cultura barocca
carta storica resa attiva (Durante) Vedi qui -entrambe itertestualizzate- la carta generale dell'Impero di Roma e quindi quella del suo Mercato Aperto Imperiale

Plinio il Vecchio nella sua Storia Naturale ci ha lasciato la più interessante descrizione dell'AMBRA e dei grandi commerci che si intrattenevano ai suoi tempi attraverso la storica VIA DELL'AMBRA anche se del prodotto non aveva grande considerazione ritenendolo solo un'ostentazione vana di lusso e scriveva (libro XXXVII, 11):" Il posto immediatamente seguente tra gli oggetti di lusso, anche se finora solo per le donne, è occupato dall'ambra. Tutti questi materiali godono dello stesso prestigio delle gemme: i primi due, sicuramente, per qualche ragione: i vasi di cristallo si usano per le bevande fredde, quelli di murra per le bevande sia fredde che calde, ma quanto all'ambra, nemmeno il lusso è ancora riuscito a escogitare una ragione per il suo uso".
Tuttavia lo scienziato romano, nonostante il suo moralismo permeato di antifemminismo, non potè far a meno di dedicare un'ampia trattazione ad una sostanza che godeva di un grande commercio e, dopo aver disperso come sciocchezze le leggende mitologiche elaborate soprattutto dai Greci sulla genesi dell'ambra, così scrisse nello stesso libro di seguito dal par. 42:
"E' certo che l'AMBRA si genera nelle isole dell' Oceano settentrionale e che dai Germani è chiamata gleso " [Come anche in un passo della Germania, 45, 4 di Tacito] ", ed è perciò che anche i nostri compatrioti hanno chiamato Glesaria una di queste isole " [Menzionata già da Plinio per identificare una delle isole Frisone, forse Borkum] ", quando Germanico Cesare conduceva colà operazioni con la flotta " [Forse la missione contro la Germania dal Mare del Nord, nel 16 d. C.] "; i barbari la chiamano Austeravia. Si forma, l'ambra, dal midollo che stilla da un tipo di pino, come la gomma nei ciliegi o la resina nei pini fuoriesce per eccesso di liquido " [L'ambra è una resina fossile essudata da un tipo di pino ormai estinto detto Pinus succinifera, nelle foreste del Terziario]. " Si solidifica per il gelo o per le condizioni atmosferiche o per effetto del mare, quando le onde agitandosi la strappano dalle isole. Allora, come che sia, è rigettata sulle rive, ed è trasportata così facilmente che sembra restar sospesa e non calare a fondo. Che si trattasse del succo di un albero lo credettero anche i nostri antenati, che perciò la chiamarono succino " [L'etimologia proposta da Plinio (sucinum da sucus) è inesatta; l'origine della parola è oscura (le sta vicino il lituano sakas = resina). Il termine ambra è di origine araba, da ambar] ". Che poi l'albero sia un tipo di pino lo indica l'odore di pino che l'ambra produce se la si strofina e il fatto che, ad accenderla, brucia allo stesso modo e con le esalazioni di una torcia resinosa " [Vedi pure Tacito, Germania, 45. 6] ". I Germani la portano soprattutto dalla provincia di Pannonia e di là per primi i Veneti, che i Greci hanno chiamato Eneti, ne diffusero la fama, vicini com'erano alla Pannonia e vivendo attorno al mare Adriatico. La storia è certo associata al Po per una ragione evidente: ancora oggi le contadine transpadane portano oggetti d'ambra a mo' di monili, soprattutto per ornamento, ma anche per le sue proprietà medicinali; si crede infatti che l'ambra sia efficace contro le tonsilliti e le malattie della gola, perché la natura delle acque in prossimità delle Alpi provoca infezioni di vario tipo alla gola degli uomini" [Probabile riferimento al fenomeno patologico del gozzo diffuso, comune appunto in determinate regioni montagnose, tra cui le vallate alpine, e anche oggi da molti ricondotto alla presenza particolari sostanze nelle acque potabili].
" La distanza da Carnunto " [scrive ancora Plinio] ", in Pannonia, " [Carnuntum era un'importante roccaforte militare al confine fra Norico e Pannonia (a circa 40 km a sud-est da Vienna sul Danubio, vicino all'odierna cittadina di Petronell). La VIA DELL'AMBRA ( nel fiorire dell'IMPERO DI ROMA e nel contesto del MERCATO IMPERIALE ROMANO ) correva, attraverso Carnuntum, dal Baltico all'Adriatico (Aquileia): la distanza indicata da Plinio (circa 888 km) sembra in effetti corrispondere a questo percorso] " alle coste della Germania, da dove si importa l'ambra, è di circa 600 miglia: il fatto è stato accertato da poco, ed è ancora vivo il cavaliere romano inviato a procurarsela da Giuliano, quando questi fu incaricato di curare lo spettacolo di gladiatori dato dall'imperatore Nerone. Egli attraversò i mercati e le coste e ne riportò una quantità cosi grande che le reti protettive che tenevano lontane le fiere dal podio erano annodate con pezzi d'ambra, e inoltre le armi e le barelle e tutto l'apparato di ciascun giorno (dal momento che lo sfarzoso allestimento ogni giorno cambiava) erano ornati d'ambra. Il blocco maggiore che egli riportò era del peso di 13 libbre " [quindi oltre 4 Kg.] ". E' certo che se ne forma anche in India " [ma secondo alcuni si tratterebbe di una lacca] ". Archelao, che fu re di Cappadocia, racconta che si importa di là allo stato grezzo, con la corteccia di pino ancora aderente, e che si leviga bollendola nel grasso di maiale da latte " [Dal 36 a. C. rimase sotto protezione di Antonio sino al 17 d. C. quando fu annessa da Roma. Archelao fu noto come "il geografo" e risulta citato da Plinio anche ai parr. 95, 104 e 107 di questo libro, fu probabilmente autore anche di scritti sui fiumi].
" Che l'ambra stilli in origine come liquido " [continua nella sua dissertazione Plinio il Vecchio] " lo provano alcuni corpi che si vedono all'interno in trasparenza, come formiche zanzare e lucertole, che evidentemente si sono attaccati alla sostanza fresca e poi ne sono rimasti prigionieri quando si è solidificata " [Medesima considerazione si trova in Tacito, Germania , 45.6: GIOIELLI e nei casi più sofisticati o raffinati anche MONILI CONFEZIONATI CON PEZZI D'AMBRA CHE INCLUDEVANO ANIMALETTI erano frequenti e comunque, a testimonianza del gran mercato di siffatti oggetti preziosi, un MONILE D'AMBRA, data la non casuale conformazione sferica o più precisamente ovoidale forse realizato proprio per quella COSTUMANZA FEMMINILE di cui ancora parla Plinio Seniore, venne ritrovato anche dall'ottocentesco CANONICO LOTTI durante gli scavi archeologici di cui ne redasse QUESTA DETTAGLIATA DESCRIZIONE e che permisero di individuare il sito della STAZIONE STRADALE ROMANA DI COSTA BELENI (o BALENAE) nell'area fra TAGGIA e RIVA LIGURE = è però da dire che gli SCAVI ARCHEOLOGICI RESI POSSIBILI sulla scorta dalla prioritaria realizzazione della "STRADA DELLA CORNICE" CALCO DELL'ATTUALE AURELIA [in effetti la STRADA DELLA CORNICE O LITORANEA DI LIGURIA IDEATA DA NAPOLEONE I MA NON COMPLETATA DAI FRANCESI FU RIPRESA, SEPPUR CON CRITICABILE CON LENTEZZA, DAI PIEMONTESI ED ALLA FINE REALIZZATA QUI COME IN ALTRI SITI QUALI IL VENTIMIGLIESE con le necessarie INFRASTRUTTURE (VEDI IN PARTICOLARE IL III SETTORE E LA RELATIVA DIDASCALIA) anche per dare qualche soddisfazione ai Liguri apertamente e giustamente sconvolti dalle DELIBERAZIONI DEL CONGRESSO DI VIENNA che contro le aspettative SOPPRESSE LA SERENISSIMA REPUBBLICA DI GENOVA]
indubbiamente
COMPORTARONO DANNI
ad un ancor più notevole patrimonio archeologico, danni che a DIRE DEL LOTTI, OLTRE CHE AI LAVORI PER LA REALIZZAZIONE DELL'ASSE STRADALE, ERANO COMUNQUE ANCHE PREGRESSI, CONNESSI PURE AI LAVORI AGRICOLI DEL PASSATO E AD UNA PRIMITIVA FORMA DI VENDITA DA PARTE DEI COLONI AI COLLEZIONISTI DEL PASSATO (fenomeno peraltro diffuso per le ragioni di cui si è detto in merito anche sia al COMPLESSO DEMICO PRINCIPALE DI ALBINTIMILIUM A NERVIA DI VENTIMIGLIA che alle sue dipendenze o SUBURBI, CHE PROCEDEVANO SIA AD ORIENTE CHE AD OCCIDENTE, QUANTO VERSO L'ENTROTERRA)].
" Le varietà di ambra sono numerose "[ Il grande naturalista cinquecentesco Ferrante Imperato non rigetta però l'etimologia di Plinio il Vecchio e nella sua monumentale Historia Naturale (qui digitalizzata) usa ancora italianizzandolo nel Libro XIV (vedi indice) in merito all'ambra il termine pliniano " succino " rifacendosi al suo uso romano per ricavarne monili oltre che a farne numerosi altri riferimenti.]
" Di esse la bianca ha l'odore migliore, ma né essa né quella color cera ha pregio; la rossiccia è più pregiata, e piu ancora se è trasparente, purché la luminosità non sia eccessiva: ciò che in essa piace è un'immagine del fuoco, non il fuoco vero e proprio profumo e generazione di calore erano caratteristica dell'ambra molto apprezzate come si deduce dall'uso delle donne di tenere oggetti di questo materiale fra le mani per scaldarle e sentirne il profumo (cfr. ad esempio Giovenale 6, 573; Marziale III 65, 5)] ".
La varietà più stimata è il Falerno, detta così dal colore del vino " [Vino campano, molto robusto che spesso si beveva sciogliendovi dentro miele (la bevanda ottenuta era detta mulsum)] " : e trasparente nella sua dolce luminosità, e in essa si apprezza anche la morbida tinta del miele cotto. Ma anche questo bisogna che si sappia, che l'ambra si tinge in qualunque colore si voglia, col sego dei capretti e la radice della borragine; ora anzi si tinge anche con la porpora. D'altra parte, quando lo sfregamento delle dita introduce in essa un soffio di calore, l'ambra attrae a sè paglie, foglie secche e fili di tiglio, come la pietra magnetica il ferro " [Plinio segue qui da vicino un passo del trattato teofrasteo De lapidibus 28. Sul magnetismo cfr. Plinio, XXXVI, 12 7 ].
" Inoltre i trucioli d'ambra bagnati nell'olio bruciano piu luminosi e piu a lungo che il midollo del lino.
La sua valutazione tra gli oggetti di lusso è così alta che una statuetta d'uomo in ambra, per quanto piccola, supera il costo di uomini viventi e in forze; sicché non basta certo un solo biasimo: nei vasi di Corinto si ammira il bronzo mescolato all'argento e all'oro; nei vasi cesellati, l'arte e l'ingegno; dei vasi di mirra " [La myrrha, murrha o murra è forse da identificare con la fluorite, un minerale incolore e di lucentezza vitrea] " e di cristallo abbiamo già detto la bellezza; le perle si portano attorno alla testa, le gemme al dito; insomma, in tutti gli altri oggetti preziosi per i quali abbiamo un debole ci piace o il metterli in mostra o l' uso pratico, negli oggetti d' ambra solo la consapevolezza del lusso. Tra le altre bizzarrie della sua vita, Domizio Nerone aveva adottato questo nome perfino per i capelli di sua moglie Poppea, chiamandoli anche in un suo poema ambrati, giacché non mancano mai nomi ricercati per designare i difetti; da allora, le signore hanno cominciato a volere questa specie di terzo colore per i loro capelli.
Un qualche uso dell' ambra si trova tuttavia in medicina, ma non è per questo che essa piace alle donne; è di giovamento ai bambini che la portano a mo' di amuleto.
Callistratoto dice che, ingerita liquida o portata come amuleto, è utile, a ogni età, anche contro gli attacchi di delirio e la stranguria. Egli ha anche introdotto una nuova varietà definendo criselettro un tipo di ambra che è del colore dell'oro e la mattina ha un aspetto delizioso, ma che, se c'è fuoco vicino, vi si attacca immediatamente e brucia in un attimo. Portata al collo come amuleto quest'ambra curerebbe le febbri e le malattie; tritata invece e mescolata a miele e olio di rose sarebbe un rimedio contro le malattie delle orecchie e, se tritata con miele dell' Attica , anche contro l'oscuramento della vista, e ancora contro le malattie dello stomaco, sia presa da sola in polvere sia bevuta in acqua con mastice. L'ambra ha un ruolo importante anche nella creazione delle false gemme trasparenti, in particolare delle ametiste, anche se, come abbiamo detto, la si tinge in tutti i colori ".




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