-La CLAVICOLA DI SALOMONE (anche VERA CLAVICULA DI SALOMONE) è un VOLUME KABALISTICO.
Questo antico testo di cabala finì presto per esser considerato libro proibito di negromanzia e magia: del resto le postulazioni sull'argomento erano connesse anche ad un libro che in molti casi non si giudicava leggibile impunemente
quale il THEATRUM SYMPATHETICUM...
in cui tra molte altri argomenti spiccavano le riflessioni su AMULETI - SIMBOLI - SIGILLI del Goclenius e più specificatamente le considerazioni sul misterioso libro intitolato "DELLE SCULTURE DI SALOMONE".
La CLAVICOLA DI SALOMONE raggiunse anche una fama malefica nei primi decenni del '600 per esser stato un suo esemplare una prova di reato in un crimine di stregoneria che fu al centro d'un procedimento di importanza mondiale.
Si tratta del caso che fu caratterizzato dall'
ATTENTATO A PAPA URBANO VIII
che passato a cronaca giudiziaria e storia con il nome di
"CONGIURA CENTINI"
finì con il sancire contro le aspettative quella che può definirsi davvero ma che è meglio qui approfondire la
LEGGENDA NERA DELL'ASTROLOGIA E DELLE TRE FORME DELLA DIVINAZIONE
(per la ritenuta capacità, tra molte altre cose, di usarne la potenza per il male anche colpendo a distanza con fatture e malefici da sagittari per esempio su "statuette di cera" effigianti le le vittime designate)
Dopo che Felice Centini ottenne la porpora di cardinale di Ascoli, un suo ambizioso nipote, tal Giacinto Centino, fu preso dal folle sogno di progettare la morte del Pontefice per far in modo che al suo posto venisse eletto lo zio Cardinale d'Ascoli.
Giacinto Centini entrò quindi in rapporto con un frate Domenico Zancone da Fermo, col frate Cherubino Serafino di Ancona e con un religioso eremita, tal Diego Gucciolone di Palermo.
Questo gruppo di "congiurati" consultò almeno due libri proibiti e ritenuti eretici e magici: il testo delle profezie di Gioacchino da Fiore ed appunto la CLAVICOLA DI SALOMONE.
Tali personaggi pensarono di operare una forma di magia: l'incantamento fu fatto secondo l'artificio delle fatture sulle statuette di cera.
Essi predisposero un'immagine di cera di Urbano VIII coperta di abiti pontificali che prima torturarono infiggendovi spilli e quindi fecero liquefare su un braciere dopo una cerimonia religiosa sacrilega sì da far morire il Papa con magia diabolica.
Frattanto però il frate Zancone, preso dal rimorso, si recò dall'Inquisitore confessando ogni cosa a patto d'aver salva la vita.
I restanti tre furono incarcerati e quindi, dopo 56 interrogatori con tortura, una volta indotti a confessare vennero giustiziati nel 1635 a Roma in Castel S.Angelo.
Intanto nel 1631 Urbano VIII aveva promulgato la Bolla Inscrutabilis iudiciorum Dei con cui si augurava di dare direttive efficaci per far cessare le tante invocazioni diaboliche, le stregonerie e le pratiche superstiziose in generale: con questo espediente egli intendeva rafforzare i contenuti della Costituzione Papale di Sisto V del 5 gennaio 1586 (Coeli et Terrae Creator) con cui si impediva agli astrologi di attribuirsi il potere di predire il futuro e d'usare forze misteriose per i loro colpevoli fini.