cultura barocca
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MUORE LA VAPORIERA!

La sirena fischia e pare un urlo,
soffiano le caldaie e le diresti ansiti,
le ruote, immense, piagano le rotaie,
né arrancare né correre più!
L'aurora ha il colore del sangue,
muore un tempo che fu lungo,
e che anche visse bagliori di gloria.
La ciminiera invano scarica fumo nero,
e scintille che brillano un attimo
ancora, prima di sperdersi a terra,
in fuliggine che è polvere e niente altro!
Non vuol morire, ma muore comunque, il tiranno
che divorò rotaie ed affumicò
uomini e cose, fra resti immondi
di carbon fossile e di sudore.

Ha vinto un uomo, ha vinto per
un futuro che tutti vivono ora
e della cui storia tutto ignorano.
Sapienti presuntuosi e ben vestiti,
dai denti curati e le mani tenere,
furono inerti contro il mostro, che
muore adesso: nulla, essi, seppero fare!

Ma nulla si ricorderà, son certo,
dell'uomo che sta uccidendo
il mostro che inquina e devasta,
la motrice vecchia ch'attarda
i tempi, la sicurezza, la vita a venire.
Unire due Paesi in un'energia pulita,
identica, compatibile nel sistema
voltaico delle cose: solo un uomo vi riesce.
E le urla, che inneggiano alla sua
scienza, si sperdono nell'aria tra
i frizzi gallici e le italiche tonalità.
L'esaltazione d'un attimo, per l'uomo,
che violò l'arcano ch' altri, vanitosi,
avrebbero eretto a piramide di
grandezza, nell'attesa di giusti compensi!

Ma l'uomo, che vide nella sua scienza
la strada per sgombrare gli enigmi,
s'eclissa nel grigiore del mattino,
ancora freddo, ancora deserto...
Non contano per lui gli onori,
importa aver capito e con sè portare
il segreto ch'altri non videro.

E non si volta, mio padre, a guardare
come ha sconfitto il tempo che fu!

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