cultura barocca
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E forse, invece, queste mie postulazioni, inserite in un saggio ormai datato potrebbero, ispirandosi ad una precisa e ben organizzata volontà aprosiana, sottovalutare l'entità di problemi che (a precindere da qualche traccia documentaria lasciata proprio da Aprosio in merito al problema irrinunciabile di una regolamentazione della vita monastica con la consequenziale quanto necessaria soppressione di conventi addirittura fatiscenti o comunque spesso carichi di problemi, economici, spirituali ed anche gestionali e forse non collocata giustamente in un più vasto disegno) paiono invece considerevoli -con altri importanti fattori- in merito all' ampliamento o alle modifiche di qualsiasi convento come si evince da ulteriori indagini e in particolare dalla lettura attenta della voce Ecclesia (e più specificatamente del suo illuminante Articolo III) entro la monumentale Bibliotheca Canonica, Juridica... di L. Ferraris.
Un non semplice e lungo -perché spesso disatteso- processo di riforma della vita conventuale e degli Ordini Regolari, divenuto dirompente dal 1652 (anno di promulgazione della costituzione Instaurandae regularis disciplinae emanata da Innocenzo X in merito alla soppressione di molti piccoli conventi), comporta una rivisitazione profonda all'interno della vita dei conventi di maniera che anche semplici modifiche dell'architettura, soprattutto particolari ampliamenti e migliorie varie ne potrebbero compromettere la già sancita soppressione.
In ragione di ciò la sorveglianza e la condanna di ogni violazione diviene una costante. Il Tragopogono affatto impropriamente, dopo esser stato disilluso da un suo appello al Generale dell'Ordine in definitiva poi limitatosi più a mediare che a condannare le modifiche architettoniche del convento intemelio, nuovamente s'appellò ma in questo caso alla potente
*********Sacra Congregazione dei Vescovi e Regolari*********
di cui si ricavano notizie da un tomo del grande lavoro di Gaetano Moroni noto come Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica.
La riforma del clero regolare da tempo andava proponendosi come irrinunciabile al modo che si può dedurre dal citato Articolo III della voce Ecclesia specie in rapporto all'insorgere di contenziosi continui tra conventi di diversi Ordini, magari in merito al privilegio o meno delle 300 e quindi 140 canne di obbligatoria distanza fra organismi conventuali: la Vita communis (Vita in comune) non era peraltro semplice e spesso veniva segnalata da continui contrasti che degeneravano il liti legali sì che ancora molto dopo i provvedimenti di Innocenzo X ci si trovava nella necessità, tra molte altre cose, di ribadire precise indicazioni in merito alla fondazione e/o all'ampliamento di conventi o addirittura di emanare un ennesimo Decreto in merito alla vita comunitaria. E sempre, onde risolvere annose questioni, ci si appellava alla citata Sacra Congregazione dei Vescovi e Regolari, cosa peraltro comune nella stessa Liguria, alla maniera che si apprende dalla mentovata voce Vita communis (Vita in comune) della Bibliotheca Canonica, Juridica...: a titolo esemplificativo si legga qui procedendo dal paragrafo 15 alla fine.
L'appello del Tragopogono alla Sacra Congregazione dei Vescovi e Regolari, a prescindere dall'ostentazione di sicurezza espressa da Aprosio però in tempi a venire ed- in cui data anche la morte del rivale- la questione era stata cassata, non mancava di contenuti: l'operazione di Aprosio e del Fiorato, di fatto, comportava ampliamento e modifica del cenobio intemelio e sul momento proprio nessuno si poteva sbilanciare a riguardo di una risposta favorevole o meno all'erudito intemelio, specie in un momento tanto delicato, da parte della Sacra Congregazione dei Vescovi e Regolari

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