cultura barocca
Inf. di Bartolomeo Ezio Durante

Nei Libri Criminali del 1556 della Serenissima Repubblica di Genova (editi criticamente con una fondamentale introduzione qui proposta, assieme ad altre notazioni, nel testo di B. Durante - F. Zara, Figliastri di Dio, "a coda d'una bestia tratto", cooperS ed., Ventimiglia, 1996)
compare la
DEFINIZIONE GIURIDICA DI INFAMIA/INFAME SIA COME "INFAMIA DI FATTO CHE DI DIRITTO" QUANTO DI "INFAME TANTO DI FATTO CHE DI DIRITTO"
come si legge in molte parti e qui, a fine immagine, nella sanzione esemplificativa di altri casi nel testo in latino ma qui tradotto, SIT INFAMIS (SIA INFAME) .
Il lessema ha però avuto molte trasformazioni nei secoli esulando dalla specificità giuridica proceduta sin dall'epoca romana al '700 ed oggi indica, per esempio secondo il vocabolario on line dell'Enciclopedia Treccani "nell’uso corrente, con senso più generico, chiunque si sia macchiato di gravi colpe contro la legge, la morale, la religione; sinon. quindi di perverso, scellerato, turpe e sim., ma con tono di più severo biasimo: l’i. assassino; un traditore i.; un individuo i.; Tre volte infame Chi vuol Venezia Morta di fame scrisse Arnaldo Fusinato in epoca risorgimentale; si usa i termine anche sostantivato: è un infame! e spesso come titolo ingiurioso, o per esprimere l’indignazione che qualcuno suscita in noi con la sua malvagità, col suo ignobile comportamento, ecc.: è un infame strozzino; m’ha ingannato, quell’infame!. Nel linguaggio della malavita, e spec. della malavita organizzata, è appellativo usuale con cui viene bollato il delatore, o anche il pentito".
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