cultura barocca
DEL GOVERNO POLITICO DELLA PESTE quindi DEL GOVERNO MEDICO DELLA PESTE e poi DEL GOVERNO ECCLESIASTICO DELLA PESTE

Aprosio, che pure esperimentò gli orrori della peste genovese del 1656 (della cui spaventosa portata come si può leggere in questa sua lettera pure scrisse all'amico Giovanni Ventimiglia, patrizio siciliano teso, come storiografo della propria casata, a dimostrare che la "nobilissima prosapia di Ventimiglia di Sicilia" (cioé i conti di Ventimiglia e i marchesi di Gerace) discendesse dai conti della Città ligure. = IN EFFETTI LA PESTE (VEDI QUI DA TESTO ANTIQUARIO) HA UNA STORIA ANTICHISSIMA COME SCRIVE LUDOVICO ANTONIO MURATORI (LEGGI QUANTO REGISTRA) MA APROSIO NEI SUOI PIU' DATATI RIFERIMENTI, COME MOLTI SCRITTORI PARTE TRATTANDO DELLA PESTE DEL 1348-'49 RESA FAMOSA, TRA GLI ALTRI DAL "DECAMERONE" DEL BOCCACCIO COME QUI SI LEGGE (consulta in particolare le ultime 6 righe di pag 3 e continua nella lettura scorrendo le pagine successive)].
ANCOR PRIMA DEL 1656 APROSIO SUGGESTIONATO DAL TIMORE DI RITORNI DI UNA PANDEMIA PARI A QUELLA TRECENTESCA ebbe un culto personale, da giovane maturato in area veneziana, per Santa Notburga di Eben, di cui verosimilmente visitò i luoghi in cui operò incuriosito dalla possibilità di approfondire gli eventi della pandemia del 1348 che devastò l'Europa colpendo anche molte località della Liguria Occidentale tra cui Ventimiglia e Dolceacqua ove finita la peste, causa di innumerevoli vittime si manifestò poi la CARESTIA\ (NEL CONTESTO DI UNA GRAVE CRISI ECONOMICA CONNESSA ALLA PARALISI DEL SISTEMA PRODUTTIVO,DI MANIERA CHE PER ESEMPIO A SOLCEACQUA, PRIMA DI CORRETTIVI ED ESPLICAZIONE, NON POTENDOSI RISPETTARE PER LA POVERTA' AVITI ONERI FISCALI COME LE DECIME A PRO DELLA CHIESA SI DETERMINO' LA SANZIONE DELL'INTERDETTO AD OPERA DEL VESCOVO INTEMELIO RUFINO CHE SOLO QUANDO FU CHIARITO COME I MANCATI PAGAMENTI FOSSERO DOVUTI ALLA MISERIA SEGUITA ALLA PANDEMIA TOLSE L'INTERDETTO) .
La devozione popolare per la Santa era legata anche al fatto che sarebbe stata una santa taumaturga degli animali e degli uomini partendo dal presupposto che molte pestilenze fossero precedute da epidemie di animali buoi ed armenti prima di tutti, seguita per la mancata produzione garantita da questi animali da carestia e povertà cosa su cui si soffermò anche il grande Ludovico Antonio Muratori nel suo trattato DEL GOVERNO DELLA PESTE (I edizione = Modena, per i tipi del Soliani, 1714) [in cui affronta temi fondamentali per la lotta contro la PESTE CHE NEL '600 DIVENNE CAUSA DI UN INCUPIMENTO ESISTENZIALE IN MERITO ANCHE AGLI SCRITTI DI VARI AUTORI SGOMENTI DI RIMPETTO ALLA SCOPERTA FRAGILITA' DELL'UMANA ESISTENZA
(con una peculiare attenzione all'
Santa Notburga di Eben, di cui verosimilmente visitò i luoghi in cui operò la cui devozione popolare, e non solo, era legata al fatto che sarebbe stata una santa taumaturga degli animali e degli uomini partendo dal presupposto che molte pestilenze fossero precedute da epidemie di animali buoi ed armenti prima di tutti cosa su cui si soffermò anche il grande Ludovico Antonio Muratori nel suo trattato DEL GOVERNO DELLA PESTE (I edizione = Modena, per i tipi del Soliani, 1714) [in cui affronta temi fondamentali per la lotta contro la PESTE (con una peculiare attenzione all'"IMPORTANZA DELLA QUARANTENA" = VEDI GLI INDICI DEL PARI DIGITALIZZATI DEL'OPERA MURATORIANA TRIPARTITA (GOVERNO POLITICO, MEDICO, ECCLESIASTICO)1- SULLA SCIA DEL SEICENTESCO PADRE MAURIZIO DA TOLONE CONVINTO ASSERTORE DELLA QUARANTENA e su quella dedicata con tante altre osservazioni al CAPITOLO II DEL "GOVERNO POLITICO DELLA PESTE" OVE SI LEGGE ARGINI E DIFESE, AFFINCHE' IL CONTAGIO NON S'ACCOSTI. CON QUALI DILIGENZE SE GLI ABBIA A DISPUTAR L'INGRESSO,E L'AVANZAMENTO. ENTRATO IL MORBO, TENTATIVI PER SOFFOCARLO. QUARANTENA PROPOSTA A QUESTO EFFETTO (a titolo documentario, essendo molto simili siffatti proevvedimenti contro la peste negli Stati italiani vedasi nei particolari anche cartografici quelli adottati dalla Repubblica di Genova)ed al il Muratori poi fa molte ALTRE CONSIDERAZIONI QUI DIGITALIZZATE NEL CAPITOLO XII DEL
GOVERNO POLITICO DELLA PESTE E BEN LEGGIBILI IN VIRTU' DELL'INDICE DELLA PAGINA INIZIALE DEL CAPITOLO CON CENNI SULLA DIFESA DAI CONTAGI
SINO A CONCLUDERSI COI TRATTAMENTI DA RISERVARE AI PRIGIONIERI NELLE CARCERI(PAG143).COMMERCIO TRA LOCALI GIA' IN QUARANTENA E FORESTIERI di cui il Muratori è debitore al CARDINALE GIROLAMO GASTALDI IANUENSIS. IMPORTANTI INOLTRE IL CAPITOLO III. ALLEGERIRE LE CITTA' D'ABITATORI.POVERI SE SI ABBIANO DA ESLUDERE.LIBERTA' A I CITTADINI DI RITIRARSI IN VILLA. FUGA UTILE, E PERMESSA A TUTTI, FUORCHE' ALLE PERSONE NECESSARIE PER LA REPUBBLICA.
E IL CAPITOLO IV. NECESSITA' DI MAGISTRATI PRUDENTI E ATTIVI PER GOVERNO DELLA PESTE.AUTORITA', E RIGORE CONVENIENTE AD ESSI.LORO CAUTELE PER PRESERVARSI. ELEZIONE D'ALTRI SUBORDINATI.NON DOVERSI FORZARE I MEDICI ALLA CURA DE GL'INFETTI; E COME GOVERNARSI PER CONTO D'ESSI =[ CLICCA QUI PER LEGGERE L'INTEGRALE OPERA DI GIOVAN BATTISTA BALIANO AUTORE DEL "TRATTATO DELLA PESTILENZA", SCIENZIATO LIGURE FAUTORE TRAMITE ANGELICO APROSIO DI GIAN DOMENICO CASSINI L'ASTRONOMO DEI RE DI FRANCIA].
leggi poi anche il CAPITOLO V DEL GOVERNO POLITICO DELLA PESTE = PESTE COMUNICATA PEL CONTATTO DELL'ARIA, DE' CORPI, E DELLE ROBE APPESTATE.COME L'UNA PARTE DEL PAESE ABBIA DA DIFENDERSI DALL'ALTRA. REGOLAMENTO PEL TRASPORTO DELLE VETTOVAGLIE. NON OCCULTARE IL MORBO. UFFIZIO DE' MEDICI.E MANIERA DI OPPRIMERE LA PESTILENZA INTRODOTTA:
il Muratori poi fa molte ALTRE CONSIDERAZIONI QUI DIGITALIZZATE NEL CAPITOLO XII DEL
GOVERNO POLITICO DELLA PESTE E BEN LEGGIBILI IN VIRTU' DELL'INDICE DELLA PAGINA INIZIALE DEL CAPITOLO CON CENNI SULLA DIFESA DAI CONTAGI
SINO A CONCLUDERSI COI TRATTAMENTI DA RISERVARE AI PRIGIONIERI NELLE CARCERI(PAG143).
A DIMOSTRAZIONE DELLA SUA MODERNITA L'AUTORE NEL CAPITOLO VI =COMMERCIO FRA LE PERSONE COME DA REGOLARSI,QUALORA NON SI POSSA SOPPRIMERE LA PESTE.LAZZARETTI E SEQUESTRI,E ATTENSIONE A GL'INFERMI.PROVVISIONE PER GLI MENDICANTI. CIMITERI PUBBLICI FUORI DELLA CITTA'.REGOLE PER GLI MEDICI, CERUSICI, COFESSORI E LORO SEGNI. SEQUESTRO DE' FANCIULLI E DELLE DONNE, PROVVISIONE PER GLI BECCAMORTI, COMMERCIO FRA CITTADINI E CONTADINI DEL"GOVERNO POLITICO DELLA PESTE DI CUI QUI E' L'INDICE OVE SEGUENDONE LE VOCI DA P.53 AP.58 SI CONSTATA CHE L'AUTORE TRATTA DELLE RELAZIONI,ANCHE COMMERCIALI COME ANCHE SOCIALI FRA LE PERSONE IN TEMPO DI ASSOLUTA QUARANTENA SEGNALANDO IN CASO DI PESTE LA NECESSITA' "DI GHIUDERE LE SCUOLE E QUINDI PROIBIRE LE FESTE DA BALLO, I CIARLATANI (intendi IMBONITORI, SALTIMBANCHI,MEDICI DI STRADA E MERCATO VENDITORI DI PRESUNTE SOSTANZE TERAPEUTICHE SPACCIATE PER FAVOLOSE ECC.) GIUOCHI PUBBLICI, I MERCATI FUORCHE' DE' COMMESTIBILI, LE FIERE, ITRIBUNALJ GIUDICIARJ E TUTTE LE FORME DI ASSEMBRAMENTO: A P.59 COMPLETA LE OSSERVAZIONI SOSTENENDO SULLA BASE DI UN EDITTO ROMANO DI "INTERDIRE L'ACCESSO DI NOTTE A CASE DI MERETRICI" CON L'ORDINE CHE GLI OSTI NON POTESSERO DAR DA MANGIARE A PIU' DI QUATTRO PERSONE PER TAVOLA, SFUGGENDO OGNI RIDOTTO, BAGORDO E RAUNANZA, ed ancora Preparamento di Lazzaretti per gli Infetti e per gli Sospetti.Regole per tali luoghi.danni che provengono da i Lazzaretti, sequestri ed altri rigori. PRECAUZIONI NECESSARIE. a chi si permette il SEQUESTRO .ATTENZIONE sopra i BECCAMORTI [BECCAMORTO ha relazione con il lombardo lomb. monàtt, prob. alterazione di monaco, o di una sua variante dial., con svolgimento semantico dal sign. di sagrestano a quello di affossatore, becchino (con cui è attestata dagli ultimi decennî del sec. 16°), e con attrazione della serie dei nomi di mestiere in -att].Nome, reso famoso dal Manzoni nella descrizione della peste del 1630, con cui erano indicati a Milano i serventi pubblici ... addetti ai servizî più penosi e pericolosi della pestilenza: levar dalle case, dalle strade, dal lazzeretto, i cadaveri; condurli sui carri alle fosse, e sotterrarli; portare o guidare al lazzeretto gl’infermi, e governarli; bruciare, purgare la roba infetta e sospetta (Promessi Sposi, cap. XXXII).].UN RIFERIMENTO INTERESSANTE COMPARE POI A FINE DEL CAPITOLO III DELLA TERZA PARTE, TRATTANTE IL "GOVERNO ECCLESIASTICO", AFFRONTANTE IL TEMA DI QUALI REGOLE(DA SEGUIRE DALLA CHIESA) IN TEMPO DI GENERAL QUARANTENA.
IMPORTANTE IL CAPITOLO VII di cui il Muratori è debitore al CARDINALE GIROLAMO GASTALDI IANUENSIS OVE SI LEGGE COMMERZIO CO' FORESTIERI INTERDETTO. REGOLE PER PRESERVARVISI ILLESO NELLE TERRE E CITTA' APPESTATE.CAUTELE DEL VESTIRE, E DEL PRATICAR CON INFETTI.PRUOVE CHE SI PUO' FACILMENTE PRESERVARE, TRATTE DALLA SPERIENZA. NECESSITA' E UTILITA' DEL CORAGGIO IN TALI CASI.
DEL PARI RILEVANTE IL CAPITOLO VIII DETTANTE COME SI POSSA GUARDARE DALL'ARIA INFETTA [L'AUTORE A PAG.81 INDICA LE PALLE E LE SPUGNE IMBEVUTE D'ACETO E PIU' IN GENERALE LE SOSTANZE ODORIFERE DA PORTARE CON SE' ED ODORARE IN PRESENZA DI PERSONE SOSPETTE DI CONTAGIO, DI TRATTA SI UNA VARIANTE RISPETTO ALLA MASCHERA PROTETIVA DA TEMPO INDOSSATA DAI MEDICI] ODORI PRESERVATIVI, E VARIE RICETTE. ODORI SOTTILI E CALIDI NOCIVI. MANIERE DI PURGAR L'ARIA DELLE CASE,E DELLA CITTA'.
DI RILIEVO ANCHE IL CAPITOLO IX OVE SI LEGGE COMMERZIO DI ROBE INFETTE PROIBITO, NECESSITA' DI PRIMA ESPURGARLE.TRE MANIERE DI SPURGO.PIU' UTILE,E PIU' FACILE QUELLO DE I PROFUMI. DOSE E METODO PER PROFUMAROBE, CASE,ED ALTRI LUOGHI.ORDFINI RIGOROSI PER LO SPURGO E NECESSITA' DI QUESTO RIMEDIO
NEL CAPITOLO X SI LEGGE CAUTELA PER ESENTAR DALLO SPURGO VARIE ROBE. PROVVISIONE PER GLI CANI E GATTI.MONETE ED ALTRI METALLI SE SUGGETTI A PORTAR'INFEZIONE. REGOLE PER LE ROBE, ED ANIMALI. LUOGHI ELETTI PEL COMMERCIO DE' COMMESTIBILI, E MANIERA DI FARLO. SE SI DIA CONTAGIO DISSEMINATO O DILATATO DALLA MALIZIA.RIFLESSIONI INTORNO A I MALI EFFETTI DEL TERRORE,E CAUTELE[VEDI QUICOME IL MURATORI PARLA DEI PERICOLI DELLA SUPERSTIZIONE SU UNTORI, STREGHE MALEFICHE, FANTASMI E ADDIRITTURA GIUDEI].
NEL CAPITOLO XI QUINDI SI LEGGE PREPARAMENTO DI LAZZARETTI PER GL'INFETTI,E PER GLI SOSPETTI.REGOLE PER LUOGHI TALI. DANNI, CHE PROVENGONO DA I LZZARETTI,SEQUESTRI, ED ALTRI RIGORI. PRECAUZIONI NECESSARIE.A CHI SI POSSA PERMETTERE IL SEQUESTRO. ATTENZIONE SOPRA I BECCAMORTI[NOTE CRITICHE I DUE TIPI DI "LAZZARETTI" DA REALIZZARSI LEGGI DA META' PAG.125 -]
il Muratori poi fa molte ALTRE CONSIDERAZIONI QUI DIGITALIZZATE NEL CAPITOLO XII DEL
GOVERNO POLITICO DELLA PESTE E BEN LEGGIBILI IN VIRTU' DELL'INDICE DELLA PAGINA INIZIALE DEL CAPITOLO CON CENNI SULLA DIFESA DAI CONTAGI SINO A CONCLUDERSI COI TRATTAMENTI DA RISERVARE AI PRIGIONIERI NELLE CARCERI(PAG143).
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l Muratori si sofferma su altre QUARANTENE fra cui quelle inmerito alla peste in Milano del 1576 e1 630 e quelle decisamente più impressionanti elaborate da Gianfilippo / Gian Filippo Ingrassia (talora erroneamente scritto Ingarsia (Regalbuto, 1510 – Palermo, 6 novembre 1580) un medico e anatomista italiano considerato lo scopritore di un piccolo osso presente nell'orecchio: la staffa. Celebre il suo studio sulla peste Informatione del pestifero, et contagioso morbo: il quale affligge et haue afflitto questa città di Palermo, & molte altre città, e terre di questo Regno di Sicilia, nell'anno 1575 et 1576 ... col regimento preseruatiuo, & curatiuo, da Giouan Filippo Ingrassia ...Pubblicazione (In Palermo : appresso Giouan Mattheo Mayda, 1576, il di ultimo di Agosto) che come qui si legge fu teorico per l'uso della forca con l'esecuzione dei trasgressori delle norme di Sanità, principio che si ritrova a Roma,come sempre scrive il Muratori per la peste del 1656 ai tempi di PAPA ALESSANDRO VII SOLITO TENERE UNA BARA NELLA PROPRIA CAMERA- TRA LO STUPORE DEGLI AMBASCIATORI VENEZIANI - CONSASPEVOLE, DATI ANCHE I TEMPI,DELL'INEVITABILITA' DELLA MORTE OVVERO DEL MEMENTO MORI (ALESSANDRO VII fu molto legato all' ex regina di SVEZIA CRISTINA che, convertitasi al Cattolicesimo in forza del suo operato e da lui battezzata , prese stabile dimora in Roma). Sotto ALESSANDRO VII fu affidato contro i trasgressori sia laici che ecclesiastici a a quattro Prelati della Congregazione della Sanità di Roma fu affidato l 'uso della forca entro il ruolo svolto tra altri provvedimenti eccezionali e nel variegato contesto di queste iniziative un ruolo importante fu quello del CARDINALE GIROLAMO GASTALDI LIGURE ORIGINARIO DI TAGGIA(IM) citatissimo dal Muratori che il pontefice Alessandro VII delegò qual membro dell Congregazione sopra la Sanità alla sorveglianza e custodia di Roma colpita dalla peste nominando il Gastaldi, commissario generale di Sanità per lo Stato della Chiesa con la direzione dei provvedimenti necessari alla difesa della città e quindi dal 1657 Commissario Generale per la Salute [tanti furono I MEDICI CHE CON QUESTO ABBIGLIAMENTO PROTETTIVO STUDIARONO LA PESTE e tra quelli analizzati dal GASTALDI che non era specialista di medicina da citare è LEONARDO FIORAVANTICHE NELLA SUA QUI DIGITALIZZATA CIRUGIA PROPOSE SPECIFICATAMENTE UN RIMEDIO CONTRO LA PESTE NEL QUI PROPOSTO CAPITOLO LXXXIII DEL I LIBRO].
Tenendo conto che nella PREFAZIONE QUI DIGITALIZZATA DEL GOVERNO DELLA PESTE IL MURATORI NE ESTENDE UNA BREVE MA UTILE STORIA COME QUI SI LEGGE NEL "GOVERNO MEDICO" PUR INDICI CHE NE PARLARONO NEL CAPITOLO I DELLO SCRITTO MURATORIANO "DEL GOVERNO POLITICO DELLA PESTE" SEGUE UNA DOCUMENTATA STORIA DEL CONTAGIO FIN DALLE ORIGINI RICOSTRUIBILI:il Muratori in effetti scrive Gli Stati massimamente soggetti al turco sono, sto per dire, un perpetuo seminario di pesta, perchè quasi mai non se ne diparte essa, e particolarmente si fa sentire spesso in Costantinopoli,e e nel gran Cairo: poi l'autore tratta come il Contagio dai Paesi variamente soggetti od esposti all' Impero turco finiscano per penetrare nella nostra Europa" e ritenendo di non poter discorrere delle varie pesti antichissime (in effetti nella Prefazione al suo Governo della peste il MURATORI accennando ai tanti libri da lui letti su quella che chiama anche Guerra Santa cioè il contagio dall'Ungheria giunto in Austria, Praga e Ratisbona oltre a quello che "con miserabile scempio" devastò Amburgo in merito alla comparsa recente settecentesca dell'epidemia parla delle pesti antiche "partendo dal Poeta Sassone, da Omero nell'Iliade,da Tito Livio, da Ovidio,da Ammiano Marcellino, e poi dagli Annali Fuldensi, Paolo da Egina, Matteo Paris nella Storia Anglicana, Ermanno Contratto nella sua Cronaca del 1044 e quindi dal Cardinal Gastaldi, S. Ambrogio, e dal Quercetano ed altri scrittori per cui molto spesso il contagio risultava legato ad interazioni tra uomini ed animali domestici cosa cui il Muratori su studi più moderni non crede continuando il discorso prosegue piuttosto sui vantaggi procurati dagli animali domestici a inizio pagina VI). <font color="red">Parlando a fine della stessa pagina 3 della terribile peste del 1348 annotando che descritta da vari storici, e spezialmente da Cortusi, dal Petrarca e da Matteo Villani. Si partì questa, nell'anno 1346, dalla Cina, che anche allora era conosciuta e s'andò avanzando, per le Indie Orientali, fino alla Soria, e alla Turchia quindi portata in Europa da navi cristiane continuando poi il discorso sulla a sua espansione e soffermandosi sulla abituale durata dei contagi continuando a scriverne fino a pagina 5 da dove inizia a trattare di altre pesti successive parlando di seguito quella del 1630 ma ritornando spesso su altri contagi come la peste del 1526 IL MURATORI,BENCHE' RIPORTI LE FORMULE HA DUBBI SU FARMACI E PRESERVATIVI CONTRO LA PESTE, CHE RIPORTA SULLA BASE DEI MEDICI CHE NE PARLARONO "COME QUI SI LEGGE )2 VEDI DAL CAP IV DELGOVERNO MEDICO RIMEDI CURATIVI DELLA PESTE.NESSUNO SPECIFICO E SICURO FINORA TROVATO.PERIODO DELLE PESTILENZE IN UNA CITTA',PRINCIPIO,MEZZO, E FINE E LOR DIVERSI EFFETTI.MEDICAMENTI COME TROVATI EFFICACI IN UNA PESTE E NON IN ALTRE.SALASSI E MEDICINE SOLUTIVE. RIMEDI ALLORA O PERICOLOSI O NOCIVI - 3 VEDI DAL CAP V DELGOVERNO MEDICO SUDORIFERI UNO DE' RIMEDI PIU' COMMENDATI NELLA CURA DELLA PESTE.VARIE RICETTE- 4 VEDI DAL CAP VI DELGOVERNO MEDICO ALTRI MEDICAMENTI PER CURAR LA PESTE.QUALI USATI N' CONTAGI DEL 1630 E 1656. CANFORA COMMENDATA ASSAI E VARIE COMPOSIZIONI CANFORATE, SOLFO E SUOI PREGI CONTRA LA PESTILENZA. BOLO ARMENO,TRIACA, DIASCORDIO ED ALTRI ANTIDOTI O LODATI O RIPROVATI - 5 VEDI DAL CAP VII DELGOVERNO MEDICO METODO DA TENERSI NEL CURAR GLI INFETTI.SUDORIFERI RIMEDIO CREDUTO IL PIU' UTILE DE GLI ALTRI. -5 VEDI DAL CAP VIII DELGOVERNO MEDICO BUBONI,CARBONI E PETECCHIE. SINTOMI ORDINARJ DI QUESTO MORBO. PRONOSTICI INTORNO A I BUBONI.TRE MANIERE DI CURARLI.PIU' SICURA DELL'ALTRA QUELLA DI CONDURGLI ALLA SUPPURAZIONE.VARJ EMPIASTRI UTILI O EFFICACI PER MUTAR BUBONI.METODO E MEDICAMENTI VARJ PER FINIRNE LA CURA.USO DE' VESCICANTI. AFORISMI INTORNO A I SUDORI, E MANIERA DI FAR SUDARE.CAMERE DE GL'INFERMI COME S'ABBIANO A CUSTODIRE.QUAI CIBI E BEVANDE LORO CONVENGANO -6 VEDI DAL CAP IX DELGOVERNO MEDICO CARBONI PESTILENZIALI.PRONOSTICI INTORNO AD ESSI,VARI METODI PER CURARLI POCO LODEVOLI.MATURAGLI E SEPARARLI IN MANIERA PIU' COMMENDATA PIU' COMMENDATA DELL'ALTRE. VARI MEDICAMENTI PER QUESTO EFFETTO;ED ALTRE PER LEVAR VIA L'ESCARA O CROSTA FORMATASI DAI CARBONI/A> --7 VEDI DAL CAP X DELGOVERNO MEDICO PETECCHIE, FEBBRE,DELIRIO,VIGILIA, SONNO, VOMITO, SICCITA' DI LINGUA, EMORRAGIE, E SINTOMI DELLE PESTILENZE. SOLLECITUDINE NECESSARIA NECESSARIA IN CURAR PER TEMPO GL'INFETTI.VELENO PESTILENZIALE SE COAGULANTE O SQUAGLIANTE IL SANGUE. QUAI RIMEDJ S'ABBIANO AD AVER PRONTI PER GLI TEMPI DELLA PESTE
L'OPERA DEL MURATORI sarà proposta interamente digitalizzata Per i maggiormente interessati qui si propongono Digitalizzati dal GOVERNO POLITICO DELLA PESTE IL CAPITOLO XI ove si legge ad introduzione Preparamento di Lazzaretti per gli Infetti e per gli Sospetti.Regole per tali luoghi.danni che provengono da i Lazzaretti, sequestri ed altri rigori. PRECAUZIONI NECESSARIE. a chi si permette il SEQUESTRO .RATTENZIONE sopra i BECCAMORTI al cui riguardo scrive il Muratori e per conto degli altri usi e rigori,egli è troppo facile l'avvilirsi e il morire di spavento, al vedere o sentire i Ministri de' Lazzaretti, e i BECCAMORTI andare attorno con facce orribili abiti stravaganti e voci spaventose, e portar via INFERMI e SANI e MORTI,purchè vi sia da rubacchiare. Nè si può dire che orrore spiti il frequente suono di quei lor Campanelli ( il discorso su vivi messi sui carri dei morti continua nelle pagine seguenti del Muratori). Interessante quanto poco noto è il CAPITOLO IX trattante il modo di purificare merci commerciate e case in relazione al grande contagio del 1656-1657(che risparmiò VENTIMIGLIA a parere di DOMENICO ANTONIO GANDOLFO in forza della protezione del suo martire S. SECONDO [il Gandolfo non citò SAN ROCCO celebre per la protezione contro la peste, pag.492, colonnaI cui ai piani di Vallecrosia fu eretta una chiesa già inititolata a S. Vincenzo ]in cooccorenza con le ANIME DEL PURGATORIO) riprendendo padre Maurizio da Tolone il Muratori ne cita l'uso di profumi per purificare case e abitazioni (riportandone la la formula anzi le formule dei profumi utilizzate dai medici ma non solo nel'600 a GENOVA ,non escluso il meccanismo per Purificare lazzaretti e sepolcri.
Oltre a ciò il MURATORI nei capitoli I e II DEL GOVERNO MEDICO DELLA PESTE, con citazione di medici e pesti pregresse, si sofferma sull'uso più generale di profumi usati anche per suffumigi e non esita, oltre a ciò a soffermarsi su dati in merito a cibi ed alimentazioni).

Il Muratori trattò pure una miriade di argomenti tra cui tra cui PROFILASSI,POSSIBILI RIMEDI, non escluse PUNIZIONI SPAVENTOSE DETTATE DALLA SUPERSTIZIONE come nel caso della TERRIBILE QUESTIONE degli UNTORI e delle STREGHE MALEFICHEed addirittura di EBREI E GIUDEI SU CUI, A META' PAG.117 DEL CAPITOLO X "DEL GOVERNO POLITICO DELLA PESTE" SCRIVE IL MURATORI CITANDO QUANTO A LORO DIFESA FECE IN UN CONTESTO PER LORO MAI FACILE E ONDIVAGO CON SUA BOLLA PAPA CLEMENTE VI =VEDI=, di Clemente VI, 1348, Indirizzata a vari prelati, sollecita la protezione degli Ebrei contro le accuse anche per delazione segreta che siano responsabili della peste nera mediante, secondo radicate convinzioni popolari che confusero spesso eventi criminosi con figurazioni diaboliche e apocalittiche (che non escludevano l'equazione untore = ebreo), addirittura l’avvelenamento dei pozzi" .
Il MURATORI DENOTANDO LA SUA GRANDEZZA ENTRO QUESTA SARCINA DEL CAP X SEL GOVERNO DELLA PESTE OFFRE PROVA DELLA SUA GRANDEZZA A FRONTE DELLA CREDENZE DELL'EPOCA ANTICIPANDO, SEPPUR CON QUALCHE LACUNA, ILLUMINISTICHE POSTULAZIONI SCRIVENDO QUESTE PAGINE SU UNTORI STREGHE E TORTURA COERCITIVA COME SI LEGGE
SOTTO QUESTE SUE PAGINE
Anche se bisogna precisare che solo dopo ben dopo il Muratori l'illuminismo denunciò quale una terrificante vergogna dell'umana
superstizione e lugubremente esemplificata oltre che dall'erezione dell'OBELISCO INFAME in Milano e dalla TORTURA DELLA RUOTA
: Strumento di tortura -con esito devastante e quindi da classificare qual forma di tortura straordinaria per supplizio estremo- costituito nelle forme più evolute da una ruota a raggi ruotante su un palo cui si legava il condannato a morte supino e con le braccia e le gambe aperte e distese, dopo avergli fratturato le ossa degli arti, del torace e del dorso.
Il supplizio era anche detto di Commodo dall'imperatore romano cui se ne attribuì l'ideazione: la macchina della ruota come si vede nell'IMMAGINE (tratta da un rarissimo volume sulla storia della tortura databile ai primi dell''800) comportava diverse varianti.
Escogitata secondo la tradizione per il supplizio dei martiri cristiani avrebbe avuto forme diverse sin a quella, piuttosto complessa, delle lettere B e C dell'IMMAGINE dalle quali si ricava una forma di supplizi abbastanza artificiosa, poco comune e certo costosa: una ruota fa scorrere il condannato su degli aculei che lo strazieranno o lo farà passare più volte sin alla morte su un fuoco devastante.
Altrettanto impraticata fu la tortura capitale rappresentata alla lettera D: corrisponde molto al supplizio cartaginese della botte internamente piena di aculei entro cui, al tempo della I guerra punica, sarebbe stato giustiziato il generale romano Attilio Regolo fatto precipitare, chiuso entro la mortale botte, dai suo carnefici, gettando l'involucro tondeggiante da un'altura.
E' invece estremamente realistica e molto applicata nell'età intermedia, in Italia e non (anche se non esistono dati oggettivi per il Dominio Genovese) la forma di tortura della RUOTA FISSA rappresentata nell'IMMAGINE alla LETTERA E: il condannato, dopo che gli erano frantumati gli arti, veniva incastrato fra i RAGGI DI UNA NORMALE RUOTA DA CARRO: questa veniva poi infissa su un PALO sistemato in pubblico, mediamente sempre nello stesso luogo, magari all'ingresso od alle porte della città (se non nell'area vicina a questa del contado) e lì lasciato morire tra spasimi di indicibile dolore e quindi abbandonato alla decomposizione come forma di ammonimento per tutti e quindi per PUBBLICA CATARSI.
Nei testi del diritto intermedio questa forma di tortura mortale non era citata volentieri per l'inaudita ferocia: apparteneva cioé a quel tipo di supplizi straordinari lasciati all'arbitrio insindacabiole del giudice.
Nonostante la mancanza di relazioni, questo tipo di TORTURA INQUISITORIALE fu molto più praticata in ogni paese europeo per gli effetti di dissuasione che otteneva sempre.
Molti autori della letteratura italiana ne fanno menzione ma dato che fu straordinariamente applicata dagli inquirenti nel corso della PESTE DI MILANO DEL 1630 poi oggetto di descrizione altamente artistica da parte del Manzoni ne i Promessi Sposi.
Proprio dal milanesato provengono, sulla sua disumanità, i dati più importanti e le condanne più appassionate dei presunti, sventurati UNTORI che dopo una breve SEGREGAZIONE IN CARCERE per sottoporli ad investigazione con tortura ed estorcerne la confessione erano processati e immancabilmente condannati a morte: non mancano però nemmeno nel DOMINIO LIGURE fantasiosi riferimenti anche ad UNTORI GENOVESI in merito alla grande peste bubbonica del 1579-1580.
Sul fenomeno degli UNTORI restano comunque essenziali le DOCUMENTATE CONSIDERAZIONI fatte da Pietro Verri [in OSSERVAZIONI SULLA TORTURA (leggine qui il testo integrale) e in Storia di Milano, s. d., p.362: supplizio con la ruota di un certo Vittorio Angelucci supposto UNTORE DI PESTE
], e da A. Manzoni in quella straordinaria RICOSTRUZIONE DELLA CACCIA AGLI UNTORI IN MILANO che fu la sua Storia della Colonna Infame (del 1840) laddove, quasi a perenne sanzione contro ogni forma di supertiziosa credulità, dolentemente scrisse: ...quell'infernal sentenza portava che messi su un carro fossero condotti al luogo del supplizio; tanagliati con ferro rovente per la strada, tagliata loro la mano destra davanti alla bottega del Mora; spezzate le ossa con la ROTA, e in quella intrecciati vivi, e alzati da terra, dopo 6 ore scannati..."
Tutto ciò detto, ferma restando, sempre, la valenza rivoluzionaria in senso di modernizzazione del diritto e di democrazia dell'opera
DEI DELITTI E DELLE PENE,
proprio del nonno paterno del Manzoni cioè di
CESARE BECCARIA.


a name=ecc>Il Muratori si sofferma anche sul perchè la peste aggredisce principalmente i PAUROSI e i MELANCONICI e l'uso (pur se dimostra di non avere fede nei rimedi del GOVERNO MEDICO DELLA PESTE) a riguardo di AMULETI E ANTIDOTI ESTERIORI , sia in merito AD OGGETTI SPECIFICI CHE AD ALTI NOMI SCRITTI COME SPESSO SUGGERIVA LA SUPERSTIZIONE. L'autore analizza pure il comportamento che debbano tenere i RELIGIOSI e soprattutto i PRELATI : per la significanza, anche contrastata sino ad una ascrizione -poi revocata- entro l'elenco dei Libri Proibiti Muratori affrontò anche il tema allora in auge di ESPORRE LA VITA PER GLI APPESTATI riprendendendo certe considerazioni di
TEOFILO RINALDO/RYNALDO (RAYNALDO)
di Sospello già corrispondente dell'intemelio erudito G. Lanteri dal Muratori stesso trattate entro il
QUI DIGITALIZZATO CAPITOLO VI DELLA TERZA PARTE, TRATTANTE IL "GOVERNO ECCLESIASTICO"
dal titolo
Carità de' Principi verso i lor Sudditi. Maggiore si esige da gli Ecclesiastici, che da i Laici, e molto più da i Benefiziati. Obbligazione de i Regolari. Doversi in caso di necessità impiegare anche i Vasi sacri. Carità eccellentissima di chi si espone alla cura de gl' Infetti. Come s'abbiano da preservare tali Caritativi
(PER UNA VISIONE PIU' ESAUSTIVA DEI TEMI DEI VARI CAPITOLI "DEL GOVERNO ECCLESIATICO" CLICCA QUI)

La parte che concerne la figura di Teofilo Rinaldo (Rainaldo - Raynaldo ecc.) inizia con questa coinvolgente espressione
LA PARTE SEZIONE DEL CAPITOLO VI DEDICATA PADRE P. TEOFILO RINALDO DETTA = "Ma il più eccellente atto di carità che possa farsi in tempo di peste verso il prossimo, e per conseguenza verso Dio, da cui vien ricevuta come fatta a sè ogni opera di misericordia che esercitiamo verso il prossimo nostro, purché accompagnata da essa carità e dall'intenzione di piacere allo stesso Dio, si è l'esporre la propria vita in soccorso degli appestati ... "
nominandosi specificatamente
"P. Teofilo Rinaldo" (con S. Bernardino) in questo luogo e poi riprendendone la figura per esplicare come ai tempi della Peste di Lione del 1629 come nessuno di tutti i Gesuiti che si esposero a vantaggio degli appestati "fu mai toccato dalla Peste" mentre al contrario "Due soli, che non andavano mai, o di rado andavano, a quel santo ministero, e si credevano più sicuri dal pericolo con lo star ritirati, morirono di Pestilenza...".


Come altrove già scritto l'intiera opera del Muratori sulla peste potrà esser richiesta al sito di CULTURA-BAROCCA = qui per approfondire quanto scritto si danno riferimenti critici sui problemi che certe postulazioni crearono in sede inquisitoriale a TEOFILO RINALDO/RYNALDO (RAYNALDO) comprese come le critiche che decaddero in forza di Alcune revisioni sino sl punto che il suo scritto sul Martirio per la Peste influenzò celebri autori tra cui il Manzoni in merito all'operato di fra Cristoforo= in questa giunta, e in merito alle citate revisioni, si propone l'indice della parte muratoriana connessa al GOVERNO ECCLESIASTICO DELLA PESTE digitalizzando per l'importanza delle voci il CAPITOLO I con un indice che inizia dalla prima pagina del capitolo digitalizzato dice: Necessiità di ricorrere a Dio e di placarlo massimamente in tempo di Peste (Quali in pericolo di contagio abbiano da esserele incombenze de' Vescovi e degli altri Ecclesiastici per tener lungi il Morbo; e quali i preparamenti, prima ch'esso venga = importante anche il CAPITOLO II nel ci indice si legge: Quanto sia necessario il Coraggio ne' tempi della Pestilenza. Fede e Speranza, Virtù divine,e fonti d'Intrepidezza, e di Giubilo(con altre postulazioni: significativo a pag334 un brano tratto dal "sermone della Mortalità" di SS. Cipriano)
il CAPITOLO III il cui vasitssimo indice inizia ad inizio del testo digitalizzato dice: UFFIZIO DE' VESCOVI VENUTO IL CONTAGIO (ECC. ECC,PAG.337- 350) ma non meno significativo risulta il CAPITOLO IV concernente i doveri dei PAROCHI" ove si legge UFFIZIO DE' PAROCHI E CONFESSORI PRIMA DEL MORBO,E VENUTO IL MORBO ( CONSULTA L'INDICE DEL CAPITOLO PREPOSTO ALLA PRIMA PAGINA = LEGGI ANCHE LE PRESCRIZIONI DI S. CARLO BORROMEO NEL CONCILIO V PROVINCIALE DI MILANO). LEGGI POI QUI DIGITALIZZATO IL CAPITOLO V IL CUI INDE INIZIA CON L'ESPRESSIONE CARITA' VERSO IL PROSSIMO QUANTO ESSENZIALE AL CRISTIANESIMO, E MASSIMAMENTE NELLE CALAMITA' D'UNA PESTE( CUI SEGUE CON MOLTE ALTRE OSSERVAZIONE UNA SERIE DI RIFLESSIONI UNA DISSERTAZIONE SULLA CONFRATERNITA DELLA MISERICORDIA O DELLA CARITA' [CON UNA ] SCRITTA DAL TRECENTESCO MATTEO VILLANI LODE DI CHI ASSISTE ALLA CURA DE' SUOI PARENTI INFERMI.
LEGGI QUI DIGITALIZZATO IL CAPITOLO VI CON LE POSTULAZIONI DI TEOFILO RINALDO/RYNALDO (RAYNALDO) DI SOSPELLO
LEGGI CAPITOLO VII PIETA' E DEVOZIONE NECESSARIE IN TEMPO DI PESTE...
LEGGI CAPITOLO VIII RICORSO ALL'INTERCESSIONE DE' SANTI; MA SPECIALMENTE RICORSO A DIO...
: IL MURATORI CONSIGLIA DI LEGGERE LIBRI DI VARI AUTORI, CHE CITA, DI ARGOMENTO SPIRITUALE COMPRESE LE'VITE DEI SANTI'(A PAG.401) PUR NON CITANDO ESPRESSAMENTE S. ROCCO UNIVERSALMENTE CELEBRE PER LA SUA OPERA CONTRO GLI APPESTATI E S.SECONDO PATRONO DI VENTIMIGLIA CUI DOMENICO ANTONIO GANDOLFO ATTRIBUISCE IL MERITO D'AVER PRESERVATA QUESTA CITTA' E IL SUO TERRITORIO DAL CONTAGIO DEL 1579 -1580 = nel capitolo e' comunque interessante la pagina 411 ove l'autore parla di una TRADUZIONE DI UN LIBRO DEL GESUITA NEPUEU (De l'amour de nostre-seigneur Jesus-Christ, et des moyens de l'acquerir. Par le pere François Nepveu ... Edizione Quatriéme edition revûë, corrigée, & augmentée Pubblicazione A Paris : chez Estienne Michalet, premier imprimeur du roy ..., 1698) FATTA DA PAOLO SEGNERI JUNIORE (SEGNERI, Paolo iuniore. - È così chiamato per distinguerlo dall'omonimo oratore, suo zio. Nato a Roma il 18 ottobre 1673, morto a Senigallia il 15 giugno 1713, entrò nella Compagnia di Gesù a sedici anni non compiuti, il 25 maggio 1689; applicato nel 1706 alle missioni dei luoghi di campagna, percorse molte borgate della Toscana, del Modenese, della Lunigiana e del Genovesato, richiesto da governanti e vescovi a cagione del mirabile frutto che operava riformando i pubblici costumi. Clemente XI lo destinò nel 1713 a predicare in varie diocesi del Piceno; ma quando nel giugno di tale anno, dopo predicato in Fano, aveva incominciato la missione di Senigallia, fu ivi colto da violenta febbre che lo spense:Il S. iuniore nulla pubblicò con le stampe mentre viss delle sue straordinarie doti oratorie testimonia Ludovico A. Muratori, il quale, pieno di devota ammirazione per lui, ne scrisse e pubblicò in Modena (1720) unavita, che era già stata preceduta da quella edita in Roma nel 1716 da F. M. Galluzzi.F. Carrara, ne raccolse in tre tomi le Opere Postume (Bassano 1795), premettendovi la Vita scritta dal Muratori. Di queste Opere Postume fu data una nuova edizione stereotipa in un solo volume, nel 1857 a Torino. SAGGIO PARZIALE di Pietro Tacchi Venturi - Enciclopedia Italiana 1936 =CITIAMO QUI: Dell' amore di Giesù e de' mezzi per acquistarlo trattato scritto nel suo idioma franzese dal padre Francesco Nepueù della Compagnia di Giesù. Ristampato in occasione delle Missioni Sacre del p. Paolo Segneri di detta Compagnia In Modona : pel Capponi, 1712 ED ANCORA Dell'amore di Giesù e de' mezzi per acquistarlo trattato scritto nel suo idioma franzese dal padre Francesco Nepueù della Compagnia di Giesù ristampato in occasione delle missioni sacre del p. Paolo Segneri di detta Compagnia Pubblicazione In Bologna : per Costantino Pisarri, all'insegna di S. Michele, 1713) CON OSSERVAZIONI SULLE DEVOZIONI DA FARSI, E SULL'OPERA DI PREDICATORI E CONFESSORI: ARGOMENTI TRATTATI NELLIBRO POSTUMO DEL CELEBRE ZIO OVVERO LA PRATICA DELLE MISSIONI, ma anche importante è la PAG. 414 ove si cita IL QUARESIMALE XLI PRONUNCIATO A PADOVA DA SAN BERNARDINO DA SIENA SULREMEDIUM INFIRMITATIS
Molto interessante è poi il CAPITOLO IX dettante: RIMEDI PER CONSERVARE ILLESI I CONVENTI DE' RELIGIOSI. VARIE CAUTELE A TAL FINE, ED ALTRE IN CASO CHE V'ENTRASSE IL MALE. QUANDO SIENO TENUTI I RELIGIOSI A MINISTRARE I SACRAMENTI A GL'INFETTI,E QUANDO GLI ECCLESIASTICI SECOLARI.MONISTERI DELLE MONICHE COME S'ABBIANO A CUSTODIRE, E REGOLE SE VI PENETRASSE LA PESTE. ESORTAR LA GENTE ALLO SPURGO. DOPO IL CONTAGIOPROMUOVERE LA PIETA'. CONFORMITA' AL VOLERE DI DIO CAGIONE DELLA VERA TRANQUILLITA' = significativa è la conclusione di questo CAPITOLO (PAGINE 436 -437) con l'invocazione di affidarsi sempre alla VOLONTA' DI DIO contro TRIBOLAZIONI PESTE E MORTE , CAPITOLO cui a fine testo) con altri dati e stampa del 1720 ed a cui seguono queste PREGHIERE A GESU'che possono servire al popolo in tutti i tempi,ma spezialmente in quello delle TRIBOLAZIONI,per implorare il suo potentissimo ajuto e la su ineffabil MISERICORDIA..


Come leggibile nel testo digitalizzato quando anche la morte accada in così eroico e santo ministero [ al modo che interpreta e scrive Ludovico Antonio Muratori], il morire, quantunque non sia propriamente un martirio, pure è una similitudine o spezie di martirio, siccome il p. Teofilo Rinaldo mostra in un suo trattato" [Teofilo Rinaldo = Teofilo Raynaud (1587-1663), gesuita di Sospello, fu autore di molte opere (vedi A. DE BACKER, Bibliotheque de la Compagnie de Jesus, coll. 1518-50 = troppe per GIROLAMO TIRABOSCHI che parlò del Rainaudo evidenziando i suoi problemi qual religioso e politico (pur sostenendo contro altrui errati giudizi la sua italianità qual suddito dello Stato Sabaudo nonostante la lunga residenza in Francia) nel contesto di una letteratura non facile e talora polemica ed acre nella sua Storia della Letteratura Italiana (qui "tomo VIII, dall'anno MDC all'anno MDCC, parte I", edizione II, "in Modena, 1793, presso la Società Tipografica"). Fra queste opere il TIRABOSCHI non cita il De martyrio per pestem ad martyrium improprium et proprium vulgare comparatum (Lione 1630): pur se esalta, contro vili maldicenze anche di correligionari, l'onestà, l'illibatezza, il sacro impegno, il servizio per gli appestati del Rainaudo). In concorrenza con altri spunti ritenuti troppo polemici proprio questa opera fu messa, come sopra già scritto, all' Indice dei Libri Proibiti nel 1648 seppur presto tolta da esso nel 1664 dopo alcune correzioni [varie erano le ragioni dell'avversione patita dall'autore = questo intervento non fu gradito da molti ecclesiastici anche se non pochi furono nel tempo (vedi il caso intemelio del 1628) i religiosi che anziché rispettare le normative statali profilattiche contro la peste od impegnarsi per l'assistenza degli infermi preferivano cercare riparo in luoghi ritenuti a minor rischio cosa che poteva innescare un'altra riflessione, più sottile ma perigliosa, vale a dire quella di Paolo Sarpi per cui tanti religiosi, intendendo mettere al riparo con se stessi, i propri beni o prenderne controllo personale, comprovavano l'interesse per il potere temporale ottenuto nei secoli acquisendo ricchezze grandi evidenziato apertamente dal Sarpi nel qui digitalizzato Trattato delle Materie Beneficiarie
].
A proposito della concessione dell'"imprimatur" fu scritto "Li due opuscoli de Martirio et poeste, et error popularij del Padre Raynaudo nell'ultima stampa, sono usciti corretti conforme l'ordine della Sacra Congregatione dell'Indice e perciò si lasciano correre, ancorche tal correttione non apparisca in alcun Decreto, e tanto mi scrive il Padre Maestro del Sacro Palazzo da me ricercato circa detti Opuscoli" come compiutamente leggesi in questa lettera dal Grande Inquisitore di Genova Michele Pio Passi Dal Bosco nel 1665 scritta ad Angelico Aprosio a riguardo della "Diocesi di Ventimiglia" di cui era Vicario del Sant'Uffizio (per completezza documentaria giova dire che "il Ventimiglia" non usò mai termini negativi a riguardo di Teofilo Rainaudo come vedesi nel suo repertorio biblioteconomico La Biblioteca Aprosiana del 1673 = comunque a riguardo di Teofilo Rainaudo -pur lasciando ad altri i contatti con il celebre gesuita- Aprosio non usò mai parole critiche od offensive pur citandolo, anzi con elogi, nel suo repertorio biblioteconomico del 1673 La Biblioteca Aprosiana e precisamente a pag. 169, VI riga dal basso, quindi a pag. 221, righe 13/14 dall'alto e finalmente a pag. 224, 13/14 dal basso (tutte le voci evidenziate in rosso sono attive e multimediali pur se sempre occorre tener conto della nota qui esplicitata
( le riflessioni di "Teofilo Rainaldo" vennero recuperate, come già scritto in forza di alcune revisioni, riviste e quindi condivise dalla Chiesa sì da essere poi condivise anche da Ludovico Antonio Muratori nel suo trattato Del governo della peste scrivendo nel CAPITOLO VI. - "DEL GOVERNO ECCLESIASTICO DELLA PESTE" come il personale sacrificio, sia di religiosi che laici, per gli appestati se non proprio un martirio quantomeno costituisca una similitudine o specie di Martirio, siccome il P. Teofilo Rinaldo mostra in un suo Trattato = cfr. Hisch IV pag 304; Hoefer XXXVI 987-990: opera citata esplicitamente, quella del Muratori, ne I Promessi Sposi del MANZONI al Cap. XXXII sui dubbi di parecchi savi, compreso il cardinale Federigo Borromeo, sulla reale esistenza di diabolici untori" = leggi qui dal muratoriano Cap. X, p. 117 del "Governo Politico" dal "Governo della Peste = le riflessioni di "Teofilo Rainaldo" in qualche modo si riflettono, anche, sempre nel Capitolo XXXII dei "Promessi Sposi" ove leggesi = ...ché, in mezzo allo stordimento generale -a causa della peste di Milano - , all'indifferenza per gli altri nata dal continuo temer per sé, ci furono degli animi sempre desti alla carità, ce ne furon degli altri in cui la carità nacque al cessare d'ogni allegrezza terrena; come, nella strage e nella fuga di molti a cui toccava di soprintendere e di provvedere, ce ne furono alcuni, sani sempre di corpo, e saldi di coraggio al loro posto: vi furon pure altri che, spinti dalla pietà, assunsero e sostennero virtuosamente le cure a cui non eran chiamati per impiego. Dove spiccò una più generale e più pronta e costante fedeltà ai doveri difficili della circostanza, fu negli ecclesastici. Ai lazzeretti, nella città, non mancò mai la loro assistenza: dove si pativa, ce n'era; sempre si videro mescolati, confusi co' languenti, co' moribondi, languenti e moribondi qualche volta loro medesimi; ai soccorsi spirituali aggiungevano, per quanto potessero, i temporali; prestavano ogni sevizio che richiedessero le circostanze. Più di sessanta parrochi, della città solamente, moriron di contagio: gli otto noni, all'incirca. ).
















LUDOVICO ANTONIO MURATORI fu storico, erudito, letterato (Vignola 1672-Modena 1750).
Sacerdote, ricercatore di una verità storica basata solo sui documenti e quindi non tacque i torti della Chiesa.
Fu inoltre il primo studioso ad avere una visione unitaria della Storia d'Italia.
Lasciò tre opere monumentali: Rerum Italicarum scriptores (1723-1751), raccolta delle fonti della Storia d'Italia dal VI al XVI sec.; Antiquitates Italicae Medii Aevi (1738-1743, ripubblicate dal 1751 al 1755 in italiano col titolo Dissertazione sopra le antichità italiane), in cui il Muratori prende in esame questioni di Storia medievale, dando così impulso agli studi su questo periodo; Annali d'Italia dal principio dell'era volgare al 1749 (1744-1749).















Ludovico Antonio Muratori nel suo trattatello Del governo della peste (Modena, per i tipi del Soliani, 1714) al capitolo [IL RIMEDIO PIU' EFFICACE, LA QUARANTENA]
"Ma ponghiamo che il morbo, superato ogni riparo ed entrato in una terra o città, non si possa colle vie suddette" [fin qui il Muratori ha parlato dei mezzi più efficaci per tenere lontano il contagio, come le fedi di sanità, le guardie speciali, le limitazioni al commercio, i bandi, l' isolamento degli infetti] "soffocare e che oggi uno, domani due e tre, e in luoghi diversi della città, comincino a morir di peste, in guisa che resti solo il gran pensiero di salvare da così fiero incendio i più che si potranno del popolo: allora e necessario che i magistrati con una pronta e ben pesata consultazione propongano l'ultimo de' rimedi, che son per accennare. Non e gia esso da mettere in disputa, essendo efficacissimo e tale che si dee, purché si possa, tosto abbracciarlo; ma solo e da esaminare, se si abbiano, o possano aversi mezzi per mettere in opera questo ripiego, il qual pure fu insegnato e praticato in vari luoghi con felicissimo successo dal p. Maurizio da Tolone cappuccino, siccome egli narra nel suo trattato politico della peste, opera molto utile, stampata in Genova l'anno 1661" [ trattato . . . anno I66I: Narratio compendiosa de Fratribus Capuccinis qui in civitate Genuensi et suburbiis peste infectos ministraverunt anno I656 et pro fratribus suis animas posuerunt tradotto e pubblicato presso Giovanni Callizzano in Genova nel 1661 dal cappuccino Ambrogio da Genova].
"Consiste esso nel mettere in quarantena almeno tutto il basso popolo della città, dal quale, e non dai nobili e dalle persone comode, la sperienza fa troppo spesso vedere che il male e facilmente disseminato e introdotto anche nelle case de' più guardinghi. Cioè, dopo avere ordinato che chi vorrà in termine di alcuni giorni partirsi dalla città possa farlo, si ha assolutamente da rinserrare nelle proprie lor case il volgo e i poveri tutti sotto pena della vita, con interdire ogni commerzio fra una casa e l'altra e con provveder poscia al rinserrati bisognosi il vitto ed altro che occorra. Scorgendosi dipoi infetta alcuna d'esse case, quella colle robe sue, e non l'altre, si dovrà purgar coi profumi, avendo buona cura delle persone che o ivi restano o si conducono altrove siccome sospette del male. Che se anche nell'ordine più civile de' cittadini fosse penetrata la peste, i medesimi si dovrebbono obbligare a questa medicinal prigionia.
Un gran bene si ricava da tal rinserramento, perché così vien tolta l' occasion di conversare e di vicendevolmente imbrattarsi . I magistrati più facilmente esercitano le loro incumbenze, e si schivano le ladrerie costumate in simili tempi, ne' quali la vil plebe si fa lecito ogni disordine, e coll'appropriarsi le robe degli appestati tira addosso a se la morte e la comunica ad altri. Basta il tempo di quaranta giorni per recidere e soffocare il male, mentre chi e sano si fa conoscer tale dopo tal pruova; e chi tale non era o avea in casa i semi del male o manca di vita o guarisce, ed espurgandosi immediatamente la sua casa e robe, si taglia la via al male di passare ad infettar altre persone e case. Il sequestrar la plebe minuta nella forma suddetta, può conservar la vita a loro e a tante altre migliaia di persone, le quali, per conversare, potrebbono contrarre un morbo che si facilmente si comunica pel commerzio o delle persone o delle robe. Dopo i suddetti quaranta giorni, scorgendosi che non muore alcuno di peste ed espurgati i luoghi e le robe o sospette o infette, si può rimettere come prima il commerzio interno della terra o città.
Il punto sta, come dissi, in consultar bene se vi sia nerbo per provveder di vitto il popolo rinchiuso. Ma si osservi essere di spesa ed impegno maggiore il mantenimento delle capanne e dei lazzeretti, i quali in fine non difendono la gente dalla morte, anzi talvolta servono a far morire chi non sarebbe morto o ad affrettargli i1 passaggio, e certamente non sono atti ad estinguere il male già penetrato ed allignato in una città. Né la spesa di tal quarantena si troverà insoffribile alle prove, sì perché moltissimi cittadini si saran già ritirati alle ville, e di quei che restano in città buona parte sarà provveduta di vettovaglie, senza che i magistrati abbiano da pensare al loro sostentamento. Io per me non so precisamente come riesca e fosse per riuscire in pratica, e massimamente in città grandi, questo rimedio, che in teorica mi comparisce sommamente utile, per non dir anche necessario. Ma so bene che nelle due pestilenze che tanto afflissero la popolata città di Milano negli anni 1576 e 1630, dopo esser morte tante migliaia di persone, non cessando i1 male, altro rimedio non si trovo per vederne il fine (e si noti bene) che quello di mettere in quarantena, cioè di rinserrar nelle sue case per quaranta di, tutto il popolo sì nobile come ignobile, a riserva de' magistrati, ministri e serventi necessari: dopo di che resto oppressa e cesso affatto la pertinace mortalità, mantenuta fin allora dal commercio de' cittadini e spezialmente da quello della plebe e de' poveri. Ma se in fine bisogna ridursi alla quarantena, o sia a tal rinserramento, per salvare le reliquie del popolo fin allora preservate dal comune incendio, quanto più gioverà e sarà convenevole, quando mai si possa, il tentare lo stesso rimedio e scampo sui principi, per vedere di mettere in salvo la cittadinanza tutta? Per compimento di ciò aggiugnerò le parole stesse del soprammentovato cappuccino il quale, dopo aver consigliato e commendato questo ripiego, come atto a purgare dal contagio qualsivoglia città, così conchiude: La lunga pratica ed isperienza e quella che m'ha insegnato non potersi dare rimedio né più facile, né più efficace, né più presentaneo di questo.











Ludovico Antonio Muratori nel suo trattato Del governo della peste (Modena, per i tipi del Soliani, 1714) al capitolo [GLI UNTORI (VEDI QUI)]
"Hanno in oltre i magistrati da invigilare, non solamente per impedire che il morbo non si comunichi e dilati inavvertentemente per lo commerzio delle persone e robe infette o sospette, ma ancora per vedere che non sia esso accresciuto dalla malizia e diabolica ingordigia degli scellerati. E cosa che fa orrore, anzi può comparir tosto come incredibile, cioè che si dieno delle pesti suscitate o dilatate per via di veleni, polveri ed unzioni pestifere. Alcuni negano che ciò sia avvenuto mai o possa avvenire, ma superiori in numero e più accreditati son quelli che asseriscono e citano i casi. Raccontano essi che nella peste di Casale del 1536 furono giustiziati molti, i quali in numero di 40 s'erano congiurati per moltiplicare la mortalità con unguenti e polveri pestilenziali. Niccolo Polo scrive succeduto lo stesso in Franchestein l'anno 1606. Ercole Sassonia e il celebre nostro Falloppia attestano il medesimo della peste de' lor tempi ed altri narrano fatta la medesima scelleraggine in diverse pesti di Genevra, Parma, Padova ed altre città. Non importa ch'io citi gli autori. Mattia Untzero nel lib. I, cap. 17 del suo Trattato della peste ne ha raccolto molti. Ma nessun caso è più rinomato di quel di Milano, ove nel contagio del 1630 furono prese parecchie persone che confessarono un sì enorme delitto e furono aspramente giustiziate. Ne esiste ivi tuttavia (e l'ho veduta anch'io) la funesta memoria nella Colonna infame, posta ov'era la casa di quegl'inumani carnefici. Il perché grande attenzion ci vuole affinché non si rtrovassero più simili esecrande scene.
Tuttavia avvertano i saggi magistrati e lettori che una tal vigilanza non degenerasse poi in superstizione e in timori ed apprensioni spropositate, dalle quali potrebbono poi nascere altri non men gravi disordini. Il punto è di particolare importanza, e però bisogna pesar bene e tenersi a mente anche le seguenti riflessioni. Egli è facilissimo secondo me che sia accaduto spesso, ed accada spessissimo anche di nuovo ne' tempi di peste, ciò che veggiamo tante volte accadere ne' mali straordinari o non molto usitati delle donne e de' fanciulli del volgo, mentre con gran leggerezza s'attribuiscono quasi tutti a malie e stregherie e ad invasioni di spiriti cattivi, giungendosi anche talvolta non solo a sospettare, ma a credere streghe certe povere donne che altro delitto non hanno se non quel d'essere vecchie. Molto più senza paragone possono occorrere tali sospetti nell'inusitato ed orrendo spettacolo d'una pestilenza, al mirar tante morti e tanti, che di sani che erano, restano all'improvviso estinti. Basta che un solo cominci a sparger voce, benché dubbiosa e timida, che quella misera e non mai più veduta carneficina proceda da stregherie, unguenti o polveri di veleno artefatto, affinché tal voce prenda gambe e corpo, e diventi una indubitatissima verità in mente dei più del popolo. Il solo aver letto o inteso a dire che si danno e si son date dilatazioni di peste per empia e crudel manifattura d'alcuni, e bastante a cagionare in molti una fiera apprensione della stessa, e che l'apprensione gagliarda ad ogni picciol romore o osservazione passi in ferma credenza. In que' tempi sì calamitosi, ne' quali per attestato di chi n'ha veduta la pruova non si può dire quanto sia il terrore del popolo, passando esso insino a farne molti stolidi ed insensati, egli e troppo facile il concepir simili spaventi, e che alla fantasia sembri poi di trovar qua e là fatucchierie, e unti i martelli delle porte o le panche o i vasi dell'acqua santa nelle chiese, e sparse polveri pestifere e simili altre visioni.
Da questo stravolgimento di fantasmi nasce poi un'incredibil miseria di molti, che temono la morte anche dove non l'hanno da temere, e alcuni si muoiono anche senza peste, di pura apprensione e spavento. Anzi si giunge ad imprigionar delle persone e per forza di tormenti a cavar loro di bocca la confession di delitti ch'eglino forse non avranno mai commesso, con far poi di loro un miserabile scempio sopra i pubblici patiboli. Questa malattia dell'immaginazione è vecchia in altri simili casi, ed è curioso quanto abbiamo dal famoso arcivescovo e scrittore Agobardo, il quale nel libro De grandine et tonitruis, al cap. xv, narra che, insorta a' suoi tempi, cioè nell'anno 810, la mortalità de' buoi, quale ancor noi abbiam provata, si ficcò nella mente a molti che tal disavventura procedesse da Grimoaldo, duca di Benevento, il quale, per esser nemico di Carlo Magno imperadore, avesse mandato in Francia persone a spargere polveri micidiali pe' campi, monti e prati. Furono presi non pochi su questo sospetto ed ancora alcuni trucidati; e il mirabile era che taluno confessava questo delitto, senza mai porsi mente come potesse formarsi una polvere sì giudiziosa e discreta che desse la morte al soli buoi e non agli altri animali. Così Agobardo. Ma i tormenti (torno a dirlo) hanno il segreto di far confessare misfatti anche agl'innocenti. Ho trovato gente savia in Milano, che avea buone relazioni dai lor maggiori e non era molto persuasa che fosse vero il fatto di quegli unti velenosi, i quali si dissero sparsi per quella città e fecero tanto strepito nella peste del 1630. Anzi, ho osservato esserne stato in dubbio lo stesso cardinal Federigo Borromeo, arcivescovo allora di Milano, personaggio di santa ed immortal memoria e gran filosofo ancora, il qual fece insigni azioni durante quella pestilenza, e poté parlarne con fondamento. Fu anche più orrida la scena nella terribilissima peste del 1348 poiché, sparsa voce che alcuni, e spezialmente i Giudei, fossero quegli che con vari veleni e malie avessero introdotta e dilatata quella incredibile mortalità, furono trucidati molti cristiani e moltissime poi migliaia d'Ebrei per la Francia e per la Germania, di modo che lo stesso Clemente VII fu mosso dalla carità cristiana a soccorrere e proteggere con varie bolle quella povera gente, al certo non rea di questo delitto. Bisogna dunque andar adagio in profferir sentenze e in avvalorar sospetti allorché si spargono tali voci. Nel presente anno 1713 abbiam co' nostri occhi veduto nella nostra città che romori, che paure e cavate di sangue abbia cagionato la voce disseminata che si mirasse di notte una fantasima per le contrade. Oh molti la videro, ma loro la fece vedere la sola precedente apprensione e paura, la quale e un'industriosa dipintrice, massimamente in tempo di notte. Quel solo che si può credere senza veruna difficultà essere avvenuto qualche volta, e poter di nuovo avvenire, si è che qualche scellerato possa in tali occasioni valersi di veleni o d'unguenti pestiferi per incamminare all'altro mondo qualche particolare e determinata persona, la quale non avesse gran fretta o voglia d'andarvi, per isperanza di cogliere i loro danari o saccheggiar le loro case: il che avrà anche dato motivo a più larghi e generali sospetti, e al che si dee ben por mente, invigilando spezialmente alla condotta de' beccamorti, gente ingordissima, e di chi volesse fare il medico e il cerusico allora senza le legittime licenze ed approvazioni della sua abilità e fedeltà. Per altro, che si dieno congiure di gente la quale con simili unti e veleni si metta a far morire il popolo alla rinfusa, lo non m'indurrei a crederlo se non dopo una grande evidenza".











Ludovico Antonio Muratori nel suo trattatello Del governo della peste (Modena, per i tipi del Soliani, 1714) al capitolo [GLI AMULETI (VEDI QUI)]
"Prima però d'inoltrarmi nel gran caos de' preservativi farmaceutici, che si prendono in bocca o per bocca, mi sbrigherò dagli esterni. Che non fa l'intenso natural desiderio che ha ognuno di conservare la sanità e la vita in mezzo ai gran pericoli? Esso ha anche inventato non pochi antidoti esteriori ed amuleti contra la peste, con dar loro o buonamente o maliziosamente un credito e spaccio considerabile. Gli astrologi e i superstiziosi hanno inventato molti sigilli, medaglie, bullettini, anelli, carte e simili cose con figure, segni, numeri e parole anche sacre. Alcuni, e massimamente in Germania, esaltano e danno per un preservativo maraviglioso il portare in tempi di contagio sospeso al collo un rospo seccato o bruciato e ridotto in cenere e chiuso in un sacchetto. Altri nella stessa guisa consigliano il portare argento vivo ben chiuso e sigillato con cera in una noce o in una penna da scrivere, e ne raccontano mirabili effetti. Per parere d'altri lo smeraldo, lo zaffiro, il giacinto ed altre gemme appese al collo, in maniera che tocchino l'esterna region del cuore, atteriscono talmente la peste che non osa accostarsi. Più celebri degli altri sono gli amuleti d'arsenico cristallino puro, o varie paste e composizioni di polveri ed erbe, nelle quali entra arsenico o sublimato, da portar chiuse in uno zendado o sacchetto di tela vicino al cuore. Anche i nostri medici italiani, e fra essi alcuni de' primi, commendano forte questo segreto, citando massimamente l'esempio di papa Adriano VII che dicono preservato dal contagio per mezzo d'una lamina d'arsenico, portata sopra la region del cuore, e sostenendo che l'un veleno resiste all'altro.
Io lascio altri simili curiosi antidoti e mi ristringo a dire che i precetti della religione infallibile son chiari contra que' rimedi che vengono manipolati dalla superstizione, essendo non men delitto presso a Dio che follia presso gli uomini il prestar fede a tali invenzioni. E per conto degli amuleti velenosi, creduti contraveleni, i più saggi tra i medici li vogliono sbanditi dall'uso; e ciò perché la ragione fa intendere che o non sono atti a giovare, come si crede, o possono anche nuocere. In fatti la sperienza adduce vari casi funesti, che qui non importa riferire, avendo essi avvelenato chi veniva a sudare e chi per mezzo loro si credeva sicuro dall'altro veleno, e non avendo essi difeso tanti altri dalla peste, che pur deridevano i medici con portar simili amuleti. Io per me non oserei affatto riprovare l'uso di questi pretesi rimedi, ma dirò bene che non saprei fidarmene molto. E se talun rispondesse che per attestato d'insigni medici hanno essi giovato e giovano nella peste, se gli vuol rispondere essere più che difficile in molti casi (e possono in ciò prendere abbaglio anche le prime teste) il decidere qual cagione o rimedio abbia precisamente preservato dal male o salvato dalla morte un uomo. Ne' tempi di contagio può essere che si sieno preservati molti, portanti simili velenosi amuleti, non per cagione d'essi amuleti, ma per altre circostanze, ed anche talora per la gran fede che appunto aveano riposta in essi, e che li riempieva d'intrepidezza e coraggio, due già da noi dichiarati buoni preservativi contra la pestilenza. All'incontro, sapendosi che rospi, ragni, arsenici, argenti vivi ed altri di questi almeno sospetti ritrovamenti sono stati avvertiti per inutili ne' medesimi contagi da altri più attenti e men creduli medici, egli è difficile che la sperienza di questi abbia preso abbaglio; e perciò bisogna qui andar cauto per non cadere nel cerretanismo, da cui pur troppo non sanno talvolta tenersi lontani alcuni ancora che fanno strepito nella medicina".











Ludovico Antonio Muratori nel suo trattatello Del governo della peste (Modena, per i tipi del Soliani, 1714) al capitolo [L'ESEMPIO DEL VESCOVO]
"Quindi rivolga il prelato il suo studio a levar dagli animi del popolo la costernazione e la stupidezza che spesso allora assalisce quasi tutti ed impedisce non solamente l'esercizio de' vari ufizi, ma eziandio la buona cura di se stesso, non che degli altri. Anch'egli esorterà ciascuno alla costanza e al coraggio, dandone prima, per quanto potrà, egli medesimo esempio a tutti. A ciò contribuirebbe assaissimo s'egli potesse di quando in quando lasciarsi vedere per le contrade e piazze della città a cavallo, come hanno costumato in simili occasioni i cardinali S. Carlo e Federigo Borromei, arcivescovi di Milano d'immortale memoria, Gianfrancesco di Sales, vescovo di Genevra, successore e fratello dignissimo di S. Francesco, e tanti altri cardinali, vescovi e principi. Non si può dire che consolazione e che gioia inspiri ne' cuori o mesti o abbattuti della gente il poter mirare allora dalle porte o dalle finestre o pure a cielo aperto il volto del loro sacro pastore o di chi li governa. Quell'osservare che personaggi tanto loro superiori non paventano la peste è una grande scuola di non paventare anche agli altri; e quel chiarirsi che i governatori dati loro da Dio si prendono in persona tanta cura d'essi e si sforzano di rimediare alle loro miserie e pericoli, accresce a tutti il conforto e il coraggio per non disperar da lì innanzi e per sopportare con più tolleranza gl'incomodi di quella misera congiuntura. Utilissimo pertanto al popolo, e glorioso ai vescovi e ad altri superiori, sarebbe allora il portarsi sino alle porte dei lazzeretti e il passeggiar talvolta per le contrade, informandosi eglino stessi dello stato degl'infermi e di qualunque altro bisognoso, con ascoltargli o dalle finestre o in una convenevole lontananza, tenendo poi registro di tutto per soccorrere, come si potrà il meglio, alle necessità da cadauno. A questo atto d'eroica fortezza e d'insigne carità cristiana certo è che terranno dietro le benedizioni non meno di tutto il popolo che di Dio. Qualora non sia loro possibile il farlo, almeno mandino i lor primari ministri o altre accreditate persone, che in loro nome s'informino e confortino e rincorino chi ne ha bisogno, soccorrendo poi con gli effetti alle indigenze altrui".