cultura barocca
INFORMATIZZAZIONE A CURA DI B. DURANTE vedi qui l'indissolubile rapporto tra gli alpini edi i muli

DIGITALIZZAZIONE INTEGRALE DEI SEGUENTI VOLUMI

1 - CENNI ELEMENTARI DI ARTE MILITARE (1874)

2 - ISTRUZIONE SUL SERVIZIO DI SICUREZZA DELLE TRUPPE IN CAMPAGNA (1872)

3 - NOZIONI SULLE LEGGI E SUGLI ORDINAMENTI ORGANICI DELL'ESERCITO ITALIANO... (1883: VOCI VARIE = INDICI MODERNI DI VOCI VARIE: RECLUTAMENTO, MOBILITAZIONE, CODICE MILITARE, GERARCHIE, RICONOSCIMENTI, AMMAESTRAMENTI, AMMINISTRAZIONI, ARMI VARIE ECC. ECC.)

4 - ESTRATTO DELL'ISTRUZIONE PER L'AMMAESTRAMENTO TATTICO AD USO DEI SOTTUFFICIALE E CAPORALI DI FANTERIA (1881)

5 - ELEMENTI DI TOPOGRAFIA (1874 = CON TAVOLE ESPLICATIVE)

6 - CENNO SOMMARIO DI FORTIFICAZIONE E D'ATTACCO E DIFESA DELLE FORTEZZE (1874 = CON TAVOLE ESPLICATIVE)

7 - APPENDICE ALLA RACCOLTA DI PUBBLICAZIONI PER VOLONTARI DI UN ANNO (1874 = IN PARTICOLARE CONSIDERAZIONI "SULLA MOBILITAZIONE" E TABELLE STATISTICHE SULLA FORZA DEI PRINCIPALI ESERCITI DI TERRA EUROPEI)

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NELLA SOPRA PROPOSTA IMMAGINE ANTIQUARIA, DA ARCHIVIO PRIVATO (BOLOGNA), SI NOTA UN REPARTO DI ALPINI COI MULI = ANCHE LA LIGURIA PARTECIPO' A QUESTA TRADIZIONE MILITARE. MA NON SOLO...ANZI! IN LIGURIA OCCIDENTALE LA TRADIZIONE DEI MULATTIERI/CARRETTIERI DESTINATI PER SECOLI COME QUI SI VEDE A TRASPORTARE MERCI PER GLI ARDUI PERCORSI DI LIGURIA (FIANCHEGGIATI SPESSO NEI LORO PERIGLIOSI PERCORSI SOLO DALLA COMPAGNIA DELL'INDOMITO "CANE CARRETTIERE") HA LASCIATO TRACCE OVUNQUE MA MERITA SEMPRE DI ESSERE CITATA [ ANCHE NEL FOLKLORE E SPECIFICATAMENTE NELL'ARDUO FOLKLORE DELLA VITA RUSTICA E CONTADINA OVE SPESSO IL TRASPORTARE I PRODOTTI DEI CAMPI E DEI COLTIVI AI MERCATI ERA UN'AVVENTURA SOSPESA COME QUI SI VEDE TRA RISCHI OGGI IMPENSABILI ] SPECIALMENTE PER QUELLE STRAORDINARIE TESTIMONIANZE IN FUNZIONE DI QUESTA ATTIVITA' VITALE RIMASTE (E TALORA PUTROPPO OBLIATE)DISSEMINATE LUNGO LA VIA STORICA PIEMONTE-LIGURIA, QUELLA DEL COL DI NAVA: PERCORSO CHE RIENTRA ADDIRITTURA TRA STORIA E LEGGENDA IN MERITO AD UNA DELLE PRINCIPALI RELIQUIE DELLA CRISTIANITA' "LA SACRA SINDONE" CHE, AI TEMPI DELLA GUERRA DI SUCCESSIONE SPAGNOLA ED ESSENDO MINACCIATA TORINO DA UN ASSEDIO, SI PENSO' DI SALVARLA ASSEGNANDOLA ALLA CORTE SABAUDA PER PARTE IN FUGA (CON CORTEO FIDATO DI MULATTIERI ATTRAVERSO QUESTI PERCORSI MAI FACILI, CON UNA SOLENNA SOSTA A CARAVONICA) VERSO IL PRINCIPATO D'ONEGLIA E QUINDI VERSO L'OSPITALE GENOVA DOVE LA RELIQUIA SAREBBE STATA SALVATA ED OSPITATA FINO ALLA PACIFICAZIONE E ALL'AUSPICATO RITORNO NELLA CAPITALE SABAUDA. QUASI A SANZIONARE L'IMPORTANZA SE NON ADDIRITTURA LA SACRALITA' DELLA LORO ESISTENZA PER LA CIVILTA' SINO AL XIX SECOLO GIOVA ANCORA RAMMENTARE COME I MULI DELLA VALLE ARGENTINA (TANTO APPREZZATI PER LE DOTI DI RESISTENZA FINO A NON MOLTI ANNI FA ERANO ISCRITTI NEI RUOLI DELL'ESERCITO ITALIANO PER ANDARE A FORMARE LE COMPAGNIE DI ARTIGLIERIA ALPINA) "GODESSERO" DI UNA FESTA TUTTA LORO A GARANZIA DELLA LORO SALUTE COME QUELLA DEI LORO CONDUTTORI E A SEGNACOLO CRISTIANO DI UN FRUTTUOSO VIAGGIO, GARANTITO DA UN RITORNO PRIVO DI PROBLEMI = LA CERIMONIA RELIGIOSA RICCHISSIMA DI FOLKLORE CONTADINO CULMINAVA NELLA VALLE PRESSO POMPEIANA IN VALLE ARGENTINA -MA CON CONCORSO DA OGNI LUOGO- PRESSO LA CAPPELLA IL CUI NOME IN GERGO LOCALE DIVENNE QUELLO DI CHIESA/CAPPELLA DI SANT'ALO' (VEDI QUI PER GLI APPROFONDIMENTI)

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"È durato 130 anni il sodalizio tra gli alpini e i muli, ma questi equini furono arruolati ancor prima degli alpini [Costituiti il 15 ottobre 1872, gli Alpini propriamente detti sono il più antico Corpo di Fanteria da montagna attivo nel mondo, originariamente creato per proteggere i confini montani settentrionali dell'Italia con Francia, Impero austro-ungarico e Svizzera. Nel 1888 gli Alpini furono inviati alla loro prima missione all'estero, in Africa, continente nel quale sono tornati più volte nella loro storia, per combattere le guerre coloniali del Regno d'Italia ], perché già dal 1831 nell'esercito del Regno di Sardegna vennero costituite le prime batterie da montagna dotate di cannoni smontabili per il cui trasporto furono impiegati trentasei muli. Il loro scopo era quello di alleggerire il soldato dai peso che altrimenti avrebbe dovuto portare a spalla, e con il trascorrere del tempo l'importanza dei quadrupedi crebbe sempre di più. Il legame tra l'alpino e il mulo si consolidò durante la Grande Guerra dove divenne fondamentale per trasportare le armi e il rifornimento logistico dei reparti in alta montagna. In breve tempo l'alpino e il mulo divennero nell'immaginario collettivo un binomio inscindibile, ed assieme agli alpini, i muli patirono la fame e il freddo durante le due guerre mondiali dove furono impegnati su tutti i fronti dove vennero utilizzate forze italiane. Anche nella seconda guerra mondiale il mulo fu protagonista se si pensa al suo impiego sul fronte greco e sovietico. Il Corpo d'armata alpino partito per la steppa sovietica, ad esempio, aveva in dotazione ben 4.800 muli che ebbero un ruolo fondamentale soprattutto durante la ritirata in Unione Sovietica. "Durante il ripiegamento avevamo centinaia di slitte trainate da muli, che soffrivano con noi e non avevano da mangiare che qualche sterpaglia che spuntava dalla neve. Povere bestie, erano coperte di ghiaccio, e, rammento, la presenza di quegli animali era qualcosa di rassicurante per tutti. Infatti mentre camminavamo giorno e notte cercavamo sempre di stare vicino ad un mulo, così ognuno di questi animali aveva sempre attorno un gruppo di dieci o quindici soldati. [...] Una volta un conducente rimase ferito da una scheggia che gli fratturò la gamba ed io che ero ufficiale medico tentai di prestargli qualche cura, quando ad un certo punto il suo mulo gli si avvicinò e infilò il muso tra la terra e la nuca del ferito, in modo da sostenerlo, riscaldarlo, confortarlo. Una scena che non dimenticherò mai". (Giulio Bedeschi in Centomila gavette di ghiaccio) Dal dopoguerra, per effetto della motorizzazione di praticamente tutti i reparti, è cominciato il declino nell'uso del mulo e negli ultimi anni di servizio i muli in dotazione in tutto l'esercito erano appena settecento. Il 7 settembre 1993 presso la caserma D'Angelo di Belluno, vennero venduti all'asta per ordine del Ministero della Difesa, gli ultimi ventiquattro muli in forza agli alpini. Una rappresentazione di cosa fu il connubio tra l'alpino e il mulo è visibile presso il museo nazionale storico degli Alpini a Trento, dove si trova un piccolo "museo del mulo". Questo raccoglie materiale da maniscalco ed equipaggiamento relativo all'inseparabile compagno delle truppe alpine" [stralcio tratto da Wikipedia, l'enciclopedia libera on line].

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