MONTECASSINO (ABBAZIA)

Montecassino abbazia di, abbazia benedettina, casa madre dell'ordine, fondata nel 529 da san Benedetto sull'altura omonima, già sede di un tempio di Apollo.
Assurta a grande rilievo nell'VIII secolo ospitò personaggi illustri tra cui Carlo Magno ma venne poi devastata dai Saraceni nell'883 sì che restò abbandonata per più di 50 anni.
Ricostruita ed ancora distrutta, venne riedificata in forme monumentali nel 1066-1071 per stimolo dell'abata Desiderio (poi pontefice romano col titolo di Vittore III): divenne quindi un rilevante centro di irradiazione culturale.
e assunse funzioni di governo politico sull'intera provincia.
Divenuta vescovado, nel XIV sec. iniziò un lento declino soprattutto dopo le gravi distruzioni provocate dal terremoto del 1349.
Ricostruita alla fine del Cinquecento e modificata in splendide forme barocche nel Seicento, ornata dai dipinti di famosi artisti come Luca Giordano, tornò ad avere l'antica importanza emergendo tra i maggiori centri culturali europei.
Nel 1943-44, durante la battaglia di Cassino, si trovò al centro delle difese tedesche e nel febbraio del 1944 gli alleati, erroneamente convinti che fosse divenuta un caposaldo militare tedesco, la rasero al suolo con un terribile bombardamen- to.
Ricostruita nel dopoguerra secondo i disegni originari comprende attualmente un chiostro centrale con la loggia detta del Paradiso, la basilica, preceduta da due chiostri minori e con un imponente altare maggiore con i resti di san Benedetto e di santa Scolastica, e la cripta, rimasta intatta.
Importantissimi sono poi l'archivio e la biblioteca.



Da un lato i Benedettini si limitarono ad alimentare dicerie paurose, per esempio di demoni crudeli celati nell'ombra (da qui derivarono molti toponimi del genere "il buco del diavolo" - ad esempio sopra la località "Portu" di Dolceacqua - alludendo ad una grotta con una sorgente, da non frequentare in ossequio alle antiche tradizioni pagane; con simili paure si "debellò" l' arcaica fede in una SORGENTE che sgorga tuttora sotto la cima del TORAGGIO, un monte dai contorni TERRIBILI MA AFFASCINANTI quanto gli INCREDIBILI TRAMONTI, nel cui toponimo romano - IN TURRABULIS - si è intravisto il nome d'una divinità preromana, custode delle vette, il sacro TOREVAIUS : l'alpestre e scomoda sorgente DRAGURIGNA/ DRAGURINA finì quindi coll'essere abbandonata dai suoi fedeli, anche per questo nuovo larvato timore, diffuso dai monaci, di un diabolico DRAGO celato tra acque ed anfratti cui di volta in volta venivano attribuiti caratteri di DEMONE o , per meglio uniformarsi alla visione orrorifica precristiana e concordarla con certi aspetti folklorici della GIOVANNEA APOCALISSE) di DIAVOLO DAI CONNOTATI VAMPIRESCHI ed in altri casi invece assorbendo una lotta improba contro la credenza nelle divinità delle acque il sistema della religiosità cristiana, tramite ad es. il culto dell'acqua benedetta di Maria per le fonti del "Convento" di Dolceacqua od il ciclo dell'Assunta a riguardo della "frequentatissima" base termale di Pigna.
E tutti questi segnali culturali ed etnografici -di per se stessi estremamente importanti- si CARICANO di infiniti messaggi allusivi se non vengono rinchiusi nel loro ristretto sistema geopolitico ma sono piuttosto esaminati su una scala infinitamente più estesa quella che per la VIA DEL NERVIA portava dal mare a Tenda e quindi oltre, attraverso la Padania sin a NOVALESA dove in maniera quasi speculare si enfatizzavano quegli stessi fenomeni religiosi che, sulla costa ligure, caratterizzavano molti siti della Valle nervina (e non solo di questa!).







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