 A-X8 - Iniziali xil. - Impronta sem, b.a- s.e- esqu (3) 1557 (R) Nomi: - [Autore] Strada, Jacopo <1588m.> - - [Editore] Gesner, Andreas & Gesner, Jacob - Luogo normalizzato CH Zurigo Lingua di pubblicazione LATINO Paese di pubblicazione SVIZZERA Codice identificativo IT\ICCU\VIAE\001992 Jacopo Strada (Mantova, 1507 – Praga, 1588) fu oltre che pittore anchearchitetto, numismatico, orafo e scrittore italiano. Dal 1557 Strada divenne artista di corte e architetto ufficiale al servizio dei tre imperatori della casa d'Asburgo: Ferdinando I, Massimiliano II e Rodolfo II. Contestualmente lavorò pure per il duca Alberto V di Baviera a pro del quale realizzò un Antiquarium (vale a dire una galleria di antichità) in prossimità della residenza ducale a Monaco di Baviera dove la raccolta di statue antiche è tuttora visibile. Presumibilmente nel 1567 Tiziano dipinse un ritratto di Strada attualmente custodito al Kunsthistorisches Museum di Vienna: oltre alle opere sopra menzionate è da rammentare che 1575 lo Strada diede alla luce in Francoforte il Libro VII del trattato di architettura di Serlio ("I Sette libri dell'Architettura"), dopo aver acquistato i manoscritti a Lione dal vecchio artista.