cultura barocca
Informatizzazione a cura di Bartolomeo Ezio Durante

Il MANDORLO (Prunus dulcis (Mill.) D.A.Webb, 1967) è un albero da frutto appartenente alla famiglia delle Rosaceaee al genere dei prunus. La mandorla è invece il seme di questo albero: il mandorlo ha altri nomi scientifici come sinonimi Amygdalus communis L. e Prunus amygdalus Batsch.
Si tratta di un piccolo albero, caducifoglie e latifoglie, alto fino 5-7 m. il mandorlo ha crescita lenta ed è molto longevo, può diventare plurisecolare. presenta la radici a fittone e fusto dapprima diritto e liscio e di colore grigio, successivamente contorto, screpolato e scuro. le foglie, lunghe fino a 12 cm, sono lanceolate e picciolate. i fiori, bianchi o leggermente rosati e con un diametro fino a 5 cm hanno 5 sepali, 5 petali, 40 stami (disposti su tre verticilli) e un pistillo con ovario semi-infero.
I fiori sbocciano all'inizio della primavera; è tra le fioriture più precoci e dove il clima sia mite, anche tra gennaio e febbraio.
Il frutto è una drupa contenente, la mandorla, cioè il seme con guscio legnoso ricoperto da un mallo verde. Le mandorle si raccolgono in settembre-agosto a seconda delle cultivar.
L'albero viene coltivato per il suo seme, la mandorla. Di alcune varietà di mandorlo si utilizzano anche il legno e gli endocarpi che, ridotti in cenere, vengono sfruttati nell'industria dei saponi e delle liscivie. dopo la raccolta la mandorla viene pulita dal mallo che ricopre il guscio legnoso e fatta asciugare al sole, l'essiccazione consente la conservazione anche per lunghi periodi e la commercializzazione.
alcune delle varietà sono autosterili, quindi per avere la fruttificazione occorre impiantare, o avere presenti, almeno due varietà diverse per l'impollinazione. Precisazione: due piante innestate con la stessa varietà sono lo stesso clone e quindi non sono varietà diverse. Alcune varietà sono parzialmente autofertili e con una sola varietà la produzione sarebbe limitata, quindi si avvantaggiano comunque dell'impollinazione incrociata (entro qualche decina di metri tra altre varietà).
A seconda delle caratteristiche della mandorla, si distinguono le seguenti varietà:
amara, i cui semi contengono acido cianidrico;
dulcis, i cui semi sono utilizzati nell'alimentazione, nell'industria dolciaria e per l'estrazione dell'olio di mandorla officinale;
fragilis (o sticciamani), con seme dolce, ma endocarpo non legnoso.
elenco di alcune cultivar più comuni (quelle tardive fioriscono a marzo) :
autofertili a fioritura tardiva: Filippo Ceo, Genco, Tuono, Supernova
autosterili a fioritura tardiva: Ferragnes, Fra Giulio, Falsa Barese
Altre sono: Fascionello, Ferraduel, Jordanolo, Pizzuta d’Avola
Il mandorlo selvatico cresce nel Mediterraneo orientale e nel Levante; i mandorli sono stati coltivati inizialmente proprio in questa regione. Venne introdotto in Sicilia dai Fenici dalla Grecia (i romani lo chiamavano "noce greca"), dopodiché si diffuse in Francia, Spagna e quasi tutti i paesi del Mediterraneo. Il frutto del mandorlo selvatico contiene glucoside amigdalina, che si trasforma nel mortale acido cianidrico in seguito a danni al seme.
Dopo la coltivazione e l'addomesticamento, le mandorle divennero commestibili: senza dubbio venivano arrostite per eliminarne la tossicità.
Invece le mandorle domestiche non sono tossiche; Jared Diamond ritiene che una mutazione genetica ha determinato la scomparsa del glucoside amigdalina; questi esemplari mutanti sono stati coltivati da antichi agricoltori. Secondo alcuni studiosi, le mandorle furono uno dei primi alberi da frutto a essere coltivati grazie "all'abilità dei frutticoltori a selezionare i frutti. Così a dispetto del fatto che questa pianta non si presta alla propagazione tramite pollone o tramite talea, esso doveva essere stato addomesticato perfino prima dell'invenzione dell'innesto".
Il mandorlo è riverito in molte culture e specificatamente i mandorli domestici appaiono nella prima parte dell'Età del bronzo (3000-2000 a.C.) = senza rientrare nel merito dalla diverse denominazioni botaniche è da affermare che la coltivazione del mandorlo è tra le più antiche realizzate dall’uomo, al punto che se sono state rinvenute tracce già nella prima parte dell’Età del Bronzo, dal 3000 al 2000 a.C.: del resto esso risulta menzionato in scritture assiri e babilonesi, mentre, cosa di indubbio interesse, resti di mandorle sono stati scoperti già nella tomba del faraone egiziano Tutankhamon, ad attestare quanto gli Egizi conoscessero e apprezzassero questo frutto che per via dell’elevato valore nutritivo e della capacità di conservarsi nel tempo, avevano verosimilmente deciso di importarlo, probabilmente dall’Oriente = restando nel contesto della Romanità Giovanna Montevecchi (2010) nella mirabile sua opera RITUALITA’ FUNERARIA FRA II SECOLO A.C. E III SECOLO D.C. NELL’AREA ADRIATICA. NECROPOLI IN AMBITO RIMINESE, CESENATE, RAVENNATE E FERRARESE . Tesi di Dottorato disposta on line , Università degli Studi di Ferrara in merito a sepolture romane rinvenute a RIMINI p. 123 trattando "B.1.2 Via Flaminia. Zona ex Tabacchificio 1995-1996 e 1998 p. 182" in merito alle "Schede delle sepolture p. 196 p. 204-205" a proposito della TOMBA 28 scrive "Tomba a bustum con pozzetto." [N. d. R. = Il bustum (dal latino B (Bonus + ustum, ovvero bruciato bene) rappresentava, nell'antica Roma, il luogo, in genere l'interno di una fossa appositamente scavata all'interno delle aree cimiteriali, dove si svolgeva il rituale della cremazione diretta, così chiamata in quanto coincidente col luogo della sepoltura del defunto Si parla invece di cremazione indiretta quando questa si svolgeva in un luogo apposito detto ustrinum, dal quale i resti del defunto dovevano poi essere traslati nella tomba Il cadavere veniva disteso su di una pira (rogus), costituita da una semplice catasta di legna o da un letto funebre, in modo da facilitare la combustione e la conseguente cremazione del corpo; quando le fiamme si erano spente e le ceneri raffreddate, venivano raccolte e deposte in un'urna cineraria insieme a profumi, unguenti e altri oggetti appartenuti al defunto. I parenti lasciavano anche una moneta, il cosiddetto Obolo di Caronte, il pedaggio da pagare per far traghettare l'anima nell'oltretomba. L'urna veniva poi sepolta nel terreno del bustum o collocata nelle nicchie circostanti ricavate nelle mura perimetrali, come in un columbarium. La cerimonia terminava col classico Ilicet, abbreviazione della locuzione latina ire licet , ossia è lecito andare, il saluto comunemente usato al termine delle cerimonie funebri. Le cerimonie funebri potevano essere molto sbrigative per i più poveri, mentre l'esposizione del cadavere poteva protrarsi per giorni se si trattava di un personaggio importante al quale la famiglia dedicava un funerale solenne. Per onorare il defunto si arrivavano anche a sacrificare gli animali che gli erano appartenuti in vita. È in questo contesto che, come elevata forma di onoranza, le famiglie più benestanti iniziarono ad ingaggiare prigionieri o schiavi per addestrarli, farli combattere e morire durante le cerimonie funebri; si diffuse così la figura del gladiatore funebre, che assunse il nome di Bustuarius in quanto i suoi combattimenti si svolgevano intorno al bustum ] Negli scavi archeologici delle tombe un bustum viene riconosciuto con relativa semplicità, dato che le pareti della fossa sono annerite o anche in parte ricoperte di mattoni] "La sepoltura in fossa di forma ovoidale era dotata di un sistema libatorio/o un segnacolo ottenuto utilizzando un’anfora a fondo piatto (di ‘tipo Romagnolo’), priva del fondo e posta capovolta; nel suo riempimento vi erano alcuni frammenti di terra sigillata italica che forse erano stati utilizzati durante il rituale funerario. All’interno della fossa l’anfora era posta in adiacenza a due coppi disposti di seguito uno all’altro con andamento Est-Ovest, a copertura delle ceneri. Sopra e anche sotto i coppi vi erano numerosi semi: ghiande, noci, mandorle carbonizzate che probabilmente facevano parte della cena effettuata in onore del defunto" [N. d. R. = le onoranze funebre degli antichi compreso il banchetto funebre furono un argomento fortemente riscoperto dal collezionismo seicentesco di cui il Ventimigliese Aprosio fu convinto assertore assimilando varie notizie da specialisti del settore come qui si legge]"; nel riempimento erano stati deposti anche alcuni vasetti a pareti sottili: un’olletta a pareti rosate, un paio di coppe in terra sigillata italica databile al I secolo d.C. e una lucerna a disco decorato da un motivo a “rosone" intorno al foro centrale. Al centro della fossa vi era un approfondimento quasi circolare, un pozzetto, con concentrazione di ossa sotto cui si trovavano i carboni e due chiodini. In base al corredo la sepoltura può essere datata al I secolo d.C.".
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Il mandorlo è peraltro citato molte volte nella Bibbia: tra l'altro il mandorlo è presente in Siria e Israele. Il nome Ebreo, "agitato", "scosso" , significa laborioso o vigilante, dato che il mandorlo è uno dei primi alberi a fiorire in Israele, di solito all'inizio di Febbraio, in coincidenza con il "Tu BiShvat" , una festività ebraica anche chiamata Capodanno degli alberi.
Fin dall'antichità, il
mandorlo è stato un simbolo di promessa per la sua precoce fioritura che simboleggia l'improvvisa e rapida redenzione di Dio per il Suo popolo dopo un periodo in cui sembrava lo avesse abbandonato; si veda ad esempio Geremia 1,11-12. Nella "Bibbia" il mandorlo è citato dieci volte, a cominciare da Genesi 43,11, dove le mandorle sono menzionate come uno dei "prodotti più scelti del paese".
L'olio di mandorle dolci fu da tempi remoti usato in erboristeria e medicina: per via orale ha un potere lubrificante ed emolliente utile in caso di stipsi, è antinfiammatorio e antisettico utile per combattere infiammazioni intestinali, renali, genito-urinarie e polmonari ed in grado di abbassare il livello di colesterolo.
Per uso esterno è: - idratante e nutriente per pelle unghie e capelli, da usare prima o dopo la doccia.
- elasticizzante: per ridurre e prevenire la formazione di smagliature.
- lenitivo: agisce da antiinfiammatorio sulle infiammazioni cutanee di diversa natura.
- struccante: qualche goccia su un dischetto o su un batuffolo di ovatta rimuove efficacemente ogni residuo di trucco.
- esfoliante: infatti in aggiunta al sale grosso, polvere di caffè o zucchero può essere usato come scrub.
- è un ottimo olio per massaggi.
- In tutti i casi, per uso esterno, l'olio può essere usato puro o miscelato ad oli essenziali.
In campo alimentare le mandorle sono molto usate al naturale, tostate, ridotte in pasta o affettate a scaglie, per fare degli ottimi dolci, biscotti, per guarnire torte, per fare la pasta di mandorle, il marzapane, il latte di mandorle e tanto altro.
L’olio di
mandorle dolci è in assoluto l’olio vegetale più usato in cosmesi naturale, soprattutto per le sue proprietà emollienti e nutritive. Ottimo sulla pelle come sui capelli, gli antichi Egizi lo usavano per le ricette di bellezza riservate ai nobili, mescolato a miele, cannella e vino aromatico per massaggi terapeutici. Si narra che la regina Cleopatra ne facesse un uso quotidiano, proprio per mantenere la sua pelle sempre liscia e vellutata. Pianta originaria dell’Asia centro-occidentale, fino alla Cina, il mandorlo dolce è stato portato nei Paesi del Mediterraneo dai Fenici, prima in Grecia e poi in Sicilia, fino in Spagna. Gli antichi Romani lo chiamavano “noce greca”. L’olio di mandorle dolci si ottiene attraverso la spremitura a freddo del seme oleoso (mandorla) contenuto nel frutto carnoso (drupa) del Prunus dulcis. Un albero appartenente alla famiglia delle Rosaceae, con fiori color bianco-rosato, simbolo di purezza, che sono i primi a sbocciare all’inizio della primavera. Da non confondere con il Prunus amygdalus che, invece, produce le mandorle amare, anch’esse utilizzate per ricavare un olio vegetale che però risulta tossico, addirittura letale, se ingerito sopra una certa quantità (5-7 ml), poiché schiacciando la mandorla si libera acido cianidrico. Dalle mandorle amare si ricava l’olio essenziale. L’olio di mandorle dolci, invece, è innocuo e anche commestibile."
[DATA LA PECULIARITA' DELLA TRATTAZIONE DEL MANDORLO, PRIMA DI CONTINUARE NELLA DISANIMA, E' DOVEROSO DA UNA FONTE DI PRIMARIA VALENZA COME IL GRANDE DIZIONARIO ENCICLOPEDICO DELLA UTET, VOLUME XII, pp.844-845 DARE QUESTE ULTERIORI INFORMAZIONI = "...Il frutto è una drupa che a maturità, lascia fuoriuscire dal pericarpo (mallo) disseccato, di consistenza cuoiosa, l'endocarpo, ossia la mandorla in guscio. Quest'ultimo è grosso, ellittico appiattito, di colore chiaro, piuttosto liscio, bucherellato, di spessore variabile nelle diverse varietà. La sottigliezza del guscio costituisce ovviamente un pregio, conferendo una maggiore facilità di rottura e una migliore resa in prodotto sgusciato. Il seme, ellittico molto appiattito, è ricoperto da una pellicolaburna. Può essere dolce o amaromandorlo dolce viene consumato direttamente o utilizzato per dolceria (mandorle tostate, e salate, pasta di mandorle decorazioni per dolci ecc.. Dalle mandorle amare si estare un olio essenziale utilizzato soprattutto in pasticceria e liquoreria come aromatizzante e per preparazioni farmaceutiche. L'estrazione deve essere condotta con con particolare cautele per la presenza nell'essenza del glucoside di amigdalina, dal quale si può formare per idrolisi il pericoloso acido cianidrico..."].
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