cultura barocca
Testo e informatizzazione a cura di Bartolomeo Ezio Durante

"La virtù è desiderosa di perigli e a qual risultato iri, non riflette su cosa sarà da patire visto che anche quanto si sarà dovuto superare costituisce una porzione di gloria. I soldati vanno orgogliosi delle loro piaghe e son contenti di poter mostrae il sangue che fluisce più abbondantemente: quanti ritornano incolumi dalla battaglia pur avendo fatto le stesse cose son meno guardati con ammirazione di chi ne rientra segnato da ferite" = così, in traduzione, dice il brano di Seneca sopra proposto tratto da L. Annei Senecae de diuina prouidentia, liber vnus: ac de paupertate, libellus alter, Pubblicazione Lugduni : pro Antonio Constantino : excudebat Sulpitius Sapidus (Lugduni : ex officina Sulpitii Sapidi, 1543 (vedine il frontespizio e il colophon = pur se il testo molto antico qui proposto ha alcune incongruenze, spesso corrette a mano in glossa nell'uso cinquecentesco) riportata da Aprosio in una sua opera.
Viene da chiedersi per qual ragione da una fra le edizioni del De prouidentia (titolo più usuale) Angelico Aprosio abbia ripreso questa guerresca affermazione, visto che appena prima, ma qui non leggibile nel testo latino, riporta una citazione del gladiatore Trionfo, che ancor più stupisce entro gli scritti di un religioso e che sostanzialmente è traducibile
"Sotto Tiberio Cesare ho udito il mirmillone Trionfo lamentarsi della poca frequenza dei giochi dicendo "era bello quel tempo ma è passato".
Data l'epoca durissima in cui viveva Aprosio aveva dimestichezza con le calamità esistenziali e non, comprese le guerre = sia quelle che si svolgevano in ambito Europeo (anche per motivi religiosi) che quelle condotte a difesa dell'espansionismo dell'Impero Turco. Come religioso ma anche come uomo espresse sempre grande ammirazione per i Cavalieri Gerosolimitani poi di Rodi ed ai suoi tempi di Malta impegnati in una strenua lotto, quasi isola per isola, contro l'avanza ottomana. Alle gesta di questi Cavalieri dedicò osservazioni significative all'interno del suo repertorio biblioteconomico del 1673 e per chi vuole approfondire ecco qui integralmente digitalizzato il testo -ove le parole sottolineate sono attive e multimediali- che redasse sotto il nome di Carlo de Conti della Lengueglia cavaliere gierosolimitano riferendosi però anche ad altre gesta di eroi del potente Ordine Cavalleresco. In maniera conforme all'epoca la Cavalleria specie se posta al servizio della Cristianità era un vanto al qual nemmeno Aprosio si sottrasse ottenendo quantomeno la titolatura di Cavaliere Aurato e Conte Palatino. Il brano sopra riportato dall'opera di Seneca non compare però nel repertorio della Biblioteca Aprosiana edito nel 1673 ma in una pubblicazione pregressa, vale a dire "La Grillaia" del 1668 e specificatamente come qui si può vedere a pagina 543, par. 13 del "Grillo" (o Capitolo) XXXXVIII intitolato ="Se dalla moltiplicità delle cicatrici, che mostrano alcuni nella lor vita, possa argomentarsi valore".
Del resto nella stessa opera ma entro il "Grillo" (Capitolo) XXXXII = intitolato "Se per iscrivere Historie, sia bene, che l'Historico vada alla guerra".
A prescindere dalle postulazioni della Protocronaca giornalistica e delle nascenti relazioni seicentesche su fatti vari, non esclusi quelli guerreschi la matrice del tutto e nel dettaglio del pensiero aprosiano sta in questa esternazione di Emanuele Tesauro di pagina 481, par. 4 ed estrapolata da = il brano del Tesauro dice, in qualche modo sottolineando la convinzione aprosiana che in tutto -guerre comprese- bisogna auspicabilmente affidarsi alla constatazione diretta =
Le Guerre del Piemonte trovan quasi più lingue che Occhi, più Storiografi che Testimonij.*** Non è dunque meraviglia, se alcuni libri ne son venuti alla luce ottenebrati da grandi falsità, ò perche gli Autori scrivendo ciò, che non viddero, non Veggono come Scrivono.
Logicamente Aprosio sapeva bene che uno storiografo od un cronachista non poteva risultare onnipresente e che allora, come fece e come si dirà qualche volta anche furtivamente, far in ogni modo pur di accedere a relazioni attendibili se non copie uffiali degli eventi:
ricorrendo, a fronte della rarità di certe documentazioni di ottenerne copie manoscritte od addirittura far in modo di accedere agli archivi e trascriverne di propria mano, possibilmente previa autorizzazione, il contenuto (come qui si può vedere in merito ad alcuni manoscritti custoditi alla Biblioteca Aprosiana di Ventimiglia - Fondo Antico)=
per l'agostinano intemelio come si evince da quanto, e non poco, è reperibile dalle sue Antichità di Ventimiglia impropriamente giudicate disperse molte cose vi eran riferite su Ventimiglia e territorio cirostante ma, alla maniera di come scrisse Plauto, Ibid, p. 481, par. 6 in merito alle voci tramandate sempre suscettibili di travisamenti, tante informazioni risultavano attendibili e quindi scientificamente proponibili in campo culturale, storico ma anche socio-politico-economico non escluso quello agronomico ed gastronomico, solo a condizione di documentazioni oggettive, con visualizzazioni personali e/o consultazione di documenti attendibili e non dando senza verifiche pronto credito a possibili vane voci



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