Informatizzazione a cura di Bartolomeo Ezio Durante

















Cesare Ripa vissuto nel XVI secolo, fu autore d’una fortunata Iconologia o Descrizione di diverse imagini cavate dall’antichità e di propria invenzione (Gigliotti, Roma 1593), più volte ristampata fino alla fine del Seicento.
Repertorio di soggetti allegorici, l’opera di Ripa [autore di cui Aprosio si serve principalmente nella
II parte dello Scudo di Rinaldo] fu edito per la prima volta a Roma, per gli Eredi di Giovanni Gigliotti, nel 1593, senza illustrazioni, poi ripubblicato, sempre a Roma, presso Lepido Faci, nel 1603, con un ricco corredo di xilografie che, da sempre, furono considerate derivate in gran parte dai disegni di Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d’Arpino, famoso pittore contemporaneo.
Ampliata dall’autore, l’
ICONOLOGIA
fu più volte ristampata: a Padova, per Pietro Paolo Tozzi nel 1611 e nel 1618 (nella stamperia del Pasquati), a Siena, per gli Eredi di Matteo Florimi nel 1613, infine a Parma, nel 1620, in tre volumi. Seguirono numerosissime edizioni postume, fino alla monumentale stesura in cinque volumi "notabilmente accresciuta d’immagini e di annotazioni e di fatti dall’abate Cesare Orlandi", uscita a Perugia, presso la stamperia di Piergiovanni Costantini, nel 1764-1767. Intanto l’opera si diffuse in Europa ottenendo molto successo con traduzioni in inglese, tedesco, francese e olandese. L’edizione di riferimento corrente dell’Iconologia è ancora quella curata da Piero Buscaroli, con Prefazione di Mario Praz, Torino, Fògola, 1986 (poi Milano, Tea, 1992), che si basa sull’edizione padovana del 1618 (Nova iconologia nella quale si descrivono diverse imagini di virtù, vizi, affetti, passioni umane, arti, discipline, umori, elementi, corpi celesti, provincie d’Italia, fiumi, tutte le parti del mondo, ed altre infinite materie, ampliata ultimamente dallo stesso auttore di trecento imagini), ma semplificata e ridotta notevolmente (nel frontespizio definita dal curatore come "edizione pratica). Esiste anche una ristampa anastatica dell’edizione romana del 1603 a cura di E. Mandowsky (G. Olms, Hildesheim-New York, 1970). Ripa ideò ed elaborò il suo repertorio iconologico tra l’ambiente ’dellAccademia senese degli Intronati e la corte romana del cardinale Antonio Maria Salviati a cui l’opera è dedicata e presso cui visse in qualità di familiare, per insegnare a "figurare" con i simboli "tutto quello che può cadere in pensiero umano". L’opera era indirizzata a varie categorie d’artisti, secondo la logica dell’ut pictura poesis ("la poesia è come la pittura": battuta dall’Ars poetica di Orazio ) dichiarata fin dal sottotitolo e con strettissimi legami con l’arte della memoria: Iconologia, overo descrizzione dell’imagini universali cavate dall’antichità e da altri luoghi [...] opera non meno utile che necessaria a’ poeti, pittori e scultori, per rappresentare le virtù, vizi, affetti, e passioni umane. Diversamente da geroglifici , imprese ed emblemi , le allegorie di Ripa non definiscono concetti, ma esprimono qualità, affetti , passioni , vizi e virtù mediante i tratti esteriori e "accidentali" della figura umana: "Disposizione nella testa sarà la positura alta o bassa, allegra o maninconica, e diverse altre passioni che si scoprono, come in teatro, nell’apparenza della faccia dell’uomo". Gli effetti benefici o nocivi dei più diversi moti dell’animo, il favore della fortuna o il rigore della giustizia, il livore dell’invidia o lo splendore della bellezza, sono tradotti in cipigli, sorrisi, gesti, posizioni, attraverso un’ordinata e analitica grammatica di abbigliamento, ornamenti, attributi ed espressioni. L’iconologia permette di leggere nei tratti fisici dell’uomo i segni delle sue caratteristiche morali come se, usando un’immagine che ebbe larghissima fortuna nel Rinascimento, si potesse aprire una "finestra sul cuore". E, un’arte al servizio di questo "osservatorio" è quella che lega l’iconologia alla fisiognomica . Partendo da premesse teoriche chiaramente aristoteliche , l’autore costruisce la sua topica mediante fonti diverse: letterati e artisti figurativi, poeti antichi (greci e latini) e moderni, come Dante , Petrarca , Ariosto , Vasari , Doni , Aretino , Tasso , e l’intera tradizione mitico-iconologica precedente, dalla Genealogia deorum gentilium di Boccaccio ad Alciato, Valeriano , Giraldi , Cartari . L’opera compilatoria, disposta in ordine alfabetico, è tutt’altro che un repertorio neutro e professionale. Ripa interpreta il reale in linea con i principii e i gusti artistici della Controriforma e con la progressiva formalizzazione gerarchica della società. Il suo giudizio sul presente è chiaramente espresso attraverso immagini rigorosamente ordinate e ideologizzate come l’Affabilità, l’Umanità, l’Obligo, la Ragion di Stato , la Riforma, l’Eresia, la Penitenza, la Pazienza, la Discrezione, la Prudenza. Durante tutto il Seicento l’Iconologia di Ripa costituì una topica visualizzata a uso di oratori e predicatori, oltre a godere di immensa fortuna tra artisti figurativi, poeti e soggettisti. Particolarmente significativo il caso di Giuseppe Parini che, sul finire del Settecento, utilizzò il manuale di Ripa per comporre i propri soggetti pittorici. Lessing e Winckelmann , invece, mossero accuse di scarsa originalità all’autore dell’Iconologia e ne sottolinearono i debiti verso gli Hieroglyphica di Pierio Valeriano .[Da "Rinascimento" on line di Floriana Calitti]