cultura barocca

Micanzio, Fulgenzio " Relatione del modo di procedere dei Padri Giesuiti " Copia di documento databile tra 1678 e 1705 Genova, Biblioteca Universitaria, in manoscritti E. IV.31
" Indice il cui numero è di 858 di varie scritture di stati e di altre materie raccolte et ordinate per me nel mio studio ove tutte si ritrovano in Roma " Copia di documento databile tra 1678 e 1705 Genova, Biblioteca Universitaria, in manoscritti E. IV.31
" Parere del gran Cosimo [I] de Medici Gran Duca di Toscana sopra la corte di Roma " Copia di documento databile tra 1678 e 1705 Genova, Biblioteca Universitaria, in manoscritti E. IV.31
" Discorso sopra l'imperio del Turco il quale ancorché sia tiranno, et violento, è per essere durabile contra l'opinione di Aristotile, et invincibile per ragioni naturali "(1572) Copia di documento databile tra 1678 e 1705 Genova, Biblioteca Universitaria, in manoscritti E. IV.31
" De statu rerum Hungaricarum a morte regis Ludovici secundi [1526] usque ad presens tempus id est ad finem anni 1529 " Copia di documento databile tra 1678 e 1705 Genova, Biblioteca Universitaria, in manoscritti E. IV.31
Commendone, Giovanni Francesco " Discorso sopra la corte di Roma di monsignor Commendone vescovo di Zante fatto poi cardinale da nostro Re Pio 4. All'illustrissimo signore signor Geronimo Savorgnano " (1564) Copia di documento databile tra 1678 e 1705 Genova, Biblioteca Universitaria, in manoscritti E. IV.31
" Catalogo de' libri nuovi, che si vendono appresso alla Verità all'insegna del gran tiranno venuto da Parigi " Copia di documento databile tra 1678 e 1705 Genova, Biblioteca Universitaria, in manoscritti E. IV.31
Navagero, Bernardo " Relatione di Roma di Bernardo Navagero cardinale alla signoria vinetiana, ritornato ambasciatore sotto il pontificato di Paolo 4. "(1558) Copia di documento databile tra 1678 e 1705 Genova, Biblioteca Universitaria, in manoscritti E. IV.31
" Entrate della Camera Apostolica nei primi due anni del pontificato di Sisto 5 " (1585-1586) Copia di documento databile tra 1678 e 1705 Genova, Biblioteca Universitaria, in manoscritti E. IV.31
" Conclave di papa Gregorio 14. nel quale si racconta distintamente et ordinatamente tutte le attioni che in esso sono occorse nell'anno 1590 " Copia di documento databile tra 1678 e 1705 Genova, Biblioteca Universitaria, in manoscritti E. IV.31
Paluzzi Albertoni, Giacomo " Relatione fatta in Campidoglio in publico Consiglio alli signori conservatori et inclito popolo romano ... nel ritorno del sognor cardinale Farnese [Odoardo] a 10 di giugno 1591 " Copia di documento databile tra 1678 e 1705 Genova, Biblioteca Universitaria, in manoscritti E. IV.31
" Illustrissimis et reverendissimis S.R.E. cardinalibus in conclavi existentibus Pusillus Xhristi Grex Pastore visibili destitutus "(senza data) Copia di documento databile tra 1678 e 1705 Genova, Biblioteca Universitaria, in manoscritti E. IV.31
" Relatione che viene da Vienna che publica l'operationi eroiche, e gloriose del barone Michele d'Aste romano di nascita, nobile genovese et originario d'Albenga " Copia di documento databile tra 1678 e 1705 Fa parte di: Genova, Biblioteca Universitaria, in manoscritti E. IV.31
Solari, Vittorio " Copia d'un capitolo di lettera scritta ... a mosignor d'Aste a Roma [su Michele d'Aste] (Cassovia, 1684, aprile 3) " Copia di documento databile tra 1678 e 1705 Genova, Biblioteca Universitaria, in manoscritti E. IV.31
Louigi XIV " Lettera in forma di manifesto mandata ...al cardinale d'Etre per presentare alla santità di nostro signore Innocenzo 11. (Versailles, 1688, settembre 6) = in italiano [sul conclave che portò all'elezione di questo Pontefice alla Biblioteca Aprosiana di Ventimiglia si conserva copia di questa "Pasquinata" che da questo collegamento trascritta modernamente si può leggere l'intiero testo dal titolo "Riflessioni di Pasquino fatte sopra l'elezione del futuro Pontefice Copia di documento databile tra 1678 e 1705 Genova, Biblioteca Universitaria, Manoscritti, E. IV.31
Buonafede, Giuseppe " Alla santità di nostro signore Innocenzo 10. ... in diffesa de regolari a i quali si procuravano levare i piccoli conventi "(s.d., ma 1652 in quanto da connettere al periodo in cui Angelico Aprosio come Vicario Generale della Congregazione Agostiniana ligure della "Consolazione" sovraintese al contrastato progetto , qui esaminato di soppressione dei piccoli conventi sancito da Innocenzo X) Copia di documento databile tra 1678 e 1705 Genova, Biblioteca Universitaria, Manoscritti, E. IV.31
"Interpretationes seu Somnia Danielis prophetae revelata ab angelo misso a Deo" Copia di documento databile tra 1678 e 1705 Genova, Biblioteca Universitaria, in manoscritti E. IV.31
" Satira contro i partigiani di Spagna e Francia (s. d., ma metà 1600) Copia di documento databile tra 1678 e 1705 Genova, Biblioteca Universitaria, in manoscritti E. IV.31
Trinchieri, Pietro Andrea " Componimenti poetici inviati al padre Domenico Antonio Gandolfo O.F.Er.S.Augustini a Ventimiglia " in latino Copia, Genova, Biblioteca Universitaria, in manoscritti E. V.26




































"Giovanni Mario Crescimbeni (Macerata, 9 ottobre 1663 – Roma, 8 marzo 1728) è stato un poeta e critico letterario italiano, noto per essere stato fra i fondatori dell'Accademia dell'Arcadia (1690) di cui divenne custode generale pubblicanso la qui digitalizzata opera L' Arcadia del canonico Gio. Mario Crescimbeni custode della medesima Arcadia, di nuovo ampliata, e pubblicata d'ordine della Generale Adunanza degli Arcadi, colla giunta del Catalogo de' medesimi (1711).
Dopo la fondazione prese lo pseudonimo di Alfesibeo Cario. Divenne custode generale dopo l'allontanamento di Gian Vincenzo Gravina, l'altro fondatore dell'Accademia. Gravina aveva in mente per l'accademia un progetto di rinnovamento culturale molto ambizioso, ma gli altri Arcadi preferirono la proposta più moderata dello stesso Crescimbeni che mirava a ripristinare il buon gusto letterario contro le degenerazioni barocche del secolo precedente. Crescimbeni presentò come modello letterario Francesco Petrarca e s'impegnò a che l'Accademia diventasse un importante circolo di letterati e uomini colti in tutta Italia. Fu tra i primi a tracciare (mediante anche la raccolta di testimonianze, documenti e fonti autorevoli) un profilo storico della poesia italiana. Tra il 1693 e il 1694 Crescimbeni scrisse l'Elvio, pastorale tragica o «più tosto istoria velata di poesia». Le motivazioni alla base dell'opera sono da ricondursi alla diatriba scaturita tra i membri dell'Arcadia e, in particolare, all'insorgere dei primi scontri tra Gravina e Crescimbeni. Lo sviluppo della vicenda nella tragedia è allegorico: i personaggi che la animano trovano i corrispettivi nell'Accademia. Il protagonista è il pastore Elvio, alter ego dell'autore e personificazione dell'Ingegno. Lucrina, la Poesia, è innamorata del pastore e da lui corrisposta ed è la figlia di Opico Erimanteo, ovvero Gian Vincenzo Gravina. Rivale della Poesia è Mirzia, figlia di Uranio Tegeo (Vincenzo Leonio). L'opera è introdotta da un Prologo pronunciato da Fedeltà, personaggio che racconta di aver perso la propria condizione di divinità a causa dell'invidia dei nemici e costretto a vagare in cerca di un ricovero, che trova presso i pastori. Qui si unisce ad Amore, ma Gelosia giunge a turbare la pace con l'intento di separare Elvio e Lucrina (Ingegno e Poesia). Lo screzio tra i due scaturisce dalla decisione del pastore di difendere la vergine Mirzia dal mostro dell'Ignoranza cui è destinata ad essere sacrificata. Nel 1697 alcuni accademici dell'Arcadia si accordarono per la pubblicazione di un'edizione commentata dei sonetti di Angelo di Costanzo; il progetto venne presto abbandonato, ma Crescimbeni decise di comporre comunque l'opera, che intitolò Bellezza della volgar poesia. Scelse la forma dialogica: il testo è composto da otto dialoghi che, prendendo spunto dai componimenti di Costanzo, esprimono i principi estetici generali alla base dell'Accademia dell'Arcadia.

Giovanni Vincenzo Gravina (Roggiano Gravina, 20 gennaio 1664 – Roma, 6 gennaio 1718) è stato un letterato e giurista italiano, nonché uno dei fondatori dell'Accademia dell'Arcadia.
Discendente da una rispettata famiglia, ricevette la sua formazione dal cugino Gregorio Caloprese, il quale era conosciuto come poeta e filosofo, dopo la quale Gravina fu a Napoli dove studiò diritto canonico a lungo. Nel 1689 si recò a Roma, dove, ispirandosi al programma di rinnovamento poetico avviato da Cristina di Svezia, fu cofondatore e ideologo dell'Accademia dell'Arcadia, fondata nel 1690 con l'intento di riformare la poesia mettendo al bando il Barocco e l'eccesso poetico nel nome di più razionali modelli classici. In questa accademia si svilupparono ben presto due diverse tendenze: quella dello stesso Gravina, basata sui modelli di Dante e Omero e sostenitrice della funzione civile della letteratura, e quella più moderata e disimpegnata di Crescimbeni, che si rifaceva più che a Petrarca al petrarchismo cinquecentesco. Le tensioni tra le due fazioni e le rivalità interne all'assemblea degli Arcadi portarono allo "scisma d'Arcadia" del 1711, in seguito al quale i 'graviniani' fondarono nel 1714 l'Accademia dei Quirini, erede dei principi fondativi dell'estetica graviniana: la verosimiglianza a garanzia della funzione educatrice o civilizzante della letteratura. Tra gli allievi di Gravina, anche il poeta e librettista Pietro Metastasio, al quale fornì un'ottima formazione letteraria. Questi divenne anch'esso un eccellente membro dell'Accademia dell'Arcadia" . [testo elaborato da "Wikipedia, l'enciclopedia libera on line]





















Antonio (o Antonino) Mongitore (Palermo, 4 maggio 1663 – Palermo, 6 giugno 1743) è stato uno scrittore, presbitero e storico italiano, cittadino del Regno di Sicilia. Canonico del capitolo della cattedrale di Palermo, fu anche un prolifico scrittore. La sua produzione letteraria è principalmente orientata ad argomenti riguardanti l'ambito siciliano in genere [vedi = Bibliotheca sicula, sive De scriptoribus siculis, Palermo 1707-1714 (2 Vol.)], ma si dedicò anche all'agiografia con le storie di alcuni santi. Fu consultore e qualificatore del Sant'Uffizio e alla sua morte venne sepolto nella chiesa di San Domenico a Palermo. Il suo nome divenne famoso a Roma in Arcadia e a Lipsia, dove il suo nome venne fatto negli atti degli eruditi del 1702