archivio bibl.Aprosiana GIUSEPPE BIAMONTI, illustre poeta neoclassico di S. Biagio della Cima, nella PARTE FINALE della sua ODE un tempo giustamente famosa (ADDIO AL GIARDINO DI BOBOLI) in qualche modo influenzò UGO FOSCOLO che nel suo capolavoro, il carme neoclassico DEI SEPOLCRI fece dell' UPUPA (qui nell'immagine fotografica d'archivio) un volatile orribile, pauroso, frequentatore dei cimiteri. Al tempo dei due poeti la scienza ornitologica era però già sufficientemente evoluta da render noto agli intelletti colti che si trattava invece di un volatile grazioso, insettivoro, abbastanza diffuso in Italia oltre che in Europa. L'UPUPA (scientificamente "UPUPA EPOPOS") è in effetti un piccolo volatile dal piumaggio rossiccio con ali e coda a strisce bianche e con un ciuffo di penne erettili sul capo: essa appartiene alla Famiglia degli Ucelli Coraciiformi ed è facilmente riconoscibile per il ciuffo di penne sul capo che, come si vede nell'immagine, suole sollevare quando è disturbata o teme il sopraggiungere di un pericolo. Di modeste dimensioni (non supera i 30 cm.), compie migrazioni periodiche e nidifica entro la cavità degli alberi o tra le rocce ove depone in media da 4 a 7 uova una sola volta all'anno. Pare che propria questa assidua ricerca di ripari e nascondigli ove nidificare abbia sin da tempi remoti suggerita la leggenda di uccello amante dell'oscurità e delle tenebre: sia BIAMONTI che FOSCOLO non potevano ignorare, a fine XVIII secolo e ai primi del XIX, la realtà scientifica ma costruirono le loro due poesia sia sul gioco linguistico in cui l'allitterazione della "U" finiva per sviluppare una sorta di suono onomatopeico che evocava quello attribuito alle entità dell'oltretomba intravista nei CIMITERI del tempo per effetto del fenomeno dei FUOCHI FATUI. Per altro verso i due letterati non poterono non essere influenzati dalla formidabile tradizione del classicismo che affondava sin ad epoche remote il suo irreale giudizio sull'UPUPA. Infatti il NITTICORACE (misterioso e indecifrabile volatile del cattivo augurio e frequentatore delle aree sepolcrali di cui parlò anche PLINIO SENIORE) fu sì preferibilmente accostato alla CIVETTA" ["Il nitticorace, detto anche nottola/...il nitticorace è immondo...e preferisce le tenebre alla luce" come riporta il Bestiario medievale "Fisiologo versio BIs" ("Bestiari medievali", cit., pp.20-22, VII) in stretto collegamento con le "Etimologie" (XII, VII, 40 e 41) di ISIDORO" ("Il nitticorace è anch'esso una nottola ed è un uccello che rifugge la luce e non sopporta di vedere il sole")]. In queste descrizioni comunque il "NITTICORACE" o "corvo della notte" permette identificazioni varie, tanto con la "CIVETTA" quanto col "GUFO" e con altri volatili notturni compreso il "PIPISTRELLO EUROPEO" e l'"UPUPA", che uccello notturno come visto proprio non è e che invece ISIDORO di Siviglia nelle "Etimologie" (XII, VII, 66) descrisse come un animale sporco, dal capo coperto da una cresta di alti ciuffi, un uccello che altresì mangerebbe escrementi umani, che vivrebbe tra le tombe ed il cui sangue esorcizzerebbe, entro i sogni di chi se ne cospargerebbe, demoni "soffocatori": il tutto contro una visione più fausta dell'"UPUPA" alimentata in genere dai Bestiari mdievali che ne fecero un simbolo dell'amore filiale verso i genitori deboli ed invecchiati> peraltro nel complesso panorama dei tanti uccelli notturni, in qualche modo collegati col male, col misterioso e comunque coll'enigmatico, si potrebbein ultima analisi addirittura tirare in ballo la "spinturnice" di Plinio X 37, il brutto e infausto uccello già menzionato da Festo - ed ascritto dagli ornitologi al gracchio - che avrebbe spesso profanato are ed altari rubandone il carbone) al Canide".