cultura barocca
In questo "foglio volante" leggesi “L’abbominevole ritratto di Aldrui D’Orsa infame prima cagione della pestilenza” [in Milano]. Il D'Orsa fu un personaggio immaginario, esorcizzato dalla superstizione che sarebbe vissuto nel '600. Nell'immaginario era "un diavolo nero dagli occhi luccicanti" e se non proprio un Demone, un servente di forze diaboliche [come gli untori la cui opera era confermata da questi bandi governativi. La "caccia gli untori" [non esclusi gli Ebrei verso cui la Chiesa di Roma ebbe una posizione ondivaga (spesso equiparati agli "Egiziani" come al tempo anche si diceva degli Zingari) l'opinione popolare non si astenne dall'ipotizzare che alcuni potessero essere untori al punto che nel 1348 ai tempi della grande peste Clemente VI con la bolla Quamvis perfidiam intervenne per evitare che venissero accusati con delazioni segrete quali propagatori dell'epidemia ed untori]. Non si riduce alla peste milanese la credenza sugli "untori" ma al modo che qui si legge fu estesa, pure in tempi anteriori, come si legge, per es., durante la peste del 1578-'79 dalle sentenze di morte contro presunti untori del Duca sabaudo e l'arresto nel Dominio di Genova di tre sospetti untori, poi dopo interrogatorio e tortura ritenuti innocenti e rilasciati, con il caso tragico della lapidazione nell'estremo Ponente ligure di un individuo da alcuni ritenuto un intruso, ammalato e proveniente da area contagiata, ma da altri reputato vero e proprio untore: bisogna comunque rammentare che nei libri criminali di Genova del 500 si parla non di untori ma di avvelenamenti per vie magiche (libro II, c.X ),. Nonostante gli scritti del Beccaria, del Verri e del "Gran Lombardo", seppur frammentata e ridimensionata, una "geografia degli "untori" tuttavia si mantenne, in certe zone d'Italia, per quanto noto, fino al 1837
Informatizzazione di B. Durante per "Cultura Barocca"

Aprosio scrisse sulla peste che falcidiò Genova e Dominio, sia di quella del 1579-'80 che di quella ancor più grave e del 1654 di cui fu diretto testimone ma fece solo vaghi cenni alla terrificante pandemia milanese del 1629-'30 che in un delirio di superstizione portò alla condanna a morte dei sospetti "Untori ": in relazione alla peste di Milano esiste questa rarissima pubblicazione ascrivibile alla costumanza di semplici forme di informazione diffusa, partendo dal XVII secolo per giungere ai primi del XIX, del protogiornalismo dei "Fogli Volanti" (pur se occorre dirlo, talora frutto di invenzione per vendere siffatti almanacchi)
intitolata
LA SENTENZA DATA A GUGLIELMO PIAZZA E GIO: GIACOMO MORA QUALI CON ONTO PESTIFERO HANNO APPESTATO LA CITTA' DI MILANO L'ANNO 1630
di cui il Servizio Bibliotecario Nazionale cita gli estremi di pubblicazione e tipografici = Firenze, Napoli & in Bologna : per Nicolò Tebaldini : ad instanza di Francesco Bianchi, 1631 - 2 carte ; 16° e ne indica la conservazione solo in "Biblioteca e Archivio - civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli - Milano"
Sul frontespizio della stampa sotto il titolo riportato indicante l'esecuzione dei due citati sventurati personaggi è curiosamente riportato un ritratto xilografico sotto il quale si legge
“L’abbominevole ritratto di Aldrui D’Orsa infame prima cagione della pestilenza” (sic).
Aldrui D'Orsa è un personaggio probabilmente immaginario che sarebbe vissuto nella prima metà del XVII secolo. Nell'immaginario popolare era noto come "un diavolo nero dagli occhi luccicanti" quindi se non proprio un DEMONE QUANTOMENO UN SERVENTE DEL DEMONIO [come erano appunto ritenuti gli UNTORI.
In effetti pure nella REPUBBLICA DI GENOVA durante la pandemia del 1579-'80 si arrestarono, poi però liberandoli, tre personaggi sospettati di essere untori e nell'estremo Ponente uno sventurato sia perché da alcuni ritenuto un untore sia in quanto da altri reputato un propagatore di contagio provenendo dall'infestata Ceriana, giunto ad Apricale fu lapidato dalla folla terrorizzata].
Siffatto Aldrui D’Orsa, nella milanese opinione popolare reputato seminatore di peste, in effetti è noto esclusivamente per essere raffigurato in questo ritratto poi sul frontespizio della sentenza del processo contro gli untori, svoltosi a Milano nel 1630 e poi legata alla realizzazione della colonna infame[in merito alla peste milanese descritta da Alessandro Manzoni nei suoi Promessi Sposi si approfondisca da questi collegamenti La caccia in Milano agli Untori = con la ricostruzione della vicenda, delle torture, del supplizio con opere digitalizzate sulla macabra vicenda di Verri, Beccaria, Manzoni quindi per ulteriormente integrare si attivi questo ulteriore collegamento la Superstizione e l'Untore di Peste: fra le icone dell'Uomo Nero ].
Bibliografia = Paolo Preto, Epidemia, paura e politica nell'Italia moderna , Laterza, 1987.- Piercarlo Jorio, L'immaginario popolare nelle leggende alpine ,, Priuli & Verlucca, 1994 - Claudia Blümle, Horst Bredekamp e Matthias Bruhn, Katja Müller, Grenzbilder, Helle Walter de Gruyter GmbH & Co KG, 2017



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