BORDIGHERA FRA '8OO E '9OO
l'ESPLOSIONE URBANISTICA E DEMICA
L'"EPOPEA DEL TURISMO"

L'OTTOCENTO: SVILUPPO URBANISTICO DI BORDIGHERA
L'IMPORTANZA DI UNA MODERNA VIA DI COSTA: LA "STRADA DELLA CORNICE"
IL PRIMO MODERNO INSEDIAMENTO NELLA PIANA
I PRIMI PASSI DI UN GRANDE SUCCESSO TURISTICO (L'IMPORTANZA DI UN ROMANZO AMBIENTATO A BORDIGHERA)
ATTIVITA' ECONOMICA E AGRICOLA: LA FAMA DELLE PALME E DEGLI AGRUMI DI BORDIGHERA
BORDIGHERA A META' OTTOCENTO
IL RUFFINI APRE LA STRADA AL TURISMO INGLESE: ILLUSTRI VISITATORI ANGLOSASSONI DI BORDIGHERA
INTELLETTUALI E RICERCATORI INGLESI A BORDIGHERA: CLARENCE BICKNELL E IL SUO MUSEO
GLI INGLESI "ERIGONO" A BORDIGHERA LA "CHIESA ANGLICANA"
IL TURISMO FRANCESE: PERSONALITA' TRANSALPINE IN VISITA NELLA CITTA' DELLE PALME
IMPORTANZA PER IL TURISMO DELL'APERTURA DEL TRONCO FERROVIARIO GENOVA - VENTIMIGLIA
UN GRANDE PITTORE DI FRANCIA PONE BORDIGHERA AL CENTRO DELLA SUA ARTE
TURISTI TEDESCHI E GERMANICHE CELEBRITA'
I SOGGIORNI A BORDIGHERA DELLA REGINA MARGHERITA DI SAVOIA INIZIATIVE SOCIALI E BENEFICHE DI RESIDENTI ITALIANI E NON: L'OPERA DI PADRE G.VIALE
LETTERATI E VARIE PERSONALITA' ITALIANE INCROCIANO A BORDIGHERA MOMENTI DELLA LORO ESISTENZA
BORDIGHERA AGLI INIZI DEL '900: I GRANDI ALBERGHI
LA CITTA' DURANTE LA I GUERRA MONDIALE
IL PERIODO FRA I E II GUERRA MONDIALE
IL II CONFLITTO MONDIALE
IL DOPOGUERRA E LA RICOSTRUZIONE
GRANDE FERVORE E TRASFORMAZIONI A BORDIGHERA: LA CONTEMPORANEITA'
CONVERSIONE DI ANTICHE ATTIVITA': LE NUOVE INIZIATIVE A BORDIGHERA

Gli uffici pubblici in questa prima metà del secolo rimasero sistemati nel borgo medievale vecchio: il Comune e la nuova Pretura stavano nel centro del paese alto, nell'edificio poi sede dell'Ufficio Tecnico comunale in Piazza del Popolo.
L'abitato venne provvisto dei necessari servizi pubblici: dal 1816 si eressero le carceri nella costruzione soprastante la Porta Soprana o della Maddalena mentre nel 1823 si istituì un ufficio postale e poi verso il 1824 le strade furono provviste di illuminazione a petrolio.
Presero successivamente a funzionare nel paese le scuole e verso la metà del secolo fu adattata ad aula scolastica l'antica cappella di S. Sebastiano (1849), che sorgeva nel sito dove fu poi costruita la Villa Garnier.
In questi primi decenni del XIX secolo, mentre si organizzava un moderno abitato nella parte iniziale della piana, il paese "storico" non mutò la sua configurazione , vecchia ormai di tre secoli: il complesso insediativo spiccava bene sul Capo di S. Ampelio, compatto nelle sue vecchie case, ancora protetto dalla cinta muraria, con bastioni e torrioni ai cinque angoli.
Dopo i danni arrecati dal sisma del 1832, entro il complesso antico ci si limitò a gettare archi di sostegno tra le case dei vicoli: su alcuni di questi si può tuttoggi leggere la data di sistemazione.
Fuori mura esistevano poche costruzioni presso la Porta del Capo e la Porta Sottana.
Al contrario sempre nuove realizzazioni edili configuravano sempre più il nuovo abitato della piana, formato da costruzioni allineate sui due lati della via corriera, come risulta dal Piano di allineamento del Borgo Marina.
Lo sviluppo del nucleo del BORGO MARINA risale ad un periodo compreso fra il periodo napoleonico ed il 1834, in seguito ad una graduale occupazione dei terreni arenili ad opera di privati.
Verso il 1840, visto l'incremento di questo processo di inurbamento, si realizzò finalmente il primo vero insediamento della moderna cittadina nella piana: poi a metà secolo alcuni importanti eventi causarono una rapida evoluzione del Borgo Marina quale stazione climatica e turistica.
In particolare dal 1848-49 numerosi esuli napoletani e siciliani cominciarono a rifugiarsi in Bordighera e molti di essi vi si sistemarono in modo definitivo determinando un ulteriore sviluppo del Borgo Marina.
Nel contempo i turisti stranieri che soggiornavano a Nizza, Mentone, Sanremo e i viaggiatori che giungevano dalla Francia per visitare l'Italia "scoprirono" la posizione suggestiva di Bordighera vecchia, arroccata sul Capo e circondata di ulivi e PALME.
Gli stranieri, estasiati dalle bellezze naturali, dal clima mite e dalla vita tranquilla scelsero presto la località come luogo di soggiorno.
Il successo turistico di Bordighera ricevette grande impulso dalla pubblicità procurata dal romanzo IL DOTTOR ANTONIO di GIOVANNI RUFFINI .
Il libro, la cui storia era ambientata in queste contrade, rivelò Bordighera agli Inglesi e li indusse a ricercarla come soggiorno ideale.
Su tale scelta di vita, incise molto la bella descrizione che Ruffini fece della cittadina: "... un masso enorme di smeraldo che chiude l'orizzonte, tagliato in forma di balena coricata con la sua larga coda sepolta nelle acque. Ivi in piccolo spazio e vista veramente rinfrescante e vi si presenta ogni gradazione di verde che può rallegrare l'occhio; dal pallido grigio dell'olivo alle scure foglie del cipresso; uno dei quali di tratto in tratto, come isolata sentinella, si stacca elevato di mezzo al rimanente. Gruppi di piumate palme, con la cima illuminata dal sole e il resto nell'ombra, stendono i loro larghi rami come piume di elmetti guerrieri su la cima ove lo snello profilo della guglia torreggiante della chiesa si disegna spiccato nel cielo purissimo... "".
La "Locanda d'Inghilterra", aperta negli anni successivi accolse per prima, come suggerisce il nome, i turisti inglesi, che in numero crescente vennero a riposare in questo paese ligure, che acquistò presto fama rilevante fra i loro conterranei.
Mentre si assisteva ad un incremento demografico e ad un graduale aumento di colonie di stranieri spesso agiati (residenti per periodi sempre più lunghi e con la crescente abitudine di farsi costruire splendide dimore) la vita economica di Bordighera andava pur lentamente trasformandosi, anche sfruttando i nuovi mezzi e la tecnologia messi a disposizione dalla rivoluzione scientifica ormai in atto ovunque.
Sul periodo prossimo al 1869 -scrive sempre la Ceriolo Verrando- si possiedono inoltre dati abbastanza utili: gli alberi d'olivo di alto fusto ammontavano a cinquantamila unità, le PALME a sedicimila.
Quaranta fasci di palme da sessanta rami bianchi cadauno ogni anno venivano mandati a Roma, il resto era inviato ai porti di Genova e Livorno. Le ARANCE (espressione di una rinomata AGRUMICOLTURA) venivano spedite a Genova, Marsiglia e Londra e le piante coltivate a Bordighera ammontavano a ben trentaseimila unità: un numero decisamente di rilievo. L'acqua che scorreva nel canale comunale, oltre a servire per le macchine dei frantoi da ottobre a maggio, era anche fornita ai privati per irrigare le colture ortive dal mese di giugno in poi (ma era doveroso il versamento di una tassa oraria!) ed inoltre alimentava due lavatoi pubblici. Resta appurato che come nel passato Bordighera poteva usufruire di una spiaggia molto estesa [che] accoglie que' bastimenti, che i naviganti per i loro interessi bramano far approdare (testimonianza di una tradizione marinara molto antica legata sia alla tradi zione della pesca, sia al trasporto di merci e viaggiatori come già nel XVII secolo faceva notare l'erudito e bibliofilo di Ventimiglia Angelico Aprosio).
Nel 1871 l'apertura del TRONCO FERROVIARIO GENOVA - VENTIMIGLIA (cui tanto concorse l'opera del politico ventimigliese GIUSEPPE BIANCHERI) costituì un ulteriore momento di sviluppo per l'incremento urbano e turistico di tutte le cittadine del Ponente ligure: esso perlatro veniva a intersecarsi col CARDINE FERROVIARIO MARE-PADANIA-MONTI realizzatosi dopo una lunga serie di dibattimenti parlamentari con la scelta ed il compimento della LINEA FERRATA SAVONA-TORINO in preferenza alla variante detta LINEA FERRATA ONEGLIA-TORINO, pur sostenuta da diversi parlamentari ma alla fine abbandonata anche per le relazioni degli onorevoli Barbavara e conte Quarelli, appoggiate dalla ben motivata RELAZIONE AL CONSIGLIO DELLE STRADE FERRATE INTORNO AL PROGETTO DELLA STRADA FERRATA DA SAVONA A FOSSANO (12 GIUGNO 1856) che giustificò la preferenza da assegnarsi al TRONCO DI SAVONA rispetto a quello di ONEGLIA (e PORTO MAURIZIO).
Questo moderno sistema di trasporti favorì alquanto il movimento turistico, incrementando altresì una più intensa espansione edilizia.
Abbiamo un'immagine, pubblicata sull'"Illustrazione Universale", dell'arrivo alla STAZIONE DI SANREMO dell'Imperatrice di Russia a testimonianza dell'uso che anche i grandi personaggi dell'epoca facevano del treno per raggiungere in modo veloce e comodo le ambite località turistiche in cui solevano trascorrere le loro vacanze.
La piccola STAZIONE DI BORDIGHERA in origine era davvero modesta ma visto il traffico e, anche qui,l'arrivo di imortanti figure della politica, dell'arte e della grande società (per tutti funga da esempio la REGINA MARGHERITA ospite assidua di Bordighera) si ritenne di doverla ampliare ed abbellire con lavori che si protrassero dal 1879 al 1882; fu così costruita a mezza via tra il nucleo originario del Borgo Marina ed il complesso staccato dell'Hotel d'Angleterre.
La STAZIONCINA DI VALLECROSIA diede impulso all'area dei PIANI mentre un punto di riferimento straordinario (per il commercio, il turismo e l'imprenditoria) divenne la GRANDE STAZIONE INTERNAZIONALE DI VENTIMIGLIA la cui straordinaria efficienza venne completata solo in tempi posteriori con la realizzazione della TRATTA VENTIMIGLIA-TORINO un cui punto cardine -sulla storica DIRETTRICE DEL TENDA- fu come qui si vede la STAZIONE DI LIMONE PIEMONTE.
Nella seconda metà dell'Ottocento, sulla scorta di queste trasformazioni urbanistiche e socioeconomiche, si verificò un considerevole incremento demografico, particolarmente significativo nel trentennio finale del secolo, periodo contraddistinto da una vera esplosione turistica.
A metà Ottocento Bordighera contava pressapoco una popolazione di 1600 residenti: secondo i dati del I censimento generale della popolazione italiana (1861) il Comune aveva 1637 abitanti (nel secondo censimento del '71 Bordighera raggiunse quota 1688). Questo immobilismo demografico dipendeva dall'incerta situazione storica generale: le tre guerre di indipendenza esercitarono senza dubbio un influsso negativo sugli incrementi di popolazione nei Regni di Sardegna e d'Italia. Dopo che la situazione del Paese risultò consolidata, verso il 1881 la popolazione di Bordighera era già ascesa a 2308 abitanti (terzo censimento della popolazione del Regno d'Italia; mancano invece cifre demografiche per il 1891, non tenendosi il decennale censimento: comunque, a prova di un incremento progressivo, concorrono i dati del censimento del 1901 secondo cui la popolazione era giunta a 3886 unità).
La Ceriolo Verrando a pagina 143 del suo volume annota con giustezza: "... Certamente la notevole progressione demografica verificatasi negli ultimi tre decenni del secolo scorso ha le sue ragioni nella parallela espansione edilizia dell'abitato e più ancora nel vigoroso slancio economico del paese. Bisogna tener conto, inoltre, del fatto che i dati forniti dai censimenti non hanno incluso i turisti stranieri che soggiornavano a Bordighera durante il periodo invernale, nè quegli ospiti che vi risiedettero per parecchi anni. Se si fosse tenuto conto dei componenti della colonia straniera, che a partire dal 1870 aumentarono di anno in anno, si sarebbe ottenuto lo stato effettivo della popolazione allora presente, che sicuramente raggiungeva delle cifre più elevate. I giornali locali, sorti in quel tempo, danno alcune informazioni sulla consistenza e sulla cronaca della colonia estera. Questi, infatti, sono gli anni d'oro del turismo locale, quando Bordighera si afferma come cittadina dalla fisionomia singolarissima, rispetto alle simili stazioni turistiche della Riviera e della vicina Costa Azzurra: un'atmosfera, un aspettò che non si potrebbe definire meglio di come la chiamò Irene Brin, definendola la "distintissima Bordighera".
L'Amministrazione Comunale, con l'operoso concorso popolare, favorì tale incremento turistico: era peraltro evidente che il turismo aveva rilievo economico della città.
Nel 1877 Bordighera conferì la cittadinanza onoraria a GIOVANNI RUFFINI... per avere coi suoi scritti fatto conoscere la bellezza del nostro cielo e la mitezza del nostro clima, avendo in tal modo contribuito a che il nostro paese sia ora favorito soggiorno delle popolazioni del Nord... . Il turismo verso Bordighera crebbe sempre più a livello qualitativo e sempre più numerosi diventarono i suoi illustri visitatori tra cui regnanti, politici e letterati di gran nome, studiosi e artisti.
Tra i tanti OSPITI INGLESI si possono per esempio rammentare personalità del calibro di Lord Russell, primo ministro inglese (vi soggiornò nel 1870), dello storico ed etnografo Hamilton (1872), dello scrittore e poeta George Mac Donald (giunto a Bordighera nel 1875 per restarvi a lungo), del botanico, archeologo e filantropo Clarence Bicknell, di suo nipote Edward Berry, cultore di scienze geografiche oltre che del patrimonio storico e artistico locale (che poi pubblicò, con la moglie Margaret, un fortunato libro sulla Liguria occidentale: At the Western Gate of Italy).
Dalla bella Map of Bordighera and surrounding Country (opera, nel 1883, dell'Ingegner Zanolli, poi allegata al libro dello Hamilton su "Bordighera", esplicitamente definito come un " Manuale d'uso per i visitatori stranieri di Bordighera") si viene a sapere che nel 1883 a Bordighera sorgevano ben ventotto ville, quattro alberghi e tre pensioni. Le ville erano in gran parte site tra Via Bischoffsheim (ora Vittorio Veneto) Via Pelloux (ancora un anonimo sentiero), la "Romana" e Via Vittorio Emanuele: ma alcune dimore signorili sorgevano n prossimità del paese medievale, sull'altura del Capo.
Gli alberghi erano stati eretti sulla Via Vittorio Emanuele, vicini alla stazione ferroviaria: solo il Beau Rivage sorgeva aldilà del rio "Borghetto". Delle 3 pensioni 2 stavano sul Capo mentre la terza già sorgeva in Via Vittorio Emanuele. Nella mappa dello Zanolli si vedono la CHIESA ANGLICANA e le Scuole Comunali dove ora è il Municipio.
Verso il 1878 (quando l'architetto Charles Garnier edificò sul vecchio edificio scolastico, da lui acquistato, la propria VILLA) visto l'aumento degli scolari, le scuole vennero traslocate in Villa Amica sul Capo. Il Comune erigeva comunque presto un moderno edificio scolastico per le scuole elementari il cui primo direttore didattico fu, nel 1886, il maestro Orfeo Martelli.
Crebbero inoltre un pò tutte la attrezzature pubbliche e turistiche con l'impianto di due farmacie, una stazione ove ormai dovevano sostare tutti i treni ed una trentina di case private da affittare agli stranieri: verso il 1885 la colonia inglese di Bordighera contava quindici famiglie, di cui quattordici abitavano lungo Via Bischoffsheim e nei dintorni della "Romana"; una villa soltanto sorgeva sul Capo. Gli ospiti inglesi si prodigarono per realizzare varie migliorie di Bordighera, in particolare sotto forma di opere ed istituzioni di carattere culturale, filantropico, finanziario e di pubblica utilità.
Lo studioso inglese CLARENCE BICKNELL giunto a Bordighera nel 1883, per ben quarant'anni studiò la flora locale e le incisioni preistoriche dell'alta val Roia, raccogliendo le sue ricerche in opere di rilievo come "Flowering Plants and Ferns of the Riviera and neighbouring mountains" e "A Guide to the prehistoric Rock Engravings in the Italian Maritime Alps" ("guida delle incisioni rupestri di Monte Bego").
Nel corso del suo soggiorno bordigotto Bicknell fondò (1888) un MUSEO, punto di incontro per tante riunioni culturali, entro cui venne poi sistemata la "Biblioteca internazionale" (dapprima organizzata presso la Chiesa Anglicana), solo in un secondo tempo (1913) trasferita nei locali della Via Romana.
Un'altra illustre ospite di Bordighera, Mrs. Funshavennel, fece invece erigere entro il 1873 la CHIESA ANGLICANA (ampliata nel 1883 e intitolata "All Saints Church"): sempre per le esigenze e la vita sociale della colonia inglese, furono istituititi l'"Union Club" (elegante circolo socio-culturale), il "Victoria Hall" ( salone predisposto al fine di tenervi rappresentazioni, concerti e altri generi di trattenimenti) , il Lawn Tennis Club, che, fatto di importanza storica per lo sport, fece strutturare nel 1878 il primo campo tennistico italiano. Gli Inglesi rivestirono pure un ruolo fondamentale nel progresso dell' economia bordigotta: basta solo ricordare la "Banca Berry & C." (1892) e l' emporio "British Stores", che incentivarono ancor più il turismo mettendo a disposisizione degli ospiti stranieri di Bordighera la saldezza della loro tradizione commerciale e bancaria (grazie agli sforzi di Miss Daly, venne anche pubblicato per lungo tempo durante l'inverno un giornale settimanale anglofrancese, di utili notizie locali, intitolato "Bordighera News" e "Journal de Bordighera").
Anche i francesi, pur meno numerosi degli inglesi, furono assidui di Bordighera dove nel 1871, per esempio, giunse Charles Garnier. Questo celebre architetto dell'Opera di Parigi, dell'Osservatorio di Nizza, del Casino e della sala dei concerti di Montecarlo, costruì a Bordighera (che antepose quale residenza alla rinomata Mentone) la sua splendida villa, la Villa Bischoffsheim poi detta Etelinda, il Palazzo scolastico poi divenuto sede municipale.
Oltra a tutto questo il Garnier progettò e realizzò la CHIESA DI TERRASANTA (voluta da sua moglie), in seguito eretta a "Parrocchia dell'Immacolata" per la moderna Bordighera.
Il Garnier ebbe la nobile consuetudine di accogliere nella sua casa amici ed artisti, fra cui il pittore Meissonier (suo figlio Cristiano, egualmente innamorato di Bordighera, noto per aver edito una "Monografia della Provincia di Porto Maurizio" ed una "Grammatica e vocabolario metodico del dialetto bordighese").
Nel 1884 dimorò quindi in Bordighera per un certo numero di mesi, CLAUDE MONET che catturò in alcuni QUADRI la luce fatua ed il colore illuminato dal fuoco caratteristico della località. Altri celebri ospiti francesi di Bordighera furono Luigi Pasteur, lo statista Leone Gambetta e l'ex Imperatrice Eugenia, vedova di Napoleone III.
Pure i tedeschi parteciparono della fortuna turistica di Bordighera e è da fra essi ricordare il poeta Giuseppe Vittorio Scheffel, che in qualche maniera emulando il Ruffini (il cui romanzo era stato nel frattempo tradotto, con successo di pubblico, anche in tedesco) diffuse, in virtù di una sua celebre lirica sulle palme, la fama della cittadina ligure fra i connazionali: neppure sono da dimenticare pittori del livello del barone Federico Von Kleudgen ed Hermann Nestel od il banchiere-mecenate Raffaele Bischoffsheim, per cui il Garnier progettò la villa divenuta soggiorno della Regina Margherita di Savoia (ed è doveroso citare il soggiorno bordigotto per alcuni inverni dell'Imperatrice Federica di Prussia, madre di Guglielmo II).
Scoperta dagli stranieri, Bordighera divenne rapidamente una meta ideale anche del turismo nazionale, accogliendo personalità di rilevo nella cultura, nella politica e nella vita pubblica italiana.
E' celebre in particolare (anche perchè in qualche modo rammentato da una nota effigie scultorea posta nei giardini del Capo ben in vista dall'Aurelia) il soggiorno per alcuni mesi di MARGHERITA DI SAVOIA, prima Regina dell' Italia unita (dal settembre 1879 al gennaio del 1880), qui venuta a ritemprarsi dopo l'attentato del Passanante al Re Umberto I: la Sovrana conquistata dal clima e dall'ambiente scelse alla fine Bordighera come suo soggiorno invernale. Tornò infatti, alloggiando per diverse stagioni al Cap Hotel, fino a quando, nel 1914, acquistata la Villa Ethelinda, le fece edificare a lato Villa Margherita, opera dell'Architetto Luigi Broggi.
Nella villa regale, fasciata da un bel parco, ella risiedette annualmente per alcuni mesi tra il 1916 e 1926, morendovi il 4 gennaio 1926.
In nome del loro spiccato senso pratico ed imprenditoriale, i tedeschi acquisirono poi lo specifico merito di aver introdotto nell'area di Bordighera una significativa attività economica, destinata a procurare benessere presente e futuro: quella della floricoltura e del giardinaggio, che ebbe in LODOVICO WINTER il suo massimo esponente.
Come ancora ben scrive la Ceriolo Verrando (a pagina 148): "...Nel 1869 il botanico tedesco venne assunto dall'inglese Thomas Hambury per l'allestimento del giardino di acclimatazione che ancora oggi porta il suo nome, alla Mortola, frazione di Ventimiglia. Terminato questo incarico, il Winter si stabilì a Bordighera nel 1874. Si può ben dire che la moderna coltivazione dei fiori e il rinnovamento di quella delle palme, già tradizionale della zona, furono introdotte nella nostra città essenzialmente per merito suo: egli infatti, nel giardino delle Lonasse del Vallone di Sasso, in quello della Ruota, nello stabilimento delle Braie e in molti altri giardini privati di Bordighera, Sanremo e Mentone piantò e diffuse pregiate varietà di mimose, piante grasse tropicali, nuove specie di palme e ottime varietà di rose.
I suoi fiori e le sue piante furono esportati dovunque in Europa, come messaggeri del nome di Bordighera e premiati alle più grandi esposizioni europee. Nel 1885 il Winter organizzò la prima Fiera del fiore.
Nel manifesto, da lui dettato in questa occasione, mette in guardia i bordi gotti dal pericolo che essi trascurino la campagna per dedicarsi troppo esclu sivamente al turismo; afferma che, anzi, la ragione della fortuna turistica di Bordighera è dovuta alla sua ampia e ridente campagna, che deve essere perciò conservata, curata, coltivata in modo sempre più razionale e non distrutta o sopraffatta dalle costruzioni...".
Negli ultimi decenni dell'Ottocento, di fronte alle crescenti fortune turistiche, l'Amministrazione Comunale, sostenuta da una forte iniziativa privata, giunse a dotare Bordighera di una importante serie di pubblici servizi tra cui la revisione dell'assetto stradale, i bei giardini pubblici del Capo, la distribuzione domiciliare e pubblica dell'energia elettrica e l'impianto di una discreta rete "Tranviaria elettrica".
Durante questi anni l'operato dell'Amministrazione pubblica fu certo agevolato dall'attivismo e dal mecenatismo dei tanti ricchi ospiti inglesi, francesi e tedeschi: non si deve dimenticare che a fianco di questi amici stranieri di Bordighera operarono molte personalità locali, tra cui emerge Padre Giacomo Viale - chiamato con affetto popolare "il fratino" -, Parroco di Bordighera per quasi un cinquantennio (1869-1912). Grazie al concorso di filantropici collaboratori come il Sindaco Piana, Lodovico Winter, il Barone Federico Von Kleudgen, l'Architetto Charles Garnier, il Pastore protestante Clarence Bicknell, il banchiere Giribaldi, l'albergatore Angst ed altri ancora, Padre Viale realizzò un'infinità di opere caritatevoli o conunque di pubblico vantaggio. Nel 1877 egli fece venire in Bordighera le Suore di S. Anna che nel Borgo Marina istituirono un asilo ed una scuola destinati ad assumere sempre maggior rilievo e rinomanza. Soccorso in particolare dal Garnier, dall'impresario Bulgheroni e da altri benefattori , Padre Giacomo completò anche la Chiesa di Terrasanta (tra il 1883 e il 1886): nello stesso tempo adornò la Parrocchiale di S. Maria Maddalena e fece restaurare la Chiesetta di S. Ampelio.
Alle sue continue opere si deve pure l'edificazione della Casa della Provvidenza (1895) nella Piazza della Fontana in paese vecchio (struttura benefica poi evolutasi in Civico Ospedale verso il 1905), quella della Chiesetta del Montenero (1904) e dell'Ospizio di S. Giuseppe per i vecchi (1912), a fianco dell'Ospedale (nel 1914, dopo la morte del religioso ormai in fama di santità, una "casa per gli Orfani" veniva quindi annessa all' Ospizio).
Fra tanti benefattori meritano di non venir dimenticati quei personaggi, stranieri e no, che il 26 marzo 1896 fondarono "la Società del Bene Pubblico", un ente che cooperava coll'Amministrazione Comunale nella realizzazione di lavori d'utilità pubblica (fra i fondatori, oltre al Sindaco dell'epoca Avv. Giovanni Cabagni Baccini, al Dott. Alberto Agnetti, al Dott. Eugenio Boggio, all'antiquario N. Daziano, si annoverano i nomi di Hamilton, Angst, Kerez e Kunzler). L'istituzione cui si ascrissero altre illustri personalità locali, a parte un'interruzione durante la prima guerra mondiale, durò fino al 1927, quando fu realizzata l'"Azienda Autonoma per l'Amministrazione della Stazione di cura", di cui quella aveva preceduto l'intento di divulgare ancor più la rinomanza di Bordighera come stazione turistico balneare, climatica e terapeutica.
Giovanni Ruffini col suo romanzo, nell'Ottocento, aveva promosso fra gli stranieri la fama turistica della cittadina: ai primi del '900 un altro scrittore e giornalista, Edmondo De Amicis, ospite per vari anni di Bordighera , la celebrò come il Paradiso degli Inglesi, facendola ancor più conoscere ed apprezzare in Italia. Nella pagina dedicata alla " città delle palme" il De Amicis descrive "la beata serenità di bellezza di Bordighera e ne attribuisce il successo internazionale anzitutto al romanziere Giovanni Ruffini, al celebre architetto Charles Garnier e alla Regina Margherita di Savoia. Lo scrittore, che ritrae la vita di Bordighera degli ultimi anni dell'Ottocento e dei primi del Novecento, afferma che, oltre ai numerosi inglesi, ... qui rappresentata tutta l'Europa del Settentrione, da Pietroburgo a Parigi, da Zurigo a Stoccolma... Sostiene inoltre che ... Bordighera non soltanto grande albergatrice: potrebbe aggiungere sul biglietto di visita: Coltivatrice e commerciante di fiori e di palme...rammentando il lavoro di Lodovico Winter). Assieme a De Amicis, bisogna pure ricordare Antonio Fogazzaro, che apprezzò enormemente Bordighera ove risiedette per qualche giorno ai primi del 1884 e di cui in alcune sue lettere ricordò la bellezza ambientale, espressa in particolare tramite la descrizione di un tramonto visto ora dall'Hotel Belvedere ora dal giardino Moreno.
Ma altre celebrità italiane puà vantare Bordighera fra i suoi entusiasti ospiti: da Manlio Garibaldi, figlio di Giuseppe, ai generali Pelloux e Cadorna, al musicista Franco Alfano, ad una schiera di pittori, attratti dagli scenari naturalistici offerti da Bordighera, tra cui, in mezzo ad altri provetti artisti, necessario menzionare POMPEO MARIANI e GIUSEPPE PIANA il maggior pittore locale.


Novecento
Bordighera finisce così per essere conosciuta, agli inizi del Novecento, in tutta Europa.
La città richiamò ospiti di ogni nazionalità, ma anche imprendi tori stranieri, che la dotarono di attrezzature di prim'ordine. Albergatori svizzeri vi impiantarono nuovi esercizi, e per iniziativa di un cittadino francese sorse, nei locali del Piccolo Lido, una delle primissime case da gioco in Italia. Nel moltiplicarsi delle opere per lo sviluppo turistico della cittadina, un gruppo di privati cittadini creò, tra il 1910 e il 1911, una società che progettava di edificare un casinò sulla punta di S. Ampelio.
In questo modo Bordighera da un lato veniva ad affiancarsi alle altre villes d'eau della costa ligure provenzale, trovandosi addirittura in condizioni di competere con successo pure in questo settore: anche se l' iniziativa comportava il rischio di alterare lievemente le storiche prerogative di Bordighera quale luogo ameno di soggiorno aristocratico e colto, ben lontano da certe frenesie esistenziali.
Alla vigilia della prima guerra mondiale (mentre la Strada Romana si arricchiva di sempre nuove più ville e case signorili) l'attrezzatura turistica giunse a comprendere ventisette alberghi, sei pensioni, alcuni caffè e ristoranti, ben centotrenta ville, una casa da gioco , due cinematografi.
Tra gli edifici di culto, oltre alle chiese cattoliche, figuravano la Chiesa Evangelica Inglese (del 1883) e la nuova Chiesa Evangelica tedesca. Gli isti tuti di educazione pubblici e privati erano undici; oltre ai vari edifici ed uffici governativi e comunali esistevano sei agenzie consolari, quattro banche e altri uffici.
Tra i pochi stabilimenti industriali di Bordighera, nel 1914 comparve la segheria a vapore Nada Billour, poi trasformata in fabbrica di racchette da tennis (oggi purtroppo scomparsa), l'officina per la lavorazione del ferro Soleri , la fabbrica di cesti per fiori Aicardi e i due giardini di Lodovico Winter. Mentre il panorama agricolo si trasformava, mentre l'agrumicoltura entrava in crisi e l'olivicoltura, pur fra tanti problemi, sussisteva dignitosamente (ma usufruendo ormai quasi obbligatoriamente del moderno e celere mezzo di trasporto offerto dal treno) la floricoltura, buon cespite dell'economia agricola locale, si dilatava con vigore dal vallone di Borghetto e da quello di Sasso verso il declivio meridionale della collina retrostante l'abitato ed il Montenero; aumentava intanto il numero degli agricoltori che sostituivano le colture tradizionali dell' ulivo e degli agrumi con le nuove coltivazioni specializzate; accanto alle varietà di rose, mimose ed altre piante ornamentali si affermava così il garofano, nella cui coltura primeggiava l'ibridatore Sigifredo Alborno, mentre nel settore delle mimose si era perfezionato il tedesco Stefano Neuhoff.
Il progresso di Bordighera patì un rallentamento con lo scoppio della I guerra mondiale. Nel corso degli eventi bellici del 1915-18 quasi tutti gli alberghi e il Casinò, da poco terminato, furono adibiti ad ospedali militari, con disagi comprensibili e conseguenti difficoltà economiche per il terziario.
Superati i tempi difficili del dopoguerra, a partire dal 1924 cominciò una netta ripresa dello sviluppo edilizio, allorché vennero costruite trentotto nuove ville, altre vennero ampliate, furono rimodernati parecchi alberghi. Anche nel 1925 si mantenne questo vivo incremento dell' edilizia privata, mentre per suo conto l'Amministrazione comunale realizzò importanti opere pubbliche. In particolare furono compiuti alcuni lavori già progettati nell'anteguerra ma rimasti incompiuti per i gravi eventi sopraggiunti. Nel 1922, dopo una vertenza giudiziaria tra l'Impresa dell'acqua potabile e il Comune, l'Amministrazione presieduta dal Sindaco Cav. Francesco Biancheri (1920-1923) riscattò l'acquedotto e l'azienda .
Nel 1926 veniva quindi completata la PASSEGGIATA A MARE, colla realizzazione di un secondo tronco verso ponente.
Intorno al 1930 venne aperta al traffico la variante della Via Aurelia, a partire dalla Punta di S. Ampelio fino alla Piazza del Mercato (Piazza Garibaldi): l'impresa fu conclusa tra il 1926 e il 1929 ad opera dell'Ente Stradale, col proposito di agevolare il transito sulla Strada Nazionale sopprimendo il passaggio a livello necessario da superare al fine d' entrare nell'abitato appena dopo la Punta di S. Ampelio. Siffatta realizzazione procurò un indubbio vantaggio alla viabilità cittadina.
Scrive ancora la precisa Ceriolo Verrando in "Bordighera nella storia" (p. 162 e seg.) cui, francamente, tanto deve questo nostro lavoro, soprattutto per lo studio della moderna Bordighera, quella cioè sviluppatasi trionfalmente fra XIX e XX secolo:"...Nel 1927 intanto, il raggiunto sviluppo urbano di Bordighera, e quindi la sua nuova importanza tra i centri della provincia, ottiene una conferma ufficiale con l'aggregazione ad essa, come frazioni, dei due passi di Sasso e Borghetto.
I confini della città verso Ovest restano così spostati fino al rio Rattaconigli.
La popolazione, che si aggirava sui 5000 abitanti, viene a comprenderne oltre un migliaio in più e alcuni anni dopo, al censimento decennale del 1931, supera ormai i 7000 abitanti . Nel 1929 Bordighera ottiene il consenso uffia ciale all'uso dello stemma cittadino: un leone rampante al fusto di un pino.
Nel 1936 sarà infine divisa la giurisdizione parrocchiale di Bordighera, con l'erezione della Parrocchia dell'Immacolata (di Terrasanta)....". Dopo la fine della guerra e le trasformazioni geopolitiche la clientela russa, tedesca ed in parte quella inglese presero a disertare, per distinte motivazioni, Bordighera. Un colpo pesante a danno della città fu la soppressione delle case da giuoco in Italia (1923); nel 1927 la concessione in esclusiva del Casinò a Sanremo mise infatti Bordighera in uno stato di svantaggio rispetto alla vicina stazione turistica. Infatti a ragione di un dirottamento quasi biologico di parte del turismo più agiato verso Sanremo, dove stava ormai l'unica casa da giuoco della Riviera, la situazione turistica bordigotta regredì in maniera abbastanza evidente. A partire dal 1929 si verificò a livello mondiale una crisi economica, destinata a ripercuotersi inevitabilmente sul flusso turistico colpendo anche Bordighera. Gli avvenimenti sfavorevoli presero a susseguirsi: per esempio nel 1936 la Campagna d'Africa e l'applicazione delle "Sanzioni internazionali" al regime fascista posero l'Italia in aperto contrasto con l'Inghilterra, sì che i sudditi britannici, i quali rappresentavano gli ospiti più numerosi e affezionati della città, rientrarono gradualmente in patria, lasciando deserti gli alberghi di Bordighera.
Fortunatamente, a parziale compensazione , la floricoltura si era ancor più diffusa, assumendo spesso caratteristiche industriali, sia nella produzione che nella esportazione, ormai in grado di raggiungere vari mercati europei.
Durante la prima guerra mondiale il tedesco Roberto Diem aveva intanto introdotto nella cittadina la coltura dell'"asparagus plumosus" che si era estesa con successo sui terreni della piana. Nel contempo venivano redatti i primi dati sull'estensione delle coltivazioni floreali, riguardanti l'economia imperiese che, nel 1929, contava su ben milleduecentosessanta ettari coltivati a fiori, in maggioranza rose, sia a Bordighera che a Sanremo ed a Ospedaletti.
Purtroppo era alle porte un nuovo, terribile conflitto mondiale la cui esplosione ebbe effetti devastanti, facendo cessare molte attività che costituivano le maggiori risorse economiche di Bordighera e della Riviera.
Nel decennio precedente la seconda guerra mondiale si era peraltro già verificato una stasi generale dell'attività edilizia cittadina. Tale situazione dipendeva da molti fattori, ma fra tutti primeggiava la congiuntura economica che andava registrando un ulteriore calo nel settore turistico; la nuova Bordighera, che doveva il suo sviluppo principalmente a tale ragione economica, ne risentì in modo eclatante.
Nell'ambito delle opere pubbliche disperatamente destinate a valorizzare la città agli occhi di auspicabili turisti, l'Amministrazione comunale concesse in appalto i lavori di sistemazione a giardino della zona di levante sulle pendici del Capo e, promuovendo un'azione più vasta in tal direzione, fece abbellire il giardino pubblico Lowe.
Nel 1937, visto il bisogno di un mercato più ampio e moderno, venne edificato un nuovo fabbricato: il vecchio mercato, sito di fronte a questo su un'area poi occupata da parte di Piazza Garibaldi, venne demolito; l'opera fu completata con la sistemazione della piazza antistante e della Via Garibaldi (poi Via della Libertà), che consentiva d'accedere al mercato.
La guerra mondiale paralizzò poi del tutto lo sviluppo di Bordighera.
La città finì per trovarsi nella zona delle operazioni sul fronte occidentale e da subito patì la sgombero della popolazione (11-28 giugno 1940): negli ultimi mesi del conflitto fu peraltro soggetta a pesanti bombardamenti terrestri, aerei e navali che causarono gravi danni agli immobili, alla rete stradale e agli impianti.
Nell'aprile del 1945, al termine del grande dramma, il controllo della città fu assunto dal Comitato di Liberazione Nazionale: si insediò subito una Giunta Municipale provvisoria e il 25 giugno successivo venne nominato Sindaco il Dottor Eugenio Maccary.
Il 7 aprile 1946 si tenne la prima consultazione elettorale amministrativa del dopoguerra, in seguito alla quale risultò eletto Sindaco il Prof. Raul Zaccari, successivamente confermato fino al 1964. Al termine del conflitto Bordighera era prostrata: un terzo dei fabbricati risultava danneggiato, le strade, i giardini, gli impianti dell'illuminazione, dell'acquedotto e delle fognature erano in buona parte distrutti: l'attrezzatura ricettiva, oltre alle distruzioni operate dai bombardamenti, era ormai resa inservibile per i danni procurati dall'occupazione degli alberghi da parte delle colonie libiche, dei profughi e dei sinistrati oltre che del loro uso per gli alloggiamenti militari.
Nel campo dell'edilizia privata, come suggerisce ancora la documentatissima Ceriolo Verrando nel suo prezioso volume (pp. 166 e seg. e di cui si riprendono concetti e riflessioni), ci si mise subito all'opera e così presto "sono stati ricostruiti gli stabili; il Comune ha provveduto a rendere in breve tempo funzionanti gli impianti danneggiati e a ripristinare la rete stradale. Si è potuto pensare quindi alla realizzazione di opere nuove con un Piano Regolatore Generale dalle ampie prospettive (e in questo Bordighera è stata uno dei primi Comuni della Riviera). Il Piano, che data ormai da tre lustri, propone un programma trentennale per l'organizzazione della città nella sua tipica funzione di stazione climatica e per aggiornarla nella dotazione dei vari servizi, valorizzando le fondamentali caratteristiche della sua posizione e del suo clima, che rappresentano un privilegio insostituibile. I concetti informatori di esso, a questo fine, sono l'organizzazione della rete stradale, l'utilizzazione degli spazi pubblici, la disciplina dello sviluppo edilizio, il perfezionamento dei servizi pubblici, la dotazione di nuove attrattive turistiche e la difesa delle masse verdi e dei caratteri paesaggistici e ambientali. Pertanto l'edilizia privata, a parte la disordinata espansione del primo dopoguerra, si è sviluppata in seguito secondo le norme previste dall'apposito regolamento, che stabiliscono i vari indici di edificabilità nelle singole zone; quella pubblica si è svolta attuando gradualmente una parte delle opere previste dal programma trentennale. Comprendendo anche il decennio precedente l'entrata in vigore del Piano, tra le più importanti rea lizzazioni pubbliche ci limitiamo a citare il potenziamento degli impianti dell'acquedotto e l'ampliamento della rete distributiva, che hanno permesso di soddisfare tutte le necessità potabili ed irrigue della zona, per cui Bordighera non ha sofferto della scarsità dell'approvvigionamento idrico, verifica tosi invece in altre città della costa ligure; la costruzione del tronco d'allacciamento della Via dei Colli alla Via Coggiola, che è venuto a comple tare la passeggiata panoramica della collina, ricongiungendo la Via dei Colli con la Via Romana; l'attuazione di un nuovo edificio scolastico con annessa palestra, ubicato in Via Pelloux ; l'acquisto e la demolizione dei ruderi dell'ex casinò, quindi la sistemazione dell'area a belvedere (piazzale S. Ampelio); la formazione di due nuove traverse tra la Via Vittorio Emanuele e la Via Romana, l'una intitolata al Generale Biamonti, l'altra allo storico della Liguria occidentale Girolamo Rossi; l'acquisto e la successiva sistema zione del Palazzo del Parco, complesso in cui si svolgono le manifestazioni turistiche, culturali e di rappresentanza, dove ha trovato sede anche l'Azien da Autonoma di Soggiorno e Turismo; l'acquisizione dall'O.N.M.I. dell'edificio che ospita il civico ospedale e del parco circostante, poi adibito a vivaio dei giardini comunali; la costruzione del primo tronco della Via di Mezzo (Corso Europa), con un complesso di lavori che hanno consentito di dare all'ingresso orientale della città un aspetto decoroso e di collegare la statale Aurelia con la Via Romana; l'attuazione del porticciolo turistico e per pescherecci di IV classe, ubicato tra l'Arziglia e Capo S. Ampelio, desti nato a soddisfare le crescenti esigenze del turismo nautico e della pesca; la realizzazione di una nuova strada carrozzabile che dall'Aurelia sale al Monte nero; la cessione a privati di un terreno comunale nella zona di Punta Migli arese per una nuova sistemazione dello stesso a carattere turistico-alberghie ro-balneare; la costruzione di un nuovo tronco di variante della strada pro vinciale Bordighera - Sasso - Seborga, che si diparte dalla Via dei Colli e si snoda lungo il crinale che separa le vallate di Borghetto e di Sasso; l'acqui sto di due notevoli complessi per essere destinati ad assolvere ad importanti servizi pubblici: la Villa Filomena con annesso parco ad uso scolastico e il vasto comprensorio del Saint Charles da adibirsi ad ospedale zonale .
Infine fra le più importanti opere di interesse pubblico per tutte le conse guenze che si riflettono, oltre che sulla vita economica locale, anche sul sistema delle comunicazioni internazionali, va ricordata l'Autostrada dei Fiori, realizzata dalla Società omonima, che per quanto riguarda il tratto nel territorio di Bordighera comprende, da Ovest ad Est, successivamente: parte della galleria Monte Bauso, il viadotto torrente Borghetto e la stazione con svincolo sulla strada provinciale Bordighera - Sasso - Seborga ; quindi il viadotto valle di Sasso, la galleria di Bordighera, la galleria e il viadotto Madonna della Ruota fino al confine col Comune di Ospedaletti . Sul piano delle relazioni internazionali ed europee Bordighera, sulla scia della sua tradizione turistica e culturale ottocentesca, e in rapporto alle sue attuali attività economiche che hanno contribuito a diffonderne tanto più il nome all'estero, ha intrecciato relazioni di amicizia e di collaborazione con varie città europee, in particolare con la cittadina ora francese di Villafranca (Villefranche sur Mer), e con quella tedesca di Neckarsulm, ad essa unite da un patto di gemellaggio.
Il Piano Regolatore del 1954 -ancora scrive la Ceriolo Verrando nella sua opera- intendeva anche provvedere, con opere adeguate, all'incremento dei due fattori fondamentali della vita economica cittadina: il turismo e la floricoltura. In ordine ad essi era prevista la valorizzazione turistica dei dintorni di Bordighera, il potenziamento delle attrattive della zona litoranea e contemporaneamente la valorizzazione delle risorse agricole, in particolare delle colture specializ zate di fiori e piante ornamentali. Dopo il notevole diradarsi, e in certe zone la quasi totale scomparsa, degli uliveti secolari, sradicati per far posto alle nuove coltivazioni floricole che si sono sempre più estese e poten ziate sia in pien'aria, sia protette da serre, lo sviluppo di questa attività ha ulteriormente mutato l'aspetto del paesaggio intorno alla nostra città.
La floricoltura e l'orticoltura nella Riviera occidentale, al cui sviluppo dalla seconda metà del secolo scorso Bordighera ha dato un notevole contributo, ha raggiunto in questi anni una grande espansione; nel nostro territorio la superficie occupata dalle coltivazioni floreali è all'incirca di trecentottan tadue ettari (che rappresentano circa il dieci per cento dell'area provinciale riservata a tale coltura), destinati a garofani, rose, mazzeria, verde e piante ornamentali. Nell'ambito della nostra provincia queste ultime due colture sono localizzate, per la maggior parte, proprio nella zona litoranea di Bordighera (settantacinque ettari con una percentuale del ventinove per cento circa), nell'area a più antico sviluppo della floricoltura .
Questa tradizione, che risale al 1874, si era già espressa nell'immediato dopoguerra con l'apertura, sia pure provvisoria, di un mercato dei fiori funzionante negli ultimi mesi del 1945 e nel 1946 fino al ripristino di quello di Ventimiglia. Ha continuato, poi, anche in forma di manifestazioni rivolte alla valorizzazione dei prodotti della floricoltura locale, con delle periodi che Fiere del fiore e della pianta ornamentale, organizzate dal 1947 al 1958; rassegna in cui venivano esposte le migliori varietà di fiori e piante orna mentali ottenute dagli ibridatori di tutta la Riviera.
In seguito Bordighera, sensibile ai problemi comuni della floricoltura, al fine di trovare un'intesa e una soluzione ai problemi di essa attraverso la collaborazione delle varie categorie interessate, ha ospitato nel 1964 il Convegno Nazionale della Floricoltura e nel 1967 il Convegno Internazionale sulla Coltura della Rosa , i quali hanno costituito un approfondito esame dei vari aspetti tecnici, economici e sociali in cui si configura l'attività floricola e formu lato concrete proposte per la risoluzione dei suoi più urgenti problemi. Per quanto riguarda l'industria turistica, l'altra preminente risorsa dell'econo mia cittadina, Bordighera ha dovuto innanzi tutto provvedere, nell'immediato dopoguerra, alla ricostruzione delle attrezzature turistiche, che erano rima ste seriamente danneggiate. Quindi ha cercato di rilanciare il suo nome, adeguandosi al nuovo indirizzo assunto dal turismo nel dopoguerra, con inizia tive che richiamassero ospiti, oltre che per la tradizionale stagione inverna le (tipica dell'Ottocento e della prima metà del Novecento), anche per quella estiva balneare....in questo avvantaggiata dalla bellezza di una PASSEGGIATA A MARE degma delle migliori tradizioni turistiche.
Il fenomeno turistico, peraltro, ha assunto nella nostra epoca una fisionomia ben diversa rispetto al periodo a cavallo fra i secoli XIX e XX: l'alta stagione non è più quella invernale, ma per quantità, se non per qualità, quella estiva; gli ospiti italiani superano largamente gli stranieri e fra questi ultimi i più numerosi clienti non sono più gli Inglesi bensì i Tedeschi......[e difronte alla contrazione del turismo di qualità, in particolare straniero bisogna ammettere che] l'afflusso della clientela nazionale, in crescente aumento [anche per i riflessi del "boom" economico degli anni '60] ha permesso di compensare parzialmente la regressione del flusso turistico estero.