cultura barocca
Inf. B. E. Durante Gli Scavi archeologici nel complesso demico romano a Nervia dell'attuale Ventimiglia hanno permesso di evidenziare molte notizie sugli abitanti di Ventimiglia Romana (Albintimilium) ma come spesso accade vi son cose che più di altre attirano, chi per un verso e chi per un altro: io rimasi sempre colpito da una lapide molto semplice (qui sopra proposta) dedicata a Maia Paterna, una fanciulla morta a soli 11 anni al punto che nell'occasione di un esperimento di interazione tra scultura e letteratura nel contesto di una mostra scultorea di E. Lentini tenuta presso l'Istituto di Studi Liguri di Bordighera (dell'artista toscano tanto apprezzato, specie dall'illustre critico d'arte e scrittore Antonio Aniante è l'opera scultorea che precede la lirica) a corredo di un'opera d'arte che sentivo molto vicina alla storia di questa fanciulla volli proporre (in modo del tutto arbitrario certo) la lunga iscrizione che i genitori avrebbe forse voluto per la figlioletta -se fossero stati estremamente ricchi- in luogo della breve iscrizione su una lapide riutilizzata di cui, non essendo verosimilmente agiati, dovettero accontentarsi. Attraverso i secoli possono persistere certi indefinibili legami suggeriti da suggestioni ed emozioni che l'esperienza archeologica e museale, fuor di qualsiasi riferimento al paranormale, può sublimare: ed io nel corso della mia attività di ricercatore e di docente -anche per il fatto di risiedere a lungo in prossimità degli Scavi Archeologici e soprattutto del Teatro Romano- ho sempre provato sentimenti vari, di compassione, pietà e può sembrare strano di affetto, per questa fanciulla morta quasi 2000 anni fa (da ragazzo ne parlavo spesso coi miei genitori nel contesto di un rapporto profondo ed invidiabile in cui si affrontavano tutti i temi, soprattutto della consonanza degli individui di fronte ai destini terreni a prescindere da spazio, tempo e persino religioni eventuali di appartenenza): con il tempo non ha ella smesso di visitare i miei pensieri e qualche volta persino i miei sogni sì che, rielaborandone poeticamente uno molto vivo, scrissi queste due righe poetiche che, banalmente forse, intitolai come qui sotto si legge e sfruttando, lo confesso, il titolo d'una bella canzone di Ron che, meno supponente della lirica qui proposta, ipotizzava (in un contesto peraltro assai diverso) un reincontro a distanza di "cento anni". Così prese vita la lirica Io e Maia Paterna, incontrarsi dopo mille anni che viveva, come ben si intuisce, in sinergia quella che redassi poco prima per il citato esperimento di interazione fra arte e letteratura intitolata Quello che non fu scritto per Maia Paterna (edita e qui proposta) = entrambe finirono poi ben presto per costituire una sorta di ideale incipit ai fini della sistemazioe in sequenza di altre liriche, strutturate possibilmente secondo i gusti dell'epoca cui dovrebbero appartenere, e di cui per prime son leggibili qui Valerio Osiano e i Maghi della Città del Dolore (la fine del paganesimo antico) ed ancora Cortigiane Regine di Bisanzio e quindi Storia di Tirish e delle tre lettere dalla cui pagina si può poi accedere ad altre composizioni cliccando sulla dicitura in rosso a fondo pagina Clicca per una sequenza di altre poesie di vario tema ed epoca passando a pagine alla cui fine compare analoga scrittura.



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